martedì 7 luglio 2020

LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA AMERICANA E LA COSTITUZIONE CHE SEGUÌ ROVESCIARONO LA STORIA


Prima della Dichiarazione, i leader hanno creato leggi per guidare come le persone dovrebbero agire e vivere. La Dichiarazione sosteneva, al contrario, che l'uomo era governato dalla legge naturale che proviene da "Dio della natura". L'obiettivo principale del governo dovrebbe essere quello di proteggere questi diritti naturali, concessi all'uomo da Dio



Il Giorno dell'Indipendenza è diventato in gran parte un giorno per le vendite di barbecue e mobili. Per molti americani, tuttavia, rimane un importante giorno di riflessione, un giorno per celebrare la fondazione di questa grande nazione. Questo Giorno dell'Indipendenza potrebbe essere più importante di qualsiasi altro nella storia recente, con proteste in corso e simboli storici sotto attacco. I peccati passati in America vengono rimessi in piedi e riesaminati. È un buon momento, quindi, per guardare la Dichiarazione di Indipendenza nel suo giusto contesto.

Voglio rivolgermi ai miei compagni neri americani: questo paese è tanto nostro quanto di chiunque altro, ed è stato dall'inizio. Troppi neri credono che l'America sia razzista, che non favorisca l'uguaglianza e che i suoi principi fondanti non includano tutti i cittadini. Ciò è evidente nella risposta comune di alcuni neri allo slogan della campagna del 2016 di Donald Trump, "Rendi l'America di nuovo grande", che era "Quando l'America è mai stata grande?"La risposta a questa domanda dipende dalla definizione di "grande". Se "grande" significa "perfetto", allora il giudizio dell'ex giudice della Corte suprema Thurgood Marshall secondo cui la nostra Costituzione era "difettosa dall'inizio" sembra vero. Eppure, confrontata con altri paesi - tutti molto lontani dall'essere perfetti - l'America era chiaramente unica. Alla fine del XVIII secolo, la maggior parte del mondo era governata da leader tribali che acquisivano potere attraverso la conquista o monarchi che ereditavano il potere attraverso il lignaggio familiare e trattavano i cittadini come soggetti.

La Dichiarazione di Indipendenza era speciale nel modo in cui affermava il requisito di una nuova forma di governo. Esso e la Costituzione che seguì, rovesciarono la storia. Prima della Dichiarazione, i leader hanno creato leggi per guidare come le persone dovrebbero agire e vivere. La Dichiarazione sosteneva, al contrario, che l'uomo era governato dalla legge naturale che proviene da "Dio della natura"(“nature’s God.”). L'obiettivo principale del governo dovrebbe essere quello di proteggere questi diritti naturali, concessi all'uomo da Dio. Il documento afferma inoltre che il potere del governo dovrebbe essere derivato dal consenso dei governati.

L'argomento che i detrattori sostengono - e che sentiamo così spesso oggi - è che i Fondatori erano razzisti e proprietari di schiavi che non credevano che tutti avrebbero dovuto essere inclusi nella dichiarazione di missione della nuova nazione. Applicare un giudizio così grossolano sui Fondatori come gruppo non è molto utile, poiché c'erano molte differenze tra loro; eppure, anche se questo giudizio fosse vero su tutta la linea, non avrebbe alcuna influenza sulla grandezza dell'idea su cui è stata fondata l'America. Indipendentemente dai difetti dei Fondatori, ciò che hanno creato era eccezionale e unico nella storia.

Inoltre, il miglior argomento contro la schiavitù è la stessa Dichiarazione di Indipendenza. Se tutti gli uomini sono creati uguali, i neri non possono essere esclusi. Se i nostri diritti sono donati dal Creatore, non possono essere ceduti o sottratti da leader arbitrari. Per quanto un'America più giovane non onorasse le libertà accordate a tutti non nega il fatto che i neri avessero  questi diritti; erano e sono innati. Frederick Douglass, ex schiavo e abolizionista, lo disse al meglio nel 1864, al culmine della guerra civile: "Abolire la schiavitù domani, e non una frase o sillaba della Costituzione deve essere modificata".

