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mercoledì 6 marzo 2024

IN MARGINE A UN FUNERALE…

1 MARZO 2024 CERIMONIA FUNEBRE PER ALEXEI NAVAL'NY CHIESA DELL'ICONA DELLA MADRE DI DIO A MARYENO, SUD EST DI MOSCA

 


Vi hanno raccontato che Naval’nyj sapeva raccogliere solo giovani e marginali.

Non credetegli: credete a quello che avete visto; e al suo funerale abbiamo visto una folla sterminata di giovani e vecchi, la ragazzina di neanche ventanni e lanziana signora che ne denunciava apertamente novanta. 

Vi hanno raccontato che erano estremisti, partigiani dellateismo e dellimmoralismo occidentale.

Non credetegli: credete a quello che potete leggere e ascoltare; leggete quello che Navalnyj diceva dellodio, della fede e della paura.

In prigione, l11 agosto scorso, scriveva: «Lodio è la cosa principale che bisogna vincere in prigione. Sono tante le ragioni per odiare e la vostra stessa impotenza è un potente catalizzatore dellodio. Quindi, se lo lasciate crescere, vi divorerà e vi consumerà sino alla fine».

Nellimminenza della Pasqua del 2014 diceva che «è la festa della cosa più importante che ci sia. La festa dellinevitabile trionfo del Bene sul male. La festa della speranza. La festa della fede in un futuro migliore».

Della paura, in una foto che resterà nel tempo, abbiamo tutti visto cosa pensava: «Io non ho paura. Non abbiatene neanche voi!».

E nel diario di prigionia, il 2 giugno 2021, scriveva: «Ancora una volta, vorrei ricordarlo a tutti: questo potere disgustoso e bugiardo rimane debole e vigliacco. Continuerà a divorare le persone, una per una, una dopo laltra, per spaventare tutti. Ed è appunto di questi tuttiche ha tremendamente paura. Ma finché questi tutti, che sono forti, lo temono e tacciono rispettando le regole stabilite, il potere non si fermerà. Ingoierà tutto, ancora e ancora. Persone, famiglie, la ricchezza del nostro paese, il nostro futuro. Si nutre della nostra paura. Non alimentatelo!».

Vi faranno dotti discorsi il cui centro sarà esattamente la paura con la quale ogni giorno siamo minacciati, la difesa di una fede che da due anni sta benedicendo una guerra di aggressione, lintolleranza per qualsiasi forma di diversità.

Non credetegli: credete alla sofferenza della gente che, come diceva Oleg Orlov prima di essere condannato, è gettata in prigione e viene uccisa «per aver protestato contro lo spargimento di sangue in Ucraina, per aver voluto che la Russia diventasse uno Stato democratico e florido e non una minaccia per il mondo».

Credete a chi vi implora di capire che potrà iniziare un cammino di riconciliazione solo «quando ci sarà qualcuno che la smetterà di distruggermi».

Credete a chi vi testimonia che «Cristo non vince soltanto il male: ne vince la vittoria»nonostante tutto!

Credete a chi continua a sognare la «bellissima Russia del futuro» e, seppellendo un uomo che non si era sottratto al proprio senso di responsabilità, ancora ieri scandiva: «Il bene avrà sempre la meglio sul male».

La cosa riguarda anche noi, la nostra voglia di credere ai discorsi invece che alla realtà, la nostra voglia di credere al potere che vuole dominare ogni cosa invece che al «miracolo della vita» che ci sorprende sempre.

Adriano Dell’Asta

È docente di lingua e letteratura russa presso l’Università Cattolica. Accademico della Classe di Slavistica della Biblioteca Ambrosiana, è vicepresidente della Fondazione Russia Cristiana

martedì 20 febbraio 2024

C’È UN SEME DI ALEXEIJ NAVALNY IN CIASCUNO DI NOI.

Oggi la Russia ha certamente bisogno di uomini come Navalny, ma ancor più dell’educazione di un popolo da tempo vittima di una sistematica distruzione dei suoi valori

La persona irriducibile

Alexksej Navalny (1976-2024)
Se non fosse così, non saremmo qui ad ammirarlo, Alexej Navalny; forse lo liquideremmo in fretta come un tragico eroe biondo inarrivabile, o come un pazzoide sconsiderato dalle idee neanche tanto per la quale, visti certi suoi trascorsi nazional-populisti, politically molto ma molto scorrect, per cui addirittura Amnesty International non gli ha rilasciato a suo tempo il patentino di perseguitato per motivi di coscienza.

Putin di riffa o di raffa si è levato di torno tutti i possibili competitor alle imminenti elezioni, che poi competitor si fa per dire, gente che al massimo avrebbe potuto rosicchiargli qualche punto percentuale di un plebiscito preordinato. Ma non ha annientato neanche con la morte la spina più acuta anche se apparentemente più inerme: il documentarsi della persona nella sua irriducibilità e libertà di fronte al Potere. Anche la politica, la politica vera, dovunque, nasce dalla mossa di persone libere che si mettono in gioco per un ideale. Non può che nascere, o rinascere, così.

La paura e la moda

Ai suoi sostenitori, Navalny diceva spesso: “Non dovete avere paura. Questo è il nostro Paese e non ne abbiamo un altro”. 

In Russia ci sono sempre stati individui che la pensavano diversamente dal potere, zarista, bolscevico o anche, ora, putiniano. Ma la differenza l’hanno fatta quelli che, come si usa dire da quelle parti, “sono usciti dalle cucine” e hanno avuto il coraggio di battersi per il rispetto dei diritti umani. Il coraggio, appunto. Attraverso forse la continuità dei servizi di polizia politica e di controllo capillare della realtà sociale (Putin viene dal Kgb), il potere nazional-capitalistico degli oligarchi ha ricostituito il controllo capillare di ciò che si muove nella società sulla base del principio – lo stesso del comunismo – che chi non è ciecamente conforme alla linea ufficiale è un nemico.

