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venerdì 25 giugno 2021

CONFESSIONE ARCOBALENO

BY BERLICCHE

 

Il Vaticano ha mandato una nota diplomatica all’Italia sul fatto che l’approvando ddl Zan sarebbe in conflitto con il Concordato, legge italiana, in più punti. Subito alte grida si sono alzate da parte di coloro che sostengono che la dottrina gender non esista ma che uno non possa comunque negarla.


Il punto che alcuni non comprendono dell’opposizione vaticana al dll Zan è che sì, l’Italia è uno stato laico, ma laico non significa anticattolico. Non significa “chi si oppone al gender va messo fuorilegge“. Non vuol dire “diamo soldi a pioggia a chi propaganda questa cosa“, senza discussione, come vorrebbe chi propaganda questa cosa e ha fatto la legge (perché il punto è quello, soldi e potere, non pensate diversamente).

Queste non sono idee automaticamente laiche. Sono idee, che possono essere giuste o sbagliate; ma che si vorrebbero indiscutibili, intoccabili, vere per definizione. Si vorrebbe che chi vi si oppone, per qualsiasi motivo, sia punito: multato, incarcerato, privato di lavoro e dignità. Chi non si inginocchia davanti al nuovo idolo multicolore venga cacciato, chi non sventola il vessillo policromo segregato. Io sono laico, e cristiano; questo sembra inaccettabile a chi venera non un Dio ma una opinione umana. Non dovrei avere un’opinione, non ne avrei il diritto, a meno che non sia uguale alla loro.

In definitiva, c’è qualcuno che sostiene che essere laico coincida con quello che pensa lui. Un nuovo dogma, o forse non così nuovo. Ma sono le religioni, tuttalpiù, che hanno dogmi, si presume dettati da qualcuno che non è un uomo.

Se accettiamo il dogma che questi sacerdoti del sesso, pardon, gender, ci vogliono imporre, siamo ancora in uno stato laico? O piuttosto in uno stato confessionale, di confessione arcobaleno?

https://berlicche.wordpress.com/2021/06/23/confessione-arcobaleno/

 

 

lunedì 24 febbraio 2020

IL RUGGITO DELLA TIGRE



Dov'è la tigre?
Da lontano ho udito il suo ruggito,
ora inatteso mi risuona accanto.

Dov'è la tigre?
sono passi che ho sentito,
è il suo odore nel vento?



Chissà chi l'avrebbe detto, qualche mese fa, che la maschera caratteristica di questo carnevale sarebbe stata quella ospedaliera. Ben pochi. Ormai però gli uccelli sono scappati dalla gabbia, e hai voglia a rimetterceli. Il pensiero più immediato che mi viene è che, nonostante tutta la nostra arroganza e la nostra scienza, siamo ancora la scimmia che si rintana in cima all'albero più alto quando, nella notte, ode il ruggito della tigre.


E' inevitabile; è istinto di sopravvivenza. Anche se questa non è la peste che sterminava i popoli non troppi anni fa - tanto per dire, quattrocento anni fa, sei vite d'uomo, metà del mio paese cessò di esistere - di fronte al pericolo il prudente si nasconde, si approvvigiona, allontana e si allontana da ciò che lo minaccia.

Improvvisamente la mancanza di certezze di cui si andava tanto fieri la si scopre inutile di fronte alla domanda di vita, e si mendica una risposta. Una salvezza. Che la scienza non riesce a dare. Ti sa dire cosa ti sta uccidendo, ma poco altro. L'epidemia allora diventa un memento mori, di quelli fuori moda, di quelli che si è cercato in ogni maniera di cancellare.
Chi li ha voluti cancellare - compresa certa Chiesa - scopre oggi di non avere risposte. Perché ha perso, ha voluto perdere quelle che aveva.

Verrà il Coronavirus, non si fermerà; e passerà. Chissà se quantomeno serverà a farci riflettere che, presto o tardi, per quanto prudenti siamo, la tigre troverà comunque la strada per la nostra tana. Danzeremo con lei. E' nella natura della tigre, e in quella nostra.
Ma la nostra natura è anche domandarsi: cosa c'è dopo la tigre? E comprendere che essa non è tutto.

