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mercoledì 22 gennaio 2020

ELEZIONI: VENTI MOTIVI PER CAMBIARE E NON VOTARE LA SINISTRA


Il Capo Sardina, per sponsorizzare Bonaccini, ha detto: “Se vinci i mondiali non cambi allenatore.
Non so quali mondiali abbia visto la Sardina; forse allude ai quattro dati statistici che Bonaccini sbandiera ai quattro venti dall’inizio della campagna elettorale, per dimostrare di essere il migliore, l’inarrivabile, al punto che si dice vagoli per le stanze di via Aldo Moro chiedendosi, quasi incredulo, come mai non sia adorato dal 100% degli emiliano-romagnoli.
rosso PD azzurro CENTRO DESTRA

Ebbene, caro Capo Sardina, cercherò di dirti i motivi per cui io voglio CAMBIARE ALLENATORE e, soprattutto, IL PROPRIETARIO DELLA SQUADRA, CIOÈ IL PD, CON TUTTO L’ARMAMENTARIO IDEOLOGICO DELLA SINISTRA:

1. sono stanco di una politica egemonizzata da un partito che controlla tutto, dagli appalti alla cultura, dalle cooperative alle fondazioni bancarie, dalla sanità alla grande distribuzione

2. desidero che le famiglie non debbano aspettare mesi o anni per l’insufficienza di posti letto in RSA per disabili e non autosufficienti

3. vorrei una vera libertà di scegliere dove farsi curare, ampliando il numero delle strutture sanitarie convenzionate, così da diminuire gli intollerabili tempi di attesa

4. non mi piacciono centri storici desertificati
 
5. credo che la famiglia, formata da uomo, donna e figli, sia la cellula fondamentale della società e non vada considerata “superata” a favore di altre “unioni”

6. voglio continuare a parlare di babbo e mamma e non di genitore1 e genitore 2
 
7. desidero continuare a chiamare bambino un maschio e bambina una femmina senza incorrere nelle sanzioni della legge sulla transomofobia
la mappa del 2014

8. penso che la singola persona umana abbia un valore assoluto che va difeso dal momento del concepimento fino alla morte naturale

9. credo che chi vede ogni giorno commettere furti, scippi, reati di droga abbia il diritto che questo problema sia considerato una priorità e di non sentirsi dire che la sua è una “insicurezza percepita”

10. vorrei che finalmente tutti i genitori potessero decidere liberamente quale scuola scegliere per i propri figli, senza dover pagare due volte: prima con le tasse e poi con le rette

11. mi sembra sbagliato lasciare entrare indiscriminatamente più immigrati di quelli che possiamo accogliere e non voglio essere considerato razzista per questo

12. non sopporto che le nostre forze dell’ordine siano sbeffeggiate da delinquenti, arrestati mettendo a rischio la propria incolumità, e subito rilasciati

13. mi sembra inaccettabile che i pendolari che pagano il biglietto, per andare a lavorare, debbano vedere che qualcuno può impunemente viaggiare gratis e minacciare il controllore di turno
la mappa del 2018

14. penso che non sia fascista difendere i confini del proprio Paese, come fanno tutte le nazioni del mondo

15. ritengo che amare l’Europa non significhi accettare tutte le vessazioni di una burocrazia assurda e sempre più invadente

16. non accetto l’arroganza dei partiti che ritengono chi non la pensa come loro un fascista o un ignorante da rieducare, perchè “ragiona con la pancia e non con la testa”

17. non voglio lasciar spazio ad una cultura che vorrebbe togliere i crocefissi dai luoghi pubblici e coprire quelli nei cimiteri, con la scusa dell’accoglienza e del “rispetto” degli islamici

18. sul clima voglio poter credere più a Rubbia o a Zichicchi che a Greta, senza essere considerato un distruttore dell’ecosistema

19. desidero delle istituzioni che combattano veramente gli sprechi, così da poter diminuire la pressione fiscale

20. non condivido la nostra totale sudditanza ad un’Unione europea che, con la sua pervicace politica di austerity, rende la crisi economica insuperabile.

ROMANO COLOZZI

mercoledì 4 maggio 2016

INIZIA LA TERZA FASE DEI CATTOLICI IN POLITICA?

:All'inizio i cattolici furono "corpo" (cioè un partito, la DC), poi sono stati "spirito" (ovvero, un'influenza culturale). Ora si apre una terza fase totalmente nuova.

