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martedì 7 dicembre 2021

«L'U.E. ODIA L’EUROPA. COME SI FA A STUPIRSENE'?»

 Intervista a MONS. NICOLA BUX

«L’ Europa contro il Natale? Chi se ne meraviglia è cieco»

 «A Bruxelles pesa una visione antireligiosa, non può sorprendere nessuno la censura dei nomi cristiani. Né la mancata reazione di una Chiesa in balia del mondo»

 La memoria di don Nicola Bux corre ai primi anni del Duemila, al «gran rifiuto» di Valery Giscard d’Estaing, allora presidente della Convenzione europea, che non accolse l'appello di San Giovanni Paolo ll a inserire nella mai nata Costituzione comunitaria i riferimenti alle radici giudaico-cristiane. «La previsione di papa Wojtyla si è avverata: l'Europa ha compiuto una grave apostasia, un distacco dalla sua stessa storia», spiega il teologo ed esperto di liturgia, nominato Benedetto XVI consultore dell’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche e del culto divino.

D. Don Bux, i riferimenti al Natale sono salvi, almeno per ora. Dopo le polemiche, sono stato ritirate le «Linee guida per una comunicazione inclusiva nelle istituzioni europee», realizzate a Bruxelles. L'ha sorpresa questo «attacco» a uno dei valori più cari alla tradizione cristiana?

“ Chi conosce l’involuzione che l'Unione europea ha subito negli ultimi decenni, non si stupisce più di questi fatti. Nelle organizzazioni europee è presente una influente componente anticristiana. Non aprire gli occhi su questa realtà, significa non comprendere certi pronunciamenti, comportamenti e favoritismi nei confronti di gruppi assolutamente minoritari, che vogliono imporre una visione anticattolica».

A furia di includere si è finito per escludere, se non addirittura rinnegare, certi valori?

«Come ha spiegato Benedetto XVI, l'Europa ha palesato un odio verso sé stessa, presumendo di diventare una realtà più accogliente o, come si dice oggi, inclusiva. Sta pagando questa visione con un'invasione incontrollata e non mirata, alla quale va aggiunto un inverno demografico che la condannerà all'estinzione. Mancherà la forza giovane in grado di fronteggiare la forza giovanissima che entra nel continente europeo. Per poter includere, bisogna avere un  ambito ben definito entro il quale muoversi».

Non c'è questo ambito?

«Il paradosso attuale è che si invoca l’inclusione dei migranti provenienti dai Paesi islamici, ma si finisce per proporre loro il modello Lgbt, cioè un'impostazione che la gran parte di queste persone rifiuta. Se non si considera la fisionomia del corpo che accoglie, il processo di integrazione finirà con un violento rigetto, proprio come un trapianto andato male».

Sta prevedendo il fallimento di ogni tentativo di integrazione?

«L’integrazione può avvenire se c'è compatibilità tra le culture. Quale compatibilità può esistere tra l’islamismo e il cristianesimo? Al massimo, può esserci tolleranza. Oggi l'Europa pecca di una grave intolleranza nei confronti di chi, egualmente europeo, non la pensa come i gruppi di potere che dettano l’agenda. Se non siamo in grado di proporre tolleranza tra noi stessi, come possiamo pretendere di essere inclusivi verso le altre culture?».

Nelle linee guida della Commissione europea, c'è l'invito a evitare «nomi cristiani» come Maria e Giovanni. Meglio utilizzare Malika e Giulio. Cosa ne pensa?

«I latini dicevano: “Nomen est omen”, il nome è veicolo di significato, ha un contenuto. Negli anni del paganesimo, i nomi cristiani che venivano dati a chi si battezzava indicavano una vocazione, una visione. Non un'emozione, come avviene oggi».

Che cosa intende?

«I nomi vengono scelti emotivamente, senza una motivazione che potrebbe essere, ad esempio, il ricordo di una persona cara o la venerazione di un santo. Questo processo di secolarizzazione è in atto da tempo, nonostante i tentativi di quei pochi sacerdoti che provano ancora a suggerire l’uso di nomi cristiani. Cancellarli significa distruggere la memoria del cristianesìmo».

A chi giova la continua ricerca di omologazione?

NOTRE DAME BRUCIA

«A chi progetta un mondo senza Dio. Ma anche a chi, in modo miope, crede di poter costruire un mondo esclusivamente a misura d'uomo. Un'utopia».

Per quale motivo?

«Ogni volta che si opera in tal senso, si creano le premesse della frana. A farlo è chi ha escluso Dio dal proprio orizzonte, affidandosi esclusivamente al potere, al dio denaro o ad altri paradigmi del genere. E la famosa statua apparsa in sogno al profeta Daniele, che poi spiegò al re Dario: pur essendo fatta di oro, argento, bronzo, ferro e rame, la statua aveva i piedi d argilla; a causa di un piccolo sasso staccatosi dalla montagna, crollò. Il piccolo sasso sarà sempre quel cristianesimo che ha a cuore la persona di Cristo, non quello che si  confonde con le mode correnti del mondo».

Sì sarebbe aspettato una presa di posizione più netta da parte del Vaticano di fronte all'ultima follia dell'Europa?

