lunedì 25 gennaio 2021

“HO PAURA DI DIO QUANDO PASSA”

FRANCESCO

 ANGELUS della domenica 24/1/2021, terza domenica del tempo ordinario

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il brano evangelico di questa domenica (cfr Mc 1,14-20) ci mostra, per così dire, il “passaggio del testimone” da Giovanni Battista a Gesù. Giovanni è stato il suo precursore, gli ha preparato il terreno e gli ha preparato la strada: ora Gesù può iniziare la sua missione e annunciare la salvezza ormai presente; era Lui la salvezza. La sua predicazione è sintetizzata in queste parole: «II tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (v. 15). Semplicemente. Gesù non usava mezze parole.

(…)

Per ciascuno di noi il tempo in cui poter accogliere la redenzione è breve: è la durata della nostra vita in questo mondo. È breve. Forse sembra lunga... Io ricordo che sono andato a dare i Sacramenti, l’Unzione degli ammalati a un anziano molto buono, molto buono e lui in quel momento, prima di ricevere l’Eucaristia e l’Unzione degli ammalati, mi ha detto questa frase: “Mi è volata la vita”, come per dire: io credevo che fosse eterna, ma… “mi è volata la vita”. 

Così sentiamo noi, gli anziani, che la vita se ne è andata. Se ne va. E la vita è un dono dell’infinito amore di Dio, ma è anche tempo di verifica del nostro amore verso di Lui. Perciò ogni momento, ogni istante della nostra esistenza è un tempo prezioso per amare Dio e per amare il prossimo, e così entrare nella vita eterna.

La storia della nostra vita ha due ritmi: uno, misurabile, fatto di ore, di giorni, di anni; l’altro, composto dalle stagioni del nostro sviluppo: nascita, infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, morte. Ogni tempo, ogni fase ha un valore proprio, e può essere momento privilegiato di incontro con il Signore. La fede ci aiuta a scoprire il significato spirituale di questi tempi: ognuno di essi contiene una particolare chiamata del Signore, alla quale possiamo dare una risposta positiva o negativa. Nel Vangelo vediamo come hanno risposto Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni: erano uomini maturi, avevano il loro lavoro di pescatori, avevano la vita in famiglia… Eppure, quando Gesù passò e li chiamò, «subito lasciarono le reti e lo seguirono» (Mc 1,18).

Cari fratelli e sorelle, stiamo attenti e non lasciamo passare Gesù senza riceverlo. Sant’Agostino diceva: “Ho paura di Dio quando passa”. Paura di che? Di non riconoscerlo, di non vederlo, di non accoglierlo.

La Vergine Maria ci aiuti a vivere ogni giorno, ogni momento come tempo di salvezza, in cui il Signore passa e ci chiama a seguirlo, ognuno secondo la propria vita. E ci aiuti a convertirci dalla mentalità del mondo, quella delle fantasie del mondo che sono fuochi d’artificio, a quella dell’amore e del servizio.

 

domenica 24 gennaio 2021

IL NITIDO MESSAGGIO DEI VESCOVI AMERICANI AL PRESIDENTE “CATTOLICO”

Dopo che Biden ha giurato come presidente, il Vaticano ha rilasciato  una nota  di Papa Francesco, che affermava: "Prego che le vostre decisioni siano guidate dalla preoccupazione per la costruzione di una società contrassegnata da autentica giustizia e libertà, insieme a rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona, specialmente dei poveri, dei vulnerabili e di coloro che non hanno voce”.

Poco dopo l'USCCB (United States Conference of Catholic Bishops) ha pubblicato la dichiarazione  di José H. Gomez , arcivescovo di Los Angeles e presidente della Conferenza. Diceva, fra l’altro:

“Lavorare con il presidente Biden sarà tuttavia unico, poiché è il nostro primo presidente in 60 anni a professare la fede cattolica. In un periodo di secolarismo crescente e aggressivo nella cultura americana, quando i credenti religiosi affrontano molte sfide, sarà rinfrescante impegnarsi con un presidente che comprende chiaramente, in modo profondo e personale, l'importanza della fede e delle istituzioni religiose. La pietà e la storia personale del signor Biden, la sua commovente testimonianza di come la sua fede gli ha portato conforto in tempi di oscurità e tragedia, il suo impegno di lunga data per la priorità del Vangelo per i poveri - tutto questo trovo pieno di speranza e di ispirazione.

“Allo stesso tempo, come pastori, ai vescovi della nazione è affidato il dovere di proclamare il Vangelo in tutta la sua verità e potenza, a tempo e fuori tempo, anche quando quell'insegnamento è scomodo o quando le verità del Vangelo sono contrarie alle indicazioni della società e della cultura dominante. Quindi, devo sottolineare che il nostro nuovo presidente si è impegnato a perseguire determinate politiche che promuoveranno i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana, soprattutto nelle aree dell'aborto, della contraccezione, del matrimonio e del genere. Profonda è la preoccupazione per la libertà della Chiesa e dei credenti che vogliono vivere secondo la loro coscienza.

