martedì 18 febbraio 2014

MI DENUNCIO: SONO OMOFOBO

STEFANO LORENZETTO INTERVISTA FRANCESCO AMATO

Gli alunni devono portarsi da casa la carta igienica perché mancano i soldi, ma la Presidenza del Consiglio dei ministri, attraverso l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), ha deciso che fosse prioritario fornire alle scuole di ogni ordine e grado «gli strumenti per approfondire le varie tematiche legate all’omosessualità». Primo strumento: «I rapporti sessuali omosessuali sono naturali? Sì». Purtroppo però «un pregiudizio diffuso nei Paesi di natura fortemente religiosa è che il sesso vada fatto solo per avere bambini». Quindi i signori docenti sono invitati a porre agli allievi un’altra domanda: «I rapporti sessuali eterosessuali sono naturali?». Secondo strumento: «Nell’elaborazione di compiti, inventare situazioni che facciano riferimento a una varietà di strutture familiari ed espressioni di genere. Per esempio: «Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?». L’obiettivo è che maestre e professori possano «essi stessi diventare «educatori dell’omofobia». A Palazzo Chigi, già poco ferrati nell’aritmetica dei conti pubblici, devono essere assai scarsi anche in italiano.

C’è scritto questo e molto altro nei tre opuscoli intitolati Educare alla diversità a scuola commissionati dal Dipartimento per le Pari opportunità all’Istituto A.T. Beck per la terapia cognitivo-comportamentale, con sedi a Roma e Caserta, destinati alle scuole primarie e secondarie per dare concreta attuazione alla Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Quando Gianfranco Amato, 52 anni, avvocato di Varese, ha letto le linee guida che il governo intende perseguire nel triennio 2013-2015 sotto l’egida del Consiglio d’Europa, non credeva ai propri occhi. Non solo perché la gestione del progetto risulta affidata al Gruppo nazionale di lavoro Lgbt (acronimo di lesbiche, gay, bisessuali e transgender), «formato da 29 associazioni tutte e solo di quella sponda, come Arcigay, Arcilesbica e Movimento identità transessuale», ma anche perché ha scoperto che in Italia è stata creata a sua insaputa una forza speciale per mettere in riga gli omofobi: «Si chiama Oscad, cioè Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, ed è composto da polizia e carabinieri. La sigla ricorda l’Ovra fascista. Ormai siamo a uno zelo da far invidia al Reichsministerium für Volksaufklärung und Propaganda di quel malefico genio dell’indottrinamento di Stato che fu Joseph Goebbels».
Ecco perché l’avvocato Amato ha notificato un atto di diffida stragiudiziale al Dipartimento delle Pari opportunità, all’Unar, al ministero dell’Istruzione e ai 122 Uffici scolastici regionali e provinciali. «Guai a loro se adotteranno atti o provvedimenti che diano seguito alla Strategia nazionale del governo. Quell’arbitrario documento dev’essere solo annullato». Il legale non ha agito a titolo personale, bensì come presidente dei Giuristi per la vita, un’associazione che ha sede a Roma. Ne fanno parte una quarantina di cultori delle scienze giuridiche, fra cui magistrati come Francesco Mario Agnoli, presidente aggiunto onorario della Cassazione, e Giacomo Rocchi, consigliere della prima sezione penale della medesima Corte suprema.
«Non c’interessa il dialogo sui massimi sistemi, siamo una task force operativa molto agguerrita», spiega Amato, sposato, tre figli, rappresentante per l’Italia di Advocates international e collaboratore dell’Alliance defense fund, formata da legali che si occupano di cause riguardanti la libertà religiosa e la bioetica. «Ci autofinanziamo per offrire patrocinio gratuito a docenti e medici nei guai con la giustizia per motivi di coscienza».
Le maestre finiscono in tribunale?
«Agli italiani è sfuggito che il 19 settembre la Camera ha approvato il disegno legislativo promosso da Ivan Scalfarotto, deputato del Pd, gay dichiarato. Presto andrà in aula al Senato e diventerà legge dello Stato. Quando ne ho illustrato i contenuti a un amico imprenditore e a sua moglie, non volevano crederci: «Tu esageri sempre». Allora ho capito come si arrivò ai campi di sterminio: grazie all’ignoranza dei tedeschi. Tant’è che mi sono sentito in obbligo di scriverci un libro, Omofobia o eterofobia? Perché opporsi a una legge ingiusta e liberticida, edito da Fede & Cultura, che sta andando a ruba con il passaparola».
Legge liberticida?
«Hanno inventato l’emergenza omofobia per avviare una persecuzione contro chi non la pensa come loro. Il Pew research center di Washington, presieduto da Allan Murray, ex vicedirettore del Wall Street Journal, ha pubblicato uno studio mondiale sull’atteggiamento verso l’omosessualità. L’Italia è fra le 10 nazioni più amichevoli con i gay, per i quali il 74 per cento della popolazione non prova alcuna ostilità. Siamo appena un gradino sotto la civilissima Gran Bretagna. Ma poi, scusi, servono le statistiche? Puglia e Sicilia non hanno forse eletto due governatori omosessuali?».
Allora perché è stata varata la Strategia nazionale contro l’omofobia?
«Me lo dica lei. Il piano del governo prevede corsi di formazione obbligatoria sui diritti Lgbt non solo per docenti e alunni ma anche per bidelli e personale di segreteria. E che cosa vorrà dire l’impegno a «favorire l’empowerment delle persone Lgbt nelle scuole»? E il «diversity management per i docenti»? Lo chiedo ai cattolici che siedono nel governo, come Gabriele Toccafondi, sottosegretario all’Istruzione, e Maurizio Lupi e Mario Mauro, ministri ciellini».
A che serve l’Oscad?
«Già, a che serve una sorta di polizia speciale? A me risulta, proprio dai dati dell’Oscad, che dal 2010 a oggi siano pervenute appena 83 segnalazioni per offese, aggressioni, lesioni, danneggiamenti, minacce e suicidi relativi all’orientamento sessuale. Una media di 28 casi l’anno, 1 ogni 2 milioni di abitanti. E questa sarebbe un’emergenza nazionale?».
Stando agli opuscoli dell’Unar, gli insegnanti delle scuole sono tenuti a «non usare analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa» giacché «tale punto di vista può tradursi nell’assunzione che un bambino da grande si innamorerà di una donna e la sposerà».
«Sposare una donna: inaudito! Aveva visto giusto Gilbert Chesterton: spade dovranno essere sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate e che 2 più 2 fa 4. Siamo giunti a un livello tale di relativismo da far impazzire la ragione. Non si riconosce più la natura. È la teoria del gender: i ragazzi non sono maschi o femmine per un dato biologico, ma a seconda di come sentono di essere».
Insegnare che «maschio e femmina Dio li creò», come sta scritto nella Bibbia, diventerà reato?
