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martedì 30 aprile 2024

"CON LE VOSTRE LEGGI DEMOCRATICHE VI INVADEREMO, CON LE NOSTRE LEGGI RELIGIOSE VI DOMINEREMO"

 GIULIO MEOTTI

Erdogan, “il moderato”, lo ha detto chiaramente: “La democrazia è un tram, lo prendi fin che ti serve e poi scendi”. Qualcosa del genere staranno pensando milioni di islamici nell’Europa da cui arrivano video incredibili. C’è da avere paura, molta paura. Forse un giorno per le nostre strade fustigheranno le donne che non portano il velo?

“Il Califfato è la soluzione

Amburgo Marcia per il Califfato 28/4
”, urlano gli islamisti scesi in piazza ad Amburgo, racconta la Welt. In questa città che è anche uno stato, una città-stato che ha fra le massime concentrazioni industriali del paese, libera e anseatica secondo le antiche carte, gli islamici hanno inneggiato al Califfato, scandito “Allahu Akbar”, sventolato bandiere raffiguranti la Shahada e alzato l’indice, simbolo degli islamisti. Tutto perfettamente legale. La polizia ha affermato che “invocare l’avvento del Califfo non è un crimine”. Anche a Essen, nella Ruhr, marciano per il califfato.

È la parola del momento: califfato. Ha un suono amichevole. Come un ricordo da Mille e una notte, un luogo dove si balla e il piatto di datteri non è mai vuoto. Il califfo sarà un uomo gentile e saggio proveniente da una casa regnante perduta da tempo. Una bella favola.

Ma califfato significa sottomissione. Ci sono i musulmani e coloro che si convertono all’Islam. Chiunque vada contro l’Islam sarà ridotto in schiavitù o ucciso. Non con l’iniezione letale o sulla sedia elettrica, ma con lunghi coltelli che separano la testa dal corpo. È un culto di morte brutale. Adulterio significa lapidazione, furto significa taglio di una mano e i “fluidi”, che spopolano nelle nostre università, vengono gettate dai tetti (Isis), sepolti sotto un muro (Talebani) o appesi alle gru (Iran).

“Gli islamisti del Califfato ci ballano in faccia” scrive la Bild. “Il patetico appeasement dell'Occidente nei confronti degli estremisti islamici”, come lo definisce Ayaan Hirsi Ali. “L’immigrazione di massa su una scala senza precedenti sta trasformando la demografia delle società europee e accelerando l’islamizzazione del continente”.

I nostri tg hanno completamente ignorato la marcia islamica, preferendo l’immarcescibile adunata di Dongo.

Chi legge Corriere o Repubblica o Stampa non sa niente delle scene inquietanti di Amburgo..

E pensare che Amburgo è la città dell’11 settembre“Mohammed Atta non era un terrorista quando venne ad Amburgo” scriverà sul Guardian il suo preside, Dittmar Machule. “È diventato un fanatico mentre era qui tra noi. Ho paura che possa accadere di nuovo”. Amburgo, la più liberal delle città tedesche, era un ambiente ideale. I funzionari tedeschi diranno che erano riluttanti a prendere di mira le moschee e rischiare accuse di razzismo e islamofobia.

La storia si ripete. La Cristianità era lo scudo protettivo contro l’islamizzazione.E non a caso Amburgo è anche la città dove due terzi delle chiese dovranno essere chiuse nei prossimi anni e nella seconda più grande città tedesca ci sono già 50 moschee. La Welt (“più moschee che chiese”) rivela che le 52 moschee hanno già superato le 40 chiese cattoliche ad Amburgo.

“Un viale trafficato nel Quartiere Horn di Amburgo. 60 anni fa qui è stata edificata la Chiesa di Cafarnao: un moderno edificio in mattoni, cemento e vetro con una torre esagonale. Ora la chiesa non è più una chiesa, ma una moschea”. Lo racconta Deutschelandfunk Kultur. “Nell'atrio della chiesa di Cafarnao, le persone si riuniscono per una visita guidata del monumento. La luce entra nella sala attraverso piccole vetrate disposte a nido d'ape. La comunità musulmana ha rimosso la croce cristiana dal campanile. La scritta araba ‘Allah’ ora può essere letta in cima”.

