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domenica 26 novembre 2023

PAPA FRANCESCO E IL SINODO TEDESCO

 Lettera che esprime preoccupazione per il Cammino sinodale tedesco

Papa Francesco ha scritto una lettera a quattro laiche cattoliche tedesche esprimendo le sue “preoccupazioni”sulla direzione della Chiesa cattolica in Germania. Quella che segue è la traduzione inglese del testo completo della lettera tedesca, firmata dal papa il 10 novembre e pubblicata per la prima volta dal quotidiano tedesco Welt il 21 novembre:

Dal Vaticano, 10 novembre 2023

Caro professor Westerhorstmann, Caro professor Schlosser, Caro professor Gerl-Falkovitz, Cara signora Schmidt,

Estendo la mia gratitudine per la sua gentile lettera datata 6 novembre. Le sue preoccupazioni riguardo agli attuali sviluppi all'interno della Chiesa in Germania mi hanno raggiunto e condivido le sue preoccupazioni. Sono infatti numerosi i passi intrapresi da segmenti significativi di questa Chiesa locale che minacciano di allontanarla sempre più dal cammino comune della Chiesa universale. Ciò include senza dubbio l’istituzione del comitato sinodale a cui hai fatto riferimento. Questo comitato ha lo scopo di istituire un organo consultivo e decisionale. Tuttavia, come sottolineato nella risoluzione corrispondente, la struttura proposta non è in linea con la struttura sacramentale della Chiesa cattolica. Di conseguenza, la sua formazione è stata vietata dalla Santa Sede con lettera del 16 gennaio 2023, che ha ricevuto il mio specifico appoggio.

Nella mia “Lettera al popolo di Dio pellegrino in Germania”, ho cercato di non trovare la “salvezza” in comitati in continua evoluzione, né di persistere in dialoghi egocentrici che riproponevano gli stessi temi. Piuttosto, miravo a sottolineare nuovamente l’importanza della preghiera, della penitenza e dell’adorazione. Ho sollecitato un’apertura e un invito all’azione per impegnarci con i nostri fratelli e sorelle, in particolare quelli che si trovano sulla soglia delle nostre chiese, nelle strade, nelle carceri, negli ospedali, nelle pubbliche piazze e nelle città (come menzionato nella sezione 8). Credo fermamente che in questi luoghi il Signore ci guiderà.

Lodo i vostri contributi alla teologia e alla filosofia e vi ringrazio per la vostra testimonianza di fede. Il Signore vi benedica e la Beata Vergine Maria vi custodisca. Vi chiedo gentilmente di continuare a pregare per me e per il nostro comune impegno per l'unità.

Uniti nel Signore,

Francesco

 

lunedì 27 marzo 2023

GERMANIA RITORNO A LUTERO?

Il Cammino sinodale tedesco si è concluso con il via libera a un programma di svolta che in autunno minaccia di travolgere Roma.

 Anche perché la Germania è solo l’avanguardia di una Chiesa che vuole profonde riforme. Ora che il Synodale Weg, il Cammino sinodale tedesco si è concluso, le carte sono tutte ben visibili sul tavolo, ed è quindi possibile capire la portata delle richieste avanzate, anche se non si sa bene a chi, considerato che più d’un vescovo e molti laici che hanno partecipato al lungo percorso hanno fatto intendere – chi più esplicitamente, chi meno – che l’opinione di Roma conta, ma fino a un certo punto.

Statua di Martin Lutero nella sala Paolo VI

Lo stesso presidente della Conferenza episcopale, mons. Georg Bätzing, in una recente intervista televisiva ha dichiarato la propria (ovvia) disponibilità a discutere con il Vaticano, anche se – ha precisato – “la nostra azione non cambierà”.
A ogni modo, è innegabile che il Cammino sinodale della Chiesa tedesca abbia avuto, e continui ad avere, una rilevanza globale. I delegati erano 230, rigorosamente divisi in gruppi di lavoro (i quattro forum), vi hanno partecipato tutti i vescovi e moltissimi laici. Si potrebbe dire che il “Popolo di Dio”, che è infallibile in credendo, era presente a Francoforte, parentesi su Zoom causa lockdown compresa.

Ma cosa hanno deliberato in Germania?

