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giovedì 26 aprile 2012

UNA FEDE PER VIVERE

25.000 PERSONE AGLI ESERCIZI SPIRITUALI DI CL A RIMINI


Basta guardare i volti. Al ritorno dal ritiro di Rimini, basta guardare i volti e ascoltare i brevi racconti che le persone si scambiano; parlano come chi ha incontrato il Signore e ha camminato con Lui lungo la via; alla fine, come i discepoli di Emmaus, hanno ricevuto la conferma e il conforto degli
apostoli. Nella celebrazione eucaristica conclusiva del ritiro, il cardinale Ouellet, prefetto della Congregazione dei vescovi, ha riferito della viva attenzione di Papa Benedetto verso don Giussani e il suo carisma; c'è stato un commosso abbraccio tra il cardinale e don Carron.
Un nuovo segno della viva partecipazione della Fraternità di Comunione e Liberazione alla vicenda
della Chiesa di Dio nel mondo di oggi. Nei due intensissimi giorni degli esercizi spirituali, che hanno raccolto 25mila persone nei padiglioni della Fiera di Rimini, don Julian Carron, indicato da don Giussani stesso come successore, ha testimoniato con vigore e chiarezza il carisma del movimento.

Sullo sfondo si percepiva il dramma della crisi economica e culturale che ci prende tutti, e anche la sofferenza per recenti avvenimenti nei quali si trovano coinvolte alcune persone del movimento impegnate nel mondo politico e imprenditoriale, con accuse che mirano a stravolgere anche la fisionomia e la storia di Cl. Una vicenda nella quale il potere, con un moralismo spietato e giustizialista, pretende di stritolare nello scetticismo e nel nichilismo l'avvenimento cristiano.

Carron cita Giussani: in tutte le circostanze e contingenze della vita del mondo e della storia, quello che conta e da cui sempre si può partire, quello che sostiene la verità, ha un luogo che si chiama persona; è il soggetto, che si chiama io, e quanto più i tempi sono duri, tanto più è il soggetto, è la persona che conta. Una persona non abbandonata nella sua solitudine, ma affidata a un'appartenenza a Dio, reso visibile nell'incarnazione del Figlio Gesù e presente nella storia cristiana. Il cristianesimo è la risposta umanamente compiuta alle esigenze del cuore umano, come aveva sperimentato per la propria vita lo stesso don Giussani; da giovane seminarista ebbe la ventura di scoprire Gesù incarnato e vivo attraverso l'insegnamento di don Gaetano Corti, che gli
fece balenare davanti agli occhi e al cuore la bellezza e la grandezza del Verbo fatto carne. ?

«Non vivo più io, ma Cristo vive in me», stava scritto sul fondo del salone della fiera. Colui al quale guardare, verso il quale, in tutte le vicende, dobbiamo volgere lo sguardo, è Cristo, il Verbo fatto
carne che abbraccia tutte le cose. L'incontro con Cristo nostro contemporaneo non fa sparire l'io ma lo fa emergere nel suo vero compimento; la condizione umana è lo spazio che domanda di essere abitato dalla sua Presenza. Nel grande silenzio della fiera, reso più intenso ed evocativo della Sua Presenza attraverso le immagini, musiche, i canti, la preghiera e le liturgie, l'annuncio dell'avvenimento cristiano è risuonato nuovo per la sua verità esistenziale, come per un nuovo inizio. Partecipiamo a un avvenimento grande che prende dentro la nostra storia umana. Le persone lo testimoniano. «Lascia che il mondo rida di te, se la tua vita cambiarlo potrà», erano le parole di un canto proposto la prima sera del ritiro.

I cristiani possono essere peccatori, come in tutti i tempi della storia della Chiesa; o possono venire perseguitati, come ancora oggi accade. Cristo permane come attrattiva e come fattore di verità e di giustizia, e continuamente risana ogni ferita con la Sua sconfinata misericordia. Il carisma riproposto da don Carron conduce ancor oggi a riconoscere Gesù Cristo presente qui ed ora, a chiedergli con umile certezza che l'inizio di ogni giornata sia un sì al Signore che ci abbraccia e rende fertile il terreno del nostro cuore, come diceva una preghiera consegnata alla fine del ritiro. L'energia e la grandezza del Signore Gesù permangono dentro tutte le condizioni del vivere, come una testimonianza che non a noi, ma a Lui dà gloria.

Le venticinquemila persone nella Fiera di Rimini e altre migliaia nel mondo si sono percepite accompagnate al Destino sulla scia del carisma di don Luigi Giussani, del quale è stata introdotta recentemente la causa di beatificazione. La santità genera sempre nuovi frutti di vita. Solo lo stupore li sa riconoscere.
di Angelo Busetto DA LABUSSOLA QUOTIDIANA
26-04-2012

giovedì 2 febbraio 2012

ATTACCO AL CELESTE

Serio l’attacco a Formigoni.
Serio che L’Espresso parli di gente con nome e cognome come “Cl”,
così come negli anni ’70 Cl era «pagata dalla Cia». .