Quando si inneggia al califfato, non si tratta di cori come negli stadi o nelle manifestazioni sindacali, ma di una minaccia in forte espansione in tutta Europa. Un oratore ad Amburgo ha annunciato che “le carte saranno rimescolate” quando il “gigante dormiente si risveglierà”.Di quale gigante parlano? E’ stato uno scrittore ebreo scampato alla Shoah, Ralph Giordano, a mettere in guardia per prima la Germania contro l’islamizzazione. “Ci siamo mai chiesti perché le moschee che crescono come funghi vengono dedicate ai conquistatori ottomani?”.

Ralph Giordano: Madre ebrea tedesca e padre siciliano, Giordano non potè finire gli studi a causa del regime di Hitler, ma fu salvato insieme al resto della famiglia da una donna di Amburgo, che li nascose in cantina. Dopo la guerra, Giordano si iscrisse al partito comunista e vi militò fino a quando decise di lasciare i compagni, pubblicando Il partito ha sempre ragione. In un articolo per la FAZ, Giordano scrisse: “Voglio poter dire che non voglio vedere burqa o chador per le strade tedesche, non più di quanto non voglio sentire le chiamate dei muezzin dai minareti. Né adatterò la mia visione della libertà di espressione a un demone che la interpreti come segue: ‘Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la propria opinione in un modo che non sia contrario alla legge della Sharia’. No e tre volte no!”.

“Ultima chance prima della sharia”, titola il nuovo numero del mensile Causeur. E poi cosa ci aspetta? Scrive Ed Husain, uno dei maggiori intellettuali musulmani del Regno Unito, consigliere di Tony Blair: “Ci aspettano mini califfati. Ci sono migliaia di moschee in tutta Europa e trenta milioni di musulmani”.

Ayaan Hirsi Ali ha appena pubblicato un video in cui musulmani inglesi spiegano come intendono prendere il potere. Logorando la democrazia e svuotandola dal suo interno.

Alla Bild un dirigente della sicurezza statale ha appena lanciato l'allarme: “Sempre più genitori di bambini tedeschi si rivolgono ai centri di ascolto perché i bambini cristiani vogliono convertirsi all’Islam in modo da non essere più esclusi dalla scuola. Nelle scuole delle grandi città la percentuale di studenti musulmani supera ampiamente l'80 per cento: Berlino, Francoforte, Offenbach, Duisburg, Essen”.

Zone vietate agli ebrei in Germania, “giudici di pace” che usano la sharia, scuole che mettono al bando le minigonne per evitare noie, muezzin che chiamano alla preghiera, case editrici che censurano i libri che criticano l’Islam, banchieri centrali cacciati per aver criticato l’Islam, professori critici dell’Islam costretti a fare lezione con i giubbotto antiproiettile, un presidente in visita in una scuola che si vede ritirare la mano da una studentessa con il velo, insegne stradali in araboleader di partito che aprono alla legge islamica, ronde della sharia nelle strade, violenze sessuali di massa, attacchi nelle scuole a chi non rispetta l’Islam, boom di matrimoni forzatistudenti che chiedono l'introduzione di rigide regole islamiche.

Ma dire che la Sharia avanza in Europa è un “complotto di estrema destra”, giusto? (…)

30 aprile 2024

Leggi tutto qui  https://substack.com/inbox/post/144089897

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sabato 16 marzo 2024

IRLANDA: LA BATTAGLIA PER LA RAGIONE

IL POPOLO HA VOTATO NO AI PAZZI INGEGNERI SOCIALI CHE VOLEVANO CANCELLARE LE MADRI DALLA COSTITUZIONE.

 Il flop dei referendum irlandesi, promossi dalle élites e bocciati dal popolo

E così i tempi cambiano. E in Irlanda, forse, sono cambiati più velocemente che in qualsiasi altro posto dell’Europa occidentale.

Ogni nazione è costruita attorno a una storia e a un mito fondativo. Il mito fondativo della Repubblica irlandese era quello di una nazione celto-cattolica che si liberava dalle catene dell’impero britannico e costruiva un paese per il proprio popolo attorno ai propri valori. Ora, con la globalizzazione anzi il globalismo, ne è emersa una nuova, un nuovo mito. La Nuova Irlanda è progressista. È individualista. È tollerante. È irreligiosa. È digitale. È woke. Ora ha persino un presidente che imputa il massacro di cristiani in Nigeria al clima.