“I nostri impegni sulle questioni della sessualità umana e della famiglia, così come i nostri impegni in ogni altra area - come l'abolizione della pena di morte o la ricerca di un sistema sanitario ed economico che serva veramente la persona umana - sono guidati dal grande comandamento di Cristo di amare e di essere solidali con i nostri fratelli e sorelle, specialmente i più vulnerabili.

“Per i vescovi della nazione, la continua ingiustizia dell'aborto rimane la "priorità preminente". Preminente non significa "solo". Abbiamo profonde preoccupazioni per molte minacce alla vita umana e alla dignità nella nostra società. Ma come insegna Papa Francesco, non possiamo tacere quando quasi un milione di vite non nate vengono messe da parte nel nostro paese anno dopo anno a causa dell'aborto”.

Di fronte a questo documento, il cardinale Cupich, arcivescovo di Chicago rappresentante massimo dell’ultraprogressismo cattolico, ha avuto una reazione furiosa, ed è intervenuto su Twitter per stroncare la dichiarazione di Gomez definita "sconsiderata" e "apparentemente" senza "precedenti". Ma il documento dei vescovi era riferito precisamente ad un Presidente "cattolico” le cui  posizioni pro-aborto, pro "matrimonio gay" e pro-transgenderismo sono state, diciamo, palesemente ovvie a chiunque abbia occhi per vedere e orecchie per sentire.

In un brillante pezzo di agiografia Michelle Boorstein sul Washington Post scrive che Biden, "ha respinto da tempo l'idea che, per lui, la fede deve guidare le politiche

".“Sono pronto ad accettare la dottrina su tutta una serie di questioni come cattolico. … Sono pronto ad accettare come questione di fede - io e mia moglie, la mia famiglia - la questione dell'aborto. Ma quello che non sono disposto a fare è imporre una visione rigida, una visione precisa ... che nasce dalla mia  fede , ad altre persone che sono ugualmente timorate di Dio, altrettanto dedite alla vita ".

L'idea che l'opposizione cattolica all'aborto sia una questione di fede è semplicemente falsa.  L'insegnamento cattolico sull'aborto e la vita è radicato nella scienza, nel buon senso e nella legge naturale, come ha osservato Papa Francesco nel 2019 :

"È legittimo togliere una vita umana per risolvere un problema?" Francesco ha chiesto ai partecipanti a una conferenza vaticana sulla questione,  ripetendo  una delle sue osservazioni più controverse sulla questione. "È lecito usare un sicario per risolvere un problema?"

La decisione di abortire sulla base di informazioni mediche su un feto malato equivale a "eugenetica disumana", ha detto, e nega alle famiglie la possibilità di accogliere i bambini più deboli. Ha sostenuto che l'uso dell'aborto come modalità di "prevenzione" non potrebbe mai essere condonato e che una tale posizione "non ha nulla a che fare" con la fede.

"La vita umana è sacra e inviolabile e l'uso della diagnosi prenatale per scopi selettivi dovrebbe essere scoraggiato con forza", ha detto Francis.

Niente a che vedere con la fede, ha sottolineato il Papa. La cosa veramente perversa è che Biden e altri politici cattolici americani pro-aborto citano effettivamente la loro "fede" come motivo per sostenere l'aborto poiché non vogliono "forzare" la loro "fede" sugli altri. 

Un altro esempio eclatante di questa realtà:  Lunedì, la presidente della Camera Nancy Pelosi ha criticato gli elettori di prolife che hanno votato per Donald Trump sulla questione dell'aborto, dicendo che i loro voti le causano "grande dolore come cattolica" e accusandoli di "essere disposti a vendere l'intera democrazia per quel  problema."


Mons. Salvatore J. Cordileone, Arcivescovo di San Francisco, ha rilasciato la seguente dichiarazione in risposta: “Per iniziare con l'ovvio: Nancy Pelosi non parla per la Chiesa cattolica. Parla come un importante leader governativo di alto livello e come privato cittadino. E sulla questione dell'uguale dignità della vita umana nel grembo materno, parla anche in diretta contraddizione con un diritto umano fondamentale che l'insegnamento cattolico ha costantemente difeso per 2000 anni”.

Una nota finale su quello che ha scritto l’arcivescovo GOMEZ nella lettera sopra riportata:” sarà rinfrescante impegnarsi con un presidente che comprende chiaramente, in modo profondo e personale, l'importanza della fede e delle istituzioni religiose. La pietà e la storia personale del signor Biden,…. Che tipo di pietà, esattamente? Che tipo di fede profonda incoraggia attacchi diretti all'insegnamento cattolico fondamentale sulla vita, la personalità, l'umanità, il matrimonio, la sessualità, la procreazione e molto altro?  Forse  l'approccio è retorico …..

