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domenica 13 agosto 2023

DEL NOCE: IL MITO ANTIFASCISTA E L'ELEVAZIONE DEL FASCISMO A CATEGORIA METASTORICA ED ETERNA

 Terza e ultima parte della rassegna dell’intervento pronunciato da Augusto Del Noce a Rimini nel corso II Convegno nazionale per insegnanti e operatori della scuola promosso da Comunione e Liberazione nell’agosto 1976.

Del Noce e l’innegabile «continuità» tra il fascismo di ieri e l’antifascismo di oggi. La formidabile e impietosa critica del grande filosofo al «mito antifascista», che estendendo il concetto di fascismo a qualunque avversario è divenuto perfetto strumento «reazionario» in mano al potere

 

Manifestazione antifascista per le vie di Roma

* * *

Nella terza e ultima parte del suo intervento al II Convegno nazionale per insegnanti e operatori della scuola promosso da Comunione e Liberazione, Augusto Del Noce affronta da par suo la questione della contrapposizione fra fascismo e antifascismo, che giudica viziata da una visione «mitologica» del fascismo e da un uso politico dell’antifascismo destinato a fare il gioco dell’egemonia borghese e capitalistaA sostegno di questa tesi cita i lavori di Tito Perlini, intellettuale marxista critico del gramscismo e dell’antifascismo contemporaneo.

« Giustamente scrive il Perlini, dal punto di vista rivoluzionario, che “oggi l’antifascismo è la peggiore mistificazione che ci si possa trovare di fronte, quella che è necessario maggiormente smascherare svelando gli inganni micidiali che essa contiene in sé. Attualmente l’antifascismo […] ha un ruolo in effetti reazionario, molto simile a quello che ebbe un tempo il fascismo. Il ricatto costituito dal pericolo di una ricaduta in quest’ultimo (motivo mitologico interessante, coltivato ad arte e sfruttato sapientemente ai propri fini dal potere capitalistico, per il quale una socialdemocrazia a sfondo tecnocratico ha oggi la stessa funzione che fu del fascismo…) è una mera facciata di cartapesta dietro cui si nasconde il potere del capitale che tende a farsi totalitario” (Tito Perlini, Gramsci e il gramscismo, Celuc, 1974, p. 63 e passim); per cui l’elevazione del fascismo a categoria metastorica ed eterna, in cui sia da ravvisare la personificazione stessa del male e l’unico avversario da combattere, maschera in realtà la subordinazione del partito comunista al neocapitalismo (pp. 150, 160, op. cit)».

La formuletta magica dell’“industria culturale” gramsciana

«Come si vede, l’antifascismo sarebbe oggi diventato il simbolo della riduzione del comunismo a strumento nel passaggio dalla vecchia alla nuova borghesia, dal vecchio al nuovo capitalismo, alla compiutezza della razionalità capitalistica, eccetera. Siccome preferiamo esprimerci in termini etico-politici, diciamo che il mito antifascista è diventato oggi il simbolo dell’involuzione del pensiero rivoluzionario nel laicismo radicale». Per Del Noce si dà un’analogia di funzione fra il fascismo di ieri e l’antifascismo di oggi, che si evidenzia per esempio nella prospettiva, evidente negli anni Settanta in Italia, di «un processo verso il partito unico per semplice autodissolvimento di tutte le altre tradizioni politiche e assorbimento della loro eredità nel Pci».

Con Schlein il Pd è un partito radicale di massa?

«Il nemico, dunque, di questo blocco, sarà il “fascista”, ma poi del “fascista” non si saprà dare altra definizione oltre quella di chi “guarda al passato”. Da ciò l’estensione presente dei termini “progressivo” (antifascista) e “reazionario” (fascista), tali che essi inglobano quelli di vero e di falso, di buono e di cattivo. Decisamente le formulette dell’“industria culturale” si riducono al minimo. […] Pure è da osservare come questa identificazione del male e del fascismo sia essenziale a quel radicalcomunismo a cui il pensiero di Gramsci ha dato luogo; così da non poterne essere rimossa, per mitologico che sia il suo carattere».

