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venerdì 3 novembre 2023

DEEP STATE: LA POLITICA MANOVRATA DALL’OMBRA.

PUBBLICATO IL 15.MO RAPPORTO SULLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA NEL MONDO

È notizia recentissima che le manifestazioni di questi giorni in Europa contro Israele sono possibili anche per i finanziamenti della Open Society di George Soros, anzi ora del figlio di Soros. Ecco un esempio di Deep State, o Stato profondo come anche si dice in Italia: il privato che da dietro le quinte manovra la politica internazionale. Proprio a questo attualissimo argomento è dedicato il 15.mo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, curato da Riccardo Cascioli, Stefano Fontana e Giampaolo Crepaldi. Il titolo è chiarissimo: “Un Deep State planetario? La politica governata dall’ombra”. (Editore Cantagalli)

Chi finanzia le ONG che girano per il Mediterraneo? Perché spesso i giudici delle Corti internazionali giudicano enti della società civile di cui in precedenza erano dirigenti? Come funziona il sistema dele “porte girevoli” tra l’Unione Europea e i grandi gruppi privati? Come è possibile che l’FBI abbia indagato su un Presidente in carica e che Twitter abbia censurato informazioni significative durante l’ultima campagna elettorale americana? Perché enti privati come la BCE svolgono funzioni politiche di primordine? Quanto influiscono le grandi fondazioni americane sulla linea politica degli organismi internazionali come per esempio l’OMS? A cosa si riduce la democrazia se ci celebrano le elezioni ma poi tutto rimane come prima perché le decisioni vere si prendono non alla luce del sole ma nel segreto?

Il Rapporto contiene un ampio intervento del Cardinale Raymond Leo Burke sul potere politico nella Dottrina sociale della Chiesa, una presentazione del vescovo Crepaldi, una Sintesi introduttiva dei Curatori e poi 12 articoli di specialisti, e fra questi il prof. Ivo Colozzi, sociologo della Università di Bologna.

Anche il Rapporto di quest’anno sceglie quindi una tematica viva e coinvolgente, dopo aver trattato di ambientalismo, di modello cinese e di lotta alla proprietà privata negli anni scorsi. I vari interventi sono ricchi di dati, ma il Rapporto non si accontenta di questo, vuole anche fare luce mediante i principi di riflessione della Dottrina sociale della Chiesa. 15 anni rappresentano ormai una coerente “tradizione” di uno strumento di riflessione culturale unico nel suo genere. Il vescovo Crepaldi, nella sua presentazione si sofferma su questo traguardo dei 15 anni dei Rapporti ed anche su un altro anniversario significativo: i 20 anni di vita dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân. Per queste due coincidenze cronologiche questo 15mo Rapporto assume un aspetto in qualche modo celebrativo.


Tornando al tema dello Stato profondo, l’analisi del Rapporto non concede nulla alla dietrologia, al complottismo o a teorie cospirative create ad arte. Vuole piuttosto indagare obiettivamente i fatti e leggerli secondo una prospettiva di verità. Se lo Stato profondo è per definizione “nell’ombra”, questo non vuol dire che di esso non si conoscano elementi oggettivi da valutare. Quando nel 2016 Mike Lofgren pubblicò il suo libro sul Deep State americano, lui che era stato funzionario del Parlamento, venne a galla un “sistema” simile al rapporto tra il burattinaio e i burattini. Lofgren espose i condizionamenti che il Deep State esercitò nei confronti delle amministrazioni Bush jr, Clinton e Obama. Lo Stato profondo si nasconde, ma non ci riesce del tutto e molti segnali del suo potere vengono alla luce per vari canali, come accade appunto in questi giorni per i finanziamenti di Soros ad Hamas e ai manifestanti europei in suo favore. Gli autori del Rapporto hanno indagato su questi segnali emergenti nei diversi ambiti e ne è uscito un quadro completo e piuttosto inquietante. Il Rapporto merita di essere letto perché parla dell’oggi e di cose che sui giornali non sempre arrivano, quantomeno in forma così sistematica.

Qualcuno dice che in fondo uno Stato profondo è sempre esistito. È vero, ma oggi qualcosa è cambiato per due motivi: il fenomeno si è fatto globale e, agendo dall’ombra, non si vuole più solo trarre dei profitti privati ma si vuole riplasmare la società. E qui il tema del Deep State si collega con quello del Grande Reset.