«Sinceramente no. La leadership che guida la Chiesa è distopica: non mette al centro la forza del Vangelo e la potenza di Gesù Cristo, ma è in gran parte preda dell’ideologia di turno, che oggi è colorata di verde come ieri lo era di rosso. Di fronte a una tale distopìa, non illudiamoci di assistere a una reazione adeguata. Del resto, cosa ci si può aspettare se non è più conosciuto nemmeno il senso del Natale?”.

Cioè?

«Il senso del Natale è la verità che Dio entra nella storia facendosi carne. Perfino Dostoevskij, che non era certo l’espressione del cattolicesimo, diceva che la condizione per la salvezza della storia del mondo risiede nelle parole “il Verbo si è fatto carne”. Se gli uomini di Chiesa si allontanano da tutto ciò, falliscono nella loro missione. Oggi, come ha scritto Benedetto XVI, c'è una deformazione della coscienza: si propone come bene ciò che è intrinsecamente male”

Per esempio?

«Pensiamo alla proposta di unioni omosessuali. E evidente che è contro la natura, ma oggi tutto è naturale tranne quel che riguarda l'uomo. C'è bisogno di un'ecologia dell’uomo. C'è un'ecologia per tutto: animali, acqua, terra, aria. Se non facciamo l'ecologia dell'uomo, abbiamo fallito. E l'uomo che manovra tutto il resto.

Non esiste alcuna autoregolamentazione, salvo ovviamente le forze incontrollabili dell'Universo che sono sottomesse solamente al Creatore. Checché ne pensino Greta e gli altri».

Si stanno mettendo le basi per una nuova Torre di Babele?

«Le Torri di Babele costellano la storia dell'umanità. Quando si è parlato di “Grande  reset", mi sono permesso di osservare che questi tipi di progetti ci sono sempre stati. Si tenta una ristrutturazione dell'umanità, in nome di un progetto che qualcuno immagina di poter portare avanti. Sono decenni che ascoltiamo promesse di un nuovo ordine mondiale o di un nuovo umanesimo, sappiamo bene che si tratta di proposte inconsistenti».

Perché?

«Non tengono conto di due fattori: il primo è l’insopprimibile bisogno di libertà dell'uomo”

E il secondo?

«Credono di poter costruire una nuova Torre di Babele senza Dio, ma non si accorgono che l'assenza di uno sguardo superiore è la premessa per l'incompiutezza del progetto, se non addirittura per la sua autodistruzione. Perché ci sia uno sguardo superiore, ci vuole una conversione a Dio, ciò che propone il cristianesimo. La condizione per essere tutti fratelli è quella di riconoscere un unico Padre. Per farlo, c'è bisogno che qualcuno lo predichi, lo faccia conoscere. Una parte della Chiesa ha rinunciato a evangelizzare».

Qual è il motivo, secondo lei?

«Perché ritiene che il processo di affratellamento dei popoli, come lo ha proposto Gesù Cristo, sia utopistico. Pensano sia più facile raggiungerlo attraverso una serie di accordi e dichiarazioni. Nell'ultimo documento firmato in Vaticano dai capi religiosi, non si pronuncia una sola volta la parola Dio. E questo la dice lunga».

Abbiamo visto Babbo Natale in tutù o intento in baci omosessuali; ritiene che anche i simboli del Natale, che siano essi sacri oppure no, vengano utilizzati per finalità politiche?

«Azzardo un’ipotesi: tutte queste manifestazioni nascondono una nostalgia del sacro. Questa specie di assalto ai simboli sacri è in realtà un grido, il sintomo della mancanza di qualcosa. Probabilmente in questo processo siamo colpevoli anche noi cristiani, perché abbiamo smesso di annunciare, di proporre Gesù. Perché oggi, di fronte alla pandemia, c'è tutta questa disperazione? Perché l'uomo non sa più che Dio è con noi. E se non lo annuncia la Chiesa, da chi ascolteranno questa notizia? La fede viene dall'ascolto e l’ascolto viene dalla predicazione: il compito della Chiesa deve essere ripreso».

A proposito di predicazione, pensa che la catechesi non sia più in grado di raggiungere chi si approccia alla religione, come i bambini?

«La catechesi dei fanciulli è un tasto dolente nella formazione odierna dei cristiani. Se i bambini non vengono catechizzati, comunicando loro le verità fondamentali, diventano vulnerabili. Certo, ci si converte a Dio anche da grandi, ma il ruolo degli adulti, dei catechisti e dei sacerdoti resta fondamentale per confermare su cosa ci si debba istruire e formare.”

di ANTONIO DI FRANCESCO (La Verità 6 dicembre 2021)

venerdì 19 marzo 2021

RACCONTARE IL VANGELO IN VERSI: L'ULTIMA FATICA DI FRANCO CASADEI

 di MARINO MENGOZZI

Il Vangelo, si sa, è la “buona notizia”: nessun tempo come il nostro ha necessità di buone notizie, mai l’uomo è stato tanto assetato di speranza. E la speranza arriva da una buona notizia. Le parole più audaci – perché più vere – sono custodite proprio nel Libro della Parola, di quel logos che sta all’origine di tutto, come enuncia solennemente il prologo del Vangelo di Giovanni: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Vervo era Dio».

Che cosa accade se la Parola incrocia la parola poetica? La veste di verità e la traveste da messaggera di speranza.