 

 

 

 

sabato 23 gennaio 2021

DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA: L'OPERA DI PIGI BERNAREGGI

Presentazione sistematica delle fonti

PREFAZIONE DEL CARDINALE ANGELO SCOLA

con il link per scaricare l'opera

1. Un gesto di riconoscenza

In questo tempo di grande travaglio per tutta l’umanità in cui la pandemia del coronavirusci costringe, consapevoli o meno, volenti o no, a stare di fronte alla questione del senso del vivere mi viene chiesto di introdurre questa “Presentazione sistematica delle fonti” della Dottrina Sociale della Chiesa.

Dopo aver esaminato l’opera lo faccio molto volentieri almeno per due ragioni. La prima è la figura del suo autore, Padre Pigi Bernareggi, partito giovane per diventare sacerdote in Brasile dove tutt’ora vive ed opera, dopo aver dedicato 57 anni della sua vita all’azione pastorale prima nelle favelas e poi nel mondo dei senza-tetto di Belo Horizonte (Minas Gerais).

Con Pigi ho frequentato la Facoltà di filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Entrambi allievi di Gustavo Bontadini con cui abbiamo discusso la tesi. Già da allora Pigi si rivelò come un metafisico sopraffino e nella lunga condivisione con uomini poveri, spesso ridotti a scarto nella nostra società, questa sua capacità filosofica si è affinata. Lo documentano gli scritti quasi sempre brevi ed occasionali e lo mostra con evidenza il suo appassionato modo di comunicare, che nasce sempre dallo sguardo di un testimone.

Io gli devo molto. Forse lui non lo sa, ma nell’estate del 1958 in una casa dell’Azione Cattolica situata sulle Dolomiti (Passo Falzarego) Pigi parlò del rapporto tra la persona e la storia di Gesù ed il cristiano in modo tale da risvegliare in me la forza della fede che si era assopita in un formalismo incapace di attrattiva.

Il secondo motivo che mi ha spinto ad accettare la proposta che Padre Pigi mi ha fatto è la decisività della Dottrina Sociale per l’edificazione della vita buona nella società plurale di oggi, soprattutto in tempi di grande prova come l’attuale. (...) 

+ Angelo card. Scola

Arcivescovo emerito di Milano

Imberido di Oggiono, 8 dicembre 2020

Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

 


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NULLA ANTEPORRE A CRISTO


Ieri, A Belo Horizonte (Brasile) è salito al cielo don Pigi Bernareggi.

Di Lui don Giussani scrisse nel 1999:” è il più grande nome tra i nostri missionari. Ma Pigi è stato anche generatore dei primissimi inizi del Movimento; Pigi per me incarna l’ideale del nostro Movimento in quanto fa rivivere oggi CRISTO come lo vedevano Pietro e Giovanni ieri».

Lo ricordiamo con questa nota scritta di suo pugno per il testo sulla DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, terminato qualche mese fa e pubblicato on line lo scorso dicembre

Foto di Giorgio Marini
Breve nota autobiografica dell'autore

Sono Pierluigi Bernareggi (Pigi per gli amici).

Sono nato a Milano (Italia) proprio all'inizio della Seconda Guerra Mondiale (6 giugno 1939) mentre Hitler invadeva la Polonia: nonostante la tenera età ho sempre portato in cuore impressioni fortissime del tempo di guerra.

La mia gioventù la ho trascorsa nel “boom” della ricostruzione degli anni 50, a cui si accompagnava la radicale scristianizzazione delle masse giovanili, che però ho avuto la grazia di vivere all'interno della “Gioventù Studentesca” (GS), magnifica esperienza del cristianesimo vissuto in forma di comunità nell’ambiente, prima nella scuola pubblica, e poi all'università.

Quando GS si aprì all'azione missionaria nel mondo, con semplicità accettai di venire a vivere prima il seminario e poi come prete qui in Brasile, a servizio dell'Archidiocesi di Belo Horizonte, nello stato di Minas Gerais.

Quifeci l'affascinante scoperta della presenza di solidarietà cristiana nelle “favelas” (pastorale delle favelas) e nel mondo sofferente e quasi sconosciuto dei “senzatetto” (pastorale dei senza-casa)… Il tutto nel contesto disumano di una tremenda dittatura militare (1964-1988).

Nel 1985 mio padre a Milano si ammalò, ed in pochi mesi mori. Io venni dal Brasile per

accudirlo nel suo fin di vita. Pregai alcuni amici che mi portassero un buon libro da leggere durante le lunghe ore di veglia al capezzale di mio padre. Mi portarono “I Documenti sociali della Chiesa, da Pio IX a Giovanni Paolo II (1864-1982)” Editrice Massimo, 1983, Milano.

Mentre facevo la mia lettura, spontaneamente riviveva tutta l'esperienza di vita tra il terrore della Guerra Mondiale, la violenza della dittatura militare in America Latina, e la convivenza con le lotte del mondo favelado e dei senzatetto in Brasile. Ripensando a tutta la mia formazione universitaria (4 anni all'Università Cattolica di Milano come alunno, e 20 anni all'Università Cattolica di Belo Horizonte come professore) mi resi conto che non avevo mai avuto nessuna formazione sulla Dottrina Sociale della Chiesa - a cominciare dalla sua esistenza!...

