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martedì 5 novembre 2024

SALVATE L’ONU DA GUTERRES

 


l segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, fa un inchino a Vladimir Putin 

durante la riunione dei Brics in Russia (foto Ansa)

Su Huffington post.it Pierluigi Battista scrive: «L’immagine del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres che si inchina senza dignità al potente di Mosca è solo l’ultima istantanea di un’umiliazione continua, di un crescendo nel grottesco che oramai non conosce più limiti».

È difficile dissentire dall’indignazione di Pigi Battista per quel cialtrone di Guterres, che prima manda il solito bizzarro mandato di arresto penale a Vladimir Putin e poi va a baciare la pantofola, sporca di sangue ucraino, del presidente russo.

 

sabato 7 ottobre 2023

L’ECOLOGIA “PARZIALE” DELLA LAUDATE DEUM

L’esortazione apostolica sceglie di parlare di cambiamenti climatici, gas serra, ghiacci e Cop28 secondo la prospettiva ambientalista

Emanuele Boffi

L’esortazione apostolica Laudate Deum, resa pubblica il giorno di san Francesco, si pone in continuità, otto anni dopo, con l’enciclica Laudato si’.

In quest’ultima papa Francesco aveva svolto la sua riflessione partendo da un punto di vista antropologico, di cui l’ecologia era una declinazione. Scriveva infatti Francesco che «dire “creazione” è più che dire natura, perché ha a che vedere con un progetto dell’amore di Dio, dove ogni creatura ha un valore e un significato».


Sulla scorta del magistero e dei Papi che lo avevano preceduto, Bergoglio aveva chiarito che l’origine di tutti i mali era la presunzione dell’uomo-creatura di credersi dio e dunque di concepirsi padrone e non custode della natura. Era questo l’errore che lo portava a non rispettare l’ambiente e le altre persone, “scartandole” (gli anziani, l’aborto).

Dunque si parlava di ecologia secondo una prospettiva “integrale”, non parziale.

«L’ecologia umana implica anche qualcosa di molto profondo: la necessaria relazione della vita dell’essere umano con la legge morale inscritta nella sua propria natura, relazione indispensabile per poter creare un ambiente più dignitoso. Affermava Benedetto XVI che esiste una “ecologia dell’uomo” perché “anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere”».

Si discuteva di ecologia non limitandosi ai soli aspetti ambientali o all’inquinamento, ma con una visuale più ampia. Infatti, appena dopo il passo citato, si aggiungeva:

«Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana. Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé. In tal modo è possibile accettare con gioia il dono specifico dell’altro o dell’altra, opera di Dio creatore, e arricchirsi reciprocamente. Pertanto, non è sano un atteggiamento che pretenda di “cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”» (155).

«Uno scioccante peccato strutturale»

In Laudate Deum il richiamo a guardare al tema ecologico in una prospettiva “integrale” si affievolisce fino a scomparire. L’esortazione è chiaramente – e in maniera rivendicata – un testo di parte, come si comprende anche dai testimoni che sono stati chiamati in Vaticano ad illustrarla: Carlo Petrini, Jonathan Safran Foer, Giorgio Parisi, Vandana Shiva e Luisa-Marie Neubauer, leader tedesca di “Fridays for Future”.

Si parla del cambiamento climatico come di un dato inoppugnabile, così come è incontestabile che esso sia causato dall’uomo (di più: lo si descrive come «un esempio scioccante di peccato strutturale»). I segni di tale cambiamento sono «evidenti», sebbene si cerchi di «negarli, nasconderli, dissimularli o relativizzarli». Molto duro, fin quasi al dileggio, è il giudizio su chi osi contestare tale evidenza basandosi su «dati presumibilmente scientifici». Obiezioni che sono presenti anche all’interno del mondo cattolico e che sono liquidate come «sprezzanti e irragionevoli».

I gruppi radicalizzati

Il testo si apre con una citazione di san Francesco e si chiude con qualche altro riferimento biblico, ma per il resto si limita a citare come fonti i documenti dell’Onu per dimostrare la disastrosa realtà della «crescita accelerata delle emissioni di gas serra» o la scomparsa dei ghiacci.