Il compito che si è assunto Franco Casadei con questa nuova raccolta – Nostro fratello Giuda. Il Vangelo in poesia, Borgomanero, Giuliano Ladolfi Editore, 2021 – è anche una sfida coraggiosa: portare all’uomo e alla sua odierna mendicanza i tesori dei Vangeli trasfigurati e semplificati nella forma del linguaggio poetico, che scarnifica il messaggio adornandolo di bellezza ordinata, misurata e gratuita.

Già il titolo intriga, soprattutto perché dissonante al primo impatto: Giuda è il prototipo di traditore del Maestro e del suo Vangelo, dunque come si legano e accostano i due soggetti? E perché mai l’autore qualifica l’Iscariota “fratello” e gl’intesta l’intera silloge a partire dall’onore della copertina?

Gli interrogativi erano già chiari al poeta, che opportunamente premette «Come è nato questo libro»: e da qui deve partire il lettore, non senza aver prima apprezzato quale lanterna necessaria e sicura l’autorevole Prefazione del vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, mons. Massimo Camisasca, che addita – con la consueta efficacia – la chiave di lettura del testo e dei suoi fattori primari: esperienza, dramma esistenziale, grido dell’uomo, ricerca del senso, ragioni della speranza.

Casadei parte dalle suggestioni di un incontro con madre Anna Maria Cànopi (1931-2019), carismatica monaca benedettina fondatrice dell’abbazia Mater Ecclesiae nell’isola di San Giulio sul lago d’Orta, e della lettura della celebre omelia del Servo di Dio don Primo Mazzolari (1890-1959) tenuta a Bozzolo il Giovedì Santo del 1958, incentrata proprio su «Giuda, fratello nostro». Non può non commuovere il pianto amaro – lo stesso, si badi, di Pietro! – di questo discepolo che arriva a vendere per trenta denari il suo Maestro, così come non può non coinvolgere ogni uomo quella sua scandalosa e orribile azione (chi infatti può dire di non aver mai tradito?).

Parte dunque dal tradimento il viaggio poetico, scandito in tre tappe/sezioni: 1. «Ed io che sono?» (la più affascinante delle domande di Giacomo Leopardi); 2. «Ciò che occorre è un Uomo» (un famoso incipit di Carlo Betocchi); 3. «E duemila anni dopo?» (con esergo da Thomas Stearns Eliot); tre fra i più amati ispiratori del cammino poetico ed esistenziale dell’autore.

Nel percorso dei testi (57 in totale) s’innesta il Vangelo, “tradotto” da Casadei, cioè esposto e indagato per episodi e personaggi lungo la vicenda terrena di Gesù di Nazareth (dall’Annunciazione alla Pentecoste), ruminato e introiettato, antologizzando e suscitando questioni e domande che investono e interpellano la nostra vita, portandola – ecco la buona notizia! – dalla caduta al risollevamento, dalla disperazione alla speranza, dalle tenebre alla luce, dal tradimento alla misericordia e alla redenzione.

LORENZO LOTTO
Annunciazione di Recanati
 Il Vangelo della nostra memoria ha grande familiarità con pagine, parabole e personaggi peculiari, con episodi e figure da sempre transitati pure nel linguaggio figurativo (pensiamo alla Biblia pauperum della straordinaria stagione medievale, dove le pareti delle chiese si trasformavano in mirabili pagine illustrate): Casadei li sceglie con destrezza e ne rinnova il racconto in forma asciutta e suadente, efficace e autorevole.


Così L’Annunciazione: «Il momento decisivo / per il destino del mondo / è avvolto dal silenzio»;

così L’anno zero: «Il vasaio si è fatto argilla, / è voluto venire /inaugurando l’anno zero»; così I Re Magi: «per loro contava la verità / – non l’opinione – / e la verità si incontra, / non si può inventare»;

così Il primo annuncio: «Dio non è oltre le stelle, / ma è all’opera fra le colline e il lago / […] Ogni strada del mondo è Galilea»;

così Zaccheo: «Mi si aprì, senza volerlo, il cuore. / Non capii del tutto quel che mi accadeva, / ma Lui era lì / e questa impensata misericordia mi bastava»;

così Il figliol prodigo: «Dio non regge il dolore dei suoi figli, / si arrende / e quando il mondo li considera perduti / Lui li abbraccia come fossero rinati»; e via poetando.

Fra i vari tratti distintivi, merita segnalare l’esito felice delle chiuse, come a ricapitolare il messaggio prima di premere il “tasto invia”:

«Le bilance di Dio / non pesano il quanto, / ma il come» (Il quanto e il come);

«L’ovile non sarà mai una prigione, / ma una soglia spalancata / in transumanza verso il destino» (Il Buon Pastore);

«Tutti guariti, uno solo salvato. / Nella guarigione si chiudono le piaghe, / nella salvezza rifiorisce la vita» (I dieci lebbrosi);

«La salvezza ha il colore del sangue, / estratte le spine, vola felice / il pettirosso nella luce che si sgrana» (Il sepolcro vuoto);

«la Parola è di un Altro, / noi soltanto voce» (Non noi).

