mercoledì 3 agosto 2011

MULTICULTURALITA' E MULTICULTURALISMO


DI MAGDI' CRISTIANO ALLAM

Sembra proprio che in Italia siamo prossimi all’introduzione del reato di offesa al multiculturalismo.

Prima che qualche magistrato ideologicamente orientato (purtroppo in Italia non mancano) arrivi a condannare me o altri intellettuali per apologia di razzismo o addirittura di terrorismo, facendo leva su un reato che si accrediterebbe per la prima volta, di offesa al multiculturalismo o all’islam, ritengo sia opportuno chiarire la differenza sostanziale tra la dimensione dell’ideologia o della religione da quella delle persone, nel caso specifico tra multiculturalimo e multiculturalità, nonché tra islam e musulmani.
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A questo punto dobbiamo chiarire la distinzione fondamentale tra il multiculturalismo e la multiculturalità.

La multiculturalità è la fotografia della realtà inoppugnabile che ci fa toccare con mano il fatto che ormai in qualsiasi angolo della Terra convivono persone provenienti da Paesi diversi, con fedi, culture e lingue diverse. Personalmente considero di per sé la multiculturalità come una realtà positiva, una risorsa che può tradursi in arricchimento e crescita per l’insieme della società e, su scala più ampia, per l’insieme dell’umanità. La multiculturalità è l’estensione, nel nostro mondo globalizzato, della realtà dell’emigrazione che è connaturata alla vita stessa, avendo da sempre l’uomo ricercato altrove migliori condizioni di sussistenza.

Il multiculturalismo invece è tutt’altro dalla multiculturalità. Mentre la multiculturalità è un dato che concerne gli "altri", il multiculturalismo è un dato che concerne il "noi".

Il multiculturalismo è un’ideologia che immagina di poter governare la pluralità etnica, confessionale, culturale, giuridica e linguistica senza un comune collante valoriale e identitario, limitandosi sostanzialmente a elargire a piene mani diritti e libertà a tutti indistintamente senza richiedere in cambio l’ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole.
Il multiculturalismo laddove viene praticato, principalmente in Gran Bretagna, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Germania, ha finito per disgregare anche fisicamente la società al suo interno con la presenza di quartieri-ghetto abitati quasi esclusivamente dagli immigrati, ha accreditato l’immagine di nazioni alla stregua di "terre di nessuno" alimentando l’appetito di chi ci guarda come se fossimo "terre di conquista".
Ora spero proprio che sia chiaro il mio pensiero: se io, legittimamente, confortato anche dalla posizione espressa da capi di Stato e di governo europei in carica, denuncio il multiculturalismo, ciò non significa in alcun modo né che io sia contrario alla multiculturalità intesa come convivenza con persone di etnie, fedi, culture e lingue diverse e, meno che mai, che io nutra un pregiudizio razziale o religioso nei confronti delle persone.
Come potrei mai proprio io, che sono di origine egiziana e che sono stato musulmano per 56 anni, avere sentimenti ostili nei confronti dei miei ex-connazionali e dei miei ex-correligionari?
Tuttavia, al pari di Gesù e di Gandhi, che dissero di amare il peccatore, ma di odiare il peccato, io rivendico il diritto di poter affermare pubblicamente e legittimamente sia il mio amore per gli immigrati e per i musulmani come persone sia la mia condanna del multiculturalismo come ideologia e dell’islam come religione. È ancora lecito in Italia e in Europa affermare la verità in libertà? Possiamo ancora attenerci all’esortazione evangelica: "Sia il vostro parlare sì sì, no no"?

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