Lo stesso vale per la Dichiarazione di Indipendenza. Promuoveva l'uguaglianza? La risposta è chiaramente sì (…)

Nel tentativo di correggere gli errori del passato, la nostra cultura è diventata ossessionata dalla "diversità" e dall '"inclusione". Queste richieste sono coerenti con la virtù dell'uguaglianza? Qualsiasi valutazione onesta di questo movimento di diversità forzata lo troverebbe carente. Frasi come "È tempo di una presidente donna" o "Abbiamo bisogno di più allenatori neri" sono antitetiche rispetto all'obiettivo dell'uguaglianza, come l'argomentazione di John C. Calhoun secondo cui la schiavitù era un "bene positivo" o il ragionamento della Corte suprema nel caso Dred Scott del 1857.(*)

Alle giovani generazioni di americani: erediterai un onere sproporzionato. La nuova, ineguale visione dei risarcimenti dei torti - meglio descritta come "disuguaglianza giustificabile"(“justifiable inequality”) - cambierà il modo in cui sei educato. Ciò significa che per comprendere appieno l'uguaglianza e l'effetto della natura umana su di essa, probabilmente dovrai studiare in modo indipendente. I tuoi studi porranno senza dubbio grande enfasi sulla schiavitù, Jim Crow, il trattamento dei nativi americani, guerre ingiuste, disuguaglianze di genere e innumerevoli altri fallimenti. Quasi certamente non ti verrà dato uno spaccato del mondo del passato; né ti verrà detto che i fallimenti del passato sono accuse alle scelte degli uomini e delle donne di quel tempo, non dei principi che sottostanno alla nostra unica repubblica.

Senza questa prospettiva, non si può fare a meno di avere una visione distorta dell'America. Ciò che Thomas Jefferson (il suo autore principale) ha creato nella Dichiarazione è un documento che servirebbe da base per il più grande esperimento di governo nella storia umana. Sfortunatamente, il nostro paese oggi è a rischio perché troppi cittadini conoscono poco e apprezzano meno questa storia e il suo contesto.

Infine, a mio figlio: non posso proteggerti dal mondo. Sarai, senza dubbio, soggetto alla visione nociva dell'America sopra descritta, spesso con l'implicazione che avrai meno opportunità a causa della tua razza. Questa è una bugia. Farò tutto ciò che è in mio potere per assicurarti che tu comprenda il significato di libertà, libertà ed uguaglianza. Se faccio bene il mio lavoro, quando leggerai questo, saprai che sei stato benedetto per essere nato in America; ed essere neri dovrebbe rafforzare, non indebolire questa convinzione. Spero che tu difenda i principi della Dichiarazione di Indipendenza e ti alzi per sostenere la nostra repubblica. Ha bisogno di te

(*) Il caso Dred Scott contro Sandford, 60 U.S. 393 (1857), è un celebre caso discusso davanti alla Corte suprema degli Stati Uniti d'America nel 1856 e deciso con una sentenza del 6 marzo 1857, appena 2 giorni dopo l'insediamento della presidenza di James Buchanan, che stabilì che gli afroamericani costretti in schiavitù negli Stati Uniti d'America non erano tutelati dalla Costituzione statunitense né avevano diritto a proporre un'azione giudiziaria non essendo cittadini statunitensi né potendo diventarlo.
La Corte, inoltre, sancì la incostituzionalità del Compromesso del Missouri e di qualsiasi legge federale che vietasse o limitasse la schiavitù, poiché ciò avrebbe violato il diritto di proprietà privata garantita dal V emendamento costituzionale, essendo gli schiavi proprietà privata.

vicedirettore esecutivo di Seeking Educational Excellence ed ex conduttore radiofonico di Chicago. Originario di Gary, Indiana, ora scrive da New York City.
3 luglio 2020

https://www.realclearpolitics.com/articles/2020/07/03/an_independence_day_message_for_black_americans_143612.html

lunedì 6 luglio 2020

IL RELATIVISMO DIVENTA ASSOLUTISMO


Stralcio dal colloquio tra Don Nicola Bux e il Card. Camillo Ruini e il Senatore Gaetano Quagliariello. L’incontro merita di essere visto tutto.