Anche in Occidente non è sempre facile non conformarsi agli assiomi del Potere, che una volta si chiamava “mentalità dominante” o più semplicemente ancora “moda”, e che adesso tocca chiamare – Dio stramaledica gli italiani che esagerano con l’inglese – mainstream. Negli ambiti più “avanzati” del progressismo nordamericano i disallineati rispetto alla cultura wokecancel culture, LGBT… eccetera, sono spesso i nuovi discriminati.

Se la propria consistenza è delegata al Potere, finisce così. Si ha paura a sconfinare. Occorre chiedersi, ancora una volta, quale presenza, quale compagnia, sostiene la persona mostrandosi più forte della paura. L’individualismo è la cifra dell’impotenza.

Dai social alla condivisione

Una terza cosa, fra le moltissime, che colpisce nella testimonianza di Navalny, è la sua scelta di tornare in patria, dopo le cure in Germania che l’hanno salvato dall’avvelenamento, sapendo che sarebbero stati, come minimo, dolori.

Avrebbe potuto fare il dissidente nobile dall’estero, somministrando pensieri, giudizi e suggerimenti “da remoto”, esperto nell’uso dei social com’era.

Mosca corteo 23 gennaio 2021

Navalny ha scelto invece di passare dalla “rete” alla vita reale, essendo questa lo spazio di una lotta politica e di una rivoluzione pacifica in cui gli era chiaro – come ha scritto Anna Zafesova sulla Stampa di ieri –  versare “l’impegno, le mani, la voce, il corpo, in una scommessa che può anche rivelarsi mortale, ma che premia solo chi non ha paura di farlo”.

Non stare al balcone o nelle case ma esporsi nella strada e nella piazza (papa Francesco e Giorgio Gaber). Mettersi insieme, noi che possiamo farlo liberamente e senza pericolo, per costruire dal basso nella società e favorire una politica che non costringa a un signorsì o un signornò, ma che ascolti, coinvolga e favorisca convergenze e collaborazioni.

Si chiama sussidiarietà, ed è quello che fa la differenza. Il resto è disco dance.

tratto in parte da Maurizio Vitali 19-2-24 il sussidiario

lunedì 11 gennaio 2021

LUI SI CHE SE NE INTENDE

Trump sospeso da Twitter, il dissidente russo Navalny: "Censura inaccettabile, si tratta di una  scelta politica"

Il blogger russo, che più volte ha subito la censura del Cremlino, ha difeso il diritto del presidente in carica di continuare a esprimersi anche dal suo pulpito da 88,8 milioni di followers. Ma a condizioni che Twitter diventi più trasparente

Alexey Navalny

Ennesima censura che intorbidisce ulteriormente la sfera dei diritti, oppure legittima imposizione a tutela della libertà?

 La decisione di Twitter di sospendere permanentemente l'account da quasi 89 milioni di followers di Donald  Trump per "incitazione alla violenza" - sotto accusa i messaggi del presidente uscente  degli Stati Uniti dopo l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio - ha riproposto con forza  il tema del ruolo editoriale dei giganti del web, in particolar modo di social network  come Facebook e Twitter, nel dibattito pubblico.

Un dibattito in cui si è inserito anche Alexey Navalny, il dissidente russo avvelenato dai servizi segreti russi  (il Cremlino lo nega), con un thread su Twitter in cui prende una posizione inaspettata  in difesa del diritto di Trump di continuare a parlare dal suo pulpito su Twitter.

Le accuse di censura

Navalny di censura ne sa qualcosa, visto che in più di una occasione il bavaglio gli èstato imposto anche con il carcere. Il nocciolo del suo ragionamento è che le regole di Twitter - come di altri social media - e la loro imposizione, non hanno valore se chi le applica non è sottoposto a vincoli (e meccanismi di controllo) trasparenti e degni di una società democratica.

"Le elezioni sono un processo chiaro e competitivo.Puoi partecipare, puoi fare ricorso e vengono comunque monitorate da milioni di persone.La sospensione su Twitter è una decisione presa da persone che non conosciamo seguendo una procedura ignota. Si tratta di una scelta politica".

Qui non viene messo in discussione il diritto di una compagnia privata di applicarerigidamente le regole della propria community, ma di farlo "selettivamente". Infatti, anche se le regole di Twitter, come quelle di altre piattaforme, sono note - la scelta di bannare Trump è anche stata motivata con una nota scritta in cui si fa riferimento alla possibilità di nuovi episodi di violenza - non tutti coloro che le violano vengono puniti adeguatamente, dichiara Navalny. "Non ditemi che è stato sospeso perché violava le regole di Twitter. Io ricevo minacce di morte tutti i giorni da anni, senza che Twitter sospenda questi account (non che io lo chieda)". E poi ancora, sempre a proposito di selettività, si presenta il problema della "censura mancata" di altri politici: "Tra le persone che hanno account Twitter ci sono killer  (come Putin o Maduro) e bugiardi e criminali (come Medvedev)".

La controproposta di Navalny

Un conto è la difficoltà di queste piattaforme di monitorare efficacemente il traffico e                       applicare le regole della community in modo equo - vedi i riferimenti di Navalny anche a chi diffonde fake news sul Coronavirus, a discapito della sicurezza di tutti i cittadini -un conto invece è lo strapotere delle stesse e il principio secondo cui possono erigersi ad arbitri del dibattito pubblico. (…) 

puoi leggere qui tutto l’articolo

https://www.open.online/2021/01/10/trump-sospeso-da-twitter-navalny-censura-inaccettabile-scelta-politica/