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mercoledì 12 settembre 2012

UNA RETE PER IL BENE COMUNE


Bologna, più asili nido per chi ha bisogno. E meno vantaggi per chi fa il furbo

settembre 11, 2012Francesco Amicone

Una nuova delibera comunale cambia i metodi d’assegnamento dei posti, «con un recupero di quasi 200mila euro». Parla Valentina Castaldini, consigliere comunale: «Scoperte 200 finte ragazze madri. Ora aiuteremo quelle vere»

I furbetti che usufruiscono di servizi e vantaggi destinati alle fasce più deboli della popolazione esistono in tutta Italia. Anche nella Bologna amministrata dalla sinistra, c’è chi non si fa scrupolo di fare carte false pur di risparmiare qualcosa a danno degli altri. Persino quando si tratta di asili nido. Ma con la delibera approvata dalla giunta di Bologna su proposta dal Pdl a inizio anno, le cose sono cambiate. «Se prima bastava risultare separati e con due domicili diversi per scavalcare famiglie monoreddito e giovani donne che non potevano permettersi di mandare i propri figli alle materne, quest’anno, con l’obbligo di presentare l’Isee di entrambi i genitori, spacciarsi per una ragazza madre per ricevere indebiti vantaggi è decisamente più difficile».

LE CIFRE. Valentina Castaldini, consigliere comunale del Pdl, nota a Bologna per il suo spirito battagliero, elenca le cifre del successo della delibera: «Quest’anno, le coppie coniugate che mandano un bambino all’asilo nido sono aumentate del 10 per cento, sono state scoperte 200 finte ragazze madri e abbiamo recuperato 200mila euro, con un potenziale di 600mila nei prossimi anni». Un’enormità per un comune che per le materne ha in dotazione una cifra che si aggira sui 30 milioni l’anno. Il risultato per il bilancio è rilevante. «Ma soprattutto finalmente emergono dal buio le vere ragazze madri. Anche la Giunta l’ha capito, mentre sembrano tapparsi le orecchie Sel e grillini bolognesi: dalla critica a questa delibera alla messa in discussione della convenzione con le materne paritarie, sembrano più interessati ai consensi che all’amministrazione della città».

ALTRO CHE GRILLINI. Al vaglio ora idee per applicare i contenuti della delibera a tutti i servizi che sfruttano l’Isee. «Questa è una più belle riforme promosse dal Pdl bolognese», chiude la Castaldini, «e viene da un’idea del consigliere Pdl di Firenze Emanuele Roselli. Noi l’abbiamo ripresa e proposta a Bologna.È il vero modo di “far rete” per cambiare l’Italia, molto diverso da quelli che dicono di appartenere a un non-partito e poi si fanno la guerra per andare a Roma…».

sabato 5 novembre 2011

"PREGHIAMO PER L'ITALIA IN PERICOLO". COSA DISSE DON GIUSSANI NEL 1996

Esattamente quindici anni fa, in un’intervista a Pierluigi Battista, allora inviato per la Stampa di Torino e oggi autorevole editorialista al Corriere della Sera di Milano, il fondatore di Comunione e Liberazione, monsignor Luigi Giussani, rispondeva alla domanda clou sulle prospettive aperte dalla cosiddetta “rivoluzione” di Mani Pulite, con un «la situazione è grave per lo smarrimento totale di un punto di riferimento naturale oggettivo per la coscienza del popolo, per cui il popolo stesso venga spinto a ricercare le cause reali del malessere e a salvarsi così dagli idoli. Questo smarrimento comporta una inevitabile, se non progettata, distruzione dello stato di benessere, che risulta così totalmente minato nella tranquillità del suo farsi. Perché riprendere, bisogna pur riprendere!».  Oggi può avere una qualche utilità riprendere contenuti – su ciò che qualifica una presenza cattolica in politica piuttosto che la vera “questione morale” di una società come quella italiana – espressi con tanta chiarezza, profondità e libertà laica dal Luigi Giussani di quindici anni fa.

