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domenica 19 luglio 2020

CARO MONS. SANTORO, QUANTO DOLORE PER QUEL TUO COMUNICATO SUI FATTI DI LIZZANO.


SABINO PACIOLLA
Caro mons. Santoro, ci conosciamo, ma non tanto da poterti chiamare don Filippo, come fanno i miei e tuoi amici di una vita. Quel minimo di conoscenza personale mi impedisce però di scrivere in maniera distaccata. Per questo ti scrivo queste poche parole, ti assicuro con grande dolore e rispetto per la tua paternità, sulla vicenda occorsa nel comune di Lizzano, tra don Giuseppe Zito, parroco della Chiesa di San Nicola, appartenente alla tua diocesi, e la sindaca Antonietta D’Oria. 
L’altra sera, ti confesso, appena letto il tuo comunicato ufficiale, sono stato preso da un certo turbamento.
Mons. Santoro al Meeting 2017
Ti scrivo pubblicamente perché il tuo comunicato è pubblico, ed ha creato sconcerto in molti fedeli, a cominciare da me. È giusto dunque che vi sia una adeguata, franca, e rispettosa riflessione, che tanti stanno già facendo. 
Purtroppo, è una riflessione che viene da lontano, non è nata con il tuo comunicato, e ciò perché i fatti e le occasioni che vedono l’intervento “controverso” di sacerdoti o vescovi, si stanno ripetendo nel tempo. È una riflessione che deve andare al cuore della fede, al nucleo del cristianesimo, all’essenza della testimonianza a Cristo.
Vista la situazione, che di anno in anno si sta facendo sempre più pericolosa per noi cristiani, anche qui nel “tranquillo” Occidente, mi vengono spesso in mente le parole di San Pietro:
“Stavano ancora parlando al popolo, quando sopraggiunsero i sacerdoti, il capitano del tempio e i sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li portarono in prigione fino al giorno dopo, dato che era ormai sera. (…)”
Il giorno dopo, nel sinedrio, davanti al sommo sacerdote Caifa e ai capi, “Pietro, pieno di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, (…) Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati».(…) E poi, “Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi; noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato»” (Atti 4,1-22) E infine “Pietro disse: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini»” (Atti 5,29).