Stefano Fontana

Vedi QUI l’indice del 15.mo Rapporto

Acquista (euro 16) scrivendo a: acquisti.ossvanthuan@gmail.com

Nessuna spesa di spedizione per l’Italia .

 

martedì 28 marzo 2023

GLI INCONTRI DEL CROCEVIA: DISFORIA DI GENERE


 Riprende giovedì 30 marzo alle 20,45 nella sala Conferenza "E. Cacciaguerra", il “Percorso elementare di cultura” del Crocevia sul tema “Giudizio è testimonianza". 

Il tema della serata è "Disforia di genere in età evolutiva: un tentativo di orientarsi su un tema complesso". Interverrà Ivo Colozzi, professore dell'Università di Bologna. 

L’approccio al tema della transessualità richiede un atteggiamento di grande prudenza, umana e sociale, e di altrettanto grande competenza scientifica, affermano i promotori.
Vanno evitate manipolazioni ideologiche e derive emotivo-demagogiche, al fine di evitare di fare danni più grandi del problema che si intenderebbe risolvere.
Il primo passo necessario è la spiegazione dei termini e dei contenuti ad essi collegati. 

La “transessualità” è la condizione per cui una persona di sesso maschile o femminile si percepisce appartenente al sesso opposto e aspira e desidera assumerne le caratteristiche anatomiche e comportamentali, sessuali e sociali.Sul piano clinico, questa condizione viene denominata “disturbo dell’identità di genere” o “disforia di genere” (DG), dal greco “dis”=male e “foria”=sopportare. 

Il transgenderismo è, invece, un movimento socio-culturale nato negli Usa negli anni ’80, che sostiene la separazione e non-interdipendenza fra sesso biologico (si parla di “sesso assegnato alla nascita”) e ”genere”, essendo quest’ultimo un prodotto culturale, sociale, emotivo, strettamente soggettivo che, in quanto tale, è totalmente slegato dalla sessuazione naturale.

IL VIDEO DELL'INCONTRO SARA' A DISPOSIZIONE QUANTO PRIMA  NEL SIDEBAR DESTRO DEL BLOG, ASSIEME AGLI ALTRI VIDEO

martedì 7 marzo 2023

L'UOMO DI OGGI TRA BENE COMUNE E PROPRIETÀ - IL CROCEVIA 28/02/23

GIUDIZIO E' TESTIMONIANZA


GLI INCONTRI DEL CROCEVIA
ANNO 7 PRIMO INCONTRO 
28 FEBBRAIO 2023
L'UOMO DI OGGI TRA BENE COMUNE E PROPRIETA'
NUOVI MODELLI ECONOMICI E RISCHI PER LA LIBERTA'


PROF. STEFANO FONTANA 
DIRETTORE OSSERVATORIO CARD. VANTHUAN
SULLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

CHAIRMAN 
PROF IVO COLOZZI

«Incominciamo a giudicare: è l'inizio della liberazione» (don Giussani, Il senso religioso).

In una società come la nostra, sempre più dominata da un “pensiero unico” pervasivo e ormai esplicitamente anticristiano e antiumano, il costante esercizio del giudizio è una condizione imprescindibile per mantenere viva la fede e non rendere irrilevante la nostra testimonianza di Cristo a favore di tutti gli uomini. Senza di esso, si finisce inevitabilmente per “conformarsi alla mentalità di questo mondo”, come dice san Paolo, assumendone i criteri e diventando succubi della volontà di chi detiene il potere.

La pratica del giudizio cristiano, che nasce dalla condivisione di un'esperienza di fede incarnata nel mondo e dalla comune riflessione sui problemi che essa incontra, è però faticosa, a volte difficile per la complessità delle questioni che si devono affrontare, sempre “rischiosa” perché comporta la responsabilità di assumere posizioni che da una parte non sono mai garantite e dall'altra possono entrare in forte contrasto con l'opinione dominante.

Occorre aiutarsi a riprendere questo lavoro, che è di vitale importanza ma a cui siamo spesso tentati di rinunciare proprio per l'impegno che richiede e perché riteniamo di non avere gli strumenti necessari per intraprenderlo.

