domenica 17 dicembre 2017

HAPPY END

TUTTO È BENE CIÒ CHE FINISCE BENE. 
PER TUTTO IL RESTO C'È LA LEGGE.

Pubblicato da Berlicche
La signora si asciugò una lacrima. “Dottore, guardi, abbiamo fatto di tutto. E’ in questa condizione da troppo tempo. Non è una vita degna di essere vissuta.”
Il dottore annuì comprensivo, e passò una scatola di fazzoletti di carta alla donna seduta davanti a lei. Eccezionali questi trucchi per gli occhi al giorno d’oggi, pensò. Riesce a piangere senza neanche sbavarli. “Capisco, capisco” disse. “Ma è un passo grave, da cui non si torna indietro. Sua figlia…”
“Figliastra.”
“Sì, certo, figliastra, è una ragazza ancora giovane, dal cuore forte, come dice il referto. Non è in stato terminale.”
La donna scosse la testa. “Ma ormai abbiamo perso ogni speranza che torni a vivere. Il suo cervello è danneggiato irreparabilmente.”
Il medico scorse la cartella clinica. “Che sfortunato accidente. Soffocata da un pezzo di cibo. Il cervello è rimasto senza ossigeno per troppo tempo, è entrata in coma ed è così da allora. Una ragazza così bella…”
La sua matrigna sussultò e digrignò i denti, ma il dottore non se ne avvide. Stava guardando le fotografie. “Poveretta. Che carnagione pallida e malata.”
La donna agitò la mano. “Oh, è sempre stata di pelle molto chiara, anche prima dell’incidente. Ma torniamo a noi. Lei capisce la mia sofferenza, come unica tutrice legale della ragazza dopo la morte di suo padre. Così ho preso la decisione migliore per lei: la sospensione del sostegno vitale.”
Il dottore strinse le labbra. “Non posso dire di essere molto d’accordo. La ragazza non ha alcuna patologia. il sostegno vitale è solo cibo e acqua. Toglierglielo equivale a condannarla ad una morte lenta ed atroce.”
“Oh, non abbastanza atroce. C’è di peggio, voglio dire” si corresse la donna.”E poi proprio il suo essere una ragazza non così brutta, immobile in un letto, è causa di enormi preoccupazioni per me. Si figuri che l’altro giorno un maniaco l’ha assaltata sessualmente”.
“E’ orribile!” disse il dottore. “Violenza su una donna indifesa!”
“Assolutamente. Voleva baciarla a tutti i costi. Naturalmente l’ho fatto arrestare, e sarà processato per direttissima.  Ma  questo episodio non fa che confermarmi nella mia decisione. Voglio che le sia sospesa l’alimentazione e l’idratazione.”
“Il mio parere medico…” cominciò l’uomo.
“Non mi importa molto del suo parere”, lo tranciò la signora. “La legge dice che deve comunque rispettare la volontà del paziente, cioè la mia. Non ha scelta.”
Il dottore sospirò. “E’ vero, è la legge, Ma è un peccato.”
“Oh, sono d’accordo con lei. Questa legge  però è esattamente quello che serviva per porre fine a tante immotivate esistenze. La mia Bianca, così generosa e altruista, non è più che un cadavere caldo, ohimé. Guardi però, darò il mio consenso per il prelievo degli organi. Che il suo cuore almeno serva ad aiutare altre persone, ed il suo sacrificio non sarà vano.”
“E’ molto generosa, signora…signora?”
“Mi chiami Grimilde”, disse la donna.
“Va bene, signora Grimilde, il supporto vitale sarà levato oggi stesso. Tutto dovrebbe essere finito abbastanza in fretta. Non ci sarà neanche bisogno di sedarla, visto che è in coma profondo.” Scosse la testa. “Tutto per una mela andata per traverso. Che tragedia. Come sarebbe bello se si svegliasse…”
Grimilde era già in piedi, accanto alla porta, che si aggiustava l’acconciatura guardandosi in uno specchio. “Sì, ma questa è la realtà. C’è la parte buona e la cattiva, e non si può vivere per sempre felici e contenti. Mica siamo in una favola…”

nella foto Le lacrime di Freyja, di Anne Marie Zilberman




NON BUON NON NATALE

Trovo illuminante la decisione della scuola milanese «Italo Calvino» di chiamare la festa di Natale «grande festa delle Buone Feste» per non urtare la sensibilità di chi non festeggia il Natale.

Ispirandomi a questo fulgido esempio di apertura, smetterò di festeggiare il mio compleanno perché mangiare una fetta della mia torta preferita in presenza di altre persone sarebbe un’ingiuria nei confronti di quelle che non sono nate il mio stesso giorno: la maggioranza, temo.
«Grande festa delle Buone Feste» è un primo passo, ma ancora non basta. Intanto la parola «grande» discrimina con ogni evidenza le altre feste. Si è calcolato quale enorme danno può produrre nella psiche di un bambino la decisione arrogante, tipica della mentalità competitiva occidentale, di stabilire una gerarchia tra feste presunte «grandi» e feste medie, medio-piccole, festicciole e, non sia mai, festini?

