Visualizzazione post con etichetta ETEROFOBIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ETEROFOBIA. Mostra tutti i post

martedì 21 luglio 2015

IL GAIO MARXISMO


di Andrea Cangini

«eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socioculturali fondate sull’impropria ‘identità costretta’ in ruoli già definiti dalle persone in base al sesso di appartenenza».
SI VA diffondendo ormai da tempo un’ideologia sottile e perciò affilata in base alla quale le identità “naturali” non esistono, e se esistono vanno soppresse.
Identità nazionali, identità familiari, identità sessuali.
Il rispetto, la tolleranza e la parità dei diritti non c’entrano, è che il mondo gira al contrario e per tutelare le minoranze (cosa, ovviamente, buona e giusta) si segano in blocco le radici della maggioranza. Per scongiurare i nazionalismi, ad esempio, si smontano gli Stati e si stigmatizzano le nazioni. «Padre» e «madre» sono considerate parole provocatorie, si propende ormai per «genitore A» e «genitore B» e, tra A e B, i figli possono scegliersi il cognome che preferiscono. In una scuola romana, caso non raro, è stato deciso di sopprimere la festa del papà e quella della mamma per non urtare la sensibilità degli scolari che hanno perso i genitori o vivono in famiglie per così dire “diverse”. Per non turbare chi crede in un diverso dio, invece, un consistente moto d’opinione tira a far sparire i crocifissi dai luoghi pubblici e, sotto Natale, i presepi dalle piazze dei paesi.
È una forma di marxismo contemporaneo: l’uguaglianza imposta per legge; con la legge che spesso crea nuove disuguaglianze.
AD ESEMPIO, il caso della parità uomo-donna nei consigli di amministrazione piuttosto che nelle liste elettorali, il reato di femminicidio per cui uccidere una donna è cosa di per sé più grave che uccidere un uomo, le aggravanti per le offese «omofobe» o razziste. E quando la legge (ancora) latita, avanza un orientamento culturale che chiama «bullismo» anche il minimo screzio tra adolescenti, che vede il «machismo» in ogni manifestazione virile, che contesta l’autorità paterna in nome dell’amicizia tra genitori e figli.
Punta più avanzata di questa rivoluzione culturale è l’utopia “gender”. L’idea, cioè, che la natura non conti, che la realtà non esista e che ogni desiderio debba essere reale.

E COSÌ, mentre l’ufficio di statistica neozelandese istituzionalizza il “terzo sesso” e la Cassazione italiana fa altrettanto con i cambi di genere in assenza di conseguenti operazioni chirurgiche, l’omosessualità diventa la regola in televisione e nelle scuole si insegna a, come recita un progetto di legge del Pd, «eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socioculturali fondate sull’impropria ‘identità costretta’ in ruoli già definiti dalle persone in base al sesso di appartenenza».

POI ci si stupisce se, finanziati dalla Regione e incoraggiati dal Comune, negli asili di Trieste i bambini vengono trastullati col «gioco del rispetto». Ovvero, i maschi si devono vestire da femmine, le femmine da maschi, poi li si filma e gli si chiede «come si sentono» nei nuovi panni.
Bel gioco davvero.
Nulla è reale, dunque, tutto è relativo.
L’Occidente decade, le identità si perdono, le radici si mozzano. La libertà è assoluta; la confusione, di conseguenza, pure.
Mai stati così liberi di scegliere, mai stati così soli e sbandati.
di Andrea Cangini
da ilrestodelcarlino

21 luglio 2015

lunedì 23 marzo 2015

LA RIEDUCAZIONE GENDER DEI BAMBINI, MODELLO EMILIA-ROMAGNA


di Andrea Zambrano23-03-201
da lanuovabussola


L'ideologia gender prosegue la sua marcia inarrestabile nella formazione di una nuova antropologia. E lo fa con i soldi pubblici e con il cavallo di Troia dello spauracchio delle malattie sessualmente trasmissibili. La paura di contrarre l'Aids è il concetto cardine attraverso il quale le scuole statali iniziano ad anticipare gender theory, omofobia, aborto e preservativo già dalle scuole medie, abbassando l'asticella dell'informazione sessuale dalle Superiori alle Medie. Peccato che anche in questo caso i genitori siano completamente impotenti. Anche perché a proporre una rivoluzione antropologica a suon di omofobia sono addirittura le Asl, che grazie all'autorevolezza scientifica di cui godono possono essere utilizzate dalle lobby gay per introdurre tra i banchi l'ideologia relativista secondo cui l'amore non è altro che un coacervo di sentimenti ed emozioni che vanno assecondati a seconda delle sensazioni.

È il caso dell'opuscolo “Viva l'amore”, un libretto che la Regione Emilia Romagna ha promosso all'interno del XV Programma per la prevenzione e la lotta all'Aids. E poco importa se nelle oltre 150 pagine del libretto in uso ai docenti e rivolto ai ragazzi, di Aids si parli in poche sole pagine. Tutto deve servire a portare acqua al mulino della gender strategy. Come?

Presentando i cambiamenti adolescenziali come assolutamente neutri. E sottoponendo i giovani alle sperimentazioni. Il tutto mentre Papa Francesco ribadisce che «con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio, gli orrori delle dittature li abbiamo visti nelle grandi dittature genocide del '900 e costringono i ragazzi a camminare sulla strada dittatoriale del pensiero unico».