Per questo, come contributo alla ripresa di tale compito, proponiamo un ciclo di incontri in cui, prendendo spunto da libri recentemente pubblicati che trattano alcune delle questioni più gravi e urgenti del nostro tempo in un modo che ci è parso significativo, sia possibile provare ad esercitare un giudizio. Non dovrebbe trattarsi perciò, nella nostra intenzione, di mere presentazioni di libri, quanto piuttosto di vere discussioni in cui sia possibile porre agli autori domande, obiezioni, integrazioni e così avviare un reale confronto in cui ciascuno sia aiutato a riflettere e a mettersi in gioco.  


PROSSIMO INCONTRO

GIOVEDI' 16 MARZO 2023 ORE 20,45

CESENA SALA CACCIAGUERRA PIAZZALE ALDO MORO

CONSERVARE LA NATURA PER CUSTODIRE L’UOMO

ECOLOGIA NATURALE ED ECOLOGIA UMANA TRA COSCIENZA ED IDEOLOGIA

PROF. FRANCESCO GIUBILEI

PRESIDENTE FONDAZIONE TATARELLA

E CONSIGLIERE DEL MINISTRO DELLA CULTURA




domenica 12 febbraio 2023

IL CRISTIANESIMO HA UN FUTURO? UN’IPOTESI DI LETTURA DEL LIBRO POSTUMO DI BENEDETTO XVI

 

IL CRISTIANESIMO HA UN FUTURO? UN’IPOTESI DI LETTURA DEL LIBRO POSTUMO DI BENEDETTO XVI

 IVO COLOZZI 

Premetto che non sono un grande frequentatore degli scritti di Benedetto XVI/ Joseph Ratzinger, per cui è possibile che quanto dirò in riferimento al suo ultimo libro per quelli che lo conoscono meglio e che hanno letto di più non presenti nulla di nuovo e risulti addirittura scontato.

In ogni caso, la prima cosa che mi ha colpito leggendo Che cos’è il cristianesimo. Quasi un testamento spirituale (Mondadori, Milano 2023) è la lucidità e la nettezza con cui presenta la grave crisi che sta attraversando il cristianesimo in generale e la Chiesa cattolica in particolare, nel continente europeo, ma non solo.

Per Benedetto, “…nei paesi della sua grande storia il cristianesimo per tanti versi è divenuto stanco e alcuni rami del grande albero cresciuto dal granello di senape del Vangelo sono divenuti secchi e cadono a terra…”(p. 12) Fuor di metafora, quindi, secondo il Papa emerito in alcuni paesi europei il cristianesimo come fatto (fede e cultura) ormai è morto e sepolto, è entrato, cioè, a far parte solo del passato o della storia di questi paesi, mentre resta presente come manufatto, cioè attraverso le sue architetture (cattedrali, chiese, palazzi) che ancora ne caratterizzano il paesaggio.

Tra i sintomi che documentano lo stato di crisi, il Papa emerito fa riferimento alla situazione della vita eucaristica e alla drammatica crisi morale che interessa in primis i sacerdoti, ma anche i fedeli laici (sposati e non).

Sulla situazione attuale della vita eucaristica nella Chiesa cattolica possono bastare alcuni cenni. Un processo di grande portata è la scomparsa quasi completa del sacramento della Penitenza che …. in pratica è scomparso in ampie parti della Chiesa, riuscendo a trovare un certo rifugio nei santuari. (p.126)

“La calante partecipazione alla celebrazione domenicale dell’Eucaristia mostra quanto poco noi cristiani di oggi siamo in grado di valutare la grandezza del dono che consiste nella sua presenza reale. L’ Eucaristia è declassata a gesto cerimoniale quando si considera ovvio che le buone maniere esigano che sia distribuita agli invitati a ragione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familiari o eventi come matrimoni e funerali. L’ovvietà con la quale in alcuni luoghi i presenti, semplicemente perché tali, ricevono il Santissimo Sacramento mostra come nella Comunione si veda ormai solo un gesto cerimoniale. “(p.156)

Per quanto riguarda la crisi morale, Benedetto parla della rivoluzione sessuale del 1968 che, tra l’altro, sdoganò la pedofilia (“la pedofilia venne proclamata come permessa e conveniente” (p.145)) e provocò “Il diffuso collasso delle vocazioni sacerdotali…e l’enorme numero di dimissioni dallo stato clericale…”(p. 145).

 Ricorda anche che “In diversi seminari si formarono “club” omosessuali che agivano più o meno apertamente e che chiaramente trasformarono il clima nei seminari.” (p.149)

Le cause di questo gravissimo stato di crisi sono sia esterne che interne.

