giovedì 21 agosto 2014

CACCIARI: “LE PAROLE DEL PAPA SU GUERRA E PACE? UNA SVOLTA RADICALE PER LA CHIESA CATTOLICA”

Il filosofo: "Per la prima volta un vescovo di Roma abbandona l'idea cattolica di 'guerra giusta'. Quella di Wojtyla era ancora un'idea tradizionale: ma lui era l'ultimo grande pontefice medioevale"

Massimo Cacciari "Per la prima volta un pontefice abbandona l'idea cattolica di "guerra giusta": e questa è una novità epocale". Il filosofo non ha dubbi: Jorge Mario Bergoglio, parlando con i giornalisti nel viaggio di ritorno dalla Corea, si è espresso in termini assolutamente laici, nel momento in cui ha evocato un possibile intervento in Iraq deciso dalle Nazioni Unite. Ragiona, cioè, in termini realistici e non "assoluti".

"Il che - afferma Cacciari - dimostra che vi sono trasformazioni colossali in atto nel mondo della Chiesa cattolica". Che ormai confluisce sulle posizioni del diritto positivo proprie dei laici: "In sostanza Francesco dice che non possiamo rimanere impotenti di fronte a queste stragi quotidiane. Ma lo fa con termini non dissimili da quelli che usava Bobbio. Ed è anche il grande realismo di un papa gesuita che percepisce il tramonto dell'Occidente".

"SI TRATTA di una svolta radicale nella teologia politica della Chiesa. Per la prima volta Francesco abbandona l'idea cattolica di "guerra giusta"". Massimo Cacciari interpreta come "una novità epocale" le parole del pontefice sulla tragedia irachena.

Il Papa ha sostenuto che è lecito fermare la violenza dei seguaci del califfato islamico. Fermare, non fare la guerra. E i modi in cui fermarla devono essere decisi dalle Nazioni Unite. Si appella in sostanza a un organismo internazionale.
"Ma questo è un bel problema. Un Papa che si mette a ragionare in termini realistici, e sulla base di diritti positivi, una questione teologica la pone. La mia non è una critica. Solo una constatazione delle colossali trasformazioni dentro la Chiesa".

A cosa di riferisce?
"Con quelle parole papa Francesco ha abbandonato completamente l'idea cattolica di "guerra giusta". Quando io stabilisco che la guerra deve essere fondata sul diritto internazionale, il cui organo effettivo è rappresentato dalle Nazioni Unite, non ha più senso parlare di "guerra giusta". La categoria di giusto non ha a che fare con il diritto positivo".

Sta dicendo che il giusto ha a che fare con valori assoluti?
"Ma certo. La dignità teorica e teologica della "guerra giusta" è fondata su valori assoluti e irrelativi, che non vengono decisi dalle Nazioni Unite".

Lei si riferisce al principio di bellum iustum di Sant'Agostino, che traeva la legittimità della guerra non dal diritto ma dalla volontà di Dio?
"Sì, lei lo dice in termini più radicali, ma è così. Per parlare di "guerra giusta" devo riconoscere in Dio la volontà di quel conflitto, non affidarmi al diritto internazionale, che nasce dall'accordo tra diritti positivi nazionali".

Papa Francesco non parla mai di "guerra giusta", anzi respinge la parola "guerra". Ed esclude i bombardamenti. Ma la sua posizione teorica non sembra distante dalla nozione di "guerra giusta" elaborata da Norberto Bobbio, che era fondata su basi giuridiche: l'intervento militare può essere un mezzo per difendere il diritto dei popoli aggrediti.
"Sì, c'è analogia. Bobbio esprimeva un principio laico per il quale è necessario l'intervento militare per salvaguardare i diritti umani. Ma se è corretto quello che abbiamo detto finora - ossia che Francesco considera legittimo un intervento nella misura in cui viene deciso dall'Onu - siamo in presenza di una laicizzazione dell'idea cattolica di "guerra giusta". Non vedo differenze neppure con la posizione sostenuta da tutti i governi europei durante le guerre del Golfo. Si tratta di una banalizzazione laicista della "guerra giusta"".

Ma perché "banalizzazione"? Un Papa non può invocare una guerra, allora cerca di dare la sveglia ai governi.
"Ma io parlo dal punto di vista della teologia politica: la posizione di Francesco è fragilissima. La sua è una posizione che potrebbe sostenere un Renzi o una Merkel. Se mi permette, io dal Papa mi aspetto qualcosa di più, ossia che mi dica che bisogna intervenire sulla base di valori considerati assoluti. Un grande papa medioevale, se ci fosse un eccidio di cristiani come quello in atto, tenderebbe alla crociata. Per fortuna l'attuale papa non lo è. Francesco ragiona in termini realistici. Però pone alla Chiesa un problema teologico".

Anche Wojtyla aveva sostenuto negli anni Novanta la necessità dell'intervento militare come extrema ratio. E davanti all'assedio di Sarajevo usò la stessa formula di Francesco: fermiamo gli aggressori ingiusti.
"Ma la sua era ancora un'idea tradizionale di "guerra giusta". Wojtyla è stato l'ultimo grande papa medioevale, che ha chiuso un secolo straordinario. La sua storia appartiene alle tragedie del Novecento. È stato il papa che ha sfidato l'impero comunista. Francesco è il papa gesuita che percepisce con grande realismo il tramonto dell'Occidente. E teme che il conflitto iracheno possa rendere difficile l'evangelizzazione soprattutto in quelle zone".

Nel Novecento il rapporto tra Chiesa cattolica e guerra è stato controverso. Benedetto XV stigmatizzò la Grande Guerra come "inutile strage", ma i cappellani militari in trincea usavano le immaginette per promuovere il conflitto.
"Certo. Ma questa è la storia, che ripropone le contraddizioni della Chiesa. Oggi noi assistiamo a un grande passaggio culturale: per quanto concerne le questioni della pace e della guerra, la Chiesa cattolica confluisce sulle posizioni del diritto positivo che sono proprie dei laici. E non è un caso che a compiere questo passaggio sia un papa gesuita: è la posizione di chi vuole contare - secondo la tradizione di quell'ordine - sul piano politico dell'immanenza ".

È significativa anche l'enfasi che ha posto sulla "terza guerra mondiale".
"La guerra mondiale è un conflitto tra grandi potenze, qui che c'entra? Però il pontefice ha voluto avvertirci: guardate che le guerre stanno dilagando, non possiamo assistere impotenti alle stragi quotidiane. Manca il katéchon , la forza per tenere a freno stermini e genocidi. Il Papa si richiama a questa forza".

Da Repubblica, intervista di Simonetta Fiori

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