Don Ezio Casadei (+ 2015) 
Don Pigi Bernareggi
a Cesena
Tuttavia, vidi che in pratica, senza conoscerla, con gli amici e compagni d'impegno concreto con i problemi quotidiani, avevamo seguito e stavamo seguendo proprio quella Dottrina Sociale!...

Presi allora la ferma risoluzione di realizzare l'edizione di uno strumento di lavoro, che aiutasse chiunque volesse conoscerle, a trovare tutte le fonti originali della Dottrina Sociale della Chiesa, non più sparse nell'immenso universo della dottrina in generale, ma tutte raggruppate secondo i temi principali che alla Chiesa sono più cari nel campo sociale e politico, ed dalla società più necessari.

Non sono uno “specialista”, non sono un “intellettuale” - sono solo un semplice fedele a cui

la Dottrina Sociale della Chiesa fornisce costantemente scopo e senso al suo vivere, e la cui bellezza desidera che si riveli a tutti gli uomini di buona volontà.

 

Belo Horizonte, Brasile.

Convivio Emaús - Ottobre 2020

 

venerdì 22 gennaio 2021

LUCA RICOLFI: IO, EX RENZIANO, CHE CREDEVO NEL SOGNO RIFORMISTA

 Caro Renzi

anche se non ci conosciamo, né ci siamo mai parlati a tu per tu, mi permetto di raccontarle che cosa passa per la testa di un ex-renziano come me. Non sono mai stato iscritto a un partito, e meno che mai al Pd, di cui non mi sono mai piaciuti l’attaccamento al potere e l’ostinato convincimento di rappresentare «la parte migliore del paese».

E tuttavia, quando lei di quel partito cercò di rinnovare la sostanza e il linguaggio, ho fatto una cosa per me del tutto innaturale, ma che allora mi sembrò utile: ho fatto la coda alle primarie, per votare lei, che mi pareva l’unico in grado di modernizzare la cultura politica del campo progressista, di cui mi sono sempre sentito parte.

Poi l’ho vista in azione al governo, e l’ho vista far naufragare il suo stesso progetto di riforma istituzionale. Ho cominciato a pensare che mi ero sbagliato, e che le mie speranze erano state mal riposte. Ma il colpo di grazia è arrivato nel 2019, quando lei si fece promotore della più spregiudicata manovra parlamentare della storia repubblicana: la nascita del governo giallo-rosso.

Attenzione, però. La spregiudicatezza di quella manovra, per me, non risiedeva nel fatto che l’unico collante del nuovo governo fosse il terrore del voto (per i Cinque Stelle) e l’amore per il potere (per il Pd). E nemmeno nel fatto che lei promuoveva un’alleanza, quella con il partito di Grillo, che fino ad allora aveva escluso, e che inevitabilmente avrebbe snaturato il suo Pd, spegnendone ogni residua vocazione riformista e modernizzatrice.

No, per me la spregiudicatezza sta nella giustificazione che di quella manovra lei volle dare. Allora lei si oppose strenuamente alle elezioni anticipate soprattutto con un argomento, ovvero il rischio che Salvini potesse assumere «i pieni poteri». Di fronte a quel rischio si poteva, anzi si doveva, anche digerire il rospo-Cinque Stelle.

Ebbene, quella giustificazione non sta in piedi. Quella giustificazione è solo il frutto di una consapevole e non scusabile manipolazione della realtà, o meglio delle parole altrui. 
La terribile invocazione dei pieni poteri è la seguente: «Non sono nato per scaldare le poltrone. Chiedo agli italiani, se ne hanno voglia, di darmi pieni poteri. Siamo in democrazia, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie».

Credo che chiunque non sia accecato dall’odio o dall’ideologia sa riconoscere, in una dichiarazione del genere, quel che è sempre stato il sogno irrealizzato di tutti i grandi partiti, o meglio di tutti i partiti di maggioranza relativa: avere il 51% dei seggi parlamentari, per poter realizzare il programma su cui hanno chiesto il voto ai cittadini.

Era stato il sogno della Dc di De Gasperi (ai tempi della cosiddetta legge truffa: 1953), è stato il sogno di Berlusconi, quando i “cespugli” del centro-destra gli impedivano di attuare la “rivoluzione liberale” promessa. Ma è stato anche il sogno del Pd, quando Veltroni parlava di «vocazione maggioritaria» e sognava una legge elettorale capace di individuare un vincitore. Ed è stato pure il sogno di Renzi, quando guidava un partito del 41%, e diceva che non importava quale legge elettorale si fosse scelta, purché la sera delle elezioni si sapesse chi aveva vinto.

Perché dunque quel che tanti leader avevano chiesto non poteva essere chiesto da Salvini? Per questa domanda ci sono una serie di risposte ideologiche pronte, precotte e premasticate: perché Salvini ci avrebbe portati fuori dall’euro; perché Salvini avrebbe aumentato l’Iva; perché Salvini avrebbe instaurato una dittatura, o una quasi-dittatura (se no, perché temere i pieni poteri?).

