lunedì 29 giugno 2020

FIVESTARS WAY OF LIFE



CALCIO SI', SCUOLA NO: UNA INTERPRETAZIONE PSICANALITICA

Non han nemmeno provato a riprendere la scuola per qualche giorno (come han fatto invece in altri Paesi). Calcio sì, ristoranti sì, imprese sì, spiagge sì, scuola no... Oramai è caldo e… amen… 
 
La ragione però del mancato rientro dei ragazzi in classe, almeno per qualche settimana, sperimentando protocolli di sicurezza ai quali tutti ci siamo sottoposti, è inconscia, inconsapevole e grave (mai verrà ammessa). 

C’è ovviamente un alibi che gli evita l’esame di coscienza: il virus circola ancora. 

Ma il mancato rilancio scolastico non è in realtà dovuto al virus: una classe politica e un governo che nella stragrande maggioranza sono arrivati dove sono, al “potere”, con incredibili scorciatoie e accelerazioni, senza troppa o alcuna fatica formativa, temo non possano, nel subconscio, sotto sotto, che ritenere superflua, accidentale, secondaria e zavorrante la scuola (e quindi diamogliela su, promuoviamo tutti ecc. ecc. ecc.).

(Se penso a chi rappresenta all’estero l’Italia oscillo tra isteria e depressione). 

Aggiungiamoci – e non è secondario – l’elevata sindacalizzazione del mondo scolastico statale ed eccovi il drammatico, inconscio e difficilmente estirpabile “perché” la scuola è rimasta indietro.
Gli spot tardivi degli ultimi giorni sono pannicelli. Evasioni. Gravidanze isteriche. Caos.
 
di GIANNI VARANI

domenica 28 giugno 2020

«L’ANTIRAZZISMO NON VUOLE CAMBIARE L’OCCIDENTE, MA DISTRUGGERLO»


Lo scrittore algerino Kamel Daoud denuncia la nuova «inquisizione fascista»: «L’Occidente è sempre colpevole ma è l’unico luogo dove si scappa per sfuggire a guerre e ingiustizia»
Si può negare e relativizzare ma «c’è un istinto di morte nell’aria per la rivoluzione totale immaginata da alcuni».
ANDREW JACKSON, settimo presidente USA
Così scrive su Le Monde lo scrittore Kamel Daoud. Parlando delle rivolte giacobine che sono state innescate negli Stati Uniti dall’uccisione di George Floyd, e che si sono diffuse in tutta Europa a suon di distruzioni di statue censura per film e libri, attacca chi accusa l’Occidente di essere «colpevole per definizione», rivendicando così «non un cambiamento ma la distruzione, la restaurazione di una barbarie vendicativa».

«DIFENDERE L’OCCIDENTE ORMAI È BLASFEMIA»
Lo scrittore algerino non ha mai avuto paura ad andare controcorrente. Odiato dagli islamisti in Algeria e da molti intellettuali in Occidente, che l’hanno accusato di islamofobia, ora prende per le corna il nuovo antirazzismo, come già fatto in Francia da Alain Finkielkraut.
Una galassia di «vittimisti, antirazzisti, masochisti intellettuali e scettici di professione, esteti del suprematismo e del disfattismo» fanno a gara non per «cambiare l’Occidente», ma per «vederlo morire nella sofferenza». E facendo così, «uccidono l’unico spazio dove è possibile gridare la propria collera». Chi vuole difendere l’Occidente come spazio di libertà è ormai considerato «un blasfemo. È vietato dire che l’Occidente è anche il luogo dove si scappa quando si vuole sfuggire all’ingiustizia del proprio paese d’origine, alla dittatura, alla guerra, alla fame, o soltanto alla noia. Dire che l’Occidente è colpevole di tutto, per meglio giustificarsi, va di moda».

«CON L’ANTIRAZZISMO, RITORNA L’INQUISIZIONE»
Paragonando il nuovo processo globale all’Occidente a quelli che si svolgevano sotto l’Unione Sovietica, lo scrittore algerino mette in guardia dal «costruire quella barbarie che crediamo di denunciare»:
«L’Occidente è ciò che è: imperfetto e da perfezionare, ma non da distruggere. L’antirazzismo è una battaglia giusta. Ma non deve diventare un atto di vandalismo o di disordine intellettuale».
Riassumendo, scrive ancora Daoud su Le Point, notando che bisognerebbe denunciare anche «il razzismo del Sud» e non soltanto del Nord del mondo,
«Smontare non è costruire, censurare non è rileggere, lottare contro il razzismo non è lottare contro l’Occidente. Con il grande slancio dell’antirazzismo, ritorna l’inquisizione. L’abbiamo già conosciuta durante il fascismo. Bisogna costruire un mondo migliore, non la fine del mondo».


giovedì 18 giugno 2020

SI PARLA DELLA SCUOLA, E SEMBRA UN DIVAGARE



Se il governo si togliesse per un attimo la mascherina dagli occhi, vedrebbe subito l'iceberg a cui sta andando incontro. Una specie di iceberg fantasma, a cui nessuno sembra dare eccessiva importanza. Si parla della scuola, e sembra un divagare.