Questa è una raccolta lirico-narrativa (al limite di una nuova forma catechetica?) che manifesta mestiere e, di più, vocazione: il primo sa porgere con navigata politezza, la seconda àncora alla realtà il dato esperienziale; così l’io del poeta sollecita e accompagna il tu del lettore ed entrambi si avviano su un cammino in compagnia e amicizia.

L’amicizia speciale e sincera dei poeti: che può risultare sofferta là dove gli aneliti s’incontrano e sovrappongono, ma che infine denuda la zavorra, spariglia il superfluo e produce una sconosciuta, lucida serenità.               

martedì 17 marzo 2020

DA DOVE RICOMINCIARE

III DOMENICA DI QUARESIMA OMELIA
+ Giampaolo Crepaldi
Cattedrale di San Giusto, 15 marzo 2020
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo
Cattedrale di San Giusto
(...)  in questi giorni, vissuti tristemente nella paura e nello smarrimento a causa dell’epidemia da coronavirus, la quotidianità di tutti risulta riprogrammata da una serie di comportamenti che mai e poi mai avremmo pensato di dover far nostri: niente strette di mano o un abbraccio, timorosi che l’altro – anche il conoscente, anche il familiare – sia un potenziale nemico da cui difenderci perché ci potrebbe infettare; niente messe, niente comunioni, niente confessioni, un niente che ha scombinato i ritmi normali della nostra vita cristiana, mortificando il quotidiano e familiare rapporto con Dio; perfino niente funerali, a testimonianza che non solo il vivere, ma anche il morire – ormai senza lacrime e spesso in un abbandono pieno di desolazione umana e spirituale – ne risulta radicalmente e drammaticamente segnato.
 Il coronavirus sta mettendo tutto in discussione: le relazioni con il prossimo, le relazioni con Dio, la relazione con il senso personale del vivere e del morire, ma anche il nostro convenire nazionale e internazionale sul piano culturale, socioeconomico e politico. Quando sarà passato niente sarà come prima, tante e tali saranno le sfide che ci toccherà affrontare sul piano personale e comunitario.  Penso sia bene incominciare a prendere confidenza con l’idea di dover ricominciare da capo. Da dove e come?  
Domanda difficile e forse un poco presuntuosa. Ma è bene iniziare a prefigurare qualche salutare risposta. Una su tutte. Decidere di fare come la samaritana: buttar via l’acqua vecchia, cercando un’acqua nuova, cioè l’acqua viva del Vangelo, quella dell’incontro con Gesù. 
Senza di Lui ritorneremo ad essere come prima, un albero senza radici, e alla prossima botta ci ritroveremo più sperduti di adesso come un treno costretto ad andare avanti senza sapere dove sta andando. 
Decidere oggi di ripartire da Lui, di ripartire con Lui, di ripartire in Lui, pronti a vivificare le nostre persone con la sua acqua viva per poter ricostruire l’umano con nuove relazioni di fraternità, di amore e di pace.  Con l’aiuto materno della Madonna della Salute ce la faremo. 

lunedì 28 gennaio 2019

LUCAS CI FA RIVIVERE IL VANGELO



In un mondo dove le parole sono troppe. In una chiesa dove le parole a volte soffocano Gesù Cristo. Per una gioventù che spesso perde la rotta. Per una vita che chiede sempre più risposte sul senso… a volte basta un immagine.
Questa è stata scattata da Carlos Yap, un appassionato di foto e video. Ha colto l’attimo in cui il giovane disabile Lucas viene innalzato dai suoi amici mentre passa Papa Francesco mercoledì 23 gennaio, durante lo spostamento dall’aeroporto internazionale di Tocumen alla Nunziatura Apostolica, dopo essere arrivato a Panama per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù (Gmg).
Lucas soffre di una paralisi che gli impedisce di camminare, parlare e muovere una delle sue mani. Ma Lucas, come ha dichiarato la madre a Cna ha avuto da “Dio altri doni”. 
Tra cui anche i suoi amici che in un attimo hanno fatto rivivere qualcosa di simile ai fatti evangelici del paralitico calato dal tetto dagli amici per porlo davanti a Gesù.

sabato 5 gennaio 2019

“IL VANGELO? NON È RIVOLUZIONARIO”


Intervista a  Mons. Nicola Bux:

“Il Papa non può propagandare le sue idee private rispetto alla perenne verità cattolica. Il Vangelo? Non è rivoluzionario”: è l’affondo del noto teologo barese don Nicola Bux, apprezzato consigliere di Papa Ratzinger, in questa intervista al Quotidiano.