Ma la risposta vera, secondo me, è un’altra, ed è drammatica: la sinistra, il campo progressista, ancora oggi (anno di grazia 2021) non ha raggiunto la maturità democratica. Che consiste nel trattare l’avversario politico come avversario, e non come nemico della democrazia.

Nel considerare se stessi come portatori di un progetto politico, anziché come depositari esclusivi del bene comune.

Nella fiducia di poter combattere gli avversari con la forza delle idee, anziché cercando ogni volta di evitare il ricorso alle urne, quasi che noi progressisti, le molte idee di Salvini che non condividiamo, non fossimo in grado di sconfiggerle in campo aperto. 

Ci aveva provato un po’ Veltroni, a rispettare l’avversario, ma non ce l’ha fatta nemmeno lui a cambiare il dna del Pd.

Anche per responsabilità della cosiddetta società civile che – attraverso appelli, girotondi e sardine varie – ha ritenuto di dover gridare al pericolo per la democrazia ogni qualvolta all’orizzonte si è profilato il rischio che a vincere non fossimo noi, i “sinceri democratici”, unici interpreti degli interessi generali del Paese, unico presidio contro le tentazioni autoritarie della destra. 

Ora lei, caro Renzi, da qualche mese viene piagnucolando che quota 100 è una follia, il reddito di cittadinanza un obbrobrio, l’azione del governo inesistente, i progetti di utilizzo dei fondi europei imbarazzanti, l’economia allo sbando, la gestione dell’epidemia catastrofica, lo stile di governo improntato a vanità e spregio delle istituzioni. E mille altre cose ripete, per lo più sacrosante, e per cui si è deciso ad aprire una crisi di governo.

Ma io le faccio un’unica domanda: non lo sapeva, quando ha bussato alla porta di Zingaretti per proporre il patto incestuoso con i Cinque Stelle, che così avrebbe dissolto in un colpo solo il progetto da cui il Partito democratico era nato, e di cui lei era diventato l’interprete più brillante e coraggioso?

Non so perché, un anno e mezzo fa, lei si decise a ingoiare il rospo, e a ingoiarlo ancora vivo e vegeto. Capisco che le sia rimasto sullo stomaco, e non l’abbia digerito ancora oggi. Ma quando lei denuncia i limiti dell’azione di governo sta solo constatando una verità ovvia, che pare stupire solo lei: i Cinque Stelle sono i Cinque Stelle, e quindi fanno i Cinque Stelle. Come direbbe Gertrude Stein: una rosa è una rosa è una rosa è una rosa.

Che cosa si aspettava? Che il Pd rieducasse i Cinque Stelle? Che nell’alleanza fra un partito non ancora pienamente riformista come il Pd e un partito populista e giustizialista come il partito di Grillo sarebbe stato il mite Zingaretti a prevalere? O che bastasse Italia viva a rieducare entrambi?

La realtà, temo, è che in Italia il sogno di una sinistra riformista - egualitaria e modernizzatrice - è tramontato definitivamente. Lei, è il momento di prenderne atto, a questo tramonto ha dato un contributo significativo. Ed è tristemente emblematico che i giorni di questa crisi, che hanno visto il trionfo del trasformismo e l’umiliazione di quel che resta del riformismo progressista, siano gli stessi in cui Emanuele Macaluso, il più coerente e sincero dei riformisti, ci ha lasciato per sempre. Quasi a segnare, con questa coincidenza di tempi, il passaggio di testimone fra due mondi e due epoche.

Peccato. Perché quel sogno aveva un senso, e alcuni di noi ci avevano creduto e lavorato. Ora tutto è più difficile, e addolora il fatto che a seppellire quel sogno sia stato proprio chi, di quel sogno, era stato l’ultimo e più incisivo interprete.
 

https://www.ilmessaggero.it/editoriali/primopiano/matteo_renzi_luca_ricolfi_lettera-5716112.html

 

giovedì 21 gennaio 2021

TRUMP ESCE BIDEN ENTRA, LE DUE AMERICHE RESTANO

 

Dopo il lampo di Lady Gaga che canta l'inno nazionale, una gonna rossa e una blusa blu navy - la bandiera americana - una colomba d'oro spillata con un ramoscello d'olivo ,la star delle Tre E: Energetica, Eccentrica, Esagerata ( un messaggio d'ottimismo, tutto rigorosamente dem), parla Biden.

Un intervento che tocca tutte le corde della retorica made in USA, parla ancora della necessità di riunire il paese, chiede la fine della "guerra incivile" dice che "senza unità ci sono solo rabbia e caos", che "ha prevalso la democrazia". "One nation, one God, indivisible", Biden lo dice calcando le lettere dell'ultima parola, "indivisibile" e nel farlo mette il sigillo sul suo più grande problema, l'altra parte dell'America, quella che non lo ha votato e non ne riconosce perfino la vittoria. Lui, il presidente che ha appena giurato sulla Bibbia (quella di famiglia) e la Costituzione, evoca l'incipit della carta, "We the People of the United States", ricorda che non può esserci la nazione, il governo di "una sola persona", parla di "ottimismo", di "opportunità", dice che "c'è molto da riparare, molto da fare, molto da guadagnare", Biden va verso il finale e lo fa con l'unica frase possibile in un momento come questo: "Sarò il presidente di tutti gli americani". 