Innanzitutto, il via libera alla benedizione delle coppie formate da persone dello stesso sesso, quindi il sì al riaccostamento all’eucarestia per i divorziati risposati.

Sono stati approvati testi importanti (quindici, nel complesso), come quello che punta al diaconato femminile chiedendo – stavolta al Papa – che sia resa possibile, un domani, anche l’ordinazione sacerdotale delle donne. Voto favorevole all’eliminazione dell’obbligo del celibato per i preti, al fatto che le donne e i laici predichino durante la messa.


E poi la diversità di genere, che va capita, compresa e accompagnata: 38 vescovi hanno votato sì, 7 no e 13 hanno preferito astenersi. Qui l’assemblea ha penato parecchio: la prima bozza, intitolata “Vivere in rapporti che funzionano. Linee di fondo di un’etica sessuale rinnovata”, era stata bocciata lo scorso settembre, non avendo ottenuto i due terzi dei voti favorevoli. Alla fine, dopo settimane di lavoro, è stato trovato un compromesso che ha deluso quanti spingevano sull’acceleratore. Eppure, nel testo approvato, si leggono critiche al “Magistero che ignora l’esistenza di varianti non binarie” e si arriva a chiedere che nei registri battesimali sia consentito di non indicare il genere del bambino o, se proprio non si vuole lasciare libera la casella, la facoltà di scrivere “diverso”. Esulta, per l’approvazione del documento sul diaconato femminile, il vescovo di Fulda, mons. Michael Gerber, che ora auspica che tale apertura sia intesa per tutti i ministeri ordinati. Dopotutto, l’80 per cento dei vescovi ha approvato la richiesta che il Pontefice riveda l’Ordinatio sacerdotalis di Giovanni Paolo II, che si conclude in un modo che più netto non si potrebbe: “Al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”.

 Definitivo, dunque. Lo stesso Papa Francesco più volte s’è soffermato su tale parola, per dire che “la questione è chiusa”. Qualcuno, come la superiora francescana Katharina Ganz, la pensa diversamente e avrebbe sperato in qualcosa di più: s’è detta dispiaciuta che la priorità ce l’abbia il diaconato femminile. Lei avrebbe voluto subito il sì alle donne prete sull’altare. Le conclusioni del Synodale Weg non sono mai state in dubbio: senza considerare il laicato attivo in Germania, la schiacciante maggioranza dell’episcopato era a favore del “piano di riforme”, a cominciare dall’ex presidente, il cardinale Reinhard Marx, che pure guida la diocesi di Monaco, madre della Baviera da sempre fedele a Roma. Fu lui, durante il Sinodo universale sulla famiglia a far capire che le acque del Reno erano tornate a scorrere impetuose nel Tevere, dicendo a confratelli, giornalisti e popolo che non sarebbe stata più Roma “a dirci quello che dobbiamo fare qua”. A quasi un decennio di distanza, gli fa eco il confratello mons. Franz-Josef Overbeck, stanco dei freni imposti dal Vaticano: a suo giudizio, la Chiesa in Germania può anche fare da sola in certi campi, senza attendere arcaici nulla osta spediti da Oltretevere.

Matteo Matzuzzi, da Il Foglio

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mercoledì 15 marzo 2023

LA CHIESA TEDESCA E L’ERRORE DI «RINCORRERE IL MONDO»

Mons. Camisasca dopo lo strappo del Sinodo di Germania su coppie gay e celibato dei preti: «Tanto più saremo assillati dal numero, tanto più le persone ci lasceranno. La Chiesa è “indietro” perché è chiamata da Cristo a stare dietro di Lui»

Pietro Piccinini Tempi

monsignor Georg Bätzing(foto Ansa)
                                             presidente della Conferenza episcopale tedesca, 

L’annunciato strappo della Chiesa tedesca alla fine è arrivato: venerdì scorso l’Assemblea del Cammino sinodale in corso da mesi in Germania ha votato a stragrande maggioranza a favore delle celebrazioni per la benedizione delle coppie dello stesso sesso, chiedendo anche la messa in discussione del celibato sacerdotale.

