domenica 19 dicembre 2010

DOMENICO GHIRLANDAIO NATIVITA'



La Natività pienamente rinascimentale fu dipinta da Domenico Ghirlandaio in Santa Trinita a Firenze.
La pala, elogiata dal Vasari come capolavoro supremo del pittore e tale da "far meravigliare ogni persona intelligente", occupa il posto d'onore nella cappella affrescata dallo stesso artista con storie di san Francesco.
Siamo nel 1485. Due anni prima era arrivato a Firenze, portatovi dal banchiere Tommaso Portinari, il trittico di Hugo Van der Goes oggi agli Uffizi. Il naturalismo fiammingo che in quell'opera si esprime al livello più alto, suggestionò profondamente l'ambiente artistico fiorentino.


Il primo a esserne colpito fu il Ghirlandaio, che in questo dipinto mostra di aver tratto notevole profitto dallo studio del suo collega del Nord Europa. E infatti il fiore di iris nella destra è una citazione diretta del Trittico Portinari. Allo stesso modo si ispirano alla "pittura della realtà" di Hugo Van der Goes, le fisionomie minuziosamente vere dei pastori, l'ombra del cardellino sulla pietra, la natura morta di umili oggetti sulla sinistra, il gioco sottile dell'ombra e della luce sul vello degli animali, sulla pelle e sulle vesti degli astanti. Ciononostante il Ghirlandaio resta un grande pittore italiano, anzi fiorentino, nel dominio della prospettiva, nel controllo dello spazio misurabile.

La sua Natività è ambientata in un nitido paesaggio di colline toscane. La valle che si vede sullo sfondo è quella dell'Arno, fitta di città e di torri, cesellata come un prezioso gioiello. Il classicismo rinascimentale si esprime nella scelta dell'ambiente. L'evangelica povertà del presepio si colloca in uno scenario di ruderi romani, fra sarcofagi sontuosamente iscritti e scolpiti, colonne scanalate, capitelli corinzi e archi trionfali attraversati dalla cavalcata dei Magi. Tale iperbolica scenografia antico romana non vuole essere soltanto un generico omaggio al mondo classico. Essa ha un preciso significato simbolico. I ruderi archeologici sono emblema del mondo antico che la nascita di Cristo rinnova.

Ghirlandaio, certo consigliato da teologi e umanisti, sviluppa il concetto e lo mette in figura con straordinaria efficacia. Perché il sarcofago romano che funge da culla per il piccolo Gesù porta iscritta la profezia dell'augure Fulvio vissuto al tempo di Pompeo e morto a Gerusalemme.

Dalla sua tomba sarebbe nato un dio; così aveva profetizzato il sacerdote pagano. In tale prefigurazione, il riferimento a Cristo vittorioso del mondo antico è evidente. Con la nascita del Salvatore si conclude il tempo dell'Attesa. L'evento annunciato a Cesare Augusto dalla Sibilla Tiburtina, secondo la celebre egloga iv di Virgilio, si è finalmente realizzato. Nella grotta di Betlemme il mondo gira sul suo asse. Con la nascita di Cristo si è aperta una nuova epoca nella storia degli uomini. Questo è il messaggio che, dopo cinque secoli, ci arriva dalla Natività del Ghirlandaio. (Antonio Paolucci da L'Osservatore Romano)

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