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domenica 19 novembre 2023

 

INTERVISTA A FRANCO PRODI: C'è UN CLIMA PESSIMO PER LA LIBERTA' DELLA RICERCA

«Laudate Deum un suicidio, la Chiesa rischia un nuovo caso Galileo»

«L'esortazione Laudate Deum è appiattita sulle truffe dell'IPCC». Parola di Franco Prodi, il fisico dell'atmosfera che alla Bussola dice: «Un'impostura attribuire per il 97% all'uomo le cause del riscaldamento, tanti scienziati si adeguano per non perdere i finanziamenti, mentre il Cnr mi ha sbattuto fuori. Il catastrofismo climatico è funzionale alla finanza globale per imporre la green economy». 

Franco Prodi

Franco Prodi è fisico dell’atmosfera, ha un curriculum da accademico di tutto rispetto. Carriera da autorità scientifica, fratello dell’ex premier Romano Prodi, ha diretto l’Istituto di Scienza dell’Atmosfera del Cnr (ISAC) e pubblicato diversi studi nel campo della meteorologia e della climatologia.

Eppure, nel mondo alla rovescia di oggi è un nuovo eretico. Paga la sua posizione di scienziato che non condivide le tesi sul catastrofismo climatico e il nuovo verbo del climatismo che vuole l’uomo come responsabile del riscaldamento climatico. E in questa intervista alla Bussola denuncia la cappa di oscurantismo del mondo accademico, mediatico ed ecclesiale che sta spingendo l’acceleratore sull’ideologia green alla vigilia della Cop 28 che sarà «l’ennesimo fallimento, vedrete».

Professore, assieme ad altri scienziati ha firmato l’appello di Clintel. Con alcuni colleghi italiani si è rivolto anche al presidente Mattarella. Che risposte avete avuto?
Non siamo stati degnati neanche di un riscontro. Il nostro tentativo era quello di ribadire che nel campo scientifico non c’è assolutamente l’unanimità di vedute che si vuole raccontare. Ma ormai la frase “lo dice la scienza” è diventato il verbo per imporre i report dell’IPCC che condizionano tutto.

Qual è il punto di crisi?
Il sesto report dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dice che il riscaldamento climatico è causato per il 97% dall’uomo, le cosiddette cause antropiche e che quindi bisogna arrivare alle emissioni zero. Una follia, indimostrabile tra l’altro, soprattutto se teniamo conto che l’Europa è responsabile del 9% delle emissioni di co2 e l’Italia appena dell’1%. Mentre la Cina costruisce una centrale a carbone al giorno.

Chi la critica le contesta di occuparsi di nubi…
E chi dovrebbe parlare di fisica dell’atmosfera se non chi come me studia le nubi dal 1966?

Perché le nubi c’entrano col cambiamento climatico?
Eccome! Sono al centro del sistema climatico. ll cuore del sistema climatico è il bilanciamento tra i fotoni solari in arrivo e i fotoni terrestri che se ne vanno. Le nubi riflettono i fotoni solari. Chi mi critica non ha assolutamente competenza e mi fa oggetto di azioni diffamatorie come è successo per la vicenda Wikipedia.

Che cosa è successo?
È stata alterata dopo un articolo del Domani scritto ad arte e ordinato da De Benedetti. Mi hanno affibbiato il termine “negazionista climatico” e da lì sono incominciati i miei guai.

Lei non si sente negazionista?
Altroché! Sono un “apostolo” della protezione del pianeta, il termine negazionista richiama tragici momenti della nostra storia. Di sicuro non ho mai portato avanti il negazionismo climatico.

Solo che…
Come potrei? In un pianeta con otto miliardi di persone anche la fisica delle nubi cambia, ma l’attività dell’uomo non può spiegare tutto.

Perché?
Perché le nubi sono un sistema molto complesso. Anzitutto hanno forma tridimensionale mentre nei modelli dell’IPCC questo non viene mai tenuto in conto; ci sono radiazioni a infrarossi e gas poliatomici e poi ci sono nubi che non vengono neanche rilevate, ma che incidono. Di conseguenza i modelli numerici che vengono imposti danno risultati inattendibili.

