venerdì 11 novembre 2011

LA POLITICA PERDE IL PRIMATO?

I CONTI SENZA L`OSTE DEL GOVERNO MONTI.


 La giornata politica di ieri si è aperta con un ineffabile titolo del sito web di Repubblica.
Per Berlusconi il governo Monti è "ineluttabile". Fine della partita. Tutti a casa.

Nel nostro sito (www.ilfoglio.it), via audio, abbiamo subito impartito una piccola lezioncina di analisi politica del berlusconismo: stanze affollate, pareti fumiganti, tutto è sempre possibile, opzioni aperte, ascoltare tutti. Di qui l`impressione che la diga del giudizio elettorale, normale procedura con cui in una democrazia si cambia governo, fosse crollata per volontà del re deposto, che non aveva animo di sfidare la voglia di riciclaggio e rinverginamento che attraversa parte della sua armata presidenziale. Impressione falsa, dicevamo. Berlusconi, concludevamo, è sinceramente in dubbio su quale sia l`interesse del paese, e vuole chiudere in amicizia con la sua avventura di diciassette anni e con i suoi significati profondi: a un certo punto si farà luce nel suo animo la verità, e cioè che l`interesse del paese è un governo scelto dagli italiani, non a termine e allo sbando in un Parlamento diviso, dotato di pieni poteri e di una maggioranza politica.

Per non dire della sua storia, che se finisce nelle urne, magari con un nuovo inizio, è una grande storia, sennò sfiorisce. Alle quattro e mezza la nostra piccola analisi è stata confermata dalla dichiarazione ufficiale di Angelino Alfano, segretario del Pdl, al termine del vertice di Palazzo Grazio- li. "Siamo per il voto, rispettiamo le prerogative del capo dello stato, la decisione finale la prenderemo a suo tempo". Ineluttabile Monti? No, grazie. Sia chiaro. Monti è una persona seria e responsabile. Se potesse fare il commissario a Camere sciolte, per un paio d`anni, come si fa a Bruxelles, qualche cosa buona la realizzerebbe.

Ma i paesi democratici si governano altrimenti. La dittatura commissaria è un`extrema ratio, che nemmeno gli spagnoli e i greci hanno preso in considerazione (lì si vota). La nostra opposizione non è una questione personale ma politica.


E veniamo a Paul Krugman, che spiega meglio di ogni altra cosa il nucleo della nostra obiezione politica. Ha scritto che la vulnerabilità dell`Italia dipende dal modo in cui è entrata nell`euro, e dal modo in cui il governo dell`euro è strutturato. E` fatto acclarato, scriveva ieri Krugman, economista premio Nobel di marca liberal, che i paesi in via di sviluppo pagano caro il fatto di doversi indebitare nella moneta straniera disponibile (dollari, prevalentemente). Ora, aggiunge Krugman, questo è il peccato originale che rende critica la situazione dell`Italia.

Entrando in questo sistema dell`euro, l`Italia "ha ceduto il suo status di paese avanzato (advanced country) che si indebita nella propria moneta, e ha assunto quello di paese che si indebita in moneta straniera (quella dell`Europa in teoria, in pratica quella tede- sca)". Letterale, controllate la citazione. E` così, dice questo guru veritativo, che l`Italia ha morsicato la mela, per questo è debole.

Chiaro? Tutti gli ignorantoni e i cacadubbi che soffiano all`orecchio di Berlusconi, per spingerlo nel vicolo cieco di Monti, la coglionata che abbiamo lasciato diffondere quest`estate, cioè l`idea di un`Italia che deve autopunirsi improvvisamente per un debito storico sostenibile e puntualmente pagato, che si può ridurre solo con un progetto di crescita e arginare nei suoi effetti solo facendo della Bce una banca centrale seria e non un`agenzia antinflazione per la gioia dei tedeschi, tutti costoro dovrebbero leggersi Krugman, e mettersi a tacere. La dimensione della crisi riguarda i fondamentali dell`Europa, e le regole probancarie che difendono i possessori di titoli greci e di titoli tossici a scapito di un grande paese chiamato a pagare per tutti con i suoi risparmi e il patrimonio,dei suoi cittadini. Non sono cose che si possono affrontare in un regime commissariale.

Sono cose che devono essere messe a conoscenza di un popolo elettore, discusse con ragionevolezza e risolte con il metodo del consenso politico. L`Italia è fragile perché non cresce e deve fare riforme serie, ma è oggetto di una speculazione, il famoso spread che ora attacca anche la Francia, indotta da regole e usanze che coincidono con l`Europa di Supermario. Per quanto la persona sia attendibile e autorevole, la cura è altrove.

Da "IL FOGLIO" di venerdì 11 novembre 2011

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