Tra quelle esterne Benedetto individua lo Stato che per lui solo apparentemente è tollerante e moderno perché in nome di questi valori in realtà non accetta di mettere in discussione la propria concezione della realtà e, per questo, diventa intollerante nei confronti di chi, come i cristiani, tale visione critica e mette in discussione.

“Il moderno Stato del mondo occidentale…da un lato si considera come un grande potere di tolleranza che rompe con le tradizioni stolte e prerazionali di tutte le religioni. Inoltre, con la sua radicale manipolazione dell’uomo e lo stravolgimento dei sessi attraverso l’ideologia gender, si contrappone in modo particolare al cristianesimo. Questa pretesa dittatoriale di aver sempre ragione da parte di un’apparente razionalità esige l’abbandono dell’antropologia cristiana e dello stile di vita che ne consegue, giudicato prerazionale. L’intolleranza di questa apparente modernità nei confronti della fede cristiana ancora non si è trasformata in aperta persecuzione e tuttavia si presenta in modo sempre più autoritario, mirando a raggiungere, con una legislazione corrispondente, l’estinzione di ciò che è essenzialmente cristiano.” (p.33)

Esistono, però, anche cause interne che potremmo far risalire alla capacità della mentalità mondana/razionalista/secolarizzata di infiltrarsi entro i confini della chiesa e di permeare il modo di pensare e, di conseguenza, il modo di agire dei cristiani (semplici fedeli ma anche teologi e pastori).

Secondo Benedetto, “La causa più profonda della crisi che ha sconvolto la Chiesa risiede nell’ oscuramento della priorità di Dio nella liturgia. “(p.45)

Una seconda causa è dovuta alla “nuova” concezione della salvezza proposta dal Concilio Vaticano II.

“Se è vero che i grandi missionari del XVI secolo erano ancora convinti che chi non è battezzato è per sempre perduto- e ciò spiega il loro impegno missionario-, nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II tale convinzione è stata definitivamente abbandonata. Da ciò derivò una doppia profonda crisi. Per un verso ciò sembra togliere ogni motivazione a un futuro impegno missionario. Perché mai si dovrebbe cercare di convincere delle persone ad accettare la fede cristiana quando possono salvarsi senza di essa? Ma pure per i cristiani ne derivò una conseguenza. Diventò, infatti, incerta e problematica l’obbligatorietà della fede e della sua forma di vita. Se c’è chi si può salvare anche in altre maniere, non è più evidente, alla fin fine, perché il cristiano stesso sia legato alle esigenze della fede cristiana e alla sua morale. Ma se fede e salvezza non sono più interdipendenti, anche la fede diventa immotivata. (p.93)

Una ulteriore causa della crisi è il “collasso della teologia morale cattolica che rese la Chiesa inerme di fronte a quei processi della società … Sino al Vaticano II la teologia morale cattolica veniva largamente fondata giusnaturalisticamente” (p.145), cioè sul presupposto che esista un diritto naturale le cui norme possono essere ricavate dalla conoscenza della natura e non dipendono, quindi, dalla volontà o dall’ arbitrio. “Nella lotta ingaggiata dal concilio per una nuova comprensione della rivelazione, l’opzione giusnaturalistica venne quasi completamente abbandonata e si pretese una teologia morale completamente fondata sulla Bibbia.”(p. 145-6) Questo tentativo fallì. Successivamente “si affermò ampiamente la tesi per cui la morale dovesse essere definita solo in base agli scopi dell’agire umano. Il vecchio adagio «il fine giustifica i mezzi» non veniva ribadito in questa forma così rozza, e tuttavia la concezione in esso contenuta era divenuta decisiva. Perciò non poteva esserci nemmeno qualcosa di assolutamente buono né tantomeno qualcosa di sempre malvagio, ma solo valutazioni relative. Non c’era più il bene, ma solo ciò che sul momento e a seconda delle circostanze è relativamente meglio. Sul finire degli anni Ottanta e negli anni Novanta la crisi dei fondamenti e della presentazione della morale cattolica raggiunse forme drammatiche …..Nella teologia morale, nel frattempo, era peraltro divenuta pressante un’altra questione: si era ampiamente affermata la tesi che al magistero della Chiesa spetti la competenza ultima e definitiva (“infallibilità”) solo sulle questioni di fede, mentre le questioni morali non potrebbero divenire oggetto di decisioni infallibili del magistero ecclesiale…..Indipendentemente da tale questione, in ampi settori della teologia morale si sviluppò la tesi che la Chiesa non abbia né possa avere una propria morale. (pp.145-148)

Come si vede, siamo di fronte ad una analisi impietosa che rivela una situazione di difficoltà ancora più grave e radicale di quella che viene periodicamente descritta dalle indagini della sociologia della religione sulla secolarizzazione e sulle opinioni e gli atteggiamenti di quanti ancora si definiscono cristiani, praticanti o meno.