Don Nicola, il Vangelo, come affermato dal Papa, è rivoluzionario?
“No. Questa è una tesi che andava in vigore negli anni ‘70, dopo la pubblicazione di alcuni libri, e risente delle idee del sessantotto e del marxismo. Venne fuori per rendere maggiormente appetibile la figura di Gesù, ma non ha fondamento teologico”.
Perchè?
“Il Vangelo stesso ci dice che Gesù non è venuto ad abolire la Legge, ma a darle compimento e questo da solo basterebbe. Una rivoluzione che si rispetti non risparmia il passato e neppure l’esistente. Gesù, al contrario, è un ricapitolatore secondo la bella espressione di San Paolo, ricapitola in sé le cose. E’ vero che nell’Apocalisse c’è scritto che egli fa nuove tutte le cose, ma quel verso va letto come portare a compimento”.
Meglio atei che cristiani che odiano?
“Io credo che il problema sia quando il Papa si allontana dal testo scritto che gli preparano ed alza gli occhi alla platea. La mia sensazione è che certe affermazioni, oltre che da un certo autocompiacimento, nascono dal fastidio che egli nutre verso la Chiesa. Papa Francesco preferisce una visione di Chiesa come popolo indistinto rispetto a quella intesa in senso vero. Non si accorge, però, che scivola in una visione contraddittoria e peronista, una schizofrenia che cozza contro la stessa idea di misericordia tanto diffusa e seguita”.
Perchè?
“Se dico che chi odia, dunque effettivamente in stato di peccato, fa bene a stare fuori della Chiesa e allo stesso tempo affermo che bisogna fare entrare il divorziato risposato civilmente, ugualmente peccatore  dandogli la comunione, cosa che è impossibile, cado in contraddizione. Entrambi infatti sono in peccato. E allora perchè essere severi con chi odia e misericordiosi col divorziato risposato? Torniamo al tema del peronismo. Succede che paradossalmente si vuole fare entrare quelli che sono fuori, ma poi escono quelli che sono dentro. Certe asserzioni, se cadono su fasce deboli o poco consapevoli, sono pericolose e hanno effetti deleteri. Rischiamo di svuoltare ancor di più le chiese”.
E allora?
“E’ un tema di fondo. Può il Papa propagandare le sue idee private rispetto a quelle della perenne verità cattolica? No. Non è un dottore privato e non è pensabile modificare a piacimento o dare versioni che urtano contro la dottrina cattolica e il deposito della fede, che non è un museo, ed anche qui ci sarebbe da dire”.
Prego.
“Se i musei fossero roba inutile nessuno andrebbe a visitarli, non le pare? I pastori della Chiesa devono manifestare sempre fedeltà alla sana e perenne dottrina e verità senza inquinamenti, ma custodedole con cura”.
Bruno Volpe 4 gennaio 2019
https://quotidianodifoggia.it/


venerdì 7 dicembre 2018

CHE COSA SUCCEDE NELLA CHIESA?