Quindi non nega il cambiamento climatico, ma non lo attribuisce all’uomo?
Nemmeno, una matrice antropica c’è.

Quale?
Anzitutto è bene dire che più che di cambiamento climatico la scienza parla di variazioni della composizione atmosferica.

D’accordo. Cosa causa le variazioni della composizione atmosferica?
Le cause sono di due tipi: naturali e antropiche. Le seconde sono appunto l’attività dell’uomo.

Cosa troviamo nelle cause naturali?
Le interazioni atmosfera-oceano, le interazioni atmosfera-biosfera, le eruzioni vulcaniche e il ciclo idrologico.

E nelle antropiche?
L’immissione di gas serra in atmosfera con i combustibili fossili, gli incendi e gli allevamenti, l’immissione di aerosols in atmosfera e lo sfruttamento del terreno, come ad esempio la riduzione delle foreste.

Il punto è capire le percentuali di responsabilità. L’IPCC sostiene che l’attività dell’uomo contribuisca per il 97%...
Balle, balle. È un dato indimostrabile, un'impostura. La quantificazione dell’attività antropica è impossibile da misurare per la scarsa conoscenza di importanti aspetti fisici.

Quali?
Ci sono tanti fattori che incidono. Oltre alle attività delle nubi, che sono essenziali, c’è il calore proveniente dalla terra che è un grosso punto interrogativo, anche l’attività dei vulcani, che emettono co2 non è quantificabile, c’è il degassamento della crosta terrestre che è difficile da quantificare.

Quindi, se non è il 97%, quale sarebbe secondo lei la percentuale da attribuire all’uomo?
Per lo stesso motivo per cui le dico che il 97% è indimostrabile, non c’è modo di dare una percentuale attendibile. È semplicemente un dato irraggiungibile scientificamente. Ciò che è misurabile è altro.

Che cosa?
L’inquinamento. Gli accordi mondiali andrebbero fatti su questo perché sull’inquinamento abbiamo parametri scientifici dimostrabili e quantificabili. Invece perdiamo tempo su cose indimostrabili.

Lei è emiliano, recentemente ha preso posizione sull’alluvione.
Invocare il cambiamento climatico è stata una follia. La verità è che stato un problema di gestione.

In che senso?
Mancata gestione dell’emergenza con le conoscenze attuali di radar multi-parametrici. Con un monitoraggio adeguato a livello radar avremmo intercettato lo spostamento delle nubi e la quantità di acqua con ore di anticipo e avremmo salvato delle vite umane. L’ho detto in piazza a Faenza agli alluvionati, nessuno mi ha contestato.

I giornali l’hanno contestata…
I giornali cosiddetti mainstream, la dittatura dei giornali che io chiamo “giornalistura”. La mia titolarità scientifica è stata umiliata, i miei progetti come quello in Puglia chiamato RIVONA (rischi per il volo e nowcasting aeroportuale) schiacciati dalla politica mentre il Cnr mi ha letteralmente sbattuto fuori.

Ma lei è andato in pensione…
A tutti i direttori viene data la possibilità di rimanere associato per poter continuare a fare attività scientifica. A me è stata negata, la nuova direttrice dell’ISAC Cristina Facchini mi ha fatto fare gli scatoloni per liberare il mio ufficio seduta stante.

E il mondo accademico?
C’è un brutto clima. L’interazione tra politica e scienza è pericolosa. Ci sono ricercatori terrorizzati e omertosi che sposano le tesi dell’IPCC perché temono di perdere i loro finanziamenti o la loro posizione all’interno delle università. Con me si è applicato il metodo Mao: Colpirne uno per educarne cento.

Qual è la posta in gioco?
La finanza globale che supera l’economia reale ha bisogno di dare un profitto a una massa enorme di danaro e lo fa imponendo la Green economy. Non darà nessun effetto sulle emissioni, ma metterà in ginocchio intere economie reali.

