venerdì 20 dicembre 2019

NON MI SEMBRA LA CROCE DI CRISTO


LEONARDO LUGARESI
Leggo e vedo che il papa ha fatto porre all'ingresso del palazzo apostolico una croce in cui, al posto del Crocifisso, c'è un giubbotto salvagente.
Per quanto ne so, in duemila anni di storia del cristianesimo, i cristiani non hanno mai avuto altra croce che la croce di Cristo e perciò non vi hanno mai rappresentato altro che il corpo di Cristo crocifisso. Quel corpo (cioè quella persona) non è sostituibile con nessun'altra immagine, perché quella sofferenza e quella morte non sono equiparabili a nessun'altra sofferenza e a nessun'altra morte, né per metonimia né per metafora. Solo quella sofferenza e solo quella morte sono salvifiche. Solo quella sofferenza e quella morte sono universali.
Si può e si deve certamente comprendere – come la chiesa ha sempre creduto e affermato, con i fatti e non solo a parole (anche prima del 13 marzo 2013!) – che nella sofferenza e nella morte di Cristo sono comprese, abbracciate e salvate tutte le sofferenze e le morti ingiustamente patite dagli uomini, tra cui certamente anche quelle dei migranti, ma non si può prendere una sofferenza umana particolare, assumerla a simbolo universale e sostituirla al sacrificio di Cristo.
Il giubbotto salvagente non è il simbolo della fede cristiana. IL giubbotto salvagente non è un simbolo di sofferenza universale e tanto meno di salvezza universale. Nel giubbotto salvagente, per dire solo la cosa che mi brucia di più, non possono riconoscersi le migliaia di cristiani che ogni anno vengono uccisi a causa della loro fede, non in mare ma sulla terra (dove il giubbotto salvagente non serve a nulla).
È come se da quella croce lì fossero stati esclusi tutti gli altri sofferenti, tutte le vittime e tutti i perseguitati che non sono migranti.
Posso dire che sono scandalizzato?


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