lunedì 12 aprile 2021

QUEGLI INTELLETTUALI LAICI FRANCESI CONTRO LA “DOLCE MORTE”

  “Una civiltà che legalizza l`eutanasia merita di scomparire", ha scritto sul Figaro il romanziere Michel Houellebecq, non nuovo a intemerate pubbliche contro la “dolce morte".

“Devo essere molto esplicito, quando un paese, una società, una civiltà, arriva a legalizzare l”eutanasia, perde, secondo me, ogni diritto al rispetto”.

Houellebecq: l'eutanasia uccide la civiltà

Molti media e personalità, come la sempre loquace Line Renaud, hanno castigato gli oppositori della legge sull'eutanasia al vaglio del Parlamento francese, usando il loro cattolicesimo per giustificare una mentalità chiusa. La Francia sarebbe divisa in due: quella “pro” progressista, moderna e intelligente, e quella “contro”, reazionaria e alcolizzata (si vedano i commenti sotto l'articolo di Houellebecq sul Figaro). Peccato che siano gli intellettuali laici quelli stranamente più agguerriti nell’opporsi alla legge.

La tesi dei difensori della “morte con dignità" implica che la dignità umana sarebbe legata all`autonomia, spiega sul Figaro il filosofo Luc Ferry, “Un essere umano sarebbe indegno ai loro occhi perché sarebbe indebolito, il suo stato miserabile lo avrebbe privato della bellezza, del vigore e del fascino della gioventù in piena salute. Ebbene, per dirla tutta, e questa convinzione che trovo indegna, anzi ripugnante”. Un essere umano può mai perdere la dignità? “Basta pensare a coloro che amiamo per rabbrividire all’idea che possano, un giorno, in preda alla disperazione, cadere nelle mani di questi terribili medici dell`”uscita rapida e indolore”, scrive Ferry,

La direttrice del magazine Causeur, Elisabeth Lévy, alla radio spiegava ieri che“l’eutanasia fa ora parte della panoplia progressista, i macroniani ne parlano come di un marcatore sociale, un segno di modernità. Essere contro significherebbe essere ‘reazionari’. Ma affermare di addomesticare la morte attraverso la legge è un misto di ingenuità e arroganza.  Significa semplicemente rifiutare la condizione umana",

“Approvare l’eutanasia durante la pandemia è osceno e indecente”

Ma il commento più duro e forse quello della celebre psicologa Marie de Hennezel, una delle più stimate specialiste dell’invecchiamento, che ha accompagnato François Mitterrand nei suoi ultimi anni di vita. A causa della pandemia, dice al Point,“abbiamo avvolto i corpi in sacchi di plastica direttamente nelle bare, abbiamo impedito alle famiglie di andare a trovarli un”ultima volta, di partecipare al funerale… Dov’era allora la dignità? Ma all'epoca, pochissimi di noi suonavano il campanello d'allarme”.

De Hennezel trova “indecente” una legge simile. “Sono veramente indignata che osiamo parlare di dignità quando, allo stesso tempo, così tante persone muoiono in condizioni poco dignitose. Votare oggi per una legge che alla fine consiste nell'autorizzare l’eutanasia, lo trovo osceno",

Il problema è anche economico.“Le cure palliative costano molto di più di un'iniezione letale". Poi rivela: “Mitterrand, quando l`ho accompagnato, mi ha detto: “Finché sarò vivo, non ci sarà alcuna legge sull'eutanasia”, Quando gli ho chiesto perché, ha risposto: “Perché abbiamo tutti il dovere di proteggere i più venerabili'".

Ma lo scandalo potrebbe essere ribaltato. E se invece, dalla Spagna alla Francia, l'Europa sentisse il bisogno di legalizzare l’eutanasia proprio durante la pandemia, sintomo del proprio cupio dissolvi?

Giulio Meotti, ilfoglio

sabato 10 aprile 2021

DAL BRASILE AL MONDO: UNA CONSEGNA. DON PIGI BERNAREGGI

LA DOTTRINA SOCIALE RIVISITATA

ALBERTI, BRAMBILLA, SCOLA, DE PALO, RODARI

MILANO 7 APRILE 2021

https://youtu.be/alICGKsM4kM?t=119 





 

venerdì 9 aprile 2021

TURCHIA – EUROPA : IL GIUDIZIO DI JOSEPH RATZINGER

 “L'Europa è un continente culturale e non geografico. È la sua cultura che le dona una identità comune”.

1. – Joseph Ratzinger a Le Figaro Magazine del 13 agosto 2004, intervistato da Sophie de Ravinel:

“L'Europa è un continente culturale e non geografico. È la sua cultura che le dona una identità comune. Le radici che hanno formato e permesso la formazione di questo continente sono quelle del cristianesimo. [...] In questo senso, la Turchia ha sempre rappresentato nel corso della storia un altro continente, in permanente contrasto con l'Europa. Ci sono state le guerre con l'impero bizantino, la caduta di Constantinopoli, le guerre balcaniche e la minaccia per Vienna e l'Austria. Penso quindi questo: sarebbe un errore identificare i due continenti. Significherebbe una perdita di ricchezza la scomparsa della cultura in favore dei benefici in campo economico. La Turchia, che si considera uno stato laico, ma fondato sull'islam, potrebbe tentare di dar vita a un continente culturale con alcuni paesi arabi vicini e divenire così la protagonista di una cultura che possieda la propria identità, ma che sia in comunione con i grandi valori umanisti che noi tutti dovremmo riconoscere. Questa idea non si oppone a forme di associazione e di collaborazione stretta e amichevole con l'Europa e permetterebbe il sorgere di una forza comune che si opponga a qualsiasi forma di fondamentalismo”.

2. – Joseph Ratzinger in un discorso del 18 settembre 2004 agli operatori pastorali della diocesi di Velletri, discorso riportato dal quotidiano cattolico di Lugano, in Svizzera, “Il Giornale del Popolo”:

Storicamente e culturalmente la Turchia ha poco da spartire con l'Europa: perciò sarebbe un errore grande inglobarla nell'Unione Europea. Meglio sarebbe se la Turchia facesse da ponte tra Europa e mondo arabo oppure formasse un suo continente culturale insieme con esso. L'Europa non è un concetto geografico, ma culturale, formatosi in un percorso storico anche conflittuale imperniato sulla fede cristiana, ed è un fatto che l'impero ottomano è sempre stato in contrapposizione con l'Europa. Anche se Kemal Atatürk negli anni Venti ha costruito una Turchia laica, essa resta il nucleo dell'antico impero ottomano, ha un fondamento islamico e quindi è molto diversa dall'Europa che pure è un insieme di stati laici ma con fondamento cristiano, anche se oggi sembrano ingiustificatamente negarlo. Perciò l'ingresso della Turchia nell’UE sarebbe antistorico”.

