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domenica 24 gennaio 2021

IL NITIDO MESSAGGIO DEI VESCOVI AMERICANI AL PRESIDENTE “CATTOLICO”

Dopo che Biden ha giurato come presidente, il Vaticano ha rilasciato  una nota  di Papa Francesco, che affermava: "Prego che le vostre decisioni siano guidate dalla preoccupazione per la costruzione di una società contrassegnata da autentica giustizia e libertà, insieme a rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona, specialmente dei poveri, dei vulnerabili e di coloro che non hanno voce”.

Poco dopo l'USCCB (United States Conference of Catholic Bishops) ha pubblicato la dichiarazione  di José H. Gomez , arcivescovo di Los Angeles e presidente della Conferenza. Diceva, fra l’altro:

“Lavorare con il presidente Biden sarà tuttavia unico, poiché è il nostro primo presidente in 60 anni a professare la fede cattolica. In un periodo di secolarismo crescente e aggressivo nella cultura americana, quando i credenti religiosi affrontano molte sfide, sarà rinfrescante impegnarsi con un presidente che comprende chiaramente, in modo profondo e personale, l'importanza della fede e delle istituzioni religiose. La pietà e la storia personale del signor Biden, la sua commovente testimonianza di come la sua fede gli ha portato conforto in tempi di oscurità e tragedia, il suo impegno di lunga data per la priorità del Vangelo per i poveri - tutto questo trovo pieno di speranza e di ispirazione.

“Allo stesso tempo, come pastori, ai vescovi della nazione è affidato il dovere di proclamare il Vangelo in tutta la sua verità e potenza, a tempo e fuori tempo, anche quando quell'insegnamento è scomodo o quando le verità del Vangelo sono contrarie alle indicazioni della società e della cultura dominante. Quindi, devo sottolineare che il nostro nuovo presidente si è impegnato a perseguire determinate politiche che promuoveranno i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana, soprattutto nelle aree dell'aborto, della contraccezione, del matrimonio e del genere. Profonda è la preoccupazione per la libertà della Chiesa e dei credenti che vogliono vivere secondo la loro coscienza.

“I nostri impegni sulle questioni della sessualità umana e della famiglia, così come i nostri impegni in ogni altra area - come l'abolizione della pena di morte o la ricerca di un sistema sanitario ed economico che serva veramente la persona umana - sono guidati dal grande comandamento di Cristo di amare e di essere solidali con i nostri fratelli e sorelle, specialmente i più vulnerabili.

“Per i vescovi della nazione, la continua ingiustizia dell'aborto rimane la "priorità preminente". Preminente non significa "solo". Abbiamo profonde preoccupazioni per molte minacce alla vita umana e alla dignità nella nostra società. Ma come insegna Papa Francesco, non possiamo tacere quando quasi un milione di vite non nate vengono messe da parte nel nostro paese anno dopo anno a causa dell'aborto”.

Di fronte a questo documento, il cardinale Cupich, arcivescovo di Chicago rappresentante massimo dell’ultraprogressismo cattolico, ha avuto una reazione furiosa, ed è intervenuto su Twitter per stroncare la dichiarazione di Gomez definita "sconsiderata" e "apparentemente" senza "precedenti". Ma il documento dei vescovi era riferito precisamente ad un Presidente "cattolico” le cui  posizioni pro-aborto, pro "matrimonio gay" e pro-transgenderismo sono state, diciamo, palesemente ovvie a chiunque abbia occhi per vedere e orecchie per sentire.

In un brillante pezzo di agiografia Michelle Boorstein sul Washington Post scrive che Biden, "ha respinto da tempo l'idea che, per lui, la fede deve guidare le politiche

".“Sono pronto ad accettare la dottrina su tutta una serie di questioni come cattolico. … Sono pronto ad accettare come questione di fede - io e mia moglie, la mia famiglia - la questione dell'aborto. Ma quello che non sono disposto a fare è imporre una visione rigida, una visione precisa ... che nasce dalla mia  fede , ad altre persone che sono ugualmente timorate di Dio, altrettanto dedite alla vita ".