Che cosa pensa dell’esortazione del Papa Laudate Deum?
È un suicidio per la Chiesa, lo dico da fedele e con grande dolore. Si sta rischiando di creare un nuovo caso Galileo.

Galileo?
È scritta sposando interamente le tesi dell’IPCC, ma quando emergerà che queste tesi sono state una delle più grandi truffe fatte all’umanità la Chiesa non ci farà una bella figura.

Chissà se chiederà scusa?
Nel leggerla sono saltato sulla sedia. Almeno con la Laudato Sì al capitolo 1 paragrafo 23, Francesco si prendeva qualche cautela alimentando il dubbio e dicendo che la scienza era divisa su certe posizioni, ma l’esortazione è interamente appiattita sul catastrofismo climatico. Io non so chi abbia consigliato il Papa, ma è stata sicuramente una pessima influenza.

Andrea Zambrano La Nuova Bussola

 

mercoledì 23 novembre 2022

FRANCO PRODI: “IL CLIMA? NESSUNA PROVA SIA COLPA DELL’UOMO. MA IO VENGO PERSEGUITATO”

 L’intervista a La Verità: “Vogliamo che le autorità considerino che colpevolizzare al 100% l’uomo per l’aumento della CO2 non è scientificamente accertato”

Intervista di Franco Prodi rilasciata a Tommaso Mattei per La Verità.

«Dire che l’uomo possa incidere sul clima al 98% è assolutamente fantasioso». Lo sostiene senza mezzi termini Franco Prodi, fisico e studioso di fisica dell’atmosfera. Eppure oggi il mondo sembra dover cambiare sulla base di questo assunto. «Questo pensiero unico ha prodotto su di me vere e proprie persecuzioni». La transizione energetica entro il 2030? «Una strada molto pericolosa». Quando chiedo il permesso di pubblicare le sue parole, il professor Prodi sorride: «Beh, le cose riportate sono sempre a rischio».

Incendi in Grecia 2021

A Sharm El-Sheikh si è appena concluso uno dei più grandi appuntamenti climatici del mondo.«Sono sempre stato molto critico nei confronti della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e anche quella di quest’anno mi sembra in linea con le precedenti. Si chiama Cop27 ma questa serie di numeri non è che abbia portato miglioramenti o suggerimenti che siano stati, poi, fedelmente seguiti».

Che cosa intende? «Io critico questo forum di contatto fra le Nazioni Unite e alcuni scienziati perché nel tempo è diventato un pensiero unico come se i documenti, i rapporti finali che escono da queste conferenze fossero il verbo della scienza del clima. Non è così».

Cosa sono, allora? «Sono forum di contatto, appunto, fra le Nazioni Unite e alcuni scienziati. Ma la scienza procede per altre strade, per altri sentieri che possono essere più tortuosi e più lunghi ma più sicuri».

Che vuole dirci? «Bisogna procedere con i lavori scientifici sulle riviste internazionali riconosciute che hanno il famoso peer review, lo strumento che permette di sottoporre queste pubblicazioni ad attente e approfondite revisioni prima di essere diffuse. Poi bisogna procedere seguendo le conferenze ufficiali ma, soprattutto, le associazioni scientifiche formali come, ad esempio, la International Union of geodesy and geophysics (Associazione internazionale di geodesia e geofisica, ndr) che è associata alla International Association of meteorology and atmospheric physics».

A proposito di conferenze e documenti, lei con altri grandi scienziati ha firmato un documento, una sorta di petizione, per discutere dei problemi climatici.«Sì, abbiamo promosso questa petizione dal titolo eloquente: “Non c’è emergenza climatica”. Ci siamo trovati d’accordo partendo dalle diverse specializzazioni scientifiche che ognuno possiede. Nel mio caso ho posto l’attenzione sulle nubi».

Perché? «Le nubi, che studio da decenni, sono il centro del sistema climatico perché incrociano ciò che arriva dalla Terra e ciò che proviene dal Sole nel bilancio di radiazione. Se prevalgono i fotoni solari la Terra si riscalda. Se prevalgono quelli terresti, essa si raffredda».