 

L'incontro Erdogan - Von der Leyen

Cosa ha detto il Presidente Draghi sull’inqualificabile comportamento del presidente Ergogan nei confronti di Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea

“Non ho assolutamente condiviso il comportamento del presidente Erdogan nei confronti di Von der Leyen. Non è stato un comportamento appropriato. Mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della Commissione europea ha dovuto subire.Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell'esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio».

 

martedì 6 aprile 2021

DON PIGI BERNAREGGI : DAL BRASILE AL MONDO

                  
                             Cari amici, vi proponiamo il secondo incontro 

                                       del CROCEVIA per ricordare

Don Pigi Bernareggi, la sua testimonianza e l’opera che ci ha lasciato.

Mercoledì 7 Aprile  - Ore 21

Incontro Social Media e WebSite del Centro Culturale di Milano
 Facebook   -   YouTube
 www.centroculturaledimilano.it 

INTRODUCE 

ARTURO ALBERTI 

INTERVENGONO

Card. ANGELO SCOLA

ROSETTA BRAMBILLA

MODERATORE

PAOLO RODARI


domenica 4 aprile 2021

LA PREDICA DI PADRE FELICE

 L'insegnamento di Manzoni nei Promessi Sposi è di una attualità sconcertante. Si comprende come la fede vissuta e pensata dia ragioni di vivere all'uomo, di allora e di adesso. Questa mirabile predica di P. Felice, nel Lazzaretto di Milano, è rivolta a coloro che erano scampati dalla peste. Potrebbe essere modello per tante nostre parole, conforto e verità non sentimentale né ideologica

DA “I PROMESSI SPOSI” CAPITOLO XXVI

Renzo s'era appena avviato, che vide il padre Felice comparire nel portico della cappella, e affacciarsi sull'arco di mezzo del lato che guarda verso la città; davanti al quale era radunata la comitiva, al piano, nella strada di mezzo; e subito dal suo contegno s'accorse che aveva cominciata la predica.




     Girò per quelle viottole, per arrivare alla coda dell'uditorio, come gli era stato suggerito. Arrivatoci, si fermò cheto cheto, lo scorse tutto con lo sguardo; ma non vedeva di là altro che un folto, direi quasi un selciato di teste. Nel mezzo, ce n'era un certo numero coperte di fazzoletti, o di veli: in quella parte ficcò piú attentamente gli occhi; ma, non arrivando a scoprirci dentro nulla di piú, gli alzò anche lui dove tutti tenevan fissi i loro. Rimase tocco e compunto dalla venerabil figura del predicatore; e, con quel che gli poteva restar d'attenzione in un tal momento d'aspettativa, sentì questa parte del solenne ragionamento.


     "Diamo un pensiero ai mille e mille che sono usciti di là;" e, col dito alzato sopra la spalla, accennava dietro sé la porta che mette al cimitero detto di san Gregorio, il quale allora era tutto, si può dire, una gran fossa: "diamo intorno un'occhiata ai mille e mille che rimangon qui, troppo incerti di dove sian per uscire; diamo un'occhiata a noi, così pochi, che n'usciamo a salvamento. Benedetto il Signore! Benedetto nella giustizia, benedetto nella misericordia! benedetto nella morte, benedetto nella salute! benedetto in questa scelta che ha voluto far di noi! Oh! perché l'ha voluto, figliuoli, se non per serbarsi un piccol popolo corretto dall'afflizione, e infervorato dalla gratitudine? se non a fine che, sentendo ora piú vivamente, che la vita è un suo dono, ne facciamo quella stima che merita una cosa data da Lui, l'impieghiamo nell'opere che si possono offrire a Lui? se non a fine che la memoria de' nostri patimenti ci renda compassionevoli e soccorrevoli ai nostri prossimi?

Questi intanto, in compagnia de' quali abbiamo penato, sperato, temuto; tra i quali lasciamo degli amici, de' congiunti; e che tutti son poi finalmente nostri fratelli; quelli tra questi, che ci vedranno passare in mezzo a loro, mentre forse riceveranno qualche sollievo nel pensare che qualcheduno esce pur salvo di qui, ricevano edificazione dal nostro contegno.

Dio non voglia che possano vedere in noi una gioia rumorosa, una gioia mondana d'avere scansata quella morte, con la quale essi stanno ancor dibattendosi. Vedano che partiamo ringraziando per noi, e pregando per loro; e possan dire: anche fuor di qui, questi si ricorderanno di noi, continueranno a pregare per noi meschini.

Cominciamo da questo viaggio, da' primi passi che siam per fare, una vita tutta di carità. Quelli che sono tornati nell'antico vigore, diano un braccio fraterno ai fiacchi; giovani, sostenete i vecchi; voi che siete rimasti senza figliuoli, vedete, intorno a voi, quanti figliuoli rimasti senza padre! siatelo per loro! E questa carità, ricoprendo i vostri peccati, raddolcirà anche i vostri dolori."

sabato 3 aprile 2021

SABATO SANTO: NELLA “TERRA DI NESSUNO” TRA LA MORTE E LA RISURREZIONE, È ENTRATO UNO.

 VENERAZIONE DELLA SANTA SINDONE

Lectio del santo Padre Benedetto XVI

Domenica, 2 maggio 2010 

Cari amici,

(…)  Ringrazio Dio per il dono di questo pellegrinaggio, e anche per l’opportunità di condividere con voi una breve meditazione, che mi è stata suggerita dal sottotitolo di questa solenne Ostensione: “Il mistero del Sabato Santo”.

Si può dire che la Sindone sia l’Icona di questo mistero, l’Icona del Sabato Santo. (…)

Giotto, La Deposizione, Cappella degli Scrovegni

Cari fratelli e sorelle, nel nostro tempo, specialmente dopo aver attraversato il secolo scorso, l’umanità è diventata particolarmente sensibile al mistero del Sabato Santo. Il nascondimento di Dio fa parte della spiritualità dell’uomo contemporaneo, in maniera esistenziale, quasi inconscia, come un vuoto nel cuore che è andato allargandosi sempre di più. (…)

E tuttavia la morte del Figlio di Dio, di Gesù di Nazaret ha un aspetto opposto, totalmente positivo, fonte di consolazione e di speranza. (…)  Il Sabato Santo è la “terra di nessuno” tra la morte e la risurrezione, ma in questa “terra di nessuno” è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversata con i segni della sua Passione per l’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. E la Sindone ci parla esattamente di quel momento, sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà più radicale.