Nonostante ciò, ed è la seconda sorpresa del libro, mi ha colpito la serenità e la fede con cui Benedetto ha vissuto questa situazione drammatica. Per lui anche se “Nel nostro tempo diviene sempre più forte la voce di coloro che vogliono convincerci che la religione come tale è superata”(p.13) e che solo la ragione critica dovrebbe orientare l’agire dell’ uomo, l’esito a cui questo modo di pensare conduce è una riduzione dell’umano. “L’uomo diventa più piccolo, non più grande, quando non c’è più spazio per un ethos che, in base alla sua autentica natura, rinvia oltre il pragmatismo, quando non c’è più spazio per lo sguardo rivolto a Dio.”(p.13) Per evitare che ciò accada “rimane ragionevole il compito di comunicare agli altri il Vangelo di Gesù Cristo …. non per procurare alla nostra comunità quanti più membri possibile; e tanto meno per il potere. Parliamo di lui perché sentiamo di dover trasmettere quella gioia che ci è stata donata.” (p.14)

L’ostacolo che si frappone non solo alla ricezione ma anche alla trasmissione di questo annuncio è il peccato della Chiesa, reso drammaticamente evidente dai tanti episodi di abuso sessuale. “L’accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la sua Chiesa nel complesso e così nell’allontanarci da essa. L’idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi è in verità una proposta del diavolo con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo fin troppo facilmente. No, anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c’è anche oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva …. sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile … Anche oggi Dio ha i suoi testimoni (martyres) nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli.”(p. 159)

(dal blog “Mundus Inversus”)

sabato 9 aprile 2022

GOTT MIT UNS

 “Dio è con noi” è Il titolo dell’ultimo capitolo del libro  

Tre parole sulla Resistenza”, di Giacomo Noventa (Vallecchi, 1973). 

Augusto Del Noce introduce il volume di Noventa con un saggio di cento pagine intitolato “Il ripensamento della storia italiana in Noventa”. Un testo che aiuta a riflettere sulle tremende immagini  e parole (denazificare) che abbiamo visto e sentito in queste settimane.

DAL BLOG “MUNDUS INVERSUS” DI IVO COLOZZI


"Il testo di Noventa presenta una posizione assolutamente originale che mi sembra possa dare una più forte legittimazione alla posizione di quanti oggi prendono le distanze da quelli che condannano senza incertezze Putin in quanto rappresentante attuale del nazi-fascismo e che, ciò facendo, si autodefiniscono come attuali rappresentanti dell’antifascismo.

L’ impressione che lasciano quei commentatori che prendono le distanze dai “bellicisti”, infatti, è che lo facciano pensando ai danni economici che le sanzioni provocano anche alle nostre economie o per la paura che una escalation di questa guerra ci porti ad un nuovo conflitto continentale (mondiale).

L’originalità di Noventa consiste nel fatto che pone in contrapposizione antifascismo e resistenza perché il primo nasce da una certezza, la certezza che la nostra cultura è totalmente estranea a quella del fascismo (a quella di Putin), la resistenza, invece, nasce dal dubbio, il dubbio che anche la nostra cultura contenga in germe gli elementi che hanno portato Putin a fare la scelta sciagurata della guerra per cui lottare contro il fascismo ( oggi contro Putin) deve significare allo stesso tempo lottare contro se stessi, cioè mettere in discussione la nostra cultura, alla ricerca di un suo rinnovamento.

Se al “Dio è con noi” di Putin (e di Kirill) rispondiamo con un “Dio è con noi ucraini, europei, occidentali”, l’esito inevitabile sarà non solo l’ulteriore inasprimento del conflitto, ma, anche in caso di vittoria nostra, la predisposizione delle condizioni per l’affermarsi di un totalitarismo che, per quanto diverso da quelli del passato o da quello attualmente vincente in Russia, Cina e altrove, non è meno temibile. Ne abbiamo avuto le prime avvisaglie nel diffondersi della cancel culture e nella gestione della pandemia da parte di alcuni paesi, tra cui l’Italia."