L'Irlanda l'8 marzo è andata alle urne per il suo referendum sul cambiamento costituzionale. Questa volta l'obiettivo del governo woke era quello di modificare la formulazione dell'articolo 41, che è “volto a promuovere e tutelare l'istituto familiare”. La domanda è: cos’è una madre? L’attuale costituzione recita:

“Lo Stato riconosce che con la vita domestica la donna fornisce allo Stato un sostegno senza il quale il bene comune non può essere realizzato”. Patriarcale e sessista, il governo proponeva di sostituirla con una nuova versione:

“Lo Stato riconosce che la prestazione di assistenza reciproca dei membri di una famiglia in ragione dei vincoli che esistono tra loro, fornisce alla società un sostegno senza il quale il bene comune non può essere realizzato”.

Molto meglio, no? Niente più “donne” e “madri”. Evviva! La liberazione dall’oppressione è compiuta!

No, il popolo irlandese ha rigettato gli ingegneri sociali e votato per tenersi la vecchia costituzione, riconoscendo che le ombre erano ombre. “Il popolo irlandese si è espresso e ha dato una bastonata al governo e ai partiti” scrive la senatrice Sharon Keogan. “Le donne non vogliono essere ridotte a un linguaggio non di genere. Per quanto mi riguarda, non ho considerato la cancellazione delle parole ‘donna o madre’ come qualcosa degno di essere portato avanti”. Mary Harrington su Unherd spiega che si tratta di una ossessione delle élite: come dovranno sentirsi tutte quelle madri che coniugano vita domestica e lavorativa? The Critic fa notare che è davvero surreale e ironico (davvero?) che a voler cancellare la maternità siano i progressisti. Lo Sinn Fein voleva abrogare le madri dalla Costituzione, ma è filo Hamas.

(…)

L’ho chiesto a John Waters, l’intellettuale più libero e anticonformista d’Irlanda.

Perché questa ossessione di cancellare la maternità?

Non ha nulla a che fare con il progresso, che è solo una parola carina (non per me!) per attirare le persone stupide. Ci sono diverse ragioni per cui si voleva cambiare il riferimento alle madri e alle donne in casa: eliminare il diritto che le famiglie hanno nei confronti dello Stato attraverso la madre di essere sostenute quando i tempi sono duri; ma anche di eliminare le parole ‘donna’ e ‘madre’ perché in futuro si vuole parlare di Genitore 1 e Genitore 2. La loro affermazione che l’articolo 41 è ‘sessista’ è una bugia. Offre alle madri la possibilità di prendersi cura dei propri figli da sole, nella casa familiare. Esiste un altro articolo (articolo 45) che garantisce il diritto della donna a lavorare fuori casa se lo desidera. Sono dei bugiardi disgustosi. Niente di quello che esce dalle loro bocche è la verità. L'altro emendamento riguarda principalmente la creazione di una vaga ridefinizione del concetto di ‘famiglia’ in modo che possano portare sempre più emigranti, per sostituire la popolazione indigena - già ben avanzata, comprese le famiglie musulmane che praticano la poligamia e sono quindi ‘discriminate’ secondo l'attuale legislazione irlandese.

GIULIO MEOTTI

tratto da       https://meotti.substack.com/p/mamma-la-parola-piu-bella-mai-pronunciata?utm_campaign=email-post&r=jotp0&utm_source=substack&utm_medium=email

 

 

lunedì 4 marzo 2024

ERO UN ERETICO AL NEW YORK TIMES

 Confessioni-capolavoro di un giornalista: "I colleghi mi chiesero il mio panino preferito. Risposi uno al pollo fritto. Ma era di proprietà di cristiani contrari alle nozze gay. E mi distrussero"

 

“Ripetiamo a pappagallo slogan in cui non crediamo per proteggere i mezzi di sussistenza, come il fruttivendolo di Václav Havel”. Così la giornalista che se ne è andata dal New York Times, Bari Weiss, in un saggio sul giornale tedesco Die Welt. Il riferimento è alla famosa storia di Havel, drammaturgo, dissidente e presidente ceco dopo il comunismo. "Un fruttivendolo espone tra le mele e le carote una frase: ‘Lavoratori di tutto il mondo unitevi’. Perché lo fa? Perché così facendo dichiara la propria fedeltà, nel solo modo che il regime è in grado di recepire, accettando il rituale prescritto e le regole fissate del gioco”. 

