venerdì 7 dicembre 2012

SCOLA: SUPERARE L'AMBIGUA LAICITE'


C’ è una ferita nel mondo contemporaneo, la ferita che lo stato provoca “alla libertà religiosa”.
Parola del cardinale Angelo Scola, cardinale arcivescovo di Milano, che nel diciassettesimo centenario di quell’Editto di Milano che ha sancito la nascita della libertà di professare il proprio credo, ricorda come la svolta del 313 d. C. sia, nei fatti, “un inizio mancato”.
Al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che davanti al Papa l’estate scorsa aveva rivendicato l’autonomia d’azione delle istituzioni pubbliche, Scola, nel tradizionale appuntamento di sant’Ambrogio – il suo secondo “discorso alla città” nella Messa della vigilia – ricorda invece come il pericolo viene proprio dallo stato quando nel nome della propria autonomia e neutralità di fatto affossa ogni libertà confessionale: l’evoluzione che gli stati democratico-liberali hanno perseguito affossa la svolta dell’Editto di Milano e non garantisce alcuna libertà.
Il presupposto teorico di questa evoluzione, infatti, si rifà al modello francese di laïcité che a sua volta si basa sull’idea dell’indifferenza, definita come neutralità, delle istituzioni statali rispetto al fenomeno religioso.
Ma i risultati sono opposti: più che neutralità lo stato adotta “un modello maldisposto verso il fenomeno religioso”, con conseguenze pericolose. Scola cita il caso statunitense, dove la riforma sanitaria di Obama “che impone a vari tipi di istituzioni religiose di offrire ai propri impiegati polizze di assicurazione sanitaria che includano contraccettivi, aborti e procedure di sterilizzazione” altro non è che “una ferita alla libertà religiosa”. Un esempio, per ricordare come oggi il dissidio nelle nostre società non sia tanto fra credenti di religioni diverse, quanto fra “la cultura secolarista e il fenomeno religioso”. Dice l’arcivescovo: misconoscendo questo dato, “la giusta e necessaria aconfessionalità dello stato ha finito per dissimulare, sotto l’idea di ‘neutralità’, il sostegno dello stato a una visione del mondo che poggi sull’idea secolare e senza Dio”.
Come ovviare “a questo grave stato di cose”? La ricetta di Scola è quella di uno stato che non interpreti la sua aconfessionalità con distacco, ma porti la libertà religiosa a essere “libertà realizzata posta in cima alla scala dei diritti fondamentali”.
In questo senso va recuperato ciò che l’Editto di Milano ha iniziato. Come scriveva Gabrio Lombardi: “L’Editto del 313 ha un significato epocale perché segna l’initium libertatis dell’uomo moderno”. Questo significato lo deve recuperare anche la chiesa. Sulla cattedra che fu di Dionigi Tettamanzi e di Carlo Maria Martini, che qui inaugurò il suo dialogo con i non credenti, Scola invita ora i cristiani, superati i decenni della contestazione “che annunciavano la fine di ogni forma pubblica del cattolicesimo, a testimoniare l’importanza e l’utilità della dimensione pubblica della fede”.
P. Rodari, il foglio 7 dicembre
 
leggi "L'Editto di Milano, initium libertatis"
qui

giovedì 6 dicembre 2012

LA NOSTRA SALVEZZA NON STA IN UN PEZZO DI PLASTICA


"Dobbiamo tornare a essere uomini veramente. Uomini che hanno dignità e hanno valore"

 
La denuncia di Rose Busingye,l’infermiera ugandese che cura
gli infetti a Kampala: la salvezza non sta in un pezzo di plastica,
torniamo a essere persone
Rose Busingye, infermiera ugandese, passa la sua vita ad accogliere e curare gli ammalati di Aids assieme all’ong italo-svizzera Avsi-Avaid al Meeting Point di Kampala, capitale dell’Uganda.
Per lottare oggi contro l’Aids ha ragione chi sostiene a spada tratta l’uso del preservativo?
Il preservativo non serve a nulla se non si cambia prima il metodo, la vita. Applicare uno strumento e non cambiare la vita non porta a niente.
Sarebbe come dire: tu sei un animale, che agisce soltanto seguendo il suo istinto, non sei un uomo che può controllarsi. Per questo da noi, in Africa, oggi l’uso del preservativo è visto soltanto come ultima spiaggia.
Dobbiamo chiederci che senso ha il sesso. Oggi è come se fosse la cosa più importante del mondo. È l’esaltazione di un idolo. Se voglio bene all’altro e so che il metodo che sto usando porta in sé un minimo di pericolo, allora non rischio. Il vero problema è educare la persona a comprendere che ha un valore più grande, di cui è responsabile. La questione vera è il riconoscere il valore di sé stessi.
Lei da anni lavora con i malati di Aids, li accoglie, li cura. Come reagiscono quando gli propone questo nuovo modo di guardare alla loro vita?
Io non è che "propongo" questo. Lo vivo, e loro lo vedono in me. Educare significa portare la persona a questa conoscenza di sé. E si conosce quello che si è camminando con qualcuno che è più grande. La mia non è una predica, è qualcosa che si vede vivendo. Facendo insieme questo cammino uno si rende conto che rispondere soltanto a un bisogno (come può essere il sesso) dimenticando la totalità della propria persona lascia insoddisfatti. Perché il cuore è desiderio di infinito.
L’Uganda, negli ultimi dieci anni, ha conosciuto una drastica diminuzione del numero di persone infette da Aids (dal 21% al 7%). Segno che questa educazione sta funzionando...
Questo nuovo modo di guardarsi in Uganda ha cambiato tutti. Perché quando qualcuno possiede una consistenza nessuno lo muove più. In Uganda abbiamo la fortuna di avere un presidente, Yoweri Museveni, che lo ha capito sin da subito. E ne sono molto orgogliosa. Non è un cattolico, eppure è tra coloro che tre anni fa, nella bufera nata dopo le
dichiarazioni del Papa in occasione della sua visita in Africa, si è subito schierato dalla sua parte. Museveni ha da subito affermato che bisogna ritornare alle origini. Perché la nostra "salvezza" non è dentro un pezzo di plastica. Non ci salveremo grazie a un preservativo. Dobbiamo tornare a essere uomini veramente. Uomini che hanno dignità e che hanno valore.
Attenzione: questo non è un discorso cattolico, perché questo valore non ce lo dà la religione, e nemmeno il Papa. Il Papa ce lo fa conoscere, ci educa a capire che siamo uomini che hanno un valore infinito. Rispondere al nostro istinto, ai nostri bisogni immediati, è troppo poco per la grandezza del nostro cuore.
Cosa manca a noi occidentali?
Il gusto per la bellezza, per il costruire cose belle, per il riconoscere la verità, che era una caratteristica della cultura europea (come è una caratteristica della tradizione dell’uomo).
Oggi, però, voi europei lo state dimenticando, lo state perdendo. E lo state perdendo perché avete paura della fatica. Quello che vedo in voi è un continuo "copiare" cose inutili: la moda, ciò che la televisione dice, ciò che gli altri
fanno. Invece dovreste "copiare" ciò che scoprite come corrispondente al vostro cuore. State perdendo la capacità di comprendere cosa è bello e cosa è vero per voi.
Intervista di Gregorio Schira (Avvenire 6 dicembre 2012)