BERLICCHE

venerdì 8 giugno 2018

AFFERMAZIONI FORTI


BERLICCHE
Il Corriere ha definito “affermazioni forti che hanno sollevato un polverone sui social” il fatto che il neoministro Fontana abbia detto “credo e dico (…) che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà”.

Hanno ragione. Sono affermazioni molto forti. Era ora, dopo anni di affermazioni deboli e inconsistenti. “Un bambino può avere due mamme o due papà”, ad esempio: sarebbe interessante sapere fisicamente come questo sia possibile. E’ ovvio che in questo secondo caso non si parla di niente di reale. Il bambino di cui parla Fontana è una persona concreta; l’altro un oggetto legale, di desiderio, un costrutto ideologico ad uso e consumo di uno stile di vita intrinsecamente sterile che non accetta di esserlo.
E’ il pensiero debole di chi non sa stare al mondo, e quindi si inventa un universo dove il bianco non sia bianco e il nero non sia nero, i bambini si possano comprare, fabbricare o, se sgraditi, eliminare. Dove tutto ciò che è reale può essere messo in dubbio, e il dubbio diventa l’unica cosa reale. Così che non è permesso opporsi al fatto che tutto sia permesso, e dire il vero è accolto da strilli scandalizzati e increduli.
Se si fosse in pericolo, chi si affiderebbe a qualcuno di debole?  Ecco, noi siamo in pericolo di smarrire ciò che ci rende umani. Affermare debolmente una cosa vuol dire non crederla davvero. Cioè raccontare balle, sollevare polvere. Che questa sia la normalità invocata da alcuni la dice lunga…

giovedì 8 marzo 2018

QUAL E' STATO IL CRITERIO DI VOTO DI UN CATTOLICO IL 4 MARZO?



“Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.
Lc 14, 28

Ho premesso questa lunga citazione evangelica perché mi sembra insegni una lezione che oggi, evidentemente, molti cattolici hanno dimenticato. Il realismo.

In un articolo di oggi sull’Occidentale, Assuntina Morresi con altri commentatori asserisce che l’irrilevanza cattolica nelle ultime votazioni deriva dal criterio di giudizio di chi vota, indistinguibile dal resto del mondo. Insomma l’essere cattolici non conterebbe per la scelta del partito da votare.
Sono d’accordo solo in parte.
Certo, quello descritto è un fenomeno presente. Ma ho verificato anche altre due tendenze che sono all’opposto di quelle descritte.

La prima è rappresentata da tutti quei veri credenti che sono andati a votare per il centrosinistra o il radicalismo convinti che fosse il meglio per la Chiesa stessa. In altre parole, non hanno votato malgrado l’essere cattolici, ma proprio in quanto cattolici. Non credo di sbagliarmi se dico che anche parecchi sacerdoti e prelati di alto rango abbiano fatto così. Il punto autentico qui è ancora più profondo: quale sia il criterio di voto di un cattolico. Abbiamo visto nella legislatura passata le forze più laiciste varare provvedimenti fortemente anticristiani nel silenzio quasi completo delle gerarchie, e le stesse stigmatizzare violentemente alcuni punti di vista dell’opposizione. Se il criterio di giudizio non sono più i “principi non negoziabili” ma “l’accoglienza”, se la demolizione della dottrina sociale della Chiesa è un particolare e l’indice è invece puntato su una concezione della vita diciamo “borghese”, allora uno può in coscienza votare anche chi la Chiesa non ha mai fatto mistero di volerla distruggere, salvo usarla quando ne ha bisogno.
Si dimentichino allora leggi e provvedimenti o, peggio ancora, li si consideri il prezzo da pagare ad un certo “progresso” che si vuole inarrestabile, scordando del tutto la speranza cristiana. Si può pure dire che i momenti politici più significativi degli ultimi anni siano i discorsi di un paio di Presidenti al Meeting, ma occorre avere una memoria davvero selettiva.