(...) Eppure l'iceberg Scuola avanza verso la nave Italia a una velocità spaventosa, nella colpevole incuranza generale. È l'unico settore per cui non è ancora stato previsto nemmeno un protocollo per la ripartenza. Otto milioni di studenti aspettano da inizio marzo una qualche prospettiva per il loro ritorno in classe. La didattica a distanza, lodevolmente sperimentata in questo tempo sconvolto dalla reclusione per pandemia, ha raggiunto un alunno su due, aggravando una povertà educativa che secondo l'Istat ha ormai superato i 2 milioni di minori, un quarto del totale.

Forse si ricomincerà lunedì 14 settembre
, ma non si sa in quanti né come, e poi bisogna ancora incastrare la data con il turno elettorale saltato per virus, visto che la quasi totalità dei seggi è ospite fissa di edifici scolastici. Se ne discuterà con le Regioni, prossimamente. In fondo siamo appena a metà giugno, c'è tutto il tempo per fare finta di risolvere il problema. Tanto ci sono le madri a garantire supplenza: se non loro, chi? Il marito torna al lavoro e la moglie, obbligata dalla necessità, resta accanto ai figli, e magari il lavoro lo perde per prima. Ma è una condanna di genere, tocca rassegnarsi, rimandando la chimera della parità a tempi più propizi.

Altrove hanno avuto chiaro da subito qual era la priorità sociale. In Germania, Francia, Regno Unito, Danimarca, ma persino in Paesi più fragili come Grecia e Portogallo, chi dalle materne e chi anche solo per concludere i cicli, hanno tentato di cucire la ferita aperta dalla pandemia mettendo per i primi i bambini. Noi stiamo facendo il contrario, e non da oggi.

Fra i 37 Stati dell'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico,
·         siamo con vergogna all’ultimo posto per spesa pubblica destinata all’istruzione: 6,9 % del totale (gli Usa, quasi il doppio; il Cile addirittura il triplo). 
·         Abbiamo il più basso tasso di laureati d’Europa (dopo la Romania) e uno dei più alti di abbandono scolastico (un milione in 10 anni). 
·         Record negativo anche per gli stipendi dei docenti, gli «artigiani delle generazioni future», secondo la felice immagine di Papa Francesco: tutti abbondantemente sotto media Ocse, dalle elementari alle superiori. Se si fa la media di tutto, non suona strano che il 20 % dei nostri giovani (16-29 anni) abbia capacità di lettura considerate minime. E non è più vero che non è mai troppo tardi.
·         Le nostre 41 mila scuole sono in gran parte vecchie, ammalorate, concentrate in grandi plessi da oltre mille studenti (con un solo preside per tutti, una condanna più che una cattedra, e aule ingestibili da 30 alunni) invece che distribuite in piccole unità educative sul territorio.
·         Il corpo docente (dagli impiegati ai bidelli) è intorno al milione, con 700 mila insegnanti, di cui 200 mila precari, picco storico. E il conto lo pagano un po' tutti, a cominciare dalle categorie più esposte, più vulnerabili, con moltissimi disabili ormai privati degli indispensabili insegnanti di sostegno, per carenza di personale e di competenze.
A fine dicembre 2019 si era dimesso il ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti, deputato Cinquestelle e professore di Economia politica: esaminata la situazione, aveva chiesto dei fondi che non gli erano stati concessi. Allora, prima del virus, riteneva indispensabili 3 miliardi di finanziamento strutturale. Nell'ultimo Decreto Rilancio, quindi post virus, alla scuola, questa scuola italiana, sono stati destinati 1 miliardo e 400 milioni, la metà di quelli per Alitalia.

La metafora dell'iceberg non pare esagerata. Rileggete per favore con calma questi numeri: la loro somma è lo zero che la nostra classe dirigente, il nostro governo, le nostre istituzioni, stanno pensando di investire sul futuro degli italiani che hanno più futuro davanti. Ed è una ipoteca di cui dovranno rendere conto, senza alibi da pandemia che possa giustificare una visione così miope, una sottrazione di apprendimento e socialità a danno delle generazioni che hanno tutti i diritti di poter vivere in un'Italia attenta anche ai loro, di diritti.
Tratto da un articolo di CARLO VERDELLI, Corriere della sera

sabato 13 giugno 2020

STATI UNITI. «LA RISPOSTA ALL'IMPOTENZA È UNA PRESENZA»


Quello che c'è in primo piano, però, è un grande «bisogno di vivere, respirare».

