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giovedì 2 marzo 2023

IMMAGINA UN CARDINALE ERETICO

MCELROY E LE SUE ERESIE SU"AMERICA MEDIA"

In un articolo su America, la rivista dei gesuiti, il card. McElroy guarda con favore a diaconato femminile, accesso alla Comunione per divorziati risposati, coniugi sposati solo civilmente e persone Lgbt che non hanno rinunciato al loro stile di vita. Ma le sue posizioni contraddicono il Magistero e le Sacre Scritture.

Il cardinale e vescovo di San Diego, Robert McElroy, a fine gennaio ha inviato alla rivista dei gesuiti America alcune sue riflessioni sullo stato attuale in cui versa la Chiesa.  (Vedi link in calce)

Papa Francesco e il neo Cardinale Robert McElroy
Vescovo di San Diego, 27 agosto 2022

La rivista ha pubblicato queste riflessioni con il titolo: “ Il cardinale McElroy sull’“inclusione radicale” per le persone Lgbt, per le donne e per altri soggetti nella Chiesa cattolica”: una summa dell’ecclesialmente corretto dove le parole chiave sono inclusione, condivisione e discernimento.

Un articolo pieno zeppo di stereotipi, un eccellente paradigma delle posizioni progressiste che si sono affacciate nei sinodi degli anni passati, di quelli presenti e - così temiamo - di quelli futuri. Insomma, un’efficace sintesi delle teorie eretiche interne alla Chiesa con cui già abbiamo avuto a che fare e con cui dovremo fare i conti anche a breve.

Facendo riferimento appunto ai sinodi del passato e del prossimo futuro, il cardinale si dice favorevole al diaconato femminile e guarda con molta indulgenza l’accesso alla Comunione per i divorziati risposati, per i coniugi sposati solo civilmente e per le persone Lgbt che non hanno rinunciato al loro stile di vita.

McElroy indica tre strade per far accedere queste categorie di persone alla santa Comunione.

La prima: siamo tutti feriti dal peccato, egli afferma, e quindi - questo il sottinteso del ragionamento del cardinale - non si capisce il motivo per cui alcune ferite siano di impedimento all’accesso all’Eucarestia e altre no.

Risposta: alcuni peccati sono così gravi, i cosiddetti peccati mortali, che hanno la forza di rompere il rapporto di amicizia con Dio. Quindi, prima occorre ricostruire questo vincolo con Dio tramite la Confessione e dunque prima occorre pentirsi di quel peccato e decidere di non commettere più alcun peccato e solo dopo si potrà ricevere la Comunione. In caso contrario, non solo gli adulteri e le persone che praticano l’omosessualità potranno accostarsi alla santa Comunione, ma anche gli omicidi, i ladri, i violentatori, i truffatori, gli abortisti, etc., perché anch’essi, come affermato da McElroy, dopo tutto sono persone ferite dal peccato.

Seconda soluzione proposta dal cardinale: «Mentre l’insegnamento cattolico deve svolgere un ruolo critico nel processo decisionale dei credenti, è la coscienza che ricopre il posto privilegiato. Le esclusioni categoriche minano tale privilegio proprio perché non possono comprendere la conversazione interiore tra donne e uomini e il loro Dio». Tradotto: la coscienza personale viene prima della dottrina, perché viene prima il dialogo interiore tra il fedele e Dio e poi il Magistero.

Risposta: la coscienza è chiamata a declinare i principi di morale e fede nelle situazioni concrete. Quindi, gerarchicamente sono più importanti questi principi, insegnati dal Magistero, che l’operato della coscienza, proprio perché questa opera rifacendosi a tali principi. McElroy, inoltre, si scorda che la coscienza può anche errare. Il soggetto, se agirà in buona fede, potrà anche non accorgersi di sbagliare, ma sta alla Chiesa illuminare la sua coscienza erronea e ricondurlo a ben pensare e a ben agire.

