Visualizzazione post con etichetta TERZA GUERRA MONDIALE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta TERZA GUERRA MONDIALE. Mostra tutti i post

lunedì 20 maggio 2024

RIPARTIRE DALL’EUROPA SIGNIFICA TORNARE ALLE RADICI

L'intervento del sottosegretario di Stato al convegno del Centro Studi Livatino. Il solstizio di Newgrange, il piano Mattei e l'Africa, la speranza di Péguy e le parole di Giovanni Paolo II.

Alfredo Mantovano


Pubblichiamo l’intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano al convegno organizzato dal Centro Studi Livatino “Ripartire dall’Europa. Ripensare l’Unione” svoltosi il 15 maggio 2024 a Roma.

***

1. Le relazioni che si sono articolate finora hanno affrontato in modo magistrale vari profili del tema posto a base del convegno. Farò scendere il livello – ma tanto poi il prof Ronco provvederà a farlo rialzare – proponendovi non delle considerazioni, ma delle cartoline: delle immagini di luoghi che in Europa hanno qualche senso, o di luoghi che, pur non trovandosi in Europa, in questo momento sull’Europa incidono.

La prima cartolina è dall’Irlanda. Drogheda è una graziosa città a nord di Dublino. A pochi chilometri da essa, in campagna, sorge Newgrange, un enorme monumento sepolcrale a forma di tronco di cono, con un diametro di circa 100 metri e un’altezza di 9 metri. È stato realizzato fra il 3.000 e il 2.700 a. C., con materiale condotto sul posto da centinaia di chilometri di distanza. Un passaggio lungo poco meno di 20 metri conduce alla camera sepolcrale, nella quale si aprono tre loculi disposti a croce rispetto al passaggio. L’architetto che ha progettato Newgrange è stato così preciso che da circa 5.000 anni la luce del sole penetra nella camera per qualche minuto una sola volta all’anno, alle nove del mattino del 21 dicembre, il giorno del solstizio d’inverno.

Perché ne parlo d’esordio? Perché, molto prima che i Cristiani si diffondessero sul suolo europeo, l’Europa attendeva, in modo implicito ma non per questo meno reale, il sorgere del sole vero, quello che è venuto al mondo in coincidenza del solstizio d’inverno di 2024 anni or sono.

Se dalla periferia ci spostiamo al centro dell’Europa precristiana e ci avviciniamo al più importante dei solstizi d’inverno, quello dal quale continuiamo gli anni, è difficile dimenticare la realizzazione dell’Ara Coeli sul Campidoglio, che la tradizione attribuisce ad Augusto in onore del figlio di Dio (è la seconda cartolina che mi permetto di proporvi). E forse non è un caso se i trattati dai quali nel 1957 hanno tratto vita le istituzioni europee siano stati firmati a pochi metri di distanza da esso.

Il “partito anti-italiano” esiste eccome

Mantovano, l’identità italiana e quelli che «la democrazia è un peso morto»

Mantovano: «Il governo Meloni rompe la logica del partito anti-italiano»

2. Che cosa voglio dire? Voglio dire che non c’è angolo d’Europa che non sia stato illuminato dalla luce che in un posto così periferico come Drogheda veniva evocata per indicare la speranza nella vita oltre la morte. Non c’è opera letteraria o artistica europea che possa prescinderne, anche solo per provare a spegnarla. Lo attesta perfino la bandiera dell’Unione Europea, con le dodici stelle su fondo azzurro, che rinvia direttamente alla Madre del figlio di Dio, al di là della consapevolezza del suo significato da parte di chi l’ha adottata.

Non rivendico primazie confessionali. È sempre attuale la magistrale lezione di papa Benedetto XVI a Ratisbona, quando – riprendendo il dialogo di Manuele Paleologo col saggio sufi – sottolineava che la fede non si impone con la spada. Quello che vorrei dire è un’altra cosa: a prescindere dalla religione di riferimento, e perfino per un ateo, è certo che senza la radice cristiana, che ha inverato e vivificato le radici greca e romana, l’Europa sarebbe rimasta una penisola occidentale del grande continente asiatico: tale è geograficamente. Se l’Europa è qualificata come continente è esclusivamente per ragioni storiche e culturali: è perché sulle terre che avevano visto espandersi e rovinare gli imperi greci e romani hanno arato e seminato in tanti, da San Benedetto in poi, i quali hanno fatto crescere i contadi e le città, e in esse le università, i luoghi di cura, le cattedrali, e poi le strutture politiche e gli ordinamenti giuridici.