Ce lo spiega il libro di un gesuita spagnolo, padre José-Ramon Busto Saiz sj, Rettore (alla data della pubblicazione) dell’Università Pontificia (Comillas) di Madrid, docente di esegesi e teologia.
30 novembre 2018 
Lettera di Ettore Gotti Tedeschi 
a Marco Tosatti, giornalista
Università Comillas di Madrid
“Caro Tosatti, vorrei contribuire a comprendere il mistero, che sempre più si infittisce, su cosa sta accadendo nella Chiesa, ma lo vorrei fare citando come base e punto di partenza il pensiero di un illustre teologo della Chiesa, che ha scritto un libro su questo argomento, la cristologia. Detto libro “illuminante”, che ha ottenuto l’ “approvazione ecclesiastica” ha come titolo: “Cristologia per iniziare” – Ed.AdP, 2006. L’autore è un notissimo gesuita spagnolo: padre José-Ramon Busto Saiz sj, Rettore (alla data della pubblicazione) dell’Università Pontificia (Comillas) di Madrid, docente di esegesi e teologia. Leggendolo mi è venuto naturale dire a me stesso: “Ah! ecco! Ora si capisce…”. Vediamo se capita anche a lei, Tosatti. Nella presentazione si annuncia che il libro è una ; poi si spiega che il testo serve a iniziarsi al mistero di Gesù Cristo dopo l’esegesi storico-critica e la riscoperta della sua umanità da parte della teologia nella seconda metà del XX secolo.
Quindi si introduce Walter Kasper e la sua opera , che è (definita) chiave di tutta la teologia. L’autore prosegue spiegando che cosa è cambiato nella cristologia con il Vaticano II, che ci ha resi un po’ più “adulti“. E per farlo riporta i suggerimenti di Karl Rahner riferiti al rischio passato di inconsapevole eresia; che consisteva nel fatto che per considerare Gesù vero Dio, si lasciava troppo in secondo piano il fatto che egli è vero uomo ed ha avuto una storia umana che deve esser investigata storicamente. Dagli anni sessanta finalmente si comprende che per credere in Dio è necessario che Dio sia credibile. (Perbacco! mi son detto, vuoi vedere che Padre Sosa ha regione?). Perciò non come i Vangeli ce lo hanno trasmesso, Gesù Cristo, perché i Vangeli non sono opere storiche, danno testimonianze sospette, gli autori presunti (a parte forse uno) non sono testimoni oculari di quanto riferiscono, si contraddicono, non citano le fonti, probabilmente erano influenzati dai destinatari del loro lavoro che così volevano fosse interpretata la storia di Gesù, per aiutare la fede. I Vangeli vanno perciò letti criticamente.
Il libro cita una sola volta Maria riferendo che la concezione e la nascita verginale di Gesù appartengono alla fede della Chiesa. Noi confessiamo nel Credo che Gesù nacque da Maria Vergine, ma questo mistero non si deduce dalla ricerca storica; infatti non è accessibile che alla fede. Gesù predicò il Regno di Dio, senza mai descriverlo, e spiegò che questo regno giunge gratuitamente per tutti, indipendentemente dalle nostre azioni. Ciò significa che il regno di Dio è offerto gratuitamente a tutti senza bisogno di meritarlo perché Dio ci ama indipendentemente da ciò che facciamo. Se dovessimo meritare l’amore di Dio, allora Gesù sarebbe probabilmente un falso profeta? (si chiede l’autore).
Comunque i primi destinatari dell’amor di Dio sono i poveri (materiali) poiché, lascia intendere l’autore, si intuisce che l’inequità nella distribuzione dei beni è l’origine di tutti i mali (non il peccato originale, ignorato completamente). Perciò tutti sono figli di Dio (poveri, emarginati, peccatori),ma gli eletti sono i poveri materiali visto che il maggior peccato (inequità) è stato compiuto contro di loro.
La preghiera del Padre Nostro poi non è uscita dalle labbra di Gesù esattamente così come la recitiamo, diciamo che è stata adattata dalle comunità primitive per esprimere la concezione di Gesù e dei suoi seguaci. Il nostro autore ispirato sottolinea che in questa preghiera Gesù auspica una vita dedicata alla produzione e alla ripartizione equa dei beni di questo mondo, naturalmente in relazione con la Creazione, profumata di ambientalismo. La relazione con Dio avviene infatti attraverso l’ambiente che ci circonda, cose, animali, persone, perché la Creazione è il corpo di Cristo e pertanto ogni volta che si violenta la Creazione si violenta il Corpo di Cristo, pertanto si fa del male a Dio. E qui l’autore insegna a trasformare gli stessi Vangeli (nonostante ne abbia messo in dubbio la veridicità) per affermare ciò che vuole. Dice che la frase “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” non è presente in nessun evangelista. Secondo lui Matteo dice “dacci oggi il nostro pane di domani “ e Luca dice “il pane di domani daccelo ogni giorno”. Forse io ho un Vangelo errato, ma Matteo 6,9-13 e Luca 11,3 dicono invece quello che io recito nel Padre Nostro.
Parlando dell’Eucarestia spiega che per i cristiani è la ripetizione dell’ultima cena di Gesù. Molto intrigante la spiegazione che vien data sul perché i Giudei decidono di uccidere Gesù: perché ha cacciato i mercanti dal tempio mettendo così in discussione il sistema sociale giudaico. Di fatto perciò Caifa fece il suo dovere a farlo condannare. Gesù la morte se l’è cercata proprio. Magari in complicità con Giuda stesso? Che pertanto va riabilitato…
Il fatto più importante della nostra fede, la Resurrezione, in sintesi, viene trattata come professione di fede legata ad esperienze mistiche. Chi fa risorgere l’uomo è Dio e dicendo che Gesù è risorto, stiamo dicendo che Dio è risuscitatore di morti. Sulla Resurrezione non ci sono prove e i testimoni sono inattendibili, persino probabili mentitori, nulla concorda di quel che asseriscono. Gesù è riconosciuto dopo la morte con gli occhi della fede. Ma se la Resurrezione non è provata i Sacramenti non sono divini, sono stati stabiliti da un uomo, perfetto magari, peccatore magari (in quanto uomo, potrebbe non esserlo? si domanda l’autore).
padre José-Ramon Busto Saiz sj
Alla fine quale è stata l’opera di Gesù? Amare incondizionatamente, come Dio Padre. E la storia è fatta della corrispondenza di questo amore. Ma, ricorda il nostro autore, la famosa spiegazione di Sant’Anselmo sulla necessità della incarnazione di Dio per la logica della Redenzione non sta più tanto in piedi, perché è inaccettabile che Dio esiga la morte di un innocente. Questa spiegazione va perciò cambiata spiegando che la salvezza è già ottenuta, non dobbiamo meritare proprio nulla. Dio non è meritocratico! Perbacco. Ma allora, ci si domanda, Gesù è Salvatore di chi? E ci ha salvati da che? Ma perché dovevamo esser salvati?
Caro Tosatti, si direbbe che prima del Vaticano II Dio si era incarnato, era stato crocefisso per prendersi le colpe del peccato originale, era risorto e ci insegnava che per risorgere anche noi dobbiamo volerlo e meritarlo.
Dopo il Vaticano II la nostra salvezza sembra potersi ottenere solo riproducendo Gesù in noi, Gesù che ha già salvato tutto e tutti, ci ha già riconciliato, ci ha già fatto perdonare. Dio ci ha già donato la salvezza, non dobbiamo più meritare nulla. Per i cristiani non ci sono i 10 comandamenti che appartengono all’Antico Testamento.
Ho voluto sintetizzare, male certamente, perché non sono un teologo. Tutto ciò serviva a spiegare che cosa può esser insegnato in un seminario o in un’Università Pontificia. Nel libro mai si parla di peccato originale, di satana, del male, dell’inferno, della gnosi, mai in tutto il libro. Forse perché non devono più esistere?
ETTORE GOTTI TEDESCHI


giovedì 20 settembre 2018

LA POESIA DEL VANGELO - Franco Casadei

 
Letture di autore su fatti e personaggi del vangelo a cura di Franco Casadei, medico, poeta e scrittore.