Terza soluzione: «La chiesa deve abbracciare una teologia eucaristica che inviti effettivamente tutti i battezzati alla mensa del Signore», scrive il cardinale, perché l’Eucarestia è un medicinale dell’anima.

Risposta.Vero è che è un medicinale, ma solo per chi ha deciso di guarire. Per tutti gli altri quel medicinale farà più male che bene, come ci ammonisce San Paolo, «perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti» (1 Cor 11, 29-30).

Occorre essere degni di ricevere il Signore e ciò per pura logica teologica di base. Infatti c’è un’oggettiva incompatibilità tra la Santissima Eucarestia e la volontà di perseverare nel peccato grave, tra la grazia che promana dall’Eucarestia e chi la rifiuta perché vuole rimanere in peccato mortale, stato in cui è assente la grazia. È stato esplicito Gesù sul punto. Ricordiamo le sue parole di fuoco rivolte al primo papa della storia, San Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt 16, 23). Sulla stessa frequenza d’onda non poteva che registrarsi San Paolo il quale mette al centro della sua ammonizione alla comunità dei Corinzi proprio il concetto di dignità: «Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice» (1 Cor 11, 27-28). Prima la Confessione e poi la Comunione.

Questa argomentazione, che non è altro che dottrina cattolica, è esplicitamente rifiutata dal cardinale americano con queste parole: «Questa obiezione dovrebbe essere affrontata a testa alta». E come l’affronta? Incidentalmente McElroy insinua che la dottrina sui peccati che attengono alla sfera sessuale (ma riguardo ai divorziati risposati e agli sposati solo civilmente i peccati non interessano solo la sfera sessuale) derivi dalla tradizione.

In realtà sono di diritto divino positivo, vedasi il sesto comandamento.

Ma il punto su cui insiste il cardinale è un altro: «Il cuore del discepolato cristiano - egli scrive - è una relazione con Dio Padre, Figlio e Spirito radicata nella vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo. La chiesa ha una gerarchia di verità che scaturiscono da questo kerygma fondamentale. La pratica sessuale, sebbene rivesta un’importanza profonda, non si trova al centro di questa gerarchia. Eppure nella prassi pastorale l'abbiamo posta al centro stesso delle nostre strutture di esclusione dall'Eucaristia. Questo dovrebbe cambiare».

Siamo concordi che il centro della fede cattolica è la Santissima Trinità che mostra il suo amore per l’uomo tramite l’incarnazione, morte e risurrezione di Cristo. Ma da questo centro di verità scaturiscono tutta una serie di condotte che sono doverose proprio perché consone a tali verità e quindi tutta una serie di divieti relativi a scelte incompatibili con questo nucleo di verità.

Che poi la pastorale si interessi spesso di tematiche Lgbt e di divorziati risposati questo accade per due motivi: primo, perché molti pastori vogliono accogliere non solo le persone omosessuali e i divorziati, ma anche l’omosessualità e il divorzio. In secondo luogo, perché oggi sui media e sui social network non si fa altro che parlare di omosessualità e transessualità.

In definitiva, l’articolo del cardinale di San Diego è interessante perché sintetizza le strategie attualmente seguite nei Paesi occidentali per tentare di sovvertire la dottrina in merito al matrimonio, all’omosessualità e alla transessualità, strategie che certamente emergeranno nel Sinodo sulla sinodalità dell’ottobre 2023.

Tommaso Scandroglio

https://lanuovabq.it/.../la-summa-di-eresie-del-cardinal...

Nota bene del CROCEVIA

Non sorprende che proprio la cosa da cui Cristo è morto per salvarci – il peccato – si registri a malapena nel saggio del Cardinale. Né leggiamo nulla del Sacramento con cui Cristo ci offre un rimedio anche per i peccati più gravi. In circa 3.000 parole sull'urgenza pastorale dell'inclusione, il Sacramento della Riconciliazione non è menzionato nemmeno una volta.