Domanda: Rimanere attaccati al Magistero della Chiesa e recuperare il gusto della battaglia, oggi, vuol dire anche riempire le piazze  d’Italia per manifestare contro il DDL Zan?
Quagliariello: Penso che su questo tema sarebbe importante organizzare una battaglia. 
A diversi livelli: giuridico, in Parlamento e anche con momenti di mobilitazione, che vanno però pensati e organizzati come furono organizzati i primi Family day, per capirci. Perché momenti, diciamo così, improvvisati, servono a quel che dicevo prima, magari a guadagnare qualche tweet, però poi alla fine sono controproducenti. 
Credo che quel DDl abbia a che fare profondamente con il tema della verità e in qualche modo con il politicamente corretto. Non si ha il coraggio di ammettere, da parte dello stesso estensore, ciò che quel disegno di legge contiene. Non si tratta di colpire chi fa uso di violenza, sia pure violenza verbale. Quel disegno di legge prevede un reato di opinione. Determinate opinioni possono essere punite penalmente. Sotto questo aspetto alcuni contenuti di quel disegno di legge avrebbero potuto essere ospitati dal Codice Rocco (due codici, adottati in materia penale durante il ventennio fascista in Italia, ndr), un Codice Rocco rivisto ed aggiornato ai tempi di oggi, cioè è espressione di regimi autoritari, se non totalitari, passati ai raggi X del politicamente corretto. Ma sempre reati di opinione rimangono. Su questo dovremmo impostare la nostra opposizione al DDL, e se lo si facesse con intelligenza, si potrebbe suscitare sdegno indipendentemente dalla materia. Perché quello che è veramente grave è che chi esprime un’opinione senza usare violenza, senza offendere può essere incriminato. E avere anche in teoria una condanna a molti anni. E questa cosa non è passata fin qui [nell’opinione pubblica], e questa sarebbe una cosa su cui riorganizzarci però, ripeto, con intelligenza. Se si tratta semplicemente di organizzare subito una piccola manifestazione  e poi fondamentalmente rassegnarsi a far passare il provvedimento, sarebbe un’altra occasione persa. 

Ruini: Io vorrei condividere fino in fondo quello che ha detto il senatore Quagliariello, Questo è un tipico esempio di dittatura del relativismo. Cioè, in nome di alcune idee, essi ritengono non solo di poterle affermare, ma di criminalizzare idee diverse. E quindi un relativismo che diventa in realtà un assolutismo. E qui noi proprio dobbiamo difendere la libertà di espressione, guai se cediamo su questo! E devo dire che in questo caso la CEI si è espressa in maniera tempestiva e chiara; però che cosa è accaduto? 
Che anche i giornali cattolici continuano a essere piuttosto ambigui, a dire, sì, è così, sotto un certo aspetto, però ci sono anche altre interpretazioni possibili, ecc. ecc.. E non si dice invece come ha detto giustamente, in maniera chiara, il prof. Quagliariello che se concediamo questa possibilità di censurare giuridicamente, penalmente non delle offese, non delle istigazioni a colpire, ma semplicemente delle valutazioni di ordine antropologico e morale, allora veramente la libertà è in pericolo. E su questo credo anch’io che insistendo e lanciando queste idee alla grande opinione [pubblica] si possano ottenere vastissimi consensi; è ridicolo che la differenza fra uomo e donna possa venire alla fine criminalizzata.


giovedì 2 luglio 2020

LA RAGAZZA DEL SHOOTERS GRILL



 C'è un fatto da annotare oggi: Lauren Boebert ha sconfitto Scott Tipton nelle primarie del Partito repubblicano in Colorado.


Perché è importante? Perché la signora ha 33 anni, è la proprietaria del Shooters Grill, a Rifle, vicino a Denver, nel suo ristorante, a cominciare dai proprietari, cuochi e camerieri, si possono portare le armi in stile "open carry", alla cintura (occhio alla fondina e al pezzo di ferro sulla gamba destra). E quindi tutti sono armati.

Il locale ha avuto un grande successo, l'attenzione dei media nazionali, insomma il business va. E Lauren lo ha trasformato in politica in un paese che è stato fondato sulla Bibbia, la Colt e la forca. 