In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui. Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. E’ successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori. L’essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli: “Passio Christi. Passio hominis”.

Questo è il mistero del Sabato Santo! Proprio di là, dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione. Ed ecco, mi sembra che guardando questo sacro Telo con gli occhi della fede si percepisca qualcosa di questa luce. In effetti, la Sindone è stata immersa in quel buio profondo, ma è al tempo stesso luminosa; e io penso che se migliaia e migliaia di persone vengono a venerarla – senza contare quanti la contemplano mediante le immagini – è perché in essa non vedono solo il buio, ma anche la luce; non tanto la sconfitta della vita e dell’amore, ma piuttosto la vittoria, la vittoria della vita sulla morte, dell’amore sull’odio; vedono sì la morte di Gesù, ma intravedono la sua Risurrezione; in seno alla morte pulsa ora la vita, in quanto vi inabita l’amore.

Questo è il potere della Sindone: dal volto di questo “Uomo dei dolori”, che porta su di sé la passione dell’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, anche le nostre passioni, le nostre sofferenze, le nostre difficoltà, i nostri peccati – “Passio Christi. Passio hominis” -, da questo volto promana una solenne maestà, una signoria paradossale. Questo volto, queste mani e questi piedi, questo costato, tutto questo corpo parla, è esso stesso una parola che possiamo ascoltare nel silenzio. Come parla la Sindone? Parla con il sangue, e il sangue è la vita! La Sindone è un’Icona scritta col sangue; sangue di un uomo flagellato, coronato di spine, crocifisso e ferito al costato destro. L’immagine impressa sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato, fatta di sangue ed acqua usciti copiosamente da una grande ferita procurata da un colpo di lancia romana, quel sangue e quell’acqua parlano di vita. E’ come una sorgente che mormora nel silenzio, e noi possiamo sentirla, possiamo ascoltarla, nel silenzio del Sabato Santo.

Cari amici, lodiamo sempre il Signore per il suo amore fedele e misericordioso. Partendo da questo luogo santo, portiamo negli occhi l’immagine della Sindone, portiamo nel cuore questa parola d’amore, e lodiamo Dio con una vita piena di fede, di speranza e di carità. Grazie.

 

QUI PRESSO A TE SIGNOR

 




Il Sabato Santo

di FRANCO CASADEI

Il Sabato Santo

Il giorno del nascondimento

La terra di nessuno tra morte e vita,

il silenzio attonito di un Creato

sospeso nell’abisso,

perché il Re dorme.

 

Tempo d’enigma.

Il giorno più lungo della storia

Abitato dalle ombre della morte.

Dov’è Dio? Sembra assente.

 

Durante il Sabato Santo

La speranza del mondo

Riposa in una tomba,

ma se Dio riposa, chi si occuperà

della tessitura della vita,

chi sosterrà il peso dell’attesa?

 

C’è ancora qualcosa da aspettare

Nell’esilio in questo angolo di terra,

dove nessuna bellezza riesce a soddisfare

il desiderio d’infinito che detta il cuore?

 

Nel silenzio del Sabato Santo

Tutti i silenzi della vita.

Non è un giorno vuoto,

è il tempo di chi sa aspettare.


 ( tratto da: "IL NOSTRO FRATELLO GIUDA" 

Giuliano Ladolfi Editore)

 

 

 

venerdì 2 aprile 2021

VENERDI’ SANTO: NEL LUOGO CHIAMATO GOLGOTA

DA : IL MISTERO DELLA CARITÀ DI GIOVANNA D’ARCO

 (Charles Péguy, 1873-1914)

 

Giotto La Crocefissione Cappella degli Scrovegni

Sua madre Maria trovava che andava molto bene.

Era felice, era fiera di avere un tale figlio. Di essere la madre di un figlio simile. Di un tale figlio.

Se ne glorificava forse in se stessa e glorificava Dio.Magnificat anima mea. Dominum. Et exultavit spiritus meus.

Magnificat. Magnificat.

Fino al giorno in cui aveva cominciato la sua missione.Ma da quando aveva cominciato la sua missione. Lei forse non magnificava più.

Da tre giorni piangeva. Piangeva, piangeva. Come nessuna donna ha mai pianto. Nessuna donna.

Ecco cosa aveva reso a sua madre. Mai un ragazzo era costato tante lacrime a sua madre. Mai un ragazzo aveva fatto piangere tanto sua madre. Ecco cosa aveva reso a sua madre.

Da quando aveva cominciato la sua missione. Perché aveva cominciato la sua missione.

Da tre giorni essa piangeva. Da tre giorni errava, seguiva. Seguiva il corteo. Seguiva gli avvenimenti. Seguiva come a un funerale. Ma era il funerale di un vivo. Di uno ancora vivo.

Seguiva quello che succedeva. Seguiva come se fosse stata del corteo. Della cerimonia. Seguiva come un’accompagnatrice. Come una servente. Come una prefica dei romani. Dei funerali romani. Come se fosse stato il suo mestiere. Di piangere.

Seguiva come una povera donna. Come una frequentatrice del corteo. Come un’accompagnatrice del corteo. Come una servente. Già come una frequentatrice. Seguiva come una poveretta. Come una mendicante.

Loro che non avevano mai chiesto nulla a nessuno. Adesso chiedeva la carità. Senza averne l’aria chiedeva la carità. Perché senza averne l’aria, senza neanche saperlo chiedeva la carità della pietà.

 Di una pietà. Di una certa pietà. Pietas.

Ecco cosa aveva fatto di sua madre. Da quando aveva cominciato la sua missione. Lei seguiva, piangeva. Piangeva, piangeva. Le donne non sanno che piangere. 

La si vedeva dappertutto. Nel corteo, ma un po’ al di fuori del corteo. Sotto i portici, sotto le arcate, nelle correnti d’aria. Nei templi, nei palazzi. Nelle strade. Nei cortili e nei cortiletti.

Era salita anche lei sul Calvario. Anche lei aveva salito il Calvario. Che è una montagna scoscesa.

E non sentiva neanche più che camminava. E non sentiva neanche i suoi piedi che la portavano. Non sentiva le gambe sotto di sé.

