venerdì 28 agosto 2020

"LA PAZZIA DELLE FOLLE" E LA NUOVA RIVOLUZIONE MARXISTA E RAZZISTA


«I MOVIMENTI LGBT, FEMMINISTI E ANTIRAZZISTI OTTENUTA L’UGUAGLIANZA, VOGLIONO IL PRIVILEGIO. ECCO PERCHÉ ADESSO CE L’HANNO CON CHIUNQUE NON LA VEDA COME LORO. LA CLASSE OPEREAIA HA TRADITO E LA CLASSE TRAINANTE E’ QUELLA DELLE MINORANZE SESSUALI E RAZZIALI».

Il dissenso di DOUGLAS MURRAY, giornalista gay e firma dello Spectator, intervistato per Tempi da RODOLFO CASADEI

Commentatore dello Spectator, giornalista conservatore, gay e “ateo cristiano”, Douglas Murray, è l’autore de La pazzia delle folle, un saggio che fa il punto sulle contraddizioni e le minacce poste dai movimenti antirazzisti, femministi radicali e pro Lgbt che incarnano la politica identitaria. Ci ha rilasciato questa intervista sui temi contenuti nel suo libro recentemente edito in Italia.

Nel libro La pazzia delle folle lei mostra che i militanti e i fiancheggiatori dei gruppi identitari esprimono grande risentimento e hanno comportamenti persecutori nei confronti di coloro che non condividono la loro visione del mondo su ogni minima questione riguardante razza, sesso, identità di genere. Dipende forse dal fatto che ogni società ha bisogno di capri espiatori per continuare ad esistere, come ha spiegato René Girard?

Sì, penso che ci sia un elemento “girardiano” in tutto questo, ma cominciamo dall’inizio.
Io credo anzitutto che i gruppi identitari stiano soffrendo il fatto di avere vinto su tutta la linea. I diritti che chiedevano di vedersi riconosciuti sono stati ottenuti, molta gente ha avuto quello che voleva. Ora costoro si sentono come san Giorgio dopo che ha ucciso il drago. Vorrebbero provare di nuovo l’esaltazione della lotta contro il drago, ma il drago non c’è più, e loro cominciano a lottare contro draghi sempre più piccoli, con maggiore ferocia di quella che avevano contro il drago vero. Le cose non sono mai andate meglio per le persone Lgbt, eppure molte di loro presentano la situazione attuale come se le cose andassero sempre peggio, lo stesso dicasi delle femministe: hanno ottenuto quello che chiedevano, ma si comportano come se le cose fossero peggiorate anziché migliorate. Certo, ci sono ancora paesi dove i diritti umani non sono rispettati, ma in generale per quanto riguarda argomenti come la questione razziale, le persone Lgbt, i rapporti fra i sessi, storicamente ci troviamo in una posizione assolutamente migliore del passato. Eppure i gruppi organizzati presentano le cose come se non ci fosse stata alcuna vittoria.

 C’è un secondo fenomeno, ed è la crescente tendenza della nostra epoca a trattare come vittime sacrificali le persone che dicono cose che fino a qualche tempo fa erano comunemente accettate come vere. Per esempio se un uomo dice qualcosa riguardo alle donne che non coincide al 100 per cento col discorso ritenuto accettabile al giorno d’oggi, l’intera comunità colpirà quella persona con incredibile ferocia, e non perché ha detto qualcosa di totalmente falso, ma perché ha detto qualcosa che tutti sanno contenere una piccola parte di verità. Ogni deflagrazione nelle cosiddette “guerre culturali” provoca vittime in questo modo. Ed essa coincide con l’esigenza “girardiana” di far espiare i peccati a un singolo individuo, specialmente se quell’individuo ha fatto qualcosa per stimolare la pazzia delle folle. 

Il suo libro è stato pubblicato prima degli eventi che sono seguiti all’uccisione di George Floyd negli Stati Uniti e delle proteste che hanno visto anche attacchi a “monumenti razzisti” in tutto il mondo. Cosa pensa di queste proteste? Hanno a che fare con gli argomenti trattati nel suo libro?

Sì, tantissimo. Sono rimasto colpito dai collegamenti fra i fatti del Minnesota e quello che avevo scritto nel capitolo sulla razza. Ci sono i fatti: il terribile fatto di un’uccisione ripresa da una videocamera, al quale si sovrappongono in successione l’odio ossessivo che alcuni nutrono per l’America e per estensione a tutte le società occidentali e per estensione a tutti i bianchi. L’uccisione di George Floyd non è semplicemente un orribile incidente di cui sono responsabili i poliziotti che l’hanno causato e per il quale andranno a processo. No: essa rappresenta il momento in cui vediamo il vero volto del razzismo di tutti i bianchi, la lente attraverso cui si comprendono tutte le questioni razziali. La morte di George Floyd è diventata il catalizzatore di un modo di comprendere il mondo che è stato promosso dalle università americane e che dice che il problema del mondo è il razzismo dei bianchi. I quali, proprio quando dichiarano di non essere razzisti, dimostrano di essere permeati di razzismo, come spiega Robin DiAngelo nel libro White Fragility. Questo modo di vedere le cose è stato inculcato alle nuove generazioni, e uno dei fattori più evidenti è il suo voler fare “guerra alla storia”. Perché l’uccisione di un afroamericano in Minnesota produce sommosse a Bruxelles, saccheggi a Stoccolma e l’abbattimento di statue di personalità del XVIII secolo in Inghilterra? 
È una manifestazione di quella che nel libro definisco come la credenza nella necessità dell’eccesso di correzione: se veramente crediamo che tutta la storia è caratterizzata dal razzismo dei bianchi contro i neri, diventa opportuno correggere questo con un razzismo antibianco almeno per un certo periodo; trattare i bianchi male come loro hanno trattato i neri. E se crediamo, come è stato insegnato alla mia generazione, che la storia dell’Occidente può essere compresa solo attraverso la presenza di imperi che commerciavano schiavi, allora è normale guardare al passato in termini di rappresaglia e vendetta. Quel che più mi preoccupa di tutto questo è che assistiamo a un ritorno delle politiche basate sulla razza in nome dell’antirazzismo. Questo è molto pericoloso ed è ciò da cui metto in guardia.