Viviamo in una società sempre più scristianizzata, che o è indifferente al fatto cristiano o ha in odio Cristo.
Se la proposta di legge Zan, quella sull’omotransfobia, dovesse essere approvata, la nostra testimonianza a Cristo si farà più drammatica e dolorosa (è quello che Lui ci chiede), non potremo più parlare di tutto quello che da Cristo discende. Non potremo più vivere ciò che la nostra concezione cristiana della vita ci insegna. Questo a volte pare sfuggire ad alcuni pastori. E l’intervento della sindaca di Lizzano che chiede ai carabinieri di identificare i fedeli che si sono riuniti in chiesa per pregare, o addirittura la sua pretesa di decidere cosa i fedeli debbano pregare è la prefigurazione più chiara del regime prossimo che ci aspetta. Infatti, la sindaca ha affermato: “Pregare perché un disegno di legge non venga approvato non mi sembra democratico”. “non mi sembra democratico”….pensate un po’ a quali vette del pensiero siamo arrivati! 
Per questo, le parole del tuo comunicato, almeno a me, sono apparse lontane, distanti dalle questioni che sono realmente in gioco, animate da una volontà di “costruire ponti e abbattere muri” che non ha senso e che non aiuta nessuno. Quelle parole hanno infatti ingiustamente rimproverato il sacerdote ed i fedeli che hanno avuto la sola “colpa” di pregare Dio perché faccia in modo che una legge orrenda e liberticida non venga approvata; d’altra parte, non hanno fatto alcuna obiezione all’operato della sindaca, il quale, non so se contempli la violazione di qualche norma, di sicuro è stato inopportuno ed oltre le righe.
Chi infatti ha “brandito la fede come un’arma”? Chi ha trasformato un momento di preghiera, che di per sé deve unire, in “un motivo di divisione e di contrapposizione”? Non mi pare che la colpa sia attribuibile al sacerdote o ai fedeli. Eppure queste affermazioni sono contenute nel tuo comunicato.
Certo, nel comunicato vi è anche il richiamo alla dichiarazione della CEI che stigmatizza il ddl di Zan, ma il tutto è apparso come una delle tante tessere, forse nemmeno la più importante, di un mosaico il cui disegno ha lasciato molto a desiderare.
La sensazione che in tanti sentiamo è quella di essere mancanti di guide, di pastori che si mettano davanti al gregge e, sicuri, lo guidino alla meta, incuranti delle proteste che lungo la strada si alzeranno. Invece, in questi tempi, spesso aggressivi e inumani, capita sempre più spesso che tanti, tanti, pastori stiano in silenzio, per vari motivi che non è qui il caso di richiamare, e che pochi, pochissimi, facciano sentire la loro voce con chiarezza dinanzi al Potere. E questa per noi fedeli non è affatto una bella sensazione. Anzi.
Certo che “la Chiesa è Madre di tutti i suoi figli, e come tale accoglie e ama tutti senza distinzione alcuna”, come scrivi nel comunicato, ma la Chiesa è anche Maestra (Mater et Magistra), e ci testimonia e ci educa al vero bene dell’uomo, che è Cristo. Ma il nostro cuore, il cuore di ogni uomo, facilmente fugge la Luce per inseguire le tenebre, quelle che portano divisione e odio. Infatti, è la verità che unisce, mentre è la menzogna che divide. Per cui, per noi cristiani, il dovere primario sarà sempre quello di annunciare e testimoniare Cristo, prima ancora della ricerca di “un clima di solidarietà, di rispetto reciproco e di collaborazione per il bene comune”. Tutte cose, queste, importanti, importantissime, ma non fondamentali per la salvezza della nostra anima. 
Caro mons. Santoro, quella che viviamo appare sempre più un’epoca tragica, difficile, disumana (si veda l’aborto legalizzato o l’utero in affitto), intrisa come non mai di una domanda di religiosità confusa e ambigua. Un’epoca di apparente tolleranza, in cui molti vogliono affermare un cristianesimo fatto di «valori», di «aperture», di «dialogo», un cristianesimo in cui pare non esserci più posto per la persona del Figlio di Dio, il Cristo, crocifisso per noi, risorto per noi.
Un cristianesimo umanitario ridotto a promozione sociale, “un nuovo umanesimo”, si dice, così attento a non urtare minimamente la suscettibilità altrui, tanto da mettere tra parentesi quello che più ci sta a cuore. Un cristianesimo che corre il serio rischio di sconfinare nel politicamente corretto, l’arma attuale che il Potere usa per addormentare le coscienze ed imporre surrettiziamente, ma drammaticamente, il suo astuto volere.
Questa intollerante “tolleranza”, così in voga oggi, vuole mettere in prigione coloro che  dissentono da una concezione fluida dell’uomo, una concezione che non riconosce, anzi odia, il “maschio e femmina Dio li creò”, una concezione che vuole cancellare la originaria dipendenza dal Padre. È per questo che il presente tempo urge la testimonianza di noi cristiani alla Verità, contro qualsiasi “Imperatore”, con qualsiasi volto si presenti.
Allora mi piace concludere con il testo del Volantone di Pasqua del 1988 di Comunione e Liberazione, lo ricorderai, quel Volantone che riportava un passo tratto da “Il dialogo dell’Anticristo”, di Vladimir Solov’ev (di cui in maniera fulminante parlò il card. Giacomo Biffi), che così recitava:
L’imperatore si rivolse ai cristiani dicendo: “Strani uomini… ditemi voi stessi, o cristiani, abbandonati dalla maggioranza dei vostri capi e fratelli: che cosa avete di più caro nel cristianesimo?”. Allora si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza: “Grande sovrano! Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, poiché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità”. 


giovedì 21 novembre 2019

FULTON SHEEN: IL 21 DICEMBRE LA BEATIFICAZIONE.


La più grande storia d'amore di tutti i tempi è contenuta in un minuscolo ospite bianco."

Arcivescovo Fulton Sheen


L’annuncio della diocesi di Peoria: la cerimonia sarà nella cattedrale in cui fu ordinato prete 100 anni fa. La sua profezia del 1947 sull’Anticristo “Grande Umanitario”


Monsignor Fulton Sheen sarà beatificato il prossimo 21 dicembre a Peoria, Illinois, proprio nella cattedrale in cui esattamente un secolo fa iniziò ufficialmente la sua missione da pastore della Chiesa. È l’attesa notizia che papa Francesco ha fatto pervenire lunedì all’attuale vescovo della città, Daniel Jenky.

Molto amato dai cattolici del mondo anglosassone, Fulton Sheen (1895-1979) è stato arcivescovo titolare di Newport, nel Galles. È famoso specialmente per le catechesi trasmesse in tv, i discorsi radiofonici e le decine di libri popolarissimi (e chiarissimi nel giudizio sulle questioni di fede ma anche sull’attualità) che pare abbiano contribuito alla conversione di qualcosa come 50 mila persone.

La cerimonia di beatificazione, annuncia il comunicato della diocesi di Peoria, è prevista per le 10 nella cattedrale di Santa Maria dell’Immacolata Concezione:«È la medesima cattedrale dove Sheen fu ordinato sacerdote 100 anni fa, il 20 settembre del 1919. Appare perfettamente appropriato che la beatificazione abbia luogo al termine di questo centesimo anniversario della sua ordinazione al sacerdozio. La cattedrale è anche l’attuale luogo di riposo di Sheen, che è seppellito in una cripta marmorea accanto all’altare presso il quale fu ordinato».