Qui non ci sono esperimenti scientifici a fare da corollario a idee genocide, ma teorie che la Scienza non ha mai fatto sue sulla natura dell'uomo che a seconda del contesto può sentirsi maschio o femmina. La sperimentazione parte dalla rossa Emilia, che gode di un blocco ideologico forte che va dalla politica, attraverso la Regione, la quale sceglie i vertici e quindi le indicazioni sanitarie alle scuole complici e distratte.

mercoledì 28 gennaio 2015

GIORNALISMO COPIA-E-INCOLLA



Ho partecipato all’incontro organizzato da varie realtà ecclesiali di Cesena sul tema «Omofobia ed eterofobia», in cui l’Avvocato Amato, presidente dei Giuristi per la vita, ha svolto una seria e documentata relazione. Hanno partecipato più di 350 uditori, di tutte le età, e con un interesse notevole, anche per la ricchezza di documentazione e di testimonianze fornita.

Entrando, uno sparuto gruppo di giovani manifestava, senza schiamazzo, il loro dissenso, con bandiere dell’Arcigay. Uscendo una ragazza, vedendomi come sacerdote, ha fatto la sua battuta sui preti che «danno le ostie» ai giovani. 

Due osservazioni.
Innanzitutto mi hanno colpito questi giovani che, pur per una causa che non condivido, sono stati tutta la sera a presidiare quell’incontro. Si sono mossi, hanno comunicato il loro disappunto. Certo, forse se avessero partecipato avrebbero anche sentito qualche ragione, occasione di riflessione. E non credo affatto che faccia male ascoltare posizioni anche se diverse. Basta chiedere e dare ragioni, e magari ci si accorge di andare dietro a schemi che nulla hanno a che fare con la realtà. Ma sono giovani, e non sempre hanno accanto persone che aiutano ad usare la ragione.

Infatti possono avere accanto giornalisti di scarso valore e professionalità, come l’anonimo giornalista del «Corriere di Romagna» nella sezione di Cesena che così descrive l’incontro di Cesena:

“Omofobia o eterofobia: a rischio la libertà di educazione” era il titolo dell’incontro che vedeva come relatore Il relatore (sic!) Gianfranco Amato, presidente dell’Associazione Giuristi per la Vita, organizzato ieri sera in un teatro Esperia (sic!) di San Carlo strapieno per l’occasione (circa 350 i presenti).
All’esterno del teatro (nella foto) già prima dell’inizio dell’incontro si è tenuta una manifestazione di protesta a cura di Arcigay “Alan Turing” e associazione “Lgbtqie” Rimbaud di Cesena contro il convegno.
«Gianfranco Amato - spiegano gli autori della protesta - ha paragonato pochi mesi fa il matrimonio omosessuale a quello tra “un uomo e un cane”. Tutto questo, per colmo dell’insulto, durante un incontro al liceo Cavour di Roma, proprio la scuola del “Ragazzo dai pantaloni rosa”, che si suicidò perché bersaglio di bullismo omofobico».

Siamo all’ABC del giornalismo. Manca l’intervista agli organizzatori e al relatore, manca una foto dell’evento, manca una seria relazione di quanto accaduto. Sarà entrato l’anonimo giornalista o si sarà fermato a chiacchierare con lo sparuto gruppo di contestatori? Ma, in questo caso, perché non si è accontentato di fare parte di quel gruppo ma si è considerato proprio «giornalista»?

Forse nella sua testa aveva in mente quegli stereotipi con cui personaggi come lui hanno invaso la coscienza collettiva. Forse pensava davvero che Amato, nonostante le chiare e documentate agenzie ANSA, paragonasse «il matrimonio omosessuale a quello tra un uomo e un cane». Ma dove avrà imparato il mestiere? Gli saranno stati maestri coloro che hanno fatto del copia-e-incolla senza verifiche il loro mestiere? 

Una volta si parlava di «deontologia professionale», ma forse basterebbe un po’ di buon senso, di onestà nel lavoro, di ascolto senza pregiudizi (anche perché, nella conferenza, Amato ha ricordato esattamente che cosa era successo. Forse il nostro era più occupato a chiacchierare con i cosiddetti contestatori che entrare nella sala affollata. Ma già, perché ascoltare la realtà quando è così semplice ricopiare maldestramente le notizie o i pregiudizi che tutti ripetono?).

E poi la chicca sul ragazzo dei «pantaloni rosa». Ma l’anonimo giornalista (forse si vergognava a mettere il nome sotto una tal mole di idiozie) non ha mai più letto i giornali che hanno dato notizia di quanto accaduto proprio in quel caso? Gli rinfresco la memoria. «Ricordate il “ragazzo dai pantaloni rosa”, il quindicenne romano suicida - si disse - per essere stato vessato per la propria omosessualità? Si parlò di una persecuzione nata a scuola e proseguita sui social network, sintomo di una società violenta e intollerante verso gli omossessuali. Bene, ora la procura di Roma afferma che non si trattava affatto né di omofobia né di bullismo, e che probabilmente il ragazzo non era nemmeno omosessuale: ed ha chiesto l'archiviazione del procedimento. 
Il procuratore aggiunto Filippo Laviani, che coordina le indagini, ha chiarito che il ragazzino non ha mai subito persecuzioni a carattere omofobico, e ha sollecitato l'archiviazione anche per tre docenti e per la preside dell'istituto frequentato dal ragazzo. I quattro, che erano indagati per omessa sorveglianza, non avrebbero potuto commettere il reato in quanto non erano in possesso di alcun elemento che potesse lasciar presupporre l'esistenza di alcun tipo di minacce. Il suicidio sarebbe dovuto forse a una delusione d'amore per una ragazza…)».
Non se ne può più di un giornalismo fatto da incompetenti che, per le loro autentiche fobie, riempiono i giornali di castronerie e menzogne. Nella giornata che la Chiesa dedica a san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, vorremmo un po’ più di serietà. San Francesco di Sales, prega anche per quel poveraccio, che impari il mestiere. Ne avrà vantaggio lui, certo, ma anche noi. Impareremmo a vedere con occhi più semplici la realtà e a imparare cose nuove. 