L'idea che l'opposizione cattolica all'aborto sia una questione di fede è semplicemente falsa.  L'insegnamento cattolico sull'aborto e la vita è radicato nella scienza, nel buon senso e nella legge naturale, come ha osservato Papa Francesco nel 2019 :

"È legittimo togliere una vita umana per risolvere un problema?" Francesco ha chiesto ai partecipanti a una conferenza vaticana sulla questione,  ripetendo  una delle sue osservazioni più controverse sulla questione. "È lecito usare un sicario per risolvere un problema?"

La decisione di abortire sulla base di informazioni mediche su un feto malato equivale a "eugenetica disumana", ha detto, e nega alle famiglie la possibilità di accogliere i bambini più deboli. Ha sostenuto che l'uso dell'aborto come modalità di "prevenzione" non potrebbe mai essere condonato e che una tale posizione "non ha nulla a che fare" con la fede.

"La vita umana è sacra e inviolabile e l'uso della diagnosi prenatale per scopi selettivi dovrebbe essere scoraggiato con forza", ha detto Francis.

Niente a che vedere con la fede, ha sottolineato il Papa. La cosa veramente perversa è che Biden e altri politici cattolici americani pro-aborto citano effettivamente la loro "fede" come motivo per sostenere l'aborto poiché non vogliono "forzare" la loro "fede" sugli altri. 

Un altro esempio eclatante di questa realtà:  Lunedì, la presidente della Camera Nancy Pelosi ha criticato gli elettori di prolife che hanno votato per Donald Trump sulla questione dell'aborto, dicendo che i loro voti le causano "grande dolore come cattolica" e accusandoli di "essere disposti a vendere l'intera democrazia per quel  problema."


Mons. Salvatore J. Cordileone, Arcivescovo di San Francisco, ha rilasciato la seguente dichiarazione in risposta: “Per iniziare con l'ovvio: Nancy Pelosi non parla per la Chiesa cattolica. Parla come un importante leader governativo di alto livello e come privato cittadino. E sulla questione dell'uguale dignità della vita umana nel grembo materno, parla anche in diretta contraddizione con un diritto umano fondamentale che l'insegnamento cattolico ha costantemente difeso per 2000 anni”.

Una nota finale su quello che ha scritto l’arcivescovo GOMEZ nella lettera sopra riportata:” sarà rinfrescante impegnarsi con un presidente che comprende chiaramente, in modo profondo e personale, l'importanza della fede e delle istituzioni religiose. La pietà e la storia personale del signor Biden,…. Che tipo di pietà, esattamente? Che tipo di fede profonda incoraggia attacchi diretti all'insegnamento cattolico fondamentale sulla vita, la personalità, l'umanità, il matrimonio, la sessualità, la procreazione e molto altro?  Forse  l'approccio è retorico …..

 

 

 

 

giovedì 24 gennaio 2019

UOMINI GIUSTI AI POSTI GIUSTI


UOMINI GIUSTI AI POSTI GIUSTI

 ALDO MARIA VALLI

       Buongiorno e ben trovati. L’uomo giusto al posto giusto con il quale partiamo è un cardinale: Roger Michael Mahony, arcivescovo emerito di Los Angeles, che fra due mesi parlerà al Los Angeles Religious Education Congress, il più grande congresso cattolico americano, che ogni anno si rivolge a giovani e adulti affrontando temi relativi all’educazione religiosa.