In Italia ancora non si utilizzano alcuni concetti ed espressioni del suo libro, come quella di “intersezionalità” per descrivere la convergenza di identità di gruppo e discriminazioni. Per indicare un certo tipo di attivismo politico parliamo più genericamente di correttezza politica e di politicamente corretto. Lei presenta queste forze come espressione del “marxismo culturale”. 

Non basta parlare di correttezza politica per identificare le guerre culturali in corso nel mondo anglosassone. Pc, “politicamente corretto”, è un termine ambiguo, significa parecchie cose: sempre più spesso è usato nel senso di “buona educazione”, o per indicare che siamo tutti d’accordo nel dire una bugia. Il politicamente corretto non accetta la discussione, sottintende che ci sono cose che possono essere vere, ma che ferirebbero le persone, perciò non dobbiamo accettarle come vere.
TEMPI, AGOSTO 2020
 Vediamo per esempio l’attuale dibattito sui transessuali: il PC direbbe che è cosa educata dire ai trans che sono veramente persone del sesso che loro affermano di essere. Qualcuno potrebbe dire: ma non è la verità, non nego la dignità di queste persone ma dire che appartengono al sesso che dichiarano non è la verità. I fautori del Pc risponderanno: non importa, quel che importa è essere educati nei confronti dei trans. Però ci sono anche persone che lo fanno perché convinte che anche questo faccia parte delle guerre culturali. C’è una probabilità del cento per cento che chi è d’accordo con qualsiasi richiesta da parte dei trans, fosse pure quella che le donne transessuali possano competere alle Olimpiadi nelle gare con le donne biologiche, siano persone decise a mettere in discussione l’intero edificio sociale. In questo c’è un forte elemento marxista, e nel libro faccio l’esempio di filosofi come Ernesto Laclau e Chantal Mouffe, che dicono apertamente che è necessario fare ricorso alle minoranze sessuali e razziali e alle donne come avanguardia della rivoluzione, perché la classe operaia ha disertato la lotta. Alcuni, non solo fra gli studiosi, lo dicono apertamente. Ma c’è un gruppo più ampio di persone che affrontano l’argomento in maniera tendenziosa e lo discutono in modo deformato

Capiscono che fingere che i cromosomi non esistano è così profondamente disorientante per una società, che se riesci a far dire questo e a farlo credere, dopo di questo puoi far credere alla gente qualsiasi cosa. 

E questo è il sottofondo di molto di ciò che sta accadendo. Perciò sì, c’è un elemento di marxismo, che si manifesta ancora di più nel caso di Blm, il movimento Black Lives Matter. I fondatori e gli organizzatori di tale movimento sono marxisti per loro stessa ammissione. Questo non mi stupisce per nulla, e non perché io veda marxisti dappertutto, ma perché c’è un accento comune al modo in cui certe persone si organizzano. Quando una persona dichiara di essere favorevole a qualsiasi diritto rivendicato dai trans, potete essere certi che quella persona crede anche che il sistema capitalista deve essere decostruito e abbattuto. Lo stesso vale per Blm: i suoi organizzatori e fondatori dicono sempre che il razzismo strutturale che esiste nelle nostre società non può essere eliminato finché non si elimina anche il capitalismo. 

mercoledì 26 agosto 2020

LA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI. UN PASSO AVANTI. VERSO IL VUOTO


PD e M5S, un’alleanza senza respiro



La riduzione del numero di parlamentari costituisce un grave vulnus della Costituzione e della democrazia? Diminuisce la rappresentatività delle Camere? Aumenta l’efficienza delle Camere? E’ il primo passo di un possibile itinerario di riforme costituzionali? Il SI è riformista e il NO è conservatore?

Meno parlamentari. Le ragioni del SI’
I sostenitori del SI argomentano la propria posizione a partire dalla prospettiva di una maggiore efficienza e quindi di una maggiore rappresentatività effettiva assicurate dalla diminuzione del numero dei parlamentari. Sull’esempio del Senato americano, a ciascun deputato/senatore verrebbe assicurata una funzione specifica da svolgere – che oggi manca a molti peones del nostro Parlamento – e sarebbe dotato di un suo apparato, che lo supporterebbe sia nel lavoro parlamentare sia nella migliore manutenzione dei rapporti con il territorio elettorale. D’altronde, il SI-PD ricorda che la sinistra fin agli anni ’70 ha chiesto la riduzione del numero dei parlamentari.
E all’obiezione che, in realtà, le cause della delegittimazione e dell’inefficienza delle istituzioni rappresentative sono l’enorme vuoto decisionale, cioè la debolezza dell’istituzione governo, e il bicameralismo, il SI-PD risponde che la riduzione è solo il primo passo di un itinerario di riformismo costituzionale, già interrotto con la sconfitta referendaria del 2016, ma da riprendere, appunto, con questo piccolo passo.
Come disse Neil Armstrong sulla Luna: “… un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità”. Meglio un passo in avanti che stare fermi chissà ancora per quanto. Nella lingua del pragmatico riformismo bergamasco: “pötost che negòta, l’è mei pötost – piuttosto che niente, è meglio piuttosto”. Che poi si possa ottenere anche un risparmio di spese, come sostengono i Cinquestelle, per il SI-PD è solo una felice, ma piccola conseguenza.