 Ma è la parola «festa» in sé a suonare irrispettosa verso chi non ha niente da festeggiare. Si pretende di imporre anche a costui una festa, anzi «la grande festa», anzi «la grande festa delle Buone Feste».
E perché mai dovrebbero essere «buone», di grazia? Se uno volesse delle feste «cattive» dovrebbe sentirsi escluso, magari additato come un diverso?

Esiste un modo infallibile di non offendere la sensibilità degli altri ed è smettere di averne una propria.
 Ci stiamo arrivando. Nel mondo slavato dei non luoghi e delle non identità, l’unica soluzione possibile è la negazione perpetua. Non auguri di non buone feste di non Natale a tutti (e non).

Giovedì 14 dicembre 2017

CORRIERE DELLA SE RA

venerdì 15 dicembre 2017

IL PROBLEMA DELLA LEGGE SUL BIOTESTAMENTO È L'IDEA DI LIBERTÀ CHE INTRODUCE


 Il Senato approva con 180 Sì. Ma l’aspetto più significativo per le sorti della società è il lato filosofico del testo: essere liberi coincide con la possibilità dell’autodeterminazione

Nel merito della legge sul biotestamento, che è stata approvata stamattina al Senato con 180 voti favorevoli, è già stato detto molto, se non tutto. Tuttavia, è il lato filosofico che la legge introduce e sostiene a essere l’aspetto alla lunga più significativo per le sorti della società. Pressati dal problema di accaparrarsi i voti a fine legislatura, la sinistra e il M5s che vogliono l’approvazione della legge forse non si rendono conto di quanto essa contribuisca a stravolgere la tradizione culturale e la compagine sociale del nostro Paese.


Dal punto di vista filosofico, la legge si basa su un solo presupposto culturale: la libertà coincide con la possibilità dell’autodeterminazione. Tale principio è strettamente legato alla tradizione liberale più radicale che difficilmente si sposa con le radici marxiste della sinistra italiana, se non per quella viscerale contrapposizione a tutto ciò che è in qualche modo “limite” e “dato”, come se in ogni cosa che sfugge alla determinazione dell’uomo ci fosse sempre un dio autoritario contro cui lottare.

In virtù di tale obsoleto retaggio culturale, che già Del Noce aveva indicato, la sinistra sposa la scelta della borghesia anglosassone più estrema, peraltro poi contraddicendola quando si tratta di garantire ai medici almeno l’obiezione di coscienza. Mi sfugge ancor di più che cosa c’entri tale libertà di autodeterminazione con la confusa ideologia a cinque stelle che, alternando libertà come autodeterminazione e come scelta del bene, appoggia l’insegnamento della teoria gender a Torino e ha dei dubbi sull’obbligatorietà di alcuni vaccini ma poi richiede l’obbligatorietà del riposo festivo per le famiglie a livello nazionale. Strano soprattutto che i M5s, che vedono spesso l’ombra lunga del complotto, in questo caso non si pongano la domanda di chi sia a guadagnarci dalla solita legge fatta di fretta, su nessuna istanza popolare ma solo sul battage dei casi speciali, gli “hard cases” che ispirano cattive leggi.

Tuttavia vorrei ricordare un problema logico-sociologico che non riguarda tanto le loro coerenze ideologiche quanto gli esiti culturali di ciò che approvano. La pura autodeterminazione su cui la legge si basa apre la via a quello che la logica chiama un “piano inclinato”.
Se l’autodeterminazione è diritto, purché – secondo la massima troppo santificata – non si tocchi l’autodeterminazione altrui, perché non garantire anche poligamia, matrimoni con altri esseri viventi non umani, eutanasia attiva?
Perché tenere le leggi contro le droghe, contro il possesso delle armi e a favore dell’obbligatorietà delle cinture di sicurezza? Si dirà che l’uso dell’argomento è erroneo perché non è detto che tali esiti accadano e ci possiamo sempre arrestare a un certo punto della china.

Non c’è dubbio che, per fortuna, in materia umana il progresso necessario non esiste. Non bisogna, però, essere ciechi alla tendenza in questo senso delle leggi italiane e, ancor di più, a ciò che avviene nella società statunitense, dove il liberalismo progressista è andato più avanti.
Nelle università i professori devono indicare nel programma gli argomenti che possono urtare qualcuno (trigger warnings) per non turbare le coscienze altrui, autodeterminate in altro modo; nelle scuole occorre sempre assicurare i safe places dove nessuno sarà disturbato sulle proprie scelte sessuali o religiose; la droga, che è un problema sociale di prima importanza (vedere il libro di Ferraresi, Il secolo greve, per le statistiche), deve però essere venduta nei negozi.
Poi il capolavoro del discorso sulle armi e sulla libertà di opinione, dove invece l’autodeterminazione non dovrebbe più valere: ci si può sempre autodeterminare ma non sulle armi, si può dire quello che si vuole purché non sia di destra.
Ci sarebbero decine di esempi ma per dirlo in una parola: il liberalismo progressista, quello dell’andare sempre avanti senza valori di riferimento, che sono sempre autoritari (salvo i propri), è incartato su se stesso teoricamente da molto tempo – sono degli anni Ottanta le critiche dei comunitaristi americani – e giunge ora a un numero infinito di contraddizioni in ogni campo che vengono ormai avvertite da tutti gli osservatori leali.