«La strada è quella, tracciata dall’Unar nelle Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone Lgbt, dove i credenti vengono biasimati perché descrivono «le unioni tra persone dello stesso sesso come una minaccia alla famiglia tradizionale, come contro natura e come sterili, infeconde». Nei libretti destinati ai maestri, l’Unar denuncia che «il grado di religiosità» è «da tenere in considerazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo» e che «maggiore risulta il grado di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba». Ed emette la condanna finale: «Per essere più chiari, vi è un modello omofobo di tipo religioso, che considera l’omosessualità un peccato».
Perché la Presidenza del Consiglio ha affidato tutte le pubblicazioni dell’Unar all’Istituto A.T. Beck?
«È quello che stiamo cercando di scoprire. C’è stata una regolare gara d’appalto? Chi vi ha partecipato? Al vincitore quanti soldi sono andati? Quali competenze ha questo istituto? Perché il Dipartimento delle Pari opportunità ne ha sposato in toto le tesi come se fossero le uniche possibili? Si saranno accorti, a Palazzo Chigi, che nelle linee-guida per i licei viene assegnato il compitino di aritmetica antiomofobico di Rosa che compra tre lattine di tè con i suoi papà, copiato pari pari dal fascicolo per la scuola primaria? Non molto scientifico, come lavoro».
Di Antonella Montano, direttrice dell’Istituto A.T. Beck, che cosa può dirmi?
«Poco. Se non che il suo libro Mogli, amanti, madri lesbiche è stato presentato da Paola Concia, l’ex deputata del Pd firmataria di un progetto di legge contro l’omofobia bocciato dal Parlamento».
In compenso è passato quello del collega Scalfarotto.
«Testo inutile e pericoloso. Già l’articolo 3 della Costituzione sancisce che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso». Non possono esservi cittadini più uguali di altri, come certi animali della Fattoria di George Orwell. Per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico s’introduce un reato senza definirne il presupposto. Che cos’è l’omofobia? Non esiste una definizione scientifica, né leggi o sentenze che lo stabiliscano. Poiché non è una malattia riconosciuta dall’Oms, come la claustrofobia o l’agorafobia, verrà lasciata alla libera interpretazione dei magistrati. Tipico degli Stati totalitari. Mi ricorda il reato di «attività antisocialista» nell’Urss: nessuno sapeva in che cosa consistesse, però ti faceva finire nei gulag».
Non starà davvero esagerando?
«In uno Stato liberale il cittadino sa preventivamente quali saranno le conseguenze dei suoi comportamenti. Il nostro diritto penale sanziona i fatti, non i motivi. Io rubo? Viene punito il furto. Che abbia rubato per fame - ecco un motivo - può servire al massimo per graduare la pena. Invece la legge Scalfarotto punisce i motivi. E crea una categoria privilegiata di soggetti che diventano meritevoli di tutela giuridica per il solo fatto di avere un certo orientamento sessuale».
Ho capito: la legge non le piace.
«Passato il principio secondo cui una categoria è stata discriminata, lo Stato dovrà dotarsi di sistemi riparativi e compensativi. È già successo con gli afroamericani negli Usa. Arriveremo alle quote viola, su calco di quelle rosa. Chi si dichiara gay avrà diritto a un posto di lavoro e a un alloggio. Non avendo il giudice strumenti per accertare l’omosessualità, basterà un’autocertificazione».
La legge Scalfarotto non lo prevede.
«La legge Scalfarotto non prevede nulla, qui sta l’inganno più subdolo. Punisce l’omofobia in base a un’altra legge, la Reale-Mancino, che fu promulgata per combattere l’ideologia nazifascista, il razzismo, l’antisemitismo. Con i gay parificati ai neri e agli ebrei, dire che un uomo non può sposare un altro uomo equivarrà a dire che va impedito il matrimonio fra l’uomo bianco e la donna nera».
Conseguenze penali?
«Terribili. Per una dichiarazione omofoba la legge mi punisce con 1 anno e 6 mesi di reclusione. Che diventano 4 anni se la faccio come associazione e addirittura 6 se ho una carica direttiva nella medesima. Con l’obbligo per lo Stato di procedere d’ufficio anche nel caso in cui il gay che ho offeso decidesse di perdonarmi o di ritirare la querela per evitare lo strepitus fori, cioè la pubblicità negativa».
Papa, vescovi e preti sono candidati alla galera, visto che il catechismo, al paragrafo 2.357, presenta le relazioni gay «come gravi depravazioni», dichiara che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale» perché «precludono il dono della vita», decretando che «in nessun caso possono essere approvati».
«Sta già accadendo a tanti cristiani in giro per l’Europa. Tony Miano, 49 anni, statunitense, ex vicesceriffo della contea di Los Angeles che oggi fa il predicatore di strada, è stato arrestato lo scorso 1° luglio a Wimbledon, in Inghilterra, perché commentava davanti a un centro commerciale il capitolo 4 della prima Lettera ai Tessalonicesi di San Paolo, quella che invita ad astenersi dall’impudicizia. Ho letto il verbale dell’interrogatorio: allucinante, sembra un resoconto tratto dagli Acta Martyrum. E per fortuna che il poveretto non aveva osato proclamare in pubblico la prima Lettera ai Corinti, quella in cui San Paolo dice che «né effeminati, né sodomiti erediteranno il regno di Dio».
Come presidente dei Giuristi per la vita, passerà 6 anni in cella anche lei.
«Se essere omofobo significa considerare l’omosessualità un peccato, ritenere che il sesso debba essere aperto alla trasmissione della vita, credere nei precetti della Chiesa, allora mi autodenuncio: dichiaro pubblicamente e con orgoglio ai funzionari dell’Unar di essere un omofobo. Mandino nel mio studio gli agenti dell’Oscad ad arrestarmi. Li aspetto».

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

lunedì 17 febbraio 2014

ATTACCO A COSTANZA MIRIANO

Il consiglio comunale della città di Granada ha aperto un procedimento penale a suo carico. Ma che cosa c'è scritto di tanto grave in Sposati e si sottomessa (Casate y sé sumisa in spagnolo) di Costanza Miriano? Il titolo richiama una frase di San Paolo, che invitava le mogli a mettersi al servizio dei mariti, ai quali l'apostolo chiede di amare le donne come Cristo ama la Chiesa. Eppure, oltre alla mozione comunale, è arrivata anche quella del governo e del parlamento: Ana Mato, ministro delle Pari opportunità, appartenente al Partito Popolare, ha chiesto di vietare il commercio dei volumi, mentre il Ppe, Izquierda Unida e Psoe si sono trovati tutti d'accordo nel votare un'altra mozione che chiede alla procura di procedere sia contro Miriano sia contro la casa editrice.

