mercoledì 23 marzo 2016

TUTTA LA TERRA DESIDERA IL TUO VOLTO



Il tema fondamentale di tutto il discorso spirituale di mons. Luigi Giussani è quello della domanda come espressione fondamentale della coscienza di se stessi.

Caravaggio, Vocazione di San Matteo : particolare del Volto di Cristo
 Come recita, infatti, l’Antifona dei Primi Vespri del Natale, «tutta la terra desidera il Suo volto». La “terra” della coscienza dell’uomo si esprime strutturalmente in desiderio. Se la domanda è ciò che descrive di più la natura dell’uomo il problema, allora, consiste nel suo stesso contenuto. Il profeta Tobia osserva: «Domanda che [il Signore] ti sia guida nelle tue vie e che […] i tuoi desideri giungano a buon fine»
Questo esito buono cui aspira ogni tensione naturale, come dimostra l’esperienza, non può derivare, però, dall’immaginazione dell’uomo. Esso appartiene alla libertà del Mistero presente. Per questo la domanda ha come contenuto che Cristo venga, allargando la misura in cui inevitabilmente l’uomo rinchiuderebbe il proprio desiderio. Desiderare, perciò, coincide in ultimo con il chiedere la conoscenza e l’amore di Cristo.

La preghiera del cristiano si differenzia dalla semplice espressione di una religiosità naturale perché ha come contenuto qualcosa che è accaduto e che lo investe nel presente.
Per questo se la prima parola della preghiera è «domanda», la seconda è «memoria». 

La preghiera cristiana si compie solo come memoria, come coscienza, cioè, di una grande Presenza che ha preso iniziativa ed è capace di salvare l’uomo. Essa nasce nell’uomo come iniziativa che muove dalla coscienza di Lui, come attesa di Lui. La coscienza di un “io” che Lo attende non è automatica ma coincide con un’iniziativa voluta. 


La preghiera che scandisce la giornata (Angelus, Benedictus,Magnificat, Nunc dimittis
) diventa perciò espressione della verità di se stessi. 

Tutto, infatti, sarebbe niente senza la coscienza della Sua presenza che nella preghiera diventa come roccia contro la quale si infrange tutto il risentimento per ciò che sembrerebbe mancare alla vita. 
Il cristiano, dunque, può andare incontro alla realtà, qualsiasi volto essa abbia, speranzoso e baldanzoso perché sa che l’Essere è positività. Nella preghiera l’uomo “lavora” con Dio: essa è, infatti, il punto in cui «Dio fa e l’uomo fa».

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