Il decreto riguardante la beatificazione di Fulton Sheen è stato promulgato lo scorso 5 luglio. Quanto al miracolo attribuito all’intercessione di Sheen dalla Congregazione per le cause dei santi, quello che ha reso possibile la sua beatificazione, la Cna ricorda:«Il miracolo riguarda la guarigione inspiegabile di James Fulton Engsrom, un bambino nato apparentemente morto nel settembre 2010 da Bonnie e Travis Engstrom di Goodfield, paese dell’area di Peoria. I medici cercarono di rianimarlo ma il neonato non mostrava alcun segno vitale. Così la madre e il padre del bambino pregarono l’arcivescovo Sheen affinché lo guarisse».

IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO

Alcuni interventi del beato Fulton Sheen sono diventati famosi per la capacità profetica dell’arcivescovo di Newport di leggere i “segni dei tempi”. Proprio “Signs of Our Times” si intitola il discorso pronunciato da Sheen alla radio nel 1947 in cui preconizzava l’arrivo di un Anticristo che ricorda in molti aspetti un certo cristianesimo “light” oggi così diffuso. A luglio ne abbiamo pubblicato il testo integrale in una nostra traduzione. Di seguito riproponiamo un estratto:

«L’Anticristo, però, non sarà chiamato così, altrimenti non avrebbe seguaci. Non indosserà calzamaglie rosse né vomiterà zolfo, né impugnerà una lancia né agiterà una coda con la punta a forma di freccia come il Mefistofele nel Faust. Da nessuna parte nelle Sacre Scritture troviamo conferma del mito popolare che immagina il diavolo come un buffone vestito di rosso. È descritto invece come un angelo caduto, come “il Principe di questo mondo” il cui mestiere è di dirci che non esiste nessun altro mondo. La sua logica è semplice: se non c’è un paradiso, non c’è alcun inferno; se non c’è un inferno, non c’è alcun peccato; se non c’è il peccato, non c’è alcun giudizio, e se non c’è un giudizio allora il male è bene e il bene è male. Ma al di là di queste descrizioni, Nostro Signore ci dice che egli sarà molto simile a Lui, che ingannerà perfino gli eletti – e di sicuro nessun diavolo di quelli che abbiamo visto nei libri illustrati riuscirebbe a ingannare gli eletti.

In che modo egli verrà in questa nuova era per convincerci a seguire il suo culto? Verrà travestito da Grande Umanitario; parlerà di pace, prosperità e abbondanza non come mezzi per condurci a Dio, ma come fini in sé. Scriverà libri su una nuova idea di Dio adatta ai modi di vivere della gente; diffonderà la fede nell’astrologia in modo da incolpare per i nostri peccati non la nostra volontà, ma le stelle; spiegherà psicologicamente la colpa in termini di sesso represso, farà sprofondare gli uomini nella vergogna se gli altri uomini diranno che non sono di mente aperta e liberali; identificherà la tolleranza con l’indifferenza verso quel che è giusto e quel che è sbagliato; incoraggerà i divorzi con l’inganno secondo cui una nuova unione è “vitale”; accrescerà l’amore per l’amore e diminuirà l’amore per la persona; invocherà la religione per distruggere la religione; parlerà perfino di Cristo e dirà che è stato il più grande uomo che sia mai vissuto; dirà che la sua missione è liberare gli uomini dalla schiavitù della superstizione e dal fascismo, che baderà di non definire mai.

Ma in mezzo a tutto il suo apparente amore per l’umanità e alle sue chiacchiere su libertà e uguaglianza, avrà un grande segreto che non rivelerà a nessuno: non crederà in Dio. Poiché la sua religione sarà la fratellanza senza la paternità di Dio, ingannerà perfino gli eletti. Istituirà una controchiesa che sarà una scimmiottatura della Chiesa perché lui, il diavolo, è la scimmiottatura di Dio. Essa sarà il corpo mistico dell’Anticristo e a livello esteriore ricorderà la Chiesa come corpo mistico di Cristo. In un disperato bisogno di Dio, indurrà l’uomo moderno nella sua solitudine e frustrazione a morire dalla voglia di entrare a far parte della sua comunità, la quale darà all’uomo uno scopo più grande senza bisogno di correzione personale né di ammettere la propria colpa».

lunedì 11 novembre 2019

OGGI LA LOTTA CONTRO IL CATTOLICESIMO AVVIENE SOTTO IL SEGNO DELL’UMANITARISMO.



Con un commento di AUGUSTO DEL NOCE.