Franco Prodi

Quali altri aspetti sono stati illustrati? «Il collega professor Scafetta si è concentrato nell’osservazione inerente l’attività solare: dalla serie storica dei dati traspaiono cicli di 60 o 120 anni nei climi del passato. I colleghi geologi hanno portato reperti storici che hanno permesso l’analisi dei traccianti dei climi del passato».

La summa quale è stata? «Convergendo tutti questi dati abbiamo convenuto che fosse da arginare questo pensiero unico, formatosi nel frattempo, di un’emergenza climatica. La storia della Terra fa trasparire questi cicli. Negli ultimi 2.000 anni abbiamo visto molti segni, come il periodo caldo romano, quello medievale, la piccola glaciazione del 1600-1700, il processo di ritirata dei ghiacciai. Così abbiamo formulato questa petizione alle autorità».

Il vostro messaggio principale? «Vogliamo che le autorità considerino che colpevolizzare al 100% l’uomo per l’aumento della CO2 non è scientificamente accertato».

E come sta andando? «La petizione ha avuto subito un’eco internazionale: la Clintel, una delle associazioni più importanti sul clima con più di 1.500 scienziati, ha condiviso e diffuso la nostra cautela».

Gran parte della comunità scientifica vi accusa di essere solo dei negazionisti. «Io non nego che un cambiamento antropico ci possa essere, ovvero che in qualche misura l’uomo possa incidere sul clima, ma quantificare la responsabilità umana al 98% è assolutamente fantasioso e non basato su risultati scientifici».

Che tipo di riscontro state avendo dalla politica? «I politici in questi decenni di dialogo sono arrivati a fidarsi solo dei modelli. È vero, i modelli sono importanti quando sono in grado di formulare previsioni, come ad esempio nella meteorologia. Nessuno si sogna di fare il weekend senza consultare il meteo, ma perché sappiamo che quei modelli sono affidabili. Non è questa la condizione per il clima».

Perché? «Nell’analisi del clima convergono tante sottodiscipline. Per studiare i cambiamenti climatici bisogna tener presente molti fattori, come l’immissione della CO2, l’attività dei vulcani o il calore che proviene dall’interno della Terra. Tutti questi aspetti nei modelli correnti non vengono analizzati correttamente, tanto che si producono scenari molto diversi tra loro: le previsioni di riscaldamento della Terra in questo secolo vanno da un grado e mezzo fino a 6/7 gradi. I modelli servono al progresso della scienza, ma non sono da utilizzare in questo contesto».

Allora perché regna questo continuo allarmismo e questa colpevolizzazione dell’uomo? «È appena uscito un libro curato dal professor Alberto Prestininzi nel quale si affronta anche questo tema analizzando i retroscena mondiali. Ci sono interessi della finanza internazionale e di gruppi di pressione che vogliono cambiare la produzione industriale, per esempio le auto elettriche. Ma non voglio entrare nell’argomento, cerco il confronto scientifico attraverso la petizione di cui abbiamo parlato».

C’è stato questo confronto? «Per ora ci è stato negato. Ci sono stati negati incontri con il presidente Draghi e con il presidente Mattarella».

Greta Thunberg

Verrebbe da demoralizzarsi. «La nostra convinzione è che questa strada di aderenza al progresso della scienza del clima e il tener fede allo spirito perenne dell’università, inteso come ricerca, dev’essere indipendente dalle sollecitazioni e dai pensieri già acquisiti come pensieri unici, che vanno messi sempre in discussione. Questa è la motivazione che ci ha spinto a fare tutto questo con un atteggiamento molto sereno».

In verità, l’aria che si respira su tutto ciò non sembra tanto serena. «Devo dire che questo pensiero unico ha prodotto su di me – uso la parola che va usata – vere e proprie persecuzioni».