Mussolini, un rivoluzionario socialista «adeguato all’Occidente»

Il fascismo come male in sé è un errore di sintassi proprio dal punto di vista marxista e materialista: ogni sistema politico è sovrastruttura di un sistema economico, non può esistere un pericolo politico che non sia il riflesso dei rapporti di produzione nell’economia capitalista dominante. Da qui il carattere “mitologico” del fascismo oggetto dell’antifascismo contemporaneo. Mentre nella realtà storica il fascismo rientra nello stesso processo rivoluzionario al quale appartengono le altre ideologie moderne.

«La storiografia autentica, quella che intende operare il passaggio dalla polemica alla storia, sta oggi demolendo il mito antifascista, fondato sull’identificazione tra fascismo e reazione, per il riconoscimento che il fascismo nacque dal socialismo rivoluzionario e continuò a essere permeato di intenzione rivoluzionaria. […] Il fascismo si presentò come rivoluzione ulteriore alla marxleninista, adeguata all’Occidente, con pretese universalistiche, che il comunismo, diventato ormai fenomeno russo, non avrebbe più potuto vantare. Dal suo fallimento possiamo dedurre che fu una rivoluzione fallita, e niente di più; non che un’intenzione rivoluzionaria non ci fosse. Come negare che abbia tratto le sue origini dal socialismo e dall’interventismo rivoluzionari, che abbia avuto stretti collegamenti con i movimenti culturali d’avanguardia; come negare addirittura, se ci riferiamo al 1914, la stretta affinità tra le critiche di Mussolini e di Gramsci al socialismo riformista? Come negargli i caratteri del giovanilismo, del movimento di massa, della tensione verso il nuovo, della ricerca del consenso? E neppure si può negare, per riguardo a quel carattere sincretistico che ora il Pci sta assumendo, che sia stata mira costante di Mussolini il recupero del partito socialista, e la funzione di rappresentanza di quel che era vivo nel socialriformismo». Secondo Del Noce tutte queste considerazioni avvalorano la sua personale tesi di fondo:

«Se sommiamo questi giudizi, vediamo come il fascismo debba venir considerato come un momento, ormai sorpassato e dissolto, di quella rivoluzione ulteriore al marxleninismo, che è il correlato politico della riforma italiana dell’hegelismo, nell’aspetto in cui si formula come filosofia della prassi. […] Certamente, ben mi guardo dal negare il momento di opposizione assoluta che intercorre tra fascismo e antifascismo. Penso tuttavia che, a distanza, la considerazione degli storici si appunterà sulla continuità assai più che sull’opposizione».

La vittoria del nichilismo

Per Del Noce è chiaro che la pedagogia della secolarizzazione auspicata da Gramsci è sfociata in un nichilismo di cui i marxisti gramsciani sono complici.


«L’eclisse della religione è parzialmente avvenuta; ma l’umanità nuova a cui ci troviamo dinanzi per la prima volta nella storia del mondo vive senza ideali, come se verificasse la diagnosi profetica di Nietzsche sul nichilismo, assenza del fine come stato normale. […] Da un punto di vista marxista, questa situazione potrebbe anche essere vista come lo stadio ultimo della dissoluzione borghese. Ma il pensiero rivoluzionario-ateo riesce ad averne ragione? Lasciamo da parte la figura di Gramsci a cui va tutto il nostro rispetto, come a un idealista senza pari. Resta che il gramscismo si è inserito in questo processo verso il nichilismo, restando quanto meno soverchiato. La sua azione si è manifestata non come rivoluzione, né come verità, ma soltanto come secolarizzazione. Lo si è visto; il secolarismo si è dissociato da rivoluzione e da verità».

(3. fine)

fondazione.europacivilta@outlook.it

i precedenti interventi pubblicati dal Crocevia

https://crocevia-adhoc.blogspot.com/2023/07/augusto-del-noce-perche-fu-proprio-il.html

https://crocevia-adhoc.blogspot.com/2023/07/1976-la-logica-del-compromesso-storico.html


 

sabato 8 aprile 2023

BENEDETTO XVI IL SABATO SANTO E LA MORTE DI DIO


 “'Dio è morto' è la più citata e abusata delle battute di Nietzsche”, ha commentato Anna Khachiyan in un recente episodio del podcast “Red Scare”. "E penso", ha risposto Dasha Nekrasova, la sua co-conduttrice, "come cristiani dovremmo davvero essere grati a Nietzsche".