Ecco le parole dirette di Noventa.

“LIV. (1947) Si è voluto misconoscere il fatto che, mentre gli antifascisti hanno combattuto, sì contro il fascismo, ma contro il fascismo come qualcosa di estraneo a loro, gli uomini della Resistenza avevano combattuto prima ancora che contro il fascismo, contro se stessi. Avevano dovuto mettere un segno interrogativo o negativo a tutto ciò che avevano pensato essi stessi, rompere tutti gli schemi, sconvolgere le proprie abitudini di ragazzi e di uomini, i propri rapporti familiari, sentimentali, morali.........

Renato Guttuso, Gott Mit Uns; Fucilati

L’antifascismo procede da un sapere, da una certezza. La Resistenza da un non sapere, da un dubbio. L’antifascismo conosce tutte le cause, mortali e veniali, del disastro. L’uomo della Resistenza si domanda invece come mai tale disastro sia stato possibile. Come mai i fascisti ne siano stati capaci, e gli antifascisti e gli italiani in generale capaci di prevederlo, non di impedirlo; e appunto perché l’antifascismo sa tutto, è tutto rivolto al passato, ma la resistenza all’avvenire.” (Dio è con noi, p. 127)


Anche l'acquarello in copertina deriva dalla raccolta di Guttuso "Gott mit Uns"

giovedì 22 aprile 2021

PENSARE LA PANDEMIA. PER USCIRNE VIVI.

 IL 29 APRILE 2021, ALLE ORE 21,

IL CROCEVIA, IL CAMPO DELLA STELLA E L’ASSOCIAZIONE ELIOT

INVITANO AD UN INCONTRO DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO

DOPO LA PANDEMIA. RIGENERARE LA SOCIETÀ CON LE RELAZIONI,

DI PIERPAOLO DONATI SOCIOLOGO UNIVERSITA’ DI BOLOGNA

E GIULIO MASPERO, TEOLOGO UNIVERISITA’ PONTIFICIA DELLA SANTA CROCE

CONDUCONO  IVO COLOZZI E  LEONARDO LUGARESI

un utile contributo ad una riflessione quanto mai necessaria per uscire vivi da questa pandemia che è anche (e forse soprattutto) una catastrofe cognitiva.


Per collegarsi direttamente: 

https://www.youtube.com/watch?v=XqjJf7OLo6k

mercoledì 17 gennaio 2018

CHE COSA SIGNIFICA BENE COMUNE?

Terza lezione del PERCORSO sul discorso del Papa a Cesena
di  Ivo Colozzi

Premessa
 L’espressione bene comune è ormai desueta, nel senso che al di fuori della DSC nessuno la utilizza più. Sentiamo parlare, invece, di beni pubblici, interesse generale, beni comuni (al plurale), bene collettivo. Tutte queste espressioni non sono sinonimi, ma rappresentano, piuttosto, visioni antropologiche e sociali concorrenti, legate a filosofie/ideologie (ad es. il liberalismo, l' utilitarismo, il socialismo) che la Chiesa prima ha condannato e che, successivamente, ha tentato di correggere, proprio attraverso l' elaborazione della DSC.

 Cosa intende come “bene comune” la DSC
 Il concetto di bene comune è uno dei “principi permanenti della DSC” (160)[1], assieme a: dignità della persona umana, sussidiarietà, solidarietà.
La definizione/concezione del bene comune è delineata nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC, n. 1905-1912) e nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (CDS n. 164-170). Sulla base di questi testi possiamo dire che:
(a) il bene comune è il legame sociale (la relazione) che unisce insieme le persone. (CDS n. 165) 
(b) il bene comune, quindi, non consiste né in uno stato di cose, nè in una somma di singoli beni, ma coincide con «le condizioni di tutta la vita sociale che permettono ai gruppi, nonché ai singoli membri, di raggiungere completamente e rapidamente la propria perfezione ». (Gaudium et Spes, 26);
c) in breve: il bene comune rappresenta la dimensione sociale e comunitaria del bene morale, il bene comune è il bene morale di ogni relazione sociale. (CDS n. 164). Così formulato, il principio del bene comune cosa chiede alla comunità politica? (CDS n.168, 169)