In che senso, professore? «Ho creato l’area di ricerca del Cnr di Bologna dal 1985 al 1993, ho diretto il maggior istituto di fisica dell’atmosfera del Paese per 20 anni. Ma oggi non posso più entrare nell’area di ricerca che ho creato, ho dovuto abbandonare i laboratori sperimentali che ho messo in piedi nel corso di una vita e che tra l’altro sono in condizione penosa».

Queste parole suonano come un monito. «Bisogna stare attenti perché anche la ricerca può essere influenzata, la cessione dei fondi può essere legata al portare risultati che convalidino questo pensiero unico. Tutto ciò può essere pericoloso per il modo stesso in cui la scienza deve procedere, ovvero in un modo assolutamente indipendente e soprattutto non a maggioranza».

Il dibattito del mondo scientifico si articola su messaggi più rassicuranti, come ad esempio che il clima si può governare. È possibile? «No. Dire che la temperatura globale si alzerà di 1,5 gradi entro il 2050 non ha senso: sarebbe possibile solo se si fosse compreso veramente il sistema climatico nella sua interezza con le sue basi fisiche. Io mi aspetto molto, non solo dal perfezionamento dei modelli, ma anche da missioni spaziali orientate alla risposta sul clima».

Che fare nel frattempo? «Suggerisco di stare attenti alla riduzione dell’inquinamento e alla tutela dell’ambiente planetario».

Così, però, sembra dar ragione al pensiero comune. «So bene che è una cosa difficile da far capire al grande pubblico. Intendo questo: non è detto che gli sforzi propagandati per ridurre il riscaldamento possono portare a una riduzione dell’inquinamento planetario».

Ovvero? «Gli sforzi devono essere fatti verso questa tutela, perché l’inquinamento è misurabile mentre sul riscaldamento si discute se abbia motivi naturali o sia colpa dell’uomo. Sull’inquinamento non ci può essere alcuna controversia perché si tratta di misure rilevate da satelliti o stazioni. Le Nazioni Unite dovrebbero preoccuparsi di questo, della tutela dell’ambiente e di un uso dell’energia compatibile con le risorse fossili esistenti».

A proposito di questo. È vero che le fonti energetiche sono in esaurimento e serve un cambio di rotta? «Il dato su quante risorse ci siano veramente nel pianeta fra gas naturale, petrolio e minerali uraniferi è nelle menti di pochissime persone. Questa, però, dovrebbe essere la base per ripartire con un accordo internazionale che abbia non più la pretesa di tenere a bada il riscaldamento globale, ma di tutelare un pianeta in cui la popolazione ha superato gli 8 miliardi di individui».

Crede sia possibile la transizione energetica che l’Europa vuole attuare entro il 2030? «Spero di no. Non sono d’accordo sulla transizione energetica perché le fonti di energia rinnovabile, escluso l’idroelettrico, hanno fortissime limitazioni. Spero davvero che l’Europa si accorga presto di aver preso una strada molto pericolosa per il lavoro e per l’economia. Bisogna stare attenti a non proporsi obiettivi irraggiungibili ma anche dannosi per l’economia».


domenica 17 luglio 2022

IL TEMPO E GLI EVENTI

 I tempi della terra e le tante variabili delle attuali conoscenze. La scienza del clima è ancora nella sua infanzia ed è difficile dire se il riscaldamento attuale della terra sia un fenomeno naturale o sia davvero indotto dai comportamenti dell’uomo.

 

FRANCO PRODI


IL TEMPO E GLI EVENTI

«C'è il tempo dell'uomo, dalla nascita alla morte, scandito nella sua singola esistenza. C'è il tempo del pianeta Terra, da cinque miliardi di anni fa a oggi.

C'è il tempo dell'umanità, dagli albori dell'homo sapiens, nelle due tappe fondamentali: la nascita del linguaggio e la nascita della scienza. Fino all'attuale dominio dell'uomo sul pianeta.

C'è il tempo della Storia e delle storie, che si inserisce in quello dell'umanità intera, con la pretesa di spiegare nascita e decadenza di civiltà e popoli.