All’inizio del secolo scorso un autore cattolico inglese, Robert Benson, nel suo romanzo Il padrone del mondo aveva previsto il venir meno della fede cristiana non a causa di una cruenta persecuzione pubblica ma attraverso l’umanitarismo. Per usare le parole di Benson, la carità sarebbe stata sostituita dalla filantropia e la fede sarebbe stata spodestata dalla cultura. "Gli pareva tutto un mondo da cui Dio stesso aveva voluto ritirarsi, dopo averlo lasciato nella più completa soddisfazione di sé, privo di fede e di speranza".
Questa era la percezione che il prete Percy Franklin, protagonista del romanzo, aveva del suo mondo (1907).

Robert Hugh Benson
(1871-1914) è una figura straordinaria. Cattolico convertito dall'anglicanesimo, era il quarto figlio dell'arcivescovo anglicano di Canterbury. Animato da un sincero zelo per Dio cercò nella comunione anglicana una vita religiosa che potesse appagare il suo desiderio di compiere la volontà di Dio. Entrò nella Comunità della Risurrezione e fu ordinato sacerdote anglicano nel 1901. Ma continuando nei suoi studi era insoddisfatto della posizione dottrinale della comunione anglicana e maturò la decisione di abbracciare la fede cattolica. Fu ordinato sacerdote cattolico nel 1904. Nel 1907 scrisse il romanzo Lord of the World (Il Padrone del Mondo). E' un libro incredibilmente attuale perchè descrive il mondo di oggi, con le sue realtà e le sue inquietanti ipotesi. Leggere oggi Il Padrone del Mondo fa venire i brividi.

 Augusto Del Noce all'apparire della prima edizione in lingua italiana della Jaca Book (oggi ha raggiunto la sedicesima)  scrisse un articolo sul settimanale “IL SABATO” (1988) sostenendo che  il libro mostra una capacità di previsione che rasenta la profezia :

"Dire che per i cattolici la cosa che più è da temere è "la forza immensa che sa esercitare l’umanitarismo" con la sostituzione della filantropia alla carità e della soddisfazione alla speranza, e condurre l’intero libro sul fondamento di quest’idea, appariva allora una sorta di paradosso di scarso successo.

Eppure oggi che il marxismo è in un declino irreversibile, e che la rivoluzione sessuale e la combinazione marx-freudiana segnano il passo, la lotta contro il cattolicesimo avviene proprio sotto il segno dell’umanitarismo.

Che cosa si chiede ai cattolici, oggi, da qualsiasi parte, se non la riduzione del cristianesimo ad una morale, in se separata da ogni metafisica e da ogni teologia, capace nella sua autonomia e nella sua  autosufficienza di raggiungere l’universalità e fondare una società giusta? Anzi questa morale sarebbe pure capace di "porre fine alla secolare divisione tra Occidente e Oriente". Questa morale universale è tollerante: ammette che qualcuno, il cattolico appunto, possa aggiungere una speranza oltremondana, specificamente religiosa in senso trascendente; e se se ne sente vitalizzato nell’esplicare la sua azione pratica, umana, bene: essere cattolici per gli umanitari è questo.

Ma gli viene posta una condizione, quella di riconoscere che la sua fede e la sua speranza sono appunto un’"aggiunta"; etica e politica prescindono da ogni professione religiosa; l’essere consapevoli significa lavorare per l’unione degli uomini di buona volontà; la fede, insomma, rischia di dividere, mentre l’amore, associato a una scienza valida per tutti, unisce. Tale communis opinio, ricordata come tesi massonica essenziale anche in questo libro e che fu già luogo comune dei professori di filosofia morale del tardo Ottocento, ritorna oggi. Ancora una volta viene riaffermata la celebre distinzione tra cattolici integristi e progressisti.

Già su di essa si erano fondati i cattocomunisti di dieci anni fa, per proporre una sorta di ghettizzazione degli integristi sotto forma di "esclusione dal secolo", con la giustificazione ipocrita che "si sono autoesclusi rifiutando il dialogo"; in conclusione, le condizioni sono già state dette: e permane in una delle parti dialoganti la persuasione che i primi anni del terzo millennio debbano vedere la fine del cattolicesimo nella forma di eutanasia.”




domenica 30 giugno 2019

LA DISOBBEDIENZA CIVILE TRAVISATA, UNA STORIA CHE NUOCE ALLA CAUSA DELL'ACCOGLIENZA E IL VUOTO DI PROPOSTE SUL TEMA A SINISTRA