 José Medina*

Father Josè Medina
Un grido profondamente umano risuona per le nostre città. Ancora una volta, uomini e donne di colore temono di essere uccisi indiscriminatamente da coloro che hanno il compito di proteggerli e servirli. Si sentono impotenti.

Lo spiega bene Kareem Abdul-Jabbar in un contributo ospitato sul Los Angeles Times: «Vedendo i manifestanti neri nell’era di Trump e del Coronavirus dobbiamo renderci conto che sono persone spinte al limite, non perché vogliono bar e saloni di bellezza aperti, ma perché vogliono vivere. Respirare».

Ci sentiamo tutti impotenti.

Un modo comune per attenuare l’impotenza è quello di identificare un nemico ed escogitare modi per sottometterlo. Gettarsi nella mischia restituisce una sensazione di potere. Se non siamo in prima linea, la sensazione di potere si prova twittando o semplicemente commentando i mali della società.
 
Manifestanti a Minneapolis 2 giugno 2020
Tuttavia questo non risponde adeguatamente al grido dei manifestanti. L’umiliazione pubblica che è seguita al video virale della reazione di Amy Cooper verso Christian Cooper, un nero in Central Park, non ha contribuito a sradicare il razzismo (vedi nota a piè di pagina).

Martin Luther King Jr. una volta disse che potremmo riuscire a uccidere l’assassino, ma non saremo in grado di cancellare l’assassinio. La convinzione che eliminare ogni persona razzista violenta sconfiggerà il razzismo trascura un fatto incontrovertibile: tutti noi desideriamo vivere, e siamo tutti violenti, persino razzisti.

Come disse King: «C’è qualcosa in ognuno di noi che ci fa gridare con Goethe: “Ci sono tante cose in me da rendermi gentiluomo e mascalzone”».

Tutti noi desideriamo vivere, essere amati - e questi desideri non sono estranei nemmeno al poliziotto che ha ucciso George Floyd. E siamo tutti violenti, con chi non conosciamo, e persino con chi amiamo.

Se siamo onesti, possiamo riconoscere in noi la donna nel parco, il poliziotto e il manifestante violento. Si vede nei nostri post su Facebook e Instagram. La facciamo franca perché nessuno li ha registrati.

Indipendentemente dalla condizione sociale, dalla razza o dalla religione, nonostante ciò che abbiamo fatto o siamo capaci di fare, tutti noi condividiamo questo grido di protesta. Vogliamo vivere, e non sappiamo come. Cosa può rispondere a quel grido umano?

Nel 2017, Richard Preston, all’epoca Mago Imperiale del Capitolo del Maryland del Ku Klux Klan, sparò con la pistola contro un uomo di colore durante le proteste a Charlottesville, in Virginia. Invece di condannare drasticamente Preston, Daryl Davis, un uomo di colore, decise di fare amicizia con lui, come aveva fatto con molti altri membri del Klan.

Un anno dopo, la fidanzata di Preston invitò Davis ad accompagnarla all’altare al loro matrimonio. Come King, Davis crede che solo l’amore abbia il potere salvifico di trasformare gli uomini e le donne all’apparenza più “recalcitranti”. Il suo agire evoca le parole di King: «La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio: solo l’amore può farlo».

Tanta gente è scettica riguardo all’atteggiamento di Davis. Molti pensano che la sua posizione sia inadeguata per affrontare i problemi endemici della nostra società.

Durante un acceso dibattito nel reportage “Accidental Courtesy” del Public Broadcasting Service, Kwame Rose, un attivista del movimento Black Lives Matter, ha detto a Davis: «Smettila di sprecare il tuo tempo entrando nelle case della gente che non ti ama». Eppure, la “presenza” di Davis cambia misteriosamente le persone.

Nei giorni scorsi, ci hanno commosso le immagini di agenti di polizia che ascoltano quel grido, si uniscono ai manifestanti, leggono le liste delle persone uccise o si inginocchiano insieme in segno di solidarietà per le vittime della violenza e del razzismo.

Abbiamo visto come la risposta all’impotenza non sia il potere, ma una “presenza” capace di comunicare con il presunto nemico. Se manca una presenza, la nostra impotenza è spaventosa.