Miriano, di cosa siete accusati?

Di istigazione alla violenza sulle donne. E sa perché? C'è un passaggio che ha fatto imbestialire le femministe che hanno protestato contro il mio libro, quello in cui dico: «Quando tuo marito ti parla, ascoltalo come se fosse Dio». Uno scandalo! Ma per una donna cattolica la strada alla conoscenza dell'amore di Dio passa proprio da qui, dall'obbedienza "scandalosa" a un altro essere umano che il sacramento trasforma nella strada verso il compimento di sé.


A questo punto ogni cattolico che segue la Chiesa e san Paolo dovrebbe essere indagato.
Infatti mi hanno presa di mira anche perché il mio libro è stato pubblicato dalla casa editrice della diocesi di Granada, guidata da un uomo libero, che non ha mai avuto paura di dire le verità difese dalla Chiesa, anche quando impopolari. Parlo del vescovo  Francisco Javier Martínez Fernández.

La stampa iberica lo attaccò a causa delle sue parole sull'aborto
E da quel momento è nel mirino delle femministe, le stesse che mi accusano. Martínez disse semplicemente che la violenza più grande sulle donne era l'aborto. Ma le sue parole furono manipolate: i media riportarono che, secondo lui, la madre che uccideva suo figlio non doveva lamentarsi se poi gli uomini la violentavano. Peccato che il vescovo non ha mai detto nulla di tutto ciò. Fatto sta che il 13 dicembre hanno cominciato a chiamarmi circa 15 giornalisti al giorno chiedendomi se, parlando di sottomissione, ero d'accordo con Martínez.

E lei come risponde?
Che sottomettersi significa lasciarsi portare dal nostro uomo, accettando di obbedire perché si sa che conviene. Nel libro racconto di come mio marito con le sue parole e consigli mi aiuta a vivere e ad amare me stessa. Invito poi le donne a contraccambiare, ad amare, a farsi belle e accoglienti per "tirare fuori" il meglio da chi sta loro intorno. Per far alzare il marito dal divano, come dico io. E come accadeva nell'amore cortese: la donna si faceva così accogliente e così attraente che l'uomo era disposto a tutto per lei.

Funziona davvero?
Ho ricevuto moltissime lettere di ringraziamento per aver semplicemente consigliato di vivere come insegna la Chiesa cattolica. Molte donne mi hanno confessato che, seguendo il consiglio, il rapporto con i loro coniugi è rinato: la moglie che si sottomette, non come uno zerbino ma tramite un atto di accoglienza volontaria, attrae il marito vincendo il suo egoismo. Il matrimonio cristiano è un cammino di conversione in cui la donna impara a obbedire all'amore e l'uomo a uscire dal suo egoismo.

Ma ora è indagata. Cosa rischia?
Di sicuro non possono arrestarmi finché resto in Italia. Non so cosa accederebbe se volassi in Spagna. Per precauzione, anche se mi hanno chiamata a parlare in diverse trasmissioni, ho rifiutato, ma solo perché ho figli. Ero quasi tentata di dire: «Bene, mi accusate perché parlo di una donna che si fa accogliente, che obbedisce a colui che la ama e perché penso che la moglie sia la colonna portante della famiglia? Mi accusate per un'opinione che non offende nessuno? Beh, allora mettetemi dentro così si vede chi è il violento». Ma mio marito mi avrebbe fermata.

Sembra che ormai tutto venga interpretato al contrario di ciò che è. Come mai?
Ormai la visione contemporanea è atea. Ci si sposa pensando che per stare insieme occorra organizzarsi, stabilendo ruoli e regole. Al contrario, il cristianesimo insegna che ci si unisce in matrimonio sapendo di essere dei poveracci che hanno bisogno della diversità dell'altro per completarsi. Il matrimonio cristiano è un cammino di conversione. Uno può anche non essere d'accordo e lo capisco: se pensi di essere già perfetto e di non aver bisogno, perché dovresti obbedire? Perché dovresti sacrificarti? Però non capisco la denuncia a mio carico, solo per il fatto di aver scritto ciò in cui credo senza offendere né attaccare nessuno. Piuttosto le femministe dovrebbero indignarsi per i libri che parlano della sottomissione erotica della donna. Ma in Spagna il progressismo è avanzato e la legge prevede anche questo.

In Italia il ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha dichiarato che «il ruolo materno e paterno tradizionali ormai si alternano» e che «la famiglia ideale in questo momento non esiste, forse non è mai esistita. Bisogna stare molto attenti a enfatizzare la struttura familiare ideale». Cosa ne pensa?
Che il ruolo è dato dalla specificità dell'uomo e della donna: due universi opposti che si completano. Che non esiste la famiglia ideale del Mulino Bianco, ma che ce n'è solo una. La famiglia formata da un uomo e una donna è il progetto di Dio, perché solo in essa si impara ad accettare la diversità, ad accogliere e amare. Nella famiglia noi guariamo dall'egoismo che affligge ogni essere umano, essendo il luogo dove non si vince sugli altri ma insieme, dove si è portati senza tornaconto, dove si vive la gratuità. Capisco che per chi non vuole dipendere la famiglia è un nemico, anche se pensando così rimane schiavo di se stesso. Ma nella famiglia composta da esseri umani consapevoli di essere difettosi e bisognosi l'obbedienza anziché ostacolo diventa sostegno al cammino verso la felicità.


sabato 15 febbraio 2014

ORA VIENE IL DIFFICILE

ABBIAMO dunque scoperto che almeno a parole il nuovo che avanza è molto uguale al vecchio che è avanzato, e che tutto l’armamentario della primissima repubblica, dalla congiura di palazzo, la coltellata alla schiena, la crisi extraparlamentare, la staffetta, è ancora terribilmente attuale. Una cosa sono i comizi in tv, i ballarò, le dirette twitter, la suadente retorica rottamante, un’altra la politica vera, che ha le sue leggi e le sue regole scritte da secoli col sangue della lotta: si combatte per il potere, per occupare il posto di un altro e tutti i colpi sono buoni. Chi è più forte vince. Essendo la politica la trasposizione moderna degli spettacoli gladiatori, o dei tornei medioevali tra contrapposti campioni di fazioni nemiche. L’incoerenza, le menzogne, i tradimenti, i passaggi di casacca per interesse, le promesse tradite sono il pane della politica, e chi si turba non sa di che cosa parla.
IERI RENZI ha scaricato il compagno di partito che fino a una settimana fa diceva di voler sostenere, lo scandalizzato Fassina del «Fassina chi?» non ha votato contro il documento dell’odiato segretario, tutta la minoranza Pd si è messa a disposizione dell’uomo combattuto con un’acrimonia quasi esistenziale fino a ieri. Evidentemente avrà avuto la sua convenienza.
La fortuna di Matteo Renzi, e in fondo anche la nostra, è che i politici non si giudicano dalle parole al pari dei poeti o dei filosofi, e alla fin fine se predicano male e razzolano bene, come ha fatto lui, tutti si scorderanno delle parole e si ricorderanno degli atti concreti. Perché non c’è che dire, da un anno e mezzo il sindaco di Firenze non ne ha sbagliata una: dall’iniziale battaglia per la rottamazione, retorica quanto si vuole ma capace di imporre un tema avvertito dall’opinione pubblica, alla successiva sfida interna per la segreteria, quando è riuscito a stringere le alleanze giuste sul territorio portando dalla propria parte tanti dirigenti periferici fino al giono prima sperticatamente bersaniani, all’assalto finale a palazzo Chigi, combattuto con le armi di una guerriglia sorda, ma efficace, in grado di produrre terra bruciata intorno a un premier e a un governo che hanno fatto davvero poco per salvarsi.