La legge in discussione impone l’ennesimo passo avanti in un Paese che non ha quella tradizione e che potrebbe tranquillamente frenare, secondo un principio di prudenza e senza incrinare l’adesione a un liberalismo più cauto e comunitario.

La pura autodeterminazione esalta la direzione di solitudine sociale verso la quale siamo già incamminati da decenni e la nuova legge aumenterà questo senso di marcia in cui, scollati gli uni dagli altri, tendiamo a “rotolare da soli” (Putnam), incapaci di trovare valori comuni e ragioni comuni per vivere e ora anche per morire, e dunque destinati a risolvere tutto nei tribunali, dove non a caso finisce molta della politica occidentale.

Non normare alle volte significa lasciar spazio al dialogo – in questo caso tra parenti e medici – ritrovare considerazioni comuni e fiducia sociale.
L’idea che la libertà sia quella di dubitare della ragione di tutti gli altri esseri umani non pare molto promettente per un popolo che avrebbe invece bisogno di coesione sociale e di fiducia e che invece, in nome della libertà assoluta, si ritrova sempre di più in libertà vigilata.


IL FOGLIO 14 Dicembre 2017 

giovedì 14 dicembre 2017

LEGGE EUTANASICA





OGGI  il Senato ha approvato in via
definitiva la legge sul testamento biologico. Ciò che va detto
chiaramente, senza inutili giri di parole, è che il provvedimento, imposto
all’esame dell’Aula a poche settimane dallo scioglimento delle Camere per ovvie
ragioni di convenienza elettorale, rappresenta la via italiana all’eutanasia.


“Non è una legge sulla libertà di cura”. Il testo che il Senato ha votato
senza neppure un adeguato dibattito parlamentare “consente di sospendere alimentazione
e idratazione, 
per cui chiunque, anche una persona che non sta male,
che non è in fin di vita, potrà decidere di morire attraverso la sospensione
dei sostegni vitali, acqua e cibo”.

CASO ELUANA CARITÀ O VIOLENZA?

Sulla vicenda di Eluana Englaro Comunione e Liberazione ha preso posizione tempo fa con un volantino. Lo riproponiamo, perché alla luce di quanto sta accedendo in questi giorni esprime un giudizio quanto mai vero e attuale


«Capire le ragioni della fatica è la suprema cosa nella vita,
perché l’obiezione più grande alla vita è la morte e l’obiezione più grande
al vivere è la fatica del vivere; l’obiezione più grande alla gioia sono
i sacrifici… Il sacrificio più grande è la morte»
 (don Giussani).


Che società è quella che chiama la vita “un inferno” e la morte “una liberazione”?
Dov’è il punto di origine di una ragione impazzita, capace di ribaltare bene e male
e, quindi, incapace di dare alle cose il loro vero nome?


L’annunciata sospensione dell’alimentazione di Eluana è un omicidio. La cosa è
tanto più grave in quanto impedisce l’esercizio della carità, perché c’è chi si è preso
cura di lei e continuerebbe a farlo.

Nella lunga storia della medicina il suo sviluppo è diventato più fecondo quando,
in epoca cristiana, è cominciata l’assistenza proprio agli “inguaribili”, che prima venivano
espulsi dalla comunità degli uomini “sani”, lasciati morire fuori dalle mura
della città o eliminati. Chi se ne fosse occupato avrebbe messo a rischio la propria
vita. Per questo chi cominciò a prendersi cura degli inguaribili lo fece per una ragione
che era più potente della vita stessa: una passione per il destino dell’altro
uomo, per il suo valore infinito perché immagine di Dio creatore.

Così il caso Eluana ci mette davanti alla prima evidenza che emerge nella nostra
vita: non ci facciamo da soli. Siamo voluti da un Altro. Siamo strappati al nulla da
Qualcuno che ci ama e che ha detto: «Persino i capelli del vostro capo sono contati».
Rifiutare questa evidenza vuol dire, prima o poi, rifiutare la realtà. Persino quando
questa realtà ha il volto delle persone che amiamo.

Ecco perché arrivare fino a riconoscere Chi ci sta donando la presenza di Eluana
non è un’aggiunta “spirituale” per chi ha fede. È una necessità per tutti coloro che,
avendo la ragione, cercano un significato. Senza questo riconoscimento diventa impossibile
abbracciare Eluana e vivere il sacrificio di accompagnarla; anzi, diventa
possibile ucciderla e scambiare questo gesto, in buona fede, per amore.