Preghiamo per l'Italia in pericolo


intervista a don Luigi Giussani di Pierluigi Battista


Le parole sulla politica del fondatore di un movimento ecclesiale che con la politica italiana della Prima Repubblica, a cominciare dall'ormai sciolto braccio «secolare» del Movimento Popolare, ha avuto rapporti intensi e tumultuosi, sono parole calibrate e meditate. La parola «integralista», comunemente applicata dai giornali a un movimento che ha pure suscitato avversioni furibonde come Cl, fa per esempio sorridere don Giussani («sono costretti a dire balle», si lascia sfuggire in un impeto di buon umore). La parola «avvenimento» è invece cruciale per un uomo di 72 anni il quale, sin da quando insegnava agli studenti del Liceo Classico Berchet di Milano, ha fatto dell'«avvenimento» centrale del «Fatto cristiano» l'orizzonte di una più che quarantennale esperienza culturale. Parole. E giudizi che entrano nel vivo delle questioni politiche (e anche «giudiziarie») dell'Italia.

Lei ritiene che sia un bene la fine dell'unità politica dei cattolici?
Non so se è un bene. È un fatto, perfettamente previsto dall'autorità della Chiesa e prevedibile nel fatto di libertà della coscienza cristiana. Anche se, là dove l'unità che i cattolici hanno come oggetto di fede – membra di un solo Corpo per la comunione battesimale – quando si realizzasse anche a un livello socio-politico, sarebbe sempre per la società umana, qualunque posizione uno avesse, un esempio confortante. Unità in funzione della Chiesa e non di un partito politico o di uno schieramento. Lo ha ribadito il Papa a Palermo e al Te Deum del 31 dicembre.

Ma lei si sente più garantito da un «cristiano» al governo?
No. Il problema è la sincera dedizione al bene comune e una competenza reale e adeguata. Ci può essere un cristiano ingolfato nei problemi ecclesiastici la cui onestà naturale e la cui competenza possono lasciare dubbi. Preferisco che non sia così. Come, secondo me, non è così per De Gasperi, La Pira, Moro e Andreotti.

venerdì 28 ottobre 2011

9 RAGIONI PER VIVERE LA POLITICA

MAURIZIO LUPI

L’Italia ha bisogno di tornare a crescere. Per farlo occorre ripartire da chi è impegnato seriamente a vivere, da chi non smette di desiderare e di costruire per il bene di tutti. C’è bisogno di una nuova sensibilità per il valore infinito che ciascuna persona racchiude – motore unico di ogni sano dinamismo sociale.

L’impegno in politica e in particolare in un partito ha senso solo se è orientato alla costruzione del bene comune. Dunque, perché la disaffezione non vinca anche sulla nostra storia e la nostra tradizione, vogliamo aiutare a cambiare il partito al quale apparteniamo: il Popolo della Libertà. Si tratta di una grande occasione anche per ricostruire quel legame – che tanti stanno contribuendo a logorare – tra popolo e politica.
Per questo ti chiediamo di iscriverti al PdL per costruire insieme il nuovo PdL, un partito che sia autenticamente popolare, nel quale sia possibile realizzare una politica in grado di ricercare sempre le soluzioni migliori per i cittadini.
Ecco, in sintesi, i contenuti che qualificano la nostra presenza e che, anche grazie al contributo di chi vorrà sostenerci con l’iscrizione, vogliamo identifichino sempre più il profilo ideale e amministrativo del nuovo PdL. A partire innanzitutto dalla capacità di offrire nuove opportunità alle giovani generazioni, perché la valorizzazione dei giovani è la condizione necessaria perché l’Italia possa tornare ad essere competitiva a livello internazionale.