È previsto che sua eminenza terrà una conferenza rivolta agli studenti delle scuole medie e superiori, ma perché diciamo che Mahony è uomo giusto al posto giusto? Perché, come qualche lettore ricorderà, il porporato sei anni fa fu sollevato da tutti gli incarichi dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver insabbiato centoventinove casi di abusi sessuali commessi da preti della sua diocesi.
Lo scandalo fu tale, e le polemiche così roventi, che all’epoca un movimento cattolico statunitense, Catholics United, chiese apertamente a Mahony, attraverso una petizione, di rinunciare al conclave del marzo 2013, dal quale sarebbe poi uscito papa Jorge Mario Bergoglio. Ma Mahony partì comunque per Roma ed entrò in conclave.
«Se un cardinale è privato di ogni ruolo pubblico nella diocesi, perché dovrebbe essere premiato con la possibilità di votare per la scelta del prossimo papa?», si chiesero gli aderenti a Chatolics United. E la domanda potrebbe essere attualizzata così: se un pastore ha già dato prova di non saper guidare bene il suo gregge, tanto da meritare di essere privato delle responsabilità decisionali, con quale autorità ora può rivolgersi a un pubblico di fedeli cattolici su temi relativi all’educazione religiosa?
Occorre ricordare, fra l’altro, che l’arcidiocesi di Los Angeles fu costretta a pagare 9,9 milioni di dollari come risarcimento per quattro casi di abusi commessi da un parroco, Michael Baker, che confessò i suoi crimini a Mahony, ma quest’ultimo, pur mandando Baker dallo psicologo, lo reintegrò nel suo ruolo, permettendo al parroco di tornare a molestare minori.
Ma al congresso cattolico di Los Angeles ci sarà un’altra presenza che ci permette di parlare di uomo giusto al posto giusto. Ci riferiamo al padre Daniel Horan, francescano e attivista pro-gay, da anni in prima linea nel sostenere la causa delle cosiddette comunità Lgbt e dei movimenti femministi.

Assistente di teologia sistematica e spiritualità alla Catholic Theological Union di Chicago, Horan scrive per il National Catholic Reporter e anni fa, quando la Corte suprema degli Stati Uniti annullò la legge che bandiva il matrimonio omosessuale, disse che la sentenza non rovinava in alcun modo le fondamenta della società e parlò di «passo avanti verso la garanzia che tutti gli esseri umani negli Stati Uniti vengano trattati alla pari» .
Un’autentica «disgrazia per il sacerdozio»: così alcuni cattolici americani hanno giudicato Horan, sempre pronto a prendere posizioni antitetiche al cattolicesimo e a unirsi a coloro che vorrebbero distruggere la Chiesa.
Bene. Concludiamo con il nostro terzo uomo giusto al posto giusto di oggi, che è un altro cardinale: Vincent Nichols di Westminster, a Londra, il quale nella festa del Battesimo del Signore ha presieduto una «Messa di benvenuto ai cattolici Lgbt». La celebrazione si è svolta nella chiesa dei gesuiti di Farm Street (che ospita il consiglio pastorale Lgbt dei cattolici di Westminster, voluto dal cardinale) e, come spiegal’agenzia Indipendent Catholic News, Nichols nella sua omelia ha detto che la parola «famiglia» include «molti e diversi modelli».
Inoltre secondo il cardinale l’identità che il cristiano riceve con il battesimo trascende tutte le altre, comprese quelle di uomo e donna. Ma da umili ignoranti ci chiediamo: da qualche parte non sta scritto che Dio «li creò maschio e femmina»?
Infine, non contento (o forse già pregustando la nomina a uomo giusto al posto giusto?), sua eminenza Nichols dopo la Santa Messa ha elogiato  i cattolici Lgbt di Westminster «non solo come individui che vengono accolti, ma come comunità identificabile che è di casa nella Chiesa».
Alla prossima!
Aldo Maria Valli


martedì 18 ottobre 2016

NEVER CLINTON NEVER TRUMP



Riportiamo la nostra traduzione di un forte intervento dell'arcivescovo di Denver, Mons. Samuel Aquila, che esprime con una chiarezza ignota ai nostri vescovi le linee guida per un cattolico che deve andare a votare

5 ottobre 2016

Ho votato in ogni elezione presidenziale dal 1972 e non ho mai sperimentato una elezione come quest'anno. Entrambi i candidati sono antipatici, mancano di credibilità, e hanno fatto commenti che fanno rizzare i capelli. Il pubblico americano è stufo di questo tipo di politica e di questa classe dirigente,  di entrambe le parti. Allora, che cosa dovremmo fare noi cattolici quando andremo a votare a novembre?