DI ANTONIO IANNACCONE

Qualche giorno fa il nuovo movimento politico “Popolo della Famiglia”, il PDF, ha compiuto un mese di vita: un tempo giusto, crediamo, per dare un giudizio su di esso alla luce del momento politico che stiamo vivendo, oltre le chiacchiere dettate dalla cronaca.
E qual è in soldoni il dato più significativo della presente storia italiana? Che si può dire chiusa la seconda fase dei cattolici in politica.

La prima fase del cattolicesimo politico coincide naturalmente con la storia della Democrazia Cristiana, la DC, nata per contrastare sul suo stesso campo – il “partito” - il blocco comunista e la sua minaccia di estendere il totalitarismo alla nazione italiana.
Questa storia è terminata nel 1994, l’anno che ha sancito la fine dei partiti anti-comunisti, DC in primis, ad opera della stampa e della magistratura.
In quest’anno è cambiata la forma dell’azione politica dei cattolici: non più “partito”, ma “influenza culturale”. 
In sostanza, il cattolicesimo politico, ucciso come partito dall’alleanza del potere informativo e giudiziario sotto il segno dell’egemonia culturale comunista, ha dovuto sopravvivere influenzando culturalmente i due blocchi rimasti sul campo: Forza Italia e il PDS, il partito reduce del comunismo. Insomma, il terreno della lotta diventa quello che il “nemico” comunista aveva imposto: per usare il linguaggio di Gramsci, quello dell’Intellettuale Collettivo (il blocco di potere – giornali, tv, istituzioni -  dove si decide il pensiero di una società).

Così, si è entrati nel secondo capitolo del cattolicesimo politico, il quale ora non è più “un corpo” (il partito) ma è “uno spirito” che influenza dall’interno i partiti rimasti sul campo. In particolare, l’ideale democristiano è “trapiantato” come anima razionale in Forza Italia e ha permesso a quest’ultima di vivere oltre le sue stesse possibilità iniziali, essendo essa originariamente una pura aggregazione sentimentale di popolo (intorno a un carisma personale) nata da un’avversione all’egemonia culturale comunista.

Siamo arrivati quindi ai giorni nostri: ora che cosa accade?
Dopo la morte del “corpo-partito” del 1994, ora muore anche lo spirito, ovvero l’influenza culturale del cattolicesimo nei partiti. L’enorme potere egemonico dell’Intellettuale Collettivo certifica il suo dominio sulla società inghiottendo anche l’anima culturale cattolica: in particolare, la fine dell’influenza culturale dei cattolici nella politica avviene quando il NCD – l’anima cattolica che lascia Forza Italia e così la svuota – decide di suicidarsi votando la legge Cirinnà voluta dall’Intellettuale Collettivo contro il fiume di popolo sceso nelle piazze.

È singolare che la fine del cattolicesimo politico sia stata decretata da due cattolici, Renzi e Alfano, ma non del tutto incomprensibile: la sua morte, infatti, non avveniva per mancanza di consenso (bastava ascoltare il popolo sceso in piazza) e quindi non poteva che essere un suicidio ad opera di cattolici.

Ma a questo punto la domanda è: qual è adesso lo scopo del potere egemonico dilagante? 

Conquistata la politica e la cultura, che cosa si propone? Dopo aver occupato la società, non resta che arrivare a esercitare il potere su un livello più profondo: la stessa struttura dell’essere umano. E difatti il cuore dello scontro è nel luogo in cui ha origine l’uomo e in cui si definisce la sua identità e la sua radicale dipendenza strutturale: la famiglia.

Ancora una volta, nel 2016 come nel 1994, la vera “posta in gioco” non è percepita dalla classe politica e intellettuale, ma dal senso comune del popolo italiano legato alle sue radici cristiane, il quale ora si riversa a fiumi nelle piazze dei Family Day, sfidando ogni potere culturale, politico, anche religioso per difendere la struttura originaria dell’uomo (la differenza uomo-donna) dall’aggressione del potere.

Ora quindi deve svilupparsi il terzo capitolo dei cattolici in politica, a meno che non si voglia teorizzare il ritiro dei cattolici dalla scena pubblica ovvero una gigantesca omissione di soccorso verso una società agonizzante. 
La domanda quindi è: quale via deve perseguire questa nuova modalità di impegno, dopo aver esaurito la forma “partito” e la forma “influenza culturale”? Rimane un’unica strada: se l’egemonia culturale ha invaso tutti i luoghi del potere, resta solo il popolo.