I giornali lo hanno definito «un guanto di sfida storico al Vaticano», e del resto lo stesso papa Francesco, da parte sua, finora non ha risparmiato richiami anche molto netti rispetto al metodo scelto dai vescovi e dai laici tedeschi che da oltre un anno discutono di come andrebbe riformata la Chiesa. L’ultimo poche settimane fa, quando il Pontefice ha definito il Sinodo di Germania «elitario», «non serio» e a rischio ideologia.

Non condivide merito e metodo della “Synodaler Weg” nemmeno monsignor Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia, teologo, fondatore e a lungo superiore generale della Fraternità sacerdotale dei missionari di san Carlo Borromeo. Oltre ad avere dato recentemente alle stampe un libro che intende essere proprio un “contributo per una riforma nella Chiesa” (La luce che attraversa il tempo, edizioni San Paolo, qui la nostra recensione), nell’aprile scorso Camisasca ha sottoscritto con altri 69 vescovi di tutto il mondo una lettera per chiedere ai confratelli di Germania di non rischiare uno scisma per conformarsi alla mentalità del mondo. A lui abbiamo chiesto un giudizio sulla nuova “fuga in avanti” della Chiesa tedesca.

Monsignore, perché la Chiesa non può benedire le coppie dello stesso sesso, come invece intendono fare i vescovi tedeschi a partire dal 2026?

Benedire da parte di Dio significa approvare e anzi innervare con la Sua grazia una realtà della natura. Il matrimonio inteso come unione tra l’uomo e la donna in vista di una vita vissuta assieme nell’amore e aperta al dono dei figli è un evento naturale di cui parlano già i primi capitoli della Bibbia, in particolare Genesi 1 e 2. Esso è stato assunto da Gesù affinché diventasse una strada di realizzazione della Chiesa e della vita personale.

Non si può dunque benedire ciò che esce da questo progetto della natura e di Dio. Quando parlo di natura intendo la realtà così come è stata voluta da Dio e non una realtà lontana da Dio. Natura non vuol dire realtà indipendente da Dio.

 Già quindi nella descrizione del libro della Genesi si parla di un evento inserito nel disegno di Dio, prima ancora del matrimonio cristiano. Il matrimonio in qualunque cultura e storia, indipendente dalla fede, nel disegno di Dio è già contrassegnato dall’incontro fra l’uomo e la donna, dalla sua unità (non ci si può sposare con altri) e dalla sua indissolubilità. Per questo il sacerdote può benedire le persone, ma non può benedire ciò che non solo esula dal piano di Dio ma lo contrasta.

Naturalmente questo non è un giudizio né sulla fede né sull’amore delle persone, ma sul significato che il loro gesto vissuto in pubblico davanti alla Chiesa potrebbe indicare per tutti.

Altra richiesta a Roma approvata dall’Assemblea del Cammino sinodale tedesco è quella di «riesaminare il nesso tra consacrazione e obbligo del celibato». Quest’ultimo, si sente dire spesso, è una delle cause della crisi delle vocazioni e non aiuta l’equilibrio affettivo dei sacerdoti. Lei ha fondato e guidato a lungo un seminario capace di attrarre un notevole numero di giovani: ritiene che il celibato sia un valore?

Riprendo le espressioni usate di recente da papa Francesco. Esse suonavano così: «La messa in discussione del celibato non risolverebbe la mancanza del clero». Io ho lo stesso convincimento. Per esperienza posso dire che la scelta di una donazione totale a Cristo attrae molti giovani. Certo, occorre una verifica seria a riguardo dell’autenticità di questa attrattiva. Dobbiamo condurre le persone verso la maturità affettiva che si può vivere anche al di fuori del rapporto genitale, non al di fuori della propria sessualità, accolta e gioiosamente vissuta come aspetto fondamentale della personalità umana.

D’altra parte Gesù, come attestano i Vangeli, ha vissuto il celibato e ha chiesto ai suoi Apostoli di lasciare tutto, promettendo loro la pienezza dei doni umani già sulla Terra. Per questa ragione fin dal IV secolo abbiamo attestazioni chiare che la Chiesa latina sceglieva come candidati verso il sacerdozio coloro che accettavano di astenersi dai rapporti sessuali. La convenienza del celibato al sacerdozio non è mai stata vista dalla Chiesa come dogma di diritto divino, ma è stata tenuta in alta considerazione nella Chiesa latina e anche in quella orientale per il grado più alto del sacerdozio, che è l’episcopato.