Questa domanda mi è stata rivolta quest’anno  più che in ogni elezione precedente. Recentemente in una cena con un gruppo di cattolici, la conversazione cadde alla politica e divenne molto accesa, perchè alcuni sostenevano Clinton e alcuni Trump. Così si rivolsero a me e uno di loro mi ha chiesto, "Arcivescovo, che ne pensi?"
Mons. Samuel Aquila, Arcivescovo di Denver

In primo luogo, ho condiviso la mia avversione per entrambi i candidati. 

Poi ho detto che abbiamo bisogno di riflettere sulle piattaforme di entrambe le parti, con particolare attenzione alle questioni della vita umana. Tutti a tavola conoscevano bene l'insegnamento della Chiesa sulla vita e la dignità della vita. Sapevano che i cattolici in buona coscienza non possono sostenere i candidati che porteranno avanti l'aborto. Tutti però erano più o meno d'accordo che, quando si tratta di questioni di vita, i politici cattolici su entrambi i lati dello schieramento politico avevano anteposto alla loro fede le ragioni dell’appartenenza politica.

La indicazione  più importante che posso dare è questa: permettere al vostro incontro personale in corso con Gesù Cristo e la Chiesa di guidare le vostre decisioni politiche. Dico questo perché crediamo che la verità su noi stessi e il mondo in cui viviamo è rivelata in e attraverso di lui. La nostra società soffre e ha sofferto da tempo perché troppo poche persone vivono una vita integrata, che non divida la “persona” dal “pubblico”.

Quest'anno ci sono alcune importanti posizioni nelle due principali piattaforme. Quest'anno la piattaforma del partito democratico chiede il ribaltamento dell’ emendamento Hyde. L'emendamento Hyde vieta che il denaro dei contribuenti federali sia utilizzato per l'aborto. La piattaforma democratica è aggressivamente pro-aborto, non solo in materia di finanziamento, ma si è impegnata a nominare alla Corte Suprema soltanto giudici che sosterranno l'aborto, e ad abrogare l’emendamento alla legge Helms, che impedisce agli Stati Uniti di sostenere la diffusione dell’aborto all'estero. 

Al contrario, la piattaforma del partito repubblicano è favorevole alla emendamento Hyde, e proprio quest'anno ha rafforzato il suo sostegno per la vita dichiarando la fine dei finanziamenti statali di Planned Parenthood,vuole vietare l'aborto degli ultimi giorni (cavallo di battaglia della Clinton), e si impegna a contrastare il suicidio assistito.
Molto importante poi è il tema della libertà di religione, la libertà di coscienza, e la possibilità per le organizzazioni basate sulla fede come la Chiesa di fornire beneficenza attraverso ricoveri, ospedali, case per anziani, ecc, senza timore di interferenza del governo e garantendo l'esistenza di un rispetto per i valori religiosi.

In tal senso, l'argomento è stato sollevato dal regolamento del ministero della Salute e Servizi Umani. Questo regolamento obbliga la fornitura di contraccettivi, sterilizzazioni e prodotti abortivi attraverso le assicurazioni del datore di lavoro. La cosa più sorprendente per me era che mentre tutti a tavola erano cattolici praticanti, che sono coinvolti nella loro fede, ma alcuni di loro non avevano sentito parlare della difficoltà che l'amministrazione Obama ha creato alle Piccole Sorelle dei Poveri, né sapevano del contenzioso che si è verificato cercando di costringerle a violare la loro coscienza.

Gli elettori cattolici devono rendersi consapevoli e devono levarsi in piedi su questi temi essenziali. Il diritto alla vita è il più importante e fondamentale diritto, dal momento che la vita è necessaria per uno qualsiasi degli altri diritti alla materia. Ci sono alcuni problemi che possono legittimamente essere discusse dai cristiani, come ad esempio quali politiche siano più efficaci nella cura dei poveri, ma l'uccisione diretta di vita umana innocente devono essere contrastati in ogni momento da ogni seguace di Gesù Cristo. Non ci sono legittime eccezioni a questo insegnamento.