L'America non è New York, non è San Francisco, non è Boston, è una provincia infinita di piccole città, pianura, montagna, campi di mais, sole e polvere, l'America è il ranch che si contrappone al grattacielo:

 Così Boebert macina chilometri nel Colorado lontano dalle èlites di Aspen, ricorda che non si separa mai dalla sua Glock e che il secondo emendamento non è un capriccio dei repubblicani, ma un diritto costituzionale

Boebert ha vinto con 9 punti di distacco contro Tipton, un repubblicano di lungo corso, attivo fin dai tempi di Ronald Reagan. Era il candidato appoggiato ufficialmente da Trump, ma ha perso nella sfida con una giovane repubblicana che spara con la pistola e il fucile. 

Per Trump questo è un segnale a doppio taglio: il primo è negativo, perché dovrebbe guardarsi meglio intorno e se sbaglia candidati da sostenere vuol dire che sta sbagliando la campagna, anche perché la vera trumpiana era (è) lei non Tipton.
Il suo ristorante vende magliette con la scritta "Dio, armi, Trump", eccola qui:


Il secondo elemento di questa storia per Trump è positivo, perché se Boebert vince le primarie contro un candidato dell'establishment repubblicano, vuol dire che la politica americana è polarizzata, gli elettori di Trump cercano legge e ordine e mai come oggi in America questo messaggio funziona. Trump lo capirà?


Tratto da list 2/7/2020


lunedì 29 giugno 2020

FIVESTARS WAY OF LIFE



CALCIO SI', SCUOLA NO: UNA INTERPRETAZIONE PSICANALITICA

Non han nemmeno provato a riprendere la scuola per qualche giorno (come han fatto invece in altri Paesi). Calcio sì, ristoranti sì, imprese sì, spiagge sì, scuola no... Oramai è caldo e… amen… 
 
La ragione però del mancato rientro dei ragazzi in classe, almeno per qualche settimana, sperimentando protocolli di sicurezza ai quali tutti ci siamo sottoposti, è inconscia, inconsapevole e grave (mai verrà ammessa). 

C’è ovviamente un alibi che gli evita l’esame di coscienza: il virus circola ancora. 

Ma il mancato rilancio scolastico non è in realtà dovuto al virus: una classe politica e un governo che nella stragrande maggioranza sono arrivati dove sono, al “potere”, con incredibili scorciatoie e accelerazioni, senza troppa o alcuna fatica formativa, temo non possano, nel subconscio, sotto sotto, che ritenere superflua, accidentale, secondaria e zavorrante la scuola (e quindi diamogliela su, promuoviamo tutti ecc. ecc. ecc.).

(Se penso a chi rappresenta all’estero l’Italia oscillo tra isteria e depressione). 

Aggiungiamoci – e non è secondario – l’elevata sindacalizzazione del mondo scolastico statale ed eccovi il drammatico, inconscio e difficilmente estirpabile “perché” la scuola è rimasta indietro.
Gli spot tardivi degli ultimi giorni sono pannicelli. Evasioni. Gravidanze isteriche. Caos.
 
di GIANNI VARANI

domenica 28 giugno 2020

«L’ANTIRAZZISMO NON VUOLE CAMBIARE L’OCCIDENTE, MA DISTRUGGERLO»


Lo scrittore algerino Kamel Daoud denuncia la nuova «inquisizione fascista»: «L’Occidente è sempre colpevole ma è l’unico luogo dove si scappa per sfuggire a guerre e ingiustizia»
Si può negare e relativizzare ma «c’è un istinto di morte nell’aria per la rivoluzione totale immaginata da alcuni».
ANDREW JACKSON, settimo presidente USA
Così scrive su Le Monde lo scrittore Kamel Daoud. Parlando delle rivolte giacobine che sono state innescate negli Stati Uniti dall’uccisione di George Floyd, e che si sono diffuse in tutta Europa a suon di distruzioni di statue censura per film e libri, attacca chi accusa l’Occidente di essere «colpevole per definizione», rivendicando così «non un cambiamento ma la distruzione, la restaurazione di una barbarie vendicativa».