Benedizione delle coppie omosessuali, abolizione del celibato dei preti, sacerdozio femminile, perfino aborto… Sono molti i temi su cui il Cammino sinodale tedesco, almeno nelle intenzioni dei promotori, ha puntato ad assimilare la mentalità del mondo. Crede che questo tipo di “aperture” possano fare aumentare il gregge dei fedeli?

Assolutamente no, come purtroppo dimostrano gli abbandoni presso le altre confessioni cristiane. Noi non dobbiamo rincorrere il mondo. Per rimanere nella stessa immagine direi così: dobbiamo rincorrere le persone. Cercare l’uomo smarrito e mostrargli la luminosità della vita cristiana che, certo, comporta anche prove e sacrifici, ma in vista di un bene e di una felicità più grandi. Nella comunità cristiana ci stiamo tutti, con i nostri sbagli e i nostri peccati, ma non dobbiamo far diventare bene ciò che è male. In questo modo non faremmo altro che accrescere lo smarrimento e la confusione e ottenere un disagio più grande per i nostri fratelli e sorelle.

L’obiettivo di rendere il magistero più facilmente “digeribile” a un maggior numero di persone, nella speranza magari di tornare a riempiere le chiese, è un criterio adeguato per la riforma della dottrina?

Non è la dottrina che va riformata, è la nostra vita che va riformata. Riformare vuol dire guardare alla forma di vita che Cristo ha vissuto e ottenere da Lui la luce e la forza per accoglierla come il dono più grande che potremmo ricevere. Tanto più saremo assillati dal numero, tanto più le persone ci lasceranno. Non sono per niente un sostenitore della frase: “Piccolo è bello”. Vorrei che tutti gli uomini conoscessero e amassero la mia casa. Ma so benissimo che entrare nella casa di Dio implica la chiamata del Padre attraverso altri uomini e la libertà della persona. La perdita numerica delle nostre comunità nasce dalla freddezza della nostra fede e da un amore per gli uomini ormai illanguidito.

 la lettera-appello dei 70 vescovi ai confratelli di Germania si esprime preoccupazione non solo per il contenuto dei vari documenti prodotti dal Cammino sinodale tedesco, ma anche per «la natura dell’intero processo». Perché?

Qualcuno pensa che il “Sinodo” tedesco sia un evento approvato dalla Chiesa di Roma.

Non è così. Anche se la maggioranza dei vescovi si è espressa in un certo modo, le verità della fede non sono decise dalla maggioranza. Quando il Papa giustamente ricorda il senso di fede dei fedeli, non intende affidare a un processo democratico di votazioni le verità della nostra vita ecclesiale. La fede autentica è quella vissuta dagli Apostoli, da loro testimoniata negli scritti e nel martirio, e custodita dalla tradizione fino ai nostri giorni.

La fede certamente richiede di essere vissuta in forme sempre nuove, ma non può essere inventata. È una vita che ci è trasmessa. Spetta a noi tramandarla nella sua integrità rinnovandone le forme espressive, se necessario.

La Chiesa è “indietro”?

Sì, la Chiesa è indietro perché essa è chiamata da Cristo a stare dietro di Lui. Quando Pietro, pochi minuti dopo avere affermato la fede nel Figlio di Dio a nome di tutto il collegio degli Apostoli, Lo rimprovera perché ha parlato di morte e resurrezione, si sente dire: «Vai dietro di me, Satana, tu mi sei di scandalo». Pietro voleva andare dietro al mondo e invece Cristo chiede che vada dietro di Lui, altrimenti da pietra sarebbe diventato pietruzza di inciampo, come letteralmente quella parola vuol dire.

 

domenica 18 dicembre 2022

LA CRISI TEDESCA, LA CHIESA MONDIALE E PAPA FRANCESCO

Si dice spesso che il cattolicesimo tedesco sia in uno scisma de facto. Questa è una descrizione inadeguata della crisi tedesca. Il cattolicesimo tedesco manifestato nei documenti del Cammino sinodale è in apostasia.