Scuola e università

Assicurare a tutti la libertà di educazione e l’autonomia a scuola e università
Introdurre adeguati sistemi di formazione, reclutamento, selezione e valutazione delle performance degli insegnanti e degli istituti;
Coinvolgere il tessuto imprenditoriale, per un legame più stretto tra mondo della scuola e mondo del lavoro;
L’educazione e l’investimento in capitale umano sono la vera strada da percorrere per garantire l’uguaglianza delle opportunità, che costituisce il vero sostegno alle persone più deboli e in difficoltà;

Famiglia

Introdurre il quoziente familiare per tenere conto nell’accesso ai servizi sociali della composizione familiare in termini di carichi di cura, condizione lavorativa dei coniugi, presenza di persone disabili e non autosufficienti;
Urge fortemente un intervento shock che deve arrivare al taglio delle tasse per le famiglie, la vera fonte di risparmio del nostro Paese; la vera risorsa di cui gode la società italiana è infatti il risparmio delle famiglie e la loro ricchezza accumulata in tanti anni di sacrifici;
Difesa della vita

Tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale, per riaffermare con forza il valore assoluto della persona, in qualunque condizione essa si trovi, anziché giustificare la sottile spirale autodistruttiva in cui stiamo quasi inconsapevolmente scivolando;

Welfare sussidiario

Promuovere un vero welfare sussidiario, garantendo il pluralismo dell’offerta (pubblico, privato, non profit);
Attuare misure come la dote, i voucher e le detrazioni fiscali, che permettono di finanziare le scelte del cittadino, che così può decidere servizi in base alle proprie esigenze;

Impresa

Rafforzare gli incentivi per le nuove imprese che assumono, con misure che riducano la pressione fiscale;
Rimuovere gli ostacoli all’attività economica riducendo i costi di apertura e di gestione delle nuove imprese;
Allentare le difficoltà di accesso al capitale di rischio per aiutare la nascita e sostenere l’espansione delle imprese giovani a più alto potenziale innovativo;

Lavoro

Favorire i processi di reinserimento lavorativo, garantendo aggiornamento e formazione continua agli inoccupati per evitare di interrompere a lungo il percorso professionale, spesso causa di povertà;
Intervenire sulla regolamentazione delle diverse tipologie contrattuali ed estendere la copertura degli istituti assicurativi;

Pubblica amministrazione

Attuare un sistema premiante per una pubblica amministrazione moderna ed efficiente, grazie all’introduzione di un vero federalismo fiscale che premi le regioni e gli enti locali virtuosi e favorisca una piena sussidiarietà orizzontale;

Ambiente

L’ambiente è anzitutto l’ambiente di ogni uomo. La politica ambientale più corretta è dunque quella che tende a preservare l’iniziativa e la responsabilità dei singoli e delle società intermedie e che prevede una corretta gestione delle risorse naturali;

Europa

I grandi problemi dai quali dipende il nostro futuro – come una politica di pace, un nuovo patto generazionale, la lotta contro la povertà nel Terzo Mondo, l’immigrazione, una seria politica dell’energia – potranno essere affrontati solo dagli Stati Uniti d’Europa, fondati sui popoli e sulle regioni;
L’Europa delle Regioni e dei Popoli è allora la formula istituzionale, politica e culturale in grado di rilanciare con nuovo vigore la prospettiva europeista. I territori “vivono di Europa” in ogni ambito della loro dinamica sociale ed economica. E’ tempo perciò che l’Europa “viva di più di cittadini e territori” per essere vera espressione di un’unione di popoli.
È il tempo di avere il coraggio di fare queste scelte, sostenendo chi in questi anni ha dimostrato nei fatti di impegnarsi per un sistema politico e amministrativo aperto ai cittadini e al servizio dell’iniziativa libera delle persone.

Roberto Formigoni Maurizio Lupi Mario Mauro Giulio Boscagli Raffaele Cattaneo
Romano Colozzi Carlo Masseroli Marcello Raimondi Gianni Rossoni Mario Sala
Paolo Valentini Puccitelli

lunedì 4 aprile 2011

RETE ITALIA A RIVA DEL GARDA 3




RUINI UN'AUTENTICA SAPIENZA POLITICA

LA QUESTIONE NUMERO UNO È QUELLA ANTROPOLOGICA

(...) Quanto ai contenuti dell’impegno politico, Benedetto XVI fa riferimento ai grandi problemi di oggi e in concreto al fatto che la questione sociale è diventata, al tempo stesso e radicalmente, questione antropologica, come egli ha spiegato nell’enciclica “Caritas in veritate”.