Ma le ragioni del SI’ non convincono
Le argomentazioni del SI non mi convincono. Le ragioni fondative di una battaglia politico-istituzionale sono date dal contesto in cui è stata incominciata, dalle motivazioni degli eserciti in campo e dai loro rapporti di forza, dalle prospettive che essi assegnano alla battaglia e, infine, al suo esito. 

Il tentativo in corso del SI-PD è, a quanto pare, quello di:
a) rovesciare sul campo di battaglia, le motivazioni con le quali il M5S vi è entrato, dopo aver vinto le elezioni del 2018 nel nome della democrazia diretta – “apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno!”, disse Grillo – della guerra ai partiti, alla “casta” e alla democraziarappresentativa;
b) predisporsi a usare l’eventuale vittoria del SI‘ per rafforzare le istituzioni democratiche contro le intenzioni originarie del M5S e della Lega.
Questa machiavellica eterogenesi dei fini è un pezzo della strategia generale, elaborata da Franceschini e Bettini, assecondata alla fine da Zingaretti e di fatto sostenuta da tutto il PD, compresa la sua area riformista, che prevede la costruzione di un nuovo bipolarismo centro-sinistra/centro-destra, dove il polo di centro-sinistra sarebbe appunto costituito dall’alleanza organica tra M5S e PD.
Quando è nato il governo giallo-rosso, per malaugurata iniziativa di Renzi, che ha agitato lo spauracchio emergenziale di sempre – quello del tiranno Salvini in arrivo – questo orizzonte strategico era ancora piuttosto indefinito e, comunque, non unanimemente condiviso nel PD. In ogni caso, e già da allora, la riduzione del numero dei parlamentari è entrata a far parte essenziale del patto di governo quale base fondante.

Difficile dire, oggi, se un rifiuto del PD disottoscrivere la riduzione dei parlamentari avrebbe impedito la nascita del governo giallo-rosso. Il PD, a suo tempo, dopo l’avvio del dibattito al Senato il 10 ottobre 2018, votò tre volte NO alla riduzione, ma, a detta di Stefano Ceccanti, per pure ragioni tecniche. Come a dire: eravamo d’accordo fin da allora, ma la mancata accettazione dei nostri emendamenti ci impedì di dirlo esplicitamente. Notevole esempio di gesuitica arrampicata sui vetri e di retrodatazione politica del SI, che al momento sarebbe stato costretto a indossare la maschera del NO.
Dunque, vince il SI, si compie un primo passo attraverso una riforma costituzionale complessiva, e poi si aprono “magnifiche sorti e progressive”… sempre sulla base dell’alleanza M5S-PD? Chi non le vede tale futuro luminoso è un miope conservatore?

Ma PD e M5S non hanno un’idea comune

mercoledì 19 agosto 2020

LA SEMPLICE E SCOMODA VERITÀ


IL DISCORSO DI MARIO DRAGHI SULL'EMERGENZA DEL CORONAVIRUS, I SUSSIDI CHE FINISCONO E IL DEBITO SCARICATO SULLE SPALLE DEI GIOVANI.


Questa situazione di crisi, la pandemia, tra le tante conseguenze genera incertezza. Forse la prima cosa che viene in mente. Una incertezza che è paralizzante nelle nostre attività, nelle nostre decisioni. C’è però un aspetto della nostra personalità dove quest’incertezza non ha effetto: ed è il nostro impegno etico. Ed è proprio per questo che voglio ringraziare di aver ricevuto questo invito, perché mi rende in un certo senso partecipe della vostra testimonianza di impegno etico. Un impegno etico che non si ferma per l’incertezza ma anzi trova vigore nelle difficoltà, trova vigore dalla difficoltà della situazione presente. Il mio esser qui oggi è motivo di grande gratitudine nei vostri confronti che mi avete invitato.
 Dodici anni fa la crisi finanziaria provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace. Abbiamo poi avuto in Europa una seconda recessione e un’ulteriore perdita di posti di lavoro. Si sono succedute la crisi dell’euro e la pesante minaccia della depressione e della deflazione. Superammo tutto ciò.
Quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti.
 In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri.
La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza; ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione.
Nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario. Non sappiamo quando sarà scoperto un vaccino, né tantomeno come sarà la realtà allora.
(In fondo il link del video)

domenica 16 agosto 2020

PAROLE CHIARE SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE


LORENZO PLUMARI, CAPOGRUPPO PD A CESENA VOTERA’ NO.
IL CROCEVIA CONDIVIDE LE SUE MOTIVAZIONI E INVITA A VOTARE NO

Io voto NO al Referendum Costituzionale del 20/21 settembre!

Voglio metterci la faccia. Siamo di fronte a una riforma pensata e strutturata male, e che verrebbe attuata completamente al buio. Non basta infatti affiancarla a una “auspicata” nuova legge elettorale.

Con la vittoria del SI il Parlamento passerebbe dagli attuali 630 deputati a 400 e dagli attuali 315 senatori a 200. Vista aritmeticamente sembrerebbe una conquista. In verità sarebbe una grande sconfitta per la democrazia. Non per altro i fautori di questa riforma la supportano esclusivamente per pura demagogia tattica, senza alcuna motivazione che presupponga un miglioramento del funzionamento delle nostre istituzioni. Insomma, nessun beneficio sostanziale.

Il problema poi non è solo il numero dei parlamentari, ma come questa riduzione inciderebbe sulla rappresentatività e sul funzionamento delle camere. In entrambi gli aspetti ci sono grosse criticità. Con la vittoria del SI l’Italia diventerebbe il Paese europeo con il numero più basso di eletti in rapporto al numero di elettori, ovviamente a discapito della rappresentanza dei cittadini (che poi gli eletti vadano misurati sulle loro presenze, sulla loro serietà e sul loro lavoro è giusto, ma è tutto un altro discorso, che non c'entra con il numero complessivo). A essere colpite sarebbero in particolar modo le minoranze linguistiche, i partiti più piccoli, le forze all’opposizione nei governi regionali.