L’esortazione è infarcita di espressioni che segnano la gravità del momento: siamo a un «punto di non ritorno», «un punto di svolta», «si arriva sempre troppo tardi». È il linguaggio tipico di tante associazioni ambientaliste verso cui il Pontefice si mostra assai benevolo:

«Attirano spesso l’attenzione, in occasione delle Conferenze sul clima, le azioni di gruppi detti “radicalizzati”. In realtà, essi occupano un vuoto della società nel suo complesso, che dovrebbe esercitare una sana pressione, perché spetta ad ogni famiglia pensare che è in gioco il futuro dei propri figli». (58)

Utopia e ragionevolezza

Tutta l’esortazione è percorsa da una pesante sfiducia nel progresso, nel denaro e persino nella meritocrazia. Soprattutto, è attraversata da una forte condanna dei “paesi ricchi”, che non fanno abbastanza per combattere il cambiamento climatico e che inquinano (l’unico caso citato è quello «degli Stati Uniti le cui emissioni pro capite sono circa il doppio di quelle di un abitante della Cina e circa sette volte maggiori rispetto alla media dei Paesi più poveri». Detto tra parentesi: è la sola volta che nel testo appare la parola “Cina”).

Papa Francesco concede che «alcune diagnosi apocalittiche» sembrino spesso «irragionevoli o non sufficientemente fondate», tuttavia «ciò non dovrebbe indurci a ignorare che la possibilità di raggiungere un punto di svolta è reale». Per questo il Pontefice «sogna» che la Cop28 a Dubai possa portare a «una decisa accelerazione della transizione energetica, con impegni efficaci che possano essere monitorati in modo permanente».

Il testo non parla di ecoansia, ma la fa venire e, postulando come incontrovertibili delle verità su cui il mondo scientifico ancora dibatte, non si apre a un confronto, ma solo all’indicazione di un unico comportamento ecologicamente (e quindi eticamente) corretto.

Tuttavia, dato che le prospettive indicate finora dal mondo ambientalista si sono rivelate irrealizzabili in tempi brevi e irrealistiche senza controindicazioni socialmente gravose, resta da chiedersi come tale visione possa tradursi in realtà. Senza fiducia nella ragionevolezza umana di trovare soluzioni praticabili resta solo lo slancio utopico che finisce, prima o poi, col guastarsi in visioni catastrofiste.

E passa così in secondo piano l’originalità della proposta di un'”ecologica integrale”.

 

venerdì 26 maggio 2023

O SCIAGURATA GENERAZIONE D’UOMINI COLTI

 

 “LE SCUOLE DEVONO ATTREZZARE I BAMBINI PER AVERE PARTNER SESSUALI”  

Titolo  del documento ONU ” International Technical Guidance  on Sexual Education”.

Un post diverso dal solito. Non riportiamo un documento, ma un link al sito di Maurizio Blondet.  

https://www.maurizioblondet.it/onu-le-scuole-devono-attrezzare-i-bambini-per-avere-partner-sessuali/


Si tratta della presentazione del documento ONU da cui prende il titolo il post.

Si può commentare solo con una frase di Eliot tratta da “Cori da la Rocca”:

“O SCIAGURATA GENERAZIONE D’UOMINI COLTI

TRADITI NEI DEDALI DEL VOSTRO STESSO INGANNO”

NOTA: ricopiare il link sul vostro motore di ricerca

martedì 14 marzo 2023

L’OPPOSIZIONE, IN CRISI D’ASTINENZA, ATTACCA IL GOVERNO SULLE DROGHE LEGGERE

 Polemiche per le parole del sottosegretario Mantovano all’Onu. Le cui posizioni sulle droghe sono note e ben documentate in un libro

Alla ricerca di pretesti per attaccare il governo, l’opposizione – ma sarebbe meglio dire i giornali di opposizione – è arrivata persino a lanciare un allarme per le parole pronunciate a Vienna dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, intervenuto all’Onu.


E così, dopo l’accusa di strage per i fatti di Cutro; l’accusa di insensibilità perché i ministri non andavano a Cutro come invece aveva fatto Mattarella; l’accusa di strumentalizzazione perché i ministri sono andati a Cutro; l’accusa di giocare coi cellulari durante la conferenza stampa; l’accusa di tenere troppo basse le luci durante la conferenza stampa; l’accusa di fare il karaoke in una festa di compleanno (e manco uno che c’avesse lo sguardo un po’ allucinato di una Sanna Marin); l’accusa di non aver salvato l’ultimo barcone di migranti in area Sar libica… è arrivata l’accusa a Mantovano di aver detto che «non ci sono droghe leggere».

Droga.  Le ragioni del no

Ormai si attaccano a tutto. Ora tocca a Mantovano che all’Onu ha pronunciato un discorso di buon senso (che potete leggere nel link) e che ripete quel che il magistrato ripete da anni, e con una certa competenza. Così ai suoi oppositori che si sono subito premurati di ripetere vecchi slogan su “ma la scienza dice altro” e “così si favoriscono le mafie”, non possiamo fare altro che consigliare la lettura di Droga. Le ragioni del no.