Anche lei aveva salito il suo calvario. Anche lei era salita, salita. Nella ressa, un po’ indietro. Salita al Golgotha. Sul Golgotha. Sulla cima. Fino alla cima.

Dove egli era adesso crocifisso. Con le quattro membra inchiodate. Come un uccello notturno sulla porta d’un granaio.

Lui, il Re di Luce. Nel luogo chiamato Golgotha. Cioè il posto del Cranio.

Ecco cosa aveva fatto di sua madre. Materna. Una donna in lacrime. Una poveretta. Una poveretta di desolazione. Una poveretta nella desolazione.

Una specie di mendicante di pietà.

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 VUESTRA SOY


 https://youtu.be/btve9erDQUU

Vuestra soy pues me criasteis
vuestra pues me redimisteis
vuestra pues que me sufristeis
vuestra pues que me llamasteis
vuestra porque me esperasteis
vuestra porque no me perdì:
que mandais hacer de mì?

Que mandais pues, buen Señor,
que haga tan vil criado?
Cual oficio le habeis dado
a este esclavo pecador?
Veisme aqui mi dulce amor,
amor dulce veisme aqui
que mandais hacer de mi?

Veis aqui mi corazon,
yo lo pongo en vuestra palma:
mi cuerpo, mi vida y alma:
mis entrañas y affliccion.
Dulce esposo y redentor,
pues por vuestra me ofrecì
que mandais hacer de mi?

Haga fruto o non lo haga,
estè callando o hablando,
muestrame la ley mi llaga,
gace de evangelio hablando.
Estè penando o gozando
solo vos en mi vivìs.
Que mandais hacer de mi?

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Sono tua poiché mi hai creata
sono tua perché mi hai redenta
sono tua poiché per me hai sofferto
sono tua poiché mi hai attesa
sono tua perché non mi sono perduta:
che cosa vuoi farne di me?

Che cosa vuoi o mio buon Signore
che faccia una così umile creatura?
Che compito vuoi dare a questa indegna peccatrice?
Vedi , io sono qui, mio dolce amore
amore dolce, sono qui
che cosa vuoi farne di me?

Vedi qui c´è il mio cuore,
Io lo metto nelle tue mani:
Così come il mio corpo, la mia vita e la mia anima,
tutta me stessa e tutte le mie preoccupazioni.
Dolce sposo e Redentore
poiché mi sono data tutta a te
che cosa vuoi farne di me?

Porti frutto o non ne porti
parli o taccia,
ma mostrami la strada da percorrere.
Sia felice nell´annunciare il Vangelo.
Che io soffra o sia felice
tu solo sei nel mio cuore
che cosa vuoi farne di me?

SANTA TERESA D’AVILA


N.B. in alcuni cellulari il video non si apre. Utilizzare il link





giovedì 1 aprile 2021

GIOVEDI’ SANTO : EGLI E' QUI COME IL PRIMO GIORNO

DA: “ IL MISTERO DELLA CARITÀ DI GIOVANNA D’ARCO”

(Charles Péguy, 1873-1914)

Egli è qui.



Giotto, Crocifissione
È qui come il primo giorno.

È qui tra di noi come il giorno della sua morte.

In eterno è qui tra di noi proprio come il primo giorno. In eterno tutti i giorni.

È qui fra di noi in tutti i giorni della sua eternità.

Il suo corpo, il suo medesimo corpo, pende dalla medesima croce;

I suoi occhi, i suoi medesimi occhi, tremano per le medesime lacrime;

Il suo sangue, il suo medesimo sangue, sgorga dalle medesime piaghe;

Il suo cuore, il suo medesimo cuore, sanguina del medesimo amore. l medesimo sacrificio fa scorrere il medesimo sangue.

Una parrocchia ha brillato di uno splendore eterno. Ma tutte le parrocchie brillano eternamente, perché in tutte le parrocchie c’è il corpo di Gesù Cristo.

Il medesimo sacrificio crocifigge il medesimo corpo, il medesimo sacrificio fa scorrere il medesimo sangue. Il medesimo sacrificio immola la medesima carne, il medesimo sacrificio versa il medesimo sangue.

Il medesimo sacrificio sacrifica la medesima carne e il medesimo sangue.

È la medesima storia, esattamente la stessa, eternamente la stessa, che è accaduta in quel tempo e in quel paese e che accade tutti i giorni in tutti i giorni di ogni eternità.

[…]

Tutti i borghi sono splendenti di faccia a Dio,

Tutti i borghi sono cristiani sotto lo sguardo di Dio.

Giudei, voi non conoscete la vostra felicità; Israele, Israele, non conosci la tua felicità; ma anche voi, cristiani, neanche voi conoscete la vostra felicità; la vostra felicità presente; che è la medesima felicità.

La vostra felicità eterna.

 


https://youtu.be/9sROLu6Fw7M


Dulcis Christe, o bone Deus,

o amor meus, o vita mea,

o salus mea, o gloria mea.

Tu es Creator, tu es Salvator mundi.

Te volo, te quaero, te adoro,

o dulcis Amor, te adoro,

o care Jesu.


Nota: in alcuni cellulari il video non è visibile si può usare il link

mercoledì 31 marzo 2021

MERCOLEDI’ SANTO: I SEGNI DI UN TEMPO STRAORDINARIO

 VERONIQUE *

(Charles Peguy, 1873-1914)

 

Giotto, Ingresso a Gerusalemme 
"Per la prima volta, per la prima volta dopo Gesu, noi abbiamo visto, sotto i nostriocchi, noi stiamo per vedere un nuovo mondo sorgere, se non una citta; una societa nuova formarsi, se non una citta; la societa moderna, il mondo moderno; un mondo, una societa costituirsi, o almeno assemblarsi, (nascere e) ingrandirsi, dopo Gesu, senza Gesu. E cio che e piu tremendo, amico mio, non bisogna negarlo, e che ci sono riusciti.


Quello che da alla nostra generazione, amico mio, alla vostra generazione, e al tempo in cui noi viviamo una importanza capitale: e cio che pone voi ad una svolta unica nella storia del mondo, nel trascorrere della storia del mondo. E cio che vi pone in una situazione tragica, unica. Voi siete i primi.

Voi siete i primi dei moderni. Voi siete i primi di fronte ai quali, davanti a cui, sotto i cui occhi si sia fatto e che voi stessi avete fatto, questa singolare opera, questa instaurazione del mondo moderno e questo stabilirsi del governo del partito intellettuale nel mondo moderno".