«DIFENDERE L’OCCIDENTE ORMAI È BLASFEMIA»
Lo scrittore algerino non ha mai avuto paura ad andare controcorrente. Odiato dagli islamisti in Algeria e da molti intellettuali in Occidente, che l’hanno accusato di islamofobia, ora prende per le corna il nuovo antirazzismo, come già fatto in Francia da Alain Finkielkraut.
Una galassia di «vittimisti, antirazzisti, masochisti intellettuali e scettici di professione, esteti del suprematismo e del disfattismo» fanno a gara non per «cambiare l’Occidente», ma per «vederlo morire nella sofferenza». E facendo così, «uccidono l’unico spazio dove è possibile gridare la propria collera». Chi vuole difendere l’Occidente come spazio di libertà è ormai considerato «un blasfemo. È vietato dire che l’Occidente è anche il luogo dove si scappa quando si vuole sfuggire all’ingiustizia del proprio paese d’origine, alla dittatura, alla guerra, alla fame, o soltanto alla noia. Dire che l’Occidente è colpevole di tutto, per meglio giustificarsi, va di moda».

«CON L’ANTIRAZZISMO, RITORNA L’INQUISIZIONE»
Paragonando il nuovo processo globale all’Occidente a quelli che si svolgevano sotto l’Unione Sovietica, lo scrittore algerino mette in guardia dal «costruire quella barbarie che crediamo di denunciare»:
«L’Occidente è ciò che è: imperfetto e da perfezionare, ma non da distruggere. L’antirazzismo è una battaglia giusta. Ma non deve diventare un atto di vandalismo o di disordine intellettuale».
Riassumendo, scrive ancora Daoud su Le Point, notando che bisognerebbe denunciare anche «il razzismo del Sud» e non soltanto del Nord del mondo,
«Smontare non è costruire, censurare non è rileggere, lottare contro il razzismo non è lottare contro l’Occidente. Con il grande slancio dell’antirazzismo, ritorna l’inquisizione. L’abbiamo già conosciuta durante il fascismo. Bisogna costruire un mondo migliore, non la fine del mondo».


giovedì 18 giugno 2020

SI PARLA DELLA SCUOLA, E SEMBRA UN DIVAGARE



Se il governo si togliesse per un attimo la mascherina dagli occhi, vedrebbe subito l'iceberg a cui sta andando incontro. Una specie di iceberg fantasma, a cui nessuno sembra dare eccessiva importanza. Si parla della scuola, e sembra un divagare.

(...) Eppure l'iceberg Scuola avanza verso la nave Italia a una velocità spaventosa, nella colpevole incuranza generale. È l'unico settore per cui non è ancora stato previsto nemmeno un protocollo per la ripartenza. Otto milioni di studenti aspettano da inizio marzo una qualche prospettiva per il loro ritorno in classe. La didattica a distanza, lodevolmente sperimentata in questo tempo sconvolto dalla reclusione per pandemia, ha raggiunto un alunno su due, aggravando una povertà educativa che secondo l'Istat ha ormai superato i 2 milioni di minori, un quarto del totale.

Forse si ricomincerà lunedì 14 settembre
, ma non si sa in quanti né come, e poi bisogna ancora incastrare la data con il turno elettorale saltato per virus, visto che la quasi totalità dei seggi è ospite fissa di edifici scolastici. Se ne discuterà con le Regioni, prossimamente. In fondo siamo appena a metà giugno, c'è tutto il tempo per fare finta di risolvere il problema. Tanto ci sono le madri a garantire supplenza: se non loro, chi? Il marito torna al lavoro e la moglie, obbligata dalla necessità, resta accanto ai figli, e magari il lavoro lo perde per prima. Ma è una condanna di genere, tocca rassegnarsi, rimandando la chimera della parità a tempi più propizi.

Altrove hanno avuto chiaro da subito qual era la priorità sociale. In Germania, Francia, Regno Unito, Danimarca, ma persino in Paesi più fragili come Grecia e Portogallo, chi dalle materne e chi anche solo per concludere i cicli, hanno tentato di cucire la ferita aperta dalla pandemia mettendo per i primi i bambini. Noi stiamo facendo il contrario, e non da oggi.