14 dicembre 2022 Giorgio Weigel 

L'Anno del Signore 2023 sarà probabilmente testimone di drammi cattolici che non possiamo prevedere ora; questa è la via della Provvidenza. Quello che possiamo sapere con certezza sul prossimo anno è che la crisi tedesca della Chiesa mondiale giungerà al culmine, perché quanto sta accadendo in Germania si scontrerà con la prima sessione del Sinodo sulla sinodalità per una Chiesa sinodale nell'ottobre 2023. E il la risoluzione della crisi tedesca sarà, se non del tutto determinante, quindi enormemente consequenziale, nel definire l'eredità di Papa Francesco.

Bandera LGBT sulla Chiesa di St. Paul a Monaco di Baviera

Allora cosa sta accadendo in Germania, lungo il suo “Cammino sinodale” nazionale? Molte cose stanno accadendo: L'arma del crimine e del peccato dell'abuso sessuale per reinventare il cattolicesimo; il rifiuto delle concezioni cattoliche consolidate dell'amore umano e della sua espressione; una resa incondizionata all'ideologia di genere e alla sua decostruzione del concetto biblico di persona umana; una rivoluzione dell'ecclesiologia che, in nome dell'emancipazione laicale, svuota gli incarichi di vescovo e sacerdote del loro pieno carattere sacramentale; la graduale riduzione della Chiesa a una ricca ONG, che compie opere buone definite dal consenso politicamente corretto del momento.

Al di sotto di tutto questo - e qui arriviamo al fondo della linea di fondo - c'è un rifiuto del solenne insegnamento del Concilio Vaticano II sulla rivelazione divina. E poiché la costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione del Vaticano II, nota con il suo titolo latino Dei Verbum (La Parola di Dio), è stata la conquista fondamentale del Concilio, rifiutare l'insegnamento della Dei Verbum significa rifiutare il Vaticano II. Il “percorso sinodale” tedesco non è uno sviluppo del Concilio. È un rifiuto del Concilio.

La Dei Verbum ha affermato con forza la realtà della rivelazione divina e la sua autorità vincolante nel tempo. Attingendo a più di un secolo di riflessione biblica e teologica sulla storia della salvezza, il Vaticano II ha insistito, contro il senso dell'alta cultura moderna, che il cristianesimo non è un pio mito o una raccolta di leggende ispiratrici. Il cristianesimo è un incontro con il Figlio di Dio incarnato, la seconda Persona della SS. , Mosè e i Profeti.

Dei Verbum ha anche insegnato che la rivelazione di Dio all'umanità si è compiuta in Gesù Cristo. I cattolici scandagliano continuamente le profondità di quella rivelazione e del suo significato nel tempo, e così la nostra comprensione cristiana cresce. Ma la rivelazione giudica ogni momento storico; la rivelazione non è giudicata dai "segni dei tempi".

O per dirla nel modo più semplice possibile: Dio sa meglio di noi ciò che rende la felicità umana, la prosperità e, infine, la beatitudine. I “segni dei tempi” possono aiutarci a cogliere meglio ciò che Dio ha detto nella Scrittura e nella Tradizione. Ma se i "segni dei tempi" (ad esempio, l'ideologia di genere) contraddicono ciò che Dio ha rivelato sulla nostra natura e sul nostro destino, i "segni dei tempi" sono storti, non la parola di Dio.

I documenti del Sentiero sinodale tedesco, spesso formulati in un sociologese che intorpidisce la mente ricoperto da una sottile patina di linguaggio religioso, essenzialmente negano tutto questo.

In questi testi, i “segni dei tempi” sono il motore dell'autocomprensione della Chiesa, tanto che non ci sono punti di riferimento stabili per sapere se un presunto sviluppo della dottrina sia un vero sviluppo o una frode. Né la rivelazione divina ci dà una solida comprensione di chi siamo e di ciò che rende una vita retta: "l'autodeterminazione" prevale sulle verità inscritte da Dio nella natura e nelle relazioni umane, "il genere è... da vedere in modo multidimensionale" e per suggerire altrimenti "porta a violazioni dei diritti umani".