Questa era la Cecoslovacchia comunista degli anni Sessanta e Settanta, che Louis Aragon definì “il Biafra della mente” e Heinrich Böll un “cimitero culturale”, per descrivere la sterilità, la persecuzione e il silenzio che le autorità filosovietiche avevano imposto alla vita culturale di Praga

Ecco cosa succede invece nel 2024 nel più blasonato giornale mainstream e liberal (ma non per questo meno ideologicamente servile) se non esponi la frase :

“Woke di tutto il mondo unitevi”.

 

Adam Rubenstein sull’Atlantic di questa settimana ha pubblicato un clamoroso articolo-confessione sotto il titolo di “Ero un eretico al New York Times”:

Adam Rubenstein
“Ero felice che qualcuno come me, con un background di scrittura per pubblicazioni di centrodestra, fosse il benvenuto sul giornale dei record. In uno dei miei primi giorni al New York Times, sono andato a un orientamento con più di una dozzina di altri nuovi assunti. Ho dovuto rispondere a una domanda che mi chiedeva quale fosse il mio panino preferito. Mi è venuto in mente Super Heebster di Russ & Daughters, ma ho pensato che citare un panino da 19 dollari non fosse un ottimo modo per conquistare nuovi amici. Così ho detto: ‘Il sandwich al pollo piccante di Chick-fil-Ae ho pensato di aver rotto il ghiaccio. Il rappresentante delle risorse umane che guidava l’orientamento mi ha rimproverato: ‘Non lo facciamo qui. Odiano i gay’. La gente cominciò a schioccare le dita in segno di acclamazione. Non avevo pensato che Chick-fil-A fosse trasgressivo negli ambienti liberal per l’opposizione del suo presidente al matrimonio gay. ‘Non la politica, il pollo’, ho detto subito, ma era troppo tardi. Mi sono seduto, vergognandomi”.

 

Non è un problema di differenza di idee. Non è neanche appartenenza politica settaria, è piuttosto uno “state of mind”. Al New York Times credono davvero di essere superiori antropologicamente. E questo li ha portati a diventare la bandiera di un politicamente corretto perbenista e censorio, fino al ridicolo. Fino a non voler mangiare il pollo fritto “omofobo”. Un conformismo che accende fuochi fatui e palustri.

Al New York Times puoi decidere che le donne non sono più donne ma “mestruatrici”, puoi stabilire che la parola “black” vuole la maiuscola e “white” il minuscolo, puoi domandarti se l’estinzione del genere umano non sia cosa buona e giusta per il clima o se non sia il caso di “cancellare Aristotele” visto che era a favore della schiavitù. Ma se un giornalista mangia il pollo fritto di un’azienda conservatrice, questo si merita la gogna.

 

A spicy sandwich and ideological battles
Dan Cathy, imprenditore cristiano presidente della catena di fast food Chick-Fil-A, 1614 ristoranti sparsi per gli Stati Uniti con quartier generale in Georgia, a una conferenza aveva dichiarato: “Siamo per la famiglia, secondo la definizione biblica di nucleo familiare. Siamo un’azienda a conduzione familiare e siamo sposati con le nostre prime mogli. Ringraziamo Dio per questo. Siamo disposti a tutto per rafforzare le famiglie”. Non è favorevole al matrimonio gay, insomma. E questo ha scatenato la reazione woke, fino ai sindaci di Chicago e Boston, Thomas Menino e Rahm Emmanuel, che si sono opposti all’apertura di punti vendita nella propria città.

 

Rubenstein, giornalista ebreo conservatore, continua sull’Atlantic ricordando gli editoriali del Times firmati da Moammar Gheddafi, Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin che non hanno prodotto alcuna polemica interna alla redazione. "L'anno scorso abbiamo pubblicato un articolo del sindaco di Gaza City nominato da Hamas e pochi sembravano preoccuparsene", scrive Rubenstein sull’Atlantic. "Hanno pubblicato la difesa del portavoce del Partito comunista cinese, Regina Ip, della repressione omicida della Cina sulle proteste a favore della democrazia a Hong Kong e un articolo di un leader dei Talebani, Sirajuddin Haqqani (nella cui casa è stato ucciso il leader di al Qaeda Ayman al-Zawahiri). Nessuno di questi ha suscitato scalpore.