Inoltre, tagliare in questo modo il numero dei parlamentari significherebbe tagliare il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Anzi, si provocherebbe un ulteriore indebolimento del rapporto tra eletto ed elettori, mentre si consentirebbero più facilmente interventi “lobbystici” a sostegno del candidato e del futuro parlamentare.

Un’altra motivazione non convincente è quella del risparmio economico. Si risparmierebbero circa 285 milioni di euro, pari allo 0.007% della spesa pubblica (dati dell’Osservatorio dei Conti Pubblici). Nulla. Nessun risparmio tangibile anzi, al contrario, si darebbe solo adito a coloro i quali pensano che i costi per far funzionare la democrazia siano sprechi.

Insomma, una riforma tanto inutile quanto dannosa.
Inutile perché le vere deformazioni del sistema sono altre e ben note, come il bicameralismo perfetto. Su questo ci sarebbe da ragionare e lavorare. Senza banalizzazioni e semplificazioni populiste, da cui poi non si potrà tornare indietro così facilmente.

Ricordiamoci che la democrazia parlamentare è stata una conquista di libertà che ci è stata donata dalla Resistenza con tanti morti e tanta sofferenza.

Dunque, non ho dubbi: voto NO al taglio della democrazia!

sabato 15 agosto 2020

CLAUDIO RISE’ : IL DDL ZAN ELIMINA UOMO E DONNA PER LEGGE


L’aspetto più illiberale e discriminatorio del ddl Zan è rappresentato da 
la volontà di sanzionare penalmente le convinzioni religiose dell’antropologia cristiana, in quanto difformi dall’invasiva normatività LGBT”.

Prof. Claudio Risé,
Lo scrittore e psicanalista Claudio Risé, in un articolo comparso su La Verità[1], fornisce un’interessante interpretazione del disegno di legge Zan: una sorta di pericolosa sintesi tra l’ideologia gender e ‘l’ossessione normopatica’, cioè la foga progressista di codificare le regole del comportamento sessuale ritenute corrette.

La normopatia, è infatti “la malattia più pericolosa della società politicamente corretta”: essa detesta “le profondità e le ambivalenze dell’essere umano”, che si costruisce in un processo lungo quanto la vita stessa, e rifiuta “la libertà del sentire personale” che vuol ricondurre al ‘pensiero unico’.
Questa ossessione per il controllo della sessualità umana nasce “assieme all’ideologia Lgbt” nei college della ricca borghesia bianca americana (dove si formò Judith Butler, con la sua Teoria del genere): entrambe “non tollerano la ricerca interiore, lo sviluppo, il cambiamento”: cioè l’investigazione “spirituale e psicologica della propria verità ed identità”. Non c’è nessuna donna, nessun maschio – sostiene la Butler nel suo libro Disfare il genere: femminile e maschile sono solo recitazioni, performance teatrali.
In questo modo “si evita la fatica di ‘diventare se stessi’” e, identificandosi“con le proprie pratiche sessuali”, ci si riduce ad oggetti “normati dalle regole proposte dalla società e dai poteri del momento”. Le istituzioni stesse, invece di educare l’individuo a riconoscere la propria vocazione e a portarla nel mondo, tendono a disciplinarlo secondo le suddette regole. Così, sono nate le “procedure”, “i librettini con le norme che gli studenti dei college americani devono seguire nei loro incontri”, divenute in “seguito pilastri di tutto il politicamente corretto”: secondo tali direttive, il maschio, ancor oggi, deve chiedere nei vari momenti dell’incontro: “Ti posso prendere la mano”?, “Posso accarezzarti il braccio”?… E a lei tocca assentire o rifiutare. Da allora il corteggiamento non può più scostarsi dal previsto copione, pena l’espulsione dal college, o – nella società – l’incorrere in molteplici reati e punizioni.
L’ultima espressione, in Italia, di questa mania per le regole, è il ddl Zan. 
Come mai – si chiede Risé – essa “va ora a frugare nelle differenze della sessualità e degli atteggiamenti verso di esse”, anziché occuparsi di uno qualsiasi dei numerosi e più pressanti problemi esistenti nel Paese?
Il fatto è che proprio sulla differenza sessuale e sull’attrazione e incontro tra l’uomo e donna si fonda l’umanità e la sua differenza dalle altre forme della natura. Lì è la chiave di tutto, società e potere compresi.
Maschile e femminile, antiquati che siano, hanno nella vita e nella storia umana un peso e  un significato del tutto unico: l’attrazione e diversità fra loro è costitutiva non solo dell’umanità, ma della sua aspirazione ad andare più in alto, a trascendersi. Il libro biblico Genesi ne parla fin dall’inizio: “e Dio creò l’uomo a sua immagine… Maschio e femmina li creò” (Genesi 27). La differenza sessuale è alla base dell’umanità, ma è anche ciò che l’uomo e la donna condividono con l’immagine della totalità divina, che possiede entrambi gli aspetti.
Non si tratta insomma solo “di questioni burocratiche e di stato civile”, ma anche “dei contenuti esistenziali e trascendenti dell’umano”.
Secondo l’antropologia ebraico-cristiana, l’incontro tra uomo e donna è al centro dell’intera vita e spiritualità, ma per la cultura materialista in cui siamo immersi, questo è lo scandalo della sessualità: che il benessere dell’umano sia legato al rapporto con Dio, nel quale sono compresenti maschile e femminile, entrambi indispensabili alla piena realizzazione dell’esistenza.
Ecco allora che lo Stato si impegna a fondo per separarli, mentre uno Stato laico dovrebbe limitarsi a tutelare la libertà di ogni cittadino, senza occuparsi delle diversità sessualiMa è proprio qui l’aspetto più illiberale e discriminatorio del ddl Zan: “la volontà di sanzionare penalmente le convinzioni religiose dell’antropologia cristiana, in quanto difformi dall’invasiva normatività LGBT”.
Un’ideologia, quest’ultima, che arbitrariamente “separa e frammenta l’umanità”, a seconda delle sue diverse propensioni nella sfera affettiva e sessuale. Così, in nome della non discriminazione, “il silenzioso ascolto di sé dell’adolescente in rispettosa attesa della propria “chiamata” sessuale” potrebbe venir interrotto – magari a scuola – da una richiesta pubblica a dichiararsi. “I contenuti profondi delle persone, preziosi e fragili, vanno difesi dal cinismo spettacolare delle mode sessuali e delle loro ansie di potere e di conferma”.
Lo Stato tuteli la libertà di tutti: “chi ha fantasia di punizione e rivalsa verso la donna e l’uomo, i due protagonisti della storia umana”, non dovrebbe portarle in Parlamento, ma dall’analista. O buttarle nel cestino.
 di Lucia Comelli
[1] Claudio RisèIl ddl Zan elimina l’uomo e la donna per legge. L’obiettivo finale: punire l’uomo e la donna, La Verità, 9 agosto 2020.