mercoledì 5 dicembre 2012

IL PAPA CINGUETTA IN OTTO LINGUE


Sala Stampa della Santa Sede gremita come per le grandi occasioni, un panel di tutto rilievo per presentare l'avvenimento mediatico forse più atteso di questi ultimi tempi: lo "sbarco" - come si dice in gergo - del Papa su Twitter, il social network dei centoquaranta caratteri. La notizia, più che nell'aria, era già nota da tempo. E non si tratta neppure di una novità assoluta perché Benedetto XVI ha già frequentato il mondo del microblogging lo scorso anno. Questa volta però la frequentazione diventa fissa, con tanto di account personalizzato - @pontifex, che è in inglese, e in altre sette lingue, arabo compreso - ed è stata fissata la data del primo "cinguettio" strutturato: mercoledì prossimo, 12 dicembre, in coincidenza con l'udienza generale. E a significare l'importanza attribuita dal popolo di Twitter (cinquecento milioni di persone in tutto il mondo, il 40 per cento delle quali di età compresa tra i 18 e i 40 anni) un'agenzia di stampa ha registrato quarantamila followers dichiarati dopo appena una ventina di minuti dall'annuncio dell'account di Papa Ratzinger . Motivazioni, dati tecnici e riferimenti storici dell'iniziativa sono stati illustrati lunedì mattina, 3 dicembre, durante una conferenza stampa. Le motivazioni innanzitutto. Le ha spiegate l'arcivescovo Celli.
Sottolineando un aspetto tutto particolare della personalità di Benedetto XVI ha messo l'accento sul grande desiderio del Pontefice di andare a incontrare l'uomo e la donna dovunque essi si trovino e instaurare con loro un dialogo. Un dialogo intessuto sì nel telaio dei centoquaranta caratteri, ma perfettamente strutturato nella forma stessa dei versetti biblici, a testimoniare che l'essenzialità del messaggio può essere colta in poche parole: tutto dipende, ha detto, dallo spessore di chi lo lancia e da quello di chi lo riceve. In questo senso, ha concluso l'arcivescovo, quelle del Papa saranno "pillole di saggezza".

FRANCO CASADEI IL BIANCO DELLE VELE


Il poeta è sempre innamorato: della parola, della visione. La poesia è il farsi oggetto fruibile della complessità di questo incontro-innamoramento. La parola suona “altra” anche quando è usuale e la visione coglie un barlume appena di quanto abbiamo sotto gli occhi abitualmente oppure ci spalanca frange di memorie e anche assoluti. In Pronto Soccorso: “ (…..) respira a fatica…/ieri sera tranquilla, nel suo letto,/ ora sembra sfollata/ sfrattata dalle cose consuete/ noi tutti, come lei saremo presi/ nel cuore di una notte, ribaltati e presi.”

La poesia non può prescindere dall’esperienza, dal vissuto, dal passato ; anzi la poesia gioca con il tempo: ciò che è stato diventa ciò che è perché nel momento che lo afferra lo porge presente, palpitante, perlaceo come un ritrovamento antropologico, dopo che è stato ben ripulito.

Perché il poeta usa il materiale spurio che fu per esibirlo nel suo nitore, nella sua innocenza significante. “ Di tanto…. questo resta”; e ciò che resta è ciò che ci ha plasmati e identificati.

Franco Casadei è poeta e soprattutto in questo nuovo libro, scarno per numero di poesie e per concisione delle stesse, ha compiuto un balzo verso il nitore chiaramente percepibile, verso un’essenzialità dove nessuna parola è in eccesso e nessuna manca..

Molte scorie sono state abbandonate, la visione è nitida, il ricordo è suggello, il paesaggio si è come prosciugato e il poeta tesse un fitto dialogo con l’essere qui, ora, l’avere visto, la sicurezza dell’oltre, la certezza della sua imperfezione al cospetto di un Dio che si spera misericordioso.

 

Le certezze di Franco sono salde ma non è dato all’uomo di penetrare il mistero:

“Non c’è ragione al morire

si ha un bel dire

è un decorso naturale.

Sindone nera, la morte,

buio fondale.

Dovremo comunque attraversarla

nell’attesa che la notte deflagri

e ci svegliamo dal’offesa.”

 

E più chiaramente , la poesia precedente si chiudeva con questi due versi:

“La mancanza sento, una mancanza,/la firma segreta sta dentro alle cose.”; l’uomo può solo cogliere la superficie delle stesse, è impedita la visione di quella firma. Ma frequentemente nelle poesie del libro cogliamo questa discrasia fra una certezza di fede e un’oscurità di visione. La morte è temuta, perché è la vita che conosciamo, anche nei suoi risvolti più duri e violenti che ci ha plasmati; l’edenico resta mistero e resta anche il timore di non avere ben risposto alle richieste della Parola divina e quindi di essere stati più di argilla che di talenti.

“Il tempo gira come una ruota consumata/ – anche la meridiana ha perso il chiodo-/rimangono le mani/ a pelo d’acqua a chiedere perdono”, questa consapevolezza della fallacità, della fragilità, dei cedimenti può confidare solo nel Divino Cuore misericordioso . La vita è parola che si fa respiro, la morte è … terra che mi riprendi , dice sovente il poeta. Trascendenza e immanenza coabitano e talvolta configgono, a favore della parola che ha la caratteristiche di entrambe: è comunicazione e ri-creazione.