Il cristianesimo è nato precisamente come passione per l’uomo: Dio si è fatto
uomo per rispondere all’esigenza drammatica - che ognuno avverte, credente o no
- di un significato per vivere e per morire; Cristo ha avuto pietà del nostro niente
fino a dare la vita per affermare il valore infinito di ciascuno di noi, qualunque sia
la nostra condizione.

Abbiamo bisogno di Lui, per essere noi stessi. E abbiamo bisogno di essere educati
a riconoscerLo, per vivere.

Comunione e Liberazione
Novembre 2008

domenica 10 dicembre 2017

I NEMICI DI UN TEMPO TORNANO VINCITORI.


Alberto Melloni ha presentato il nuovo libro di Carron a Bologna, assieme all’autore.  Un giudizio realistico su Melloni, oggi editorialista di Repubblica, da sempre acceso denigratore di CL e dei Papi prima di Bergoglio, era già stato fatto da La Nuova Bussola e da Tempi, e lo riproponiamo


“Dopo averlo letto, vien voglia di tornare all’edicola e restituire in blocco il Corriere pagato 1 euro e cinquanta insieme al dvd allegato sulla vita di don Giussani (euri 9 e 99). Un pezzo così sul sacerdote brianzolo, fondatore di Comunione e Liberazione, firmato dal professore Alberto Melloni, grande esperto di cristianesimo e impavido cacciatore di pulci in casa cattolica, merita l’Oscar del peggio finora letto sul tema. Il dottore, «presentista ubiquo in Rai, Enciclopedia Italiana, Corriere della sera, nonostante inciampi in ripetuti svarioni storiografici» (il copyright è dello storico e saggista Giovanni Tassani), s’è esibito in una sua originale paginata proprio nel giorno in cui il suo Corriere lanciava l’iniziativa del dvd sulla vita di don Gius, a dieci anni dalla morte, con «interviste, materiali d’archivio, foto, ricordi di scuola e di vita, immagini della sua casa». 

Iniziativa interessante e gradita, ma a guastare la festa e la domenica ai ciellini ci ha pensato l’esimio professore Melloni, intenzionato a prendere critica distanza, comme il faut a un intellettuale del suo calibro, se non da Giussani almeno dai suoi discepoli.

Quelle migliaia di cattolici, ragazzi, giovani, adulti con famiglia, sacerdoti e laici consacrati, sparsi nei quattro Continenti. Che allo “svarionista” storico del Corriere non devono risultare molto simpatici visto il ruvido trattamento che gli riserva. Cosa dice l'opionista di via Solferino del Fondatore e di Cl? Poche cose, piuttosto confuse, comunque sufficienti a denigrare quanto basta il movimento.

Per carità, sulla buona fede e la grande opera educativa del sacerdote desiano non si discute e Melloni non lo fa, anzi: fosse per lui lo farebbe santo subito: «Giussani muore poche settimane prima di Wojtyla», ricorda il chiarissimo prof, «è il cardinale Ratzinger che ne celebra i funerali in quella occasione, apice della gloria del movimento; che prende congedo da un prete morto in una stanzetta disadorna, con vista sulla tangenziale est».Questa è la conclusione del lungo articolo: e basta quella “stanzetta disadorna” vista tangenziale a meritare a Giussani un monolocale in paradiso. Scontato e banale happy end, ma quel che sta prima è pure peggio. 

Il teorema melloniano è infido, ma gode di collaudati precedenti: consiste nello staccare la figura del fondatore dagli eredi e dall’eredità (che come in tutte le cattive famiglie è «contesa») isolarne la personalità eccezionale e inimitabile per affondare meglio la lama nel suo movimento.

 Che, manco a dirlo, lo ha palesemente tradito e rinnegato. Insomma, Giussani santo subito, ai ciellini invece neanche il purgatorio. Giochino sporco e un tantino vigliacco, ma perfetto per evitare il fastidio di interrogarsi sul perché e sul percome. Capire per quale strana ragione quel prete di Desio abbia fatto breccia nei cuori di tanti giovani e potuto scuotere un cattolicesimo ridotto a inefficace devozione. Da uno come Melloni ci si aspetterebbe di più e di meglio di tanto insulsa quanto vergognosa manomissione dei fatti.