Carola Rackete, la  capitana della nave Sea Watch 3, dopo lo sbarco a Lampedusa ha detto:"Lo speronamento della motovedetta è stato un errore". La Guardia di Finanza ha già multato la comandante, l'armatore e il proprietario dell'imbarcazione con 16mila euro di sanzione ciascuno. La capitana è agli arresti domiciliari nel centro di accoglienza per i migranti, insieme ai 42 stranieri che saranno ricollocati in cinque paesi europei. Francia, Germania e Lussemburgo chiedono la liberazione della comandante della nave. Per Parigi ha parlato il ministro dell'Interno Christophe Castaner, fedelissimo di Macron; a Berlino si è schierato con la capitana il ministro degli Esteri Heiko Maas; dal Lussemburgo ha protestato il ministro degli Esteri Jean Asselborn. Tutti dicono che "salvare vite non è un reato". Il ministro dell'Interno Salvini: "Non prendiamo lezioni da nessuno e tanto meno dalla Francia". Fioccano le divisioni, dopo i guelfi e i ghibellini, siamo giunti ai carolisti e agli anti-carolisti. Come previsto, siamo al naufragio della ragione. Proviamo a rimettere ordine nella vicenda e fare un'analisi del problema: l'immigrazione illegale e il potere dello Stato sul controllo dei confini. 

di Lorenzo Castellani (List)

La vicenda della Sea Watch 3 si è conclusa come ci si aspettava: violazione dei confini nazionali e arresto (domiciliare) del capitano della nave, Carola Rackete. L’agenda politica, ancora una volta, è stato proiettata tutta sul tema dell’immigrazione e imperniata sulle decisioni di Matteo Salvini. Sul piano del consenso rafforzerà, molto probabilmente, la posizione del Ministero dell’Interno. La dinamica è quella che si ripete oramai da un anno a questa parte, ma il fatto della Sea Watch 3 è più complesso del solito poiché raggruppa insieme una serie di elementi interessanti sul piano politico-culturale. Come siamo arrivati a questo punto sull’immigrazione? Le reazioni  dei progressisti e dell’opposizione continuano ad essere costellate di errori e mancanze che ben raccontano la strada percorsa fino qui. Andiamo con ordine. 

La percezione e la realtà. 
La prima critica generale, posta sulla esagerata centralità del tema dell’immigrazione, riguarda il problema della comunicazione. Gran parte dei maître à penser ostili alla destra sostiene che l’emergenza immigrazione in realtà non esista e che sia stata creata a tavolino dalla Lega. Che sia insomma tutta una manipolazione mediatica, una circonvenzione del cittadino ignorante e rabbioso. Tuttavia, sappiamo che la comunicazione funziona quando c’è un almeno punto d’attracco nella società, nella sua profondità razionale e sentimentale. La questione della centralità dell’immigrazione nel dibattito politico si protrae da anni, cosa che dovrebbe almeno far sospettare che l’appiglio nella società sia piuttosto profondo. Ciò perché, dati alla mano, l’immigrazione ha avuto un incremento numerico considerevole negli ultimi cinque anni ed una pessima gestione del processo d’integrazione da parte di tutti i governi che hanno lasciato in strada, spesso nelle mani del racket e della mafia centinaia di migliaia di immigrati irregolari. Persone che, purtroppo, sono fantasmi non identificati che vagano per le nostre strade, senza un percorso di istruzione o d’inserimento lavorativo e senza una reale assistenza da parte dello Stato nel percorso di integrazione sociale. Una situazione irrisolta che contribuisce a creare la percezione secondo cui l’immigrazione sia in aumento e fuori controllo. Anche perché la crescita numerica e l’abbandono a se stessi degli immigrati è fisicamente riscontrabile nelle stazioni, nelle piazze, nelle strade di ogni città italiana. Nessuno nega che la politica e i media amplifichino le percezioni, ma una base empirica, fattuale, che genera l’attenzione al fenomeno deve esistere (ed in questo caso esiste). Anche perché altrimenti tutta la comunicazione massiccia su fenomeni che vengono presentati dai promotori come una questione di massima urgenza dovrebbe funzionare e non è così, vale per la pubblicità e anche per la politica. 

Il contesto storico. 
In secondo luogo, spesso il mondo intellettuale e politico progressista tende a trascurare la storia e di conseguenza a razionalizzare errori e sconfitte. Ogni fase storica ha i suoi momenti topici e anche per l’immigrazione è forse possibile individuarne uno. Un momento fondamentale di questa storia, a giudizio di chi scrive, è stato il dicembre 2014, quando furono pubblicate le intercettazione di mafia capitale in cui Buzzi, manager di una cooperativa e appaltatore della giunte Alemanno e Marino per l’accoglienza dei migranti, affermava “con gli immigrati faccio più soldi che con la droga”.  Con quello scandalo si è iniziata a determinare nell’opinione pubblica la saldatura logica tra immigrazione senza controllo-ONG-logiche affaristiche-compiacenza del Partito Democratico, da cui non si è più tornati indietro. È stato il momento in cui Matteo Salvini ha iniziato a martellare contro la politica dell’allora governo Renzi e contro i 35 euro al giorno pro-capite destinati agli immigrati. Nella vulgata comune il concetto di accoglienza, con cui il mondo progressista si auto-compiaceva, si è trasformato in un “business con i soldi degli italiani”.
Retrospettivamente l’esplosione di Mafia Capitale è stato un momento di rottura nel dibattito politico italiano in cui la questione pro/anti-immigrazione è divenuta centrale. In cui si sono attivati quelli che potremmo chiamare “i meccanismi politici del sospetto”, secondo cui dietro la gestione dell’immigrazione si sarebbero celati convenienze, sprechi pubblici, guadagni privati dei fiancheggiatori del Pd. Un episodio che ha contribuito, in modo fondamentale, al successo della Lega e alla disgrazia del Pd. Questa dinamica, unita al discredito della classe politica e alla sfiducia verso l’Unione Europea, ha creato i presupposti per l’affermazione di successo del neo-nazionalismo di Salvini. Mentre i democratici nel campo delle politiche sull’immigrazione non si sono mai liberati, agli occhi della grande maggioranza degli elettori, del sospetto che gravava su di loro e sul partito. Una spirale letale.