Fra i 37 Stati dell'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico,
·         siamo con vergogna all’ultimo posto per spesa pubblica destinata all’istruzione: 6,9 % del totale (gli Usa, quasi il doppio; il Cile addirittura il triplo). 
·         Abbiamo il più basso tasso di laureati d’Europa (dopo la Romania) e uno dei più alti di abbandono scolastico (un milione in 10 anni). 
·         Record negativo anche per gli stipendi dei docenti, gli «artigiani delle generazioni future», secondo la felice immagine di Papa Francesco: tutti abbondantemente sotto media Ocse, dalle elementari alle superiori. Se si fa la media di tutto, non suona strano che il 20 % dei nostri giovani (16-29 anni) abbia capacità di lettura considerate minime. E non è più vero che non è mai troppo tardi.
·         Le nostre 41 mila scuole sono in gran parte vecchie, ammalorate, concentrate in grandi plessi da oltre mille studenti (con un solo preside per tutti, una condanna più che una cattedra, e aule ingestibili da 30 alunni) invece che distribuite in piccole unità educative sul territorio.
·         Il corpo docente (dagli impiegati ai bidelli) è intorno al milione, con 700 mila insegnanti, di cui 200 mila precari, picco storico. E il conto lo pagano un po' tutti, a cominciare dalle categorie più esposte, più vulnerabili, con moltissimi disabili ormai privati degli indispensabili insegnanti di sostegno, per carenza di personale e di competenze.
A fine dicembre 2019 si era dimesso il ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, deputato Cinquestelle e professore di Economia politica: esaminata la situazione, aveva chiesto dei fondi che non gli erano stati concessi. Allora, prima del virus, riteneva indispensabili 3 miliardi di finanziamento strutturale. Nell'ultimo Decreto Rilancio, quindi post virus, alla scuola, questa scuola italiana, sono stati destinati 1 miliardo e 400 milioni, la metà di quelli per Alitalia.

La metafora dell'iceberg non pare esagerata. Rileggete per favore con calma questi numeri: la loro somma è lo zero che la nostra classe dirigente, il nostro governo, le nostre istituzioni, stanno pensando di investire sul futuro degli italiani che hanno più futuro davanti. Ed è una ipoteca di cui dovranno rendere conto, senza alibi da pandemia che possa giustificare una visione così miope, una sottrazione di apprendimento e socialità a danno delle generazioni che hanno tutti i diritti di poter vivere in un'Italia attenta anche ai loro, di diritti.
Tratto da un articolo di CARLO VERDELLI, Corriere della sera

sabato 13 giugno 2020

STATI UNITI. «LA RISPOSTA ALL'IMPOTENZA È UNA PRESENZA»


Quello che c'è in primo piano, però, è un grande «bisogno di vivere, respirare».

 José Medina*

Father Josè Medina
Un grido profondamente umano risuona per le nostre città. Ancora una volta, uomini e donne di colore temono di essere uccisi indiscriminatamente da coloro che hanno il compito di proteggerli e servirli. Si sentono impotenti.

Lo spiega bene Kareem Abdul-Jabbar in un contributo ospitato sul Los Angeles Times: «Vedendo i manifestanti neri nell’era di Trump e del Coronavirus dobbiamo renderci conto che sono persone spinte al limite, non perché vogliono bar e saloni di bellezza aperti, ma perché vogliono vivere. Respirare».

Ci sentiamo tutti impotenti.

Un modo comune per attenuare l’impotenza è quello di identificare un nemico ed escogitare modi per sottometterlo. Gettarsi nella mischia restituisce una sensazione di potere. Se non siamo in prima linea, la sensazione di potere si prova twittando o semplicemente commentando i mali della società.
 
Manifestanti a Minneapolis 2 giugno 2020
Tuttavia questo non risponde adeguatamente al grido dei manifestanti. L’umiliazione pubblica che è seguita al video virale della reazione di Amy Cooper verso Christian Cooper, un nero in Central Park, non ha contribuito a sradicare il razzismo (vedi nota a piè di pagina).

Martin Luther King Jr. una volta disse che potremmo riuscire a uccidere l’assassino, ma non saremo in grado di cancellare l’assassinio. La convinzione che eliminare ogni persona razzista violenta sconfiggerà il razzismo trascura un fatto incontrovertibile: tutti noi desideriamo vivere, e siamo tutti violenti, persino razzisti.

Come disse King: «C’è qualcosa in ognuno di noi che ci fa gridare con Goethe: “Ci sono tante cose in me da rendermi gentiluomo e mascalzone”».

Tutti noi desideriamo vivere, essere amati - e questi desideri non sono estranei nemmeno al poliziotto che ha ucciso George Floyd. E siamo tutti violenti, con chi non conosciamo, e persino con chi amiamo.