Ma la demolizione di Cl non finisce qui: in un altro passaggio del suo (s)pregevole pezzo, il capo della scuola di Bologna, (quella che s'è attribuito il monopolio mondiale dell’interpretazione del Concilio Vaticano II) ricorda le ostilità al movimento di parte dell’episcopato, terminate quando arrivò Giovanni Paolo II a dar loro stima, «il riconoscimento canonico nel 1985 e infine un’autorità universale eleggendo all’episcopato figure di spicco provenienti dalle diverse anime del movimento. Che a sua volta vive la protezione dell’autorità pontificia come la riprova del diritto di denigrare gli altri, come fu con Lazzati».  
Ecco un’altra cosa che Melloni non tollera e che gli fa venire l’orticaria: la libertà di critica e di discussione, il diritto a esercitarle anche su quelli che lui ritiene intoccabili amici del clan. Lazzati è tra questi, insieme a pochi altri (Dossetti, quello che ha detto che la Costituzione italiana ha una valore “immutabile” ed “eterno”, manco fosse di rivelazione divina) e sia maledetto chi non li ama. Denigratori con bolla pontificia, affaristi (Compagnia delle Opere), intrallazzatori con la politica, impresari mediatici e perfino infiltrati nella Cei con vescovi compiacenti: questi sono i ciellini cotti e mangiati nella versione del furioso commentatore corrierista. 


Ecco dunque i nostri «nuovi amici»!

sabato 9 dicembre 2017

BUTTATI VIA


Ho un mio sospetto: che lo ius soli, quella legge farlocca di cui non voglio entrare nel merito, non sia che fumo di copertura per ciò che veramente sta a cuore laggiù, vale a dire la legge del trattamento di fine vita. Ovvero l’introduzione dell’eutanasia e del diritto al suicidio nella nostra repubblica, mascherate per ingannare i gonzi ma inequivocabili a lettura attenta. Tutti a concentrarsi sui poveri immigrati a cui è negato il diritto di essere italiani, e nel mentre zitti zitti, senza piazze contrarie, si introduce la norma che consentirà di ammazzare il nonno. Oh, avete voglia a dirmi che non è così: vogliamo fare una scommessina, di qui a tra cinque anni? La legge proposta è un pastrocchio tale che qualunque leguleio saprà sfruttarla al peggio.

Resta da capire perché la nostra civiltà abbia tanta fregola di suicidarsi. Credeste ancora, potrei dirvi che è perché il male esiste. E non gli si sfugge uccidendosi.
Ma siccome avete ormai stabilito che la vita non ha un senso, e tanto vale buttarla via appena possibile, che ve lo dico a fare? La logica conseguenza è che nessuna decisione umana ha senso.
Non trovate ironico che i soli che difendono l’inviolabilità di questa vita terrena siano coloro che pensano che ciò che davvero conta sia quella eterna?

Berlicche 

venerdì 8 dicembre 2017

IL DISCORSO DI TRUMP SU GERUSALEMME CAPITALE

di Donald J. Trump

La politica estera degli Stati Uniti si fonda sui principi del realismo, che inizia con un sincero riconoscimento di fatti semplici.  Per quanto riguarda lo Stato di Israele, ciò richiede il riconoscimento ufficiale di Gerusalemme come capitale e il trasferimento dell'Ambasciata degli Stati Uniti in Israele a Gerusalemme non appena possibile.  
Il Congresso, dopo il Jerusalem Embassy Act del 1995 (legge pubblica 104-45) (l'"Act"), ha esortato gli Stati Uniti a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e a trasferire la nostra ambasciata in Israele in quella città. Il Senato degli Stati Uniti ha riaffermato la legge all' unanimità il 5 giugno 2017. 

Ora, a 22 anni dal passaggio dell'Atto, ho stabilito che è giunto il momento che gli Stati Uniti riconoscano ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele.  Questo tanto atteso riconoscimento della realtà è nell'interesse sia degli Stati Uniti che del perseguimento della pace tra Israele e i palestinesi.
Settant'anni fa gli Stati Uniti, sotto il presidente Truman, riconoscevano lo Stato di Israele.  Da allora, lo Stato di Israele ha stabilito la sua capitale a Gerusalemme - la capitale del popolo ebraico fin dai tempi antichi.  Oggi, Gerusalemme è la sede del governo di Israele - la sede degli Stati Uniti d' America, sotto la guida del Presidente Truman.  Da allora, lo Stato di Israele ha fatto la sua capitale a Gerusalemme - la capitale del popolo ebraico stabilito in tempi antichi.  Oggi, Gerusalemme è la sede del governo di Israele - la casa del parlamento israeliano, la Knesset, la sua Corte Suprema, le residenze del suo primo ministro e del presidente, e la sede di molti ministeri del governo.  Gerusalemme è il luogo in cui funzionari degli Stati Uniti, compreso il Presidente, incontrano i loro omologhi israeliani.  È pertanto opportuno che gli Stati Uniti riconoscano Gerusalemme come capitale di Israele.

Ho anche deciso che gli Stati Uniti trasferiranno la nostra ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.  Questa azione è coerente con la volontà del Congresso, espressa nell' Atto.  

Le azioni odierne - riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e annunciare il trasferimento della nostra ambasciata - non riflettono un allontanamento dal forte impegno degli Stati Uniti per facilitare un accordo di pace duraturo.  Gli Stati Uniti continuano a non prendere posizione su questioni relative allo status definitivo.  I confini specifici della sovranità israeliana a Gerusalemme sono oggetto di negoziati sullo status definitivo tra le parti.  Gli Stati Uniti non stanno assumendo una posizione sui confini o le frontiere.