Come si vede, siamo molto lontani dalle posizioni liberiste di chi sostiene che  si deve lasciare ad ogni uomo la libertà di perseguire la propria idea di bene, col solo limite del rispetto della libertà altrui, perché la “mano invisibile” del mercato produrrà, attraverso un misterioso processo di combinazione, non un mondo perfetto, ma il migliore dei mondi possibili. Siamo, però, lontani anche dalle posizioni utilitariste o neoutilitariste, secondo le quali sono buone quelle norme o quelle politiche che producono il benessere dei più dal punto di vista di un osservatore imparziale (Smith), e da quelle hegeliane che legittimano l’intervento perequativo e redistributivo dello  Stato a partire dall’inevitabile particolarismo dei singoli e delle aggregazioni sociali che non possono non scontrarsi perché riescono solo a perseguire i propri interessi particolari. 
Il bene comune per la DSC è anche e soprattutto il vivere bene tra cittadini, ossia il vivere secondo giustizia e nell’amicizia civile, che comporta la giustizia. (CDS. 167) Vivere bene nella giustizia è frutto di un insieme di virtù che lo Stato non può produrre coi suoi mezzi, ma che i cittadini acquisiscono nella società e tramite la società, in particolare tramite la famiglia e l’impegno nelle formazioni sociali intermedie. Lo Stato, quindi, per la DSC non è mai Stato etico, soggetto chiamato ad imporre la morale e l’ordine ad una società intrinsecamente disordinata e particolaristica. Il compito dello Stato, piuttosto, è di sostenere e promuovere i soggetti sociali che favoriscono lo sviluppo delle virtù indispensabili alla realizzazione del bene comune e di usare la legge per sanzionare i comportamenti e gli atti che violano la giustizia e il bene comune. Quindi lo Stato giusto è lo Stato sussidiario, cioè quello che promuove la sussidiarietà verticale e orizzontale.
Quali siano le condizioni e le misure “che consentono e favoriscono negli esseri umani, nelle famiglie e nelle associazioni”, cioè nella società, “il conseguimento più pieno e più rapido della loro perfezione” non si può definire una volta per tutte.  Dipende dalle esigenze delle persone e dalle circostanze storiche. 

Esistono, però, alcune “indicazioni di fondo”, che sono irrinunciabili. (CDS 166) Quindi, la traduzione concreta del principio del bene comune va individuata nelle varie epoche tramite un’indagine razionale di tipo induttivo ed è una scelta che può essere modificata al cambiare delle condizioni e delle circostanze.[2] Questo è il punto più delicato. Il pensiero dominante, infatti, ritiene che le diverse concezioni del bene, specie in una società multietnica e multiculturale, siano reciprocamente incompatibili e che il conflitto tra di esse sia razionalmente irrisolvibile, per cui propone la prospettiva della democrazia procedurale, in cui il criterio di verità delle norme coincide col rispetto delle procedure formalmente previste dai regolamenti politici. 
Tale posizione dà per scontata l’incapacità dei singoli uomini e donne di   confrontare le proprie idee di vita buona e di arrivare, attraverso il dialogo pubblico, ad una comune formulazione delle regole che consentono a ciascuno di realizzare meglio il vero bene umano. Ma senza una vera condivisione, le regole rischiano di essere percepite come un arbitrio e diviene difficile trovare le ragioni per rispettarle e farle rispettare. Se vogliamo evitare una deriva autoritaria o, all’opposto, di dover rinunciare all’idea regolativa della giustizia, dobbiamo riprendere la strada della ricerca del bene comune.





[1]              I numeri tra parentesi si riferiscono ai paragrafi del Compendio della Dottrina sociale della Chiesa (2004) in cui compaiono le parole citate.
[2]              Cfr. su questi aspetti J. Maritain, 1951. 

venerdì 10 novembre 2017

“...NON GUARDARE DAL BALCONE"

IL CROCEVIA

PER UN PERCORSO ELEMENTARE DI CULTURA - Condotto da Don Agostino Tisselli

“...non guardare dal balcone.”
PAPA FRANCESCO IN PIAZZA A CESENA

ANNO TERZO - PARTE PRIMA - 3 INCONTRI EVENTO DAL 23/11/2017 ALL’11 /01/2018

La Terza Edizione nasce come conseguenza al discorso di Papa Francesco tenuto domenica 1 ottobre in Piazza del Popolo a Cesena, e che ha avuto come soggetto primario la politica. Questo discorso è stato per noi un invito singolare ad “uscire” nella nostra città per “riscoprire il valore di questa dimensione essenziale” dell’umana convivenza. “Non guardare dal balcone” è un invito a riconoscere che la politica è una necessità per i cattolici



LA FEDE VISSUTA ORIGINA POLITICA, PRIMA FORMA DI CARITÀ.
Se la fede non diventa politica non opera educazione
Perché altrimenti permette di presentare ed approvare leggi che creano mentalità non adeguata alla verità, cioè non rispondente al bene della persona, della società e non attinente alla cultura e alla storia del popolo.