L'evento si è svolto a Gatteo (FC), presso la Chiesa di San Lorenzo Martire, giovedì 13 settembre 2018 in occasione della festa parrocchiale della Madonna del Popolo.

giovedì 8 febbraio 2018

LA NUOVA CHIESA DI KARL RAHNER – IL TEOLOGO CHE HA INSEGNATO AD ARRENDERSI AL MONDO


 STANDING OVATION PER STEFANO FONTANA
(Stefano Fontana, La nuova Chiesa di Karl Rahner – Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo, 2017, pp. 36-37)

«Se si aiutano le famiglie in difficoltà si è lodati, se si lotta contro le leggi anti-famiglia si è vituperati come dei violenti che vogliono le prove muscolari.
Basterebbero poche persone per bloccare l’educazione gender nelle scuole pubbliche, agendo per esempio sugli errori procedurali degli uffici pubblici, ma farlo è considerato una prova muscolare che non si confà al cattolico.

Egli dovrebbe dedicarsi solo a raccogliere caritatevolmente i cocci di una società disfatta, ma senza impegnarsi a costruirla meglio. Se lo facesse sarebbe come trasformare il Vangelo in ideologia.
La verità è invece il contrario: eliminato l’ordine della società da costruire secondo il diritto naturale, i cattolici si fanno strumentalizzare da tutti sul piano del funzionamento delle istituzioni e delle leggi e si illudono che basti fare poi i buoni samaritani per eliminare il rimorso.
Questo è un nuovo clericalismo.
Infatti, facendoci strumentalizzare dagli altri contribuiamo, sotto il diretto indirizzo della gerarchia, alla costruzione (anche se distorta) della società, e intervenendo, sempre dietro indirizzo diretto della gerarchia, per sanare le ferite con le sole opere di carità senza una verità naturale, ossia laica, che ci guidi, pensiamo che politicamente il Vangelo sia un “copia e incolla”.
“Basta il Vangelo”, hanno sempre detto i cattolici rahneriani, legittimando in questo modo la loro presenza politica in partiti distruttivi non solo del cristianesimo ma anche del diritto naturale.
Erano i cultori della mediazione, ma hanno eliminato ogni mediazione, che fino ad allora la ragione naturale aveva fornito. Benedetto XVI a Berlino aveva detto che mai il cristianesimo ha preteso di rapportarsi direttamente alla politica, ma era sempre passato attraverso il diritto naturale. Tolto ora il diritto naturale, il Vangelo si rapporta direttamente alla politica… degli altri però».


lunedì 25 dicembre 2017

LA MALA EDUCAZIONE AL VANGELO

ETTORE GOTTI TEDESCHI

Se incontrassi un giovane con vera vocazione che volesse entrare in seminario, sapendo che la sua strada è diventare anzitutto un santo sacerdote, magari poi vescovo, cardinale e persino papa, saprei a chi indirizzarlo, ma mi preoccuperei di aiutarlo a evitare seminari che potrebbero confondere (secondo me), la sua vocazione e la sua missione futura insegnando filosofia ispirata da Kant ed Heiddeger e teologia ispirata da Karl Rahner, dove si ignora completamente San Tommaso d’Aquino.

A promuovere questa preoccupazione e desiderare scrivere questo articoletto, che probabilmente non dice nulla di nuovo ai teologi, è stata la lettura di un libretto (con “approvazione ecclesiastica”), definito nella presentazione: "sintesi di conferenze agli educatori dei Collegi della Compagnia di Gesù". Si intitola Cristologia, per iniziare – Ed.AdP , 2006. L’autore è un notissimo gesuita spagnolo, padre José-Ramon Busto Saiz S.J., Rettore, alla data della pubblicazione, della Università Pontificia Comillas di Madrid, dove insegna esegesi e teologia. L’autore nella sua presentazione spiega che il libretto serve a iniziarsi al mistero di Gesù Cristo dopo l’esegesi storico-critica e la riscoperta della sua umanità da parte della teologia nella seconda metà del XX Secolo ed introduce Walter Kasper e la sua opera Gesù è il Cristo chiave di tutta la teologia. L’autore segue spiegando cosa è cambiato nella cristologia con il Vaticano II che ci ha resi un po’ più “adulti". E per farlo riporta i suggerimenti di Karl Rahner riferiti al rischio passato di inconsapevole eresia che consisteva nel fatto che per considerare Gesù vero Dio, si lasciava troppo in secondo piano che egli è vero uomo ed ha avuto una storia umana che deve esser investigata storicamente. Dagli anni Sessanta finalmente si comprende che per credere in Dio è necessario che Dio sia credibile. (Io non ci avevo mai pensato !).

