venerdì 8 luglio 2011

COME DON GIUS



A margine del consiglio nazionale del Pdl che ha "incoronato" Alfano segretario politico, Berlusconi avrebbe confidato -secondo quanto riportato dal Corriere della Sera- di voler essere ricordato come don Giussani.

Ovvero, ha spiegato, come uno che ha iniziato una cosa bella che poi prosegue dopo di lui. Il paragone ha fatto sussultare tanti.

Ed è qualcosa tra il grottesco e il commovente. L'ormai vecchio leader acciaccato da battaglie e da vizi, da stanchezze e entusiasmi, dalla logorante lotta per il potere, vorrebbe infine essere ricordato (e amato, questo è il punto) come un prete che ha fondato un movimento ecclesiale di giovani.

Uno strano desiderio, probabilmente uno dei più puri in questo leader che si commuove nel parlare di Alfano come di un figlio, superando, violando, distorcendo e però al tempo stesso immettendo vita in quel che sarebbe solo un rito di potere politico.

Un desiderio che suona grottesco sulle labbra di un uomo che ha passato una vita per certi aspetti agli antipodi della umiltà seminascosta di don Giussani. E che pur rivela qualcosa di resistente, qualcosa che solo un cinismo senza fine potrebbe liquidare come stupidità o calcolo o abbaglio.

E' che c'è nel cuore di tutti -anche di chi non t'aspetti- un desiderio quasi soave di eterno, di bene, di positività che soggiace e sopravvive a qualsiasi rugoso vissuto, a ogni deprecabile compromesso, a ogni possibile miseria. Che sia risuonato quel nome così caro, dolcissimo nella nostra memoria e nei nostri occhi, in bocca all'uomo più discusso e discutibile, all'uomo più potente e forse solo, è come aver rivisto quel suo carisma, quella sua libertà suprema di santo e di appassionato amico, sorprenderci ancora, chiamarci ancora.

dr
da ROBOT@CLANDESTINOZOOM.IT

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