Il defunto papa Benedetto XVI può essere annoverato tra i teologi cristiani che riconoscono il loro debito nei confronti del padre del pensiero postmoderno. La controversa dichiarazione di Friedrich Nietzscheda La gaia scienza fu oggetto di esplorazione in diverse riflessioni dell'allora cardinale Ratzinger sul Sabato Santo. Quando Nietzsche dichiara la morte di Dio, intende dire che il quadro culturale che un tempo "sosteneva" la fede e la moralità cristiane si è eroso, rendendo così la fede in Dio irrilevante per la vita nell'Europa moderna.

Nel 1998, gli scritti di Ratzinger sul Sabato Santo, sono stati raccolti insieme a dipinti e commenti dell'artista americano William Congdon in una raccolta intitolata The Sabbath of History . Sebbene Congdon - un convertito al cattolicesimo comunemente associato al movimento espressionista astratto - non abbia mai incontrato Ratzinger, entrambi gli uomini erano profondamente attratti e perplessi dai misteriosi eventi del Sabato Santo.

Nel libro Ratzinger descrive come il Sabato Santo abbia avuto per lui un significato particolare, essendo nato e battezzato proprio quel giorno del 1927. presenza” che associava al Sabato Santo. È un giorno sospeso tra l'“umanità visibile” del Venerdì Santo e la “divinità radiosa” della domenica di Pasqua.

Il Sabato Santo, il corpo di Cristo, brutalizzato il Venerdì Santo, giaceva nel sepolcro. Ricordiamo in questo giorno la misteriosa affermazione del Credo degli Apostoli: che Cristo “ discesit ad infernos ”, è disceso agli inferi. La Chiesa ci racconta, secondo un'antica omelia , che all'inferno Gesù liberò «dalle loro pene il prigioniero Adamo e la sua compagna di prigionia Eva», cercandoli come «pecorella smarrita».

Ratzinger è cauto nell'interpretazione della parola “inferno”, preferendo lasciarla avvolta nel mistero. Suggerisce che gli inferni in questo caso possono essere meglio compresi nel contesto della parola ebraica sheol o del greco omerico hades , riferendosi a un ultimo abisso caratterizzato dalla "estrema solitudine", la "perdita di ogni comunicazione" e dove "l'amore non non penetrare”.

Eppure, «il morire di Dio in Gesù Cristo è al tempo stesso espressione della sua radicale solidarietà con noi», scrive Ratzinger. “Il mistero più oscuro della nostra fede è allo stesso tempo il segno più luminoso di una speranza senza limiti”. Il silenzio di Dio nel Sabato Santo, la sensazione che Egli non risponda alle nostre preghiere, non è un motivo per piangere la sua morte definitiva. Piuttosto segna un periodo in cui attendiamo con ansia il suo risveglio da un “sonno divino”, come dice Ratzinger, paragonandolo al tempo in cui Cristo dormì sulla barca durante una tempesta.

Ratzinger osserva che l'annuncio di Nietzsche sulla morte di Dio «è stato preso quasi alla lettera dal linguaggio della tradizione cristiana». Piuttosto che tentare di confutare l'affermazione di Nietzsche, Ratzinger provoca i credenti a lasciarsi pungere la coscienza e a mettere in discussione i fondamenti delle loro convinzioni. 

William Congdon: Crocefisso n.9
«Lo abbiamo ucciso», continua Ratzinger, «rinchiudendolo in modi di pensare antiquati, relegandolo a una pietà priva di realtà, che diventa sempre più slogan devozionale o curiosità archeologica». Riduciamo Dio a un insieme di riti e regole da seguire, non permettendoci di sentire pienamente il nostro bisogno del suo amore e abbracciandolo in tutta la sua grandezza e mistero. Quando i credenti vivono con tiepidezza la loro fede e perdono di vista ciò che sta alla radice delle loro convinzioni, come possono i non credenti essere convinti dalla loro testimonianza?