Don Gabriele Mangiarotti, Responsabile di CulturaCattolica.it

sabato 24 gennaio 2015

DI PADRE MADRE FRATELLO E SORELLA IGNOTI


Al Senato è stata depositata una bomba a orologeria per far saltare in aria la famiglia
Al Senato è stata depositata una bomba a orologeria per far saltare in aria la famiglia. Ma lorsignori si trastullano con l'Italicum. SIl fii tratta del ddl della senatrice Valeria Fedeli (Pd) che vuol finanziare con 200 milioni di euro un programma di rieducazione all'ideologia gender. 
Il fine è adottare a scuola misure e contenuti per «eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socioculturali fondate sull'impropria “identità costretta” in ruoli già definiti dalle persone in base al sesso di appartenenza».
L'impropria «identità costretta» sarebbe poi la famiglia coi ruoli «già definiti» di padre, madre, figlio, figlia. Non si chiede di riconoscere pari dignità ai transessuali, ma addirittura si chiedono milioni per eliminare dalle teste dei ragazzi l'idea della famiglia con i suoi ruoli definiti e sostituirla col gender. A questa proposta, nata nel partito di maggioranza che fa il paio con la legge Scalfarotto sull'omofobia, chi reagisce? Il movimento Pro-vita che cerca firme per una petizione, Giovanardi, e pochi altri...

Se lo dici rischi di vederti censurato, come è capitato all'avvocato Simone Pillon (vedi post precedente - nota di admin) che aveva denunciato l'osceno materiale didattico in un liceo di Perugia che con l'alibi di fare prevenzione pubblicizzava pratiche per l'eccitazione omosex come l'uso di lubrificanti anali, sex toys e dental dam. 
Risultato della denuncia: è stato indagato lo stesso Pillon e oscurato il sito del forum famiglia in cui è apparsa la sua denuncia ironica. E qui parliamo di super-canguri..
Marcello Veneziani  ILGIORNALE Sab, 24/01/2015

lunedì 19 gennaio 2015

UN NUOVO POPOLO

di Costanza Miriano

Sabato a Milano è successa una cosa grandissima, una cosa che da tempo non succede più ai convegni di partito, alle convention, alle primarie, ai raduni. Sabato a Milano le sale erano stracolme di gente, tutte le sale che la Regione aveva a disposizione, e altre 500 persone stavano in fila fuori sperando di entrare. Sabato a Milano si è ritrovato un popolo di amici veri, un popolo di fratelli con i cuori che battevano insieme, e la misura di quanto è successo ce la danno le bugie che si sono scritte su di noi. Evidentemente hanno paura.

E le hanno scritte sui giornaloni le bugie, le hanno dette in tv. Golia è sceso in campo con tutto l’esercito, tutti contro questo Davide che dice cose pericolosissime, tipo “i bambini hanno diritto a un padre a una madre”. Facciamo paura, molta paura a qualcuno, anche se ci siamo chiamati a raccolta coi blog, su facebook, su twitter, per telefono. Loro con le corazzate dei grandi giornali letti – tra online e carta – da milioni di persone, noi con gli smartphone a chiamarci uno a uno. Sì, è vero, da tre giorni c’è anche un giornale che parla di noi, ma la macchina è partita prima, col passaparola. E non è che abbiamo scherzato. La gente è partita da tutta Italia.
Gente normale, per lo più non ricca, gente a cui dunque questo viaggio è costato sacrifici. Uomini e donne con famiglie, spesso numerose, che si sono organizzati con amici e parenti perché tenessero i bambini, a volte vagonate di bambini. Amici che sono partiti da tutta Italia, hanno preso giorni di ferie, hanno preso pullman e treni e macchine, sono arrivati da Caltanissetta e Vicenza, da Verona e Torino, da Forlì da Parma da Firenze da Roma da Teramo da Cagliari e mi fermo perché con le lacrime negli occhi non riesco a scrivere.
Volevamo parlare dei falsi miti di progresso che stanno costruendo una cultura che mette sotto assedio la famiglia – come ha detto il Papa da Manila il giorno prima(che carino, a ricordarsi di noi e a darci la sua benedizione) – e i giornali dal 3 gennaio a oggi hanno cominciato a darci degli omofobi. Non siamo totalmente sprovveduti, sappiamo che c’entra il fatto che a invitarci è stata la Regione Lombardia, e quindi la battaglia è diventata politica. Sappiamo che inquieta il fatto che sabato in sala ci fossero varie anime del centrodestra.