RENZI per adesso si è mostrato uno straordinario animale da campagna elettorale, capace di intuizioni politiche, di coraggio, di sfacciate giravolte, di istinto e cinismo, di narrazioni a volte un po’ spericolate, ma potenti. Tutto l’armamentario del politico di razza, ma ancora insufficiente per un grande uomo politico. Adesso il tempo della retorica è finito, viene il tempo del governo ed ecco il difficile. Non conta essere «nuovi», ma «capaci», non basta dirsi «giovani», ma serve dimostrarsi «idonei» a fare ciò che si è chiamati a fare. Perché di giovani inetti è pieno il mondo, e averne uno in più a palazzo Chigi non servirebbe a nessuno.
Buon lavoro, presidente Renzi.

di Pierfrancesco De Robertis
da il resto del Carlino

mercoledì 12 febbraio 2014

LA LEZIONE APOCALITTICA DI BENEDETTO XVI

di Massimo Introvigne
da lanuovabussola

L'11 febbraio 2014 cade il primo anniversario di uno degli avvenimenti più sconvolgenti nella storia della Chiesa, l'annuncio della rinuncia al ministero petrino da parte di Benedetto XVI. Molti giornali - in tutto il mondo - moltiplicano le interpretazioni «complottiste», tirando in ballo i soliti oscuri disegni di cardinali, lo IOR e i preti pedofili.


Non voglio escludere che uno o più dei temi evocati abbia influito sulla decisione di Benedetto XVI. Ma mantengo l'interpretazione che proponevo su queste colonne un anno fa. Da una parte, non capisco perché si debba dare per forza del bugiardo a Papa Ratzinger quando ci ha spiegato che, in coscienza, riteneva le sue forze fisiche non più adeguate al gravoso compito di guidare la Chiesa, ricordando che da teologo aveva sempre sostenuto che oggi la macchina della Chiesa Cattolica è così complessa che un Papa non più nel pieno delle forze, piuttosto che delegarne ad altri la direzione, dovrebbe dimettersi.
Dall'altra, il gesto era oggettivamente - e credo pure che volesse essere - tecnicamente «apocalittico»: una parola che non fa riferimento alla mania di prevedere date per la fine del mondo, certamente estranea a Benedetto XVI, ma a una «rivelazione», a una scossa salutare intesa a mettere i cattolici del mondo intero di fronte a una qualità drammatica del tempo presente, a un lungo venerdì santo della Chiesa attaccata da nemici esterni e interni. In questo senso, alla luce della rinuncia al ministero petrino, possiamo rileggere i frequenti richiami di Benedetto XVI a Fatima, alle profezie sulla crisi che avrebbe colpito il sacerdozio e la buona dottrina di santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), da lui proclamata dottore della Chiesa, e anche al carattere ultimativo e davvero «apocalittico» della sfida dell'ideologia di genere, definita il maggiore pericolo per la Chiesa e l'umanità nell'ultimo discorso di Natale alla Curia Romana, del 21 dicembre 2012.
A distanza di un anno, possiamo e forse dobbiamo chiederci: i cattolici - al di là delle legittime curiosità su fatti e circostanze, che però rischiano di far perdere di vista l'essenziale - hanno accolto questo richiamo? Sono più o sono meno consapevoli del carattere «apocalittico» del tempo in cui viviamo? Questa domanda ha molto a che fare con il dibattito ospitato dalla «Nuova bussola quotidiana» sulla crisi nella Chiesa e il nuovo pontificato. Anche alla luce di quel dibattito, si possono dare due risposte: non opposte, ma diverse. Sono due «finestre» che, da posizioni diverse, guardano a una parte della stessa realtà.

LETTERA A PAPA FRANCESCO

Contro le avanguardie fanatiche bisogna reagire con forza e sapienza

Padre Francesco, noi cattolici e laici crediamo che la chiesa cattolica non debba subire il ricatto delle avanguardie fanatizzate del mondo secolare sulla questione dell’infanzia. Gli stessi che inculcano l’ideologia dell’aborto come diritto e della manipolazione della vita umana dal concepimento alla fine gridano l’ipocrisia della protezione dell’infanzia da tribune falsamente universaliste e falsamente umanitarie. Gli stessi che predicano l’educazione all’antinatalismo dei preadolescenti e degli adolescenti, e fanno un idolo contemporaneo della contraccezione, del rifiuto della maternità e paternità e dell’eugenetica, ora pretendono di smantellare lo spazio pubblico e privato dell’educazione cristiana a colpi di leggi neogiacobine e di pronunciamenti solenni. Occorre reagire con pazienza, tenacia, sapienza e anche forza spirituale e morale. Occorre reagire sposando l’energia interiore della fede alla capacità di realismo razionale ancora contenuta nel meglio della cultura universale. Su queso terreno è possibile un dialogo fecondo con il mondo laico non fanatizzato e con le altre religioni. 
Chiediamo alla vostra autorità, con umiltà e pieno convincimento di coscienza, di aiutarci a promuovere una controffensiva di preghiera, di azione pastorale, di idee.
 
Con rispetto,
 

Alain Besançon 
Roger Scruton
Nicoletta Tiliacos
Giuliano Ferrara
Ilaria Occhini
 
Giancarlo Cesana
Assuntina Morresi
 
Roberto Volpi
Alessandro Gnocchi & Mario Palmaro

Per firmare: appellofrancesco@ilfoglio.it

martedì 11 febbraio 2014

IL TOTALITARISMO DEI MEDIOCRI

Una modesta classe politica inetta su molte cose di cui si dovrebbe occupare con più sollievo per tutti si mette di buzzo buono a cancellare dai documenti pubblici la parola madre e la parola padre. Come se fosse un dettaglio. Con una furia ideologica da regime totalitario, senza nemmeno sognarsi di chiedere il permesso al popolo - unico vero proprietario delle parole. Su tutto questo naturalmente, il chiacchierone Presidente Napolitano non ha nulla da dire.

