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giovedì 24 giugno 2021

MA NON È UNA BATTAGLIA OMOFOBA

di LUCETTA SCARAFFIA

Quella che da molti viene definita un'inedita e pericolosa ingerenza vaticana nella politica italiana, e quindi una pressione confessionale e oscurantista contro un progresso del nostro paese in tema di libertà, è invece ben altro. E non bisogna paragonare questo passo diplomatico alle battaglie combattute dalla chiesa contro il divorzio e contro l’aborto.

Si tratta infatti di una battaglia nuova: per la libertà di pensiero e di parola di chi non vuole nelle sue scuole una giornata contro l’omofobia né rinunciare a dire cosa pensa dell’ideologia molto controversa del gender.

 


Una battaglia che non è – come vorrebbero i suoi detrattori – istigazione all’odio contro gli omosessuali, o i transgender o quanti vogliono essere classificati come fluidi, ma solo libertà di dire che gli esseri umani, tranne una minoranza esigua, nascono o donne o uomini.

 

Dire questo non significa ovviamente che non si possa poi scegliere il comportamento sessuale, anche in opposizione all’appartenenza biologica. Significa solo poter affermare una verità che è sotto gli occhi di tutti, sostenuta anche da laici e da una parte delle femministe. Significa dire che i desideri trovano un limite nella realtà, e dobbiamo tenerne conto se non vogliamo entrare in una confusione pericolosa e sterile. Questa posizione ferma e chiara ha stupito molti, tanto che si è addirittura sospettata una manovra della curia contro il papa, ritenuto moderno e aperto.

 

Chi oggi osa un atteggiamento critico contro l’opinione dominante viene subito etichettato come reazionario, ottuso e nemico di chi vuole concedere tutto a tutti. Ma anche se questo fosse possibile, dobbiamo ricordare che libertà significa non solo fare ciò che ci pare, ma anche pensare e accettare confronti con gli altri. Compreso chi pensa che gli esseri umani sono donne e uomini, e non giudica necessaria una giornata contro l’omofobia perché il rispetto si dimostra accettando e ascoltando chi pensa in modo diverso da noi.

 

La Santa Sede, con la sua nota, difende la libertà fondamentale: quella di pensiero. Se manca questa – come ha insegnato Hanna Arendt – si cade nel fanatismo, si accetta la dittatura, si è portati a obbedire a ordini sbagliati. Non vorremmo che questa legge fosse un preludio a un mondo dove tutti sono liberi di fare ciò che vogliono, ma sono obbligati a pensare le stesse cose: quelle definite buone e giuste da un gruppo al potere.


tratto da il resto del carlino

lunedì 7 ottobre 2019

GLI AZTECHI E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO


Di Claudio Mancini

Pensando al movimento globale dei cosiddetti “Fridays for future”, affiorano strane suggestioni alla mia mente. Come in un sogno compaiono le popolazioni precolombiane, gli aztechi, dei quali è nota la sconcertante pratica dei sacrifici umani. Essi credevano che il sole, per sorgere ogni mattino, avesse bisogno di un adeguato e continuo tributo di sangue.

Ma abbandoniamo per un istante gli incubi e torniamo alla realtà, comunque piuttosto angosciante visto l’allarme climatico lanciato in ogni sede. Ci viene detto che, se non agiremo prontamente, tra 11 anni esatti arriveremo al punto di non ritorno e sarà la fine.
Per evitare la catastrofe dovremmo azzerare l’utilizzo dei combustibili fossili, mangiare meno carne, e fare meno figli. Insomma dovremmo rinunciare alle cose più belle, demolire l’economia e avviarci verso una serena e consapevole decrescita.

Proviamo allora a mettere in fila alcuni ragionamenti.
Nessuno vuol negare l’evidenza dei cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale, anche se diversi scienziati non ne riconoscono la drammaticità. Il vero problema è se questi cambiamenti siano determinati dall’uomo oppure no, e in tal caso che cosa si possa realisticamente fare per invertire la rotta.
Studiando la questione si scopre che l’origine antropica del global warming è una pura ipotesi. Anche considerando la correlazione esistente tra cambiamento del clima e attività umane, è opinabile ritenere che vi sia un rapporto di causa-effetto. Non vi sono certezze a riguardo, né si è minimamente sicuri che, spegnendo oggi tutte le centrali, le industrie, le automobili, ecc. vi sia un significativo miglioramento. Le variabili in campo sono decisamente troppe per fare previsioni attendibili.
A tal proposito sarebbe utile leggere le considerazioni dei numerosi scienziati che dissentono rispetto a quanto sostiene l’IPCC, l’ente delle Nazioni Unite considerato da tutti i mass media come l’unica autorità in materia.