* * Charles Peguy, “Dopo Gesu, senza Gesu”, da Véronique, in Lui è qui, BUR, Milano 1997.


Ci sono tantissime cose OGGI che sono segni di un tempo straordinario: la pandemia, le apparizioni mariane, l'arrivo dell'Anticristo, le divisioni nella Chiesa....

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ai punti 675-677, descrive bene tutto ciò che vediamo compiersi sotto i nostri occhi:

675 – Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti  credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il « mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne.

676 –  Questa impostura anticristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato « intrinsecamente perverso ».

677 – La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male che farà discendere dal cielo la sua Sposa. Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell’ultimo giudizio dopo l’ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa.

 

 

martedì 30 marzo 2021

I VESCOVI AMERICANI SI INTERROGANO: CHE FARE CON IL CATTOLICO BIDEN?

 È LECITO PRESENTARSI ALLA COMUNIONE A CHI È A FAVORE DELL'ABORTO?

Un altro vescovo cattolico dice che Joe Biden non dovrebbe cercare il Santissimo Sacramento della Comunione perché sostiene e promuove l'uccisione di bambini durante gli aborti in contraddizione con gli insegnamenti biblici pro-vita.

Thomas Paprocki
Il vescovo Thomas Paprocki di Springfield, Illinois, ha detto questa settimana in una nuova intervista che le persone che cercano la comunione devono riflettere sulla propria coscienza e comportamento prima di riceverla.

"Penso che la prima questione sia che il comunicante stesso esamini la propria coscienza e se è cosciente di un peccato grave, non dovrebbe andare alla comunione", ha detto Paprocki alla Catholic News Agency. “Penso che sia qualcosa di cui ci siamo quasi dimenticati, e penso, per molte persone, che sia solo una sorta di automatico. Tutti si alzano e vanno alla comunione. È un po 'prevedibile, ma prima dovrebbe esserci quell'esame di coscienza. "

Il vescovo Paprocki ha chiarito alla CNA che ai cattolici che pubblicamente e ostinatamente difendono l'aborto, compresi i politici, può e deve essere negata la comunione secondo il diritto canonico.

 “Non sto parlando di giudicare la loro anima, sto parlando delle loro azioni esterne. Se vivono in un modo o occupano posizioni contrarie all'insegnamento della chiesa, il ministro della Comunione deve negare loro il sacramento ”, ha detto Paprocki.

Nel caso di Biden, “Il primo passo corretto è che non si presenti. Ciò precede la questione della negazione o dell'ammissione di qualcuno al sacramento ".

La mancata applicazione coerente del canone 915 causa confusione, ha detto Paprocki, e "dà luogo a scandalo, in quanto porta all'impressione che i peccati gravi potrebbero non essere così gravi, dopotutto, se non ci sono conseguenze per averli commessi".

“È importante ricordare che l'obiettivo finale è la conversione e la riammissione alla comunione, non l'esclusione e l'espulsione permanente dalla comunità di fede. Anche quando deve essere presa una decisione difficile di non ammettere qualcuno alla Santa Comunione fino a quando non ci sia stato pentimento e riconciliazione, tale disciplina non contraddice l'amore da cui è motivata ”, ha detto Paprocki.

L'arcivescovo cattolico Joseph Naumann ha parlato all'inizio di questo mese contro il presidente Joe Biden che riceve la comunione senza pentirsi delle sue azioni radicali a favore dell'aborto.

Naumann, che presiede il comitato pro-vita dei vescovi cattolici statunitensi, ha detto ad “Atlantic” che Biden non può affermare di essere un "cattolico devoto" mentre sostiene politiche che distruggono la vita di bambini non nati innocenti.

Biden "non crede a quello che crediamo sulla sacralità della vita umana", ha detto Naumann,  secondo il Daily Wire . E a meno che non si penta, non dovrebbe ricevere l'Eucaristia, ha continuato l'arcivescovo.

"Ovviamente, il presidente non crede a ciò che crediamo sulla sacralità della vita umana, altrimenti non intraprenderebbe le azioni che compie", ha detto Naumann. “Eppure continua a ricevere l'Eucaristia. Non possiamo giudicare il suo cuore. Ma consideriamo l'azione stessa un grave male morale ".

"Uno dei problemi è la misura in cui sostiene l'aborto legalizzato, fino al punto di volere che tutti gli americani finanzino l'aborto", ha detto Naumann. "Ma il problema più grande, per noi ... è che lui fa queste cose, e poi, in risposta alle domande su di esse, lui o il suo addetto stampa dice:" Biden è un cattolico devoto ". Che lo voglia o no, in pratica sta dicendo alla gente: "Puoi essere un buon cattolico e fare cose simili" ".

Biden ha già fatto dell'aborto su richiesta una priorità nella sua amministrazione. Appena due giorni dopo essere entrato in carica,  ha celebrato l'anniversario di  Roe v. Wade , la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha portato all’aborto di oltre 62 milioni di bambini americani.

Giorni dopo, Biden  “si sbarazzò della politica di Città del Messico” (Accordo internazionale firmato negli anni 80 da Ronald Reagan a Città del Messico, che vieta i finanziamenti federali alle ONG che praticano l’aborto nel mondo) e ha finanziato con  500 milioni di dollari dei contribuenti la International Planned Parenthood Federation, che uccide i bambini non nati con aborti in tutto il mondo. E questo denaro verrà utilizzato anche per fare pressione sui paesi dell'Africa e del Sud America affinché introducano l'aborto nelle loro legislazioni.

Joe Biden ha anche firmato un disegno di legge di finanziamento che , per la prima volta in 40 anni, costringerà i contribuenti a pagare gli aborti sia negli Stati Uniti che nei paesi di tutto il mondo.

Naumann ha detto che Biden“Vuole rendere l'aborto disponibile e accessibile, promuoverlo, persino aiutare a pagarlo. Vuole costringere tutti gli altri a fare anche questo, anche se viola la loro coscienza ".

Sulla libertà religiosa e sulla famiglia, Biden sta anche intraprendendo azioni che si oppongono apertamente alla Chiesa cattolica. Una delle sue priorità principali è l'Equality Act, che  abolirebbe l’obiezione di coscienza.