venerdì 14 agosto 2020

"LA PANDEMIA È FINITA, BASTA ALLARMISMO"


Augusto Biasini, già primario pediatra del Bufalini, contesta l’emergenza sanitaria: "Il virus circola ancora ma non ci sono quasi più malati".
  
"Non mi faccia diventare più antipatico di quanto non lo sia già…". E’ consapevole di andare controcorrente il dottor Augusto Biasini, ma il timore di scontarsi con il pensiero dominante non frena la sua argomentata disamina dello stato attuale del Covid-19. Mentre la sanità pubblica arma gli estintori contro i focolai che si accendono per importazione, scandaglia i positivi asintomatici e lancia sguardi torvi a chi abbassa la mascherina, lui - ex primario pediatra del Bufalini di Cesena "a disposizione se c’è bisogno" - afferma tranquillamente di tapparsi naso e bocca solo "per paura delle multe, non del coronavirus".


Che significa dottor Biasini? 
"Che in questo momento pensando alla politica sono depresso. Pur nel rispetto delle persone che a causa del virus sono decedute, io non mi ci ritrovo in questo prolungamento dell’emergenza".

Ossia lei è convinto che la pandemia sia superata?
"I medici sono abituati a curare la malattia, ma di malati non ce ne sono quasi più. Diverso è il compito dei virologi che devono fare i tamponi per verificare a che punto è il virus. Il Comitato Tecnico Scientifico, poi, crea confusione parlando indifferentemente di portatori del virus e malati. Oggi potremmo dire che la pandemia si è trasformata in endemia".

Che differenza c’è?
"Il virus quando penetra in una popolazione fa una curva a campana, ossia cresce, si stabilizza e poi cala, come è successo anche per il Covid-19. Al culmine c’è il massimo della contagiosità, dei ricoveri, della mortalità. Oggi siamo entrati in endemia, e da ben 12 settimane. Il virus attraverso il processo noto come omoplasia (perdita di carica replicativa, numero basso di copievirioni, frammenti di Rna senza integrità virale) non causa più malattia. I focolai di contagiati non sono focolai di malattia, il virus ha perso potenza ed ha sostanzialmente esaurito il suo ciclo produttivo, anche se non si è estinto. Dunque, il virus alberga nella popolazione ma non causa più effetti pesanti". 

Abbiamo però alle spalle mesi di ammalati gravi e morti
"Quando si è presentato il virus ha mandato in tilt gli ospedali, così come è successo in Lombardia, che non ha usato la territorialità e i medici di base, e non ha impedito che il virus estrasse nelle Rsa, il motivo dell’emergenza e del conseguente lockdown è stato dunque quello di appiattire la curva dei contagi. Oggi non solo ci sono pochissimi ammalati, anche tra coloro che potenzialmente potrebbero averne gli effetti più gravi, ma in più gli ospedali sono attrezzati per curarli e impedire che il virus sia letale".

Quindi possiamo abbassare la guardia?
"Ragioniamo: non ci sono più ammalati nonostante le indubbie violazioni alle misure anticovid. Se il virus fosse ancora contagioso e diffuso, quale enorme impennata di malati avremmo ora? Ci sono molti portatori del virus, si parla di 7 milioni in Italia, ma non sono ammalati. E allora, perché prolungare l’emergenza che ci fa trascurare malati come quelli oncologici, che la vita la rischiano davvero?".

Riaprire le scuole, lei che è pediatra, cosa ne pensa?
"Noi pediatri non siamo stati ascoltati quando chiedevamo di riaprire le scuole per limitare i danni psicologici ed educativi prodotti da questo prolungato isolamento che ha esasperato le diseguaglianze sociali a fronte di un rischio contagio bassissimo. L’efficacia di un insegnamento online così protratto è al momento sconosciuto, ma soprattutto non è stato attuabile per chi non ha internet o capacità informatica".

Possiamo sperare nel vaccino?
"Dai miei contatti con chi sta ora lavorando per arrivare al vaccino emergono diverse difficoltà. Superata le fasi iniziali della sicurezza ora l’efficienza del vaccino va cimentata con la malattia, ma come si fa che di malati non ce ne sono?".