Non sappiamo se l’intuizione di Mario Adinolfi e Gianfranco Amato sia la forma definitiva della risposta, ma quella da loro iniziata appare l’unica via percorribile: ripartire dal popolo (del Family Day) e portare la sua carne viva nell’agone politico, come estrema forma di testimonianza contro il potere che vuole impadronirsi della natura umana. In greco, la parola testimonianza si traduce “martirion”. 
Se il potere occupa tutti gli spazi e vuole rifare l’uomo fin nella carne, rendendolo una pura autonomia disperata, rimane solo la carne viva del proprio essere per testimoniare il bene, anche in politica. Come ai tempi dei primi cristiani.

[Pubblicato su La Croce del 12/04/2015] 



mercoledì 5 agosto 2015

LETTERA LAICA AI PARLAMENTARI DI AREA POPOLARE SU UNIONI CIVILI E MOLTO ALTRO

 | 3 Agosto 2015
Care amiche, cari amici,


poiché ho avvertito tra noi molta incertezza circa il tema delle unioni civili, sento il bisogno di proporvi la mia opinione nella speranza di poter alimentare una ulteriore riflessione collettiva.

Noi siamo una comunità di persone che hanno partecipato ad una esperienza politica ventennale nel corso della quale le giuste intuizioni si sono mescolate con errori e rinunce. Eppure un merito fondamentale possiamo dire di avere condiviso. Nella stagione in cui le ideologie sconfitte dalla storia hanno cercato di sopravvivere organizzando una cronaca faziosa, abbiamo contrapposto ad esse, nei fatti forse più che nella consapevole elaborazione, un nuovo umanesimo politico riuscendo talora ad esprimere perfino una sorta di egemonia culturale. 

 
Voglio dire che abbiamo saputo rifiutare gli astratti luoghi comuni delle élite cosmopolite, assunti dalla sinistra italiana con la fine del marxismo, riproponendo il concreto senso comune del nostro popolo.
Lo abbiamo fatto difendendo le rappresentanze politiche e sociali, nei loro pregi e difetti, da ogni tentativo di sostituirle con il "governo dei migliori" e con la solitudine degli individui nel rapporto con lo Stato.
Contestando il giustizialismo interessato e fazioso di chi si copriva dietro l'inumano principio "fiat iustitia, pereat mundus".
Difendendo la proprietà delle "cose" che nella buona eccezione italiana sono state e sono le "case", quale radice delle nostre famiglie nel luogo dei padri.
Garantendo la sopravvivenza del capitalismo popolare di fronte a chi ci voleva concentrati nei pur necessari grandi interessi organizzati. 
Affermando quella antropologia positiva che vuole l'uomo orientato alla socialità e non "lupo" verso i suoi simili, perciò degno di spazi di autonomia responsabile e di funzioni sussidiarie.
Difendendo la vita, dal concepimento alla morte naturale, quale premessa logica della nostra fiducia nella vitalità umana.


Di tutto ciò siamo stati così fieri da voler salvaguardare con una dolorosa rottura i buoni principi e i buoni comportamenti del centrodestra italiano quando ci è parso che nel suo declino potessero essere rinnegati o contraddetti. Non voglio quindi pensare che ora la nostra fragilità politica in una fase certamente difficile ci conduca a svendere proprio quel patrimonio di meriti che con la nostra scelta abbiamo inteso mantenere operosamente vivo.
E in particolare, sono certo avvertiamo tutti la necessità di conservare, innanzitutto tra noi, quel dialogo tra credenti e non credenti che si realizza nel nome dell'uomo e che si fonda sul comune vissuto, sul rifiuto quindi di ogni astrazione.
La laicità è autonomia della funzione pubblica che a sua volta però si esprime riconoscendo le verità rivelate dalla esperienza tramandata dai padri e non rifiutandole a priori nel nome di quella indifferenza che taluno vorrebbe ideologia o religione di Stato.