I totalitarismi iniziano sempre lavorando sulle parole. Hanna la chiamano "ebrea", il bambino lo chiamano "embrione", il ragazzo "balilla", la "mamma" genitore (anche se non ha generato), per trasformare o eliminare pezzi di realtà. Con un pensiero da cimici che si fa scudo di una presunta missione di difesa dei diritti umani (di chi?) questi solerti politicuzzi e burocrati procedono alla cancellazione di nomi (e di cose) senza accettare nessuna messa in crisi dai dati della realtà, dalla statistica, dalla storia, dalla cultura. Forti di cosa? Di potere e propaganda. E quelli che sono forti di potere e propaganda si chiamano solo in un modo: totalitari.

Indicano un referendum per sapere se il popolo vuole la cancellazione di quelle parole, se ci sono altri modi per difendere i diritti di tutti. Abbiano il coraggio che manca ai dittatorucci. Gli intellettuali, primi traditori, naturalmente parlano d'altro. Li pagano per quello. Ma tutto il loro potere e la loro propaganda infarcita di luoghi comuni e di banalità che velano i dati, non riuscirà a cancellare le parole e il loro senso. Forse spetterà come in altri regimi della storia agli umili e agli artisti non far morire il senso presente e futuro delle parole dalla cancellazione che il potere sempre cerca di ottenere.
davide rondoni
clandestinozoom

lunedì 10 febbraio 2014

FORZA RUBIO

IL SENATORE DELLA FLORIDA MARCOS RUBIO HA RILASCIATO UNA DICHIARAZIONE A MUSO DURO E MOLTO LUCIDA NEI CONFRONTI DELL'ONU.
IL TONO E' ALL'ALTEZZA DELLA BASSEZZA DEI TEMPI! 

By Marco Rubio Marco Rubio is the junior U.S. senator from Florida.


The United Nations issued a report today on its investigation into the unforgivable sex-abuse scandal that victimized children and undermined the many positive things the Catholic Church has stood for.
It’s a reminder that we all have an obligation to protect the most vulnerable among us, especially our children. This obligation exists not because we are Americans, Catholics, or of any other nationality or faith. It exists because we are humans.
Unfortunately, the U.N. also chose to use the opportunity to make political statements about Catholic doctrine on abortion, contraception, and marriage, issues at the core of the Church’s teachings about human rights and the dignity of life.
In doing so, the U.N. — with the seemingly limitless worldwide injustices it could be condemning or investigating — trampled on the religious-freedom principles outlined in its Universal Declaration of Human Rights.
This is a U.N. that counts serial abusers and murderers of men, women, and children as members of its Commission on Human Rights.
It has been unable to slow North Korea and Iran’s march toward nuclear weapons. It has proven feckless in its ability to prevent atrocities in places like Syria. It has routinely given a platform for state sponsors of terrorism to successfully condemn Israel. Its own “peacekeepers” have committed crimes against women around the world.
The U.N. is in very real danger of becoming obsolete in the 21st century. I believe it can still play an important role in global affairs, but without reforms to ensure greater accountability and transparency, its ineffective leadership, ethical abuses, and misspending will remain rampant. It is critical that we are able to ensure that American taxpayer dollars sent to the U.N. are actually advancing our national interests.
The United States is still very much a country that stands at the vanguard of protecting religious freedom at home and abroad. The American people have been unequivocal in condemning the abuse of children by priests who violated the law and their vows by preying on kids. But the U.N. has overreached in its efforts to discredit the Catholic Church’s core teachings, and I hope our ambassador to the U.N. will convey this message to her counterparts there.

L’ONU SUPERA OGNI LIMITE
E CALPESTA LA LIBERTA’ RELIGIOSA
Le Nazioni Unite hanno pubblicato oggi un rapporto sulla sua indagine sullo scandalo imperdonabile degli abusi sessuali di cui sono  vittima i bambini e ha cercato di vanificare  le tante cose positive la Chiesa cattolica ha messo in atto. Ricordo che tutti abbiamo l'obbligo di proteggere i più vulnerabili tra noi, specialmente i nostri figli. Tale obbligo non esiste perché siamo americani, cattolici, o di qualsiasi altra nazionalità o fede. Esiste perché siamo esseri umani.
Purtroppo, l'ONU ha scelto di sfruttare l'occasione per fare dichiarazioni politiche circa la dottrina cattolica su aborto, contraccezione, e il matrimonio, questioni al centro degli insegnamenti della Chiesa sui diritti umani e la dignità della vita. In tal modo, le Nazioni Unite – che per  le ingiustizie apparentemente illimitate commesse in tutto il mondo potrebbe essere condannata o indagata – hanno calpestato i principi religiosi-libertà delineate nella sua Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Queste Nazioni Unite che annoverano come membri della propria Commissione sui diritti umani abusatori seriali e assassini di uomini, donne e bambini. Non è stata in grado di franare  la Corea del Nord né la marcia dell’Iran verso le armi nucleari. Si è dimostrata incapace di prevenire atrocità in luoghi come la Siria. Ha regolarmente dato una piattaforma agli sponsor del terrorismo per condannare con successo Israele. Le sue "forze di pace" hanno commesso crimini contro le donne di tutto il mondo.
L'ONU corre il pericolo molto reale di diventare obsoleto nel 21 ° secolo. Credo che possa ancora giocare un ruolo importante negli affari mondiali, ma senza riforme per garantire una maggiore responsabilità e trasparenza, la sua inefficace leadership , gli abusi etici e lo spreco di risorse  rimarrà inevitabile. E 'fondamentale che siamo in grado di garantire che i dollari dei contribuenti americani inviati alle Nazioni Unite siano oggi in grado di gsrantire  i nostri interessi nazionali.
Gli Stati Uniti sono ancora un paese che si trova decisamente all'avanguardia della tutela della libertà religiosa in patria e all'estero. Il popolo americano è statio inequivocabile nel condannare l'abuso di minori da parte di sacerdoti che hanno violato la legge e loro voti, recando gravi danni  ai bambini. 
Ma l'ONU è andato oltre ogni limite pur di screditare gli insegnamenti fondamentali della Chiesa cattolica, e spero il nostro ambasciatore alle Nazioni Unite sarà trasmettere questo messaggio ai suoi omologhi lì.


venerdì 7 febbraio 2014

IL GAYO NICHILISMO DELL'ONU

“Omofoba” è la propaganda dell’Onu e di Ban-Ki Moon contro tutti gli esseri diversamente pensanti
AMICONE SU TEMPI

Ha ragione Putin: cosa c’entrano le Olimpiadi di Sochi con le piazzate politiche di una élite che vuole riscrivere a tutti i costi la storia e la vita del genere umano secondo le teorie Lgbt?