Peccato, misericordia, conversione, redenzione: tutto questo si dissolve in  banalità sull'inclusione, l'ascolto, il dialogo.Curiosamente, l'unico riferimento del saggio alla Scrittura, così com'è, è al titolo di un documento sinodale che è tratto da Isaia: "Allarga lo spazio della tua tenda". Non a caso, gli studiosi delle Scritture affermano che questo si riferisce in realtà non all'“inclusione”, ma all'espansione territoriale di Israele, cioè alla conquista.

 Dietro questa nebbia di astrazioni e luoghi comuni, si oscura il dramma fondamentale della salvezza, la sostanza stessa della Buona Novella.

Ciò che rimane è una visione della vita cristiana che manca di ogni traccia della freschezza del Vangelo. Se questa è la strada che prende il sinodo, sarà una strada che non porta da nessuna parte. E tutti noi, non ultimi quelli che si trovano nelle difficili circostanze pastorali di cui il cardinale McElroy è così sinceramente e ammirevolmente preoccupato, ne risentiremo.

Vi consigliamo di leggere il testo integrale pubblicato su America Media, perchè il saggio è molto ampio e tocca anche altri punti critici. Ne vale la pena.

 

https://www.americamagazine.org/faith/2023/01/24/mcelroy-synodality-inclusion-244587

venerdì 10 giugno 2022

L’ENIGMA DI PAPA FRANCESCO E LA CHIESA AMERICANA

Nota introduttiva. La nomina del VescovoMcElroy a Cardinale ha scosso ulteriormente le acque agitate del cattolicesimo americano. Fra i vari commenti spicca l'intervento che in parte riproduciamo del dott. Larry Ciapp. Con una analisi inaspettata e motivata in modo plausibile, sostiene  che papa Francesco — piano piano e mattone dopo mattone — stia tentando di sovvertire l'ermeneutica teologica dei due precedenti pontificati, e per questo  ha preferito McElroy.

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Ormai fa parte di un vecchio ciclo di notizie che il vescovo McElroy sarà nominato cardinale . Perché questo accade?

Robert Walter McElroy

I papi tendono a nominare persone che pensano come loro, anche se Papa Francesco ha elevato questa tendenza a una forma d'arte. E l'ala liberale della Chiesa negli Stati Uniti ha avuto molto da rallegrarsi per tutti i cappelli rossi americani nominati da Francesco;  il cappello rosso a McElroy  è stata la ciliegina sulla torta di velluto rosso dei cardinali Cupich, Tobin e Gregory.

Al contrario, altri che sono quelli dalla mia parte teologica  vedono questo come il Papa che rivolge una spalla fredda alla Chiesa americana e che considerano questa "l'ultima goccia" di una lunga serie di ultime gocceDopotutto, McElroy ha dichiarato che il linguaggio del Catechismo sugli atti omosessuali che sono "gravemente disordinati" dovrebbe essere cambiato in qualcosa di più "inclusivo" ed è chiaramente in sintonia con il progetto di p. James Martin. Altri ancora vedono la promozione di McElroy come un ripudio diretto dell'attuale leadership della Conferenza Episcopale Americana (USCCB) e delle recenti azioni dell'arcivescovo Cordileone contro la  presidente Pelosi. Penso che questo sia improbabile, anche se in Vaticano molti sono stati rallegrati dall’uscita di  Cordileone e dalla promozione McElroy.

Infine, c'è anche chi non riesce a credere che il Papa sia così sordo alle ricadute dello scandalo nella Chiesa americana procurato da Ted McCarrick (ex Cardinale di Washington e escluso dallo stato clericale il 13 febbraio 2019) da promuovere un prelato come McElroy, che è stato un collaboratore di lunga data e amico di McCarrick, ha beneficiato della promozione della sua carriera ecclesiastica, e che sicuramente doveva sapere qualcosa sulle inclinazioni più oscure di "zio Ted" e tuttavia non disse nulla. 