Si dice spesso che il cattolicesimo tedesco sia in uno scisma de facto. Questa è una descrizione inadeguata della crisi tedesca. Il cattolicesimo tedesco manifestato nei documenti del Cammino sinodale è in apostasia. Il Cammino sinodale tedesco non accetta la “fede che è stata trasmessa una volta per sempre ai santi” (Giuda 1:3). Piuttosto, uno dei suoi testi “fondamentali” affermava all'inizio di quest'anno che “anche nella Chiesa opinioni e stili di vita legittimi possono competere tra loro, anche in termini di convinzioni fondamentali”.

Papa Francesco sopporta un pesante fardello nel cercare una soluzione della crisi tedesca che sia fedele alla realtà e all'autorità vincolante della rivelazione divina. Se tale risoluzione non si raggiungerà, però, solleverà i più seri dubbi sull'intero progetto di “sinodalità” centrale del suo pontificato.

 https://www.catholicworldreport.com/2022/12/14/the-german-crisis-the-world-church-and-pope-francis/

martedì 4 ottobre 2022

DEUTSCHE CHRISTEN O CRISTIANI E BASTA? LA PESSIMA DERIVA DEI VESCOVI TEDESCHI.

LEONARDO LUGARESI

Cardinale Kurt Koch

Qualche giorno fa il cardinale Kurt Koch, prefetto del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, ha rilasciato un’intervista, nel corso della quale, rispondendo a una domanda sul rischio che il “cammino sinodale” della chiesa in Germania stia di fatto portando alla sua trasformazione in una “chiesa tedesca”, ha detto queste parole, molto vere e molto importanti: «Dove la rivelazione non è più la misura dell’annuncio e della teologia, ma dove, al contrario, il proprio pensiero vuole decidere cosa appartiene alla rivelazione di Dio, nasce l’irresistibile impulso a sviluppare una teologia e un annuncio originali. Ciò che il Concilio Vaticano I ha detto sul Papa vale anche per ogni cattolico: “Lo Spirito Santo non è stato promesso ai successori di Pietro perché portino alla luce una nuova dottrina attraverso la sua rivelazione, ma perché con la sua assistenza conservino e interpretino fedelmente la rivelazione trasmessa dagli apostoli o l’eredità della fede” (DS 3070).

Mi irrita che, oltre alle fonti di rivelazione della Scrittura e della Tradizione, si accettino nuove fonti; e mi spaventa che questo stia accadendo – di nuovo – in Germania. Questo fenomeno, infatti, si è già verificato durante la dittatura nazionalsocialista, quando i cosiddetti “cristiani tedeschi” hanno visto la nuova rivelazione di Dio nel sangue e nel suolo e nell’ascesa di Hitler. La Chiesa ha protestato contro questa situazione con la Dichiarazione teologica di Barmen del 1934, la cui prima tesi recita: “Respingiamo la falsa dottrina secondo cui la Chiesa potrebbe e dovrebbe riconoscere altri eventi e poteri, figure e verità come rivelazione di Dio, a parte e in aggiunta a questa unica parola di Dio come fonte di predicazione”. La fede cristiana deve sempre essere interpretata in modo fedele alle sue origini e al tempo stesso contemporaneo. La Chiesa è quindi certamente obbligata a prendere nota dei segni dei tempi e a prenderli sul serio. Ma non sono nuove fonti di rivelazione. Nel processo a tre fasi della conoscenza fedele – vedere, giudicare e agire – i segni dei tempi appartengono al vedere e non al giudicare, accanto alle fonti della rivelazione. Mi sfugge questa necessaria distinzione nel testo di orientamento del “Cammino sinodale”».

La reazione scomposta e perfino puerile del presidente della conferenza episcopale tedesca, Bätzing, che ha minacciato di “denunciare” al papa il cardinale Koch (?), se questi non avesse immediatamente ritrattato le sue dichiarazioni e se ne fosse scusato, è il segno che è stato toccato un nervo scoperto; anzi direi che dimostra che è stata disturbata la “cattiva coscienza” dei vescovi tedeschi, ma ciò non toglie un grammo di verità alle parole del cardinale, che meritano di essere attentamente meditate.

