domenica 23 ottobre 2016

HILLARY NO. MA DONALD? PARTE PRIMA


 LA DIFFICILE SCELTA DEI CATTOLICI AMERICANI
parte prima
Ottobre 21, 2016 Leone Grotti
Verso chi si orienterà il voto? A favore dell’impresentabile che litiga con tutti o per la donna sostenuta dal colosso abortivo più grande d’America?

 Mai nella storia degli Stati Uniti i cattolici sono stati così in difficoltà davanti a un’elezione presidenziale.
Dando per scontato che pochissimi voteranno il libertario Gary Johnson, meglio conosciuto come “mister What Is Aleppo?” (la gaffe clamorosa si può vedere su Youtube), o la verde Jill Stein, chi scegliere tra i due principali candidati?
Donald Trump o Hillary Clinton? Il repubblicano o la democratica?
L’uomo impresentabile che litiga con tutti, anche con papa Francesco, o la donna presentabilissima ma poco amata dagli americani? Il miliardario che fa alle donne quello che vuole, anche «prenderle per la f…», e che non risparmia apprezzamenti sessuali sulla figlia, o l’ex first lady sostenuta da Planned Parenthood, il colosso abortivo più grande d’America?

Il bullo che prova ammirazione per il presidente russo, Vladimir Putin, e che non disdegna la costruzione di muri o la diplomatica tutta ponti che si fa finanziare la campagna elettorale dall’Arabia Saudita, maggiore esportatore del terrorismo di matrice islamica nel mondo?
L’isolazionista accusato di avere evaso le tasse, seppur legalmente, o l’obamiana interventista che da segretario di Stato ha ridotto la Libia a una polveriera jihadista, non ha impedito l’assassinio dell’ambasciatore americano a Bengasi nel 2012 e ha violato la legge cancellando di nascosto circa 33 mila email, pur scampando la galera?
Infine, l’uomo accusato di essere sessista e razzista ma che liscia il pelo ai cristiani o la donna paladina dei diritti arcobaleno e fiera avversaria della Chiesa e della libertà religiosa?
Davanti ad alternative così poco attraenti, non c’è da stupirsi se anche un importante arcivescovo cattolico come Charles Chaput, primate di Philadelphia, è arrivato ad ammettere che per i fedeli sarà dura: «Credo che entrambi i candidati siano una brutta notizia per il nostro paese, sebbene in modi diversi. Donald Trump, a detta di molti, è un demagogo belligerante con problemi di autocontrollo. Hillary Clinton, sempre nell’opinione di tanti, è una criminale menzognera, la cui unica ricchezza sono idee stantie e priorità errate». Verso chi si orienterà allora il voto cattolico, che potrebbe decidere le sorti di un’elezione che è più in bilico di quanto i sondaggi lascino credere?

  GEORGE WEIGEL E SIOBHAN NASH-MARSHALL

Innanzitutto bisogna sgomberare il campo da un equivoco e affinare la domanda perché «non esiste davvero qualcosa come il “voto cattolico”», puntualizza a Tempi George Weigel, uno dei massimi teologi conservatori cattolici degli Stati Uniti. «Qui ci sono persone che si ritengono cattoliche, che vanno regolarmente a Messa e che tendono a votare per i repubblicani. Poi ci sono persone che si ritengono cattoliche, che raramente entrano in una chiesa e che tendono a votare per i democratici. Se il trend di questi ultimi si confermerà anche in questa tornata elettorale, io ho qualche dubbio sui primi».
 È difficile sottolineare «questa distinzione senza sembrare un po’ snob», ammette a Tempi Siobhan Nash-Marshall, cattolica, docente di filosofia presso il Manhattanville College e specializzata in metafisica. «Ma è troppo importante farlo. Molti cattolici in America non ritengono che seguire il magistero e le dottrine sociali sia necessario. Per queste persone non sussiste alcun tipo di problema o dilemma: voteranno felicemente per Hillary Clinton, nonostante il suo candidato alla vicepresidenza, il cattolico Tim Kaine, abbia detto chiaramente pochi giorni fa in televisione che non difenderà i diritti dei non nati». Quelli che in Italia vengono definiti “cattolici adulti”, secondo la definizione di prodiana memoria, lei li chiama «cattolici da caffetteria». Ma il significato è lo stesso. La vera domanda allora è un’altra: «Che cosa voteranno i cattolici che cercano di seguire nella loro vita il magistero nella sua interezza, cioè i cosiddetti conservatori?».

Le poche certezze rimaste
Tra tanti dubbi, è meglio partire dalle certezze: la figlioccia di Barack Obama appare «impossibile da votare». «Hillary è un candidato pessimo e fallisce il test dei quattro princìpi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa», ragiona Weigel, autore di una biografia monumentale di Giovanni Paolo II.
«Lei non crede nella dignità della persona umana in tutti i suoi stadi e a prescindere dalle condizioni di vita.
La sua posizione sul principio del bene comune e su quello della sussidiarietà è davvero incerta, vista la sua adesione entusiasta alle politiche sull’identità (gender, razza, eccetera) e al principio di un Big Government progressista, che lascia poco spazio ai privati.
Non ha alcun concetto di solidarietà e stigmatizza sempre chi non la pensa come lei con termini dispregiativi come “intollerabile” o “incorreggibile”».


Non solo, aggiunge Siobhan, «il problema è più vasto di un singolo esempio, come può essere il sostegno dato all’aborto, e riguarda la visione del potere interna al partito democratico. Clinton è una persona che si considera al di sopra della Costituzione e della legge. Questo è veramente pericoloso». L’episodio delle email cancellate, che in qualità di segretario di Stato doveva rendere pubbliche secondo il Freedom of Information Act (Foia), parla da sé e «un cattolico conservatore guarda con orrore a questa situazione. Se ha questo atteggiamento verso una legge come il Foia sulle email, figuriamoci cosa potrà accadere in futuro». Il problema è ancora più vasto, perché Hillary Clinton non è solo una candidata con un programma indigesto, è anche la rappresentante perfetta di un partito che negli anni si è trasfigurato, voltando le spalle a temi come famiglia, lavoro e quartiere, per diventare paladino delle nuove élite culturali e morali.

tratto da TEMPI

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