Il senso non è che la questione sociale sia ormai superata: essa rimane pienamente attuale e ha assunto sempre più una dimensione planetaria, che siamo soliti riassumere con la parola “globalizzazione”. Ancora più profonda e densa di conseguenze sembra però la nuova problematica antropologica, che mette in gioco la domanda fondamentale: chi, o che cosa è l’uomo?

Chi siamo noi nella sostanza del nostro essere? Una domanda di sempre, certamente, ma oggi una domanda nuova perché nuove sono le possibilità offerte dagli attuali sviluppi scientifici e tecnologici che hanno dato all’uomo un nuovo potere su se stesso.
Parafrasando una celebre tesi di Marx, non si tratta più soltanto di interpretare l’uomo, ma soprattutto di trasformarlo.

Questa nuova trasformazione non avviene però, come pensava Marx, cambiando i rapporti sociali ed economici, bensì incidendo direttamente sulla realtà fisica e biologica del nostro essere attraverso le biotecnologie, che stanno progressivamente appropriandosi dell’insieme del nostro corpo: non solo dei processi del nascere e del morire, sui quali sono già focalizzati l’attenzione e il dibattito pubblico, ma anche del funzionamento globale del nostro organismo e in particolare del funzionamento del nostro cervello. L’intenzione, dichiarata o ancora recondita, è migliorare, potenziare, trasformare l’uomo stesso.

L’impiego delle tecnologie, però, non è mai neutro: è legato agli scopi che si perseguono e, nel caso delle biotecnologie applicate all’uomo, dipende in ultima analisi dal concetto che abbiamo dell’uomo stesso, della sua natura e dignità, quindi dalle convinzioni che ci animano riguardo a ciò che l’uomo deve comunque continuare ad essere, o invece deve diventare tramite i nostri interventi biotecnologici.

Qui si aprono degli scenari davvero enormi, di cui oggi fatichiamo a renderci conto, ma che nei prossimi decenni, e ancora più nel secolo che è appena iniziato e in quelli che seguiranno, diventeranno sempre più evidenti e decisivi per le sorti dell’umanità: ecco perché non è esagerato affermare con Benedetto XVI che la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica.

LA SFIDA DELLE CIVILTÀ ASIATICHE

A questo proposito si impone una riflessione che mette insieme le problematiche antropologiche con i processi di globalizzazione, in concreto con i grandi mutamenti in corso negli equilibri geo-economici, geo-politici e inevitabilmente anche geo-culturali.

Di fatto, oggi stanno riemergendo e assumendo un peso sempre maggiore alcune grandi nazioni e civiltà che negli ultimi secoli erano state sovrastate dall’Occidente. Queste nazioni e civiltà non hanno quella matrice cristiana che, malgrado tutte le infedeltà storiche e malgrado i processi di secolarizzazione attualmente in atto, appartiene al DNA dell’Europa, delle due Americhe e di altre considerevoli parti del mondo.

La centralità della persona umana – il suo essere fine e non semplicemente strumento – si è però affermata storicamente proprio in quelle culture che hanno la loro matrice nel cristianesimo. Sono dunque i popoli eredi di tali culture quelli che per primi hanno la responsabilità e il compito di mantenere e far fruttificare la centralità dell’uomo nella nuova fase storica che si apre davanti a noi, pur cercando, come è doveroso e necessario, di sollecitare anche le altre nazioni e civiltà ad un impegno convergente.

È questo, già oggi e per il futuro, un compito fondamentale dei cristiani impegnati in politica, come del resto di quelli che operano nella cultura, nelle scienze, nell’economia e in ogni altro spazio socialmente rilevante. [... ]

RETE ITALIA A RIVA DEL GARDA 2


RUINI UN'AUTENTICA SAPIENZA POLITICA


IL REALISMO CRISTIANO È FAR SINTESI TRA IDEALI E INTERESSI

[... ] Quando Benedetto XVI chiede ai cristiani laici di mostrare concretamente che la fede permette di leggere la realtà in modo nuovo e di trasformarla, ciò significa che il credente che fa politica non può, e non deve, rifugiarsi in una posizione di pura testimonianza.