Ma a noi, a nessuno di noi quattro – Mario, Marco, Padre Maurizio e me – questo aspetto interessa. Fatto sta che l’accusa di omofobi ce la siamo presa tutti, e senza che nessuno di noi avesse praticamente mai nominato il tema omosessualità, che troviamo tutti pochissimo avvincente. A noi interessa, questo sì, che i bambini non si possano produrre a pagamento, vendere, comprare, cosa che si rende necessaria se a volere un figlio sono due persone dello stesso sesso; a noi sembra che la cultura del gender equity and equality sia nemica della famiglia, e siccome sembra anche a Ratzinger siamo abbastanza certi di non essere vittima di un’allucinazione da ultras scatenati; noi soprattutto vogliamo che le famiglie siano aiutate, che alle donne si dica quanto è bello essere mamme, e che siano aiutate a diventarlo e incoraggiate e sostenute in ogni modo, vogliamo ricordare che maschi e femmine sono ontologicamente diversi, e che sono fatti per generare e poi sostenere nuove persone, e che il sesso fatto senza opporsi alla vita è molto più bello, e infatti i cattolici lo fanno meglio.
Crediamo anche che il motivo dell’attacco non sia solo politico: certo il luogo del convegno ci ha messo sotto i riflettori, ma le cose che diciamo danno davvero tanto fastidio, come prova l‘avversione alle Sentinelle, e le botte prese da anziani preti, da bambini, a donne che stavano in piedi per opporsi a una legge che voleva sei anni di carcere per chi dice che i bambini non si comprano.
Siamo certi che la cosa che fa paura sia il fatto che noi siamo un popolo, una vera compagnia. Non abbiamo fondi, nessuno ci sostiene, non rappresentiamo nessuno. Ci prestiamo le case, le macchine, ci apriamo le porte di casa e del portafogli pur senza esserci mai visti dal vero, a volte. Ci riconosciamo dalla fotina su facebook, ci abbracciamo come fratelli, finiamo per fare le vacanze insieme, perché crediamo nella stessa Persona che un giorno ci ha sfiorato il cuore, e questo i giornalisti non lo possono capire.
E infatti della giornata di Milano hanno scritto solo dello studentello bocconiano (lui non ha attraversato l’Italia prendendosi le ferie o portandosi i bambini ad aspettare al freddo tre ore, lui è stato al caldo, e sappiamo chi lo ha fatto entrare) che è salito sul palco, un palco che non aveva nessun diritto di calcare, ha fatto la scena del poverino a cui si toglie la parola, ha rubato la scena e alla fine – il tempo era poco, il clima si era guastato, il moderatore si era innervosito – ha impedito di parlare a Padre Maurizio, a un uomo che aveva tutto il diritto di parlare, quello che ne aveva più di tutti, perché è da lui che è partito tutto, lui che ci ha messi insieme. Lo studentello con la sua arroganza e il falso vittimismo, facendo una domanda su un tema che non ci interessa (se ho capito bene le terapie riparative, di cui nessuno di noi sa molto), ha impedito di parlare a un uomo vero, che poteva spalmarlo via con una manata, un uomo che stava lì accreditato dalle migliaia di giovani che lo amano e lo seguono. Un leone che si è fatto agnello e si è fatto mitemente togliere il microfono, e quindi si è fatto mille chilometri di treno per parlare forse treo quattro minuti, che ha dimostrato cosa vuol dire essere cristiani. Noi vorremmo dire al ragazzo che lui il suo convegno se lo può pure organizzare dove vuole, vediamo se anche per lui qualcuno attraverserà l’Italia. Lui al suo convegno potrà dire quello che vuole, nessuno di noi lo disturberà né cercherà di salire sul palco, nessuno fingerà di fare la vittima quando invece sta usurpando un palco che non gli appartiene.
Infine vorrei dire che sono tornata a casa con tre dico tre buste di regali. Piadine che sono state prontamente farcite con i deliziosi salumi Gran Brianza (per stemperare la tensione di una giornata piena di emozioni aggiungere una fetta di mortadella), rosari, collanine, libri, cioccolatini, orecchini, sciarpe, trucchi (devo ringraziare sedici persone, piano piano lo farò) e lettere in cui si effonde il cuore come tra amiche di infanzia. Questa vera amicizia, questo vero affetto, per fortuna a volte anche non dimostrato con regali ma con sguardi di vera amicizia, con una stretta di mano, con una lacrima, questi abbracci sorridenti, questi grazie detti e ricevuti col cuore, queste attese di amiche anche malate rimaste fuori, anche con bambini piccoli, anche incinta, amici senza cappotto con le mani congelate, non potranno mai e poi mai neanche lontanamente essere paragonati alle paginate di bugie scritte sui giornali.
Vorrei vedere a quante persone che parlano ai convegni succedono queste cose. E io lo so benissimo che questa amicizia non è perché qualcuno di noi sia migliore degli altri. È che tutti ci aiutiamo a guardare all’Amico vero, che è l’unica garanzia della vera amicizia.
Grazie a tutti, soprattutto a Raffaella Frullone, Benedetta Frigerio, Andrea (ti chiami Andrea, ragazzo con la barba che eri con la Raffa?) che si sono fatti il mazzo per organizzare tutto e poi sono rimasti fuori al freddo, perché finché c’era qualcuno fuori loro non volevano godere di nessun privilegio. Certi questi omofobi sono proprio brutta gente

domenica 4 gennaio 2015

L INTOLLERABILE MENZOGNA DI REPUBBLICA

Di Mario Adinolfi

I fatti: il 17 gennaio alle ore 15 parteciperò con i miei amici Costanza Miriano, padre Maurizio Botta dei Cinque Passi, Marco Scicchitano a una versione milanese del nostro noto format "contro i falsi miti di progresso" che abbiamo già replicato quattro volte a Roma.
E' un ragionamento a più voci di quattro amici provenienti da esperienze molto diverse, accomunati dall'idea che si debbano individuare e difendere i soggetti più deboli, si debba sostenere la cultura della vita, si debba una particolare attenzione ai bambini che hanno diritto a una mamma e a un papà, si debba evitare la trasformazione delle persone in cose perché è un attimo a ritrovarsi dalla compravendita di esseri umani (utero in affitto) all'eliminazione dei prodotti fallati, deteriorati, indesiderati (aborto, eugenetica, eutanasia). Questo andiamo dicendo da mesi, questo diremo a Milano e poiché l'iniziativa si tiene nel palazzo di Regione Lombardia, chiuderà il padrone di casa Roberto Maroni per il ruolo istituzionale che ricopre e saremo coordinati dal direttore di Tempi, Luigi Amicone.