Ma se il giornale sia disposto a pubblicare opinioni conservatrici su questioni politiche controverse, come il diritto all'aborto e il Secondo Emendamento, rimane una questione aperta. ‘Lo Stato di Israele mi mette molto a disagio’, mi ha detto una volta un collega. Questo era qualcosa che ero abituato a sentire dai giovani progressisti nei campus universitari, ma non al lavoro. C’era la sensazione che pubblicare occasionalmente voci conservatrici facesse sembrare il giornale centrista. Ma presto mi sono reso conto che le voci conservatrici che pubblicavamo tendevano ad essere d’accordo con la linea liberal".

The New York Times for Kids section often
pushes LGBTQ ideology to children.

Una vota la stampa in Occidente si permetteva il lusso della libertà, si avventurava dove non si aspettava di trovare la verità, metteva in discussione l’ufficialità socialmente accettata, ora questo compito sembra essere stato delegato a pochi superstiti di quello spirito d’avventura oltre la coltre del conformismo che, invariabilmente, pagano un prezzo molto alto. D’altronde, la libertà non è un pasto gratis…

(…)

Dal Guardian anche Hadley Freeman se ne è dovuta andare in quanto “bigotta”. Freeman aveva criticato, da donna, il transgender. L’uomo del meteo di France 2 (l’equivalente di Rai 1), Philippe Verdier, è stato cacciato dalla televisione di Stato per aver scritto un libro sui cambiamenti climatici, denunciando molte tesi assurde di “allarmisti” e “catastrofisti”. 

Wolfgang Wagner, direttore della rivista Remote Sensing, si è dimesso dopo un articolo che metteva in dubbio il cambiamento climatico provocato dall'uomo e secondo cui i modelli computerizzati del clima hanno gonfiato le proiezioni dell'aumento della temperatura. 

Jonathan Bradley è stato cacciato da un giornale studentesco per aver difeso idee cattoliche sull’omosessualità e il gender.

Ian Buruma
Il direttore della New York Review of Books, il liberal Ian Buruma, che ha pubblicato libri in Utalia anche con Einaudi e Mondadori, è caduto per aver pubblicato un articolo critico del Me Too.

Si è dimesso dal New York Magazine Andrew Sullivan, dopo che non gli hanno pubblicato un articolo contro Black Lives Matter. David Mastio era vice redattore della pagina degli editoriali di USA Today (il più venduto giornale d’America), fino a quando ha “peccato” per aver definito l'idea che gli uomini possano rimanere incinti un’“opinione”.

 Il quotidiano scozzese di sinistra West Highland Free Press ha cacciato un giornalista e un editorialista per aver osato scrivere di Islam. E Tara Henley, una delle più note giornaliste canadesi, si è dimessa dalla dalla tv pubblica dopo averla accusata di costringere i dipendenti ad “aderire con entusiasmo a un'agenda radical”.

 

“Non la politica, il pollo”. Che slogan fantastico, degno di Havel e del rinoceronte di Ionesco, e che andrebbe stampato in fronte a tutti i fanatici woke e sotto alla testata di tutti i quotidiani italiani.

Anche se è una di quelle famose speranze che sono le ultime a morire ma che, infallibilmente, muoiono, in questo “Biafra woke” che sembra essere diventato l’Occidente.

 tratto da  Newsletter di Giulio Meotti.  Invitiamo a leggerla e a valutare un abbonamento 

 

sabato 17 febbraio 2024

QUELLA RADICE DA STRAPPARE VIA: UNA TESTIMONIANZA SUL 7 OTTOBRE 2024


Il 28 maggio 2006 è una data destinata ad entrare nella memoria collettiva dell'Europa. Il Papa tedesco Benedetto XVI che andò ad Auschwitz a parlarci della teodicea, il problema di Dio di fronte alla storia della sofferenza.

“Il passato non è mai soltanto passato”, disse Ratzinger.

Anche sull'oggi incombono potenziali tragedie.