Soprattutto, la nostra più grande speranza è la pace, anche attraverso una soluzione fondata sulla coesistenza di due Stati, se entrambe le parti sono d' accordo.  La pace non è mai al di là della portata di coloro che sono disposti a raggiungerla.  Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano a sostenere lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme, anche sul Monte del Tempio, noto anche come Haram al Sharif.  Gerusalemme è oggi - e deve rimanere - un luogo dove gli ebrei pregano al Muro occidentale, dove i cristiani camminano per le stazioni della Croce e dove i musulmani adorano la Moschea di Al-Aqsa.

Con la decisione odierna, la mia amministrazione riafferma il suo impegno di lunga data per la costruzione di un futuro di pace e sicurezza in Medio Oriente.  E' tempo che tutte le nazioni civili e le persone rispondano al disaccordo con un dibattito ragionato - violenza non insensata - e che le voci giovani e moderate in tutto il Medio Oriente si rivendichino un futuro luminoso e bello.  Oggi, dedichiamoci oggi a un cammino di reciproca comprensione e rispetto, ripensando a vecchi presupposti e aprendo i nostri cuori e le nostre menti a nuove possibilità.  Chiedo ai leader del Medio Oriente - politici e religiosi; israeliani e palestinesi; ebrei, cristiani e musulmani - di unirsi a noi in questa nobile ricerca di una pace duratura.  

Ora, quindi, io, Donald J. Trump, Presidente degli Stati Uniti d' America, in virtù dell' autorità che mi è stata conferita dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti d' America, proclamiamo con la presente che gli Stati Uniti riconoscono Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele e che l' Ambasciata degli Stati Uniti d'America in Israele sarà trasferita a Gerusalemme non appena possibile. 
***


MA PERCHÉ PIETRO VIAGGIA?


Da poco rientrato dal Myanmar e dal Bangladesh, ripenso ad alcune delle risposte date dal papa in aereo, sul volo di ritorno. E, per quanto mi sforzi, non riesco a respingere alcune perplessità.
La prima è sotto forma di domanda: ma perché il papa è andato nel Myanmar e nel Bangladesh?
Il quesito non sembri peregrino. Da quando i successori di Pietro si sono messi a viaggiare, lo scopo principale delle loro trasferte è sempre stato uno solo: confermare i fratelli nella fede, e soprattutto i fratelli più lontani e più soli, quelli che vivono in mondi e contesti nei quali l’appartenere alla Santa Romana Chiesa fa di te il rappresentante di una sparuta minoranza, non di rado perseguitata. Tuttavia alcune affermazioni fatte da Francesco sull’aereo lasciano pensare che Bergoglio questa volta abbia viaggiato per altri motivi.
Infatti, nel corso della conferenza stampa, spiegando come e perché ha voluto incontrare alcuni profughi rohingya a Dacca, il papa ha detto a un certo punto: «Io sapevo che avrei incontrato i rohingya. Non sapevo né dove né come, ma questo era condizione del viaggio, per me, e si preparavano i modi».
Dunque il papa afferma che l’incontro con i rohingya non è stato un elemento «a latere», certamente importante ma comunque aggiunto a una visita pensata per  confermare nella fede i fratelli delle piccole e coraggiose Chiese del Myanmar e del Bangladesh. No, è stata la «condizione» stessa del viaggio, posta dal papa in  persona.
Il motivo fondamentale del viaggiare del successore di Pietro è dunque cambiato? Dal confermare i fratelli nella fede si è passati all’incontrare profughi? E se le autorità, per un motivo o per l’altro, avessero vietato l’incontro con i musulmani rohingya, il papa come si sarebbe comportato? Dato che aveva posto quell’incontro come condizione del viaggio, non si sarebbe più recato dai suoi fratelli nella fede?

CON TRUMP CAMBIA L’AMERICA E CAMBIA IL MONDO.


Il trionfo del realismo.

Con Trump cambia l’America e cambia il mondo. È il trionfo del realismo. È la presa d’atto che la pace è fiction.  Gli ultimi settant’anni con l’Onu e le tante istituzioni sovranazionali non sono stati certo anni di pace e non lo saranno neppure i prossimi. Sta solo finendo “l’insopportabile secolo decimonono” – come lo chiamava Leo Strauss –  che voleva dare un senso al mondo e ha fatto più danni di quando si riteneva la guerra un fenomeno naturale, come la pioggia o il terremoto.
Trump ha trovato uno stato delle relazioni internazionali dominato dall’anarchica e ne ha preso atto. Per Hobbes lo status delle relazioni internazionali è proprio l’anarchia, lo stato di natura.  Morgenthau, nel 1961, in Politics among Nations, scrisse che Hobbes era immorale e l’Onu poteva cambiare il mondo, ma aggiunse che, quando è in gioco l’interesse nazionale, questo ha il sopravvento sui “valori universali”. Pare abbia vinto l’inglesaccio, per il quale la prima regola degli essere umani è il proprio interesse. Dopo tanto idealismo, forse occorre un po’ di self-interest.