Francesco e il Card. Blase Cupich
Chi lo sa davvero? Ed è proprio questo il punto. In un'epoca in cui la credibilità della Chiesa nell'arena pubblica è stata fatalmente compromessa dall'incubo rotante degli scandali sugli abusi sessuali, papa Francesco avrebbe forse dovuto prenderlo in considerazione più a fondo prima di promuovere McElroy, che aveva fatto ostruzione (insieme ai cardinali Cupich e Tobin) agli sforzi dell'USCCB per fare pressione sul Vaticano per una maggiore trasparenza sullo stato dell'indagine McCarrick.

In effetti, McElroy è stato uno dei vescovi che ha votato contro una petizione dell'USCCB che premeva sul Vaticano per una maggiore trasparenza e velocità nell'indagine McCarrick

Ripeto: ha votato contro la trasparenza. Il che lo contraddistingue come qualcuno che: A) si è personalmente compromesso nella situazione di McCarrick e che sta cercando di insabbiare le cose; B) ha mostrato indifferenza verso le vittime degli abusi; C) stava semplicemente cercando di proteggere il papa dalle critiche; o D) tutto, o una combinazione, di quanto sopra.

Detto questo, penso che sia necessario identificare la questione di fondo in gioco in tutte queste preoccupazioni e critiche. Al di là di questioni particolari e prossime come la promozione LBTQIAA+++, la disciplina eucaristica, gli scandali sugli abusi sessuali e l'ostruzionismo, è importante porsi una semplice domanda: perché papa Francesco ama abbastanza monsignor McElroy da farne un cardinale? (A prescindere dalle sue indubbie capacità)

Un think tank per "amoris Laetitia"

E la risposta a questa domanda può essere accertata solo quando si comprende quanto sia importante per questo pontificato Amoris Laetitia . Proprio come Traditionis Custodes era per molti versi un netto ripudio del Summorum Pontificum, così anche Amoris Laetitia è un ripudio di ampie parti di Veritatis Splendor .

La mia visione di questo papato è che papa Francesco — lentamente e mattone dopo mattone — stia tentando di sovvertire l'ermeneutica teologica dei due precedenti pontificati: quello di papa Giovanni Paolo II in particolare, e principalmente nell'ambito della teologia morale del defunto Pontefice. Il vescovo McElroy è stato un sfacciato sostenitore di Amoris e la sua promozione al cappello rosso è il modo con cui il Papa segnala che l'approccio di McElroy ai principi teologici morali di Amoris è corretto.

Questo spiega anche, come ho scritto in precedenza , perché papa Francesco ha sistematicamente smantellato l'Istituto Giovanni Paolo II di Roma e sostituito numerosi professori e dirigenti, tutti devoti, ovviamente, del pensiero di Giovanni Paolo, della teologia della Communio e di Familiaris Consortio/Veritatis Splendor , con teologi che sono in gran parte proporzionalisti in teologia morale e forti sostenitori di un'agenda più "progressista". E a tutti è stato conferito il mandato specifico di trasformare l'Istituto in un think tank per Amoris Laetitia . Anche per questo nessuno del precedente regime dell'Istituto è stato invitato al Sinodo sulla famiglia.

Pertanto, a mio avviso, i vari cappelli rossi che Francesco ha consegnato alla Chiesa negli Stati Uniti riguardano principalmente, anche se non esclusivamente, la teologia morale e la rivoluzione nella corporazione teologica postconciliare sul tema della sessualità umana: i dibattiti più profondi, più importanti, più controversi, più divisivi e più distruttivi hanno circondato la teologia morale, specialmente dopo l' Humanae vitae e il massiccio dissenso che ne è seguito.

Bernard Haring e il proporzionalismo 

Charles Curran, Richard McCormick, Bernard Häring, Joseph Fuchs e molti altri svilupparono una forma di teologia morale chiamata "proporzionalismo" o "consequenzialismo" che insegnava che non ci possono essere norme morali assolute poiché le azioni morali sono in gran parte determinate, non dall’ oggetto morale dell'atto stesso o dalla teleologia della facoltà in questione (principi del diritto naturale classico), ma dalle circostanze concrete della vita di chi l'atto.

