venerdì 31 agosto 2018

FRANCESCO PRUDENTE


Papa Bergoglio al rientro dall'Irlanda ha detto molte cose importanti, una in particolare tocca la cronaca, l'attualità, proietta la figura della Chiesa nel gioco politico per la sua decisione e azione sui migranti della Diciotti accolti dalla Cei.

Cosa ha detto Bergoglio? Prendiamo Repubblica, totem dell'Italia illuminata, delle porte aperte:

Domanda di un giornalista: “In tanti vedono un ricatto all’Europa sulla pelle di questa gente?”

Risposta:Accogliere è un principio morale vecchio come la Bibbia. Ma non si può accogliere alla “belle etoile”, ma in modo ragionevole, con prudenza. Ho capito questa cosa con l’attentato in Belgio. L’hanno fatto i figli di immigrati che erano stati ghettizzati. Un popolo che può ricevere ma non può integrare è meglio che non riceva”

Le parole di Bergoglio sono chiare, fresche, limpide. Sul tema dell'immigrazione non sono un punto di arrivo, ma di partenza. Suonano come un richiamo, uno stormo di campane per quelli che “non esistono le frontiere”, gli utopisti che non si pongono il problema del dopo, cioè del destino dei reietti nel paese in cui arrivano e della loro integrazione - più spesso, purtroppo, disintegrazione - nella società in cui si ritrovano proiettati. 

C'è il cuore, c'è l'integrazione e c'è la prudenza. Una politica migratoria deve essere capace di tenere insieme queste cose, dare loro uno svolgimento armonioso. Tutto questo in Italia non c'è. Non c'era ieri e non c'è oggi. Ma la soluzione - se prendiamo le parole del Papa come un'indicazione preziosa - non è quella sostenuta da chi vuole aprire le frontiere a tutti. Non si può fare per le ragioni esposte da Bergoglio: "Un popolo che può ricevere ma non può integrare è meglio che non accolga". L'Italia non può ricevere perché non può integrare. O meglio, può ricevere poco perché non ancora capace di integrare al meglio lo straniero che deve costruire da zero il proprio futuro.

Non pare sia una fake-news.

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