A mio parere, avere fatto questa scelta consciamente rappresenta un atto di cecità totale, se veramente si tiene alla Chiesa. E’ un mio giudizio che si basa sull’analisi realistica dei fatti e delle circostanze, di cui sono ragionevolmente certo. Ma, appunto, è un giudizio mio: e io non ho la verità in tasca. Così non posso incolpare chi si è limitato a seguire pastori e persone autorevoli con un pensiero opposto a quello che ho.
La seconda tendenza è quella di cui ho già parlato: marciare sotto la bandiera dei duri e puri verso la sconfitta. Rileggiamoci pure l’incipit di questo post: se la torre fosse quella della chiesa, se il re fosse ipercattolicissimo e i nemici biechi infedeli, il costruire e il marciare rimarrebbero comunque un’idiozia. Se il nome del gioco è “portiamo qualcuno in Parlamento”, non essere riusciti a farlo vuol dire irrilevanza. Mi fa piacere che ci si sia trovati, si sia lavorato, che si sia fatta una bella esperienza: si è comunque perso rovinosamente, e non serve accusare altri, perché il nome del gioco è quello. Se non sai giocare meglio degli altri, perdi.
E’ come se una squadra fosse sconfitta 20 a 0 e si consolasse dicendo “però a centrocampo abbiamo fatto dei bei passaggi, e avevamo l’arbitro contro”. Non è una partita che mi piacerebbe guardare. E neanche rigiocare, dato che se prima ci si poteva illudere ora sappiamo i valori in campo. Sì, lo so che occorre essere liberi dall’esito. Ma non si deve essere liberi dal fine.
Realismo vuol dire che non è il martirio ricercato che fa santi, e neanche dà testimonianza. Il cristiano costruisce, non è un talebano suicida.
Va bene, commentatori ne hanno lodato la novità: sarò sincero, se un certo partito avesse contribuito a fare eleggere una mezza dozzina di parlamentari sarebbe qualcosa di cui persino le opposizioni dovrebbero tenere conto per tenerlo buono. Specie se questi eletti fossero di segno diametralmente opposto a quelli che quel partito candidava.
Tiro le conclusioni, sperando di non avere offeso nessuno mentre cercavo di sviluppare il ragionamento.
Realismo vuol dire guardare in faccia ai fatti. Quello che è successo nella scorsa legislatura. Quello che è successo alle elezioni. La legge elettorale. Le ragioni di tutti. La vita.
Il pezzo del Vangelo che ho messo all’inizio termina con “chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Averi può essere inteso non solo in senso materiale, ma anche tutte le convinzioni, i pre-concetti che si possiedono. Realismo, appunto.
Naturalmente, mi ci metto anch’io. Se ho sbagliato nel mio giudizio, saranno il tempo e i fatti a smentirmi.
Nel frattempo, pensiamo a cosa fare per uscire da questo pantano, tenendo conto che la politica è un mezzo, non il fine. Terminare davvero il lavoro che ci è stato dato. Senza sogni, senza illusioni. Realisticamente.
Antonio\Berlicche

domenica 17 dicembre 2017

HAPPY END

TUTTO È BENE CIÒ CHE FINISCE BENE. 
PER TUTTO IL RESTO C'È LA LEGGE.