Le scelte di Biden per la sua amministrazione sono ancora più dure, tanto per non lasciare dubbi sulle sue intenzioni. Il già procuratore generale della California Xavier Becerra, grande amico di Kamala Harris, anche lei già procuratrice della California, e ora ministro della salute e dei diritti umani, e ultra radicale contro l'aborto, ha combattuto in tribunale contro un ente di beneficenza di suore che serve i poveri e gli anziani (the Little Sisters of the Poor) per costringerle a rinunciare all'esenzione per gli istituti religiosiche non vogliono finanziare l’aborto. E sta  perseguendo i giornalisti sotto copertura che hanno denunciato il commercio di parti del corpo del bambino abortito di Planned Parenthood , diffondendo video reali di quanto sta accadendo. Becerra ha anche  citato in giudizio il governo federale nel 2017  perché il presidente Donald Trump ha istituito una regola pro-vita per proteggere i cristiani dal dover pagare per forme di contraccezione che possono causare aborti attraverso l'Obamacare. 

Per queste e altre ragioni, la presidenza di Biden ha causato crescenti polemiche nella Chiesa cattolica. I vescovi hanno discusso se Biden debba ricevere la comunione perché sfida apertamente la santità della vita umana e altri insegnamenti della chiesa. Alcuni vescovi hanno detto che  il presidente non dovrebbe partecipare al sacramento fino a quando non si pente , mentre  altri dicono che dovrebbe essere autorizzato a ricevere l'Eucaristia .

 

tratto da life news 26 MARZO 2021

https://www.lifenews.com/2021/03/26/catholic-bishop-joe-biden-should-not-present-himself-for-communion-because-hes-pro-abortion/

 

SPAGNA: QUESTA È L’ORA IN CUI RITORNANO I "BARBARI"

“SIAMO UNA CIVILTÀ NICHILISTA CHE VEDE NELLA MORTE UNA GRANDE VITTORIA”

Intervista al filosofo spagnolo Miguel Ángel Quintana Paz sulla nuova legge dell'eutanasia

 

Per il cardinale arcivescovo di Valencia, Antonio Cañizares, il 18 marzo 2021 sarà ricordato come un “giorno di lutto”. La ragione? L’approvazione al Congresso della legge sull’eutanasia. La Spagna è il quinto paese al mondo dove l’eutanasia è legalizzata pienamente ed esplicitamente, andando ad aggiungersi a Belgio, Olanda, Canada (dove nei giorni scorsi è stata ampliata la norma) e Lussemburgo.

i deputati in piedi applaudono

“Che delusione vedere deputati in piedi ad applaudire, una sconfitta per l’uomo!”, ha detto il cardinale Cañizares. “La Spagna ieri si è coperta di lutto e lacrime”. Il vescovo Juan Antonio Reig Pla è stato ancora più duro: “L’eutanasia mette fine a tutti i diritti. Non esiste più nulla di cui non possiamo disporre. Il passo successivo sono le leggi che propiziano il ‘transumanesimo’. Questa è l’ora in cui ritornano i ‘barbari’”. Reig Pla ha parlato di “un popolo anestetizzato dai media”.

Docente all’Università Cervantes di Valladolid, Miguel Ángel Quintana Paz è un filosofo raro in Spagna, è un accademico che scende sul ring, entra nei set televisivi e discute sui social. “L’eutanasia è la vittoria di una sconfitta”, dice al Foglio. “Stiamo parlando della vita e della morte. Stiamo parlando di quale significato diamo alla vita, di quale civiltà creiamo, che considera il fatto di morire una liberazione”.

L’ex premier socialista José Zapatero aveva iniziato a parlare di eutanasia già nel 2004. “Poi iniziarono a uscire dei film pro eutanasia. Il governo spagnolo è stato molto intelligente e perverso, ha introdotto una legge simile quando non poteva avere un’opposizione per le strade a causa della pandemia. Ha a che fare con il tema del nichilismo, dietro a tutto questo c’è l’idea che la vita non è un bene. Il bene oggi è la vita piacevole, divertente, utile, e se perde questa dimensione non c’è motivo di continuare tutto questo e l’eutanasia diventa un’attrattiva fatale. La libertà è il grande valore del nostro tempo, ma è una libertà per finirla con la libertà”.

E’ una battaglia persa secondo Miguel Ángel Quintana Paz, anche se un paio di vescovi continuano a denunciare. Lourdes Méndez Monasterio, di Vox, ha definito la giornata della votazione come segno di “ignominia, della cultura dello scarto e della morte…”. “Anche fra i Popolari, che hanno votato contro, molti deputati sono a favore”, dice Miguel Ángel Quintana Paz. “Non c’è nessuna opposizione dalla chiesa, dagli intellettuali, dalle figure morali. E’ una battaglia persa. L’idea che l’eutanasia sia popolare è perché non c’è alcuna opposizione culturale su queste tematiche.

Il cristianesimo stesso diventa fare qualcosa di buono e bello per gli altri, quindi se l’altro vuole morire diventa cristianamente perverso anche ucciderlo. Stiamo parlando, insomma, di un terreno deserto poiché tutti i nostri argomenti etici si basano su una cosa: evitare la sofferenza  nostra e degli altri, perché non sappiamo più dare un senso a nessuna sofferenza”.

Fra qualche anno non se ne parlerà neanche più. “Peggio, forse fra qualche anno parleremo dell’eutanasia come in Belgio e in Olanda, introducendo anche quella per i bambini, che sono i più deboli. Perché negare loro una via di uscita dalla sofferenza, si penserà? E’ irresistibile e ha molto a che vedere con l’attuale corso del progresso internazionale, in cui la Spagna è molto ‘avanzata’. Neanche i cattolici sono più impegnati contro l’eutanasia e altri fronti. Anzi, molti sono a favore. Tutto è decaduto in una benevolenza umanitaria e astratta. E’ una grande eresia cristiana”.

GIULIO MEOTTI

IL FOGLIO


sabato 27 marzo 2021

LA SCUOLA LA DAD E IL COMUNE

 A  CHI SERVE LA SCUOLA?

Una della novità più interessanti degli ultimi giorni, almeno da quanto appare dalle notizie che il sistema dell’informazione evidenzia o lascia passare, è sicuramente quella di una forte richiesta popolare di ritorno alla scuola in presenza.

L’emergenza ancora presente sul fronte Covid (l’andamento della campagna di vaccinazione, con tutti suoi imprevisti; il modificarsi dei dati dell’epidemia; la riffa quindicinale dei colori delle Regioni) riduce l’evidenza di questa richiesta, la rende in qualche modo inopportuna, come una sorta di lusso che non ci si può permettere, dati i possibili guai più grossi.