Sono molte le poesie che insistono su questa tematica di prossimità al redde rationem da cui trapela un timore, un’ansia di essersi troppo spesso compiaciuti ugualmente apparentata ad una saldissima consapevolezza del perdono.

Naturalmente non mancano bozzetti struggenti : le corsie d’ospedale “ enigmi d’occhi, mani adagiate” ; la terra natia: “ lontano, là / l’ultimo lembo della piana/e all’orizzonte infinito il mare/ che nei giorni di chiaro / regala il bianco della vele/ sono nato qui/ e qui respiro”; La donna della carrozzina bianca: “ (…………….) D’inverno l’aria affila il gelo/ mangi piatti grami,/ una notte di nebbia ti ha dissolta/ sono rimasti i muri e l’eco di una tosse.”

 

Mai come in questo libro Casadei si era messo a nudo e aveva permesso che il suo respiro e la sua visione si deponessero sulla pagina, ma, forse è proprio per questo motivo, che compiutamente si spalanca alla poesia.

Narda Fattori

 

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/09/28/franco-casadei-il-bianco-delle-vele-recensione-di-narda-fattori/

martedì 4 dicembre 2012

SMETTIAMOLA CON I LUOGHI COMUNI SULLA SCUOLA PRIVATA

VENTI FLASH di STEFANO SPINELLI
1) Nella scuola bisogna distinguere il SOGGETTO GIURIDICO (che gestisce l’istituzione scolastica) e il SERVIZIO SCOLASTICO EROGATO (che è PUBBLICO indipendentemente dalla natura, pubblica o privata del soggetto gestore)

2) Il MEDESIMO SERVIZIO PUBBLICO DELL’EDUCAZIONE E DELL’ISTRUZIONE è esercitato parimenti da:
STATO (scuole statali)
O ALTRI SOGGETTI PUBBLICI(scuole degli Enti Locali parificate)
O SOGGETTI PRIVATI (scuole private parificate)

3) Le scuole private parificate esercitano un servizio pubblico
uguale a quello esercitato dai soggetti pubblici.

4) In base alla legge 62/2000 le scuole non statali (quanto a soggetto gestore) possono essere riconosciute paritarie se: rispettano gli ordinamenti generali dell’istruzione; accolgono tutti coloro che, accettando il progetto educativo della scuola, chiedano l’iscrizione; sono in possesso dei requisiti previsti dalla legge (idoneità locali, abilitazione docenti, pubblicità bilanci, applicazione CCNL…).

5) La legge dice espressamente che “il sistema scolastico nazionale è costituito dalle scuole statali e da quelle paritarie”

6) Per effetto della legge 62/2000, l’atto di riconoscimento della parità non si configura più come un atto di concessione da parte dello Stato, ma come atto dichiarativo consistente nella verifica della idoneità della scuola secondo i parametri legislativamente fissati, che afferma il carattere di servizio pubblico dell’attività di istruzione da essa svolta.

7) La legge 62/2000 in Italia riconosce espressamente come “pubblico” il servizio svolto dalle scuole paritarie, anche se gestite da soggetti privati.

8) L’art. 33 Cost. rigetta la visione monopolistica, in capo allo Stato, dell’istruzione, nel senso che è attribuita ai privati la libertà di istituire scuole (comma 3) e la possibilità di ottenere, nel rispetto di determinate precondizioni, il riconoscimento paritario (comma 4).

9) Il sistema pubblico di istruzione, dunque, fa leva su una equilibrata sintesi di pubblico e privato.

10) L’art. 33 Cost. parla anche di “equipollenza del trattamento scolastico” degli alunni delle scuole non statali, con quelli delle scuole statali. L’equipollenza è stata intesa dalla giurisprudenza amministrativa non solo come equivalenza a tutti gli effetti giuridici della carriera e dei titoli scolastici degli alunni delle scuole non statali, ma “è stata estesa al profilo economico, e riferita anche alle attività, servizi e mezzi strumentali destinati alla popolazione scolastica senza distinzioni”.

11) Diventa quindi irrilevante l’elemento della natura della scuola ai fini del soddisfacimento del diritto all’istruzione e si estendono agli alunni delle scuole private le provvidenze volte a consentire l’adempimento dell’obbligo scolastico per tutti indistintamente gli studenti.

12) A tal fine, sono stati previsti speciali sussidi (nella forma di vouchers o buoni-scuola), soprattutto dalla legislazione regionale, erogati alle famiglie degli studenti, da utilizzare nella scuola scelta in adempimento della libertà di educazione.

13) Tale formula assicura la parità del diritto allo studio dello studente e non consiste in un finanziamento diretto alle scuole private, per il quale esistono posizioni divergenti con riguardo alla norma costituzionale secondo cui “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo stato”.

14) In ogni caso, l’art. 33, comma 3, Cost. si riferisce agli oneri per la istituzione delle scuole private, ma non per l’apprestamento del servizio scolastico da parte di soggetti privati, che partecipa della stessa funzione del servizio scolastico statale.

15) Riporto quanto detto all’Assemblea Costituente dall’on. Corbino, proponente dell’emendamento “senza oneri per lo stato”, poi approvato a stretta maggioranza dall’assemblea: “
noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati; diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o di non dare”.

16) Le scuole poi si distinguono in scuole senza o con finalità di lucro (L. 62/2000 e art. 1, comma 636, L. 296/2006), in base alla natura giuridica (no profit o profit) del soggetto gestore. Ciò distingue le scuole cattoliche, di solito senza fine di lucro, dalle scuole private e commerciali vere e proprie.

17) Non si può dividere il sistema scolastico nazionale in due tronconi distinti, come di solito si fa: da una parte la scuola pubblica (erroneamente chiamando così la scuola statale) e dall’altra la scuola privata (erroneamente chiamando così le tante scuole cattoliche che assicurano il diritto all’istruzione dei cittadini e realizzano il servizi pubblico educativo).