Se siamo onesti, possiamo riconoscere in noi la donna nel parco, il poliziotto e il manifestante violento. Si vede nei nostri post su Facebook e Instagram. La facciamo franca perché nessuno li ha registrati.

Indipendentemente dalla condizione sociale, dalla razza o dalla religione, nonostante ciò che abbiamo fatto o siamo capaci di fare, tutti noi condividiamo questo grido di protesta. Vogliamo vivere, e non sappiamo come. Cosa può rispondere a quel grido umano?

Nel 2017, Richard Preston, all’epoca Mago Imperiale del Capitolo del Maryland del Ku Klux Klan, sparò con la pistola contro un uomo di colore durante le proteste a Charlottesville, in Virginia. Invece di condannare drasticamente Preston, Daryl Davis, un uomo di colore, decise di fare amicizia con lui, come aveva fatto con molti altri membri del Klan.

Un anno dopo, la fidanzata di Preston invitò Davis ad accompagnarla all’altare al loro matrimonio. Come King, Davis crede che solo l’amore abbia il potere salvifico di trasformare gli uomini e le donne all’apparenza più “recalcitranti”. Il suo agire evoca le parole di King: «La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio: solo l’amore può farlo».

Tanta gente è scettica riguardo all’atteggiamento di Davis. Molti pensano che la sua posizione sia inadeguata per affrontare i problemi endemici della nostra società.

Durante un acceso dibattito nel reportage “Accidental Courtesy” del Public Broadcasting Service, Kwame Rose, un attivista del movimento Black Lives Matter, ha detto a Davis: «Smettila di sprecare il tuo tempo entrando nelle case della gente che non ti ama». Eppure, la “presenza” di Davis cambia misteriosamente le persone.

Nei giorni scorsi, ci hanno commosso le immagini di agenti di polizia che ascoltano quel grido, si uniscono ai manifestanti, leggono le liste delle persone uccise o si inginocchiano insieme in segno di solidarietà per le vittime della violenza e del razzismo.

Abbiamo visto come la risposta all’impotenza non sia il potere, ma una “presenza” capace di comunicare con il presunto nemico. Se manca una presenza, la nostra impotenza è spaventosa.

Il contributo costruttivo che possiamo offrirci gli uni gli altri in questo momento drammatico è quello di ascoltare il grido, di non nasconderlo attraverso soluzioni frettolose e di condividere la nostra esperienza di uno che risponde alla nostra impotenza e risveglia la nostra umanità. Solo uomini e donne consapevoli di essere stati riscattati da una presenza potranno dar vita a leggi migliori e strutture sociali più umane.

CatholicPhilly.com, 9 giugno 2020

*responsabile di CL negli Stati Uniti

Nota
Amy Cooper è una donna bianca che il 25 maggio, giorno dell’omicidio di George Floyd, in un parco di New York mentre non teneva il cane al guinzaglio, come prevede la  legge, ha chiamato la Polizia affermando che un afroamericano(Christian Cooper,che le chiedeva di mettergli la museruola) la minacciava. L’episodio minimo in se dimostra una cosa evidente: Amy infatti è bianca, Christian è nero. 
Perché Christian, che chiedeva ad Amy di rispettare una regola, non ha chiamato la polizia per riportare l’ordine? E perché Amy, consapevole di essere nel torto e di aver trasgredito a una regola, ha pensato di chiamare la polizia per ristabilire l’ordine? Perché nella chiamata alla polizia ha detto di essere in pericolo di vita? E perché ha sentito la necessità di specificare che chi la minacciava era un afroamericano?
I loro comportamenti sembrano rispondere a uno schema di lungo periodo, presente nella società statunitense. Se per Christian evitare il più possibile di avere a che fare con la polizia può essere un comportamento saggio, per Amy la polizia rappresenta la sicurezza di poter far valere i suoi diritti, perfino nel torto.
Il fatto è stato ripreso in un video, ed è diventato virale nei social suscitando indignazione.
Amy Cooper, dopo essere stata sospesa dalla società per cui lavora, che ha aperto una inchiesta per razzismo, ha rilasciato una dichiarazione pubblica di scuse nei confronti di Christian Cooper, sottolineando di non essere razzista.