Nel cuore degli uomini, disse, “forze oscure” si annidano e “l’abuso del nome di Dio induce i terroristi a colpire vittime innocenti”. Tre mesi dopo avrebbe detto le stesse cose sull’Islam a Ratisbona.

Al popolo ebraico, Ratzinger da Auschwitz riservò parole toccanti: furono “messi a morte come pecore da macello”, perché i nazisti “volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità, eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra”.

Uccidendo questo popolo, aggiunse Benedetto, i nazisti “volevano strappare la radice su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sè”.

SIAMO TORNATI LÌ, A QUELLA RADICE DA STRAPPARE VIA. Ora c’è una nuova ideologia che ha deciso che il frutto della storia e della religione del nostro tempo, la civiltà ebraico-cristiana e la cultura dei diritti umani che ne è figlia, è uno strumento di oppressione da fare a pezzi in nome della scelta demoniaca di radere al suolo la civiltà.

LA TESTIMONIANZA PIÙ VERA SUL 7 OTTOBRE È QUESTA:

“Mi chiamo Prof. Aryeh Eldad dell'ospedale Hadassah Ein Kerem. Anni fa ho fondato la Skin Bank in Israele, che è la più grande del suo genere al mondo. La banca della pelle contiene pelle per la cura quotidiana e per i tempi di guerra. La banca della pelle si trova nell'ospedale ‘Hadasa Ein Kerem’ di Gerusalemme, dove ero direttore del reparto di chirurgia plastica. Un giorno mi è stato chiesto di inviare la pelle per una donna musulmana di Gaza, che era stata ricoverata nell'ospedale ‘Soroka’, dopo che i suoi familiari l'avevano

 Hadassan Medical Center
bruciata. Tali orrori si verificano abbastanza spesso nelle famiglie musulmane quando si sospetta che la donna abbia avuto una relazione. Abbiamo fornito tutto l'omotrapianto (cellule della pelle dei donatori) necessario per il suo trattamento. È stata curata con successo dal mio amico e collega, il Prof. Lior Rosenberg ed è stata rilasciata nella sua casa a Gaza. È stata invitata a regolari visite di controllo presso la clinica ambulatoriale di Be'er Sheva.Un giorno è stata sorpresa al valico di frontiera con addosso una cintura esplosiva. La sua missione era quella di farsi esplodere nell'ambulatorio dell'ospedale dove le era stata salvata la vita. Dopo un'indagine sembra che la sua famiglia le avesse promesso che se l'avesse fatto l'avrebbero perdonata. Questo è un conflitto culturale, o meglio una guerra tra civiltà e barbarie. Ecco cosa attende il mondo se lui non si prende cura di fermarlo”.

Il male esiste. E non c’è male più puro ed efficiente di un Dio di morte che ordina agli uomini di seguirlo per bruciare la civiltà.

E il fuoco attizza di più quando la civiltà è una vecchia impalcatura pericolante.

(tratto da un articolo di Giulio Meotti: "quando un Dio di morte ordina l'olocausto di una civiltà")

lunedì 12 febbraio 2024

IN MEMORIA DELLE CHIESE SUICIDATE

Costruite 1.500 anni fa da uomini veri, ora profanate da eunuchi morali. Una simile civiltà non merita di essere rimpiazzata?

 GIULIO MEOTTI

10 FEB 2024

 La scorsa estate ho scritto che la Cristianità ci ha lasciato un tesoro che noi mollaccioni ora vendiamo. A gennaio ho scritto che la Cristianità occidentale rischia di morire di ridicolo, il cretinismo di cui hanno parlato alcuni coraggiosi intellettuali atei. E che è già in corso un rimpiazzo religiosoAmmetto che era più difficile per me prevedere che nelle cattedrali più gloriose d’Europa narrate da Jean Gimpel e ancora non sconsacrate, non demolite o vendute al miglior offerente, avremmo organizzato dei rave party.


Nel 1904 un saggio pubblicato su Le Figaro a firma di Marcel Proust, il più grande scrittore francese del Novecento di madre ebrea, padre cattolico e lui stesso agnostico e che diverrà un libro, In memorie delle chiese assassinate, denunciava: “Non solo il governo non sovverrà più alla celebrazione delle cerimonie rituali nelle chiese, ma potrà trasformarle in tutto ciò che gli piacerà: museo, sala di conferenze, casino da gioco. L’anticlericalismo ispira enormi idiozie. Sconsacrare quella basilica significa ritirarne l’anima che le resta. Quando si sarà spenta la piccola lampada che brilla in fondo al coro, non sarà più che una curiosità archeologica. Vi si respirerà l’odore sepolcrale dei musei”.