Fu grazie a ciò che ci unimmo nel Consiglio dei ministri su Eluana Englaro, legittimamente incerti ma consapevoli delle nostre responsabilità che risolvemmo sulla base del laicissimo principio di precauzione.
E la stessa legge sulla procreazione assistita, confermata dal popolo con il mancato quorum del referendum ma smembrata dalla Consulta, ci trovò concordi nel ritenere che la procreazione non dovesse separarsi dagli elementi riproduttivi di una relazione affettiva nel nome del primario interesse dei figli.
Così come ora possiamo convenire che tale separazione non può arrivare al punto da realizzarsi attraverso l'affitto dell'utero di una donna così bisognosa da accettare un commercio tanto innaturale. L'adozione (o l'affido) del figlio "biologico" non può essere la legittimazione di questa pratica che dovremo anzi prevenire e contrastare con una legislazione ad hoc.


Più in generale, possiamo riconoscere insieme che il diritto dei minori a crescere nella diversità genitoriale precede il pur comprensibile desiderio degli adulti. La querelle sul matrimonio o su una unione disegnata in termini tali da conseguirlo per via giurisprudenziale ha senso in quanto logicamente e giuridicamente ne costituisce la pre-condizione.

Come abbiamo più volte ricordato, sarebbe facile un accordo parlamentare unanime sui diritti (ed eventualmente i doveri) dei conviventi come dispongono i nostri disegni di legge. Ma si vuole qualcosa di più e d'altro che non possiamo che classificare come ideologico. È la riproposizione, dopo i disastri del '900, della ricorrente ambizione a creare l'"uomo nuovo" che nasce indipendentemente dalla coppia genitoriale, che viene educato a superare la propria condizione naturale di maschio o femmina per cercare quella, anche mutevole, soggettivamente percepita imponendola all'anagrafe pubblica, che stabilisce legami labili e agevolmente reversibili, che muore pubblicamente assistito quando lo desidera.


Mi si dirà: ma così ora fan tutti in occidente. Vero! È stata altrove una deriva lenta e continua, prodottasi nella distrazione dei più, che gli esclusi, tra i quali noi, possono ora comprendere nella sua interezza e rifiutarla mentre in quei Paesi il dibattito sull'uomo si riapre. Possiamo peraltro stupirci del declino demografico dei Paesi di vecchio benessere? Abbiamo dimenticato il tentativo di sostituire la vitalità reale alimentata da giovani generazioni numerose e dinamiche con la vitalità virtuale della finanza creativa? Non c'è sviluppo sostenibile che si realizzi mentre l'uomo si annichilisce perdendo il senso della vita, quella continuità della specie che solo le famiglie naturali aperte alla procreazione possono garantire.


Care amiche, cari amici, ho dedicato la mia lunga vita politica a tante battaglie di cui ora avverto il significato relativo di fronte al valore assoluto dell'uomo così pericolosamente messo in discussione. Per questo mi sento di dirvi che la battaglia odierna per la difesa del nostro millenario modello antropologico è tutt'altro che clericale. Offenderemmo una visione adulta della laicità se non la riconoscessimo come laicamente umanitaria.

La posta in gioco siamo noi stessi, i nostri figli, il loro futuro. 
 


lunedì 23 marzo 2015

"IL PAPA INVITA COMUNIONE E LIBERAZIONE A ESSERE PIÙ VISIBILE NELLA SOCIETÀ". (GIOVANNI PAOLO II, 13 MAGGIO 1984)