ELIDE GIORDANI
Carlino Cesena 11 agosto 2020 

martedì 11 agosto 2020

MASCHERINA E MOSCHETTO …BAMBINO PERFETTO


L’IDEOLOGIA IGIENISTA E L'EDUCAZIONE DEI BAMBINI
Nei verbali del Comitato tecnico scientifico ci sono due pagine all'apparenza innocue che invece danno la misura di quella che potremmo definire come l'ideologia dell'igienista. (Verbale n.39 del 30 marzo)

Riguardano la "regolazione" della vita dei bambini durante il lockdown. Prima pagina:


Siamo dunque alla elaborazione del "modello della giornata", una sorta di laboratorio sociale, un esperimento, l'umanità ridotta alla "programmazione", uno schema in stile Balilla 4.0 in modo da non lasciare troppi spazi liberi alle menti provate dal lockdown.


Sveglia (l’orario non è indicato, si presume libera, fatto salvo il punto 1 che invita a rispettare gli orari pre-coronavirus)
Bagno (qui, fortunatamente, subentra il rispetto della privacy personale)
Colazione, compreso sparecchiare, mettere in ordine, lavare denti (chiaro l’intento di evitare forme di lassismo, manca però l’indicazione di lavare le mani)
Attività domestiche (non è chiarissimo quali, visto che riordinare, lavarsi, studiare, sono codificate altrove.  Litigare con i fratelli? E stirare a quale sub-categoria appartiene?)
Attività “scolastiche” (curiosamente sono indicate tra virgolette, forse anche al comitato è sorto il dubbio che non fossero di semplicissima esecuzione)
Contatto telefonico e/o video con amici, parenti, nonni, zii, cugini (spettro più ampio dei congiunti, resta il dubbio per gli affini, i semplici conoscenti e gli ex fidanzati con cui magari si intendono riallacciare rapporti sempre nel rispetto del distanziamento sociale)
Pranzo, cena e merenda, compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavare i denti (alzi la mano chi normalmente riesce a fare lavare i denti ai figli, anche non adolescenti, dopo la merenda)
Uscita di casa, dal cortile alla spesa (e qui torna in mente "Fuga da Alcatraz")
Attività ludico/ricreativa o hobby (con le ultime forze, giocare tutti a nascondino per trascorrere del tempo di qualità come da manuali di psicologia)
Igiene personale (fortunatamente senza scendere nei dettagli)
A letto con lettura o favola (mancando nel comitato un soggetto esperto di letteratura, non sappiamo se le favole con il brivido dei fratelli Grimm sono politicamente ammesse, nel caso vi fossero obiezioni, procedere con la lettura di Biancaneve e i sette nani).

La seconda pagina, uno spettacolo, sezione "Raccomandazioni per i bambini":

Procediamo con "l'organizzazione della giornata" con un "preciso schema" con gli orari "pre-coronavirus" della pagina precendente, poi evitare di tenere accesa la televisione,che trasmette immagini dove i virologi continuano a imperversare ; usare la terrazza 1 ora al giorno è cosa buona e giusta, con il distanziamento sociale , ancora le "attività domestiche" (un chiodo fisso) e vai con una botta di vita nella fase di "farsi accompagnare a fare la spesa", ancora una corretta e asettica dimensione dell'igiene personale e attenzione, "cambiare l'aria almeno due volte al giorno" con il complemento finale "dell'attività motoria in casa" e "a finestra aperta". 
La scuola ideale del virologo

Il mondo dei virologi e dei pedagoghi delle masse è questo, la vita è rigorosamente da un'altra parte, dove c'era una volta la libertà.

CHE COSA E' TUTTO QUESTO?
La conseguenza dello "stato d'eccezione" (quello in cui siamo ancora immersi) che conduce a quello che il filosofo Giorgio Agamben ha riassunto in maniera magistrale nel suo libro "A che punto siamo? L'epidemia come politica".

Leggiamone un passo illuminante:
Possiamo chiamare «biosicurezza» il dispositivo di governo che risulta dalla congiunzione fra la nuova religione della salute e il potere statale col suo stato di eccezione. Esso è probabilmente il più efficace fra quanto la storia dell’Occidente abbia finora conosciuto. L’esperienza ha mostrato infatti che una volta che in questione sia una minaccia alla salute gli uomini sembrano disposti ad accettare limitazioni della libertà che non si erano mai sognati di poter tollerare, né durante le due guerre mondiali né sotto le dittature totalitarie. Lo stato di eccezione, che è stato prolungato fino al 31 gennaio 2021, sarà ricordato come la più lunga sospensione della legalità nella storia del Paese, attuata senza che né i cittadini né, soprattutto, le istituzioni deputate abbiano avuto nulla da obiettare. Dopo l’esempio cinese, proprio l’Italia è stata per l’Occidente il laboratorio in cui la nuova tecnica di governo è stata sperimentata nella sua forma più estrema. Ed è probabile che quando gli storici futuri avranno chiarito che cosa era veramente in gioco nella pandemia, questo periodo apparirà come uno dei momenti più vergognosi della storia italiana e coloro che lo hanno guidato e governato come degli irresponsabili privi di ogni scrupolo etico.

Nient'altro da aggiungere, i documenti che abbiamo potuto leggere sono una testimonianza clamorosa della dissoluzione della contemporaneità.




lunedì 10 agosto 2020

COL RECOVERY FUND SARANNO LACRIME E SANGUE?