A parte i troll del web e la cronaca da criceti codini, nessun giornalista informato ha preso per una notizia seria il manifesto anti-Vaticano della Commissione Onu per l’infanzia che ha puntato l’indice contro la Chiesa cattolica e ha fatto lavorare come operai alla catena di montaggio gli addetti alla propaganda della premiata international inc. lesbichegaybisessualietransessuali (Lgbt) .
Perfino la Bibbia degli arcinemici della Chiesa cattolica, quel New York Times che si incaricò negli anni scorsi di scatenare il putiferio sul clero cattolico americano in tema di abusi sessuali e pedofilia, ieri mattina, davanti al rapporto Onu, ha ammesso per bocca del suo eminente vaticanista che «dire che il Vaticano non abbia fatto nulla per combattere gli abusi contro i minori è terribilmente scorretto». Insomma, terribilmente spazzatura. «Il rapporto Onu chiede che la Chiesa cattolica cambi la sua posizione su aborto, matrimoni omosessuali e controllo delle nascite. Mi dispiace dirlo, ma questo ha più a che fare con una determinata ideologia che con la protezione dei minori. L’Onu ha deciso di confondere le acque mescolando il tema degli abusi con una battaglia culturale partigiana» (John Allen, ilsussidiario.net, 6 febbraio 2014).
La macchina fazioso-propagandistica però non si ferma. E così, in contemporanea con le palate di melma sulla Chiesa cattolica, tutti i siti dei grandi giornali di mainstream rilanciano le dichiarazioni del notaio Onu Ban Ki-Moon. Il quale sembra abbia avvertito il “terribile” dovere di dare man forte all’approccio politico che l’amministrazione Obama ha voluto dare alle Olimpiadi invernali di Sochi. Insomma il notaio Onu ha deciso di tenere bordone a quelle brave e anziane signore lesbiche dello sport americano inviate di proposito dalla Casa Bianca a rappresentare gli Stati Uniti ai giochi invernali di Sochi per fare arrabbiare le autorità russe.

Si capisce, un presidente degli Stati Uniti che si è buscato come regalo di fine estate 2013 una bella bacchettata sui denti, sul suo principe dei giornali, in casa sua, in un editoriale di prima pagina del New York Times firmato addirittura dal suo omologo russo e, addirittura, con un avvertimento abbastanza esplicito («è estremamente pericoloso incoraggiare le persone a considerarsi eccezionali qualsiasi sia la ragione»), è comprensibile, sia sul piano umano sia, soprattutto, su quello politico, che abbia desiderato ardentemente di rendere pan per focaccia alla prima occasione buona. “Sochi: Obama vs Putin”. Sarebbe un bel titolo per la cerimonia di apertura dell’Olimpiadi invernali. Attenzione però a incoraggiare certe persone a considerarsi eccezionali qualsiasi sia la ragione.
Dunque, qual è la ragione per cui, mentre curiosamente partiva anche l’offensiva jihadista contro la Russia, il presidente Obama ha scelto in via eccezionale (e ha incoraggiato Onu ed Europa in questo senso) a farsi rappresentare da atlete in pensione, ma col giusto profilo gaylesbobisessualetransessuale? Perché la Russia di Putin continua a mantenere una legislazione contraria alla propaganda e al proselitismo in materia. Dunque, qual è la grande e ordinaria accusa che anche lo zelante alleato obamiano Ban Ki-Moon (così, tanto per non rischiare di perdere la massima poltrona Onu) lascia aleggiare sul leader russo e il suo 70 per cento di consensi popolari in materia? La parola d’ordine è: “omofobi”. Perciò, dice il Notaio: «Il mondo si sollevi in difesa dei gay».
È successo qualcosa a Sochi contro le persone omosessuali? No. Succedono in Russia aggressioni teppistiche nei confronti degli omosessuali? Sì. E naturalmente anche lì le autorità le perseguono come la criminalità è perseguita in ogni parte del mondo. Sono successe (a Mosca) manifestazioni di gruppuscoli che hanno sfidato un governo e un modo di sentire della stessa opinione pubblica russa che è diverso, molto diverso da quello occidentale. La polizia russa reprime e non permette provocazioni. Sbagliato? Sbagliato. Ma non vi sembra sbagliato anche il fatto che in Europa accade quasi ogni giorno, di gente, gruppuscoli, pirlacchioni, che possono permettersi di tutto, sputare in faccia a un vescovo o interrompere un pubblico dibattito o calunniare chicchessia, e se provi a replicare rischi di andare tu sotto processo invece dei tuoi aggressori? In Francia si va in galera perché si vestono t-shirt con la famiglia e bambini “tradizionali” come dicono certi bellimbusti. E in Russia? In Russia al massimo succede quel che succede in Francia. Punto. E non va bene, si intende.

Però, verità per verità, qui da noi ci sono minoranze che impongono di tutto alle maggioranze. In Russia no. Può dispiacere all’Onu, all’Unione Europea e agli strambi criteri di democrazia occidentale. Per cui la ricca lobby, non l’espressione della volontà democratica popolare vince. Il burocrate e la commissione Ue decidono in materia di legislazione sociale e di educazione nelle scuole. Non i liberi popoli europei. In America le Corti hanno impedito o cancellato i referendum contro i matrimoni gay. È democrazia questa? Secondo Obama sì. Secondo altri, no. Putin, un mese fa, si limitò a espressioni non proprio corrette politicamente e anche un po’ irritanti: «Gay, siete i benvenuti, ma lasciate in pace i bambini». Punto e stop. Che poi la Russia abbia ancora una certa visione del mondo, a nostro modo di pensare “chiusa” e “antiquata”, come dicono i bellimbusti di qua, questi sono fatti dei russi. Perciò bene la fredda e perfetta replica della Russia a Ban Ki-Moon: «Fare propaganda politica durante un evento sportivo è contrario alla Carta olimpica e alla legge russa»
Naturalmente, in margine alle Olimpiadi, si potrebbe pensare che “omofoba” è, in realtà, una campagna ossessiva e ricorrente, quale che sia l’evento che si celebra. Omofobo, si può pensare, è questo inistere sugli orientamenti sessuali delle persone e nella arrogante pretesa di erigere gli orientamenti sessuali, quali che siano, a fonte di legge universale e a scienza politica. “Omofoba”, si potrebbe sospettare – e omofoba nel senso di rancore e intolleranza nei confronti dell’essere pensante  in quanto tale – è questa ossessione a voler riscrivere a tutti i costi la storia e la vita del genere umano secondo le teorie Lgbt. Omofoba è la volontà pervasiva di certi cosiddetti “esperti del gender”, che vuole entrare nelle scuole e, protetta e legittimata da anonime burocrazie di anonimi funzionari Onu e Ue, insegnare ai bambini che maschio e femmina sono retaggi di una fosca fantasia del passato e che la famiglia fatta di un uomo e una donna è il peggior sistema di sfruttamento inventato nella storia dell’umanità. Omofobi, infine, si potrebbe pensare che siano tutti coloro i quali pensano che non esista nient’altro sotto il bel cielo di Dio che questa urgenza di scovare “odio antigay” ovunque, tranne in se stessi e nelle loro file. E finalmente, omofobi sono coloro i quali voglio obbligarci a credere e a obbedire allo splendore di un pensiero unico che come ti muovi e la pensi diverso da loro ti mandano la volante delle leggi alla Hollande-Scalfarotto.