Pubblicato da Berlicche
La signora si asciugò una lacrima. “Dottore, guardi, abbiamo fatto di tutto. E’ in questa condizione da troppo tempo. Non è una vita degna di essere vissuta.”
Il dottore annuì comprensivo, e passò una scatola di fazzoletti di carta alla donna seduta davanti a lei. Eccezionali questi trucchi per gli occhi al giorno d’oggi, pensò. Riesce a piangere senza neanche sbavarli. “Capisco, capisco” disse. “Ma è un passo grave, da cui non si torna indietro. Sua figlia…”
“Figliastra.”
“Sì, certo, figliastra, è una ragazza ancora giovane, dal cuore forte, come dice il referto. Non è in stato terminale.”
La donna scosse la testa. “Ma ormai abbiamo perso ogni speranza che torni a vivere. Il suo cervello è danneggiato irreparabilmente.”
Il medico scorse la cartella clinica. “Che sfortunato accidente. Soffocata da un pezzo di cibo. Il cervello è rimasto senza ossigeno per troppo tempo, è entrata in coma ed è così da allora. Una ragazza così bella…”
La sua matrigna sussultò e digrignò i denti, ma il dottore non se ne avvide. Stava guardando le fotografie. “Poveretta. Che carnagione pallida e malata.”
La donna agitò la mano. “Oh, è sempre stata di pelle molto chiara, anche prima dell’incidente. Ma torniamo a noi. Lei capisce la mia sofferenza, come unica tutrice legale della ragazza dopo la morte di suo padre. Così ho preso la decisione migliore per lei: la sospensione del sostegno vitale.”
Il dottore strinse le labbra. “Non posso dire di essere molto d’accordo. La ragazza non ha alcuna patologia. il sostegno vitale è solo cibo e acqua. Toglierglielo equivale a condannarla ad una morte lenta ed atroce.”
“Oh, non abbastanza atroce. C’è di peggio, voglio dire” si corresse la donna.”E poi proprio il suo essere una ragazza non così brutta, immobile in un letto, è causa di enormi preoccupazioni per me. Si figuri che l’altro giorno un maniaco l’ha assaltata sessualmente”.
“E’ orribile!” disse il dottore. “Violenza su una donna indifesa!”
“Assolutamente. Voleva baciarla a tutti i costi. Naturalmente l’ho fatto arrestare, e sarà processato per direttissima.  Ma  questo episodio non fa che confermarmi nella mia decisione. Voglio che le sia sospesa l’alimentazione e l’idratazione.”
“Il mio parere medico…” cominciò l’uomo.
“Non mi importa molto del suo parere”, lo tranciò la signora. “La legge dice che deve comunque rispettare la volontà del paziente, cioè la mia. Non ha scelta.”
Il dottore sospirò. “E’ vero, è la legge, Ma è un peccato.”
“Oh, sono d’accordo con lei. Questa legge  però è esattamente quello che serviva per porre fine a tante immotivate esistenze. La mia Bianca, così generosa e altruista, non è più che un cadavere caldo, ohimé. Guardi però, darò il mio consenso per il prelievo degli organi. Che il suo cuore almeno serva ad aiutare altre persone, ed il suo sacrificio non sarà vano.”
“E’ molto generosa, signora…signora?”
“Mi chiami Grimilde”, disse la donna.
“Va bene, signora Grimilde, il supporto vitale sarà levato oggi stesso. Tutto dovrebbe essere finito abbastanza in fretta. Non ci sarà neanche bisogno di sedarla, visto che è in coma profondo.” Scosse la testa. “Tutto per una mela andata per traverso. Che tragedia. Come sarebbe bello se si svegliasse…”
Grimilde era già in piedi, accanto alla porta, che si aggiustava l’acconciatura guardandosi in uno specchio. “Sì, ma questa è la realtà. C’è la parte buona e la cattiva, e non si può vivere per sempre felici e contenti. Mica siamo in una favola…”

nella foto Le lacrime di Freyja, di Anne Marie Zilberman




sabato 9 dicembre 2017

BUTTATI VIA


Ho un mio sospetto: che lo ius soli, quella legge farlocca di cui non voglio entrare nel merito, non sia che fumo di copertura per ciò che veramente sta a cuore laggiù, vale a dire la legge del trattamento di fine vita. Ovvero l’introduzione dell’eutanasia e del diritto al suicidio nella nostra repubblica, mascherate per ingannare i gonzi ma inequivocabili a lettura attenta. Tutti a concentrarsi sui poveri immigrati a cui è negato il diritto di essere italiani, e nel mentre zitti zitti, senza piazze contrarie, si introduce la norma che consentirà di ammazzare il nonno. Oh, avete voglia a dirmi che non è così: vogliamo fare una scommessina, di qui a tra cinque anni? La legge proposta è un pastrocchio tale che qualunque leguleio saprà sfruttarla al peggio.