Perciò non come i Vangeli ce lo hanno trasmesso, perché i Vangeli non sono opere storiche, danno testimonianze sospette, gli autori presunti (a parte forse uno) non sono testimoni oculari di quanto riferiscono, si contraddicono, non citano le fonti, probabilmente erano influenzati dai destinatari del loro lavoro che così volevano fosse interpretata la storia di Gesù, per aiutare la fede. I Vangeli vanno perciò letti criticamente. Il libro cita una sola volta Maria riferendo che la concezione e la nascita verginale di Gesù appartengono alla fede della Chiesa. Noi  confessiamo nel Credo che Gesù nacque da Maria Vergine, ma questo mistero non si deduce dalla ricerca storica, infatti non è accessibile che alla fede (incarnazione significherebbe infatti, se ho ben capito, che Dio vive in un uomo). Gesù predica il Regno di Dio, senza mai descriverlo, e spiega che questo regno giunge gratuitamente per tutti, indipendentemente dalle nostre azioni. Ciò significa che il regno di Dio è offerto gratuitamente a tutti senza bisogno di meritarlo perché Dio ci ama indipendentemente da ciò che facciamo. Se dovessimo meritare l’amore di Dio, allora Gesù sarebbe probabilmente un falso profeta? (si chiede l’autore). Comunque i primi destinatari dell’amor di Dio sono i poveri (materiali) poiché, lascia intendere l’autore, la inequità nella distribuzione dei beni è l’origine di tutti i mali (non il peccato originale, ignorato completamente). Perciò tutti sono figli di Dio (poveri, emarginati, peccatori), ma gli eletti sono i poveri materiali visto che il maggior peccato (inequità) è stato compiuto contro di loro.

La preghiera del Padre Nostro poi non è uscita dalle labbra di Gesù esattamente così come lo recitiamo, diciamo che è stata adattato dalle comunità primitive per esprimere la concezione di Gesù e dei suoi seguaci. Il nostro autore ispirato sottolinea che in questa preghiera Gesù auspica una vita dedicata alla produzione e alla ripartizione equa dei beni di questo mondo, naturalmente in relazione con la creazione (con profumo di ambientalismo ). La relazione con Dio avviene infatti attraverso l’ambiente che ci circonda, cose, animali, persone, perché la creazione è il corpo di Cristo e pertanto ogni volta che si violenta la creazione si violenta  il corpo di Cristo , pertanto si fa del male a Dio. E qui insegna a trasformare gli stessi  Vangeli (nonostante ne abbia messo in dubbio la veridicità) per affermare ciò che vuole. Dice che la frase “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” non è presente in nessun evangelista. Secondo lui Matteo dice  “dacci oggi il nostro pane di domani" e Luca dice “il pane di domani daccelo ogni giorno” . Forse io ho un Vangelo errato, ma Matteo 6,9-13 e Luca 11,3  dicono  invece quello che io recito nel Padre Nostro. Parlando dell’Eucarestia spiega che per i cristiani  è la ripetizione dell’ultima cena di Gesù. Molto intrigante la spiegazione che vien data sul perché i Giudei decidono di uccidere  Gesù: perché ha cacciato i mercanti dal tempio mettendo così in discussione il sistema sociale giudaico. Di fatto perciò Caifa fece il suo dovere a farlo condannare. Gesù la morte se l’è cercata proprio. Magari in complicità con Giuda stesso? Che pertanto va riabilitato. Il fatto più importante della nostra fede, la Resurrezione, in sintesi, viene trattata come professione di fede legata ad esperienze mistiche. Chi fa risorgere l’uomo è Dio e dicendo: Gesù è risorto, stiamo dicendo che Dio è risuscitatore di morti. Sulla Resurrezione non ci sono prove e i testimoni sono inattendibili (anche san Tommaso?),  persino probabili mentitori, nulla concorda di quel che asseriscono. Gesù è riconosciuto dopo la morte con gli occhi della fede. Ma se la Resurrezione non è provata i Sacramenti non sono divini, son stati stabiliti da un uomo, perfetto magari, peccatore magari (in quanto uomo, potrebbe non esserlo? si domanda l’autore).

Alla fine quale è stata l’opera di Gesù? Amare incondizionatamente, come Dio Padre. E la storia è fatta della corrispondenza di questo amore. Ma, ricorda il nostro autore, la famosa spiegazione di s. Anselmo sulla necessità della incarnazione di Dio per la logica della Redenzione non sta più tanto in piedi, perché è inaccettabile che Dio esiga la morte di un innocente, questa spiegazione va perciò cambiata spiegando che  la salvezza è già ottenuta, non dobbiamo meritare proprio nulla. Dio non è meritocratico. Ma allora, si domanda, Gesù è Salvatore di chi ? E ci ha salvato da che? Ma perché dovevamo esser salvati? Caro lettore il problema è complesso, prima del Vaticano II Dio si Incarna, viene crocefisso per prendersi le colpe del peccato originale, risorge e ci insegna che per risorgere anche noi dobbiamo volerlo e meritarlo. Dopo  il Vaticano II la nostra salvezza si ottiene riproducendo Gesù in noi, Gesù che ha già salvato tutto e tutti, ci ha già riconciliato, ci ha già fatto perdonare. Dio ci ha già donato la salvezza, non dobbiamo più meritare nulla. Per i cristiani non ci sono i 10 comandamenti che appartengono all’AnticoTestamento.

Ho voluto sintetizzare, male certamente perché non sono un teologo, tutto ciò per spiegare cosa può esser insegnato in un seminario o Università Pontificia. Nel libro mai  si parla di peccato originale, di  satana, del male, dell’inferno, della gnosi, mai in tutto il libro. Forse perché non devono più esistere? Ma se questo è ciò che viene insegnato, quali conseguenze potrà avere sulla formazione di un giovane con vocazione sacerdotale che aspira a santificarsi e santificare? E tutto ciò per render Dio credibile?