Ragioni che una volta, in estrema sintesi, Mantovano illustrò così: «Come si può definire leggera una sostanza che causa certi effetti? Quando ho iniziato a svolgere la mia professione, la percentuale di Thc era dell’1-2 per cento. Oggi è 10, 20, fino a 78 volte tanto. Come si può pensare che liberalizzando si sconfiggeranno i trafficanti? È un ragionamento illogico. Non appena lo Stato fisserà dei limiti, la criminalità organizzata offrirà la stessa sostanza in dosi maggiori, a minor prezzo e ad acquirenti più giovani»

Tempi 14/03/2023 -

 

https://www.governo.it/it/articolo/intervento-del-sottosegretario-mantovano-alla-conferenza-ministeriale-i-diritti-umani-al

 

mercoledì 15 febbraio 2023

L’AMBIENTALISTA SCETTICO

COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE IN POCHI SEMPLICI PASSI.MA CON I 169 “OBIETTIVI DI SVILUPPO” DELL’ONU SIAMO SULLA STRADA BUONA PER MANCARLI TUTTI

Lomborg presenta gli studi del suo Copenhagen Consensus

Bjørn Lomborg

 

Una sessione dell’assemblea generale Onu dedicata agli Obiettivi si sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals), New York, 20 settembre 2021 (foto Ansa)

Nell’anno 2000, accadde qualcosa di eccezionale: il mondo si mise insieme e si fece carico di una breve lista di ambiziosi traguardi che divennero noti come gli Obiettivi di sviluppo del Millennio [Millennium Development Goals, ndt]. Quegli obiettivi – ridurre la povertà, combattere le malattie, contrastare l’abbandono scolastico e così via – furono ridotti essenzialmente a otto impegni specifici e verificabili, soggetti alla rigida deadline del 2015.

Nel corso di quel decennio e mezzo, governi, istituzioni internazionali e fondazioni private riversarono miliardi di dollari in più rispetto a quanto avevano fatto prima di allora, col preciso scopo di raggiungere 21 traguardi nell’ambito di quegli otto obiettivi. I soli aiuti allo sviluppo globale furono quasi raddoppiati in termini reali. I finanziamenti globali per la sanità infantile aumentarono di 8 volte, da meno di un miliardo di dollari americani degli anni Novanta agli 8 miliardi del 2015. Benché non raggiungemmo tutti i traguardi fissati, questo enorme investimento mise il turbo al progresso, com’era prevedibile.

Più bambini poterono proseguire il percorso scolastico e l’eguaglianza di genere migliorò. I paesi a basso reddito in tutto il mondo videro i tassi di mortalità calare a una velocità mai vista prima. Nel 1990 quasi un bambino su dieci moriva prima di aver raggiunto i 5 anni di età. Entro il 2025 le morti infantili furono più che dimezzate. Ciò significa che almeno 19 milioni di bambini che altrimenti sarebbero morti entro il loro quinto compleanno, invece sono sopravvissuti.

Ci fu una drastica diminuzione della fame, che passò dal colpire il 16 per cento della popolazione mondiale nel 1990 all’8 per cento circa del 2015. Vuol dire che 300 milioni di persone scamparono agli effetti permanenti della fame e della malnutrizione. E anche la lotta alla povertà subì un’accelerazione, riducendo il numero totale dei poveri addirittura di 1,2 miliardi di persone.

Semplicemente, per i poveri e vulnerabili del mondo, il mondo è diventato un posto nettamente migliore grazie agli Obiettivi di sviluppo del Millennio. Nonostante alcuni traguardi come l’acqua potabile pulita e i servizi igienici non hanno subìto accelerazioni, per tutti si è assistito a drastici miglioramenti, che hanno resto la vita meno dura, con meno fame, povertà e acqua inquinata, con più scolarizzazione e meno vittime di tubercolosi, malaria e Hiv, e con molte meno morti fra madri e bambini.

Ma nel 2015, quando il mondo ha sostituito gli Obiettivi di sviluppo del Millennio, le cose sono finite male. I leader del pianeta avrebbero potuto concentrarsi su pochi obiettivi cruciali. Avrebbero perfino potuto mantenere gli stessi traguardi, visto quanto questi siano importanti per le persone più vulnerabili del mondo. Avremmo potuto focalizzarci sull’individuazione delle necessità più gravi e delle opportunità maggiori.

Invece le Nazioni Unite e i leader del pianeta se ne sono usciti con una lista pasticciata e assurdamente lunga di 169 obiettivi che il mondo avrebbe dovuto raggiungere tra il 2015 e il 2030: gli Obiettivi di sviluppo sostenibile [Sustainable Development Goals, ndt].

Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile promettono di realizzare cose incredibilmente importanti, come estirpare la povertà e la fame, fare piazza pulita delle malattie, mettere fine alle guerre e al riscaldamento globale. Fissano anche traguardi per questioni secondarie come garantire spazi verdi accessibili.