Ma la realtà è un’altra. Disturbi mentali tra giovani e giovanissimi in aumento: 500 ricoveri al “Bambino Gesù” di Roma entro la fine dell'anno per tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, disturbi alimentari. Denuncie di genitori impossibilitati a seguire i figli, e di altri che stanno riscontrando come il dramma dei loro figli non sia far frequentare la lezione davanti al computer o al tablet, ma convincerli di nuovo ad uscire di casa.

Perché la Dad, che pure l’anno scorso aveva fatto gridare al miracolo di una scuola reattiva, vicina e vitale, in una Italia tramortita dalla prima ondata di Covid, spaventata e depressa davanti al lockdown, oggi ci sembra la certificazione di una disfatta?

A cosa serve, o meglio ancora, a chi serve, la scuola di cui adesso avvertiamo così crudamente l’assenza? Cosa manca, quando diciamo che manca la scuola in presenza e con questo la presenza della scuola?

Manca la presenza di una istituzione sociale, alleata di madri, padri e figli. Di una istituzione che sia capace di tenere insieme un popolo, in un tempo, come l’attuale, in cui si avverte che la fragilità del singolo non è soccorsa ma sgretolata dalla presenza di un potere che parla per decreti e per piani. Abbiamo necessità di tenere conto dei nostri bisogni. Della solitudine, dell’incertezza, della depressione e della paura dei nostri figli. Delle nostre intenzioni. Un luogo in cui entrare in relazione che sia in grado di dare occasioni di risposta al bisogno educativo che le madri e i padri hanno per i loro figli e per se stessi.

Oggi tutti si dicono favorevoli alla riapertura delle scuole, ma nei fatti?

IL COMUNE E LE IDEOLOGIE

Prendiamo il caso del nostro Consiglio Comunale. Una mozione del gruppo “ Cambiamo”, che formulava proposte concrete, riguardava la messa in sicurezza delle aule mediante meccanismi di controllo dell'umidità dell'aria, in quanto le evidenze scientifiche riferiscono come, in un ambiente confinato e ad alto tasso di umidità, i virioni che sfuggono alle mascherine restano in circolazione per più tempo". In Italia un'azione similare è stata varata in modo strutturale solo dalla regione Marche. Il costo per dotare tutte le aule scolastiche italiane di filtri HEPA è dell’ordine di 300 milioni di euro, circa la metà della spesa per i favolosi banchi a rotelle, procacciati dall’impareggiabile governo Conte. Questa invece era un'iniziativa a portata dell'Ente e su cui si stanno muovendo anche comuni limitrofi, vedi l'annuncio del sindaco Zattini a Forlì di poche settimane fa".

Questa mozione è stata bocciata dal PD con motivazioni confuse e totalmente mancanti di fondamento, usando critiche del tutto prive di giustificazioni tecniche, formulate da persone che si dovranno prendere la responsabilità di non aver fatto nulla per contrastare la propagazione del virus in ambienti confinati, come l’aula di lezione. Ma evidentemente appellarsi alla scienza fa comodo solo a correnti alterne.

Cosa manca ora, che prima forse c’era?

Niente. Solo che ora sono finite le illusioni. E il desiderio del ritorno alla scuola in presenza rischia di essere il sogno di una Arcadia percepita come una normalità perduta. A meno che non diventi il sintomo doloroso che fa affrontare un nuovo percorso diagnostico e terapeutico.


 IL CROCEVIA

foto Ansa

giovedì 25 marzo 2021

BARI WEISS: «PERCHÉ HO LASCIATO IL NEW YORK TIMES E ORA COMBATTO LA CANCEL CULTURE»

Contro l’ortodossia illiberale della sinistra: nuovo j’accuse della giornalista che si è dimessa dal New York Times in polemica con il conformismo del giornale

Per gentile concessione di Deseret News pubblichiamo di seguito in una nostra traduzione un commento di Bari Weiss apparso nel numero di marzo 2021 dell’omonimo magazine statunitense. L’autrice si è trovata al centro delle cronache di mezzo mondo l’estate scorsa quando si è dimessa polemicamente dal New York Times, denunciando il settarismo e il «bullismo» ideologico del giornale di riferimento della sinistra americana in una dura lettera all’editore che i lettori di Tempi possono recuperare qui. Il testo originale in inglese dell’articolo scritto da Bari Weiss per Deseret è disponibile in questa pagina.


BARI WEISS è nata il 25 marzo del 1984 a Pittsburgh, Pennsylvania, di religione ebraica, ha studiato alla Columbia University . Giornalista, ha lavorato a The Wall Street Journal (2013-2017) e al The New York Times (2017-2020)


Sono nata nel 1984, il che mi situa nell’ultima generazione che ha visto la luce in America prima che esistesse l’espressione “cancel culture”. Il mondo in cui sono nata era liberale. Non nel senso fazioso del termine [liberal in inglese significa anche progressista, ndt], bensì nel senso classico e dunque più ampio del termine. C’era allora una diffusa visione liberale condivisa da liberal e conservatori, repubblicani e democratici.

Tale visione contava su alcune verità fondanti che parevano ovvie quanto l’azzurro del cielo: la convizione che tutti sono creati a immagine di Dio; la convinzione che tutti sono uguali per questo; la presunzione di innocenza; una repulsione verso la giustizia sommaria; l’impegno per il pluralismo e la libertà di espressione, e per la libertà di pensiero e di fede.

Come ho ricordato altrove, questa visione del mondo riconosceva che ci sono interi ambiti della vita umana collocati al di fuori della politica, come l’amicizia, l’arte, la musica, la famiglia e l’amore. Era possibile che i giudici della Corte suprema Antonin Scalia (conservatore) e Ruth Bader Ginsburg (progressista) coltivassero la migliore delle amicizie perché, come disse una volta lo stesso Scalia, certe cose sono più importanti dei voti.

Soprattutto, questa visione del mondo insisteva sul fatto che ciò che ci lega non è il sangue o la terra, ma la dedizione a un insieme condiviso di idee. Con tutti i suoi fallimenti, la cosa che rende grande l’America è che essa rappresenta il distacco dalla nozione, tuttora prevalente in tanti altri posti, per cui la biologia, il luogo di nascita, la classe sociale, il rango, il genere, la razza siano un destino. I nostri secondi padri fondatori, abolizionisti come Frederick Douglas, erano testimonianze viventi di questa verità.