Ripartire dall’Europa e ripensare l’Unione, come recita il titolo di questo convegno, è concretamente praticabile se si vince un paradosso, che ha preso piede da anni, anzi da decenni: quello di istituzioni europee che puntano a rendere tutto eguale, da Stoccolma a La Valletta, dalle dimensioni degli ortaggi alle realizzazioni del PNRR, ma poi rifiutano il solo elemento realmente che identifica e unisce l’Europa. Irrigidiscono elementi di dettaglio e rendono fluido quello che invece esige compattezza e decisione: nella verifica preordinata al pagamento di una delle rate del PNRR vi è stato, per es., il minuzioso accertamento, stanza per stanza, dei posti effettivamente occupati dagli studenti ai fini del finanziamento dell’housing universitario, ma poi ogni Nazione europea sembra andare per conto proprio di fronte alle crisi in atto su scenari importanti e critici, interni ed esterni all’UE.

 

sabato 14 novembre 2015

L'UMANITA' PERDUTA

ATTACCO ALLA FRANCIA: MA LA RABBIA NON BASTA 

Hanno colpito il teatro Bataclan facendo 100 morti, hanno colpito uno stadio, hanno colpito dei ristoranti, hanno colpito la vita, la nostra vita. Hanno seminato dolore, morte, orrore. Hanno ucciso padri, madri, figli e amici. E ognuno di loro aveva una sola colpa: quella di esistere e di vivere nel nostro mondo, il mondo che la nostra civiltà e i nostri padri hanno costruito. E ce l'hanno fatta. Ce l'hanno fatta perché ora piangiamo, ce l'hanno fatta perché adesso abbiamo paura, ce l'hanno fatta perché ci hanno lasciato sgomenti e attoniti. Hanno fermato il nostro venerdì sera, hanno fermato i sorrisi, le battute, quella voglia di incontrarsi e di farsi compagnia che ci rende tutti così simili, così fratelli.


Stanotte i terroristi hanno ammazzato mio fratello, hanno ammazzato mia sorella, quell'estraneo che non ha volto, ma che ha i miei stessi occhi, le mie stesse mani, il mio stesso cuore. E quei terroristi non sono alieni o esseri di un'altra specie. Sono uomini ridotti a bestie dalla loro ideologia, dal loro fondamentalismo, dalla loro furia purificatrice.

Uomini schiavi del loro odio hanno ferito la nostra libertà. E a noi che cosa resta? In questa ecatombe di massa, olocausto dell'Europa del secondo dopoguerra, resta rabbia, resta terrore, resta sgomento. Forse questo ci basterà per qualche giorno, forse questo chiuderà le porte delle nostre frontiere, forse ci porterà davvero verso una nuova e terribile guerra, ma questo - passate le lacrime, passato il risentimento, passato l'orrore - non ci basterà.
Perché la rabbia, il terrore e lo sgomento ci conducono nel nulla, nella violenza, nel loro stesso odio. E di odio non si vive, con il nulla non si sta in piedi. Magari si reagisce, magari si decide. Ma non si vive.

Perché sotto il Cielo d'Europa, questa notte, il nostro cuore brama di difendere la libertà, ma brama soprattutto - e ancor di più - una cosa semplice ma in questo momento rara, perduta. In mezzo a quei cadaveri, che raccontano qualcosa di forse più terribile dello stesso nazismo, quello che andiamo cercando è solo uno sguardo d'amore. Quell'amore che - paradossalmente - i mostri di Parigi non hanno mai saputo abbracciare. Così impegnati nella loro vendetta, così decisi a portare a termine la loro guerra. Una guerra che, dopo questa notte di sangue, ci trova tutti più soli, ci trova tutti più con le spalle al muro, spietatamente sfidati a chiederci - senza appello - quale civiltà, quale Europa, siamo davvero intenzionati a consegnare ai nostri stessi figli.


La libertà non si conquista una volta per tutte. In ogni generazione c'è bisogno di un Io che la riconquisti. E all'alba di questo nuovo giorno che si accende davanti a noi sembra essere questa la cosa più importante, la cosa più urgente, la cosa più vera. L'unica cosa veramente umana dopo tutti i nostri pianti, dopo tutto questo nostro lacerante e indicibile dolore.

FEDERICO PICHETTO
da ilsussidiarionet 14 novembre