Il quotidiano La Repubblica oggi presenta il nostro convegno milanese con il titolo: "I gay vanno curati", anche Maroni partecipa al convegno omofobo. Ora, poiché sono disponibili i video delle nostre precedenti presentazioni, poiché siamo tutti personaggi pubblici, poiché siamo setacciati in quel che scriviamo anche nelle virgole, o a Repubblica trovano una frase, una sola, in cui noi quattro affermiamo che "i gay vanno curati", oppure ammettono di aver scritto una intollerabile menzogna e domani pubblicano una rettifica.

L'articolo è scritto senza chiedere a noi alcun parere, in compenso vengono fatte sbandierare subito le mobilitazioni di Arcigay, Sel, lista Tsipras e giovani del Pd che ci accusano di "deriva oscurantista" e "spirito medievale". Ovviamente viene annunciato un picchetto di stampo fascista per impedirci di tenere il convegno e sui social network si possono leggere i propositi di blogger in cerca di visibilità come Matteo Bordone che propone "fischi e letture di autori gay, come sentinelle di merda" da sovrapporre alle nostra parole fino ai più banali "sputi su Adinolfi e la Miriano" e agli insulti pesanti di varia natura del "popolo del web".

Dal punto di vista giornalistico il meccanismo mistificatore e violento con cui si cerca di preparare ad arte con due settimane di anticipo un clima più che ostile per ragioni misere meramente politiche non va neanche sottolineato, tanto è evidente. E forse oggi diventa più chiaro perché dal 13 gennaio andremo in edicola con La Croce - Quotidiano e vi chiederemo di averlo come primo giornale, abbandonando la lettura di questi fogli di propaganda del pensiero unico.

Dal punto di vista intellettuale io rivendico il diritto ad affermare la mia contrarietà all'introduzione del matrimonio omosessuale nell'ordinamento giuridico italiano con le motivazioni che andrò ad esporre il 17 gennaio a Milano. Rivendico la mia libertà di opinione e parola, rifiutando la definizione di "omofobo" che considero un insulto alla mia storia di persona di sinistra che si è sempre battuta contro ogni discriminazione, avendone subite e non poche. Questa mia rivendicazione personale è la rivendicazione di centinaia di migliaia, di milioni di persone. Se ne abbia rispetto, non si tenti la strada dell'intimidazione, perché le nostre ragioni sono forti quanto la debolezza dei soggetti di cui vogliamo difendere i diritti: i bambini. Perché non esiste il diritto degli adulti ad avere un figlio. Esiste invece il diritto del figlio ad avere una mamma e un papà.
Questo ripeteremo. Riteniamo di avere il diritto di farlo. Vi aspettiamo a Milano il 17 gennaio alle 15.

LEGGI ANCHE IL VOLGARE ATTACCO DI Huffington post


martedì 2 dicembre 2014

LA LOGICA TRINARICIUTA: AGGRESSIONI OFFESE INTOLLERANZA


di FRANCESCO AMATO
da culturacattolica.it

La professoressa Adele Caramico, insegnante di religione cattolica dell’I.T.I.S. “Pininfarina” di Moncalieri, a chiusura delle indagini interne svolte dal dirigente dello stesso istituto scolastico, è stata pienamente e ufficialmente scagionata dalla falsa accusa di aver proferito espressioni omofobe.
Resta l’amara costatazione che per ben venti giorni l’insegnante è stata sottoposta ad un vergognoso linciaggio mediatico, che l’ha vista persino additata per strada, quelle rare volte in cui ha avuto l’ardire di uscire di casa. Della sua vicenda se ne è parlato persino alla nota trasmissione televisiva “La Vita in diretta” di RAI1.
In questi venti giorni la Prof. Caramico si è trovata al centro non solo di una bufera mediatica ma anche politica.