 Ora la cattedrale più antica e iconica d’Inghilterra, Canterbury, ospita migliaia di persone scese in pista per ballare.

Michel Onfray ha appena scritto un libro, Patience dans les ruines. L’ateo si mette sulle tracce di Sant’Agostino. Onfray scrive che non possiamo farci molto, quando una civiltà viene giù. E sicuramente è un suicidio misterioso che la Cristianità sia l’unica grande religione a consentire questa decadenza sfacciata, esibita, persino giustificata: le sinagoghe e le moschee si farebbero abbattere piuttosto che offrirsi così allo spirito del tempo (si salvano ancora un po’ le chiese ortodosse).

Canterbury
La cattedrale di Canterbury è stata fondata nel 597 ed è un sito patrimonio dell'umanità. Dopo i Racconti di Canterbury di Chaucer e Assassinio nella cattedrale di Eliot, i rave party. E pensare che aveva resistito alla Guerra dei Cent'anni, a quella delle Due rose e ai bombardamenti tedeschi. Così ora muoiono le civiltà, non con uno schianto, ma con un balletto.

 La grande cattedrale di Norwich (XI secolo), sempre per attrarre fedeli, ha installato nella navata un Helter Skelter, il famoso scivolo elicoidale da luna park. 

Rochester
La cattedrale di Rochester (VII secolo, la seconda più antica d’Inghilterra) è stata invece trasformata in un campo da golf a nove buche. Nel circo Barnum che è diventato il cristianesimo occidentale una cosa così non si era mai vista. Vero che in Olanda, precipizio di tutte le chine culturali, ci sono antiche chiese trasformate in piste da skateboard, ma sconsacrate. A Rochester hanno costruito un parco divertimenti in una cattedrale del 604 d.C.. 

E la cattedrale di Liverpool, la più grande d’Inghilterra? Ha installato Gaia, una replica della terra. Ma solo perché la cattedrale di Liverpool aveva già ospitato un rave party e non sapeva come stupire nuovamente i borghesi. Motivo? “Pagare le spese di manutenzione” del maestoso luogo di culto, ormai senza fedeli.

Liverpool

Il capo della Chiesa scozzese si è portato avanti con il lavoro e ha consentito che il Corano venisse letto nella Cattedrale di Glasgow.

Ma non è solo l’Inghilterra protestante.

La cattedrale di Santo Stefano a Vienna, con la benedizione del cardinale Christoph Schönborn, ha ospitato un concerto della drag queen Conchita Wurst, un austriaco nata Thomas Neuwirth, transessuale barbuto che i pappagalli della stampa acclamarono come il simbolo dell'Europa "tollerante" e "non discriminatoria". Gente vestita da diavolo, in tute in latex, con le piume e le calze a rete. Povero Eugenio di Savoia, che il 12 settembre 1683 fermò i turchi che assediavano Vienna e che riposa nella cattedrale.

 D’altronde uno "spazio per la preghiera musulmana" è sorto nella chiesa di Saint-Sulpice, la seconda chiesa più grande di Parigi dopo Notre Dame, ma la più importante per il culto cattolico. C’è stata anche la recita della Fatiha, la sura di apertura del Corano. Imam hanno annunciato Maometto.

Per la prima volta in 700 anni, canti e sure islamiche hanno risuonato nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze sotto la Cupola del Brunelleschi. E nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma, il Corano alla cerimonia per Jacques Hamel, ucciso sull’altare dai terroristi islamici.FI

Nella sua celebre Introduzione al cristianesimo del 1967, Joseph Ratzinger riportava la variante di un apologo del filosofo danese Soren Kierkegaard come metafora del Cristianesimo: il circo che s’incendia, il clown che va a chiamare aiuto al villaggio vicino, la gente che non gli crede e “ride fino alle lacrime” alla sua disperazione, il villaggio e il circo che vengono distrutti dalle fiamme. Ci siamo.

Solo che ora il clown di Ratzinger apre le porte dell’Occidente al turco.