Chiuso il discorso, si apre la parata. Tutti a piedi verso la villa più famosa del mondo e una battuta che è il programma di una vita: "Sto andando a casa". È quella Bianca.

Entrato nello Studio Ovale, Biden conferma che la distensione con gli elettori conservatori può attendere. Il presidente ha la necessità di mandare subito segnali al suo elettorato, ai gruppi radicali che ne hanno sostenuto la campagna presidenziale. Dunque per ora comincia con un rovescio del dritto che fu di Trump: seduto alla  'resolute desk' nello Studio Ovale firma 17 ordini esecutivi, compreso quello sul ritorno degli Usa nell'accordo sul clima di Parigi.

Il primo decreto presidenziale è quello sull'obbligo di indossare le mascherine negli edifici del governo e nei luoghi federali (una faglia che spacca le famiglie americane).  Questo atto  iniziale è un riconoscimento della potenza del coronavirus che l’ha proiettato da Wilmington allo Studio Ovale. Chi l'avrebbe mai detto, coronavirus e errori a ripetizione di Trump!

Altri segnali dal futuro? La revoca del permesso per la costruzione dell'oleodotto Keystone (energia, tema che stava per costare la vittoria in Pennsylvania a Biden), la fine del bando all'immigrazione da alcuni paesi a maggioranza musulmani e la revoca della dichiarazione d'emergenza per indirizzare le risorse alla costruzione del muro al confine con il Messico (immigrazione, tema che divide profondamente gli americani). C'è un altro presidente, quello dell'Altra America. C'è sempre una metà e la pacificazione non può essere a senso unico. 

C'è un nuovo presidente, le due Americhe restano.

tratto da List

DONALD TRUMP PROCLAMA LA SACRALITA' DELLA VITA

 

Il 18 gennaio è stata pubblicata sul sito della Casa Bianca la proclamazione del Presidente Trump per la giornata nazionale della santità della vita umana.

Un discorso eccezionale per chiarezza, coraggio e anticonformismo, dove vengono ricordate con giusto orgoglio le tante iniziative in difesa della vita nascente intraprese negli ultimi quattro anni e viene rivolto un appello al Congresso affinché approvi una legislazione che vieti l’aborto tardivo (o più propriamente infanticidio).

Il prossimo governo dem, legato a doppio filo con Planned Parenthood, si affretterà a distruggere quest’opera controcorrente, forse però – e ce lo auguriamo – non riuscirà ad annientare quel potente movimento pro-life che, come sostiene Trump, sta risvegliando la coscienza dell’America.

La traduzione è di Wanda Massa.

 

Proclamazione per la Giornata nazionale della santità della vita umana, 2021

 

Ogni vita umana è un dono al mondo. Nato o non nato, giovane o vecchio, sano o malato, ogni persona è fatta a immagine e somiglianza di Dio. Il Creatore Onnipotente dona ad ogni persona talenti unici, sogni bellissimi e un grande scopo. Nella Giornata Nazionale della Santità della Vita Umana, celebriamo la meraviglia dell’esistenza umana e rinnoviamo la nostra determinazione a costruire una cultura della vita in cui ogni persona di ogni età sia protetta, valorizzata e amata.


Questo mese, festeggiamo i quasi 50 anni dalla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti nella causa Roe contro Wade (la sentenza che ha reso legale l’aborto negli USA, ndr).  Questa sentenza, costituzionalmente viziata, ha rovesciato le leggi dello Stato che proibivano l’aborto e ha causato la perdita di oltre 50 milioni di vite innocenti. Ma madri forti, studenti coraggiosi, e incredibili membri della comunità e persone di fede stanno guidando un potente movimento per risvegliare la coscienza dell’America e ripristinare la convinzione che ogni vita è degna di rispetto, protezione e cura. A causa della devozione di innumerevoli pionieri a favore della vita, la richiesta che ogni persona riconosca la santità della vita risuona più forte che mai in America.  Nell’ultimo decennio il tasso di aborti è diminuito costantemente e oggi più di tre americani su quattro sostengono le restrizioni sull’aborto.

Sin dal mio primo giorno in carica, ho intrapreso un’azione storica per proteggere vite innocenti in patria e all’estero.  Ho reintegrato e rafforzato la politica di Città del Messico del Presidente Ronald Reagan, ho emanato una regola fondamentale a favore della vita per governare l’uso dei fondi dei contribuenti del Titolo Dieci e ho preso provvedimenti per proteggere i diritti di coscienza di medici, infermieri e organizzazioni come le Piccole Sorelle dei Poveri.  La mia amministrazione ha protetto il ruolo vitale dell’adozione basata sulla fede.  Alle Nazioni Unite, ho chiarito che i burocrati globali non hanno il diritto di attaccare la sovranità delle nazioni che proteggono la vita innocente.  Solo pochi mesi fa, la nostra Nazione si è unita ad altri 32 Paesi nel firmare la Dichiarazione di Consenso di Ginevra, che sostiene gli sforzi globali per fornire una migliore assistenza sanitaria alle donne, proteggere tutte le vite umane e rafforzare le famiglie.