La salute della nostra nazione dipende da un profondo rispetto per la vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale, e il futuro della nostra società dipende da come proteggiamo questo diritto. Se non lo facciamo, alla fine si farà la fine di Roma e della Grecia e di altri grandi civiltà che si sono sorti e caduti.
Alcuni, sia in politica e nella Chiesa, hanno dichiarato che è la Chiesa che ha bisogno di cambiare il suo insegnamento per includere l'aborto, le unioni dello stesso sesso, e anche l'eutanasia.

 Eppure, nella fedeltà a Gesù Cristo, al Vangelo e alla Tradizione Sacra, la Chiesa non può cambiare il suo insegnamento su questi temi senza negare Cristo. Lei stessa, tagliata dalla vite potrebbe solo appassire, come promesso da Cristo. Più ci si allontana da Gesù Cristo ei suoi insegnamenti, tanto più sarà nostre chiese vuote.
Noi siamo dove siamo oggi perché troppi cattolici e altre persone di fede hanno abbracciato le vie del mondo, e non le vie di Cristo. Non hanno servito come lievito che trasforma la società, ma piuttosto hanno legittimato il male e la cultura usa e  getta che Papa Francesco ci ricorda spesso di rifiutare.

Se  non riusciremo a fare questo, il governo interverrà per riempire il vuoto. In effetti, il governo diverrà "dio" e imporrà le sue convinzioni sui cittadini. Basta guardare alla Salute e servizi umani che propaganda il contraccettivo, o il tentativo da parte del Presidente Obama per imporre un ordine del giorno transgender su scuole pubbliche. Stiamo per vedere fra poco  il finanziamento federale dell'aborto e l'approvazione del suicidio assistito in Colorado. Stiamo assistendo alla dittatura del relativismo e l'erosione della vera libertà. E come Papa Francesco predica spesso, il diavolo ottiene quello che vuole rapidamente, soprattutto quando la gente non crede più in Dio.

Quindi il mio consiglio ai cattolici che devono votare in questa elezione presidenziale è quello di guardare prima alla propria coscienza. E 'il vostro incontro personale con Gesù Cristo e la Chiesa, la voce di Dio che non può contraddire la verità o la rivelazione, o è l'ideologia di un partito politico?

 In secondo luogo, guardare come sei stato un lievito nella società. Come avete cercato il bene comune e dei valori del Vangelo, in particolare servendo i poveri, i bisognosi, i non nati e i moribondi. Se veramente vivere la vostra fede cattolica, non troverete l'allineamento completo di alcun partito politico, e questo va bene. 

In terzo luogo, guardate come ogni piattaforma del partito sostiene la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, la libertà di religione e la libertà di coscienza, la famiglia, e il povero. Infine, votate, perchè ogni cattolico ha l'obbligo di partecipare al processo politico.

Per molti, le elezioni presidenziali comporterà una scelta tra il minore dei due mali.

 Sulla scheda elettorale del Colorado, ci sarà anche da affrontare il male del suicidio assistito, conosciuto come Proposition 106. Conformando i nostri cuori e le nostre menti al Vangelo e al suo chiaro insegnamento sulla vita, noi tutti  cattolici siamo chiamati a votare "no" su questo tema . Un "sì" favorisce solo la società usa e getta, e la cultura della morte. 

Teniamo presente il nostro paese nelle nostre preghiere quotidiane, pregando per la protezione e la benedizione di Dio in questi tempi difficili, difficili in cui viviamo. E preghiamo  per la conversione di coloro che sostengono una cultura usa e getta della morte!

venerdì 29 luglio 2016

VESCOVI ITALIANI, PARLATE CHIARO

Tom Kaine è stato nominato candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti con Hillary Clinton. Si tratta di una personalità di scarso rilievo politico, di alto profilo personale, ma è stato nominato soprattutto perchè cattolico.

Su questo punto è intervenuto il Vescovo Tobin. Riporto la dichiarazione in Inglese, perchè mi sembra più efficace e stringata, e segue una traduzione.