In particolare è molto significativa la petizione che 92 scienziati, ricercatori e insegnanti italiani hanno indirizzato alle autorità politiche affinché non si aderisca ad acritici programmi di riduzione delle emissioni nell’illusoria pretesa di governare il clima.
Forse a questo punto la strana apparizione degli aztechi comincia a sembrare meno peregrina rivelando la sua valenza premonitrice: dovremmo sacrificare la nostra civiltà per scongiurare un evento che non dipende da noi.

Stiamo regredendo ad uno stadio pre-razionale non dissimile da quello degli aztechi. Milioni di persone manifestano per ridurre le emissioni senza avere la minima consapevolezza di che cosa siano l’anidride carbonica, i gas serra, ecc. Con atteggiamento ciecamente fideistico si proclama l’IPCC come unico depositario delle conoscenze scientifiche e tutti prestano una stucchevole attenzione nei confronti di una ragazzina che non risulta abbia effettuato particolari studi in materia.

In effetti ci sono molti motivi di preoccupazione, soprattutto per il surriscaldato, uniforme e inquietante clima di omologazione culturale che si va instaurando a livello planetario.


Claudio Mancini
venerdì 4 ottobre 2019

Cultura Cattolica

mercoledì 6 dicembre 2017

LIBERI MA NON UGUALI


Il nuovo partito di sinistra,capeggiato dal Presidente del Senato Grasso,è stato denominato “Liberi e Uguali”.

Se la parola  “liberi”, in una nuova aggregazione di piccoli partiti di ispirazione marxista che non hanno mai rinnegato il comunismo, può essere considerata un passo avanti rispetto al passato, la parola “uguali” un po’ ci allarma e, francamente, ci sembra una minaccia.

Appare, infatti, come un programma culturale e sociale che punta alla massificazione e alla omologazione delle persone. Richiama la vecchia ideologia comunista che pretendeva di rendere  uguali, con le buone o con le cattive, tutti gli uomini.

Un altro nome, per esempio “liberi e uniti”,  avrebbe potuto caratterizzare meglio un partito nuovo. La parola “uguali” esprime invece un desiderio che non condividiamo e che, alla fine, riduce il peso della parola “liberi”.

Le persone sono tutte caratterizzate da una pari dignità innata, ma anche da una grande diversità che occorre riconoscere positivamente e valorizzare. Il bene comune è il bene di ciascuno che diventa poi un bene per tutti. Così si esprimeva la “Gaudium et Spes”:

“Il bene comune è l’insieme di quelle condizioni di vita sociale che consentono e facilitano agli esseri umani,alle famiglie e alle loro associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione.”

Non desideriamo diventare tutti uguali, ma desideriamo che  ogni persona sia valorizzata per quello che è e per quello che può dare.

Per  “IL CROCEVIA”
Arturo Alberti
Tommaso Marcatelli

5 dicembre 2017

domenica 3 settembre 2017

MORTE AL PASSATO


Pubblicato da Berlicche IL 31 agosto

Come forse saprete, in questo momento in USA c’è un po’ di gente che vorrebbe far fuori le statue di personaggi a loro dire esecrabili. Tipo generali e soldati sudistisanti missionari cattolici Cristoforo Colombo.
STATUA DI SAN JUNIPERO SERRA

