martedì 5 maggio 2020

CONTRO LA PAURA


Julian Carrón guarda oltre il virus

Il teologo e guida di Comunione e Liberazione riflette sul tempo presente,  Contro la paura, la proposta di una fede che «vive intensamente il reale»

di Davide Rondoni

Tra le diverse personalità che a vario titolo hanno fatto uscire libri, instant book etc. a proposito della situazione impostasi con il Coronavirus, dalle antologie degli scrittori “di successo“ ai pamphlet di economia, ecco anche il libro intervista di Julián Carrón con Alberto Savorana, suo capoufficio stampa. Una quarantina di pagine.
Il sacerdote spagnolo occupa una posizione importante avendo ereditato da don Giussani il ruolo formale di guida del movimento da lui fondato, Comunione e Liberazione, presente in tutto il mondo.
Ma non si tratta di un libro rivolto agli aderenti, come del resto mai sono stati “interni“ i libri
di don Giussani e altri di don Carrón, bensì un tentativo di lettura, alla luce della fede, della
situazione di oggi. 

Don Carrón lo fa in una situazione che fin dal sottotitolo è definita vertiginosa. Prendendo a prestito parole di molti giornalisti e filosofi oggi à la page, l’autore mette l’accento su questa specie di “vendetta della realtà“ che ha costretto metà dell’umanità a una circostanza imprevista. Una situazione, specie in zone come la Lombardia dove è nato il
movimento di don Giussani, particolarmente segnata dal dolore. In tale situazione, secondo Carrón, ci si ridesta da una specie di “comfort zone“ dove si ha abdicato alle domande fondamentali sui motivi profondi del vivere e intorno a quello che lo sostiene, quando appare persino privato da quella specie di “uscita di sicurezza“ costituita da un facile nihilismo che seguiva l’idea nietzschiana per cui non esiste la realtà ma solo interpretazioni. 

La paura sembra dominare l’orizzonte, ma l’autore azzarda a proporre una alternativa che non è in una ricetta economica o un banale ottimismo alla “andrà tutto bene“. No, invita a essere religiosi cioè leali con la realtà. 

Era l’unica “condizione“ che don Giussani chiedeva per essere uomini religiosi, «vivere intensamente il reale». Del resto il termine re-ligo indica un legame, con la realtà e il suo Mistero. E da qui nasce la “proposta“di Carròn per vivere l’attualità senza dimenticare la propria umanità.
Appoggia la sua proposta a molti esempi di persone oggi toccate in vario modo, e all’esempio altissimo del vescovo Van Thuan imprigionato per anni in isolamento nelle galere vietnamite. Si tratta di non censurare la realtà con ideologia e soprattutto di non riconoscere il divino, ma il divino presente. Ovvero la presenza di persone che, come avviene per la ragazza il cui amato è per ora “invisibile“ ma è vivo, sono pronte a riprendere positività e costruzione.
 
Il Dio che ha detto alla vedova di Naim, prima di risorgerle il figlio, “non piangere“ suscita persone di speranza. Anche ora.
Il testo forse non si sofferma adeguatamente, come don Giussani invece era solito, sulla incidenza che il potere ha nel tentare di disegnare quel che percepiamo come realtà ed educare le nostre reazioni ad essa.
Ma offre una via in tale vertigine oscura, proponendo non mezze misure ma una vertigine di vita visitata dalla speranza.

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