Avere 169 obiettivi, però, è come non avere alcuna priorità. E il risultato inevitabile è che siamo rimasti indietro su molte importanti misure di sviluppo. Quest’anno, siamo giunti a metà del termine temporale stabilito per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Eppure, con i progressi fatti fin qui, anche senza considerare l’intoppo del Covid, saremo probabilmente in ritardo di mezzo secolo rispetto alle nostre promesse. L’Italia stessa è ben lontana dalla linea del traguardo del 2030. Con il ritmo del 2015-2019, l’Italia è destinata a portare a termine gli Obiettivi di sviluppo sostenibile intorno al 2107. Potremmo trovarci a essere la generazione che tradirà tutte o quasi tutte le nostre promesse, e questa è una conseguenza della scelta di non avere alcuna priorità. Quindi, come sistemare le cose da ora in avanti?

 

Bjorn Lomborg

Innanzitutto dobbiamo dare priorità agli obiettivi di maggiore interesse. Per la maggioranza delle persone, meno fame e un’educazione migliore contano di più di certi impegni a incrementare la raccolta differenziata e la conoscenza globale di “stili di vita in armonia con la natura” (due dei 169 obiettivi).

In secondo luogo, dobbiamo riconoscere che alcune sfide possono essere vinte con misure economiche e semplici, altre no.  Promettere la pace e la fine di tutte le violenze, dei crimini e della corruzione è un impegno commendevole, ma si tratta di traguardi incredibilmente difficili da raggiungere, e ancora non si sa bene come arrivarci. Al contrario, abbiamo le conoscenze per affrontare efficacemente e a costi contenuti molti problemi dilaganti.

La tubercolosi si può curare integralmente ed è così da oltre mezzo secolo, tuttavia uccide nel silenzio generale più di 1,5 milioni di persone ogni anno. E sebbene nove su dieci bambini di 10 anni dei paesi ricchi siano in grado di leggere e scrivere, nei paesi più poveri del mondo solo uno su dieci sa farlo. E ogni anno oltre due milioni di bambini e 300 mila donne muoiono a ridosso del parto. Tutti questi problemi hanno soluzioni economiche ed efficaci. Dovrebbero ottenere la nostra piena attenzione, invece questo non avviene.

Negli ultimi anni, il mio think tank ha collaborato con gli economisti più importanti del mondo per stabilire dove ogni euro può essere speso nell’ambito degli Obiettivi di sviluppo sostenibile per massimizzare i benefici. Le nostre ricerche, che pubblicheremo con Tempi nel corso dei prossimi tre mesi, si prefiggono di salvaguardare alcuni successi dai fallimenti degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Avremo successo se saremo onesti e fisseremo delle priorità. Facciamo in modo di non essere noi la generazione che tradirà le promesse globali. Diventiamo piuttosto la generazione che farà le cose più intelligenti per prime e nel modo migliore.

Tratto da TEMPI

 

LEGGI ANCHE per maggiori approfondimenti

https://www.tempi.it/i-169-obiettivi-di-sviluppo-sustainable-development-goals-onu/

lunedì 26 marzo 2018

L’ALTRA FACCIA DELL’EUROPA



il cinismo delle nazioni unite supera ogni limite


Il 23 marzo il quotidiano polacco Nasz Dziennik ha smascherato  i piani dell'Unione europea per promuovere l'aborto e l'ideologia di genere cosi come vuole imporre l’ONU. 
Solo due paesi membri finora rifiutano questa imposizione.
i premier Orban (Ungheria) e Morawieck (Polonia)

Il Consiglio dell'Unione europea chiama "diritti umani" la concessione di uccidere i bambini non ancora nati
Questa agenda ideologica, che va contro ai diritti umani dei bambini non nati e che mira a rendere obbligatori i dogmi del femminismo di sinistra nell'Unione europea, deriva da un documento intitolato "Conclusioni del Consiglio sulle priorità dell'UE per il 2018 nei forum dell'Unione europea. Nazioni Unite sui diritti umani "(vedi PDF qui) , approvato il 26 febbraio dal Consiglio dell'Unione Europea a Bruxelles. È un paradosso che il documento invochi i diritti umani per negarli, perché al punto 6 di tale documento, il Consiglio dell'UE manifesta il suo sostegno a "salute e diritti sessuali e riproduttivi " , un eufemismo con cui diverse organizzazioni internazionali stanno promuovendo anni una serie di politiche sull'aborto che hanno come base principale la soppressione dei diritti umani dei bambini non nati.