Bishops Thomas Tobin of the Diocese of Providence, Rhode Island, posted a message on Facebook :
VP Pick, Tim Kaine, a Catholic?
Democratic VP choice, Tim Kaine, has been widely identified as a Roman Catholic. It is also reported that he publicly supports “freedom of choice” for abortion, same-sex marriage, gay adoptions, and the ordination of women as priests. All of these positions are clearly contrary to well-established Catholic teachings; all of them have been opposed by Pope Francis as well.
Senator Kaine has said, “My faith is central to everything I do.” But apparently, and unfortunately, his faith isn’t central to his public, political life.
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Il vescovo Thomas Tobin della diocesi di Providence, Rhode Island, ha postato un messaggio su Facebook :
VP Pick, Tim Kaine, un cattolico?
La scelta VP democratico, Tim Kaine, è stata ampiamente identificata come un cattolico. Si segnala inoltre che egli sostiene pubblicamente "libertà di scelta" per l'aborto, il matrimonio omosessuale, adozioni gay, e l'ordinazione delle donne come sacerdoti. Tutte queste posizioni sono chiaramente in contrasto con gli insegnamenti cattolici consolidati; tutti loro sono contrari a quello che insegna Papa Francesco, pure.
Il senatore Kaine ha detto: "La mia fede è centrale per tutto quello che faccio." Ma a quanto pare, e, purtroppo, la sua fede non è fondamentale per la sua vita politica pubblica."




sabato 21 giugno 2014

NEGLI USA CI SONO ANCORA I VESCOVI

C'era anche monsignor Salvatore Cordileone, l'arcivescovo di San Francisco, alla Marcia per il Matrimonio che si è tenuta ieri a Washington. In più di ottanta tra leader politici ed esponenti religiosi (di varie confessioni) gli avevano chiesto con una lettera pubblica di evitare, di lasciar perdere. Di non farsi vedere a un raduno in cui non sarebbero mancati riferimenti all'«odio per la comunità Lgbt», su cui ha messo in guardia, in un'accorata lettera inviata al presule, anche Nancy Pelosi, ex speaker alla Camera dei Rappresentanti, cattolica ma abortista convinta e favorevole alle nozze tra persone dello stesso sesso (il cardinale Raymond Leo Burke, aveva in passato più volte sostenuto che Pelosi, insieme all'attuale segretario di Stato John Kerry e ad altri esponenti politici pro-choice non avrebbero dovuto essere ammessi all'eucaristia).

Gli ottanta intellettuali che hanno chiesto a mons. Cordileone di rinunciare all'appuntamento, che prevedeva una pacifica marcia da Capitol Hill alla Corte Suprema, si erano richiamati addirittura al Papa: «Non tutti, tra noi, condividono l'insegnamento ufficiale cattolico su matrimonio e famiglia. Tuttavia, apprezziamo le numerose dichiarazioni dei leader cattolici in difesa della dignità di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. A cominciare – scrivevano ancora – dalle recenti parole di Papa Francesco: 'Se uno è omosessuale e cerca il Signore, dimostrando buona volontà, chi sono io per giudicare?'». Ecco perché, «pur rispettando la libertà di religione e comprendendo che lei (Cordileone, ndr) è contrario al matrimonio civile per le coppie omosessuali», preferiremmo non partecipasse. Il motivo è presto spiegato: «Le azioni dell'Organizzazione per il matrimonio – il gruppo che organizza la marcia annuale – contraddicono la fede cristiana basata sul ripeto della dignità fondamentale di tutte le persone». 
La risposta dell'arcivescovo di San Francisco, città simbolo dei matrimoni gay e dove il tema neppure si pone, essendo legge dello stato della California, non s'è fatta attendere: «Il mio dovere è quello di proclamare la verità circa la persona umana e la volontà di Dio. Devo farlo anche quando le verità che sono chiamato a insegnare sono impopolari, come lo è quella sul matrimonio inteso come unione coniugale tra marito e moglie».