Pare proprio di sì. Ecco perché
Daniele Forti 10 agosto 2020 TEMPI

Dopo quattro giorni di accese discussioni, il Consiglio europeo dei 27 paesi che aderiscono all’Unione Europea ha approvato il 21 luglio scorso un documento, le cui conclusioni sono contenute in ben 67 pagine, che costituisce tuttavia uno strumento di lavoro per futuri approfondimenti e decisioni dello stesso Consiglio.
Esse sono suddivise in due parti, che si vogliono collegate: il budget per gli anni 2021-2027 di 1.074 miliardi di euro complessivi e un pacchetto da 750 miliardi di euro (Next Generation Eu), allo scopo di far fronte alle conseguenze della crisi Covid-19.
Conte, Rutte, Merkel, Von Der Leyen

PRESTITI E SOVVENZIONI A FONDO PERDUTO
Le dimensioni del pacchetto sono variate nei mesi da febbraio ad oggi: dai 500 miliardi secondo la iniziale proposta franco-tedesca fino ad un massimo di 1.500 miliardi (secondo la proposta di Ursula von der Leyen) per ridursi poi secondo la proposta della Commissione europea a 750 miliardi, ma la componente delle sovvenzioni (contributi a fondo perduto) è ridotta da 500 a 390 miliardi di euro, mentre i prestiti aumentano da 250 a 360 miliardi.
Alla Commissione è conferito il potere di contrarre, per conto dell’Unione Europea, prestiti sul mercato dei capitali di 750 miliardi di euro fino alla fine del 2026 al più tardi, da rimborsare entro il 2058. Essi costituiscono una emissione una tantum di debito comune. La Commissione potrebbe chiedere maggiori risorse agli Stati membri rispetto alle rispettive quote relative.

IL PIANO «PER LA RIPRESA E LA RESILIENZA»
Per sostenere celermente la ripresa, si sottolinea l’importanza di creare le condizioni adeguate per la rapida attuazione di progetti di investimento, in particolare nelle infrastrutture.
Gli Stati membri sono chiamati a preparare piani nazionali «per la ripresa e la resilienza» in cui è definito il programma di riforme e investimenti di ciascuno Stato membro per il periodo 2021-2023, in cui devono essere presi gli impegni di spesa sia a fronte di prestiti, sia a fronte di sovvenzioni. In particolare, il 70 per cento delle sovvenzioni deve essere impegnato negli anni 2021 e 2022; il restante 30 per cento nel 2023. È previsto un prefinanziamento forse del 10 per cento, che verrà versato nel 2021. I piani verranno valutati in base alla coerenza con le raccomandazioni specifiche per paese, tenuto conto del contributo alla transizione verde e digitale.

LA VALUTAZIONE DEI PROGETTI
La valutazione positiva delle richieste di pagamento sarà subordinata al soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali. È previsto che uno o più Stati membri possano esporre al presidente del Consiglio europeo la sussistenza di gravi scostamenti dal «soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali». La questione viene rimandata al successivo Consiglio europeo con conseguente slittamento dei pagamenti!
Il 30 per cento della spesa prevista dal budget settennale e da Next Generation Eu dovrà essere indirizzato al raggiungimento di «un obiettivo climatico generale» in coerenza con gli obiettivi dell’accordo di Parigi.

QUANTO COSTA AGLI STATI
Oltre a circa 120 miliardi di prestiti, il nostro paese dovrebbe essere intitolato a ricevere circa 80 miliardi di sovvenzioni (come la Spagna), ma dovrà contribuire alla sua quota di bilancio Ue con circa 50 miliardi, ottenendo quindi un contributo netto di circa 30 miliardi: è come se ci venissero restituiti circa 7 anni di contributi netti versati nel bilancio dell’Unione Europea. L’Italia è sempre stata un paese contribuente netto del bilancio europeo. Ora diventa un beneficiario netto.
È prevista l’introduzione di imposte dell’Unione Europea: plastic tax, carbon tax e web tax e forse altro.
Austria, Danimarca, Olanda e Svezia hanno ottenuto un aumento degli sconti di bilancio (rebates), che ammonteranno in totale a 53 miliardi nel prossimo bilancio Ue, di cui l’Italia dovrebbe farsi carico per 11 miliardi sulla base della prassi seguita fino ad oggi, riducendosi così l’effettivo trasferimento netto a una ventina di miliardi (si veda in proposito Silvia Merler su Algebris Policy and Research Forum).

QUANDO SI VEDRANNO GLI EFFETTI
Next Generation Eu è destinato ad avere un effetto relativamente piccolo sul 2021; durante il successivo biennio 2022-23 l’effetto potrebbe ampliarsi. L’Italia dovrà contare su se stessa e il supporto della Bce; il mercato dei capitali ci è favorevole: oggi l’emissione di Btp a 10 anni è stata collocata ad un tasso lordo vicino all’1 per cento!
Dovrebbe risultare evidente che la pubblica amministrazione del nostro paese, più di ogni altro, sarà chiamata nei prossimi mesi a compiere uno sforzo durissimo di programmazione della spesa e di sua rapida attuazione, per raggiungere la quale la semplificazione delle procedure sarà fondamentale (codice degli appalti in primis): tutti gli impegni di spesa dovranno essere deliberati giuridicamente entro 3 anni! Nel passato i fondi stanziati dall’Unione Europea sono stati sempre spesi in genere solo parzialmente e con grave ritardo. È destinata quindi a ripetersi la storia dell’Italia che contribuisce al bilancio Ue e vede ritornare gli stessi fondi con vincolo di destinazioni specifiche e rendicontazione/controllo della spesa?

QUALI RIFORME SARANNO RICHIESTE ALL’ITALIA
Senza alcun dubbio si può sostenere che le riforme che saranno chieste al governo italiano, per valutare il piano di spesa nazionale, avranno come riferimento “le raccomandazioni” già contenute nella “Relazione per paese relativa all’Italia 2020”, pubblicate il 26 febbraio 2020.