Il contributo costruttivo che possiamo offrirci gli uni gli altri in questo momento drammatico è quello di ascoltare il grido, di non nasconderlo attraverso soluzioni frettolose e di condividere la nostra esperienza di uno che risponde alla nostra impotenza e risveglia la nostra umanità. Solo uomini e donne consapevoli di essere stati riscattati da una presenza potranno dar vita a leggi migliori e strutture sociali più umane.

CatholicPhilly.com, 9 giugno 2020

*responsabile di CL negli Stati Uniti

Nota
Amy Cooper è una donna bianca che il 25 maggio, giorno dell’omicidio di George Floyd, in un parco di New York mentre non teneva il cane al guinzaglio, come prevede la  legge, ha chiamato la Polizia affermando che un afroamericano(Christian Cooper,che le chiedeva di mettergli la museruola) la minacciava. L’episodio minimo in se dimostra una cosa evidente: Amy infatti è bianca, Christian è nero. 
Perché Christian, che chiedeva ad Amy di rispettare una regola, non ha chiamato la polizia per riportare l’ordine? E perché Amy, consapevole di essere nel torto e di aver trasgredito a una regola, ha pensato di chiamare la polizia per ristabilire l’ordine? Perché nella chiamata alla polizia ha detto di essere in pericolo di vita? E perché ha sentito la necessità di specificare che chi la minacciava era un afroamericano?
I loro comportamenti sembrano rispondere a uno schema di lungo periodo, presente nella società statunitense. Se per Christian evitare il più possibile di avere a che fare con la polizia può essere un comportamento saggio, per Amy la polizia rappresenta la sicurezza di poter far valere i suoi diritti, perfino nel torto.
Il fatto è stato ripreso in un video, ed è diventato virale nei social suscitando indignazione.
Amy Cooper, dopo essere stata sospesa dalla società per cui lavora, che ha aperto una inchiesta per razzismo, ha rilasciato una dichiarazione pubblica di scuse nei confronti di Christian Cooper, sottolineando di non essere razzista.

DEEP STATE AND DEEP CHURCH


L’ARCIVESCONO VIGANÒ SCRIVE A DONALD TRUMP

Con un tweet il presidente americano Trump accoglie con entusiasmo la lettera dell'arcivescovo Carlo Maria Viganò (“So honored by Archbishop Viganò’s incredible letter to me. I hope everyone, religious or not, reads it! “), che leggendo i tragici eventi attuali parla in chiave biblica di una battaglia furiosa in corso tra i figli delle tenebre e i figli della luce. Una lettura della cronaca attuale che si pone sulla stessa linea delle profezie di san Giovanni Paolo II e dei giudizi di Benedetto XVI


Viganò prende atto che in questo frangente il presidente Trump è l'unica autorità internazionale in grado di tenere testa a un potere mondiale liberticida, legato al mundialismo ed al pensiero unico, il DEEP STATE, (e cioè l'insieme di quegli organismi, legali o meno, che grazie ai loro poteri economici, militari strategici  e dei media condizionano il governo degli Stati. Sarebbe una banale teoria complottistica, se non fosse supportata come oggi in America da prove concrete e verificabili.)
Signor Presidente,
stiamo assistendo in questi mesi al formarsi di due schieramenti che definirei biblici: i figli della luce e i figli delle tenebre. I figli della luce costituiscono la parte più cospicua dell’umanità, mentre i figli delle tenebre rappresentano una minoranza assoluta; eppure i primi sono oggetto di una sorta di discriminazione che li pone in una situazione di inferiorità morale rispetto ai loro avversari, che ricoprono spesso posti strategici nello Stato, nella politica, nell’economia e anche nei media. Per un fenomeno apparentemente inspiegabile, i buoni sono ostaggio dei malvagi e di quanti prestano loro aiuto per interesse o per pavidità.
Questi due schieramenti, in quanto biblici, ripropongono la separazione netta tra la stirpe della Donna e quella del Serpente. Da una parte vi sono quanti, pur con mille difetti e debolezze, sono animati dal desiderio di compiere il bene, essere onesti, costituire una famiglia, impegnarsi nel lavoro, dare prosperità alla Patria, soccorrere i bisognosi e meritare, nell’obbedienza alla Legge di Dio, il Regno dei Cieli.
Dall’altra si trovano coloro che servono se stessi, non hanno principi morali, vogliono demolire la famiglia e la Nazione, sfruttare i lavoratori per arricchirsi indebitamente, fomentare le divisioni intestine e le guerre, accumulare il potere e il denaro: per costoro l’illusione fallace di un benessere temporale rivelerà – se non si ravvedono – la tremenda sorte che li aspetta, lontano da Dio, nella dannazione eterna.