  1. Infatti, sulle sue asserite e false affermazioni omofobe è stata presentata un’interrogazione urgente al Ministro Giannini da parte degli onorevoli Lavagno, Zan, Pillozzi, Piazzoni e Marzano, per chiedere «se il Ministro fosse a conoscenza delle problematiche sopra esposte e come intendesse procedere per contrastare casi analoghi di omofobia dei docenti negli istituti statali». Gli onorevoli deputi, ora, chiederanno scusa alla Prof. Adele Caramico?
  2. E’ stata presentata da parte del senatore del Pd Andrea Marcucci, Presidente della Commissione Istruzione a Palazzo Madama, un’interpellanza urgente in cui si definiva la vicenda della Prof. Caramico «intollerabile». Il Presidente Marcucci, ora, chiederà scusa alla Prof. Adele Caramico?
  3. l’Assessore Regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti ha fatto inserire sul sito istituzionale della Regione Piemonte una dichiarazione intitolata “Discriminazione: la denuncia degli studenti del Pininfarina è la conferma del buon lavoro di sensibilizzazione della Regione Piemonte, con cui, tra l’altro, si afferma che «fortunatamente il lavoro di sensibilizzazione che anche il settore Pari Opportunità della Regione Piemonte ha svolto in questi anni è servito a creare i giusti anticorpi contro le discriminazione negli studenti che hanno denunciato l'accaduto». A prescindere dal fatto che la denuncia, in realtà, è stata fatta solo da uno studente minorenne omosessuale attivista dell’Arcigay, mentre tutti gli altri studenti hanno smentito la versione di quel loro compagno, la dichiarazione dell’Assessore, tuttora leggibile sul sito Web regionale afferma quanto segue: «Solamente poche settimane fa ho partecipato proprio al Pininfarina a una bella iniziativa contro le discriminazioni. Si trattava della premiazione di un concorso video sulla cultura di parità denominato Corti&Pari. In quell’istituto la discriminazione evidentemente non è la prassi. La denuncia degli studenti davanti a quello che hanno reputato un episodio discriminatorio è la prova che il lavoro svolto in questi anni anche dalla Regione Piemonte all'interno degli istituti scolastici è stato utile e deve essere rafforzato. In merito all'episodio avvenuto a Moncalieri sarà aperta una procedura di controllo presso il Centro regionale contro le discriminazioni». L’Assessore Cerutti, ora, chiederà scusa alla Prof. Adele Caramico e provvederà a rettificare quanto risulta scritto sul sito istituzionale della Regione Piemonte?
  4.  Il consigliere comunale radicale di Torino, Silvio Viale, ha chiesto di sottoporre l’insegnante incriminata ad uno specifico «corso di aggiornamento», una “rieducazione” in pieno stile maoista. Il Consigliere Viale, ora, chiederà scusa alla Prof. Adele Caramico?
  5. Il vicesindaco di Moncalieri, Paolo Montagna, a proposito della vicenda della Prof. Caramico, dopo aver precisato che «non c’è spazio né per gli omofobi né per l’omofobia» (l’insegnante avrebbe quindi dovuto trasferirsi), ha dichiarato di «volersi muovere sin da subito per mandare un messaggio forte e adottare efficaci provvedimenti». Il vicesindaco, ora, chiederà scusa alla Prof. Adele Caramico? Potremmo andare avanti citando altri casi, ma per carità cristiana ci fermiamo qui.
    Il modo con cui è stata montata questa vicenda kafkiana deve essere da monito per tutti.

Non è un caso, infatti, che le false accuse mosse alla Prof. Adele Caramico siano state lanciate da un giovane noto attivista dell’Arcigay. Questa non irrilevante circostanza dimostra ancora una volta la pericolosità dell’ossessiva caccia alle streghe abilmente orchestrata dalle associazioni LGBT con la complicità cinica e disinvolta di esponenti delle istituzioni.

Un Paese che si definisce democratico deve mostrare di avere gli “anticorpi” (quelli veri non quelli dell’Assessore Cerutti) per reagire alla pericolosa deriva maccartista che stiamo oggi vivendo in Italia. Un’assurda quanto odiosa e sinistra “caccia all’omofobo” che non rispetta i più elementari principi di giustizia, e che è capace di calpestare la dignità personale e professionale dei poveri malcapitati, di quelle vittime che vengono accuratamente selezione, infilate nel tritacarne di un massacro mediatico da macelleria messicana, e mostrate, infine, al pubblico ludibrio. Il tutto con l’ottima scusa di tutelare i nuovi diritti LGBT. Qualcuno dovrebbe cominciare a farsi un serio esame di coscienza.

Articoli correlati

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=3651


lunedì 17 novembre 2014

NON INTENDIAMO RECEDERE DI UN MILLIMETRO

Scola: la Chiesa  e la  questione omosessuale


«La Chiesa è stata lenta sulla questione omosessuale». Lo ha detto l’arcivescovo di Milano Angelo Scola a proposito della lettera dell’Ufficio Scolastico della Diocesi di Milano agli insegnanti di religione con l’invito a segnalare le scuole dove si trattano o vogliono trattare temi legati alla omosessualità. 

«L’ufficio scolastico ha la giusta preoccupazione di aiutare i 6.000 professori di religione della Diocesi a proporre la nostra visione di problemi come quello dell’educazione sessuale - ha detto Scola all’uscita da un incontro su Expo all’interno di Bookcity - Sono certo che l’intendimento del collaboratore della Curia che ha scritto la lettera era di raccogliere elementi per proporre la nostra posizione, sempre in modo rispettoso del concordato». Il cardinale ha ripetuto che la Curia si è già scusata «per l’inappropriatezza del linguaggio». 

Nessuna schedatura, insomma, («rimanda a cose spiacevoli», dice il cardinale), ma l’intenzione solo di conoscere.

 «Una posizione non omofoba, ma da cui non intendiamo recedere di un millimetro, come giusto in società democratica - dice Scola - noi abbiamo qualcosa da dire circa le conseguenze sociali e la questione dei diritti connessi a questo orientamento sessuale». 

sabato 15 novembre 2014

LA GENDERCRAZIA

Vetri rotti e parole che non ci ruberanno
Caro direttore, 
sabato sera 8 novembre 2014, sono stato a Viareggio per tenere una conferenza sui rischi che la libertà di opinione e di credo religioso corre rispetto al disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia, e alla deriva propagandistica del 'gender' nelle scuole.

