venerdì 26 agosto 2011

GRAHAM GREEN: UNO SCRITTORE CHE SI DA' IL CASO SIA CATTOLICO




UN BARLUME
DI SPIEGAZIONE



Non ha tutti i torti, Dario Fertilio, quando sbertuccia (sul Corriere della Sera) la moda di arruolare scrittori defunti oppure personaggi fantastici come Tex Willer, Harry Potter o Bart Simpson, tutti impossibilitati a replicare, nelle schiere dei credenti o addirittura dei cattolici, se non in pectore, beatamente inconsapevoli di esserlo.

Come antidoto a certe spericolate etichettature, si può ricorrerre alla lettura di un grande scrittore inglese che cattolico lo era davvero, convintamente (di famiglia anglicana, si era convertito ventiduenne alla chiesa di Roma) e sobriamente. Si tratta di Graham Greene, l’autore del “Terzo uomo” e del “Nostro agente all’Avana”, di cui Mondadori ha da poco pubblicato negli Oscar “Tutti i racconti” (812 pagine, 19 euro), alcuni dei quali per la prima volta tradotti in italiano. Della sua scelta, Greene diceva semplicemente: “Sono uno scrittore che si dà il caso sia cattolico”. Nella famosa intervista alla Paris Review, nel 1953, spiegò poi che, al contrario dei peccatori di Mauriac, che agiscono contro Dio, i suoi “per quanto provino, non ci riescono mai veramente”.

Ma è proprio in un racconto del 1948, contenuto nella raccolta Mondadori (“Un barlume di spiegazione”), che troviamo qualche elemento in più. I due personaggi – che per caso dividono lo scompartimento in “un lungo viaggio in treno in una tarda sera di dicembre”, con il riscaldamento rotto e la luce troppo fioca per leggere – mettono in scena il più classico contraddittorio sull’origine del male del mondo. Il narratore è un agnostico che si ribella “di fronte all’idea di un Dio che può abbandonare così le sue creature alle atrocità del libero arbitrio”. L’interlocutore, subito identificato come “cattolico romano”, lo ascolta quieto, senza “traccia dell’indifferenza o dell’arroganza intellettuale che mi sarei aspettato da un cattolico”.

Il primo vuole sapere se c’è una vera ragione per le sofferenze e per la “corruzione, anche dei bambini”. L’altro gli racconta una storia, senza pretendere di voler dare una risposta assoluta ma, appunto, “un barlume di spiegazione”.

Un bambino di dieci anni, David, serviva messa nella chiesetta di una piccolissima comunità cattolica dell’Anglia orientale. Sì e no cinquanta persone, oggetto di dileggio e ostilità da parte della maggioranza anglicana. Uno dei due fornai del paese, un “libero pensatore” – da lui i cattolici non compravano mai il pane – un giorno propone al piccolo David (che dell’uomo ha paura ma che accetta, in cambio di un giocattolo) un patto scellerato: vuole che il ragazzino rubi un’ostia consacrata e gliela porti…

Al termine del racconto (pura suspence alla Greene, vietato raccontare la fine) c’è, per chi voglia conoscerla, più di una ragione del suo cattolicesimo.

Graham Greene
Tutti i racconti
Mondadori - 812 pp. - 19 euro
di Nicoletta Tiliacos
Tratto da Il Foglio del 14 agosto 2011

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