Visualizzazione post con etichetta ATTENTATO NIZZA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ATTENTATO NIZZA. Mostra tutti i post

mercoledì 20 luglio 2016

DOPO NIZZA BISOGNA SEMPLICEMENTE RIFARE IL CRISTIANESIMO

MONS. LUIGI NEGRI
Luglio 18, 2016 
Avendo affermato sé come assoluto e avendo negato la Chiesa, oggi gli uomini occidentali sono rimasti soli, con l’unica compagnia della solitudine e del silenzio



Vorrei intervenire brevemente su questa orrenda vicenda per dire, insieme alla mia più grande vicinanza a tutte le vittime e ai loro famigliari, alcune parole che sento profondamente. Mi rendo conto che tanto sarà detto in queste ore e in questi giorni, molti discorsi di circostanza da parte di chi custodisce questo sistema sociale che si sta disfacendo sotto l’urto di pressioni che sembrano davvero irresistibili.

Da parte mia vorrei semplicemente e brevemente rivolgermi alla gente, alla gente vera, quella che ha i volti che ho visto stamattina nelle trasmissioni televisive, la gente che si sente profondamente smarrita e abbandonata. Per secoli, in effetti, era stato detto alle varie generazioni che c’era una presenza nella nostra vita, una presenza che non sarebbe mai venuta meno, quella amorevole del Signore nostro Gesù Cristo, alla luce del quale tutte le circostanze – anche quelle più terribili che hanno caratterizzato la vita dei nostri popoli negli ultimi secoli – hanno potuto essere vissute con esemplare dignità, una dignità che ha reso grandi le generazioni passate anche nella tragedia.
Oggi però, avendo negato tale Presenza per affermare l’uomo come assoluto, e avendo negato la Chiesa per affermare l’autonomia della ragione umana e del progresso scientifico – che culmina nelle orrende manipolazioni genetiche che sono costantemente sotto i nostri occhi – non resta che constatare che l’uomo è rimasto solo, che non c’è veramente più nessuno accanto a lui, e all’incommensurabile dolore per le perdite umane e famigliari non rimane che la compagnia della solitudine e del silenzio. Ma allora cosa dobbiamo fare? Personalmente non posso parlare se non per quelli che credono in Dio o quelli che quantomeno lo attendono. A costoro dico che bisogna ritornare a quello che ha affermato in un lucido studio sulla chiesa delle origini il beato card. J. H. Newman, e ribadito dall’allora card. Ratzinger: bisogna semplicemente fare il cristianesimo.
In questo mondo dove tutto si dissolve e la solitudine domina la vita dei singoli e della società, condannandola a un processo segnato dalle diverse patologie – la più tremenda delle quali è la violenza – bisogna decidersi a non puntellare l’impero. I primi cristiani non puntellarono l’impero ma fecero semplicemente un’altra cosa: fecero il cristianesimo. Affermarono che Cristo, vivente tra loro nel mistero della Chiesa, era l’unica vera risposta sulla vita dell’uomo e del mondo. Forti di questa certezza la testimoniarono con la loro vita, quindi non semplicemente parlando di Dio, perché di Dio parlano anche gli atei, e neppure genericamente parlando del trascendente, ma del Dio di Gesù Cristo, che in Gesù Cristo si è fatto carne e storia.

Ricostruiamo dunque le nostre comunità attorno a Gesù Cristo, facciamo nascere dalla sua presenza quella socialità nuova a cui fa riferimento la “Lettera a Diogneto”, e investiamo il mondo di una tale presenza, che è forte e mite. Forte perché certa che Dio ha vinto, ha già vinto in Cristo – e questa vittoria non sarà eliminata da nessuna forza diabolica – ma anche mite, perché questa nostra vita nuova è una proposta di libertà che rivolgiamo alla libertà di ogni uomo e donna che vive accanto a noi. Non so cosa succederà in futuro ma so che quanto più si dilaterà l’esperienza autentica della chiesa nella sua natura più propria, tanto più aumenterà, in tanti uomini e donne, la speranza e il sorriso, poiché avranno riconosciuto quella Presenza che non viene mai meno.

venerdì 15 luglio 2016

ATTENTATO A NIZZA: ALLA LAICA FRANCIA NON RESTA CHE PREGARE

 Renato Farina
venerdì 15 luglio 2016


C'è una certezza: il sangue. E un'altra: la paura.
L'immenso camion bianco si è mosso a gran velocità alle 22 e 30 di ieri, ha puntato sulla folla che sciamava sulla Promenade des Anglais a Nizza. Si era appena dissolta la luce allegra dell'ultimo fuoco d'artificio per le celebrazioni della festa nazionale francese. Attentato, certo — dice il buon senso.
Il buon senso ormai ha imparato a individuare nelle sciagure la volontà assassina. E qui siamo al terrorismo allo stato puro, nella sua quintessenza.

C'è il segno inesorabile della farneticazione dei guerrieri del califfo, che non sanno che farsene della vita degli altri, se non spazzarla via, come un bottino da far valere davanti a un Dio che non esiste, non c'è un Dio così, non può che essere un ologramma spaventoso del Diavolo.
Investire la folla pacifica e perciò colpevole, nel bel mezzo di una festa pagana, patriottica, di una nazione nemica è puro orrore. E se l'orrore si può perpetrare, proprio per questo si deve fare, e l'hanno fatto. Così ragionano i teorici e gli esecutori di questa guerra santa, anzi demoniaca. Il primo conteggio dice: 73 morti.

Tutto questo accade mentre l'Europa si sta accasciando su se stessa, incapace di fare memoria non dico del suo battesimo cristiano, ma di quella fraternità che pur la Rivoluzione francese, attingendola dal Vangelo ha proclamato, e si festeggiava proprio nel momento in cui il Tir bianco piombava sulla folla.
Seguo il succedersi degli eventi e della conta dei morti (30, poi 50, 60, e poi 73: non finisce mai) sul sito Facebook e twitter di Nice-Matin, il quotidiano locale. E c'è una notiziola che colpisce, tra quelle luttuose, e accende un'idea di che cosa sia l'uomo. "I tassisti di Nizza stanno evacuando la folla gratuitamente, portando la gente lontano dal luogo dell'attacco". Li vedo questi tassisti. Portano le famigliole fuori dal cerchio supposto del pericolo, e ci si reimmergono, con coraggio, per un bene più grande, obbedendo a qualcosa di diverso dall'odio che arde nonostante tutti i relativismi del mondo, tutti i rancori e la noia, in fondo al nostro cuore.
Non è ammesso oggi pronunciare la parola vendetta, non ha nessun senso. Ma capacità di piegarsi sui feriti, e rendere impossibile l'azione e il reclutamento a questi seguaci del Diavolo, ripetendo e sperando come Gesù: non sanno quello che fanno. Come il buon samaritano dobbiamo curare i feriti dai briganti, versare olio e vino sulle ferite di chi è stato colpito dai malfattori.

Ma alle autorità degli Stati tocca oggi non solo curare i feriti, ma impedire che gli assassini facciano nuove vittime. E' misericordia anche questa: prevenire, combattere, annientare le furie omicide in nome di un Dio che non esiste. I capi delle nazioni sappiano adesso rinunciare alle pretese egemoniche e alle ambizioni idiote e personalistiche per costruire insieme un po' di pace in questo caos.