22 Marzo 2015 ASSUNTINA MORRESI

A seguito delle dimissioni di Maurizio Lupi sono apparsi articoli, come quello ad esempio di Michele Brambilla (ciellino) su La Stampa, che parlano del fatto che “sembra al tramonto una stagione molto discussa, quella dei ciellini in politica “ e, più avanti, aggiunge “Dire che tutto si sia risolto in un’occupazione del potere sarebbe ingiusto, perché l’impegno di Cl in politica ha prodotto anche molte cose buone, alcune straordinariamente buone. Ma che ci sia stata una degenerazione, a volte un compiacimento nella gestione del potere, un giustificare tutto in nome della fede, un liquidare le obiezioni con lo slogan «non facciamo i moralisti», beh, questo è innegabile. Non tutti i ciellini hanno fatto finta di non cogliere, qualche giorno fa, la reprimenda di Papa Francesco”. E continua: “Ma Cl non è un blocco monolitico. Anzi molti ciellini ritengono che un certo modo di stare in politica abbia finito per nuocere al movimento più di qualsiasi nemico esterno. Don Julián Carrón, il successore di don Giussani, pensa con dolore che si è scambiata la testimonianza con l’egemonia, e spiega la differenza con un esempio: testimonianza vuol dire che, se ho il potere di nominare un primario in ospedale, nomino il più bravo; egemonia vuol dire che nomino uno di Cl. C’è da aggiungere qualcosa? No, non c’è da aggiungere niente”.
Voglio fare alcune osservazioni:
1. Sul rapporto fra Cl e la politica, invito tutti a riprendere i libri che ne parlano, citando testimoni diretti, e mi riferisco ai tre “Comunione e Liberazione”, di Massimo Camisasca (ed. San Paolo), che nessuno cita più. Chi fa, si sa, può sbagliare, e certamente di errori ne possono essere stati fatti tanti, perché tanto si è fatto. Anche Papa Francesco ha detto che preferisce “una chiesa che sbaglia per fare qualcosa che una che si ammala per rimanere rinchiusa”.
Ma a ridurre l’intera storia di CL a un malsano rapporto con la politica, noi di CL non possiamo starci. Non è questa la nostra storia.
Basta scorrere le pagine dei libri di Camisasca – per chi non se lo ricordasse proprio, cosa è stata la nostra storia – per rinfrescare la memoria di come siamo nati, cresciuti, certamente anche corretti e ripresi da Don Giussani, ma sempre in un fiorire di opere e nella ricchezza della nostra presenza nella vita pubblica, anche politica.
Qualche esempio: “L’impegno politico e la nascita del Movimento Popolare” (MP), II vol, cap. XIX, che inizia con “Sentivamo innanzitutto la necessità che la politica non fosse separata dalla vita concreta”, e quindi la Scuola Quadri, e ancora “Furono gli interventi di Don Giussani, in diverse occasioni, a correggere la rotta a favore della DC”, in riferimento alle amministrative del 1970, e poi la Redazione Culturale, e il 21 dicembre 1975, primo Convegno di Movimento Popolare. E il suo sviluppo, III vol. cap. X, la prima uscita di Formigoni alle europee del 1984, con 454.000 preferenze, mentre il capolista, Ministro degli Interni, tale Oscar Luigi Scalfaro, non arrivò a 400.000, e poi i referendum, i boat people, il terremoto in Irpinia, la rivolta in Polonia.. e intanto il Sabato (cap.VIII, vol.3) erede di Radio Supermilano, molto centrato a Roma (leggi Tantardini per la politica), e poi nasce il Meeting di Rimini, nel 1980. Leggeteli, i libri di Camisasca. Almeno guardate l'indice. 
Ognuno di noi partecipava di tutto questo. Noi avevamo incontrato Testori, il Sabato era il nostro giornale, nostro era il Meeting, noi sostenevamo i dissidenti e Solidarnosc, e nostre erano le mille opere che nascevano ogni giorno, indipendentemente da dove vivessimo.
Era, ed è, la nostra storia, perché la nostra Comunione è la nostra Liberazione.
2. E' assurdo collegare il giudizio di autoreferenzialità di Papa Francesco di due settimane fa al passato rapporto fra CL e la politica. Il giudizio del Papa è su adesso, quindi negli ultimi anni, e non può essere un giudizio riferito a oltre dieci anni fa. Prima i Papi ci dicevano altro.
Per esempio, leggo a pag. 57 del terzo volume di Camisasca un intervento di Giovanni Paolo II del 1984 (c’erano già MP, Il Sabato, il Meeting):
Vi sono grato in modo speciale” disse il Papa ricevendo i ciellini il 13 maggio a Castel Gandolfo “per l’impegno con cui vi siete dedicati all’Anno Santo della Redenzione e specialmente al Giubileo dei giovani”. Ma nelle parole del Papa, durante quella fredda sera accanto al lago, c’è anche un invito importante per CL: a essere visibile. Se fosse stato possibile, ancora più visibile. "Dobbiamo essere una chiesa visibile", intitola “Avvenire”, e “La Repubblica”: "Il papa invita Comunione e Liberazione a essere più visibile nella società". “Alcuni – disse testualmente il Santo Padre – forse vorrebbero che la Chiesa fosse più nascosta, meno visibile: ma questo non è giusto. La Chiesa deve essere visibile, soprattutto per se stessa. La comunione tra noi è legata alla nostra visibilità. Poi c’è un altro aspetto: noi come Chiesa, come cristiani, come ciellini, dobbiamo essere visibili per gli altri”, e questo “noi ciellini” si impresse nella memoria di tutti i presenti.


(il link al discorso completo), eccolo qua.

