mercoledì 18 marzo 2020

QUESTA E’ L’ORA DI PIOMBO


EMILY DICKINSON

Dopo un grande dolore viene un senso solenne,
stanno composti i nervi, come tombe,
Il cuore irrigidito si chiede se proprio lui
soffrì tanto? Fu ieri o qualche secolo fa?
I piedi vanno attorno come automi
per un'arida via
di terra o d'aria o di qualsiasi cosa,
indifferenti ormai:
una pace di quarzo, come un sasso.
Questa è l'ora di piombo, e chi le sopravvive
la ricorda come gli assiderati
rammentano la neve:
prima il freddo, poi lo stupore,
infìne la resa


Emily Dickinson trascorse gran parte della sua vita in un isolamento volontario, tra tensioni e privazioni, ossessione della morte, desiderio di un Dio assente e contemplazione della Creazione come manifestazione divina. 
I suoi versi, concepiti nel dolore assumono l’aspetto pesante del piombo o diventano laceranti come l’attesa e la resa. Dopo un grande dolore, i nervi riposano come i resti mortali vengono deposti in una tomba. Il prosieguo dei giorni è monotono, dove anche la pace diventa dura come il quarzo. Per chi sopravvive al dolore, la vita è un periodo plumbeo, di un’opprimente cupezza. Se ne esce, prima intirizziti e intorpiditi dal gran freddo della vita, poi increduli e disorientati, infine l’abbandono e la resa. 
Dopo il periodo di piombo, la vita va avanti. Prima c’è il gelo, poi lo stupore e infine l’abbandono del dolore.


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