La disobbedienza civile. 
Da ultimo, il micro-cosmo in progress sbandiera in questi giorni,  su social network e media mainstream, l’invocazione dell’Antigone di Sofocle e della disobbedienza civile. Anche questa storia sembra stia sfuggendo di mano al pianeta del progresso. La disobbedienza civile è un concetto soggettivo (o al massimo di gruppo) che si può prestare a molteplici usi e significati politici (esempio: non pagare le tasse, sparare a chi entra nel perimetro di casa, occupare una casa perché senza tetto etc). Il confine tra disobbedienza civile e la decisione sullo "stato d’eccezione", teorizzata dal giurista tedesco Carl Schmitt come atto extra-legale per ripristinare la legittimità politica, è molto labile.
Insomma, giustificare (ed incitare) la violazione delle leggi di uno Stato come atto moralmente giusto - e pretendendo che possa essere giustificato - apre la strada a ripetizioni pericolose.
Se ogni gruppo ha la propria morale, diversa rispetto a quelle degli altri, ed ognuno si sente legittimato a violare la legge dello Stato in nome dei suoi valori, che ne sarà dell’ordine politico? Quanto possono essere messe in pericolo le libertà e la democrazia? Tutto questo senza considerare il fatto che è molto discutibile parlare di disobbedienza civile di un cittadino straniero nei confronti di un altro Stato. Soprattutto nel caso in cui questo individuo favorisca l’immigrazione illegale e violi senza permesso i confini della nazione verso cui sta andando. La disobbedienza rischia di perdere di senso in questo specifico. Lo stesso Henry David Thoreau la concepiva come atto di resistenza nei confronti di leggi ingiuste e tiranniche del proprio governo. Non come violazione delle leggi di una nazione straniera.

La causa dell'accoglienza. 
Infine, siamo certi che atti dimostrativi di questo genere aiutino chi vorrebbe più apertura sull’immigrazione a diffondere il suo messaggio? È forse inneggiando al forzare posti di blocco e regolamenti che si riesce a sensibilizzare l’animo degli italiani sul problema degli immigrati? O la solidarietà del resto d’Europa? Chi fugge da guerre, fame e miseria ha molto più diritto ad entrare attraverso percorsi legali, sicuri e controllati, non con azioni illegali, dopo aver subito la pena di settimane di stallo in mare. E al tempo stesso i cittadini di uno Stato hanno diritto al fatto che i confini della propria nazione siano attraversati con procedure legali. 
Del RIO (PD) a bordo della Sea Watch

Una scelta diversa. 
Forse l’opposizione può fare diversamente e meglio, promuovere un dibattito, fornire soluzioni pratiche, convincere gli italiani con progetti ed idee su integrazione ed accoglienza, indebolire la politica di Salvini con fatti e credibilità. 


Salire su una nave non basta, anzi rischia di trasformarsi in una stucchevole passerella, in un esercizio di pedante pedagogia e replicare tutti gli stessi errori del passato.


giovedì 16 maggio 2019

NON SI PUÒ, PER AMORE DI DIALOGO, SCIOGLIERE IL FATTO CRISTIANO IN UNA SERIE DI VALORI CONDIVISIBILI DAI PIÙ


Lezione del 29 agosto 1991 al Meeting di Rimini

CARDINALE GIACOMO BIFFI

«Verranno giorni – dice Solov’ëv, e anzi sono già venuti, diciamo noi -, che il cristianesimo sarà ridotto a pura azione umanitarianei vari campi dell’assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura. Il messaggio evangelico identificato nell’impegno al dialogo tra i popoli e le religioni, nella ricerca del benessere e del progresso, nell’esortazione a rispettare la natura». Ma se il cristiano, per amore di apertura al mondo e di buon vicinato con tutti, quasi senza avvedersene, stempera sostanzialmente il Fatto salvifico nella esaltazione e nel conseguimento di questi traguardi secondari, allora egli si preclude la connessione personale con il Figlio di Dio, crocifisso e risorto, consuma a poco a poco il peccato di apostasia e si ritrova, alla fine, dalla parte dell’Anticristo.