C'è il tempo della politica e del politico, che deve indicare e, potendo, imporre le scelte nell'arco del mandato ricevuto e nel rapporto con coloro che glielo hanno affidato. 

 

Poi ci sono eventi, come la tragedia sul ghiacciaio della Marmolada, generata dalla colata di ghiaccio e rocce, che ci portano a interrogarci se non ci sia un Tempo, con la T maiuscola, che scorra oggettivamente, e al quale devono raccordarsi tutti i tempi citati, e tutti i diversi accadimenti, ora che non ci sono più continenti da scoprire, terre nuove da colonizzare, ma c'è solo un pianeta sul quale dobbiamo tutti vivere in pace.

Uomo e natura, ghiacciai e clima, storia del pianeta, sfruttamento eccessivo delle risorse, loro gestione per le generazioni future, economia e tecnologie, sono rapporti da studiare, interrogativi da affrontare. Tanto più nel momento nel quale la guerra fa di nuovo la sua comparsa alle porte di casa, incredibilmente, con il suo carico terribile di morte, distruzione, sofferenze indicibili e, non ultimo, di offesa al pianeta. 

 

LA FISICA DELL’ATMOSFERA

 

Pretesa ambiziosa, la mia, di proporre alcune riflessioni in questo ambito.

La giustifico solo esponendovi qualche tratto di una vita spesa interamente nella geofisica, in particolare la fisica dell'atmosfera, nell'interrogare la natura per carpirle alcuni segreti che si sono rivelati poi cruciali nella comprensione del sistema clima. In anni lontani ho cominciato con la formazione della grandine, da fisico dello stato solido, un materiale interessantissimo. Del quale i meteorologi puri conoscevano assai poco. Poi la struttura ed evoluzione dei temporali, col radar meteorologico. Poi le nubi, che hanno un ruolo importantissimo nel traffico dei fotoni solari in arrivo alla superficie terrestre e di quelli infrarossi che dalla superficie devono uscire verso lo spazio esterno. Quando ho preso questa strada di ricerca (era il lontano 1966) eravamo quattro gatti. Nei decenni successivi è risultato evidente, non solo a noi ma a tutto il mondo della ricerca, che le nubi sono al centro del sistema climatico e che purtroppo è molto difficile introdurle, coi loro effetti, in modo realistico, nei modelli, anche se negli ultimi decenni questi si sono sviluppati enormemente. 

 

Con essi è nata la necessità di un dialogo fra le Nazioni Unite e gli scienziati. Da questa necessità è nato il Panel ora famoso, l'Ipcc, ( Gruppo sul Cambiamento climatico dell’Onu) che tuttavia ha preso la mano, tanto da divenire per il grande pubblico l'unico ambito depositario della stessa scienza del clima.

Questo equivoco continua, tanto che sono costretto a ripetere le ragioni della mia critica che ci devono guidare verso una realtà sullo stato vero della scienza.

 

 In sintesi la scienza del clima è ancora nella sua infanzia, con aspetti sia complicati che difficili: appunto il ruolo delle nubi, dell'aerosol fuori dalle nubi, di tutti i gas serra (non solo la CO2), le emissioni vulcaniche, il flusso di calore dall'interno della Terra, le interazioni oceano-atmosfera ecc.

 

LA CAUSA ASTROFISICA

 

Poi ci sono le due grandi cause naturali di cambiamento climatico, da sempre:

-       gli effetti gravitazionali degli altri pianeti sull'orbita della Terra intorno al Sole e sull'inclinazione dell'asse di rotazione sul piano dell'eclittica - causa astronomica

-       e la variabilità del Sole che ci invia un flusso di fotoni e vento solare in maniera non proprio costante nel tempo

 

Dalla mia esperienza di fisico sperimentale viene dunque la raccomandazione di non considerare le previsioni dell'Ipcc (sia sul riscaldamento globale, che sull'innalzamento del livello dei mari) come sicure ma solo come scenari sui quali non si possono basare le scelte future dell'umanità intera. 