In The Sabbath of History , Ratzinger ricorda di aver assistito da bambino alla liturgia del Sabato Santo quando le finestre della chiesa erano completamente coperte di tende. Sebbene la "luce dall'esterno e dall'alto non penetri", sapeva che "la luce stava aspettando". Ecco perché confida che il Sabato Santo sia “pieno del mistero della speranza”.

Questa immagine dell'edificio della chiesa oscurata era per Ratzinger il simbolo della "situazione del nostro mondo" alla fine degli anni '60. “Non è [il sabato santo]”, chiede, “in modo misterioso il nostro giorno? Il nostro secolo non comincia forse a diventare un grande sabato santo”, ipotizza, “quando un vuoto gelido cresce anche nel cuore dei discepoli?”

Nel periodo che ha preceduto il Concilio Vaticano II, Ratzinger si è distinto da coloro che si aggrappavano strettamente ai quadri teologici del passato, così come da coloro che si affrettavano a farla finita con la tradizione ecclesiale in nome del progresso. Con lo stile dialettico di uno studioso veterano, ha affrontato l'abisso del dubbio portato dal pensiero postmoderno e dalla rivoluzione culturale degli anni '60. Non ha mai compromesso le sue convinzioni o l'obbedienza alla Chiesa, ma non ha avuto paura di porre domande fondamentali sulla fede e di dialogare con i non credenti.

“Proprio come partecipe delle esigenze della nostra generazione mi sono sentito chiamato a dare voce alla speranza che nella verità è sempre particolarmente vicina nell'ora del silenzio e delle tenebre”,

Mons. Joseph Ratzinger
ha scritto. Questo metodo di rispondere ai tempi guadando l'oscurità del dubbio piuttosto che affrontandolo "dall'esterno" segna il tono del suo testo fondamentale del 1968 Introduzione al cristianesimo . (...)

Il partner di Ratzinger in The Sabbath of History , William Congdon, è stato profondamente colpito dalle immagini della sofferenza umana che ha incontrato mentre era schierato durante la seconda guerra mondiale. "Le sofferenze dei morenti", ha affermato, "mi rivelano la mia vera identità". Il suo uso generoso della vernice nera sulle sue tele era un gesto di lutto ma anche di speranza di fronte alla sofferenza. La luce può emergere solo dall'oscurità, che di per sé è un evento miracoloso.

Sebbene la conversione di Congdon nel 1959 abbia sollevato le sopracciglia nella comunità artistica, la sua serie di dipinti di Cristo crocifisso e nella tomba ha ottenuto il plauso della critica. Queste immagini sono state il “soggetto supremo” della sua vita, poiché l'incontro con Cristo gli ha fatto “scoprire che il suo dramma sulla croce” era anche suo. Congdon si riferiva spesso alle “strade” che percorriamo come esseri umani, disseminate di sofferenza e violenza, come al “Corpo morente di Cristo… calpestato come se il traffico del 'peccato' lo avesse attraversato per tutta l'eternità o da allora, quello che era un corpo, è diventato una macchia”. (...)

Il Sabato Santo restiamo sospesi in quello stato sgradevolmente misterioso tra la morte e la risurrezione di Cristo; tra le nostre sofferenze quotidiane e la speranza che ci è stata promessa. Siamo provocati dal silenzio di Dio, dal suo sonno. In momenti così confusi - il momento della morte di Dio - è facile per noi fuggire verso il dubbio e la disperazione più totale, o intorpidirci con un ottimismo sentimentale.

Ma possiamo anche invitarlo nel nostro personale abisso, gridando con Ratzinger al Dio addormentato: «Svegliati, non lasciare che le tenebre del Sabato Santo siano infinite, lascia che un bagliore di Pasqua scenda anche nei nostri giorni... sprofondiamo nell'oscurità; non lasciare che la tua parola sia annegata nelle battute di questi giorni. Signore, aiutaci, perché senza di te periremmo. Amen."

 

Stephen G. Adubato

Stephen G. Adubato ha studiato teologia morale alla Seton Hall University e attualmente insegna religione e filosofia. Scrive su “Americamagazine.org” da cui è tratto questo testo.

