L'intervento del sottosegretario di Stato al convegno del Centro Studi Livatino. Il solstizio di Newgrange, il piano Mattei e l'Africa, la speranza di Péguy e le parole di Giovanni Paolo II.
Pubblichiamo l’intervento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio
Alfredo Mantovano al convegno organizzato dal Centro Studi Livatino “Ripartire dall’Europa. Ripensare l’Unione” svoltosi il 15 maggio 2024 a Roma.
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1. Le relazioni che si sono articolate finora hanno affrontato in modo
magistrale vari profili del tema posto a base del convegno. Farò scendere il livello – ma tanto poi il prof
Ronco provvederà a farlo rialzare – proponendovi non delle considerazioni, ma
delle cartoline: delle immagini di luoghi che in Europa hanno qualche senso, o
di luoghi che, pur non trovandosi in Europa, in questo momento sull’Europa
incidono.
La prima cartolina è dall’Irlanda. Drogheda è una graziosa
città a nord di Dublino. A pochi chilometri da essa, in campagna, sorge
Newgrange, un enorme monumento sepolcrale a forma di tronco di cono, con un
diametro di circa 100 metri e un’altezza di 9 metri. È stato realizzato fra il 3.000 e il 2.700 a. C.,
con materiale condotto sul posto da centinaia di chilometri di distanza. Un
passaggio lungo poco meno di 20 metri conduce alla camera sepolcrale, nella
quale si aprono tre loculi disposti a croce rispetto al passaggio. L’architetto
che ha progettato Newgrange è stato così preciso che da circa 5.000 anni la
luce del sole penetra nella camera per qualche minuto una sola volta all’anno,
alle nove del mattino del 21 dicembre, il giorno del solstizio d’inverno.
Perché ne parlo d’esordio? Perché, molto prima che i Cristiani si
diffondessero sul suolo europeo, l’Europa attendeva, in modo implicito ma non
per questo meno reale, il sorgere del sole vero, quello che è venuto al mondo
in coincidenza del solstizio d’inverno di 2024 anni or sono.
Se dalla periferia ci spostiamo al centro dell’Europa precristiana e ci avviciniamo al più importante dei solstizi d’inverno, quello dal quale continuiamo gli anni, è difficile dimenticare la realizzazione dell’Ara Coeli sul Campidoglio, che la tradizione attribuisce ad Augusto in onore del figlio di Dio (è la seconda cartolina che mi permetto di proporvi). E forse non è un caso se i trattati dai quali nel 1957 hanno tratto vita le istituzioni europee siano stati firmati a pochi metri di distanza da esso.
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2. Che cosa voglio dire? Voglio dire che non c’è angolo d’Europa che non sia stato illuminato
dalla luce che in un posto così periferico come Drogheda veniva evocata per
indicare la speranza nella vita oltre la morte. Non c’è opera letteraria o
artistica europea che possa prescinderne, anche solo per provare a spegnarla.
Lo attesta perfino la bandiera dell’Unione Europea, con le dodici stelle su
fondo azzurro, che rinvia direttamente alla Madre del figlio di Dio, al di là
della consapevolezza del suo significato da parte di chi l’ha adottata.
Non rivendico primazie confessionali. È sempre attuale la magistrale lezione di papa Benedetto XVI a Ratisbona, quando – riprendendo il dialogo di Manuele Paleologo col saggio sufi – sottolineava che la fede non si impone con la spada. Quello che vorrei dire è un’altra cosa: a prescindere dalla religione di riferimento, e perfino per un ateo, è certo che senza la radice cristiana, che ha inverato e vivificato le radici greca e romana, l’Europa sarebbe rimasta una penisola occidentale del grande continente asiatico: tale è geograficamente. Se l’Europa è qualificata come continente è esclusivamente per ragioni storiche e culturali: è perché sulle terre che avevano visto espandersi e rovinare gli imperi greci e romani hanno arato e seminato in tanti, da San Benedetto in poi, i quali hanno fatto crescere i contadi e le città, e in esse le università, i luoghi di cura, le cattedrali, e poi le strutture politiche e gli ordinamenti giuridici.
Ripartire dall’Europa e ripensare l’Unione, come recita il titolo di questo
convegno, è concretamente praticabile se si vince un paradosso, che ha preso
piede da anni, anzi da decenni: quello di istituzioni europee che puntano a
rendere tutto eguale, da Stoccolma a La Valletta, dalle dimensioni degli
ortaggi alle realizzazioni del PNRR, ma poi rifiutano il solo elemento
realmente che identifica e unisce l’Europa. Irrigidiscono elementi di dettaglio
e rendono fluido quello che invece esige compattezza e decisione: nella
verifica preordinata al pagamento di una delle rate del PNRR vi è stato, per
es., il minuzioso accertamento, stanza per stanza, dei posti effettivamente
occupati dagli studenti ai fini del finanziamento dell’housing universitario,
ma poi ogni Nazione europea sembra andare per conto proprio di fronte alle
crisi in atto su scenari importanti e critici, interni ed esterni all’UE.