Nella “raccomandazione 1” spiccano: 

§  assicurare una riduzione in termini nominali della spesa pubblica primaria netta dello 0,1 per cento nel 2020;
§  utilizzare entrate straordinarie per accelerare la riduzione del rapporto debito pubblico/Pil;
§  spostare la pressione fiscale dal lavoro;
§  ridurre le agevolazioni fiscali e aggiornare i valori catastali;
§  contrastare l’evasione fiscale, in particolare nella forma dell’omessa fatturazione, potenziando i pagamenti elettronici obbligatori anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti;
§  attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica favorevole alla crescita. 

LIMITI AI PAGAMENTI IN CONTANTI
Questo programma “lacrime e sangue” è oggi parzialmente sospeso a causa della crisi da epidemia, ma è destinato a tornare pienamente di attualità: l’abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti da 3.000 a 2.000 euro è uno dei pochi provvedimenti attuati, a parer mio di dubbia efficacia e legalità (vista anche la posizione contraria in materia della Bce). Esso va di pari passo con la richiesta di potenziamento dei pagamenti elettronici obbligatori.
Non si tiene conto che l’Italia ha costantemente goduto di un ampio disavanzo primario, annullato costantemente dalla spesa per interessi. Questa dipende, oltre che dai mercati, dalla politica della Bce di riduzione degli spread fra i diversi paesi. Solo recentemente la Bce ha iniziato una politica più attiva in proposito, superando la regola che si era data di intervenire sul mercato secondario dei titoli di Stato dei paesi membri, facendo acquisti in misura proporzionale alle quote di partecipazione al capitale della stessa.

IPOTESI PATRIMONIALE
L’utilizzo di entrate straordinarie fa balenare l’ipotesi dell’introduzione di una imposta patrimoniale, che finirebbe con l’azzerare la residua fiducia dei risparmiatori nelle istituzioni; al contrario sarebbe di primaria importanza dare fiducia ai cittadini e alle imprese (senza trascurare il terzo settore), per consentire loro di tornare ad investire gli ingenti risparmi accumulati e spesso giacenti sotto forma di depositi presso le banche! Il patrimonio netto dei cittadini italiani è valutato da Banca d’Italia in quasi 10.000 miliardi, dei quali circa 4.000 sotto forma di liquidità.
L’aggiornamento dei valori catastali va coniugato insieme con la reintroduzione di maggiori imposte immobiliari in particolare sulla prima casa. Quindi la raccomandazione è sempre quella di colpire il patrimonio immobiliare (le famiglie) per diminuire la tassazione sul reddito di lavoro dipendente.

QUOTA 100 NO, REDDITO DI CITTADINANZA SÌ
Si richiede fra le righe (ma in modo piuttosto evidente) l’abolizione del provvedimento di “quota 100”, per tornare ad un inasprimento dei criteri di pensionamento. Nel contempo viene valutata positivamente in più parti del documento l’introduzione del “reddito di cittadinanza”, per avere il supposto merito di aver sostenuto la spesa delle famiglie. Non una parola viene spesa per criticare quelle politiche assistenziali di questo e dei passati governi, che non hanno fatto nulla per incrementare i posti di lavoro effettivi. È qui chiaramente evidente l’uso di criteri di parte (intesi a favorire alcuni partiti italiani a danno di altri) nella formulazione delle raccomandazioni.

INVESTIMENTI PUBBLICI
Condivido quando si scrive che:
«Uno stimolo agli investimenti pubblici potrebbe avere ricadute positive sul resto della zona euro. Secondo le stime, un aumento degli investimenti pubblici finanziato senza incidere sul bilancio aumenterà considerevolmente il Pil dell’Italia, anche nell’ipotesi di una stima prudente dell’impatto di stimolo alla crescita della spesa in conto capitale. Le ricadute sugli altri Stati membri della zona euro sono non trascurabili, almeno nei primi anni successivi all’iniziale stimolo agli investimenti».
Ciò richiede il superamento dell’attuale codice degli appalti, almeno per quanto riguardo le grandi opere strategiche.

ALTRE RACCOMANDAZIONI, ALTRA DUREZZA

Lo stesso tono prescrittivo si ravvisa nelle altre quattro raccomandazioni, dove si sostiene di:
§  contrastare il lavoro sommerso;
§  integrare le politiche del lavoro a quelle sociali;
§  sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro;
§  migliorare i risultati scolastici, rafforzando le competenze digitali;
§  sostegno agli investimenti in materia di ricerca e innovazione e sulla qualità delle infrastrutture;
§  efficienza della pubblica amministrazione, accelerando la digitalizzazione;
§  ridurre la durata dei processi civili;
§  favorire la ristrutturazione dei bilanci delle banche, migliorando la qualità degli attivi (sottintendendo un invito, a mio parere pericoloso, al disinvestimento in titoli di Stato italiani).
Questa durezza da precettore non tiene in alcun conto che l’economia italiana era la quarta al mondo fino a due decenni fa e il Pil italiano era pari o superiore a quello del Regno Unito (oggi è del 30 per cento inferiore), il sistema bancario italiano era fra i più sani in Europa e il tasso di risparmio dei privati era fra i più alti al mondo. L’economia italiana cresceva fino agli anni Novanta al ritmo di quella tedesca.

E L’EUROPA? E LO STATALISMO?
Non si spendono parole per ammettere i deficit, incertezze e lentezze delle politiche finanziarie delle istituzioni europee, particolarmente in caso di panico finanziario o crisi economica.

Non si condanna mai il crescente statalismo di ritorno nell’economia e nella società: i crescenti deficit di spesa pubblica di scarsa qualità sono stati e sono il frutto di un malinteso “keynesismo” della sinistra, che ha preteso di puntare ad un “aumento dell’accumulazione del capitale”, con una spesa spesso dedita alla sola assistenza e improduttiva (da qui la politica odierna dei bonus).

Il cammino è ancora lungo. Non ci sarà alcun “pasto gratis”!