 

mercoledì 22 giugno 2016

EUGENETICA, OMOSESSUALISMO E TEORIA GENDER: ECCO LE TECNICHE DELLA NUOVA CREAZIONE "OLTRE L’UOMO"


di Giampaolo Crepaldi*22-06-2016


“Transumanesimo: lo spaventoso laboratorio del nuovo Adamo” è il titolo del fascicolo del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” ora in libreria. La rivista dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân», diretta da Stefano Fontana, ospita studi del Prof. José M. Galvan dell’Ateneo della Santa Croce, di don Samuele Cecotti, del prof. Giovanni Turco dell’Università di Udine, di Padre Giorgio Carbone dello Studio Domenicano di Bologna, di Ermanno Pavesi, segretario dell’Unione internazionale medici cattolici e di Jacque Bonnet da Parigi. Gli autori trattano i vari aspetti del progetto transumanista, mentre Fabio Trevisan, Alessandra Scarino e Paolo Gulisano riesaminano le riflessioni di Chesterton e i romanzi di Aldous Huxley e Mary Schelley con il suo Frankestein. Pubblichiamo qui l’editoriale dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi che apre il fascicolo monografico. ((Per ricevere copia della rivista e per abbonamenti: bollettino@edizionicantagalli.com)

La Dottrina sociale della Chiesa ha a che fare con l’umano, visto con gli occhi di Dio. Ora: se l’umano viene superato nel transumano, la Dottrina sociale della Chiesa non ha più senso di esistere. Sarebbe allora prevalsa la falsa illusione gnostica secondo la quale l’uomo può arrivare alla salvezza conoscendo o facendo qualcosa. Se il “Nuovo Adamo” sarà frutto della medicina e della tecnica, allora la “nuova creazione” sarà solo opera umana (cf. Massimo Piattelli Palmarini, Il nono giorno della creazione. La nuova rivoluzione nelle scienze del vivente, Mondadori, Milano 2015) e non sarà nuova creazione. 

L’uomo è la via della Chiesa (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Centesimus annus, cap. VI) e ciò costituisce la stessa ragion d’essere della Dottrina sociale della Chiesa. Non perché essa sia solo incentrata sull’uomo, ma perché essa è uno strumento della salvezza che Cristo ha procurato all’uomo con la Croce e la Resurrezione e non con la tecnica. Lo stesso può essere detto per la “natura” e la natura umana in particolare. La salvezza non viene dalla tecnica, che finisce per superare la natura negandola, come propriamente accade nel transumanesimo. Per la Dottrina sociale della Chiesa la natura non viene superata ma semmai purificata ed elevata nella sopranatura. 

Ci sono oggi correnti teoriche e attività pratiche, finanziate e sostenute da enormi risorse mondiali, che invece vogliono andare oltre l’uomo. Si tratta appunto del transumanesimo. Queste dottrina e queste prassi sono in antitesi piena con la Dottrina sociale della Chiesa. Parlarne in questo numero del “Bollettino” ha quindi questo significato: avvertire un grande pericolo come condizione per potervi fare fronte. L’idea di portare l’uomo oltre l’uomo non è nuova. Era già presente nel mito di Prometeo, è contenuta nel racconto biblico della Torre di Babele, ed ha poi avuto una straordinaria spinta nell’epoca moderna. Nella Nuova Atlantide Francesco Bacone se ne fa sacerdote e il dominio completo sulla natura – il regnum hominis – diventa un paradigma programmatico generalizzato. Cartesio ne propone il “metodo” e la sua visione meccanicistica del mondo ne diventa lo strumento cognitivo