È invitato invece a fare i conti con la realtà, a perseguire cioè l’efficacia delle proprie azioni nel concreto delle situazioni esistenti. Questa è del resto una caratteristica essenziale della politica, espressa da Benedetto XVI laddove precisa che la politica è “una complessa arte di equilibrio tra ideali e interessi”.

Così però il papa, al tempo stesso, ci mette in guardia da quella riduzione della politica al solo aspetto della sua efficacia pratica che è il limite costitutivo del cosiddetto “realismo politico”, il quale purtroppo facilmente degenera in cinismo politico.
In questo modo la politica diventa fine a se stessa, si concentra esclusivamente, o almeno prioritariamente, sul perseguimento del potere.

L’opposto di questo realismo di corto respiro è quell’idealismo astratto che non incide nella storia e che finisce non di rado per trasformarsi in un utopismo tendenzialmente violento e totalitario.
L’autentico realismo cristiano sta invece nel non stancarsi di cercare la sintesi tra ideali e interessi, per quanto faticosa e sempre provvisoria una tale sintesi possa essere.

RETE ITALIA A RIVA DEL GARDA 1


RUINI. UN'AUTENTICA SAPIENZA POLITICA

PRINCIPI NON NEGOZIABILI E LIBERTÀ DI COSCIENZA

[... ] Vorrei tentare di approfondire, alla luce delle parole del papa, una questione oggi abbastanza scottante per l’azione politica dei cattolici. Essa riguarda la natura della dottrina sociale della Chiesa e il suo rapporto con la coscienza personale di ciascuno nell’assunzione delle decisioni politiche.

Questa dottrina da una parte è proposta dal magistero della Chiesa e quindi ha pur sempre un aggancio con la fede in base alla quale la Chiesa esiste. Dall’altra parte è argomentata razionalmente, a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni essere umano.

Per questo secondo aspetto essa può fornire una luce e un riferimento sia ai credenti sia ai non credenti. Per il primo aspetto, però, l’atteggiamento dei credenti verso di essa non può essere semplicemente uguale a quello dei non credenti. I non credenti, infatti, si sentiranno legati a tale dottrina solo nella misura in cui essa li convince razionalmente. I credenti, invece, se intendono comportarsi in maniera coerente con la loro fede, faranno riferimento alla dottrina sociale anche al di là di ciò che sembra loro evidente razionalmente.

In altre parole, la coscienza dei credenti deve essere illuminata e formata non solo dalla loro ragione ma anche dalla fede e dall’insegnamento della Chiesa.

È teologicamente infondata, pertanto, quella posizione – rivendicata a volte con enfasi da alcuni politici cattolici – per la quale il richiamo alla propria libertà di coscienza viene fatto valere per discostarsi dagli insegnamenti della Chiesa.

Sul piano politico e giuridico essi hanno certamente il diritto di agire così, ma non possono pretendere che questi comportamenti e queste scelte siano anche teologicamente ed ecclesialmente legittimi.

All’interno del mondo cattolico, la controversia sui “principi non negoziabili” ha qui il suo vero nocciolo.

Se vogliamo inquadrare questa questione in una problematica più vasta, possiamo considerarla un sintomo di quelle tendenze alla “secolarizzazione interna” della Chiesa e dei cattolici che da una parte non devono sorprendere, per l’influsso reciproco tra Chiesa e società che è sempre in atto: la secolarizzazione del mondo occidentale tende quindi fatalmente a riverberarsi anche all’interno della Chiesa. D’altra parte, però, è indispensabile reagire a questo processo, se non vogliamo che la fede diventi irrilevante e intendiamo invece conservare le nostre capacità di testimonianza missionaria. [... ]