In tal senso, papa Francesco, in un commento molto ignorato ma enormemente significativo nell'ottobre 2016 (rivolto ai gesuiti riuniti per la 36a Congregazione generale), ha elogiato Bernard Häring (1921-1998), teologo morale dissenziente, proporzionalista, come un grande “modello ” per il rinnovamento della teologia morale. Questo è lo stesso Bernard Häring che dissente da Humanae Vitae e Veritatis Splendor . E papa Francesco ha affermato che il tipo di teologia morale di Häring è espressivo del Vaticano II e di come dovrebbe essere fatta la teologia morale. Non si può trovare un appoggio più chiaro da parte di un Papa per un approccio proporzionalista. Immaginate la costernazione se l'avesse detto papa Benedetto, al momento dell'emissione del Summorum, "Sai, quel tizio Lefebvre ha sempre avuto ragione." Ma papa Francesco elogia un importante teologo proporzionalista come un meraviglioso modello per rinnovare la teologia morale, e nessuno batte le palpebre nemmeno due volte. È un po' una caricatura, ma per il bene di un'utile scorciatoia familiare alla maggior parte dei lettori, il proporzionalismo è una sottospecie (in stile cattolico) dell'etica della situazione. 

Sollevo la questione di Häring, poiché ci aiuta a inquadrare la nostra ermeneutica per ciò che papa Francesco sta davvero cercando di realizzare in Amoris laetitia . Che cosa ha causato più costernazione in Amoris Laetitia ? Quella famosa piccola nota in cui Francesco dà il via libera al divorzio e al risposarsi “dopo un processo di discernimento” (nota 351). Ora, sarei la prima persona in assoluto a dirvi che la pratica pastorale della Chiesa nei confronti dei cattolici divorziati risposati necessita di un esame serio. Ma questa nota a piè di pagina è un "esame serio" o è piuttosto semplicemente un modo molto intelligente di portare attraverso la backdoor, attraverso un vago "processo" di "accompagnamento" e "discernimento", ciò che non si può ottenere tramite il porta d'ingresso?

Quando si mette insieme l'elogio del Papa per il proporzionalista Bernard Häring come modello di teologia morale, la sua distruzione dell'Istituto Giovanni Paolo II a Roma e la sua "riforma" secondo linee teologiche morali proporzionali, la sua apparente promozione del gradualismo del diritto in Amoris , e la sua promozione di prelati tra cui Cupich, Tobin e McElroy e il suo chiarissimo snobbamento dei prelati più tradizionali, un quadro chiaro comincia a emergere di un Papa che è un enigma profondo. Allo stesso tempo ortodosso e persino conservatore in molte aree, e allo stesso tempo un vero rivoluzionario nell'area della teologia morale, nel bene e nel male.

“I seek Christ and Him crucified.”

In fin dei conti, non m'importa proprio di chi sia la testa adornata con un cappello rosso o chi si trovi su una sedia da ufficio in via della conciliazione . A tal fine, credo che tutta la Chiesa abbia bisogno di fare un respiro profondo, fare il punto su se stessa alla luce dell'«unica cosa necessaria», Cristo e Lui crocifisso,  guardare ad oriente, verso il Figlio che sorge, e chiedere: «Quo vadis, Domine?»

NOTA: Il dottor Larry Chapp è un professore di teologia in pensione. Ha insegnato per vent'anni alla DeSales University vicino ad Allentown, in Pennsylvania. Ora possiede e gestisce, con sua moglie, la Dorothy Day Catholic Worker Farm ad Harveys Lake, in Pennsylvania. Il Dr. Chapp ha conseguito il dottorato presso la Fordham University nel 1994 con una specializzazione in teologia di Hans Urs von Balthasar. Può essere visitato online su "Gaudium et Spes 22" .

l’articolo è tratto con qualche modifica dal testo apparso su cwr vedi link

https://www.catholicworldreport.com/2022/06/02/pope-francis-bishop-mcelroy-and-amoris-laetitia/

 


lunedì 30 maggio 2022

PAPA FRANCESCO NOMINA 21 NUOVI CARDINALI, TRA CUI IL VESCOVO ROBERT McELROY DI SAN DIEGO

Monsignor McElroy è uno dei più decisi sostenitori della visione della Chiesa di papa Francesco tra i vescovi americani. 