Ci può stare che la gente si stufi e scenda in piazza (per esempio in Francia o a Washington) perché il governo si inventa leggi liberticide? Ci può stare che non tutti siano disposti a subire l’arroganza di pochi e il mandare all’ammasso il cervello e le società in nome di ideologie devote alla religione dell’indifferenza sessuale? Ci può stare che qualcuno conservi un’autonomia di pensiero e di potere (indispensabile) per opporsi alla china dei peluche dei peni e delle vagine distribuiti nelle scuole elementari?  Ci può stare che la gente si organizzi contro questo programma di élite che senza chiedere il permesso a nessuno aboliscono “mamma” e “papà” per promuovere la neutralità dei genitori B e A? Ci può stare che in quelle parti del mondo in cui è ancora viva la memoria degli imperialismi, dei colonialismi e dei razzismi occidentali, si scatenino reazioni sfrontate e sbagliate (come accade in Africa o in India dove l’omosessualità è ritornata ad essere reato), davanti alla sfrontata e sbagliata attitudine occidentale a piazzare come hamburger Mc Donald in ogni legislazione del pianeta una ideologia bigotta, totalitaria, che non tollera dissensi e non ammette discussioni, e perciò veramente “omofoba”?
Tutto qui. E siccome a Sochi come in tutta la Russia non è vero che c’è persecuzione delle persone omosessuali (come ha ammesso anche il leader dell’organizzazione Lgbt di Mosca). Siccome a Sochi ci sono perfino locali pubblici rumorosamente e commercialmente gay (anche perché la base di tutto il can can planetario è squisitamente commerciale), il notaio dell’Onu come le sirene della mediatura apostolica internazionale, sbagliano a caricare le Olimpiadi di una provocazione politica e fomentazione ideologica anti-Putin. Volete continuare a sostenere e finanziare le smutandate e tette al vento delle Femen che portano tanti bei clic alle gallerie fotografiche in web? Avete deciso che se non passa il rapporto Estrela voi farete rivotare cento volte le commissioni europee fintanto che le stesse cose respinte dalla porta rientreranno per la finestra di un mitemente fanatico rapporto Lunacek? Volete che gli stati di tutto il mondo inseriscano nelle loro legislazioni le leggi volute per la sua America e la “sua” Europa dall’“imperatore” Obama e dai giudici da Obama nominati alla Corte suprema, ovvero proclamino come vangelo che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è un “diritto umano” quando non lo è mai stato (e continua a non esserlo) nemmeno il matrimonio tra uomo e donna? Bene. Ma perché la Russia deve per forza seguire questo mainstream e se non lo segue gli fate casino a Sochi?
Ha ragione Putin: «Che c’entrano le Olimpiadi con la propaganda politica?». Perché vi dovete far detestare e ritenere dei rompiballe da quel 70 per cento di russi che non ne vogliono sapere delle vostre agende Lgbt, per di più calate pure sui “loro” giochi olimpici? Perché dovete rovinare una competizione sportiva, inquinarla con l’ideologia, trasformarla in una circo? Come pensate che reagisca la gente comune alle “provocazioni” dell’international inc. Lgbt? È così che lavorate per la pace nel mondo?

CREPALDI : DIVENTARE PROTAGONISTI NELLA SCUOLA

Crepaldi: «La più grande rivoluzione politica? Rompere il monopolio statale dell’educazione»

Febbraio 7, 2014 Stefano Fontana
Per l’arcivescovo di Trieste «nulla in Italia sarebbe come prima se le famiglie e la società civile diventassero protagoniste della scuola». Dovrebbe essere un «obiettivo primario dei cattolici»
Pubblichiamo l’intervista a monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, contenuta nel nuovo numero del settimanale Vita Nuova.



Eccellenza, è quasi d’obbligo dedicare questo “Caminetto” alla scuola, per due motivi. Prima di tutto per il Messaggio che voi Vescovi del Triveneto avete pubblicato nei giorni scorsi a proposito proprio dell’educazione (vedi il numero scorso di Vita Nuova). Secondariamente perché la Chiesa italiana si prepara all’incontro del prossimo 10 maggio con Papa Francesco proprio sulla scuola. Al centro c’è il problema della libertà di educazione delle famiglie.

Parlo volentieri della scuola. L’emergenza educativa era stata segnalata con grande preoccupazione da Benedetto XVI. Alla sua origine — aveva detto — c’è la crisi antropologica: non sappiamo più chi sia l’uomo che vogliamo educare. L’Osservatorio Cardinale Van Thuân, di cui sono presidente, aveva poi avvertito che abbiamo superato l’emergenza educativa e siamo ormai arrivati all’allarme educativo, in quanto sta facendo irruzione nella scuola un’ideologia che pretende di educare un bambino o un giovane astratto, né maschio né femmina, privo di un’identità naturale sessuata con la scusa di rispettare tutti gli orientamenti sessuali. Infine siamo intervenuti noi vescovi del Triveneto per segnalare il grave problema e per mettere in guardia da un’ondata che rischia di stravolgere il senso dell’educazione  dei nostri bambini e giovani. È logico che, dato questo contesto, riemerga con forza straordinaria il problema della libertà di educazione delle famiglie.
Libertà di educazione vuol dire dare la possibilità alle famiglie di essere realmente protagoniste dell’educazione dei loro figli, che non sono sudditi di uno Stato che impone un pensiero unico, ma persone aperte alla verità. Come vede questo grande problema?
Se l’integrazione avviene nell’unica scuola di Stato il progetto educativo di quest’ultima deve abbassarsi e diluirsi, come oggi avviene; se l’integrazione avviene nella società civile con la partecipazione delle famiglie, l’integrazione avviene al rialzo, in cui le famiglie spirituali della società possano elaborare proposte educative secondo le loro legittime aspirazioni. La più grande rivoluzione da farsi in Italia è quella della scuola. E si tratterebbe di una rivoluzione non solo educativa, ma politica nel senso più profondo del termine. Sprigionerebbe entusiasmo, partecipazione, impegno, adesione ad ideali, confronto e, soprattutto, la capacità di dare risposte, che poi si riverserebbero positivamente in altri campi della vita sociale. Favorirebbe l’iniziativa culturale, la circolazione delle idee, la mobilitazione dal basso, l’assunzione di responsabilità, la sana disputa ideale.
In Italia si continua a pensare che la sintesi debba avvenire nello Stato. Lei propone invece la centralità della società civile. Ma la società civile è pronta? Le famiglie sono in grado di assumersi spazi di sussidiarietà responsabile?
Nulla in Italia sarebbe come prima se fosse attuata questa rivoluzione scolastica ed educativa. I modelli attuati già in altri Paesi e che possono essere applicati sono i più vari. È la sostanza che conta: la sintesi non avviene più nello Stato ma nella società civile. In questo modo anche la società civile si riqualifica. Per fare sintesi bisogna esserne in grado, ma finché non la si mette in grado non potrà mai farlo. La società civile rimarrà sempre subordinata, rilevante a parole ma nella sostanza in funzione ancillare rispetto allo Stato e, quindi, alla politica strettamente intesa. La liberazione e la maggiore età della società civile passa prima di tutto ed essenzialmente dalla responsabilità educativa. È dalla capacità di dare una proposta ai nostri figli, per il loro futuro, che si demarca la nostra assunzione di responsabilità e si definisce la stessa nostra identità di famiglie e di gruppi sociali. Se la proposta la fa solo lo Stato, le identità culturali si indeboliscono e la società civile diventa fluida e inconsistente.
In che senso il monopolio statale dell’educazione è negativo?