Se la fede non diventa politica non difende la libertà
Perché la libertà nasce dalla singola persona, che ama la verità più della sua stessa vita e non dal “pensiero unico” o dalla maggioranza di turno. In questo senso la fede è fondamento della vera democrazia e lotta contro ogni forma di totalitarismo e dittatura.

Se la fede non diventa politica non promuove la persona

Perché non incrementa l’amore, il matrimonio, la coniugalità, la natalità, la famiglia, la sacralità della vita e non favorisce la formazione e lo sviluppo del popolo, ma l’affermarsi della logica di massa (facilmente manovrabile) che rende anonima la persona e la sua presenza responsabile nella società.

venerdì 29 settembre 2017

LA LIBERTA’ RELIGIOSA: UN DIRITTO A RISCHIO

PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA
CESENA 7/22 OTTOBRE 2017

Il 7 Ottobre aprirà presso il salone di Palazzo Ghini una mostra sul tema della libertà religiosa dal titolo: La libertà religiosa: un diritto a rischio.

Perche questa mostra?

Nel XXI secolo, dopo l' attentato alle Torri gemelle di New York, gli episodi di violenza più efferati e odiosi sono stati perpetrati non per ragioni ideologiche, come nel Novecento, ma per ragioni religiose. Di fronte a tanto orrore e a tanto dolore qualcuno potrebbe desiderare si realizzasse il sogno messo in musica da John Lennon nella sua canzone “Imagine”:  
Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace…
Ma per quanto suggestiva sia la musica che la propone, questa prospettiva è profondamente sbagliata e ultimamente disumanizzante.
Il cuore dell' uomo, infatti, non può fare a meno di cercare una risposta alla sua inquietudine e un senso alla fatica del vivere.
L’illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica convivenza, è in realtà l’origine della divisione e della negazione della dignità degli esseri umani....Una libertà nemica (di) o indifferente verso Dio finisce col negare se stessa e non garantisce il pieno rispetto dell’altro.” ( Benedetto XVI nel Messaggio per la XLIV Giornata della Pace)

La mostra propone un percorso articolato su tre tappe

la prima, dal titolo “La libertà religiosa è un diritto umano fondamentale”, illustra sinteticamente la “storia” del concetto, ne presenta le principali formulazioni e giustificazioni, sia da parte delle istituzioni laiche che da parte delle chiese, e cerca di approfondirne i contenuti, cioè di esplicitare i tanti aspetti/diritti   che esso implica/contiene (es. dimensione pubblica/privata; educazione dei figli, ecc.).

La seconda tappa, intitolata “Quanto è rispettata la libertà di religione”, presenta un quadro delle più significative situazioni di violazione della libertà religiosa e di esplicita persecuzione dei credenti. In questa parte si avvale anche di pannelli predisposti dalla ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) sulla persecuzione dei cristiani nel mondo. Oltre a questi, però, propone le forme, certo più sottili e meno clamorose, ma forse non meno pericolose, attraverso cui nei paesi occidentali si sta configurando una messa a rischio radicale di questo fondamentale diritto.

Infine, la terza tappa, intitolata “Come tutelare e promuovere il diritto alla libertà religiosa”, presenta le più diffuse prospettive politico- ideologiche per la soluzione del problema del rispetto della libertà religiosa, ne evidenzia i limiti e propone una ipotesi di soluzione più adeguata rilanciando l’ipotesi del “dialogo tra istituzioni civili e religiose” proposto da Benedetto XVI nel Messaggio per la XLIV Giornata della Pace e ripreso in più occasioni da Papa Francesco.

Siamo convinti che questa iniziativa sia particolarmente importante per i giovani, specie in questo momento storico in cui le “battaglie” per i diritti tendono a rendere sempre più problematico lo stesso concetto di “diritti umani fondamentali” e che appare caratterizzato, per molti cattolici, dal rischio di accettare una concezione privatistica della fede.

                                                                                                        Prof.  Ivo Colozzi
Curatore della mostra