Si azzera Yalta e si torna a Vestfalia

Cosa sta accadendo nel mondo, quale sarà il nuovo ordine internazionale? Ci sarà una nuova Yalta tra Trump, Putin e Xi? La situazione oggi è molto diversa da quella del 1945, casomai è il reset di Yalta. Allora nascevano due grandi imperi gonfi di ideologia, quello americano e quello russo sovietico, presenti con truppe o basi militari in ogni continente, oggi l’America di Trump non crede più sia nel proprio interesse l’ordine internazionale del secondo dopoguerra.
Per questo Trump ha eliminato i trattati di libero scambio con l’Europa e il Pacifico, si è ritirato dal Trattato di Parigi sul clima, da quello sull’immigrazione delle Nazioni Unite. Ha dichiarato obsoleta la Nato e ai vari G7 e G20 ha mostrato di preferire gli incontri bilaterali con Putin e Xi Jinping. 
L’America di Trump vuole rapporti bilaterali con gli Stati e non vuole più "esportare la democrazia", imporre agli altri popoli i propri valori e il proprio way of life
L’America non si ritira dal mondo, tutt’altro: è America First. Azzera Yalta e  torna Vestfalia, che istituì il principio di sovranità degli Stati. In questo senso Trump è sovranista. Come Putin, King Donald,  vive in un altro mondo, come disse a Obama la Merkel del nuovo zar della Russia.

TRATTO DA LIST


LA PRESENZA MASSICCIA E INGOMBRANTE DEL CRETINO


La presenza massiccia e ingombrante del cretino è un dato storico della società di cui abbiamo prove continue ogni giorno.

Un libro di Fruttero e Lucentini intitolato "La prevalenza del cretino" si propose negli anni Ottanta di dare un po' di buoni consigli per difendersi dal problema della società contemporanea: il post-fesso.

Nonostante il piano di difesa, il cretino è proliferato come i missili di Kim jong-un sotto l'amministrazione Obama e oggi ci troviamo in presenza dell'evoluzione del post-fesso in social-kretino che ha una morale e un'etica antropologicamente superiore, ci mancherebbe.

BALTHUS "Therese dreaming"
Così la buoncostume americana ha colpito ancora e nel mirino dei perbenisti in servizio permanente effettivo è finito questo sublime quadro di Balthus intitolato "Thérèse dreaming".

Per gli iconoclasti armati di mutandoni di ghisa il quadro sarebbe niente meno che un'istigazione alla pedofilia. Notevole, i sottoscrittori della petizione online dovranno darsi parecchio da fare sulla storia dell'arte, è pieno di nudi, soggetti equivoci, richiami erotici, reificazioni varie di donne e uomini.

E in quel dipinto di Balthus, in effetti, a pensarci bene, il gatto in quella posizione da micione, ha qualcosa di disturbante, di sensuale, mon dieu, di conturbante. Via! Che venga spedito in cantina! 

L'opera di Balthus è esposta al Metropolitan Museum of Art di New York, la cosa stupefacente è che il portavoce del museo ha tentato perfino di articolare un discorso intelligente di fronte alla richiesta della buoncostume digitale con una serie di riferimenti ai "cambiamenti culturali", alla "discussione informata" e naturalmente al "rispetto per l'espressione creativa". 

Il politicamente corretto fa danni colossali, siamo al giustificarsi di fronte all'idiozia. 


DA LIST di MARIO SECHI

giovedì 7 dicembre 2017

COM’È POSSIBILE CHE I CATTOLICI APPAIANO PIUTTOSTO IRRILEVANTI NELLO SCENARIO POLITICO, O ADDIRITTURA ASSIMILATI A UNA LOGICA MONDANA?



PAPA FRANCESCO 
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO ORGANIZZATO DA CAL-CELAM:
"L’INCONTRO DEI LAICI CATTOLICI CHE SI ASSUMONO 
RESPONSABILITÀ POLITICHE
AL SERVIZIO DEI POPOLI DELL’AMERICA LATINA

"[Bogotà, 1° - 3 dicembre 2017]


Desidero innanzitutto salutare e ringraziare i dirigenti politici che hanno accettato l’invito a partecipare a un evento che io stesso ho incoraggiato fin dalla sua genesi: “l’Incontro dei laici cattolici che si assumono responsabilità politiche al servizio dei popoli dell’America Latina”. Saluto anche i signori Cardinali e Vescovi che li accompagnano, con i quali avrete un dialogo che sarà molto utile a tutti.
PAPA FRANCESCO AD APARECIDA