Quanti atteggiamenti da gregari, anziché da protagonisti, sono legati alla persistenza del monopolio statale sull’educazione! Burocrazia, uniformismo e conformismo, inerzia, attendismo, rivendicazionismo, dipendenza dalle circolari e dalle graduatorie, prevalenza degli aspetti quantitativi su quelli qualitativi. Quante energie civiche sarebbero invece espresse dalla libertà di educazione. Sarebbero premiati il merito e l’impegno, verrebbe valorizzata la formazione permanente e l’aggiornamento, si trasferirebbe nelle famiglie la valutazione sostanziale dell’insegnamento. Legata strettamente al monopolio scolastico statale c’è una gran quantità di gruppi corporativi e di rendite di posizione. Cambiare la situazione è cosa difficilissima proprio per queste enormi resistenze, ma i cattolici dovrebbero porsi questo obiettivo, ancorché difficile, come primario. Questo mio discorso non riguarda le singole persone. Molti dirigenti e insegnanti sono fortemente impegnati sul piano personale, ma il sistema presenta questi limiti.
Lei ha appena accennato ai cattolici. Perché i cattolici dovrebbero impegnarsi per la libertà di educazione?
Perché se non si dà un luogo in cui la libertà dei nostri bambini e ragazzi si incontra con la verità, diventa impossibile che essi possano incontrare Cristo. Questo luogo deve essere un luogo pubblico perché la verità è di tutti e la libertà implica la relazione. Pubblico ma non solo statale. La scuola di Stato non è propriamente pubblica, perché è costretta a ridurre la portata del suo rapporto con la verità. La prima libertà è la libertà di educare, quando ci è tolta quella ci è tolto tutto. Senza questa libertà è compromesso anche il ruolo pubblico della fede cattolica, che sarebbe proponibile solo in ambiti ristretti o addirittura privati.
Però tra i cattolici ha ancora molto consenso la scuola unica di Stato.
Non si tratta di smantellare la scuola di Stato, significa fare in modo che non sia più unica. Se l’integrazione avviene nell’unica scuola di Stato il progetto educativo di quest’ultima deve abbassarsi e diluirsi, come oggi avviene; se l’integrazione avviene nella società civile con la partecipazione delle famiglia, l’integrazione avviene al rialzo, nella sana competizione e nella progettualità.
Maggiore autonomia e libertà darebbe anche una educazione qualitativamente superiore? Perché?
È tutto il Paese ad avere bisogno di questa rivoluzione politica. L’arretratezza della nostra scuola è sotto gli occhi di tutti sia per quanto riguarda la capacità di preparare e orientare i giovani alle professioni, sia per la caduta del livello qualitativo e strettamente formativo. Una maggiore flessibilità, la creazione di esperienze di eccellenza che facciano da traino e pilota, un vero rapporto con il territorio anche per un sano reperimento di fondi, una maggiore oculatezza nella amministrazione fatta in autonomia, una contrattualità sindacale differenziata sono tutti elementi di innovazione che farebbero respirare il sistema educativo nel nostro Paese.
Le difficoltà nell’educazione scolastica dipendono anche dalla frammentarietà del sapere trasmesso. Gli studenti sono spesso disorientati piuttosto che formati.

Oggi abbiamo una organizzazione fortemente accentrata e una pluralità molto ampia di percorsi formativi sia nella scuola superiore che nell’università. Si tratta di rovesciare lo schema: pluralismo educativo e riordino maggiormente unitario del quadro del sapere, moltiplicazione sussidiaria dei soggetti educativi e raccordo tra le discipline. L’inseguimento delle microspecializzazioni va lasciato alle ultime fasi dell’istruzione universitaria e alla ricerca specialistica, per il resto il quadro del sapere deve venire semplificato e riorganizzato in modo più omogeneo. L’eccessiva specializzazione, l’artificiosità dei percorsi di istruzione, la libertà di insegnamento intesa individualisticamente producono smarrimento educativo in quanto il giovane ha bisogno sì dei particolari, ma dentro un quadro di senso unitario. Tale quadro di senso unitario non può essere dato dallo Stato, ma deve essere dato dai singoli progetti educativi liberamente assunti dai soggetti educativi della società civile dentro un quadro di riferimento valido per tutti che sopra abbiamo chiamato patto costituzionale sostanziale.
Anche l’Università avrebbe bisogno di sussidiarietà?
L’Università ha bisogno, in modo particolare, di questa autonomia e libertà, in quanto è il livello di istruzione-educazione di maggior potenziale costruttivo per il Paese, con impatti molto importanti anche sull’economia e la vita sociale in genere. Il pluralismo educativo va applicato anche ad essa e questo libererebbe molte energie culturali e intellettuali a vantaggio di tutta la nazione.
Le rivoluzioni non si fanno però in un giorno…
Si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione, dall’impatto molto forte sulle strutture, le normative, gli occupati, l’utenza. Serve quindi un progetto di lungo termine e graduale, che preveda interventi progressivi e lo spostamento di risorse materiali e umane dallo Stato ai nuovi soggetti della società civile, privati e del privato-sociale.