18) Invece, scuola statale e scuola privata parificata (specie no profit) assieme attuano quel servizio scolastico ed educativo che assicura ai cittadini il diritto allo studio per tutti e nella libertà della scelta della scuola e dell’indirizzo educativo, così da realizzare integralmente entrambi i principi costituzionali:

a) Il diritto allo studio per tutti, di cui all’art. 34 Cost.;
b) La libertà di insegnamento di cui all’art. 33 Cost., secondo cui “enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo stato” e ”la legge deve assicurare alle scuole parificate piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali”.

19) Non si può più accettare di parlare delle scuole parificate come di istituzioni estranee e “contrapposte” alla scuola statale, perché così non è (assolvono al medesimo servizio educativo pubblico per tutti e assicurano la libertà educativa).

20) Non si può più accettare di parlare delle scuole parificate, discriminandole come soggetti “indegni” di erogare il servizio pubblico educativo, quasi vi fosse una sorta di pregiudizio razziale, sulla natura “privata” della scuola, che spesso si estende – purtroppo – alle famiglie frequentanti le suddette scuole. Detto pregiudizio è contrastante con quanto previsto dall’ordinamento giuridico e con quanto espresso dalla carta costituzionale, che assicura la libertà educativa. I vari comitati “contro” la scuola privata se ne facciano una ragione.
 

RENZI: PRIMA LA COSTITUZIONE POI LA MIA FEDE


Renzi è un film già visto

di Andrea Zambrano04-12-2012

 


Matteo Renzi ha la faccia simpatica e il piglio impertinente. E' lui l'uomo nuovo della politica italiana? Il "vendicatore" capace di far saltare il banco e instaurare una nuova età dell'oro? A giudicare dal risultato delle primarie sembrerebbe di sì e poco importa se in questo giro non ha strappato lo scettro di candidato premier del centrosinistra.

Ha condotto una battaglia praticamente da solo e ha convinto non solo una buona parte degli elettori di Sinistra, ma - cosa rara nel panorama politico italiano - ha imbarcato anche tanti elettori che fino a ieri votavano da tutt'altra parte. Dunque, da una prima lettura si potrebbe anche risolvere il quesito dicendo di sì: con il sindaco di Firenze la politica italiana ha trovato finalmente qualcuno in grado di andare oltre gli steccati delle appartenenze politiche, ideali e ideologiche. Ma la sua sconfitta, decretata dall'ingresso in campo dei voti di Vendola, sta a ricordarci che gli antichi steccati hanno ancora un senso. Per lo meno quando si tratta di votare.

È tutto oro quello che luccica? Probabilmente no, soprattutto se ci si ferma ad analizzare il Renzi pensiero. Anche perché se gran parte della Sinistra non lo ha votato vuol dire che Renzi rappresenta solo in parte una Sinistra. Ma quale? La solita, semplice: quella che la coscienza può andare nel cassetto se si tratta di governare con altri. Per capirlo bisogna analizzare il suo pensiero e chiedersi anzitutto perché molti elettori che mai avevano votato a Sinistra lo hanno scelto. C'è chi sperava di mandare in soffitta i post ed ex comunisti, chi invece è stato convinto dal tema della rottamazione prim'ancora dei dirigenti, degli schemi e dei cliché. Ma in pochi si sono fermati a chiedersi se Renzi sia il candidato giusto per un elettore di provenienza cattolica il quale, alla luce della crisi dei partiti, si trova oggi più esposto di prima alle desolanti condizioni del miglior offerente.

Se il miglior offerente è Renzi, allora bisognerebbe cercare di chiarire che Renzi è né più né meno che il residuato del cattolico di Sinistra che per la ragion di Stato mette da parte quelle che sono le convinzioni della sua fede. Un cattolico adulto post litteram? Non è difficile per la verità affermarlo perché è lui stesso a seguire la scia che già fu di Romano Prodi. A Verona, quando ha lanciato la corsa contro Bersani, Renzi lo ha detto papale papale nella speranza di conquistarsi entrambi gli schieramenti: “Sono cattolico praticante e chi non mi voterà per questo mi farà un piacere. Ma ho il dovere di dire che nell'esercizio delle mie funzioni politiche guarderò alla Costituzione più che a quello che dice la mia fede". Detta così la frase suscitò applausi a pioggia. Come a dire: “Ecco finalmente un cattolico che si impegna per il bene comune e non segue le direttive del Vaticano". Anche di Prodi si disse così e si è visto come la sua esperienza di governo è terminata per la tutela dei valori che stanno alla base dell'agire di un politico cattolico.

Il fatto è che a Renzi non stanno a cuore i principi non negoziabili, punto cardinale della legge naturale, prim'ancora che direttiva promossa dall'allora cardinal Ratzinger e oggi Benedetto XVI. Il Papa non perde occasione per chiedere ai politici di mettere i principi non negoziabili al primo posto. Vale la pena ricordarli, se non altro perché di Renzi sentiremo ancora parlare a lungo e le sue sirene attireranno ancora tanti cattolici in buona fede convinti di aver trovato davvero in lui un salvatore. In ordine di importanza: vita, famiglia, libertà di educazione, libertà religiosa. Tali principi fanno riferimento alla legge naturale che dovrebbe formare l’ordine naturale di ogni società ed essendo “principi” vincolanti e non semplici valori, non sono manipolabili ne interpretabili in modo ambiguo e l’attività politica dovrebbe proprio partire da qui.

È opinione diffusa negli ambienti politici che hanno sostenuto il rottamatore che l'unico principio non negoziabile sia il Vangelo. Troppo facile. È questo un escamotage per cavarsi di impaccio da un problema che la Sinistra cattolica, e molte volte anche quella che trova la sua casa nel centro destra, non è mai riuscita a risolvere in maniera chiara. Forse è anche per questo che il Papa richiama sulla necessità di politici davvero cattolici. Ma come? Non ce ne sono già a sufficienza visto che anche Famiglia Cristiana esalta la fortuna di avere finalmente i cattolici in libera uscita? Non doveva essere questa una risorsa quando la Democrazia Cristiana è crollata e l'elettorato cattolico ha iniziato a sparpagliarsi in mille rivoli, correnti e organizzazioni politiche? Evidentemente, visti i risultati, il Papa sembra dire di no. Diversamente non insisterebbe così tanto sulla non trattabilità di certi temi, che la politica tende invece a relegare al semplice dibattito di coscienza.