La colpa di questi individui storici è avere fatto ciò che oggi è assolutamente improponibile. Tipo combattere per il proprio paese in una guerra perdente, cercare di recare un po’della luce del Vangelo nella miseria umana dei popoli, scoprire continenti permettendo a un sacco di individui senza scrupoli di portarvi prevaricazioni colonialistiche come gli ospedali o la ruota.
Sarebbe troppo facile dire che si tratta di gente ignorante di storia la cui ideologia ha rotto tutti i ponti con la ragione. Cosa peraltro vera.
Vorrei solo fare notare che in realtà il loro sarebbe un atto estremamente intelligente, se lo scopo fosse creare una nazione di schiavi ubbidienti. Che cosa può infatti spingere un uomo a levarsi contro l’omologazione, a pensare con la propria testa? Due cose: il proteggere chi gli è caro e l’esempio di chi ha combattuto alla stessa maniera, contro mille difficoltà, per realizzare qualcosa di duraturo.
Non è un caso che chi si batte per la distruzione della famiglia e delle statue siano le stesse persone. Sono l’esercito di chi ha smarrito la propria identità, e quindi vive di parole d’ordine altrui. Sono le guardie rosse di Mao impegnate a bruciare i libri e rieducare i borghesi nella Rivoluzione Culturale, sono i citoyen con le picche che distruggono Cluny e cercano teste da innalzare, sono i bolscevichi che saccheggiano i palazzi dello zar e fucilano i nemici del popolo. Sono coloro che odiano il passato perché gli è stato detto che loro sono nuovi, che sono il progresso, che sono il futuro. Odiano ciò che non conoscono, che non capiscono. Distruggono perché non sanno costruire.
Costruire è un concetto alieno per chi si è trovato con la pappa fatta. Incapaci di cambiare il presente, non resta loro che seguire chi dice loro che si può cambiare il passato. Ritornando ad una età dell’oro ancora precedente, senza uomini bianchi e schiavi ma solo bufali. A questi nostalgici di qualcosa mai esistito non resta altro che restituire le loro case e i loro terreni ai discendenti degli indigeni, e tornarsene a casa loro. In Europa, e magari anche più in là, dato che molti sono progenie di sassoni e altri barbari invasori…
Il passo successivo è, ovviamente, legalizzare di nuovo i sacrifici umani. Come ai bei vecchi tempi.
Chi ha estirpato gli indiani d’America non è stato Colombo, ma i loro antenati dei secoli successivi. Che erano il nuovo, i pellerossa il vecchio che doveva scomparire. I potenti di ogni tipo e colore hanno sempre usato queste categorie per acquistare il potere o conservarlo. Un uomo senza passato e senza affetti è il soldato perfetto, perché non si chiederà cosa sia umano, cosa gli convenga. Sarà un uomo senza nome, un milite ignoto per la causa di un altro.


A differenza di quegli altri, quelli delle statue. Che hanno costruito, hanno agito, e hanno plasmato il futuro che è il nostro presente.
Magari anche sbagliando. Ma con il senno di poi.

mercoledì 31 agosto 2016

TUTTO IL MONDO SARA’ CONTRO DI TE

 “Immaginate, al contrario, uno che resiste… Questo è il cristiano, nella storia questo è il cristiano, e se non è così non è cristiano…. Resistenti bisogna essere. Come resistenti? Resistenti, resistenza…rivoluzione: è un rivoluzionario, e un rivoluzionario deve essere combattivo.

Qual è l’unica risposta all’omologazione? Fare la rivoluzione. Non è un concetto mio, è un concetto di Gesù, è la prima parola detta da Gesù: “Cambiate mentalità”, cambiate modo di giudicare, di vedere, di sentire, di gustare, di amare, di fare le cose.
(…) Cosa vuol dire, dunque, essere contrari alla omologazione generale? Se sei contrario alla omologazione generale non potrai essere riconosciuto, non potranno lodarti, i giornali non parleranno di te, a meno di far scandalo contro di te, le televisioni non riprenderanno la tua faccia (…).
Se sei così, tutto il mondo sarà contro di te, eppure capirai che lo scopo della vita e il gusto della vita starà proprio nel continuamente gridare al mondo, incominciando da chi ti è vicino di banco, quello che il tuo cuore e i cuori di tutti desiderano dalla loro origine (…).

