martedì 13 novembre 2012

I TERREMOTATI E IL NATALE


Appello del Card. Caffarra

Mi sia consentito di esprimere una mia grave preoccupazione, e fare udire come un vero grido di dolore.

Come sapete, il recente sisma ha colpito numerose chiese: alcune sono veri capolavori; altre, umili chiese ma amate e curate. Abbiamo pertanto numerose comunità che non possono usare i loro edifici di culto, vuoi perché distrutti vuoi perché non sicuri.

I luoghi allestiti sotto l’urgenza, a causa dell’approssimarsi dell’inclemenza della stagione, a breve non saranno più o saranno difficilmente agibili. Risultato: comunità private dei loro luoghi sacri o a rischio di esserlo a breve termine. La prossimità delle feste natalizie rende ancora più dolorosa la situazione.

Che cosa sta accadendo? Non ci vengono concessi i nulla-osta per la preparazione di dignitosi pre-fabbricati, ovviamente a nostre spese. Di conseguenza non siamo nel rischio che numerose comunità di fedeli a breve termine si potrebbero trovare senza i luoghi di culto, ma nella certezza del verificarsi di una tale ingiusta situazione. Privati dell’esercizio di un diritto fondamentale: poter disporre di propri edifici di culto.

Aspettare che siano agibili le chiese distrutte o lesionate, significa aspettare mesi o perfino anni: ed intanto? Dove celebrare funerali eventuali, matrimoni, battesimi; e soprattutto l’Eucaristia festiva?

Ho ancora troppa stima delle nostre autorità competenti per pensare che non si rendano conto della gravità, dell’urgenza e della responsabilità che si assumono anche davanti a Colui che, giudice di tutti, vede che i suoi fedeli non possono celebrarLo in luoghi dignitosi.

Non ho alcun potere, se non quello di farmi voce dolente di tante comunità che potrebbero sentire aggiungersi amarezza ad amarezza.

+ Card. Carlo Caffarra
10 novembre 2012

L'arcivescovo di Bologna ha inaspettatamente lanciato un appello che suona anche come giudizio non propriamente leggero per le amministrazioni emiliane. Per Natale molta gente delle zone terremotate in Emilia rischia di non poterlo celebrare nemmeno in qualche decente prefabbricato, perché la burocrazia pubblica - Regione, Comuni e Soprintendenza - non dà permessi, nonostante mesi di solleciti. Nota bene: paga tutto la Chiesa. Un assessore regionale s'è affrettato a dire che non è vero, che si sta lavorando per permetterlo, ecc. ecc. La verità, non detta e che ci verrebbe smentita, è però un'altra: nell'agenda politica post sisma (inevitabilmente sempre anche un po’ propagandistica, inutile scandalizzarsene) le Chiese eran scivolate molto in basso. Il potere locale ha messo prima scuole (giusto), case e poi, ritardando un po’, le imprese. Sembrerebbe molto corretto, in un mondo laico e progressista. Il problema vero è che se non c’è speranza, non c’è benzina e risorse per ripartire e ricostruire, qualunque pacco di finanziamenti si riesca a rimediare. Ed anche la ricca Emilia ha dannatamente bisogno di speranza, perché scarseggia. Bene ha fatto Caffarra. Non si tratta di ritualismo da assicurare. In quella notte riaccade l'annuncio della più impensabile avventura della storia umana. Che ci crediate o no (leggere Sartre, il suo racconto di Natale scritto nel lager, per farsene una idea).
(nota da "clanDESTINO ZOOM)
 

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