Resta da capire perché la nostra civiltà abbia tanta fregola di suicidarsi. Credeste ancora, potrei dirvi che è perché il male esiste. E non gli si sfugge uccidendosi.
Ma siccome avete ormai stabilito che la vita non ha un senso, e tanto vale buttarla via appena possibile, che ve lo dico a fare? La logica conseguenza è che nessuna decisione umana ha senso.
Non trovate ironico che i soli che difendono l’inviolabilità di questa vita terrena siano coloro che pensano che ciò che davvero conta sia quella eterna?

Berlicche 

mercoledì 29 novembre 2017

SEGNO DEI TEMPI

Mi siedo al computer per scrivere il pezzo di stasera. Poi leggo la notizia.
Hanno chiuso Tempi.
Strano, mi veniva da scrivere “lo hanno ucciso”.
La rivista Tempi mi aveva pubblicato qualche articolo; poi, non so perché, non mi avevano più cercato. Avevo “fatto” anche una copertina: un mio “Te Deum” per Capodanno. Ero stato abbonato, ovviamente. Nell’ultimo periodo non più: mi mancava il tempo di leggere. Un po’ di rimorso forse ce l’ho.

E certo, è una mazzata. Non è che non l’avessi vista arrivare. Non è più il momento per le riviste; non è più il momento dei cattolici , specie quelli di un certo tipo. Non è più il momento di coloro che indicano il vero, di quelli davvero fuori dagli schemi e dal coro: quelli che dicono di esserlo hanno gli altoparlanti, la pubblicità gratuita e cantano tutti la medesima canzone.
Se il coro non lo fai, allora sono guai, cantava Bennato qualche anno fa. Minimo ti becchi denuncia per fake news, cioè per avere contraddetto il canto dominante. Chissà, forse veramente ci toccherà andare nelle catacombe, nascondendoci mentre fuori imperversano gli uomini con le picche. O forse sarà la ghigliottina, o il suo equivalente contemporaneo per chi non vuole fare sacrifici all’imperatore.
Oh, questo momento finirà. Tutti sappiamo che l’imperatore a lungo andare muore, le menzogne cessano di ingannare,  e sulle rovine devastate ciò che è vero rispunta. Non so se riuscirò a vederlo.
Può anche darsi che il padrone di casa decida che è ora di chiudere il locale, rovesciare le sedie sui tavoli e spegnere le luci.
Ma non sarà per domani, non ancora. Non è ancora il momento, non sono ancora i Tempi.
24 NOVEMBRE

BERLICCHE

martedì 31 ottobre 2017

IL TRAVESTIMENTO


Lo sapete, è una mia idea un po’ fissa. Cioè che tante di quelle battaglie che qualcuno chiama “di libertà”, o in nome di “diritti”, autodeterminazione e così via, nascondano in realtà la volontà di colpire un singolo obbiettivo, cioè la presenza reale di Dio nel mondo.
 Che siano, detto altrimenti, dei travestimenti per le zanne e gli artigli di un potere occulto e maligno. Come in un certo libro e ora film di successo, dove il male si traveste da clown che dona palloncini. Sfortunato, e imbecille, chi cade nella trappola.
Così, ad esempio, tutto il movimento iconoclasta che ha piede ora negli Stati Uniti. Credevate che si fermasse alle statue dei generali confederati, scrittori, esploratori come Colombo? No: il prossimo bersaglio sono le croci. Come quella che campeggia su un memoriale a soldati caduti nella prima guerra mondiale, che qualcuno vorrebbe abbattere in nome di una pretesa laicità; sostituendola, cioè, con il nulla di cui quel qualcuno è rappresentante. Un Nulla ben preciso, ovviamente.
C’è da dire che chi volesse difendere quella croce in nome di valori o tradizioni sbaglierebbe in maniera altrettanto decisiva; anzi, in fondo si schiererebbe con il nemico. La croce che campeggia su quelle lapidi, o su quelle tombe, non è una pia tradizione, un segno scaramantico, una bandiera da difendere; rappresenta la memoria di cosa è l’uomo, il senso stesso della sua vita e della sua morte. Senza di quella croce non ci sarebbe ragione di ricordare quei caduti, perché ci sarebbe solo il presente, un perenne istante fuggevole senza significato, in cui ci si sbrana vicendevolmente. Definirla valore o tradizione è averla già abbattuta nel proprio cuore.
La croce proclama che ogni vita vale qualcosa. Così anche le leggi come quelle sull’aborto o come quella sul fine vita attualmente in discussione al Parlamento non sono altro che tentativi di colpire la vita per distruggere la croce. Quando si obbligheranno anche gli ospedali cattolici e i medici ad ammazzare i pazienti, quella croce dovrà essere tolta dalle corsie e dai cuori, se non si vorrà perderla.
E dopo scopriremo quanto quella libertà, quei diritti, quella autodeterminazione valgano davvero per chi si riempie di essi la bocca. Già lo potremmo, se volessimo.