 

Fatta questa doverosa e lunghissima premessa torno al discorso iniziale sul tempo.

Il periodo nel quale abbiamo misure fisiche della temperatura dell'aria al suolo rappresentative di tutto il pianeta (detta quindi globale) è di due secoli, ed essa è aumentata di sette decimi di grado per secolo. Poiché questo periodo coincide esattamente col passaggio dell'uomo da semplice animale a uomo industriale che brucia carbone, poi carbone e petrolio, poi carbone, petrolio e gas naturale, poi scava minerale uranifero per le centrali nucleari, l'attribuzione all'uomo industriale del riscaldamento globale si è fatta strada in maniera inarrestabile.

 

Il tempo del pianeta ci mostra che vi sono stati nel passato cicli di centinaia migliaia di anni, con sotto-cicli dei quali l'ultimo, nel 1600-1750, della piccola glaciazione. Per gli scienziati favorevoli alla spiegazione naturale il riscaldamento attuale non sarebbe altro che il seguito della piccola glaciazione.


Risulta chiaro che l'obiettivo primario per la scienza è la quantificazione dell'effetto antropico, che certamente esiste, ed è l'unico sul quale possiamo pensare di agire.

Ogni azione che prescinda da questa quantificazione (basata sul cosiddetto principio di precauzione) è rischiosa e può essere controproducente. Non si può fare nulla allora? Torniamo al tempo, questa volta il tempo del fossile, quello che ci separa da ora al momento dell'esaurimento completo, in tutte le sue manifestazioni, carbone, petrolio, gas naturale, minerale uranifero.

 

La storia dell'umanità è completamente cambiata dall'invenzione della macchina a vapore di Watts (1795) e conseguente uso del carbone: è uscita dal ciclo naturale di sole e vento. Bruciando o consumando fossile noi immettiamo un flusso di calore che non ci sarebbe altrimenti, ridiamo calore ai fotoni solari immagazzinati nel fossile da milioni di anni. Tornando al tempo, è tempo che chi sa quale sia il tempo del fossile parli. E' uno dei segreti meglio custoditi.



FERMARE IL TRENO DELLA CO2 NON BASTA



 Mi devo avvicinare alle conclusioni di queste riflessioni sui tempi e mi accorgo che ne restano fuori alcune fondamentali. 

Un'indicazione sicura è di fermare il treno della CO2 e dell'Ipcc, finché non siamo in grado di quantificare l'effetto antropico, ma di farne ripartire simultaneamente un altro sul rispetto del pianeta e la sua protezione assoluta che non può non basarsi sulla smilitarizzazione totale, su un pacifismo assoluto; non può non basarsi sulla critica condivisa da tutta l'umanità all'equazione Pil=energia. Non è il caso di puntare sulla sobrietà energetica e sulla ricerca per ottimizzarla?

 

Altri punti di riflessione per una politica vera di lungo termine per tutta l'umanità.

Si porranno grandi problemi giuridici: di chi è la proprietà dei fotoni solari? Di chi è il vento? Quante guerre del passato sono state sulla proprietà del fossile e quante guerre generate dalla disponibilità del fossile…

 

Ritorno con dolore alla tragedia della Marmolada e partecipo al lutto dei famigliari di questi appassionati della montagna. Penso ai loro ultimi momenti, una preghiera. Un ricordo personale: non molto distante dalla Marmolada c'è il Castelletto delle Tofane, noi ragazzi (estate del 1956) usciamo dalla galleria della Grande guerra sul nevaio. Ho uno zaino pesante, mi scivola il tallone, il Nevaio è a schiena d'asino, prendo velocità e cado nel canalone che la neve fa con la roccia. Rotolo nel buio senza perdere conoscenza, ma con un dolore alla testa tremendo. Mi soccorrono e mi portano al Codivilla di Cortina: commozione cerebrale, ma mi sono salvato. 

E' necessario un grande rispetto per la montagna, non sfruttiamola fino all'ultimo: è una risorsa di spiritualità per tutta l'umanità».

