mercoledì 28 gennaio 2015

GIORNALISMO COPIA-E-INCOLLA



Ho partecipato all’incontro organizzato da varie realtà ecclesiali di Cesena sul tema «Omofobia ed eterofobia», in cui l’Avvocato Amato, presidente dei Giuristi per la vita, ha svolto una seria e documentata relazione. Hanno partecipato più di 350 uditori, di tutte le età, e con un interesse notevole, anche per la ricchezza di documentazione e di testimonianze fornita.

Entrando, uno sparuto gruppo di giovani manifestava, senza schiamazzo, il loro dissenso, con bandiere dell’Arcigay. Uscendo una ragazza, vedendomi come sacerdote, ha fatto la sua battuta sui preti che «danno le ostie» ai giovani. 

Due osservazioni.
Innanzitutto mi hanno colpito questi giovani che, pur per una causa che non condivido, sono stati tutta la sera a presidiare quell’incontro. Si sono mossi, hanno comunicato il loro disappunto. Certo, forse se avessero partecipato avrebbero anche sentito qualche ragione, occasione di riflessione. E non credo affatto che faccia male ascoltare posizioni anche se diverse. Basta chiedere e dare ragioni, e magari ci si accorge di andare dietro a schemi che nulla hanno a che fare con la realtà. Ma sono giovani, e non sempre hanno accanto persone che aiutano ad usare la ragione.

Infatti possono avere accanto giornalisti di scarso valore e professionalità, come l’anonimo giornalista del «Corriere di Romagna» nella sezione di Cesena che così descrive l’incontro di Cesena:

“Omofobia o eterofobia: a rischio la libertà di educazione” era il titolo dell’incontro che vedeva come relatore Il relatore (sic!) Gianfranco Amato, presidente dell’Associazione Giuristi per la Vita, organizzato ieri sera in un teatro Esperia (sic!) di San Carlo strapieno per l’occasione (circa 350 i presenti).
All’esterno del teatro (nella foto) già prima dell’inizio dell’incontro si è tenuta una manifestazione di protesta a cura di Arcigay “Alan Turing” e associazione “Lgbtqie” Rimbaud di Cesena contro il convegno.
«Gianfranco Amato - spiegano gli autori della protesta - ha paragonato pochi mesi fa il matrimonio omosessuale a quello tra “un uomo e un cane”. Tutto questo, per colmo dell’insulto, durante un incontro al liceo Cavour di Roma, proprio la scuola del “Ragazzo dai pantaloni rosa”, che si suicidò perché bersaglio di bullismo omofobico».

Siamo all’ABC del giornalismo. Manca l’intervista agli organizzatori e al relatore, manca una foto dell’evento, manca una seria relazione di quanto accaduto. Sarà entrato l’anonimo giornalista o si sarà fermato a chiacchierare con lo sparuto gruppo di contestatori? Ma, in questo caso, perché non si è accontentato di fare parte di quel gruppo ma si è considerato proprio «giornalista»?

Forse nella sua testa aveva in mente quegli stereotipi con cui personaggi come lui hanno invaso la coscienza collettiva. Forse pensava davvero che Amato, nonostante le chiare e documentate agenzie ANSA, paragonasse «il matrimonio omosessuale a quello tra un uomo e un cane». Ma dove avrà imparato il mestiere? Gli saranno stati maestri coloro che hanno fatto del copia-e-incolla senza verifiche il loro mestiere? 

Una volta si parlava di «deontologia professionale», ma forse basterebbe un po’ di buon senso, di onestà nel lavoro, di ascolto senza pregiudizi (anche perché, nella conferenza, Amato ha ricordato esattamente che cosa era successo. Forse il nostro era più occupato a chiacchierare con i cosiddetti contestatori che entrare nella sala affollata. Ma già, perché ascoltare la realtà quando è così semplice ricopiare maldestramente le notizie o i pregiudizi che tutti ripetono?).

E poi la chicca sul ragazzo dei «pantaloni rosa». Ma l’anonimo giornalista (forse si vergognava a mettere il nome sotto una tal mole di idiozie) non ha mai più letto i giornali che hanno dato notizia di quanto accaduto proprio in quel caso? Gli rinfresco la memoria. «Ricordate il “ragazzo dai pantaloni rosa”, il quindicenne romano suicida - si disse - per essere stato vessato per la propria omosessualità? Si parlò di una persecuzione nata a scuola e proseguita sui social network, sintomo di una società violenta e intollerante verso gli omossessuali. Bene, ora la procura di Roma afferma che non si trattava affatto né di omofobia né di bullismo, e che probabilmente il ragazzo non era nemmeno omosessuale: ed ha chiesto l'archiviazione del procedimento. 
Il procuratore aggiunto Filippo Laviani, che coordina le indagini, ha chiarito che il ragazzino non ha mai subito persecuzioni a carattere omofobico, e ha sollecitato l'archiviazione anche per tre docenti e per la preside dell'istituto frequentato dal ragazzo. I quattro, che erano indagati per omessa sorveglianza, non avrebbero potuto commettere il reato in quanto non erano in possesso di alcun elemento che potesse lasciar presupporre l'esistenza di alcun tipo di minacce. Il suicidio sarebbe dovuto forse a una delusione d'amore per una ragazza…)».
Non se ne può più di un giornalismo fatto da incompetenti che, per le loro autentiche fobie, riempiono i giornali di castronerie e menzogne. Nella giornata che la Chiesa dedica a san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, vorremmo un po’ più di serietà. San Francesco di Sales, prega anche per quel poveraccio, che impari il mestiere. Ne avrà vantaggio lui, certo, ma anche noi. Impareremmo a vedere con occhi più semplici la realtà e a imparare cose nuove. 

Don Gabriele Mangiarotti, Responsabile di CulturaCattolica.it

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