Certo è che su questo punto solo pochi vescovi hanno apertamente seguito il Papa, altri preferiscono glissare sulla faccenda. Così facendo Renzi ha potuto fare man bassa anche del voto di tanti cattolici in buona fede che hanno visto in lui una faccia pulita per proporre un cambiamento credibile. Anzi: per tanti di loro non è sembrato nemmeno di aver votato a Sinistra. Fateci caso: Renzi non parla mai delle radici cristiane di un popolo, della tradizione dei padri da portare avanti. E' tutto proiettato sul futuro, su ciò "che ci accomuna", cattolici e non. Anche qui, è un film già visto. E' la stessa dinamica del professore bolognese: Renzi ha una bella famiglia, tanti figli, è presentabile, gioca a calcetto, vive in modo parco e cita La Pira.

Ma questo è il Renzi privato. Quello pubblico è il post democristiano che introdurrebbe le civil partnership per i gay, stando attento a non farsi "pizzicare" nel parlare di matrimoni gay. Ma scavando oltre il camper, oltre il mito kennediano a cui si ispira, le frasi ad effetto da compagno di banco "ganzo" e pulito, spin doctor mediatici, le battute acide nei confronti del "Peppone" di turno e la voglia di rinnovamento in chiave rottamatoria, si sarebbe potuto scorgere tutto l'armamentario tipico della sinistra catto-progressista che ormai è parte integrante della Sinistra Italiana e a volte in molte giunte comunali ne orienta le sorti in una logica continua da compromesso: radicale e massimalista, proprio come sosteneva Augusto del Noce in tempi non sospetti. Se il mercato offre questo come il meglio, allora il “vendicatore" di Virgiliana memoria non è ancora sorto.

matteo alla ruota della fortuna
 

LA SINISTRA AL GOVERNO?


Al posto dei valori non negoziabili avremo i diritti individuali insaziabili


3 Dicembre 2012

Difficile non condividere le preoccupazioni di Stefano Fontana su "La nuova bussola quotidiana" di venerdì scorso, considerati anche i risultati delle primarie del Pd. Gli italiani che hanno come riferimento i valori non negoziabili rischiano di non avere più rappresentanti nel prossimo parlamento.
La situazione, in effetti, è drammatica. La vittoria indiscutibile di Bersani alle primarie del Pd significa un'ulteriore spinta a sinistra del partito, e il contributo di Vendola è stato decisivo. Le forze più estremiste di quell'area, attualmente in SEL, rientreranno agevolmente in parlamento, dopo la cocente sconfitta del 2008 che aveva cancellato Rifondazione Comunista: le conseguenze nel programma politico del partito che si prepara a vincere le prossime elezioni, il Pd, sono evidenti.

In luogo dei valori non negoziabili avremo i diritti individuali insaziabili, i quali, essendo a costo zero ma ad elevatissimo impatto mediatico - dalle unioni gay al fine vita - saranno fra i primi provvedimenti ad essere varati da una eventuale futura compagine governativa targata Partito Democratico dove i cattolici presenti, già poco significativi per il fatto di essere "adulti", rischiano di non arrivare neppure, "rottamati" anche dal segretario Bersani, che sicuramente utilizzerà la sua vittoria per rinnovare la classe dirigente e liberarsi di tanti condizionamenti.
Nel PdL gli attacchi reiterati di Bondi e Galan alla componente cattolica mostrano la tentazione di mettere in un angolo quel gruppo che più di ogni altro, in parlamento, ha fatto suo l'appello ai valori non negoziabili, concretizzandoli in iniziative politiche che hanno coinvolto - piaccia o meno a Bondi e Galan - laici e cattolici anche dell'opposizione, come ha dimostrato l'ampio consenso raccolto nelle votazioni per la legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento.
Un attacco, quello di Bondi, che suona strano, considerando che Eugenia Roccella era stata subito indicata come "sottosegretario ai temi etici", concretamente con precise deleghe al Ministero della Salute, e tenuto conto che al Ministro Sacconi l'incarico di coordinare le politiche inerenti alla bioetica era stato dato successivamente al caso Englaro. L'allora Presidente del Consiglio Berlusconi, insomma, aveva tracciato una linea politica ben precisa in questo ambito: se il violento e reiterato attacco di Bondi avesse avuto un qualche via libera dalla dirigenza del partito, significherebbe un incomprensibile e suicida dietro-front sull'unico punto che ancora potrebbe attrarre i voti dei cattolici, in gran parte allontanati dal PdL dalle vicende personali di Berlusconi.

Che l'UdC possa essere un argine all'onda laicista in parlamento, è solo una pia illusione: hanno già detto con chiarezza, Pierferdinando Casini in testa, che i valori non negoziabili saranno tenuti fuori dalle alleanze di governo, confermando l'antico modus operandi della Democrazia Cristiana, la quale - tanto per fare un esempio - non minacciò certo una crisi di governo quando il parlamento approvò la legge sull'aborto. Se per costruire le alleanze certe questioni non vengono neppure tenute in considerazione, vuole dire che non sono decisive per chi fa politica (ve l'immaginate la Lega non considerare il tema dell'immigrazione per decidere con quale partito allearsi?).
Per quanto riguarda poi "Verso la Terza Repubblica", i moderati intorno a Montezemolo, abbiamo già letto le dichiarazioni di Andrea Romano, intellettuale di area: i cattolici di quel gruppo (tra cui Andrea Riccardi, Andrea Olivero e Raffaele Bonanni) hanno beatamente rinunciato a indicare nel manifesto di riferimento i valori non negoziabili, per rendere la proposta più inclusiva.
Insomma: se con l'operazione "Todi" un'importante rappresentanza dell'associazionismo cattolico ha segnato la distanza dal governo Berlusconi, dando un contributo decisivo alla sua fine, dopo solo un anno quel mondo corre seriamente il rischio di non avere più rappresentanti in parlamento a raccogliere la proposta del Card. Bagnasco, fatta anche all'apertura dei lavori a Todi, per una presenza dei cattolici in politica che metta al primo posto i principi non negoziabili.

