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lunedì 10 febbraio 2020

CHE SOCIETÀ È QUELLA CHE CHIAMA LA VITA “UN INFERNO” E LA MORTE “UNA LIBERAZIONE”?


Oggi è la ricorrenza della morte di Eluana Englaro. Ripropongo un volantino di Comunione e Liberazione del novembre 2008, scritto prima della morte, in occasione della annunciata sospensione dell’alimentazione, che esprime bene il giudizio sui fatti della realtà. Esso è quanto mai attuale, visto che oggi il suicidio assistito sta diventando un fatto “normale”.
«Capire le ragioni della fatica è la suprema cosa nella vita, perché l’obiezione più grande alla vita è la morte e l’obiezione più grande al vivere è la fatica del vivere; l’obiezione più grande alla gioia sono i sacrifici… Il sacrificio più grande è la morte» (don Giussani).

Avorio Bizantino del 5° secolo
Che società è quella che chiama la vita “un inferno” e la morte “una liberazione”? Dov’è il punto di origine di una ragione impazzita, capace di ribaltare bene e male e, quindi, incapace di dare alle cose il loro vero nome? L’annunciata sospensione dell’alimentazione di Eluana è un omicidio. La cosa è tanto più grave in quanto impedisce l’esercizio della carità, perché c’è chi si è preso cura di lei e continuerebbe a farlo.
Nella lunga storia della medicina il suo sviluppo è diventato più fecondo quando, in epoca cristiana, è cominciata l’assistenza proprio agli “inguaribili”, che prima venivano espulsi dalla comunità degli uomini “sani”, lasciati morire fuori dalle mura della città o eliminati. Chi se ne fosse occupato avrebbe messo a rischio la propria vita. Per questo chi cominciò a prendersi cura degli inguaribili lo fece per una ragione che era più potente della vita stessa: una passione per il destino dell’altro uomo, per il suo valore infinito perché immagine di Dio creatore.
Così il caso Eluana ci mette davanti alla prima evidenza che emerge nella nostra vita: non ci facciamo da soli. Siamo voluti da un Altro. Siamo strappati al nulla da Qualcuno che ci ama e che ha detto: «Persino i capelli del vostro capo sono contati».
Rifiutare questa evidenza vuol dire, prima o poi, rifiutare la realtà. Persino quando questa realtà ha il volto delle persone che amiamo.
Ecco perché arrivare fino a riconoscere Chi ci sta donando la presenza di Eluana non è un’aggiunta “spirituale” per chi ha fede. È una necessità per tutti coloro che, avendo la ragione, cercano un significato. Senza questo riconoscimento diventa impossibile abbracciare Eluana e vivere il sacrificio di accompagnarla; anzi, diventa possibile ucciderla e scambiare questo gesto, in buona fede, per amore.
Il cristianesimo è nato precisamente come passione per l’uomo: Dio si è fatto uomo per rispondere all’esigenza drammatica – che ognuno avverte, credente o no – di un significato per vivere e per morire; Cristo ha avuto pietà del nostro niente fino a dare la vita per affermare il valore infinito di ciascuno di noi, qualunque sia la nostra condizione.
Abbiamo bisogno di Lui, per essere noi stessi. E abbiamo bisogno di essere educati a riconoscerLo, per vivere.
Comunione e Liberazione
Novembre 2008
ripreso dal blog di Sabino Paciolla

domenica 18 agosto 2019

LE PAROLE DELLA VITA



"Il caso Vincent Lambert, il quarantaduenne tetraplegico che viveva in stato di coscienza minima, a cui sono state tolte alimentazione e idratazione, ci ha colpito molto".

Con queste parole pronunciate giovedì 15 agosto, solennità di Maria Assunta in cielo, il Vescovo della nostra diocesi Douglas Regattieri ha sintetizzato il modo in cui la vicenda di Vincent ha scosso le coscienze di Francia e d'Europa. Una lotta giudiziaria, che ha visto il cittadino francese morire di sentenza. Perchè ha colpito noi e tanti altri no?

Su questo ci interroghiamo. Forse perchè ritenuto troppo lontano come distanza? Forse perchè troppo divisivo come tema? Oppure si giudicava questa battaglia troppo difficile da poter combattere? Eppure il caso di Vincent Lambert, come tanti altri in Italia, in Francia e nel resto d' Europa, segna inesorabile l'avanzata della cultura dello scarto e della morte: dai piccoli Charlie Gard ed Alfie Evans, ad Eluana Englaro passando proprio per Vincent Lambert, la domanda che emerge è :"ci saranno altri casi simili?".

Ci uniamo quindi alle parole del Pastore della nostra diocesi quando afferma "Dio non voglia che si ripeta la tragedia di questi giorni: cioè che qualcuno si arroghi il titolo di dare la morte a un altro fratello".
“In vista anche di una prossima discussione su un progetto di legge in favore dell’eutanasia – continua il Vescovo- noi in ogni modo parleremo, ripetendoci, ma parleremo, contrastando queste proposte legislative”

Quando si condanna un essere umano - non un "vegetale"-, quando si decreta la morte di un disabile -non di un malato terminale- per fame e per sete,  anche noi ci alzeremo in piedi.

Per questo desideriamo invitare tutti  a partecipare all'incontro di 

Giovedì 22 agosto alle ore 21:15
Teatro della Riconciliazione - Via della Fiera 82, Rimini

promosso da "Il Crocevia" assieme da altre associazioni culturali ( fra le quali Associazione Centro Internazionale Giovanni Paolo II per il Magistero Sociale della Chiesa, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento per la Vita), dal titolo

"Charlie, Alfie, Vincent... Che cosa ci sta succedendo?"

in dialogo con il neurochirurgo e psichiatra prof. Massimo Gandolfini (organizzatore del Family day) e il giornalista Rodolfo Casadei, con l'auspicio di una rinnovata alleanza a favore della vita.

IL CROCEVIA
Tommaso Marcatelli
Arturo Alberti
Stefano Spinelli
Enrico Castagnoli

Cesena 17 agosto 2019