L'ideologia di genere, mascherata da "prospettiva"
Nello stesso punto 6, il Consiglio dell'UE afferma che continuerà a "cercare l'integrazione della prospettiva di genere attraverso il lavoro del Consiglio dei diritti umani, dell'Assemblea generale e di altri forum sui diritti umani". Il concetto di "prospettiva di genere" è l'eufemismo usato dal progressismo internazionale per mascherare l'ideologia di genere , una dottrina politica creata nelle file marxiste che nega le basi biologiche delle differenze sociali e culturali tra uomini e donne, e sostiene che la donna è oppressa da l'uomo. In pratica, questa ideologia trasferisce la tesi marxista della lotta di classe ai sessi.

Ungheria e Polonia prendono le distanze da queste due imposizioni ideologiche
Nasz Dziennik sottolinea che solo la Polonia e l'Ungheria si sono distinte dalla "formulazione più pericolosa" di quel documento. Entrambi i paesi hanno rilasciato precise dichiarazioni d’intenti, secondo il quotidiano polacco. Secondo il trattato di Lisbona, uno Stato non è tenuto ad applicare la decisione presa dal resto dell’unione. Le decisioni sulla politica estera comune dell'UE devono essere prese all'unanimità, secondo l'art. 31 del Trattato di Lisbona , così la Polonia o l'Ungheria potrebbero semplicemente porre un veto su quel documento, ma hanno scelto un'altra opzione meno impegnativa. Secondo l'eurodeputato polacco Marek Jurek, del partito Prawica Rzeczypospolitej (ala destra della Repubblica), "la Polonia deve opporsi fermamente e presentare un'alternativa come questo rullo mette in discussione i principi di base e le istituzioni sociali in modo inarrestabile ".

L'ONU sollecita la Polonia a non proteggere i bambini non nati
Inoltre, questo giovedì, 22 marzo, un "gruppo di esperti" del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha attaccato la Polonia perché con un'iniziativa legislativa popolare intitolata "Zatrzymaj aborcję" (Stop all'aborto) cerca di offrire protezione legale ai bambini non nati che soffrono una disabilità. Allo stato attuale, e sebbene la Polonia abbia una delle leggi europee che proteggono maggiormente i bambini non ancora nati, nel paese slavo è ancora permesso abortire quando il nascituro soffre di sindrome di Down o di qualsiasi altra disabilità. Lunedì, l'iniziativa legislativa è stata approvata dalla Commissione Giustizia e Diritti Umani del Sejm , la camera bassa del Parlamento polacco. Se questa iniziativa dovesse passare,La Polonia farebbe un passo storico per combattere l'aborto eugenetico e proteggere i disabili dall'inizio della loro vita.

Proteggere la vita dei più innocenti significa "violare i diritti umani"?
Nella sua dichiarazione, il "gruppo di esperti" delle Nazioni Unite accusa la Polonia di "violare gli obblighi internazionali della Polonia in materia di diritti umani", limitando l'accesso all'aborto per le madri che vogliono liberarsi dei propri figli. La dichiarazione è l'apice del cinismo, poiché con questa iniziativa legislativa popolare si vogliono proteggere i diritti umani di tutti, compresi i non nati. Le politiche abortiste sono quelle che violano tali diritti. Dobbiamo ricordare che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo , che è il testo fondamentale dell'ONU, è chiara nell'articolo 3: Ogni individuo ha diritto alla vita. L'articolo non distingue tra umani nati e umani non ancora nati. In tutta la Dichiarazione non si fa menzione dell'aborto come "giusto". 
Tuttavia, alcuni paesi membri e potenti gruppi di pressione sono riusciti, per anni, a includere l'aborto nelle politiche delle Nazioni Unite mascherato dal summenzionato eufemismo dei "diritti sessuali e riproduttivi". Ma dobbiamo ricordare l'ovvio: l' aborto non è un diritto, sta violando il diritto alla vita del più innocente e indifeso. E in questo senso dobbiamo congratularci con la Polonia e l'Ungheria per aver respinto le imposizioni abortiste di alcune organizzazioni internazionali. 


venerdì 8 dicembre 2017

CON TRUMP CAMBIA L’AMERICA E CAMBIA IL MONDO.


Il trionfo del realismo.

Con Trump cambia l’America e cambia il mondo. È il trionfo del realismo. È la presa d’atto che la pace è fiction.  Gli ultimi settant’anni con l’Onu e le tante istituzioni sovranazionali non sono stati certo anni di pace e non lo saranno neppure i prossimi. Sta solo finendo “l’insopportabile secolo decimonono” – come lo chiamava Leo Strauss –  che voleva dare un senso al mondo e ha fatto più danni di quando si riteneva la guerra un fenomeno naturale, come la pioggia o il terremoto.
Trump ha trovato uno stato delle relazioni internazionali dominato dall’anarchica e ne ha preso atto. Per Hobbes lo status delle relazioni internazionali è proprio l’anarchia, lo stato di natura.  Morgenthau, nel 1961, in Politics among Nations, scrisse che Hobbes era immorale e l’Onu poteva cambiare il mondo, ma aggiunse che, quando è in gioco l’interesse nazionale, questo ha il sopravvento sui “valori universali”. Pare abbia vinto l’inglesaccio, per il quale la prima regola degli essere umani è il proprio interesse. Dopo tanto idealismo, forse occorre un po’ di self-interest.