Tanto più è decisiva, quindi, la partita che si gioca intorno a quello che Stefano Fontana indica come "il gruppo di Norcia" (Eugenia Roccella, Gaetano Quagliariello e Maurizio Sacconi, in primis), quei politici del PdL che potrebbero essere un possibile centro di nucleazione per i cattolici che guardano a quei valori come alla cornice del loro agire politico.
Se il tanto annunciato rinnovamento del PdL intorno ad Alfano come candidato premier li coinvolgerà in modo significativo, certi orientamenti sui valori non negoziabili saranno ancora rappresentati nel prossimo parlamento, in continuità con quanto fatto finora.
Ma se questo processo, sciaguratamente, dovesse fallire, potrebbe accadere che un figlio diretto della storia comunista sia per la prima volta eletto per essere premier del prossimo governo (Prodi era in prestito dalla DC, e D'Alema, unico comunista ad essere presidente del consiglio, lo è diventato per complotti di palazzo che hanno avuto proprio Prodi come vittima), per guidare una legislatura dove i cattolici saranno davvero, e per la prima volta, irrilevanti.

 

MONSIGNOR LUIGI NEGRI ARCIVESCOVO DI FERRARA


Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Ferrara-Comacchio (Italia), presentata da S. E. Mons. Paolo Rabitti, in conformità al can. 401 §1 del Codice di Diritto Canonico.

DUOMO DI FERRARA
Il Papa ha nominato Arcivescovo di Ferrara-Comacchio (Italia) S. E. Mons. Luigi Negri, trasferendolo dalla diocesi di San Marino-Montefeltro.

S. E. Mons. Luigi Negri è nato a Milano il 26 novembre 1941. Ha frequentato il Liceo Classico "G. Berchet" dal 1955 al 1960, dove ha aderito al Movimento di Gioventù Studentesca, divenendone dal 1965 al 1967 il primo Presidente diocesano.

Nel 1965 ha conseguito la Laurea in Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e nello stesso anno è stato nominato Assistente del Prof. Gustavo Bontadini alla Cattedra di Filosofia Teoretica della medesima Università.

Nel 1967 è entrato nel Seminario di Venegono ed è stato ordinato presbitero il 28 giugno 1972. Nell’ottobre dello stesso anno ha conseguito la Licenza in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. È stato Membro della Fraternità sacerdotale "A. Schuster". In seno al Movimento ha seguito il settore scuole ed educazione fino al 1993.

Tra il 1980 ed il 1985 con un gruppo di docenti universitari e di personalità ecclesiastiche ha creato un comitato promotore di Convegni organizzati nelle principali città italiane per divulgare il Magistero di Giovanni Paolo II.

Dal 1986 al 1990 ha collaborato per la costruzione di una scuola permanente di formazione e di diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa. È stato Docente di Storia della Filosofia presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università del Sacro Cuore e di Introduzione alla Teologia presso la stessa Università.

Ha avuto incarichi di insegnamento alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, di Lugano ed al Seminario Vescovile di Albenga. Si è impegnato generosamente per la diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa e del Magistero di Giovanni Paolo II, di cui è considerato profondo conoscitore.

Eletto alla sede vescovile di San Marino-Montefeltro il 17 marzo 2005, è stato consacrato Vescovo il 7 maggio dello stesso anno. Il Presule è autore di numerose pubblicazioni in varie riviste.

AUGURI AL NUOVO VESCOVO

sabato 1 dicembre 2012

SCRIVERE LA VERITA' PERCHE' LA PAROLA VIVA

UNA GIORNATA DI IVAN DENISOVIC
 
Nel novembre del 1962, 50 anni fa, in Russia veniva pubblicata la prima opera dell’allora sconosciuto professore Aleksandr Solzenicyn, che fece scoprire a tutto il mondo la realtà dei lager stalinisti.
di Leone Grotti
Tratto da Tempi del 27 novembre 2012
«Mi dia quella rivista… sa, quella dov’è scritta tutta la verità». Con queste parole nel novembre del 1962, esattamente 50 anni fa, un vecchietto un po’ confuso si recava in un’edicola russa per comprare il fenomeno editoriale del momento. L’edicolante capì subito che si stava riferendo alla rivista sovietica Novyj Mir, che aveva appena pubblicato il lungo racconto di uno sconosciuto insegnante di provincia. Il titolo dello scritto era Una giornata di Ivan Denisovic, l’autore era Aleksandr Solzenicyn.
VIVERE DA UOMINI NEL GULAG. L’opera prima dell’autore che fece scoprire al mondo intero la realtà dei gulag comunisti ebbe l’effetto di un detonatore. Il libro racconta infatti con stile semplice, senza enfasi, senza commenti, senza condanne, una qualunque giornata di un detenuto qualsiasi all’interno di uno dei tanti campi di concentramento stalinisti sparsi per la Siberia. Solzenicyn racconta con freddezza le “gesta” di Ivan, che cerca, come tutti gli altri 364 giorni dell’anno, di non morire di fame o di freddo e di restare un uomo.
«DOVE LEGGERE UN LIBRO CHE PARLI DI NOI?». Solzenicyn, che è poi diventato famoso per Arcipelago Gulag, è stato rinchiuso in un lager dal 1945 al 1953 per una lettera inviata a un suo commilitone in cui criticava la conduzione della guerra di Stalin. Sapeva bene, dunque, che cosa significava appoggiarsi sulla propria anima, sulla forza del proprio io, per non essere disumanizzato dalle leggi del campo di concentramento. Tutti conoscevano la realtà dei gulag in Russia ma nessuno osava parlarne pubblicamente. Per questo Una giornata di Ivan Denisovic risponde perfettamente alla domanda che in un altro libro di Solzenicyn, Reparto C, una donna passata per i lager chiedeva: «Dove leggere un libro che parli di noi, di noi? Tra cent’anni?».
LA RISCOPERTA DELLA VERITÀ. Come scrive Marta Dell’Asta su Avvenire, «Solzenicyn compì un miracolo straordinario: fece sì che in un paese, in una cultura, dove tutto era ideologia, alla parola tornasse a corrispondere il suo senso diretto, reale. Senza più interpretazioni, sovrapposizione e censure. Alcuni anni più tardi, alcuni ragazzi avrebbero trovato una formula molto espressiva che spiegava l’efficacia di ciò che aveva compiuto Solzenicyn in letteratura: “Scrivere la verità perché la parola viva”. (…) La storia di Ivan Denisovic risultò così “vera” che tanti, tantissimi scrissero: quello era il mio lager; quel detenuto io lo conosco; quello sono io…».
IL VALORE DI IVAN DENISOVIC. E ancora: «La vera rivoluzione fu che rinacque l’interesse per la verità, in un paese in cui la maggioranza vivacchiava tristemente rassegnata, e questo semplice fatto ebbe un effetto enorme, diede prospettiva e speranza a tanti. Almeno finché durò il disgelo: nel 1974 infatti le biblioteche vennero purgate del nome di Solzenicyn e il libro fu mandato al macero. In ogni caso, la rivoluzione delle coscienze prodotta nel 1962 da Ivan Denisovic non si è esaurita con la denuncia dei lager e del regime, che non esistono più, ma è riproponibile anche oggi nella misura in cui riapre il discorso sull’io e sulla verità». Un discorso che Solzenicyn in Arcipelago Gulag approfondì anche in modo doloroso, quando ricordava che se gli orrori del comunismo erano stati possibili in Russia non era per colpa di pochi, dei cattivi, ma anche di tutti quelli che non si erano opposti per paura, perché in ogni uomo coesistono il bene e il male, in ogni momento il perseguitato può diventare il carnefice.
 