Lo strumento principale di questo progetto è la tecnica e a nessuno sfugge, quindi, come le ampie considerazioni sulla tecnica della Caritas in veritate di Benedetto XVI abbiano un vivo sapore di attualità e di urgenza (Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, cap. VI: “Lo sviluppo dei popoli e la tecnica”). Anche la letteratura si è interessata del transumanesimo: Frankenstein di Mary Schilley e, soprattutto, Il mondo nuovo di Aldous Huxley, descrivono un terrificante futuro che per noi oggi è purtroppo già realtà. È impressionante la chiaroveggenza di Huxley: le sue anticipazioni sul controllo sistemico sulla sessualità, la procreazione e l’eugenetica oppressiva e disumana assumono una straordinaria attualità oggi, epoca delle banche del seme, della fecondazione eterologa, dell’aborto sistematico e della sterilità omosessuale imposte come nuova ideologia. Gilbert K. Chesterton, da parte sua,  aveva denunciato i mali dell’eugenetica in un famoso suo libro, eugenetica che era frutto dei Lumi (Marco Marsilio, Razzismo un’origine illuminista, Vallecchi, Firenze 2006) e che ha avuto successo non solo nei regimi totalitari ma anche nelle illuminate democrazie occidentali, da quella statunitense a quella svedese.

Friedrich Nietzsche aveva annunciato l’Oltreuomo (Übermensch) e il suo grido era succeduto a quello della morte di Dio. Ma il progetto dell’oltreuomo provoca la morte dell’uomo e non la sua esaltazione. Anzi ne proclama il degrado ad animale. Non è un caso che mentre la tecnica e la medicina propongono un uomo che non soffre e non muore, i cui tessuti ed organi vengono ricostruiti quando si danneggiano, con il cervello collegato ad un computer centrale eterno e onniscente, con inserzioni di chips elettronici nelle sinapsi e di protesi potenzianti e sostituibili, molti strampalati teorici vogliano il superamento dello specismo, ossia della superiorità dell’uomo sulle altre specie animali. Il transumanesimo diventa quindi transpecismo. Il primo vorrebbe essere un potenziamento (Enhancement) dell’uomo, il secondo una sua degradazione: sembra una contraddizione ma non  lo è. 

Dostevskij, ne I Demoni, aveva già previsto queste nuove ed estreme forme di nichilismo, compreso il loro esito finale. In un colloquio con l’anonima voce narrante del romanzo, Kirillov, l’ateo che ha deciso di suicidarsi, afferma che «- oggi l’uomo non è ancora quello che deve essere. Verrà l’uomo nuovo, felice e orgoglioso. Quello per cui sarà lo stesso vivere o non vivere, quello sarà l’uomo nuovo! Chi vincerà il dolore e la paura, sarà lui Dio. E quell’altro Dio non ci sarà più [...]. Dio è il dolore della paura di morire. Chi vincerà il dolore e la paura, diventerà lui stesso Dio. Allora ci sarà una vita nuova, un uomo nuovo, tutto nuovo … Allora la storia sarà divisa in due parti: dal gorilla fino alla distruzione di Dio, e dalla distruzione di Dio fino … - Al gorilla?». (Fëdor Dostoevskij,  I demonî, Einaudi, Torino 1994, p. 106)

Oggi si vuole andare verso l’uomo ibrido animale-macchina, potenziato nelle sue prestazioni tramite l’identificazione con la macchina e retrocesso nel suo valore tramite una evoluzione a rovescio a pura animalità. Come potrà la Dottrina sociale della Chiesa non confrontarsi con questi orizzonti oggi già attuali? Con la crescita del potere i pericoli aumentano e con essi le responsabilità. Quello che oggi le leggi già permettono o addirittura impongono e che giustamente preoccupa – dalla fecondazione artificiale alle teoria del gender – devono essere viste in un quadro più ampio all’interno del progetto del transumanesimo. In questo senso questo numero del “Bollettino” si collega con altri in precedenza pubblicati e ci permette di comprenderli meglio.

La Dottrina sociale della Chiesa c’è perché il mondo è gravato dal peccato e dalle strutture di peccato. Essa c’è per annunciare la salvezza di Cristo anche nelle realtà temporali. Ora, la Gnosi è la tentazione più grande, perché consiste nel peccato di superbia. Anche quello dei nostri progenitori è stato, in fondo, un peccato gnostico: non conoscere per salvarsi ma salvarsi conoscendo. Il transumanesimo è l’ultima versione, molto impetuosa, della Gnosi eterna. La Dottrina sociale della Chiesa non può non occuparsene.

*presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân
DA LA NUOVA BUSSOOLA