L’incontro, intitolato «Omofobia o Eterofobia? Gendercrazia: a rischio la libertà di espressione», era stato organizzato dal locale circolo del movimento 'La Manif pour Tous' e dall’Oratorio della Parrocchia di Santa Rita, presso la cui sala teatro si è svolta la manifestazione. Mi avevano anche avvertito del fatto che Viareggio era una piazza 'difficile', con militanti dell’associazionismo politico gay molto attivi e un clima, come si dice, 'gayfriendly'. Per questo motivo, gli organizzatori della conferenza avevano inviato, venerdì 7 novembre alle ore 19.11,
 
una comunicazione all’indirizzo di posta elettronica certificata del locale Commissariato di Polizia per richiedere vigilanza a fronte dell’«intenzione di creare disordini» da parte di «attivisti lgbt».
 
Purtroppo, il Commissariato ha ritenuto di non accogliere la richiesta, e nei pressi della Parrocchia di Santa Rita non si è vista nemmeno l’ombra di un agente di polizia.



Sabato sera, dunque, sono arrivato con la mia auto fino all’ingresso della sala parrocchiale, ove mi aspettava un nutrito gruppo di persone, e lì ho parcheggiato la macchina. Ho aperto il baule e, aiutato dai ragazzi della parrocchia, ho portato all’interno della sala libri e altro materiale utile per la conferenza. Operazione ripetuta più volte che ha evidentemente consentito di identificare in maniera inequivocabile la mia auto. Qualcuno mi ha detto che sono stato imprudente. Forse ha ragione, ma io non mi ero mai posto prima il problema, poiché ingenuamente ritengo di vivere in un Paese sicuro e tollerante. Ma l’«imprudenza» si paga. Me ne sono reso conto, quando gli amici viareggini costernati mi hanno comunicato che la mia
 auto, unica tra quelle parcheggiate nei pressi della Parrocchia, aveva subìto atti vandalici. E i vetri in terra stavano a dimostrarlo. In questi casi, ciò che più ferisce non è tanto il danno materiale in sé, perché quello si può rimediare, ma la ferita inflitta alla nostra libertà, che non è facilmente riparabile – tantomeno con i soldi – e che s’accompagna a un senso oscuro di impotenza. Chi potrà risarcire i danni recati al diritto di libertà? Resta l’amara considerazione che anche la sola presenza simbolica di un agente di polizia avrebbe forse potuto evitare almeno i danni. Ma questo è un altro discorso.

Aggiungo solo che atti di intimidazione così vili, che ricordano quelli subiti in altri tempi, in altri Paesi e sotto altri e illiberali regimi, non possono scoraggiare quanti in Italia intendono difendere la libera manifestazione del pensiero e del proprio credo religioso. Anzi, proprio queste provocazioni violente danno una ragione in più per continuare. Caro direttore, ma cosa sta accadendo nel nostro Paese?
 
Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita

Che cosa sta accadendo, caro avvocato Amato? Glielo dico con una battuta: c’è chi punta a far diventare «silenziosa» la grande maggioranza dei cittadini del nostro Paese. Uomini e donne che sanno che cos’è la vita e che cosa nella vita conta, rispettano tutti, non discriminano nessuno e proprio per questo non accettano che nella nostra società si pretenda di confondere ciò che non può essere confuso, per esempio la solidarietà (anche carica di "affetto") con il matrimonio (ovvero con il "luogo" della generazione naturale dei figli). E non vogliono che questa confusione conduca a fare «parti uguali tra disuguali». Uso volutamente una frase di don Lorenzo Milani, che indica splendidamente la grande ingiustizia umana da cui guardarsi, perché la scelta preferenziale per i piccoli e per i deboli di questo straordinario prete ed educatore è stata così chiara e coinvolgente, che con il suo disarmato e disarmante aiuto possiamo capirci davvero e capire più a fondo i molteplici rischi che stiamo correndo tutti, cattolici e laici, militanti gay e paladini della famiglia cosiddetta tradizionale (a me piace dire naturale e costituzionale). Il primo di questi rischi è quello di dimenticarci dei figli (un rischio, a sua volta, dalle molte facce nell’Italia di oggi). O, meglio, di ricordarcene solo quando vengono ridotti a "bandiera", dichiarati un "diritto" di qualunque individuo che aspiri a farsi genitore o quando ci rendiamo conto che non sono più considerati persone da accogliere per ciò che sono, ma figure da "progettare" a misura dell’autoreferenziale felicità di moda e della dignità standard ammessa dai canoni di quel «pensiero dominante» che papa Francesco richiama spesso e che denuncia come impregnata dalla «cultura dello scarto».
Per procedere in questa infausta direzione, caro avvocato, le voci scomode vanno zittite. Il teppismo intimidatorio, come quello che lei ha subìto a Viareggio, è una brutale ed esecrabile conferma di ciò, ma le violenze dirette non sono il mezzo principale di questo tentativo. L’arma principale è quella di "rubare" le parole chiave – amore, dono, gioia… – a  chi, come lei e come noi, continua ad affermare che siamo donne o uomini, esseri umani infinitamente diversi e originali e capaci di crescere e cambiare, ma non infinitamente cangianti nella nostra identità di base (secondo, appunto, lo schema del "gender"). Proprio così: vogliono rubarci le parole, e vogliono rendere "brutte" quelle che pensano di non poterci togliere. Credono di riuscirci facendoci adirare, spingendoci alla rissa e all’invettiva, costruendo caricature "crudeli" dei nostri argomenti. Ma i fatti sono tenaci, la realtà è resistente. E noi siamo tenuti a coltivare un ottimismo realista. Andiamo avanti con serenità, senza timori, con pacifica tenacia. Svegliamo chi dorme, teniamo desto chi è già sveglio. Non rassegniamoci all’incomprensione, allo scontro, alla deriva. (E auguriamoci che le forze dell’ordine, che rispettiamo, facciano sempre la loro parte coi violenti e i prevaricatori…).

