lunedì 29 ottobre 2018

LE MOLTE NOVITÀ DEL SINODO DEI GIOVANI



di Bernardo Cervellera 
Asianews

Nel Documento finale del Sinodo c’è una più netta l’affermazione sull’annuncio di Gesù Cristo ai giovani. È ridotta l’ideologia del giovanilismo, che accontenta i giovani in tutto per asservirli. “Non si tratta… di creare una nuova Chiesa per i giovani, ma piuttosto di riscoprire con loro la giovinezza della Chiesa”. In Asia o in Africa, la Chiesa è il luogo dove i giovani si sentono più realizzati e aiutati. Sinodalità: giovani e adulti non sono due partiti uno di fronte all’altro, ma parte di uno stesso corpo. L’impegno socio-politico e la dottrina sociale della Chiesa.
Les jeunes africains (Afric Telegraph)

Città del Vaticano (AsiaNews) - Ci vorrà molto tempo per assimilare tutta la ricchezza prodotta dal Sinodo dei giovani, conclusosi ieri con una messa solenne in san Pietro e con un Documento finale lungo e articolato di ben 60 pagine. Qui vogliamo sottolineare alcune novità presenti nel documento e nell’esperienza che abbiamo avuto del Sinodo.

C’è anzitutto una riduzione del giovanilismo, di quell’ideologia che esalta la gioventù per accontentarla in tutto e per asservirla al potere di turno. La condizione dei giovani è descritta con molto realismo, mostrando tutte le promesse e gli slanci, ma anche le storture e le superficialità. In particolare vi è il suggerimento a superare una visione della coscienza individuale solipsistica e assoluta, per aprirsi a una coscienza “del noi”, in cui il giovane si arricchisce dei legami con la propria storia e tradizione (n. 109). Sul versante cristiano è importante la proposta di vivere la liturgia con protagonismo, ma “tenendo vivo lo stupore per il Mistero”, perché “la liturgia non è puramente espressione di sé, ma azione di Cristo e della Chiesa” (n. 134).

Nel Documento vi è anche con chiarezza affermato che è Gesù Cristo, la sua verità e il suo amore, il vero compimento del giovane e che la Chiesa è desiderosa solo di testimoniarlo a loro e al mondo intero (n. 59). Per questo “non si tratta… di creare una nuova Chiesa per i giovani, ma piuttosto di riscoprire con loro la giovinezza della Chiesa”, capace – come già diceva il Concilio Vaticano II – di “rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste”.

Per testimoniare occorre anzitutto ascoltare e accompagnare, aiutando i giovani a maturare come persone che comprendono il loro valore e il senso del loro essere nel mondo. Questi due elementi sono importanti per due motivi. Anzitutto perché i giovani “sperimentano come la loro voce non sia ritenuta interessante e utile in ambito sociale ed ecclesiale. In vari contesti si registra una scarsa attenzione al loro grido, in particolare a quello dei più poveri e sfruttati, e anche la mancanza di adulti disponibili e capaci di ascoltare” (n. 7). In secondo luogo, perché nella Chiesa – per presunzione, pigrizia, meschinità, clericalismo – “prevale talora la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione” (n. 8).

Il Documento dedica oltre 10 pagine alla “sinodalità” della Chiesa che viene proposta come il metodo della vita e della missione della Chiesa (nn. 119-143). Sinodalità – letteralmente: cammino insieme – significa che giovani e adulti, giovani e Chiesa non sono due isole o due fronti, uno davanti all’altro, impenetrabili, ma vivono insieme e crescono insieme. E se talvolta nel mondo occidentale la Chiesa sembra lontana e assente dalla vita dei giovani, non bisogna dimenticare che nel resto del mondo – come in Asia o in Africa - la Chiesa è il luogo dove i giovani si sentono più realizzati e aiutati. Tale sinodalità mostra che i giovani fanno già parte del corpo ecclesiale e che anzi, valorizzando le loro intuizioni e presenze, si può trovare insieme modi, espressioni, strumenti per annunciare Gesù Cristo al mondo giovanile. È proprio la santità dei giovani che può risvegliare il mondo adulto a vivere con dedizione la missione: “Il balsamo della santità generata dalla vita buona di tanti giovani può curare le ferite della Chiesa e del mondo, riportandoci a quella pienezza dell’amore a cui da sempre siamo stati chiamati: i giovani santi ci spingono a ritornare al nostro primo amore (cfr. Ap 2,4)” (n. 167).

Infine, e anche questa è una novità, fra i campi di missione più “urgenti” (ambiente digitale, migranti, donne, sessualità, …) si cita l’impegno sociopolitico, l’economia, il lavoro, sottolineando molte volte l’importanza di assimilare la dottrina sociale della Chiesa. A giovani e adulti si chiede “il coraggio di farsi voce di chi non ha voce presso i leader mondiali, denunciando corruzione, guerre, commercio di armi, narcotraffico e sfruttamento delle risorse naturali e invitando alla conversione coloro che ne sono responsabili” (n. 151).




Nessun commento:

Posta un commento