I CATTOLICI AMERICANI SONO DIVENTATI "ADULTI"


di Marco Respinti29-11-2012


Dopo un vero testa a testa durato sino agli ultimi scampoli di voto, il 6 novembre Barack Obama ha ottenuto la rielezione per il secondo mandato presidenziale alla Casa Bianca. Vale a dire altri quattro anni di danni annunciati e più che prevedibili.

Anzitutto, c’è la questione dei “princìpi non negoziabili”: difesa della vita, tutela della famiglia naturale, libertà religiosa e libertà di educazione. Su tutte e ciascuna di queste voci, il carnet del presidente rieletto non è affatto magro: è inquietante. La sua voglia d’imporre all’America lavoratrice l’accesso più che facile ai metodi di controllo delle nascite (contraccezione, aborto e sterilizzazione) contrabbandandola per assistenza sanitaria a carico dei datori di lavoro (attraverso la famosa riforma della Sanità, l’“Obamacare”) rappresenta da sola un affronto alla dignità umana con pochi pari. Il favore con cui la sua Amministrazione ha guardato, e quando potuto apertamente aiutato, la parificazione delle unioni omosessuali al matrimonio eterosessuale monogamico, è stato più che palese. E la violazione alla libertà umana principale, quella religiosa, di cui si è fatto alfiere non ha davvero precedenti nella storia degli Stati Uniti. La prima, maggiore nota imbarazzante di questa tornata elettorale si registra del resto proprio qui.

Mai come nel 2012 lo scontro tra le Chiese e la Casa Bianca è stato aperto, frontale, duro. Mai con la lucidità e le precisione di oggi le Chiese hanno denunciato apertamente, più volte anche nelle aule dei tribunali, la violazione della libertà religiosa (sancita a chiare lettere nella Costituzione federale statunitense) perpetrata dal potere esecutivo dalla più grande democrazia del mondo a danno dei propri cittadini attraverso l’imposizione a tutti, per via legale, di una misura di governo economico che comporta, e non come effetto collaterale, la lotta frontale alla vita umana nascente. Mai come oggi le Chiese americane sono state più patriottiche e ligie al diritto positivo vigente nel Paese dell’Amministrazione in carica nel difendere libertà religiosa e il diritto alla vita come questione di diritto naturale e di fede confessionale. E mai come oggi la Chiesa Cattolica americana ha assunto ruoli di leadership anche nei confronti delle altre confessioni religiose nel difendere dalla prevaricazione il patrimonio nazionale di libertà religiosa in termini assolutamente e autenticamente laici.

Ma non è bastato. La grande massa del voto cattolico americano ha disinvoltamente voltato le spalle a questa battaglia di vera civiltà, facendo l’esatto contrario di ciò che la gerarchia cattolica americana ha indicato anche in termini evidentemente elettorali pur senza mai voler ingerire nello specifico della contesa partitica.
All’avversario di Obama, il mormone Mitt Romney accompagnato dal candidato alla vicepresidenza Paul Ryan, cattolico, non sono mancati solo i voti di molti, troppi cattolici statunitensi, ma certamente quelli sì.
Molti, troppi cattolici statunitensi hanno infatti preferito votare mettendo in secondo piano (o addirittura tra parentesi) lo scontro sui “princìpi non negoziabili”. In tempi di pesante crisi economica, molti, troppi cattolici statunitensi hanno pensato che il problema più urgente ora fosse quello del portafogli, o del “posto fisso”, o della “copertura sanitaria”, magari pure di una nuova legge sull’immigrazione, e per questo hanno ignorato i moniti della Chiesa Cattolica statunitense e di mille altre realtà religiose organizzate del Paese, pensando che, nonostante tutto, di quelli si può per un momento fare a meno.

Ma non è così. Anzitutto perché i “princìpi non negoziabili”, proprio per definizione, non possono mai scivolare al secondo posto delle priorità politiche ed elettorali. Poi perché, anche su un piano meramente pragmatico, il costo della lotta alla libertà religiosa e al diritto alla vita che da quattro anni Obama persegue, e che per quatto anni ancora egli ancora adesso perseguirà, peserà solo sulle tasche dei contribuenti, impoverirà ulteriormente il mercato del lavoro, farà chiudere i battenti a diverse charity che non vorranno piegarsi al diktat della Casa Bianca e genererà una “lotta di classe” American-style tra datori di lavoro e impiegati per contendersi un cachet contro l’emicrania valevole quanto un voucher per un aborto pagato dal principale, mentre chi già oggi è senza mutua continuerà nella sostanza a non averla (la riforma Obama punta più a imporre i criteri dell’assistenza sanitaria graditi alla sua politica che ad ampliare il numero gli assistiti) e la spesa pubblica a crescere.

La questione grave e profonda evidenziata dal voto americano del 6 novembre è insomma la “questione culturale dei cattolici americani”, i quali, per calcolo di bassa bottega (e sbagliato), miopia politica e soprattutto ignoranza profonda del magistero sociale della Chiesa, snobbano le indicazioni della gerarchia e si prestano a produrre danni socio-politici incalcolabili. Spesso questa parte del mondo cattolico americano, che oggi mostra di essere la maggioranza (almeno la maggioranza di coloro che il 6 novembre si sono recati alle urne) è quella più vociante sui media, talora più radicata sul territorio, malauguratamente spesso annidata in parrocchie, centri culturali e realtà religiose varie, nonché certamente legata al fenomeno dell’immigrazione dal mondo latinoamericano, in specie il Messico.