A scanso di equivoci, mons. Cordileone aveva voluto precisare che la marcia di Washington «non è contro qualcosa o contro qualcuno, bensì è semplicemente a favore del matrimonio». E infatti, l'obiettivo era di ribadire l'importanza di quel vincolo coniugale tra un uomo e una donna, dal quale poi nascono i figli. E a chi gli faceva notare che prendere parte a un evento dove il bersaglio di qualche invettiva degli altri oratori (tra cui gli ex candidati repubblicani alla Casa Bianca Rick Santorum e Mike Huckabee) sarebbe stata la comunità Lgbt, il presule ha osservato che «la retorica offensiva» c'è anche verso chi «difende il matrimonio come è sempre stato inteso nel corso dei millenni». Se è vero infatti che «nella nostra società ci sono stati e ci sono ancora episodi di violenza fisica contro gli omosessuali, e ciò è da deplorare, è altrettanto vero che analoghi episodi si iniziano a contare verso chi sostiene la visione coniugale del matrimonio». 
Mons. Salvatore Cordileone è l'emblema di un episcopato, quello statunitense, che fatica a orientarsi sulle nuove frequenze indicate a Roma dal Pontefice succeduto un anno e mezzo fa a Benedetto XVI. L'uscita in periferia, l'attenzione ai poveri, l'insofferenza per le battaglie culturali e attorno ai cosiddetti princìpi non negoziabili (espressione che Francesco ha già avuto modo di dire, più d'una volta, di non comprendere), sono distanti dall'agenda che la Chiesa americana ha seguito nell'ultimo trentennio. Le gerarchie trovano origine nella lunga stagione giovanpaolina e ratzingeriana, e poche sono le eccezioni.

Il modello del vescovo da replicare nelle diocesi da una costa all'altra del paese, non è quello impersonato dal cardinale Joseph Bernardin, già arcivescovo di Chicago e punto di riferimento per la corrente progressista post conciliare, bensì quello del cardinale Francis George, apripista del conservatorismo muscolare poi fatto proprio dall'ex presidente della conferenza episcopale, Timothy Dolan. Lo stesso cardinale Sean O'Malley, che pure è uno dei  porporati più vicini a Francesco (è membro della consulta degli otto che lo consiglia riguardo il governo della chiesa universale) aveva mostrato più d'una perplessità ad aggiornare l'insegnamento cattolico in fatto di morale sessuale, come chiesto a gran voce da numerosi episcopati centro e nord europei. 
Che i vescovi facciano fatica a svoltare lo dimostra anche il dibattito che s'è tenuto la scorsa settimana a New Orleans, in occasione dell'assemblea generale di primavera dei vescovi statunitensi. Naturalmente, s'è parlato di economia, povertà, crisi sociale. Ma il focus, ancora una volta, era rivolto ai problemi che attanagliano la famiglia e il matrimonio. Confronto che s'è sviluppato con lo sguardo rivolto al doppio Sinodo (ottobre 2014 e ottobre 2015) e all'Incontro delle famiglie in programma l'anno prossimo nella Philadelphia dell'arcivescovo Charles Chaput, colui che in un'intervista concessa la scorsa estate al liberalNational Catholic Reporter si lamentava di certi silenzi del Papa sulle questioni etiche e sottolineava come «nell'ala destra della Chiesa» non tutti fossero rimasti soddisfatti dall'esito del Conclave. Una scaletta, quella preparata per l'assemblea di New Orleans, sulla quale aveva ironizzato perfino padre Thomas Reese, già direttore di America, la rivista liberal dei Gesuiti della East Coast: «Sarà interessante vedere quanto tempo useranno per parlare di controllo delle nascite, calo del numero dei matrimoni, nozze gay, divorzio, comunione ai cattolici divorziati e parità di genere», aveva scritto in un editoriale pochi giorni prima dell'inizio dei lavori, ricordando che lo scorso novembre – quando mons. Joseph Kurtz fu eletto successore di Dolan alla guida dell'episcopato locale - «i vescovi si tennero ben alla larga dai temi caratterizzanti il papato di Francesco».


 Matteo Matzuzzi "lanuovabq"