venerdì 4 maggio 2012

DI ERRORI E ALTRI FATTI DELLA VITA


di Berlicche, DAL BLOG berlicche.wordpress.com


Se cercate su questo blog un segno di appartenenza ciellina del sottoscritto lo troverete con parecchia fatica. Certo, un paio di link possono essere rivelatori, ma vi sfido a trovare qualcosa di più conclamato. Di post, forse una decina su millesettecento.

Eppure molti commentatori danno per scontato che io ciellino sia. Anzi, lo sanno per certo. Da cosa giunge loro questa convinzione? Probabilmente dal metodo, dal modo in cui mi pongo. Provate, o lettori, a dire la vostra.
Sì, sono ciellino, Da quasi trent’anni, ormai. E sapete perché sul mio blog raramente cito CL? Per due motivi.
Primo, perché non voglio che i pregiudizi verso CL impediscano a chi capita di leggermi.
Secondo, perché non voglio che i giudizi su di me influenzino il giudizio su CL.

La responsabilità di quello che scrivo è mia. Se scrivo cazzate, non è colpa di CL: è mia. Se sono irritante, iroso, se manco di carità o di ragionevolezza sono io quello da riprendere. La libertà è data a me come a voi, e io come voi la uso. A volte male.

Io non ho problemi a dire che sono di CL, fintanto che non pretendete di identificare CL con me, nel bene e nel male. Con me, o Formigoni, o qualcuno dei mille altri ciellini che conosco. Ne conosco, quasi sicuramente, molti più di voi. E so che in mezzo ad essi ci sono arroganti, oziosi, squilibrati, vanesi, egoisti e così andando fino a riempire ogni categoria di difetti umana. Proprio come in una famiglia ci sono fratelli di tutti i tipi. Ci possono essere anche falsi e traditori. Lo stesso Cristo non è famoso per la qualità di tutti i suoi apostoli.

Però è tutta gente in cammino. Che mira ad essere migliore. Che è in Cl perché “ci sono parole che spiegano la vita”. Il che è un poco di più di quanto possano dire tutti gli altri.
Fossimo perfetti, non avremmo bisogno di CL.

Alcuni commentatori hanno etichettato la lettera di Carron a Repubblica come una sorta di “scelta religiosa” del movimento, simile alla scelta disgraziata che fece nel sessantotto e dintorni l’Azione Cattolica. Niente di più lontano dal vero. Leggetela bene.
Non dice di andare a nascondere il proprio volto in sagrestia. Proprio il contrario: dice di testimoniare fino in fondo la Grazia che ci è stata data e che noi, fragili, non siamo riusciti a mostrare appieno. Fino in fondo, e quindi anche al lavoro, in famiglia, nel sociale, in economia, in politica.

Io sono un tipo combattivo, e mai vorrei chiedere scusa. Alle volte dovrei proprio. Io ho bisogno di purificazione, e di questo (come di poco altro) sono assolutamente certo.

La coscienza dei miei errori, però, non mi trattiene un minuto dal continuare a battermi, o dallo stare diritto quando mi accusano falsamente.

Mi ricordo bene trent’anni fa, sul giornale che mio padre leggeva ogni giorno c’erano non meno di due, tre articoli feroci contro CL, in ogni ambito, colmi di menzogna. Ogni giorno.
E quindi non lamentiamoci, amici e fratelli. Un po’ di persecuzione (un po più di persecuzione) ci farà bene. Cadranno rami morti. Mi dispiace per loro. Magari ci faranno anche male, magari si distruggerà quello che abbiamo costruito in tanti anni, tutto o in parte.

Anche questo ci farà bene, alla fine, perché ci ricorderà che non siamo noi che costruiamo. Se il Signore non costruisce la città, invano mettiamo pietra su pietra.

Qui, come allora, non siamo in presenza di gente che gioca pulito. Questo non è (non è mai stato) il momento dell’orgoglio, perché ci colpiscono e ci colpiranno con menzogne a cui possiamo solo opporre la verità. Ma se opponiamo la verità dobbiamo anche togliere da noi ogni menzogna, ogni faciloneria, altarino, rabbia. Perché se no sarà per quello che cadremo.

La nostra faccia però deve indicare altro. Se la nostra faccia non indica il Risorto, ed è solo la nostra faccia, allora vale quello che vale. La mia è piuttosto brutta.

Forse sto cominciando solo ora a capire quello che ci è indicato. Dobbiamo prendere, o riprendere, coscienza di chi siamo, e poi potremo rivoltare il mondo, e poi saremo inattaccabili, anche dovessero scrivere di noi ogni monezza, buttarci in prigione o altro. Anzi, tantopiù saremo di Cristo tantopiù ci arriveranno botte.

Possono ammazzarci, ma non possono farci fuori. Non possono fare fuori ciò che testimoniamo. Però solo se sappiamo chi siamo.

(nota personale: ho incontrato don Giussani nel 1964, e da allora, come dice Eliott,
"Spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai
seguendo un’altra via")

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