sabato 27 agosto 2016

UN ROTTAME ALLA DERIVA


Questo è il destino di CL che vogliono i giornaloni e le "intelligenze" radicali e laiciste del paese. Questo è quello che auspica Dario Di Vico nella lapide scolpita nel Corriere di ieri ( qui ). 
Un movimento ininfluente, lontano dalla politica, giovanilista e spiritualista, obbediente e funzionale al potere, lontano dalla baldanza originaria e dalla presenza generata da don Giussani.



Giudicare tutto per essere felici» (a costo di essere definiti «integralisti») è il titolo di una mostra del meeting dedicata a MILANO STUDENTI che dice esattamente com’era GS e come sarà CL

Agosto 26, 2016 Leone Grott
Una mostra al Meeting di Rimini ha raccontato “Milano studenti”, il giornalino nato al liceo Berchet dove insegnava don Luigi Giussani


Costava 50 lire una copia di Milano Studenti, il giornale fatto da alcuni ragazzi di Gioventù Studentesca che frequentavano il liceo classico Berchet. Ogni numero era un’esplosione di vita, incontri, giudizi e non è un caso che senza finanziamenti sia uscito tutti i mesi dal 1957 al 1968 con una tiratura di 2 mila copie, all’inizio, fino a 10 mila. La storia di questo mensile ricalca e riproduce fedelmente quella di Gs, il movimento fondato da don Luigi Giussani che poi prenderà il nome di Comunione e Liberazione.

LA BALDANZA. La mostra ha fatto parte di quelle presentate al Meeting di Rimini, anche se rispetto alle altre era un po’ nascosta, arrangiata com’era dietro l’enorme schermo della Hall Sud della Fiera. L’apertura al mondo, la profondità, la capacità di ricercare la verità in tutto e di giudicare tutto di Milano Studenti, dal lavoro all’arte, dalle encicliche al marxismo, dall’islam alla pena di morte, rispecchiano perfettamente quella «baldanza» con cui don Giussani è entrato per la prima volta al Berchet nel 1954 e che ha cambiato la vita dei suoi alunni.

DIALOGO «DA INTEGRALISTI». Da quell’incontro è nato un giornale capace di dialogare con tutti, non per scambiare semplicemente opinioni ma per «proporre e ricercare la verità», atteggiamento allora (ma anche oggi) considerato «da integralisti», come spiega la guida della mostra. Un giornale che si occupava di tutto secondo la ragione, «perché la fede c’entra con tutto». Lo testimoniano gli articoli, incontri o interviste su Pavese, Pasternak, Camus, Congdon, Montale.

LA LETTERA DI CALVINO. Su quelle pagine apparve anche una lettera di Italo Calvino che ringraziava Milano Studenti perché il loro articolo dopo la pubblicazione di La giornata di uno scrutatore, libro molto disprezzato dalla critica al tempo per essere troppo impregnato di senso religioso, «è uno dei più seri che ho avuto e voglio ringraziarvi. Era proprio questo tipo di critica che volevo muovere, mentre invece la grande maggioranza della critica è stata d’una banalità e superficialità scoraggiante». Questo non impedirà a Calvino, anni dopo, di prendere una posizione nettamente diversa ad esempio sull’aborto e a loro, insieme a don Giussani, di opporsi nettamente.

MISSIONE IN BRASILE. Si documentano poi le battaglie per la libertà di educazione e la parità scolastica, l’apertura fino ai confini del mondo che ha portato i primi studenti diventati universitari a partire per il Brasile in missione, i grandi convegni su temi di attualità, l’invasione della Bassa milanese per le prime volte della caritativa con l’obiettivo di «condividere il senso della vita», le esperienze di «testimonianza comunitaria e non solo individuale».

«PER LA FELICITÀ». La mostra ha presentato i numeri che vanno dal 1958 al 1963 del mensile fondato da Claudio Risé e Amelia Bocchini. Milano Studenti interromperà le pubblicazioni nel 1968, ma rileggere quegli articoli è utile per capire le origini e l’anima del movimento fondato da don Giussani. La mostra si chiudeva proprio con le sue parole, pronunciate anni dopo, ricordando il suo primo giorno al Berchet: «Mi rivedo in quel momento, con il cuore tutto gonfio del pensiero che Cristo è tutto per la vita dell’uomo, è il cuore della vita dell’uomo: questo annuncio quei giovani dovevano iniziare a sentirsi dire e a imparare, per la loro felicità»

Da qui è nato anche il Meeting di Rimini.



Agosto 26, 2016 Leone Grotti

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