 

Franco Prodi (4 giugno 1941) è un fisico, accademico e meteorologo italiano, studioso di fisica dell'atmosfera, meteorologia e climatologia. È stato professore ordinario di Fisica dell'atmosfera presso l'Università degli Studi di Ferrara.

 

TRATTO DA ILFOGLIO

 

 

martedì 13 agosto 2019

METEO, CALDO RECORD. FRANCO PRODI: "MINI RIALZI, NULLA DI EPOCALE"


Roma, 7 agosto 2019 - Di mattina si sfiorano i 40 gradi, al pomeriggio si scatenano bombe d’acqua e grandine. La percezione diffusa è quella di vivere un’estate anomala, a dir poco.


Da climatologo di fama internazionale, professor Franco Prodi, lei che cosa ne pensa?
«Queste sensazioni – dice Prodi – sono ancorate alla memoria personale di ciascuno di noi sulla quale non possiamo fare affidamento. A livello scientifico, studiando i dati e confrontando le medie su base trentennale, viene confermato un aumento della temperatura dell’aria più accentuato a partire dal 1970. Il riscaldamento comporta una maggiore concentrazione di vapore d’acqua, con di conseguenza un’intensità più marcata dei fenomeni temporaleschi».

Possiamo dire che sia in atto un cambiamento climatico epocale?
«È un’affermazione troppo assertiva, non suffragata da evidenze scientifiche».

Il riscaldamento globale del pianeta, però, è un dato oggettivo.
«Si parla di un incremento pari a sette decimi di grado ogni secolo a partire dai primi dell’800. In quale misura questo aumento sia di natura antropica oppure dovuto a cause naturali, resta una questione ancora aperta».

Vuol dire che non è tutta colpa dell’uomo?
«Quello che passa nell’opinione pubblica, o che almeno si cerca di veicolare, è che il riscaldamento del pianeta sia solo di natura antropica e in particolare che sia da imputare all’incremento della concentrazione di C02 nell’atmosfera. Io non sono né catastrofista, né negazionista, dico solo che queste due posizioni non sono supportate da evidenze scientifiche. Dobbiamo sempre ricordare che la conoscenza del clima è ancora incompleta».

I cambiamenti climatici sono ineludibili?
«Ce ne sono stati nei millenni precedenti e altri ve ne saranno, viva o meno l’uomo sulla Terra. In altri termini, dobbiamo considerare come questi mutamenti siano connessi a quella che è la conformazione del sistema complesso stella-pianeta. Pensiamo solo al fatto che la distanza fra la Terra e la sua sorgente luminosa, il Sole, è suscettibile di variazioni, così come l’astrofisica ci spiega che la stessa intensità dei raggi solari può mutare. E non dimentichiamo anche l’altra variabile dell’involucro che avvolge il nostro pianeta, l’atmosfera».

Ricca di particelle e gas emessi in gran quantità dall’uomo.
«Certo, vedesi gli scarichi delle auto o i fumi delle caldaie. È chiaro che noi giochiamo la nostra parte nella partita del surriscaldamento globale, ma torniamo al punto di partenza: non è possibile quantificare il grado di responsabilità dell’uomo rispetto a quello della natura stessa. Non siamo nelle condizioni di comprendere da che parte penda maggiormente la bilancia».

Farebbe due chiacchiere con la 16enne svedese Greta Thunberg che ha avuto il merito di mobilitare migliaia di giovani in tutto il mondo sul tema dei cambiamenti climatici?
«Lei si muove fuori da un discorso scientifico. L’aspetto positivo è senz’altro quello di generare un’urgenza nel prendersi cura dell’ambiente, dall’altro lato, però, c’è l’equivoco di dare per scontato che tutto si possa risolvere limitando le emissioni di C02. Direi che è bene partire da una riduzione dell’inquinamento planetario che è misurabile. Su questa base è possibile cercare un accordo internazionale fra gli Stati».


di GIOVANNI PANETTIERE da Il Resto del Carlino