Il Sinodo tedesco

Il problema della chiesa, oggi, non è lo scontro tra “tradizionalisti” e “progressisti” inteso come una contrapposizione tra chi è legato al passato e chi invece guarda al presente. Sotto questo profilo, non c’è alcun dubbio che il “tradizionalismo” come attaccamento al passato (o “indietrismo” come ama chiamarlo papa Francesco) è una posizione sbagliata e perdente. Il tempo della chiesa, come diceva Möhler è un «perpetuo presente», ma lo è perché per essa il passato non è passato, nel senso di qualcosa di finito e non più vivo: «La tradizione» – diceva quel grande teologo – «è il vangelo vivo, annunciato dagli apostoli nella sua integrità, procedente dalla pienezza della loro anima santificata» e in quanto tale essa «mostra la identità tra la coscienza cristiana di un singolo credente – o di un gruppo limitato – e la coscienza della Chiesa universale. La forza divina che agisce nella Chiesa e che la viene strutturando è una e identica attraverso tutti i tempi, e lega profondamente, essenzialmente le ultime generazioni cristiane a quelle dei primi tempi. Perciò – detto per inciso – la Chiesa non conosce il passato, mentre il futuro perde per lei il suo significato: tutto si risolve per lei in un perpetuo presente». (J.A. Möhler, L’unità nella Chiesa. Cioè il principio del cattolicesimo nello spirito dei Padri della Chiesa dei primi tre secoli, trad.it.  Roma 1969, pp. 51.53).

Il problema della chiesa, oggi, è che tanti, anche nella sua gerarchia, ormai non riconoscono più il principio della tradizione e quindi, come ha esattissimamente detto il cardinale Koch, accolgono altre “fonti della rivelazione” generate dallo spirito del tempo. Il suo riferimento ai “cristiani tedeschi” – cioè a quel settore della chiesa luterana che negli anni Trenta del secolo scorso aderì al nazionalsocialismo, vedendo in Hitler l’espressione ultima della riforma – per quanto urticante e scandaloso, è del tutto appropriato. Certo, dire che il cristianesimo “oggi si invera” in Adof Hitler suona insopportabilmente blasfemo alle nostre orecchie, e ci mancherebbe altro; mentre dire, che ne so, che il cristianesimo “oggi si invera” nei poveri del terzo mondo, o nelle istanze delle minoranze di questo o quell’altro genere, o nella lotta per l’ecologia della terra o in qualunque altro valore di moda, può farci un effetto completamente diverso, ma in radice l’errore è lo stesso. Ed è l’apostasia dalla fede che in Cristo c’è tutta intera la rivelazione del Dio unitrino, che Egli è sempre lo stesso «ieri, oggi e sempre» (Ebr. 13, 8) e che non ha alcun bisogno di “inverarsi” in qualcos’altro da sé, perchè è Lui la Verità, Lui che invera ogni altra cosa.

Questo però è un monito che non riguarda solo i deliranti cattolici tedeschi, intenti a consumare uno scisma di fatto (purtroppo finora nell’apparente inerzia della suprema autorità della chiesa), ma è rivolto a tutti noi, senza eccezione, perché tutti siamo continuamente tentati di aggiungere qualcosa alla nostra identità di cristiani, un qualche attributo che ci porta ad essere “cristiani e qualcos’altro”, col risultato che quell’altro diventa, prima o poi, prevalente, e ciò che dovrebbe essere accidentale finisce per diventare sostanziale.

Così, per fare un esempio di tragica attualità, quando scoppiano le guerre, si verifica troppo spesso che anche i cristiani sono spinti a identificarsi prima e più con la propria nazione che con il popolo di Dio a cui appartengono, ed essere ucraini o essere russi diventa più rilevante che essere cristiani di Ucraina o di Russia. Per questo il papa, il quale a modo suo e con tutti i limiti del suo personale stile di governo, è l’unico che cerca di ribadire le buone ragioni della pace (che sono poi le ragioni cristiane della pace), non viene seguito da nessuno, come non lo furono i suoi predecessori quando tennero la stessa giusta posizione in occasione delle precedenti guerre mondiali. (Ma noi, almeno in Italia, abbiamo fatto anche di peggio, perché negli ultimi due anni siamo stati capaci di dividerci tra “cristiani vaccinisti” e “cristiani antivaccinisti”!).

Se Cristo è tutto, essere cristiani basta.