Come Nazione, il ripristino di una cultura di rispetto per la sacralità della vita è fondamentale per risolvere i problemi più urgenti del nostro Paese.  Quando ogni persona sarà trattata come un amato figlio di Dio, gli individui potranno raggiungere il loro pieno potenziale, le comunità fioriranno e l’America sarà un luogo di speranza e libertà ancora più grande.  Ecco perché è stato un mio profondo privilegio essere il primo presidente della storia a partecipare alla Marcia per la Vita, ed è questo che motiva le mie azioni per migliorare il sistema di adozione e di affidamento della nostra Nazione, assicurare maggiori finanziamenti per la ricerca sulla sindrome di Down ed espandere i servizi sanitari per le madri single. Negli ultimi 4 anni, ho nominato più di 200 giudici federali che applicano la Costituzione così come è stata scritta, tra cui tre giudici della Corte Suprema – Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett.  Ho anche aumentato il credito d’imposta per i figli, in modo che le madri siano sostenute finanziariamente mentre si assumono il nobile compito di crescere bambini forti e sani. E, di recente, ho firmato un Ordine esecutivo per la protezione dei neonati e dei neonati vulnerabili, che difende la verità che ogni neonato ha gli stessi diritti di tutti gli altri individui a ricevere cure salvavita.

Gli Stati Uniti sono un fulgido esempio di diritti umani per il mondo.  Tuttavia, alcuni a Washington stanno lottando per mantenere gli Stati Uniti tra una piccola manciata di nazioni – tra cui la Corea del Nord e la Cina – che permettono l’aborto facoltativo dopo 20 settimane.  Mi unisco a innumerevoli altri che ritengono che questo sia moralmente e fondamentalmente sbagliato, e oggi rinnovo il mio appello al Congresso affinché approvi una legislazione che vieti l’aborto tardivo.

Fin dall’inizio, la mia amministrazione si è dedicata ad elevare ogni americano, e questo inizia con la protezione dei diritti dei più vulnerabili della nostra società – i nascituri.  Nella Giornata Nazionale della Santità della Vita Umana, promettiamo di continuare a parlare per coloro che non hanno voce.  Promettiamo di celebrare e sostenere ogni madre eroica che sceglie la vita.  E ci impegniamo a difendere la vita di ogni bambino innocente e non nato, ognuno dei quali può portare amore, gioia, bellezza e grazia incredibili nella nostra Nazione e nel mondo intero.

TRUMP FIRMA LA PROCLAMAZIONE

ORA, QUI, io, DONALD J. TRUMP, Presidente degli Stati Uniti d’America, in virtù dell’autorità conferitami dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti, proclamo il 22 gennaio 2021, come Giornata Nazionale della Santità della Vita UmanaOggi, chiedo al Congresso di unirsi a me nel proteggere e difendere la dignità di ogni vita umana, anche di quelle non ancora nate. Invito il popolo americano a continuare ad occuparsi delle donne in gravidanze inattese e a sostenere l’adozione e l’affidamento in modo più significativo, affinché ogni bambino possa avere una casa amorevole. E infine, chiedo a tutti i cittadini di questa grande Nazione di ascoltare il suono del silenzio causato da una generazione che abbiamo perso, e poi di alzare la voce per tutti coloro che sono stati colpiti dall’aborto.

IN FEDE DI CHE, ho posto la mia mano in questo diciassettesimo giorno di gennaio, nell’anno di nostro Signore duemila ventuno, e dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America il duecentoquarantacinquesimo.

DONALD J. TRUMP

tratto dal blog di sabino paciolla

lunedì 18 gennaio 2021

COSÌ SI DIVENTA CHIESA DI STATO

Il dichiarato appoggio della Chiesa italiana ai tentativi del presidente del Consiglio Conte di perpetuare il suo governo va contro la ragione politica e contro le esigenze della fede cattolica nei confronti della politica.

Significa anche sostenere che questo governo - fortemente anti-cattolico nelle sue politiche - ha fatto bene le cose e continuerà a farle bene. Giudizio assurdo, viste le mancanze, l'incapacità e il radicalismo anti-vita e anti-famiglia dimostrati dall'esecutivo.

 


La Chiesa italiana appoggia i “costruttori” a sostegno del governo Conte e tra di essi potrebbe anche esserci qualche cattolico dichiarato. Nel momento in cui scriviamo, i giochi non sono ancora conclusi e non è ancora chiaro se da varie componenti parlamentari qualche costruttore tradirà il proprio gruppo e voterà la fiducia al governo. Quando in ballo ci sono le poltrone da preservare dal rischio elezioni e un enorme gruzzolo da spartire come è il Recovery Fund, anche la pandemia può diventare un utile alibi.