Ma dovremmo volere vedere oltre il travestimento.
BERLICCHE

venerdì 13 ottobre 2017

CONSEGUENZE

Pubblicato da Berlicche
Sgomberiamo il campo da  un paio di equivoci.
Sicuramente diversi di quelli che hanno detto il rosario ai confini della Polonia avevano in mente la difesa dei “valori occidentali”. Sicuramente molti dei pochi che hanno commentato il fatto; spesso sputandoci sopra, a quei valori. Così è intesa la libertà, dalle nostre parti: cercare di distruggere ciò che ti tiene in vita. Il lento suicidio di chi non trova una ragione per vivere.
Credo tuttavia che una gran parte, spero la gran parte di coloro che hanno aderito alla preghiera avesse in mente tutt’altro. Perché quei “valori” non sono che conseguenze; non sono che il coagularsi storico di un fatto precedente, ovvero l’Incarnazione.
Quello che spero abbiano avuto al centro dei loro pensieri, quel milione che ha pregato, è Cristo. Tutte il resto – la pace, la libertà, l’uguaglianza, la differenza, e poi la protezione della vita, e della famiglia, e l’aiuto al povero e via via nei mille rivoli di ciò che è vero e giusto – nasce da quella sorgente.
S. Pio V e la visione della vittoria di Lepanto
E potremmo perderlo, è chiaro. Se si smarrisce la fonte si inaridisce tutto,  decade, anche se a volte sembra ancora vivo; ma è secco dentro, un simulacro che si sfalda al primo soffio di vento.
Perché il Sultano è stato sconfitto, a Lepanto? Aveva comandanti geniali, soldati esperti, la flotta più grossa.
Ma era la flotta di qualcuno che schiavizzava i suoi simili utilizzandoli come rematori; e in battaglia si ribellarono. I galeotti cristiani furuno armati, e promessa loro la libertà in caso di vittoria. A Loreto c’è una cancellata fatta con le loro catene fuse, offerte in voto.
E’ il concetto di persona che nasce dal Vangelo che qui ha fatto la differenza.
Quella ottomana era poi una flotta obsoleta; la ricerca era ostacolata, nel mondo musulmano. I cristiani avevano le università; la loro tecnica navale era molto migliore, i loro cannoni, le armature superiori. Il Sultano si doveva accontentare dei carpentieri protestanti pagati a peso d’oro. E’ il concetto di ragione, di realtà positiva e conoscibile che arriva dal cristianesimo e l’Islam non possiede.
E poi, certo, la preghiera. Il rosario, a rinsaldare i cuori contro un avversario che si sa crudele e implacabile, che vuole la tua distruzione. La vita, contro la morte; allora come ora.
La ricerca scientifica, la liberazione degli schiavi, il valore della vita sono conseguenze della visione cristiana del mondo. Ma sarebbe da folli asserire che è per quello che ci si batteva; che erano loro le cose da difendere.
Erano, e sono, conseguenze.
Qualsiasi lotta per un valore se è fine solo a se stessa ha respiro corto, è destinata al fallimento. Fosse anche per la cosa più giusta del mondo.
Perché il valore è solo una conseguenza.
Per questo il rosario è l’arma giusta: riporta al cuore stesso di ciò che è vero e giusto, e di cui ogni cosa vera e giusta, ogni valore di qualsivoglia nazione, di qualunque uomo, non è che il riflesso.
Ogni altra considerazione, per quanto (forse)  bene intenzionata, non è semplicemente cristiana.