L'EGEMONIA DI CL COME OSSESSIONE


Carlo Michele Brambilla, vice direttore de Lastampa,

vedo che l’aria laica di Torino ti ha fatto respirare un po’ di sano cinismo. Mi fa piacere, ma adesso ascolta cosa penso io di quello che hai scritto.

Tu, citando don Julian Carron (successore di don Luigi Giussani alla guida di Comunione e Liberazione), parli del rischio di egemonia di Cl: “Testimonianza vuol dire che, se ho il potere di nominare un primario in ospedale, nomino il più bravo; egemonia vuol dire che nomino uno di Cl”.
Del “rischio egemonia” aveva parlato, se ricordo bene, due anni fa il giorno dell’apertura del Meeting di Rimini, Dario di Vico sul Corriere, e vedo che da allora anche tu ci sei tornato sopra diverse volte. Quindi deve essere una cosa seria. Invece non lo è. 

Scusa, Michele, ma di che stai parlando? Tu stai facendo passare l’idea che il potere di nomina di qualche dirigente di una Asl equivalga all’egemonia e non ti accorgi (ma è impossibile che tu non te ne sia accorto) quale è la vera egemonia che ammorba il Paese.
Parliamo di cultura. Alla Biennale d’arte di Venezia per 7 mesi consecutivamente verrà letto “Il Capitale” di Marx ininterrottamente. Tu come definiresti la decisione di Okwui Enwezor? Immagino una grande tolleranza culturale e anche coraggiosa nel riproporre un testo dimenticato dalla storia, del tutto inattuale nelle sue premesse e nelle sue conclusioni che non ha nulla da dire ai contemporanei se non il prezzo espresso in euro. Ovviamente se al posto di Okwui Enwezor ci fosse Luca Doninelli che riproponesse l’opera omnia dl Bill Congdon, saresti in prima fila a denunciare il “rischio di egemonia” di Cl sulla Biennale. Giusto?

Parliamo di amministrazione della cosa pubblica. Tu dici (meglio: fai intendere) che siccome Formigoni nominava i primari degli ospedali di Cl, allora Cl è egemone. Guardati intorno. Tu non puoi non sapere (lo sai, vero?) come vengono scelti i professori universitari a Bologna, a Roma, dove perfino il papa è stato cacciato, a Napoli, guarda come vengono scelti i primari degli ospedali dell’Emilia Romagna e chi e a chi assegna gli appalti pubblici in quella regione e poi dimmi chi è che "corre il rischio" di egemonia nella gestione della  cosa pubblica. Prova a chiedere a qualche imprenditore "non allineato" di tutta l'Emilia Romagna, a un qualsiasi piccola Srl (non chiedere a una cooperativa, poi capisci perché) chi comanda e come in quella Regione e poi fammi sapere.
Parliamo di economia? Ti spiego: la Cdo (“il Braccio economico di Cl”) svolge una funzione educativa verso migliaia di imprenditori ed è totalmente assente a livello di rappresentanza politico-sindacale nazionale e locale. Quando a Palazzo Chigi c’è da firmare un contratto nazionale, discutere una legge con le rappresentanze sociali, la Cdo non c’è. E non c’è nemmeno nei tavoli regionali, provinciali o comunali. Svolge un’attività “sul territorio” ma non influenza nemmeno di un epsilon la politico-economia di nessuna istituzione pubblica. Nessuno dei tuoi amici, ci metto due mani sul fuoco, conosce nemmeno il nome del presidente nazionale della Cdo.

Allora, Michele, di quale egemonia stai parlando? La stragrande maggioranza delle aziende iscritte alla Cdo sono no profit, e tu lo sai.

La tua critica, citando Carron, è un invito (o un piccolo ricatto) ai ciellini perché si impegnino di meno, perché facciano meno casino, perché non esagerino con la testimonianza, sennò corrono il rischio di essere egemoni. 

Il tuo è un giochetto funzionale a chi è davvero egemone in Italia nel mondo degli affari, della politica e della cultura. La tua critica è funzionale a chi ritiene ogni posizione eterodossa debba essere ricondotta all’interno di un recinto dove possa essere controllata, addomesticata senza però mai confrontarsi con essa.

La tua critica serve a fare sentire i ciellini in colpa ogni volta che compiono un atto pubblico, una presa di posizione, una testimonianza.

La tua critica, caro Michele, è funzionale a chi ha il potere.

21 marzo 2015 PANORAMA