Vada come vada la conta in Parlamento, di particolare interesse è l’appoggio della Chiesa italiana all’azione dei “costruttori” e  al progetto Conte, che molti chiamano neo-centrista colorandolo pure col passepartout del popolarismo europeo, tanto da attribuirgli qualche dignità.

 

Il cardinale Bassetti, tornato a Roma dopo la malattia e la convalescenza, ha detto che questo è il momento dei “costruttori” e che egli ripone piena fiducia nel presidente Mattarella. Difficile non vedere nella dichiarazione un appoggio al progetto in corso in questi momenti nei corridoi del palazzo.

Questa uscita decisamente e immediatamente politica del cardinale Bassetti è in linea con l’atteggiamento che la Chiesa italiana ha assunto fin dall’inizio nei confronti delle politiche governative sul Covid, del resto applicando alla lettera le indicazioni di papa Francesco. La CEI non ha mai minimamente messo in dubbio la validità di quelle politiche, anzi le ha sempre applicate con solerzia anche quando riguardavano il culto. Essa ha sempre fatto coincidere il bene comune con la necessità di eliminare le valutazioni critiche e perfino quelle scientifiche per rimanere uniti sotto la guida del governo in carica.

Il significato ultimo del bene comune, però, è detenuto dalla Chiesa e non dallo Stato, così facendo la Chiesa ha rinunciato alla ragione vera del suo ruolo pubblico e ha accettato non solo il bene comune indicato dal governo in questo caso specifico della pandemia, ma la titolarità originaria del governo nello stabilire cosa sia il bene comune. Il fatto è di notevole gravità e i danni di questo cedimento sulla Chiesa che è in Italia saranno di lungo periodo.

 

Del resto questa è la strada che le élites ecclesiastiche stanno battendo anche in un contesto più generale. Come la Santa Sede sta diventando la cappellania dell’ONU, facendo propria l’agenda globalista ed ecologista, così la Conferenza episcopale italiana si propone come cappellania dello Stato Italiano e perfino di Palazzo Chigi. Il sostegno di Bassetti ai “costruttori” rientra in questo ruolo di “Chiesa di Stato”. Il Covid è visto come occasione per superare le divisioni della società italiana sotto la guida del potere costituzionalmente stabilito, e la Chiesa intende se stessa come agenzia che collabora a questo “uscirne insieme”, non pensando che uscirne insieme non significa automaticamente uscirne bene. Pur di uscirne insieme, la Chiesa rinuncia a dire, dal suo punto di vista, ossia “dal di sopra” e “dal di fuori”,  cosa significhi uscirne veramente bene.
Rompere l’unità sotto Conte e Mattarella diventa così più grave che dire la verità sulla pandemia e sulle politiche pandemiche e lasciare la libertà di scelta politica ai fedeli-cittadini. Questo, del resto, ha sempre fatto ogni Cappellania di Palazzo.

 

L’appoggio della Chiesa italiana ai “costruttori” e il suo ossequio alle esigenze di perpetuità del governo Conte va prima di tutto contro la ragione politica stessa e poi contro le esigenze della fede cattolica nei confronti della politica. Appoggiare questo governo e impedire le conseguenze di una crisi, come per esempio le elezioni, significa sostenere che questo governo ha fatto bene le cose e che continuerà a farle bene e che le elezioni sono da rifiutare perché interromperebbero questo ciclo positivo.

Ma una simile valutazione non regge dal punto di vista della ragione politica, tante e tali sono state le mancanze, le inesperienze, le assurdità, le superficialità, di questo governo e il suo radicalismo politico sui principi della vita e della famiglia. Ma anche se – poniamo per assurdo – così fosse, da quando in qua spetta alla Chiesa appoggiare i governi? Qui entriamo nel campo delle esigenze della fede cattolica nei confronti della politica.


La politica diretta non rientra nel campo di competenze della Chiesa gerarchica.

Quando il cardinale Bassetti sostiene e spinge i “costruttori” fa una cosa che non dovrebbe fare. La Chiesa dovrebbe – invece, ma non lo fa – dare le mete e i criteri per agire, astenendosi dal come, almeno finché il come non implichi esso stesso aspetti morali e di fede.   

Il 31 gennaio 2015, all’indomani dell’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, in un articolo sulla Bussola [vedi qui] avevo sostenuto che il cattolico Mattarella avrebbe nascosto la sua cattolicità sotto le istituzioni. In questo modo “liquiderà i cattolici” – scrivevo - che non vogliano ridurre la loro fede alla loro cittadinanza. Non vorrei dare troppo peso né alle mie capacità previsionali né al ruolo giocato da Matterella, ma i segnali che addirittura la Chiesa italiana stessa abbia fatto questo passo non sono pochi e l’appoggio ai “costruttori” lo conferma.

 

STEFANO FONTANA 18/1/2021

Da la nuova bussola quotidiana