domenica 10 settembre 2017

SENZA GIUDIZIO

by Berlicche

Probabilmente non lo sapete, non è il genere di notizia che si possa leggere sui nostri giornali o vedere alla televisione, ma alcuni giorni fa molti leader protestanti evangelici hanno firmato il cosiddetto “Nashville Statement“, la Dichiarazione di Nashville.
Di cosa si tratta? Di una forte riaffermazione che il piano di Dio preveda maschi e femmine, e che questa differenza non sia a discrezione dell’individuo. In quattordici articoli si parla di matrimonio, di castità, di ciò che compone la sessualità umana; negando ciò che su di esse dice il mondo in contrapposizione alle Scritture. Sebbene siano redatti da evangelici per evangelici, e si veda chiaramente, questi articoli potrebbero essere sottoscritti senza problemi anche da un cattolico. Di quelli “vecchio stampo”, intendo, un po’ come me.

Naturalmente una così forte e ampia presa di posizione contro gender e transessualismo rampanti non poteva non suscitare reazioni e contrapposizioni. Non starò lì ad elencarle, chi è interessato potrà approfondire per conto suo. Mi limiterò ad una nota he ho trovato in un post di un noto teologo: cioè che, almeno in ambito cattolico, quello che è inerente alla sessualità non trovi quasi mai posto in omelie e dichiarazioni. Non l’omosessualità, ma la sessualità per così dire normale. Quella della stragrande maggioranza della gente.
Quella è America, ma devo dire che anche da queste parti è così.
Personalmente non ho mai sentito predicare, se non in ambiti decisamente ristretti o dedicati, quale sia la visione cristiana sull’argomento. Perché si debbano evitare i rapporti prematrimoniali, i mali del divorzio o dell’aborto. Ho seri dubbi che siano argomenti affrontati in qualsivoglia luogo nel catechismo per i bambini, dato che questo è rivolto a un audience di un età ancora disinteressata. E dopo, dove si può sentire? Così temo molto che, al di fuori di quegli ambiti di cui parlavo prima, i giovani cattolici crescano completamente ignoranti della visione della loro chiesa sull’argomento, e soprattutto dei perché di questa visione. E’ come se si fosse rinunciato ad avere un punto di vista diverso da quella del mondo, forse perché si considera il mondo come stravincente. Come stupirsi poi dei risultati?

Ho letto che, se un matrimonio su tre finisce in divorzio, tra coloro che vanno a Messa la percentuale cala a uno su cinquanta, e uno su millecento per sposi che pregano insieme. Ma, a Messa, queste cose non vengono dette. Mi confidava un sacerdote qualche anno fa che praticamente tutti i frequentatori dell’oratorio avevano avuto le loro esperienze. Il guaio è trovarlo normale. Per poi stupirsi dei disastri della vita personale che attendono nel corso degli anni. Dell’infelicità.

Si ha quel che si semina. Se non si semina, non è lecito attendersi un raccolto.
Sembra che per certi uomini di chiesa si debba parlare di sessualità solo per dire “non bisogna giudicare, non bisogna condannare”. Come se il peccato non esistesse. Come se il peccato non avesse le sue conseguenze, in terra come pure in cielo. Come si fa a condannare la pratica omosessuale se non si condanna la pratica eterosessuale fuori dal matrimonio? Se non si dice che cosa sia il matrimonio, dove sta la sua bellezza e la sua convenienza, come attendersi che i giovani lo desiderino? Per quale scopo attendere, se non viene fornito uno scopo?
Come si può giudicare non le persone, ma gli atti, se non si è più neanche certi di cosa sia bene e cosa sia male? Non si ha più giudizio non solo sugli altri, ma anche sulle nostre stesse azioni. “E’ senza giudizio”, diceva mia nonna per indicare una persona che non sapeva quello che faceva.