Mons. Robert McElroy

Papa Francesco ha annunciato il 29 maggio che creerà 21 nuovi cardinali, 16 dei quali elettori con diritto di voto nel prossimo conclave, e fra questi Robert McElroy di San Diego, California.

La scelta del vescovo McElroy, 68 anni, è la più grande sorpresa di questo concistoro per la Chiesa negli Stati Uniti. Laureato ad Harvard, Stanford e alla Pontificia Università Gregoriana, monsignor McElroy ha dimostrato di essere uno dei più forti sostenitori della visione papale della Chiesa tra i vescovi americani da quando Francesco lo ha nominato vescovo di San Diego nel marzo 2015. Scegliendolo invece di altri, papa Francesco sta inviando un messaggio potente ai vescovi e alla chiesa americani. Recentemente McElroy si è schierato con decisione contro Mons. Cordileone, arcivescovo di San Francisco, che ha sospeso dalla Santa Comunione la speaker della Camera Nancy Pelosi, accusando anche gli altri confratelli vescovi di “strumentalizzare la religione per un fine politico” (sic!). Sicuramente è uno schiaffo alla Conferenza episcopale USA il cui presidente, monsignor José Horacio Gómez, vescovo di Los Angeles, non gradito a Papa Francesco, resta di nuovo all’asciutto.  

"Il vescovo McElroy è un analogo americano del defunto cardinale Carlo Maria Martini", ha scritto  un vescovo americano che ha chiesto l'anonimato. Inoltre, ha concluso, "il vescovo Bob" ha "il dono della prudenza" ma anche "il coraggio di aprire nuove strade".

"Sono sbalordito e profondamente sorpreso dalla notizia che papa Francesco mi ha nominato membro del Collegio cardinalizio", ha affermato monsignor McElroy in una nota della diocesi di San Diego. "La mia preghiera è che in questo ministero possa essere un ulteriore servizio al Dio che mi ha graziato a tanti livelli nella mia vita. E prego anche di poter assistere il Santo Padre nel suo rinnovamento pastorale della Chiesa. In questo momento, rendo grazie per coloro che hanno contribuito profondamente alla mia vita e al mio sacerdozio: la mia famiglia, i sacerdoti e le religiose che hanno contribuito a formarmi, e la comunità cattolica di San Diego e delle Contee Imperiali, che ho il privilegio di guidare."

Monsignor McElroy è il quinto cardinale americano nominato da papa Francesco, gli altri sono Blase Cupich (Chicago), Joseph Tobin (Newark), Wilton Gregory (Washington) e Kevin Farrell (Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita). Di conseguenza, la chiesa negli Stati Uniti avrà 10 cardinali elettori a partire dal 27 agosto.

La seguente nota è tratta dal blog di Sabino Paciolla (24 aprile 2021)

https://www.sabinopaciolla.com/vescovo-di-san-diego-critico-sullinsegnamento-della-chiesa-promosso-ad-un-ruolo-nella-curia-romana/

 Il vescovo Robert McElroy, ben noto per la sua pubblica opposizione all’insegnamento della Chiesa cattolica su diverse questioni, da pochi giorni è stato nominato da papa Francesco al Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale del Vaticano. 

La decisione, annunciata nell’annuario appena pubblicato dal Vaticano e riportata dall’America Magazine, gestito dai gesuiti, serve a cementare McElroy come uno dei chierici preferiti di Papa Francesco. (…)

McElroy, attuale vescovo della diocesi di San Diego, assumerà ora le sue funzioni nel Dicastero, dopo essersi distinto per aver sostenuto cause vicine al cuore di Papa Francesco e per aver avuto una coerente opposizione all’insegnamento della Chiesa cattolica in diversi ambiti.