Di Luigi Amicone  DA TEMPI 01 Feb 2012


Chissà perché quelli di Cl non sono ancora rappresentati con la croce gialla cucita sul petto. Franco Monaco, che è un deputato bindiano intimo del cardinal Martini, sembra augurarselo dalle colonne di Repubblica. L’occasione è ghiotta: il nuovo cardinale e arcivescovo di Milano, Angelo Scola, che, consapevole di «darmi la zappa sui piedi», in un incontro con i giornalisti milanesi si è sentito in dovere di precisare che, pur essendo stato allievo di don Giussani, egli adesso non ha più nulla a che fare con quel movimento. Tanto meno con le eventuali “marachelle” di qualche suo aderente. Questa “presa di distanza” è spiegabile anche per i “segnali” che vengono da compitini sbagliati e ricicciati di cui abbiamo già scritto la settimana scorsa. Compitini, come quello di Sette, la cui attendibilità è già nella black list dei vescovi messi in quota Cl (uno è morto nel 1995) e nei titoli: “Comunione e Liberazione vanta una rete di 36 mila aziende per un giro d’affari di 70 miliardi” (l’articolo poi si corregge – in peggio – addebitando giro e affari alla Compagnia delle Opere, la quale però è un’associazione di imprese: è come scrivere che “Confindustria è una multinazionale”).

Per saperne di più

http://www.tempi.it/formigoni-tempi-questa-la-nota-lobby-che-mi-vuole-massacrare
http://www.tempi.it/il-prevedibile-attacco-formigoni-artefice-della-regione-pi-tedesca-d-italia
http://www.tempi.it/perch-vogliono-far-fuori-formigoni-0

Detto ciò, è tutto serio. Serio l’attacco politico a Roberto Formigoni. Serio che L’Espresso legga carte d’inchiesta riguardanti persone con nomi e cognomi come “Cl”, così come negli anni Settenta scriveva che «Cl è pagata dalla Cia». Serio che non si arrivi nemmeno più a ricordare, come rispose don Carrón al Cazzullo inquisitorio, che la responsabilità dei propri atti è personale, e nessuno, neanche la buona stampa pisapiana, dovrebbe permettersi di criminalizzare un intero movimento. E poi, che strane cose accadono: chi sfascia tutto ha diritto a giudizi e giudici comprensivi. Chi costruisce quel poco di buono che resta in Italia, è un paria.

mercoledì 18 gennaio 2012

CHRISTIANITY IS EASY

NEW YORK ENCOUNTER 2012


“Christianity is easy”, scandisce don Julián Carrón, sfidando senza timore ogni insidia linguistica o culturale. Easy non è certo sinonimo di “facile”, “leggero”, “rilassato”: vuol dire invece che il cristianesimo è “immediato”, “diretto”, “ragionevole”, “autentico”. La platea del New York Encounter, in ogni caso, capisce “facilmente”. Mentre il presidente di Cl parla scorrono sugli schermi del Manhattan Congress Center ampie citazioni di "At the origin of the christian claim". Per il suo intervento al tradizionale meeting invernale promosso da Crossroads e dalle comunità nordamericane della Fraternità, Carrón sceglie toni e contenuti che non sembrano discostarsi da quelli della Scuola di comunità. Si apre un testo-pillar di don Giussani come All’origine della pretesa cristiana: basta leggerlo con attenzione, con affetto, con la capacità di trarne esperienze sempre nuove. “It’s easy”.


Certo, la prima “slide” recita: “A challenge for Us today”. Ma anche questo non è complicato da capire, anzi: rileggere Giussani a New York, nel gennaio 2012, consente di riproporre tale quale la famosa frase scritta da Dostojevskj nella seconda metà dell’ottocento e ripresa da don Giussani un secolo dopo. “Può un europeo dei giorni nostri credere in Gesù Cristo?”. Può un americano credere in Gesu Cristo nel XXI secolo? Come può scoprire ogni giorno che il cristianesimo è la via più “facile” (più “rigorosa”, più “vera”) per verificare la sua umanità? Questa è e resta la questione (non chi vincerà le presidenziali a novembre o se Europa e America sono sull’orlo della guerra finanziaria). Se la fede perde la linfa del suo “senso religioso”, se il cristianesimo cessa di essere avvenimento e incontro, se l’annuncio non tocca più il profondo dell’io, è allora che tutto diventa “uneasy”. È allora che l’uomo – ricorda Carrón citando Mario Vittorino – spreca la più “facile” delle occasioni: “Scoprire se stesso come uomo dopo aver incontrato Cristo”.