MARCO TARQUINIO
AVVENIRE

venerdì 14 novembre 2014

CACCIA ALLE STREGHE

ASSUNTINA MORRESI

14 Novembre 2014
C’era una volta qualcuno, anzi, più di uno, che diceva con orgoglio “mandateci in giro nudi, ma lasciateci la libertà di educare”. Chissà che fine hanno fatto.
I fatti: sabato 8 novembre nel portale della diocesi di Milano, accessibile agli insegnanti di religione (più di 6000, con la password), c’era la seguente lettera:
Cari colleghi,
come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un'idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale.
Per valutare in modo più preciso la situazione e l'effettiva diffusione dell'ideologia del "gender", vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte.
Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana. Grazie per la collaborazione

Qualcuno ha mandato il testo a Repubblica, e si è scatenato il putiferio. Proteste da parte di associazioni gay, interrogazioni parlamentari, addirittura esposti al Ministro Giannini. Leggere qui per credere. Il risultato, oggi pomeriggio, le scuse della diocesi:

La comunicazione mandata sabato 8 novembre agli insegnanti di religione della Diocesi di Milano da un collaboratore del Servizio Insegnamento Religione Cattolica è formulata in modo inappropriato e di questo chiediamo scusa. L'intento originario era esclusivamente quello di conoscere dagli insegnanti di religione il loro bisogno di adeguata formazione per presentare, dentro la società plurale, la visione cristiana della sessualità in modo corretto e rispettoso di tutti.
don Gian Battista Rota, Responsabile Servizio Insegnamento Religione Cattolica, Arcidiocesi di Milano
Domanda: di che cosa bisognava chiedere scusa? Dove sarebbe l'inappropriatezza?  E inappropriatezza di che? 
La verità è che c’è un clima di intimidazione che cresce ogni giorno di più.
Lo hanno denunciato oggi Eugenia Roccella e Carlo Giovanardi:
Da mesi la scuola italiana, dalla materna sino ai licei, e' diventata terreno di conquista da parte delle associazioni LGBT che hanno ripetutamente tentato anche attraverso l'UNAR la diffusione di opuscoli dove venivano rozzamente accusati famiglia, Stato e religione di essere le fonti primarie di omofobia. Tale iniziativa venne formalmente censurata dall'allora viceministro Cecilia Guerra in quanto non concordata ne' con la Presidenza del Consiglio ne' con il Ministero della Pubblica Istruzione". A sostenerlo sono il senatore di Ncd Carlo Giovanardi ed Eugenia Roccella. "Ciononostante sono continui i tentativi di imporre nelle scuole la teoria del gender, negando che i bambini possono avere un naturale sviluppo maschile e femminile, bollato come frutto esclusivo delle convenzioni sociali. In questo clima chiunque tenti di contestare l'inopportunità che nelle scuole materne per esempio si spieghi ai bambini che sono due pinguini maschi a fare l'uovo viene aggredito come omofobo, e si vuol negare ai genitori il sacrosanto diritto dovere di educare i propri figli", aggiungono. "Le solite aggressioni verbali, che hanno costretto la Curia di Milano, rea di aver chiesto in quali scuole questi temi vengono trattati, a chiedere scusa, sono l'ennesimo tentativo riuscito, in un clima di caccia alle streghe, di intimidire chiunque non voglia piegarsi a questa dittatura culturale che attraverso la proposta di legge Scalfarotto vuole addirittura colpire penalmente chi non la pensa come le organizzazioni LGBT", concludono.(ANSA)

Ma diciamola tutta: alle organizzazioni gay non importa veramente dei cosiddetti diritti, matrimonio compreso. Vogliono solo chiudere la bocca a tutti quelli che pensano che gli esseri umani nascono maschi o femmine (e non omosessuali o eterosessuali), e che ogni bambino, nato da un uomo e una donna, ha diritto ad avere un padre e una madre.
Il signor Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, ha definito “un fatto grave e un'ingerenza eccessiva”, la lettera.
Parlo di Luxuria, perché riguardo all’invito a TV2000, fortunatamente ritirato, voglio chiarire un concetto. Il problema non è intervistare Luxuria, e tantomeno l’accoglienza, il dialogo, lo “sporcarsi le mani”, etc. Il fatto è che gli invitati a TGTG, come lo era Luxuria, vanno lì per dare un giudizio sui fatti, per commentare autorevolmente le notizie. A TGTG sono invitate persone di cui si pensa sia interessante e utile, per un cattolico, ascoltare giudizi e opinioni. Quindi invitare Luxuria a commentare le notizie significa, da parte del direttore della TV della CEI, ritenerlo un personaggio pubblico autorevole e indicarlo come tale ai telespettatori cattolici. Per questo era un errore invitarlo, e una gaffe pazzesca farlo mentre la CEI era riunita e parlava proprio di famigla.
Io sabato 15 vado alla manifestazione di NCD per la famiglia. Aperta a tutte le associazioni pro-famiglia. Qui l’elenco. ROMA; Piazza Farnese, ore 14.30. Oggi, per questo, hanno volantinato i parlamentari dell’NCD a Roma.