McElroy, che si oppone all’insegnamento della Chiesa sull’aborto, il divorzio e il “nuove nozze”, l’omosessualità e il sacerdozio, è stato descritto dal corrispondente vaticano di America come “riconosciuto a Roma come uno dei massimi esperti della dottrina sociale della Chiesa”. (…)

Infatti, solo di recente, McElroy ha ripetutamente espresso il suo forte sostegno al radicalmente pro-aborto Joe Biden, dicendo in un’occasione che sperava che i cattolici, e i suoi colleghi vescovi, sarebbero stati “fieri collaboratori” con Biden, in particolare nell’affrontare le questioni di “giustizia razziale e divisione che sono state così esacerbate negli ultimi quattro anni” e nel rispondere alle questioni del COVID-19.

Ha poi aggiunto che sarebbe “distruttivo” per i vescovi cattolici statunitensi negare la Santa Comunione a Biden a causa del suo continuo sostegno pubblico al male dell’aborto. 

Privare Biden della Santa Comunione sarebbe “fare dell’Eucaristia un’arma”, ha dichiarato McElroy. Ha anche usato l’esempio di Papa Francesco per sostenere la sua argomentazione, lodando Francesco come uno che “ha posto l’incontro, il dialogo, l’onestà e la collaborazione al centro del suo approccio alla conversazione pubblica, e che è improbabile che approvi la privazione dell’Eucaristia al presidente”.

La Chiesa cattolica insegna che l’aborto è sempre sbagliato perché uccide un essere umano innocente, violando così il divieto della Chiesa sull’omicidio, e che gli atti omosessuali sono “intrinsecamente disordinati” e “in nessun caso possono essere approvati” (CCC 2270-2272; CCC 2357). Inoltre, il Canone 915 del Codice Cattolico di Diritto Canonico dice che coloro che “ostinatamente” perseverano “nel peccato grave manifesto non devono essere ammessi alla Santa Comunione”.

Tuttavia, nonostante questa direttiva contenuta nel diritto canonico, le parole di McElroy a sostegno di Biden non sono state una sorpresa, in quanto nell’assemblea autunnale del 2019 della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha precedentemente utilizzato le parole di Papa Francesco per sostenere la propria obiezione al consenso sull’aborto come questione principale, dicendo “non è insegnamento cattolico che l’aborto sia la questione preminente che affrontiamo come mondo nell’insegnamento sociale cattolico. Non lo è”.

Tale dedizione al dialogo con i politici anti-cattolici lo metterà certamente in buona posizione con Papa Francesco, che ha riferito di aver preso la stessa posizione con Biden, e ha amministrato la Santa Comunione al politico pro-aborto, in diretta violazione della legge della Chiesa.

Un’altra passione di McElroy, che si allinea con gli interessi del Dicastero, è il “cambiamento climatico”. Mentre parlava nel febbraio 2020, McElroy ha equiparato il cambiamento climatico all’aborto come “questioni centrali della vita nell’insegnamento cattolico”.

McElroy si è anche unito a un certo numero di altri ecclesiastici di sinistra nel deviare dall’insegnamento della Chiesa sul tema dell’omosessualità. In una dichiarazione indirizzata ai giovani LGBT, firmata insieme ad altri sei vescovi e al cardinale Joseph Tobin di Newark, New Jersey, McElroy e i suoi colleghi ecclesiastici hanno sostenuto i giovani, scrivendo: “Dio vi ama e Dio è dalla vostra parte”. (…)

È stato uno dei soli altri tre vescovi statunitensi ad aver partecipato al Sinodo amazzonico in Vaticano nell’ottobre 2019. Gli altri due prelati sono stati i cardinali di alto rango, il cardinale Sean O’Malley di Boston, uno degli stretti consiglieri del Papa, e il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita del Vaticano.