L’irriducibilità dell’uomo cristiano è un’altra delle verità “semplici” che Carrón ha voluto rammentare all’Encounter, ormai in dirittura d’arrivo: traendo le fila di un’esperienza che si è dipanata per tre giorni all’insegna di un’intensa semplicità. Quella di Kristof Zanussi che per dire come il suo amico Papa Wojtyla sia stato davvero un santo, racconta quale grande artista fosse a teatro. Oppure la semplicità dell’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, che alla fine della messa chiede: “Pregate per il prossimo Congresso eucaristico internazionale a Dublino, la Chiesa irlandese sta affrontando grandi difficoltà, porto a casa i saluti di Cl”. Non è difficile portare il Meeting in America: è sempre più facile.

ANTONIO QUAGLIO, inviato del Sole 24 Ore, ha partecipato al New York Encounter
da ilsussidiario.net

martedì 3 maggio 2011

UNA CREATURA NUOVA


«Se uno è in Cristo è una creatura nuova»



Non una gita fuori porta per il giorno di Pasquetta, né un ‘respiro’ di qualche giorno nella ‘casa in montagna’, come ormai sempre più frequentemente si usa, con la famiglia o con gli amici. Nemmeno una gita più o meno esotica, per il matrimonio reale inglese o verso le decantate spiagge atlantiche.

Ci si mette insieme, in tanti grupponi in macchina o in pullman, per due giorni di silenzio e ascolto e preghiera. “Esercizi”, li chiamano, come quelli ginnici o forse come quelli che mirano a tante forme di benessere o bon ton. Qui il vero esercizio è l’ascolto. Con l’orecchio e con il cuore, ma perfino con gli occhi e con i passi. La fiera di Rimini è grande, il numero delle persone in movimento va oltre le ventiseimila, e per gli spostamenti, pur celeri e ordinati, ci vuole il suo tempo.

Perché tanta gente si muove per un gesto così ‘serio’, che nulla concede alla facile espressività sentimentale, all’emotività coinvolgente? L’età media? C’è gente di tutte le età, esclusi i più giovani che si ritrovano in altri raduni, ma a colpo d’occhio sembrano prevalere i trenta-quarant’anni. Che cosa attrae? Non c’è niente di più attraente della scoperta del senso della vita, della rivelazione a se stessi del proprio bisogno senza confine e dell’incontro con Colui che si manifesta come la ‘Vita’. La Vita riaccende il cuore, sveglia l’intelligenza e la comprensione delle cose, lancia al compimento del proprio destino.

Una cosa così la desidererebbero tutti, appena potessero intravvederla. Appena ci si potesse scuotere di dosso il peso delle convenzioni, l’appiattimento delle abitudini, la rassegnazione al livello consueto della giornata. Occorre essere stati sorpresi una volta da un incontro, per ridestarsi ogni volta nuovamente sorpresi. “I discepoli dopo Pasqua: che cosa prevaleva in loro? Una novità che rendeva nuova la vita, il lavoro e l’abbraccio, il pentimento e il proposito, il compito e la missione. I ‘viventi’, venivano chiamati”, ricorda don Julian Carron. Infatti, ‘se uno è in Cristo, è una creatura nuova’, come ripete San Paolo, che dopo i primi fu il più fortunato a incontrarLo nuovamente.

Camminiamo lungo la stessa scia. Basta che il desiderio che agita il cuore di ciascuno non venga represso ma si trovi raccolto da una decisione personale che fa rialzare il capo. Ma occorre anche che la singola persona, movendosi, si trovi accompagnata. L’amicizia serve a questo: uno da solo si perderebbe nei meandri della sua confusione e incertezza, e rimarrebbe sconfitto dalle contraddizioni e dalle controproposte che lo premono da ogni parte.

Una compagnia di amici che guarda insieme allo scopo e vi cammina incontro, è la Grazia che Gesù consegna agli uomini attraverso la Chiesa, e che fin da subito ha determinato la scelta degli undici rimasti e delle donne che erano con loro. Ciascuno chiamato personalmente e accompagnato da altri ugualmente chiamati.

La Chiesa è questo aiuto fraterno a riconoscere e accogliere il Signore che viene a ridestarci; è questa compagnia nel cammino, dove è possibile sostenersi insieme verso la mèta. E’ stato mille volte sperimentato lungo i secoli, in miriadi di comunità costituite in parrocchie e monasteri e fraternità. E’ toccata anche a noi la grazia di sperimentarlo nuovamente nei giorni scorsi, nei padiglioni della Fiera di Rimini, con la Fraternità di Comunione e Liberazione convocata per gli ‘Esercizi’ annuali.

Con uno straordinario ‘valore aggiunto’: quest’anno gli Esercizi si sono conclusi in piazza San Pietro partecipando alla beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Per le ‘genti venete’, ancora una grazia: l’incontro con Papa Benedetto domenica 8 maggio a Venezia.

Angelo Busetto
da Labussolaquotidiana