Parte della Chiesa sembra avere abbandonato l’umanità perché incapace di dire le cose chiaramente. Per paura, per convenienza; o meglio per mancanza di fede, di speranza, di carità. Come se non fosse più vero ciò che diceva Gesù, ciò che si credeva in faccia al mondo solo l’altro ieri. Se non sono i sacerdoti a parlare chiaro, chi dovrà essere? Se nessuno li educa al vero, come faranno i nostri figli a crescere bene?

Gli evangelici hanno la Dichiarazione di Nashville, noi cattolici documenti magistrali a iosa. Ma se quelle parole, quelle realtà non ricominciano a essere dette dove possono essere sentite, cosa accadrà di noi?
Rimarremo anche noi senza giudizio, in attesa del Giudizio vero?


berlicche.wordpress.com/2017/09/06/senza-giudizio/

domenica 3 settembre 2017

MORTE AL PASSATO


Pubblicato da Berlicche IL 31 agosto

Come forse saprete, in questo momento in USA c’è un po’ di gente che vorrebbe far fuori le statue di personaggi a loro dire esecrabili. Tipo generali e soldati sudistisanti missionari cattolici Cristoforo Colombo.
STATUA DI SAN JUNIPERO SERRA

La colpa di questi individui storici è avere fatto ciò che oggi è assolutamente improponibile. Tipo combattere per il proprio paese in una guerra perdente, cercare di recare un po’della luce del Vangelo nella miseria umana dei popoli, scoprire continenti permettendo a un sacco di individui senza scrupoli di portarvi prevaricazioni colonialistiche come gli ospedali o la ruota.
Sarebbe troppo facile dire che si tratta di gente ignorante di storia la cui ideologia ha rotto tutti i ponti con la ragione. Cosa peraltro vera.
Vorrei solo fare notare che in realtà il loro sarebbe un atto estremamente intelligente, se lo scopo fosse creare una nazione di schiavi ubbidienti. Che cosa può infatti spingere un uomo a levarsi contro l’omologazione, a pensare con la propria testa? Due cose: il proteggere chi gli è caro e l’esempio di chi ha combattuto alla stessa maniera, contro mille difficoltà, per realizzare qualcosa di duraturo.
Non è un caso che chi si batte per la distruzione della famiglia e delle statue siano le stesse persone. Sono l’esercito di chi ha smarrito la propria identità, e quindi vive di parole d’ordine altrui. Sono le guardie rosse di Mao impegnate a bruciare i libri e rieducare i borghesi nella Rivoluzione Culturale, sono i citoyen con le picche che distruggono Cluny e cercano teste da innalzare, sono i bolscevichi che saccheggiano i palazzi dello zar e fucilano i nemici del popolo. Sono coloro che odiano il passato perché gli è stato detto che loro sono nuovi, che sono il progresso, che sono il futuro. Odiano ciò che non conoscono, che non capiscono. Distruggono perché non sanno costruire.
Costruire è un concetto alieno per chi si è trovato con la pappa fatta. Incapaci di cambiare il presente, non resta loro che seguire chi dice loro che si può cambiare il passato. Ritornando ad una età dell’oro ancora precedente, senza uomini bianchi e schiavi ma solo bufali. A questi nostalgici di qualcosa mai esistito non resta altro che restituire le loro case e i loro terreni ai discendenti degli indigeni, e tornarsene a casa loro. In Europa, e magari anche più in là, dato che molti sono progenie di sassoni e altri barbari invasori…
Il passo successivo è, ovviamente, legalizzare di nuovo i sacrifici umani. Come ai bei vecchi tempi.
Chi ha estirpato gli indiani d’America non è stato Colombo, ma i loro antenati dei secoli successivi. Che erano il nuovo, i pellerossa il vecchio che doveva scomparire. I potenti di ogni tipo e colore hanno sempre usato queste categorie per acquistare il potere o conservarlo. Un uomo senza passato e senza affetti è il soldato perfetto, perché non si chiederà cosa sia umano, cosa gli convenga. Sarà un uomo senza nome, un milite ignoto per la causa di un altro.


A differenza di quegli altri, quelli delle statue. Che hanno costruito, hanno agito, e hanno plasmato il futuro che è il nostro presente.
Magari anche sbagliando. Ma con il senno di poi.