Al voto anti-Obama non ha nuociuto solo la latitanza di un mondo cattolico sempre più ignaro di cosa significhi far politica da cattolici, ma illudersi, come troppi fanno, che basterebbe aprire all’immigrazione latinoamericana senza “ma” e senza “se” per ottenere assetti politici “più cattolici” di quanti possa offrire il Partito Repubblicano anti-Obama di tradizione (si dice) “bianca e protestante”: è un illusione che gli Stati Uniti stanno già pagando a caro prezzo.

 

LETTERA APERTA AL CAV


di Assuntina Morresi
Tratto da L'Occidentale il 29 novembre 2012
 

Se telefonando potessi parlare con Silvio Berlusconi, avrei qualcosa da dirgli: come elettrice delle sue creature politiche, da Forza Italia al Pdl, come militante che lo ha sempre sostenuto e pensa sia stato un onore farlo, dalle conversazioni private con i colleghi, fino alle manifestazioni pubbliche come quella al Teatro dal Verme, accanto a Giuliano Ferrara, due anni fa.

Se telefonando potessi parlare con Silvio Berlusconi gli ricorderei la lettera che gli ho scritto l’anno scorso, la sera delle sue responsabili e dolorose dimissioni da Presidente del Consiglio per far posto al governo dei tecnici di Mario Monti: riscriverei daccapo tutta la stima e l’affetto che ho cercato di dimostrargli allora, in un momento così amaro e duro.

E se telefonando potessi parlare con Silvio Berlusconi, gli chiederei perché ha deciso di farsi del male come sta facendo adesso. Gli chiederei perché vuole distruggere se stesso, e quindi tutti noi che lo abbiamo seguito in questi anni. Gli direi che la sua è una storia grande, che ha cambiato l’Italia e in meglio, e che non merita un finale piccino, come quello che si sta ostinatamente costruendo con le sue mani. E’ una storia costellata anche di grandi errori, spesso non solo suoi, che però spiegano perché siamo arrivati a questo punto. E che riconoscerli non è segno di debolezza, ma di forza e saggezza politica.

Gli direi che tutto è cambiato, dal '94 ad oggi, e ancora di più dal 2008: non c’era stato l’attacco forsennato alla casta, paginate di grandi quotidiani e libri su libri che dovevano servire solo a distruggere il centrodestra (perché tanto a sinistra qualunque cosa succeda, lo zoccolo duro di elettori resta comunque intatto: lì si vota ancora per collocazione ideologica). La conseguenza è che il movimento di Beppe Grillo da una percentuale da prefisso telefonico è salito fino a essere il secondo partito politico, e di questo dovrebbe ringraziare pubblicamente la ditta Stella&Rizzo, senza la quale adesso avremmo un comico in più e un partito in meno.

Gli direi che lo tsunami della crisi economica nel '94 non c’era; gli direi che la Presidenza Obama è stata una iattura non solo per l’America, gli ricorderei che non è la prima volta che un Presidente della Repubblica gli rema contro. Gli direi che è vero che lo hanno perseguitato, dal punto di vista giudiziario, e che gli hanno cucito addosso un’immagine ignobile sia personale che politica, che non gli corrisponde. E’ vero che lo hanno lapidato mediaticamente, ma è anche vero che troppo spesso il fuoco amico gli è arrivato da qualche giornale di area, e, quel che è peggio, in una beata inconsapevolezza politica e culturale. Gli direi che tutto questo è profondamente ingiusto, ma che è andata così, e che non si può far finta che sia accaduto altro.

Se telefonando potessi parlare con Silvio Berlusconi gli direi che lui ci ha regalato vent’anni di libertà e di agibilità politica, ma che adesso è lui che si deve fidare di noi, e deve lasciarci la possibilità di salvare tutto il suo patrimonio politico, e la sua persona è inclusa.

Non si deve avventurare nell’illusione di un suo nuovo inizio come se nella vita, personale e politica, si potesse veramente spingere il pulsante del "reset" e tornare alla pagina iniziale, cancellando tutto quel che c’è stato in mezzo. Funziona solo nella realtà virtuale dei computer, mai in quella reale. Una lista personale in nome di una resuscitata Forza Italia, significherebbe forse entrare in parlamento con un pugno di parlamentari fedelissimi: ma per fare cosa? Con quale progetto politico? Con quale prospettiva? A prezzo di quante macerie? Dopo quanti mesi di campagna elettorale devastante, di nuovo tutta incentrata contro di lui, il bersaglio ideale?

E per quale motivo una persona tre volte Presidente del Consiglio, che è riuscita a bloccare il progetto di potere comunista nel proprio paese (perché a sinistra per governare hanno dovuto prendere in prestito un democristiano come Prodi, e poi accoltellarlo alla schiena perché un comunista potesse diventare premier), un capo di governo che ha avuto l’onore di essere chiamato a parlare al Congresso degli Stati Uniti di America, ecco, per quale motivo una persona che è stata tutto questo e molto altro ancora, per quale motivo dovrebbe ritenere una vittoria entrare in parlamento con qualche lista di pochi punti percentuali, dopo aver demolito irreparabilmente il suo partito?

Se telefonando potessi parlare con Silvio Berlusconi, gli direi che la nostra sopravvivenza è anche la sua. Che l’affermazione di Alfano alle primarie è la sua affermazione. Che il rinnovamento del PdL intorno ad Alfano è il suo rinnovamento. Che il testimone passato non può tornare più indietro, a meno di mandare all’aria tutta la gara. E che a volte per vincere, dobbiamo accettare e fidarci che altri lo possano fare e lo sappiano fare per noi. E che per camminare da soli, i bambini non si mettono in gara con i padri, e i padri non si mettono in gara con i figli: a un certo punto li lasciano andare, e guardano restando da una parte, e non per questo si sentono di meno. Anzi. Sanno che è quello l’unico modo per poter camminare insieme, vicini, un giorno, pur restando ognuno al proprio posto.