Allora, qual è l’avvenimento profetico di cui parlavamo all’inizio? Ed è per questa ragione che io ho accettato di venire a parlare qui, per questo ammonimento profetico! «Verranno giorni – dice Solov’ëv, e anzi sono già venuti, diciamo noi. Almeno dico io, non voglio coinvolgervi -, verranno giorni quando nella cristianità si tenderà a risolvere il Fatto salvifico – che non può essere accolto se non nell’atto difficile, coraggioso e razionale, di fede -, in una serie di valori facilmente esitabili sui mercati mondani. Il cristianesimo ridotto a pura azione umanitaria nei vari campi dell’assistenza, della solidarietà, del filantropismo, della cultura».
Il messaggio evangelico identificato – badate che son tutte cose buone, che sono conseguenze -, ma è l’identificazione che colpisce al cuore il cristianesimo! Il messaggio evangelico identificato nell’impegno al dialogo tra i popoli e le religioni, nella ricerca del benessere e del progresso; nell’esortazione a rispettare la natura. «La Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della Verità», come dice Paolo, scambiata per una organizzazione benefica, estetica, socializzatrice. Questa è l’insidia mortale che oggi va profilandosi per la famiglia dei redenti dal sangue di Cristo! (prolungato caloroso applauso).
Luca Signorelli, Duomo di Orvieto,
l'Anticristo
Da questo pericolo, ci avvisa il più grande dei filosofi russi, noi dobbiamo guardarci. Anche se un cristianesimo tolstojano ci renderebbe molto più accettabili nei salotti, nelle aggregazioni sociali e politiche, nelle trasmissioni televisive. Ma noi non possiamo, non dobbiamo rinunciare al cristianesimo di Gesù CristoIl cristianesimo che ha al suo centro lo scandalo della croce e la realtà sconvolgente della risurrezione del Signore. Gesù cristo, il Figlio di Dio crocifisso e risolto, unico Salvatore dell’uomo, non è traducibile in una serie di buoni progetti e di buone ispirazioni omologabili con la mentalità mondana dominante!
Gesù Cristo è una pietra – come Egli ha detto di sé -, e su questa Pietra, o, affidandosi, si costruisce, o ci si va a inzuccareSono Parole sue: parole che voi sentirete raramente citate. Ma sono contenute nel capitolo 21 di San Matteo. Chi cadrà su questa Pietra sarà sfracellato. E qualora Essa cada su qualcuno, lo stritolerà.
Qui però c’è un problema – e io vorrei, sia pure molto rapidamente e schematicamente dir qualcosa per evitare anche dei possibili equivoci -; è indubitabile che il cristianesimo sia, prima di ogni altra cosaAvvenimento. Ma è altrettanto indubitabile che questo Avvenimento propone e sostiene dei valori irrinunciabili. Non si può, per amore di dialogo, sciogliere il Fatto cristiano in una serie di valori condivisibili dai più; ma non si può neppure disistimare i valori autentici, quasi fossero qualcosa di trascurabile. Quindi, bisogna stare attenti a non fare una polemica con i valori, che colpisca qualcosa invece di autentico, di sostanziale. Occorre dunque un discernimento.
Vorrei dare allora alcuni elementi di questo discernimento. Ci sono dei valori assoluti, o, come dicono i filosofi: trascendentali. Tali sono, per esempio, il vero, il bene e il bello. Chi li percepisce, li onora e li ama, sempre percepisce, onora, ama, Gesù Cristo, anche se non lo sa; e magari anche se si crede ateo! Perché, nell’essere profondo delle cose Cristo è la Verità, è la Giustizia, è la Bellezza!
Poi ci sono valori relativi, o categoriali. Valori, però, come il culto della solidarietà, l’amore per la pace, il rispetto per la natura, l’atteggiamento di dialogo, eccetera. Questi valori meritano un giudizio più articolato, che preservi la riflessione da ogni ambiguità. Solidarietà, natura, pace, dialogo, possono diventare nel non cristiano le occasioni concrete di un approccio iniziale e informale a Cristo e al suo misteroMa se, nell’attenzione dell’uomoquesti valori si assolutizzano sino a svellersi del tutto dalla loro oggettiva radice, o peggio, fino a contrapporsi – come nel caso di Tolstoj -, all’annuncio del Fatto salvifico, allora diventano istigazione all’idolatria e ostacoli sulla strada della salvezza.
Allo stesso modo, nel cristiano, questi stessi valori: solidarietà, pace, natura, dialogo, possono offrire preziosi impulsi all’inveramento di una totale e appassionata adesione a Gesù, Signore dell’universo e della storia. Questo, per esempio, è il caso di Francesco d’Assisi. Ci sono in giro troppe caricature di Francesco d’Assisi. Ma Francesco ha le idee chiarissime: per lui la realtà era Gesù Cristo! Egli è pieno di tutta questa idea: Gesù Cristo! Tutto il resto esiste, è chiaro, perché tutte le creature sono la frangia del Suo mantello! È perché sono legate, sono riflessi! È il cristocentrismo, che diventerà poi tipico della scuola teologica francescana.
Ma se il cristiano, per amore di apertura al mondo o di buon vicinato con tutti, quasi senza avvedersene, stempera sostanzialmente il Fatto salvifico nella esaltazione e nel conseguimento di questi traguardi secondari, allora egli si preclude la connessione personale col Figlio di Dio crocifisso e risorto, e consuma a poco a poco il peccato di apostasia, alla fina si ritrova dalla parte dell’Anticristo.

