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domenica 28 giugno 2020

«L’ANTIRAZZISMO NON VUOLE CAMBIARE L’OCCIDENTE, MA DISTRUGGERLO»


Lo scrittore algerino Kamel Daoud denuncia la nuova «inquisizione fascista»: «L’Occidente è sempre colpevole ma è l’unico luogo dove si scappa per sfuggire a guerre e ingiustizia»
Si può negare e relativizzare ma «c’è un istinto di morte nell’aria per la rivoluzione totale immaginata da alcuni».
ANDREW JACKSON, settimo presidente USA
Così scrive su Le Monde lo scrittore Kamel Daoud. Parlando delle rivolte giacobine che sono state innescate negli Stati Uniti dall’uccisione di George Floyd, e che si sono diffuse in tutta Europa a suon di distruzioni di statue censura per film e libri, attacca chi accusa l’Occidente di essere «colpevole per definizione», rivendicando così «non un cambiamento ma la distruzione, la restaurazione di una barbarie vendicativa».

«DIFENDERE L’OCCIDENTE ORMAI È BLASFEMIA»
Lo scrittore algerino non ha mai avuto paura ad andare controcorrente. Odiato dagli islamisti in Algeria e da molti intellettuali in Occidente, che l’hanno accusato di islamofobia, ora prende per le corna il nuovo antirazzismo, come già fatto in Francia da Alain Finkielkraut.
Una galassia di «vittimisti, antirazzisti, masochisti intellettuali e scettici di professione, esteti del suprematismo e del disfattismo» fanno a gara non per «cambiare l’Occidente», ma per «vederlo morire nella sofferenza». E facendo così, «uccidono l’unico spazio dove è possibile gridare la propria collera». Chi vuole difendere l’Occidente come spazio di libertà è ormai considerato «un blasfemo. È vietato dire che l’Occidente è anche il luogo dove si scappa quando si vuole sfuggire all’ingiustizia del proprio paese d’origine, alla dittatura, alla guerra, alla fame, o soltanto alla noia. Dire che l’Occidente è colpevole di tutto, per meglio giustificarsi, va di moda».

«CON L’ANTIRAZZISMO, RITORNA L’INQUISIZIONE»
Paragonando il nuovo processo globale all’Occidente a quelli che si svolgevano sotto l’Unione Sovietica, lo scrittore algerino mette in guardia dal «costruire quella barbarie che crediamo di denunciare»:
«L’Occidente è ciò che è: imperfetto e da perfezionare, ma non da distruggere. L’antirazzismo è una battaglia giusta. Ma non deve diventare un atto di vandalismo o di disordine intellettuale».
Riassumendo, scrive ancora Daoud su Le Point, notando che bisognerebbe denunciare anche «il razzismo del Sud» e non soltanto del Nord del mondo,
«Smontare non è costruire, censurare non è rileggere, lottare contro il razzismo non è lottare contro l’Occidente. Con il grande slancio dell’antirazzismo, ritorna l’inquisizione. L’abbiamo già conosciuta durante il fascismo. Bisogna costruire un mondo migliore, non la fine del mondo».


domenica 3 settembre 2017

MORTE AL PASSATO


Pubblicato da Berlicche IL 31 agosto

Come forse saprete, in questo momento in USA c’è un po’ di gente che vorrebbe far fuori le statue di personaggi a loro dire esecrabili. Tipo generali e soldati sudistisanti missionari cattolici Cristoforo Colombo.
STATUA DI SAN JUNIPERO SERRA

La colpa di questi individui storici è avere fatto ciò che oggi è assolutamente improponibile. Tipo combattere per il proprio paese in una guerra perdente, cercare di recare un po’della luce del Vangelo nella miseria umana dei popoli, scoprire continenti permettendo a un sacco di individui senza scrupoli di portarvi prevaricazioni colonialistiche come gli ospedali o la ruota.
Sarebbe troppo facile dire che si tratta di gente ignorante di storia la cui ideologia ha rotto tutti i ponti con la ragione. Cosa peraltro vera.
Vorrei solo fare notare che in realtà il loro sarebbe un atto estremamente intelligente, se lo scopo fosse creare una nazione di schiavi ubbidienti. Che cosa può infatti spingere un uomo a levarsi contro l’omologazione, a pensare con la propria testa? Due cose: il proteggere chi gli è caro e l’esempio di chi ha combattuto alla stessa maniera, contro mille difficoltà, per realizzare qualcosa di duraturo.
Non è un caso che chi si batte per la distruzione della famiglia e delle statue siano le stesse persone. Sono l’esercito di chi ha smarrito la propria identità, e quindi vive di parole d’ordine altrui. Sono le guardie rosse di Mao impegnate a bruciare i libri e rieducare i borghesi nella Rivoluzione Culturale, sono i citoyen con le picche che distruggono Cluny e cercano teste da innalzare, sono i bolscevichi che saccheggiano i palazzi dello zar e fucilano i nemici del popolo. Sono coloro che odiano il passato perché gli è stato detto che loro sono nuovi, che sono il progresso, che sono il futuro. Odiano ciò che non conoscono, che non capiscono. Distruggono perché non sanno costruire.
Costruire è un concetto alieno per chi si è trovato con la pappa fatta. Incapaci di cambiare il presente, non resta loro che seguire chi dice loro che si può cambiare il passato. Ritornando ad una età dell’oro ancora precedente, senza uomini bianchi e schiavi ma solo bufali. A questi nostalgici di qualcosa mai esistito non resta altro che restituire le loro case e i loro terreni ai discendenti degli indigeni, e tornarsene a casa loro. In Europa, e magari anche più in là, dato che molti sono progenie di sassoni e altri barbari invasori…
Il passo successivo è, ovviamente, legalizzare di nuovo i sacrifici umani. Come ai bei vecchi tempi.
Chi ha estirpato gli indiani d’America non è stato Colombo, ma i loro antenati dei secoli successivi. Che erano il nuovo, i pellerossa il vecchio che doveva scomparire. I potenti di ogni tipo e colore hanno sempre usato queste categorie per acquistare il potere o conservarlo. Un uomo senza passato e senza affetti è il soldato perfetto, perché non si chiederà cosa sia umano, cosa gli convenga. Sarà un uomo senza nome, un milite ignoto per la causa di un altro.


A differenza di quegli altri, quelli delle statue. Che hanno costruito, hanno agito, e hanno plasmato il futuro che è il nostro presente.
Magari anche sbagliando. Ma con il senno di poi.