Si azzera Yalta e si torna a Vestfalia

Cosa sta accadendo nel mondo, quale sarà il nuovo ordine internazionale? Ci sarà una nuova Yalta tra Trump, Putin e Xi? La situazione oggi è molto diversa da quella del 1945, casomai è il reset di Yalta. Allora nascevano due grandi imperi gonfi di ideologia, quello americano e quello russo sovietico, presenti con truppe o basi militari in ogni continente, oggi l’America di Trump non crede più sia nel proprio interesse l’ordine internazionale del secondo dopoguerra.
Per questo Trump ha eliminato i trattati di libero scambio con l’Europa e il Pacifico, si è ritirato dal Trattato di Parigi sul clima, da quello sull’immigrazione delle Nazioni Unite. Ha dichiarato obsoleta la Nato e ai vari G7 e G20 ha mostrato di preferire gli incontri bilaterali con Putin e Xi Jinping. 
L’America di Trump vuole rapporti bilaterali con gli Stati e non vuole più "esportare la democrazia", imporre agli altri popoli i propri valori e il proprio way of life
L’America non si ritira dal mondo, tutt’altro: è America First. Azzera Yalta e  torna Vestfalia, che istituì il principio di sovranità degli Stati. In questo senso Trump è sovranista. Come Putin, King Donald,  vive in un altro mondo, come disse a Obama la Merkel del nuovo zar della Russia.

TRATTO DA LIST


mercoledì 14 dicembre 2016

FINE DI UN INCUBO, LA POPOLAZIONE DI ALEPPO FESTEGGIA… MA NON L’OCCIDENTE


·         di Patrizio Ricci dal blog VIETATOPARLARE

Fine di un incubo, la popolazione di Aleppo festeggia… ma non l’occidente
Ad Aleppo la popolazione festeggia nelle strade per l’avvenuta liberazione ma i difensori della democrazia tacciono. O meglio, per essere più esatti: TV e giornali occidentali omettono mostrare le immagini di Aleppo in festa. Si rivolgono invece, anzichè ai testimoni, ai social degli attivisti.
Un milione e mezzo di persone (tra cui migliaia di cristiani), festeggiano per la liberazione e la fine di un incubo ma l’informazione mainstream ha un’aria funesta e nervosa. Paradossalmente, le TV ed i corrispondenti occidentali non ci hanno fornito le immagini della folla in festa e non ci hanno riferito la prospettiva che si apre per la popolazione, quando piuttosto una notizia che ha tutto l’aria di essere stata costruita per screditare le forze siriane.
Nella fattispecie, da parte dei media mainstream, viene data per certa la notizia che le milizie irachene al seguito dell’esercito siriano abbiano ucciso deliberatamente 82 civili nelle loro case e di violenze generalizate.
Questo avviene nonostante sia noto che la fonte di questa  ‘notizia’ siano i report mandati via twitter e via skype da attivisti pro-ribelli.
Non è qui in discussione che in questa guerra, come in qualunque guerra, ci sia il rischio che il nemico possa essere ‘passato alle armi’ sul posto, che ci possano essere degli eccessi: la linea di comando può non funzionare nell’impeto di una battaglia. Ma qui non stiamo parlando del nemico, stiamo parlando di civili. E in questo caso, un pò di logica farebbe bene: dopo 2 settimane di accoglienza dei civili in uscita dalla città, i soldati perché si sarebbero messi a sparare in massa su civili inermi? Daltra parte nella sua intervista a Radiovaticana (qui audio), mons Tobji (arcivescovo maronita di Aleppo), riferisce chiaramente del sollievo della popolazione aleppina (nonostante la vita grama dopo 5 anni di guerra).
E’ evidente che se il ‘messaggio’ diffuso dai media mainstream è coerente con qualcosa, è coerente solo con la propria linea seguita finora, ovvero con la propria narrativa . Ma in tutto questo, la stranezza è che l’Onu stesso ammette che le fonti non sono verificabili. In una parola, c’è ‘distrazione’ su particolari significativi. Una vera e propria omissione di cronaca: finora non ho visto una sola immagine video della gente che ha festeggiato per le vie di Aleppo ieri sera, non una sola intervista e badate che molte TV tra cui al Arabiya erano in diretta in vari luoghi della città.
Comunque il commento del portavoce dell’Onu a cui tutti i media fanno riferimento è il seguente:

“While stressing that the United Nations is not able to independently verify these reports, the secretary general is conveying his grave concern to the relevant parties.”, cioè :”Pur sottolineando che le Nazioni Unite non sono in grado di verificare in modo indipendente queste relazioni, il segretario generale trasmette la sua grave preoccupazione per le parti interessate.”
http://www.vietatoparlare.it/aleppo-libera-fine-un-incubo-la-popolazione-festeggia-nelle-strade/

lunedì 13 giugno 2016

L'ITALIA OBBEDISCE

ITALIA INTERNAZIONALIZZA LA DEGRADAZIONE MORALE

di Tommaso Scandroglio

Il 25 maggio scorso le Commissioni Affari costituzionali ed Esteri della Camera hanno approvato, con un solo voto contrario, la Risoluzione n.7-00988 che impegna l’Italia nei consessi internazionali a diffondere la pratica della contraccezione e dell’aborto, nonché a sostenere la cosiddetta teoria del gender.


Infatti nel testo della Risoluzione si può leggere che le Commissioni «impegnano il Governo in occasione dei prossimi appuntamenti internazionali a promuovere e rafforzare la tutela dei diritti e della salute sessuali e riproduttivi, la parità di genere, i diritti umani delle donne e delle ragazze e il loro empowermnent in tutti i settori, al fine di favorire le condizioni per una vita autodeterminata, sana, produttiva; ad affrontare le cause strutturali della discriminazione basata sul genere e a promuovere le condizioni che favoriscono la trasformazione nelle relazioni di genere per renderle egualitarie».
Gli appuntamenti internazionali a cui si fa cenno sono soprattutto i G7 – in primis quello appena concluso in Giappone – che vedono riuniti i grandi della Terra. In queste occasioni quindi il governo italiano dovrà «promuovere e rafforzare la tutela dei diritti e della salute sessuali e riproduttivi» della donna, perifrasi che, come è noto, a livello internazionale significa né più né meno che contraccezione, aborto e sterilizzazione. Tanto per rimarcare che la vita nascente non deve essere accolta in ogni caso, bensì solo se la donna lo vuole ecco che si specifica che occorre «favorire le condizioni per una vita autodeterminata» e «garantire il pieno rispetto per l’autonomia del corpo delle donne il loro diritto ad averne il controllo e decidere liberamente e responsabilmente riguardo alla propria sessualità».

L’altro obiettivo è la promozione della gender theory che insegna, tra le altre cose, che il sesso biologico può essere differente dall’identità psicologica (“identità di genere”, come ama definirla l’ideologia gender), cioè che se Tizio è maschio non necessariamente deve percepirsi come maschio, ma può sentirsi femmina. Questo in sintesi sono i concetti che si adombrano dietro espressioni come “identità di genere”, “discriminazione basata sul genere” e “relazioni di genere”. La parola “genere” ha sostituito la parola “sesso” nel vocabolario del militante omosessualista.

La Risoluzione poi guarda anche al tema della cooperazione per quei paesi che sono in via di sviluppo. Al tal fine, richiamando l’Appello finale della Conferenza dei parlamentari del G7 di Berlino 2015, il governo si impegna a destinare «almeno il 10 per cento dei fondi per promuovere la salute e i diritti sessuali e riproduttivi, la parità di genere, i diritti umani delle donne e delle ragazze e il loro empowermnent». Quindi il 10% dei fondi stanziati dai paesi aderenti al G7 andranno a finanziare su un primo fronte aborti, uso dei preservativi e sterilizzazioni forzate e dall’altro ad esempio la stampa di libri da usare nelle scuole che promuovano l’omosessualità, il transessualismo e i “matrimoni” gay.


«Diritti sessuali e riproduttivi» e «tutela dell’identità di genere» ovviamente non sono espressioni coniate dall’Italia, bensì in primis dall’ONU. Ad esempio se andiamo a prendere i Millennium goals, i 17 nuovi Obiettivi i quali dovranno essere raggiunti a livello mondiale entro il 2030, troviamo due paragrafi intitolati Parità di genere e Vita sana. In quest’ultimo si fa esplicito riferimento ai diritti sessuali e riproduttivi. L’Italia segue a ruota e in modo prono obbedisce al mainstream imposto dall’alto. 

martedì 7 giugno 2016

EMERGENZA MIGRANTI: ESSERE BUONI AIUTA IL MALE?

 Renato Farina

Quando è stato a Lesbo il Papa non ha salvato tutti, caricando le decine di migliaia di profughi sul suo aereo oppure organizzando uno sciame di elicotteri verso il Vaticano. Ne ha presi sedici. La misericordia è ingiusta? Si fa quello che si può, e questa misura per alcuni è certo dare tutta la vita. Gesù non ha guarito tutti i malati e non ha sfamato tutti i poveri della Palestina. Accettare il limite è misericordia.