giovedì 7 febbraio 2019

LA NOSTRA CIVILTÀ DISTRUTTA DA EROI “UMANITARI”


di Claudio Risé

Una presenza ingombrante pesa sulla nostra psiche e la nostra anima, anche
se facciamo di tutto per non vederla e tenerne conto. Si tratta delle centinaia
come ci ha ricordato in recenti interviste e conferenze Niall Ferguson, storico scozzese di milioni di persone che in Africa si dichiarano intenzionate ad emigrare in Europa . "Centinaia di milioni” sono troppi per l'Europa, piccolo
continente già densamente popolato e con equilibri economici e sociali molto
delicati, come dimostra qualsiasi ricerca sociologica in ognuno dei suoi paesi.
(…)
Nei centri del potere industriale europeo si volevano nuovi lavoratori a basso costo e al di fuori della visione antropologica europea.
Meno "choosy", schizzinosi (per dirla con la parola messa di moda in Italia dalla ministra del professor Monti, Elsa Fornero, per definire i giovani lavoratori italiani disoccupati).
Ma soprattutto erano ben accette le persone più sradicate possibili. Perché erano (si credeva) le più condizionabili. Le socialdemocrazie del continente, riorganizzatesi nei mesi
successivi al "mercoledì nero" di Soros (16 settembre 1992) , hanno amministrato politicamente i nuovi sviluppi industriali e sindacali.

Soros, allora come oggi, è infatti il perfetto rappresentante degli aspetti più
avidi del capitalismo anarchico, allergico a ogni forma di vita tradizionale che
stabilisca confini alle velleità di libertà individuali. Le battaglie del finanziere (di
famiglia ebraica antisionista) per le associazioni LGBT, le pratiche
anticoncezionali, l'abolizione dei confini, la libertà di immigrazione, l'eutanasia (ha aiutato a morire la madre), la libertà nelle droghe, descrivono un preciso programma politico di abolizione di qualsiasi regola nei desideri individuali e soprattutto di distruzione di qualsiasi rapporto con la propria storia e tradizione.
Una caratteristica non sorprendente nella finanza. Il suo risultato, però, è la
distruzione degli uomini coinvolti nelle sue operazioni, in questo caso il bianco europeo e cristiano, e della sua soggettività personale. Soros è l'etichetta "umanitaria" del programma politico di liquidazione della tradizione occidentale e della sostituzione della sua popolazione con le masse africane spinte in Europa dai trafficanti di esseri umani.

È in gran parte per la sua intelligenza e spregiudicatezza se la più importante operazione geopolitica del XX e XXI secolo, realizzata con un'operazione economica di trasporto per nave da un continente all'altro di masse finora mai viste nella storia del pianeta, con un numero importante di morti e costi sanitari e psicologici altissimi, ha potuto venire presentata all'opinione pubblica mondiale come un'"operazione umanitaria".

(...) 
Ci sono pochi dubbi, per fortuna, sul fatto che l'operazione abbia già provocato, finora, la liquidazione dell'intera classe politica europea che l'ha appoggiata e sostenuta, nei vari paesi e nelle diverse sedi. "Il percorso dell'integrazione europea è probabilmente terminato" - ha dichiarato Ferguson nell'intervista a Federico Fubini del Corriere della sera - "la sola vera domanda riguarda la velocità della disintegrazione".

 Un intero continente, con la sua umanità e la sua storia, è stato tradito.
L'Europa politico-burocratica non potrà probabilmente fare più granché, ma forse l'urgenza di cambiare strada porterà "ogni Stato a garantire la propria sopravvivenza" (John Mearsheimer: The perils of Anarchy), regola d'oro del pensiero realista, completamente dimenticata nell'epoca dell'anarchia degli interessi travestiti da umanitarismo.

Sarà un sentiero duro: "non abbiamo ancora visto niente", dice e scrive Niall Ferguson. Ma potrà generare nuove e più autentiche forze, rispetto ai programmi luccicanti che conducono a sicura fine.

da “La Verità”, 3 febbraio 2019

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