Quella vecchia visione condivisa – ogni suo singolo aspetto – è stata travolta dalla nuova ortodossia liberale. Poiché questa ideologia si ammanta del linguaggio del progresso, tanti comprensibilmente si lasciano ingannare dal brand che si è auto-attribuito. Non fatelo. Essa promette giustizia rivoluzionaria, ma minaccia di trascinarci in un passato dove siamo tutti schierati uno contro l’altro secondo la tribù di appartenenza.


Il metodo principale di questo movimento ideologico non è costruire o rinnovare o riformare, ma abbattere. La persuasione è rimpiazzata dalla pubblica gogna. Il perdono è rimpiazzato dalla punizione. La pietà è rimpiazzata dalla vendetta. Il pluralismo dal conformismo; il dibattito dal de-platforming [divieto di fare intervenire in pubblico determinate personalità, ndt]; i fatti dai sentimenti; le idee dall’identità.

Secondo il nuovo illiberalismo il passato non può essere compreso nei suoi termini propri, ma deve essere giudicato attraverso la morale e i costumi del presente. L’educazione, secondo questa ideologia, non è insegnare alle persone come pensare, bensì dire loro cosa pensare. Tutto quanto sopra è il motivo per cui William Peris, docente alla UCLA [University of California, Los Angeles, ndt] e veterano dell’aeronautica, è stato sottoposto a procedimento disciplinare per aver letto in aula ad alta voce la Lettera dal carcere di Birmingham di Martin Luther King Jr. O per cui un distretto scolastico della California ha vietato Il buio oltre la siepe di Harper Lee, Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain e Uomini e topi di John Steinbeck. O per cui il comitato di gestione delle scuole di San Francisco ha votato a favore della rinominazione di 44 istituti, compresi quelli intitolati a George Washington, Paul Revere e Dianne Feinstein – avete letto bene – a causa di vari peccati.

In questa ideologia, se non twitti il giusto tweet o non condividi il giusto slogan o non posti il giusto motto e la giusta foto su Instagram, la tua vita intera può essere rovinata. Se pensate che io stia esagerando, date un’occhiata alla vicenda di Tiffany Riley, la preside di una scuola pubblica del Vermont licenziata questo autunno perché ha dichiarato di sostenere le vite dei neri ma non l’organizzazione Black Lives Matter.

In questa ideologia, le intenzioni non importano un fico secco. Chiedete a Greg Patton. In autunno il professore di comunicazione aziendale alla USC [University of Southern California, ndt] stava facendo lezione in aula sulle “parole superflue” – come “um” e “like” e così via – per il suo corso di master. In Cina, ha ossevato, «la classica parola superflua è “che che che”. In cinese sarebbe…», e ha pronunciato un termine cinese che suonava come un insulto razzista inglese.

Alcuni studenti si sono offesi e hanno scritto una lettera al decano della facoltà di economia accusando il loro professore di «negligenza e disprezzo». E hanno aggiunto: «Non dovremmo trovarci a combattere in aula per il nostro senso di pace e benessere mentale».

Invece di rispondere loro che le loro affermazioni erano follia, il decano si è arreso alla pazzia: «Per la facoltà è semplicemente inaccettabile l’utilizzo in aula di parole che possono emarginare, causare sofferenza e danneggiare la sicurezza psicologica dei nostri studenti». Patton è stato sospeso dall’insegnamento nel corso, e la sempre più elastica nozione di “sicurezza” è stata brandita, ancora una volta, come un’arma poderosa.

Il vittimismo, in questa ideologia, conferisce forza morale. «Penso, dunque sono» è sostituito da: «Sono, dunque so», e «so, dunque ho ragione».

In questa ideologia, tu sei colpevole dei peccati di tuo padre. In altri termini: tu non sei tu. Sei solo un mero avatar della tua razza o della tua religione. E il razzismo non riguarda più la discriminazione sulla base del colore della pelle di qualcuno. Il razzismo è qualunque sistema che consenta risultati diversi tra diversi gruppi razziali. Per questo le città di Seattle e San Francisco hanno rivisitato l’algebra perché razzista. Per questo, ancora, una Smithsonian Institution l’estate scorsa ha stabilito che il duro lavoro, l’individualismo e la famiglia sono caratteri “bianchi”.

In questa ideologia totalizzante, puoi essere colpevole per prossimità. Un imprenditore palestinese di Milwaukee, Majdi Wadi, è stato quasi ridotto sul lastrico quest’estate per i tweet razzisti e antisemiti scritti dalla figlia adolescente. Un calciatore professionista è stato licenziato a causa dei post di sua moglie. Ci sono centinaia di esempi simili. L’illuminismo, per dirla con il critico Ed Rothstein, è stato rimpiazzato dall’esorcismo.


Cosa forse più importante, in questa ideologia, la parola – il modo in cui si risolvono i conflitti nelle società civilizzate – può essere violenza, mentre la violenza, se esercitata dalle persone giuste perseguendo una giusta causa, non è affatto violenza.

È così che, in giugno, più di 800 miei ex colleghi del New York Times hanno dichiarato che un commento del senatore Tom Cotton li aveva messi in «pericolo», mentre la più celebrata giornalista della testata – ultima vincitrice del premio Pulitzer – ribadiva pubblicamente che saccheggi e rivolte sono «non violenza». Quella giornalista, creatrice del Progetto 1619 [colossale iniziativa editoriale del Nyt che mira a riscrivere la storia americana come storia di un impero fondato sullo schiavismo, ndt], continua a essere mitizzata. Intanto i redattori che avevano pubblicato il commento sono stati umiliati pubblicamente e allontanati dal giornale.

Si può dissentire dalla tesi esposta da Tom Cotton – il senatore invocava l’impiego della Guardia nazionale per mettere fine alle rivolte dell’estate – e insieme credere, come me, che non ci si può definire il quotidiano di riferimento e ignorare le opinioni di metà del paese.

Mi sono dimessa poche settimane dopo quell’episodio vergognoso, convinta che non ci fosse possibilità di rischiare intellettualmente in un giornale che si piega come una tenda davanti alla folla. Come ho scritto nella lettera di dimissioni, «sono tutti brutti segnali, specialmente per i giovani autori indipendenti e per i redattori particolarmente attenti a quello che devono fare per avanzare nella carriera. Regola uno: esprimi le tue idee a tuo rischio e pericolo. Regola due: non arrischiarti a commissionare un articolo che contraddica la narrazione. Regola tre: mai credere a un direttore o a un editore che ti invita ad andare controcorrente. Alla fine l’editore si piegherà al volere della folla, il direttore sarà licenziato o assegnato ad altra mansione e tu sarai abbandonato».