Basta morti in mare. Limitarsi a soccorrere i naufraghi è un aiuto alla morte dei migranti, e anche alla nostra.
Un’emergenza, tre paradossi.

FOTO ANSA
1)     Essere buoni aiuta il male? Sì, se è una bontà che si ferma alla contemplazione del bel gesto proprio e altrui. Persino la misericordia deve avere una misura infinita di disponibilità personale, ma sempre tenendo conto di tutti i fattori.
Ad esempio. Le cifre spaventose della scorsa settimana, con 15 mila arrivi e 700 morti, dicono un sonoro e tragico “basta!” al modo con cui si sta affrontando l’emergenza immigrazione. Siamo umani, non possiamo guardare con sguardo distratto e cinico i bambini che annegano. Di certo però la politica del soccorso in mare di oggi ottiene risultati opposti a quelli che vorrebbe determinare. Non risolve e neppure attenua l’emergenza, ma l’aggrava. Diventa essa stessa causa di morte. Si chiama pull-effect, effetto spinta. Questo accade perché il soccorso è l’unica risposta. Gli schiavisti hanno facile gioco a farsi pagare il pedaggio per attraversare su un filo per acrobati il Mediterraneo: tanto poi c’è il salvagente italiano. Allora, io dico, sarebbe più onesto andare a prendere quelli che realisticamente possiamo, con traghetti e aerei, persino in Nigeria, e in Mali. E impedire il finanziamento della morte. Se uno è sul cornicione di un palazzo spinto da qualcuno che gli dice che tanto sotto c’è il telone dei pompieri, il primo dovere è di buttar giù dalla finestra, e senza materasso sotto, l’istigatore, e di impedire un salto sciagurato.
Questo accade perché l’Italia è lasciata sola dinanzi al corso nefasto delle cose. Buttiamo dalla finestra anche l’Europa che lo sa e ci elogia. Uno schifo. Finiamola. Spezziamo questa catena.

2)    Il Papa chiede ai cristiani innanzitutto, e in ispecie a parrocchie, istituti religiosi, opere di carità, di applicare senza misura e senza riserva mentale l’accoglienza. Risultato: l’esaurimento delle risorse e delle persone, schiacciate da compiti troppo gravosi. Sindaci, assessori ed enti pubblici amministrati dalla sinistra, specie di grandi città come Milano, sono papisti che aderiscono alla lettera a questa spinta alla carità assoluta (degli altri): aprono le porte purché non tocchi a loro pagare il prezzo. Infatti che fanno? Mandano i migranti dalle suore, alle mense gratuite di questo o quell’ente che non regge più. Tutto ovviamente senza finanziamento di alcun tipo: altrimenti che carità sarebbe?
Eppure il Papa ha dato lui stesso l’idea di che cosa significa carità. Quando è stato a Lesbo non ha salvato tutti, caricando le decine di migliaia di profughi sul suo aereo oppure organizzando uno sciame di elicotteri verso il Vaticano. Ne ha presi sedici. La misericordia è ingiusta? Si fa quello che si può, e questa misura per alcuni è certo dare tutta la vita. Gesù non ha guarito tutti i malati e non ha sfamato tutti i poveri della Palestina. Accettare il limite è misericordia.

3)    Il terzo paradosso è questo. Per salvare i poveri ed essere buoni bisogna essere cattivi, spietati con i malvagi. Renzi e il governo devono mettere l’Europa dinanzi alle sue responsabilità.
Si tratta per l’Unione Europea di ripetere purtroppo in condizioni peggiori quello che Berlusconi concordò con Gheddafi. Campi in Libia e in Tunisia ad alti standard umanitari dove accogliere i migranti, stabilendo quanti e chi possa accedere in Europa, e rientro in patria di chi non ha diritto o non è idoneo. Certo oggi la Libia è un inferno. Ma a questo punto l’Europa se esiste deve creare le condizioni di sicurezza perché questo si faccia, in coalizione con Stati Uniti e Federazione Russa, e anche con i Paesi arabi volonterosi. L’Onu oggi, dopo aver insediato il governo Serraj, guarda e si limita a contare i morti in mare. Questo disinteresse internazionale o peggio queste azioni di singoli Paesi, come Francia e Gran Bretagna, che fanno da soli cercando di posizionarsi per una futura spartizione della Libia, con il risultato forse voluto del tanto peggio tanto meglio, meritano risposte chiare e determinate. Persino cattive.

Di certo, oggi limitarsi a soccorrere i naufraghi è un aiuto alla morte dei migranti, e anche alla nostra.


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