Non puoi non essere perseguitata, amica mia, non puoi non essere odiata. Ma è nel dolore di questa persecuzione che tu coverai il seme luminoso e caldo della messe finale, del significato ultimo del mondo, che un giorno tutti – tutti! – riconosceranno, tutti dovranno riconoscere e diranno: ‘Aveva ragione, aveva ragione!’. Al di fuori di questo scopo non c’è più né affezione, né amicizia”.
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DON LUIGI GIUSSANI

da Realtà e giovinezza. La sfida, (Ed. Sei, p. 86)

giovedì 21 gennaio 2016

LA LIBERTA’ INNANZITUTTO

MONS. LUIGI GIUSSANI

“La libertà innanzitutto, la libertà è l’uomo. Questo è il cristiano, nella storia questo è il cristiano, e se non è così non è cristiano....

Resistenti bisogna essere. Come resistenti? Resistenti, resistenza. Rivoluzione: è un rivoluzionario, e un rivoluzionario deve essere combattuto. Qual è l’unica risposta all’omologazione? Fare la rivoluzione. Non è un concetto mio, è un concetto di Gesù, è la prima parola detta da Gesù: ‘Cambiate mentalità’, cambiate modo di giudicare, di vedere, di sentire, di gustare, di amare, di fare le cose……

Non possono non odiarti, amica mia, perché non sei come loro.
Non è che tu nasca contro di loro, anzi nasci per gridare quello che loro desiderano nel loro cuore originale, che hanno soffocato perché plagiati anche loro; e vorrebbero plagiare te.
Tu gridi in modo tale da risvegliare, se fosse possibile, nel loro cuore, l’assetto originale, la ragione, desiderio di piena spiegazione, di verità e di pieno godimento, di felicità; tu gridi in modo tale da risvegliare questi sentimenti costitutivi di ciò che la Bibbia chiama il cuore dell’uomo, che in loro tutti e in tutto il mondo di oggi è soffocato…

Il cristiano entra dentro la folla del mondo dicendo il contrario degli altri: afferma che la vita è responsabilità, è libertà, che la vita dell’uomo dovrà render conto di questa libertà e di questa responsabilità…

È la libertà l’idea forte dell’uomo cristiano…

Per questo il problema politico diventa grave per noi; perchè noi vogliamo un governo che protegga la libertà, per cui possa entrare in scuola anche un cristiano….”

Luigi Giussani, “Realtà e giovinezza. La sfida”  pag. 85-87 (SEI –  1995)


mercoledì 23 dicembre 2015

DIO BENEDICA GLI SLOVENI CHE INDOMITI RICONOSCONO L’ESISTENZA DELLA REALTÀ.


La Slovenia boccia le nozze gay (tutti zitti)
Il referendum irlandese fu un caso mediatico, ora la notizia è censurata

Il 22 maggio scorso i cittadini irlandesi hanno approvato con il 62 per cento dei voti il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Era la prima volta in un paese di tradizione cattolica, era la prima volta in cui uno stato approvava le nozze gay attraverso un referendum popolare. Non era certo la notizia a mancare. Infatti per giorni e giorni sui principali giornali mondiali, sulle tv e nei social media dominarono le informazioni, e soprattutto i festeggiamenti per l’avvenuta svolta civile e antropologica della ex cattolica Irlanda.


Bene. Domenica 20 dicembre, in Slovenia, un analogo referendum abrogativo ha bocciato con un altrettanto sonoro 63 per cento la legge che nel marzo scorso aveva equiparato il matrimonio omosessuale a quello eterosessuale, consentendo anche l’adozione di bambini.



Ora, come sulla Settimana enigmistica, trovate la differenza.
 La differenza balza agli occhi, ed è questa: il vergognoso silenziatore – giusto la notizia in cronaca – imposto dalle maggiori testate italiane e internazionali a un avvenimento che ha una portata socio-culturale non trascurabile (anche il piccolo paese della ex Yugoslavia, come l’Irlanda, è a maggioranza cattolica).

Ma l’eccezionalismo culturale di un piccolo paese che allo Zeitgeist omossessualista si oppone, è evidentemente un fatto da censurare. Un blogger italiano, ospitato da un giornale di forti pulsioni populiste, è riuscito a scrivere: “Sappiamo benissimo che l’astensionismo premia le peggiori pulsioni di un paese”. Una bella idea della democrazia, chapeau. Ci sarebbe da dire che anche altri  paesi di “nuova democrazia” come la Croazia e la Slovacchia hanno recentemente scritto in Costituzione  che il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna. Ma che importa, farlo sapere?

da ilfoglio