Da Papa Pio XII fino ad oggi, i pontefici che si sono succeduti hanno sempre fatto riferimento alla politica come “alta forma della carità”. Si potrebbe tradurre anche come servizio inestimabile di dedizione per il conseguimento del bene comune della società. La politica è prima di tutto servizio; non è serva di ambizioni individuali, di prepotenza di fazioni e di centri d’interessi. Come servizio, non è neppure padrona, pretendendo di regolare tutte le dimensioni della vita delle persone e ricadendo addirittura in forme di autocrazia e totalitarismo. E quando parlo di autocrazia e di totalitarismo non sto parlando del secolo passato, sto parlando di oggi, del mondo di oggi, e forse anche di qualche paese dell’America Latina. Si potrebbe affermare che il servizio di Gesù — che è venuto a servire e non a essere servito — e il servizio che il Signore esige dai suoi apostoli e discepoli è per analogia il tipo di servizio che si chiede ai politici. È un servizio di sacrificio e di dedizione, al punto che a volte si possono considerare i politici come “martiri” di cause per il bene comune delle loro nazioni.

Il punto di riferimento fondamentale di questo servizio, che richiede costanza, impegno e intelligenza, è il bene comune, senza il quale i diritti e le più nobili aspirazioni delle persone, delle famiglie e dei gruppi intermedi in generale, non potrebbero realizzarsi pienamente, perché mancherebbe lo spazio ordinato e civile in cui vivere e operare. È in qualche modo il bene comune concepito come clima di crescita della persona, della famiglia, dei gruppi intermedi. Il bene comune. IlConcilio Vaticano II ha definito il bene comune, secondo il patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa, come «l’insieme di quelle condizioni di vita sociale che consentono e facilitano agli esseri umani, alle famiglie e alle associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione» (Gaudium et spes, n. 74).

mercoledì 6 dicembre 2017

LIBERI MA NON UGUALI


Il nuovo partito di sinistra,capeggiato dal Presidente del Senato Grasso,è stato denominato “Liberi e Uguali”.

Se la parola  “liberi”, in una nuova aggregazione di piccoli partiti di ispirazione marxista che non hanno mai rinnegato il comunismo, può essere considerata un passo avanti rispetto al passato, la parola “uguali” un po’ ci allarma e, francamente, ci sembra una minaccia.

Appare, infatti, come un programma culturale e sociale che punta alla massificazione e alla omologazione delle persone. Richiama la vecchia ideologia comunista che pretendeva di rendere  uguali, con le buone o con le cattive, tutti gli uomini.

Un altro nome, per esempio “liberi e uniti”,  avrebbe potuto caratterizzare meglio un partito nuovo. La parola “uguali” esprime invece un desiderio che non condividiamo e che, alla fine, riduce il peso della parola “liberi”.

Le persone sono tutte caratterizzate da una pari dignità innata, ma anche da una grande diversità che occorre riconoscere positivamente e valorizzare. Il bene comune è il bene di ciascuno che diventa poi un bene per tutti. Così si esprimeva la “Gaudium et Spes”:

“Il bene comune è l’insieme di quelle condizioni di vita sociale che consentono e facilitano agli esseri umani,alle famiglie e alle loro associazioni il conseguimento più pieno della loro perfezione.”

Non desideriamo diventare tutti uguali, ma desideriamo che  ogni persona sia valorizzata per quello che è e per quello che può dare.

Per  “IL CROCEVIA”
Arturo Alberti
Tommaso Marcatelli

5 dicembre 2017

martedì 5 dicembre 2017

ESISTE ANCORA UN POPOLO?

Prof. Leonardo Lugaresi - Docente di Storia del Cristianesimo



Incontro organizzato dall'Ass.ne IL CROCEVIA il 29 novembre 2017 a Cesena presso la Sala Cacciaguerra del Credito Cooperativo Romagnolo. E' il 2' incontro del PERCORSO ELEMENTARE DI CULTURA (anno terzo) dal titolo: "...non guardare dal balcone." Nasce come conseguenza al discorso di Papa Francesco tenuto domenica 1 ottobre in Piazza del Popolo a Cesena e vuole essere un invito a riconoscere che la politica è una necessità per i cattolici.

I FANTASMI DI WASHINGTON


Un anno dopo l'elezione di Trump la scena è la seguente: i democratici continuano a giocare alla guerra di spie, e The Donald porta a casa la più grande riforma fiscale dagli anni di Reagan. Piaccia o meno, questo è il punto sul quale l'analisi politica deve concentrarsi.

Intorno si agitano il teatro di fantasmi dello Stato Ombra di Washington, il grande gioco di fumo e specchi dell'Fbi e della Cia, le bugie, le omissioni e la partigianeria autolesionista del sistema dei mainstream media, la crisi del Partito democratico, l'asilo infantile del piccolo establishment del Partito repubblicano, le università a una dimensione, l'ipocrisia liberal della bulimia monopolista da utili e cassa all'estero della Silicon Valley, la divisione profonda dell'America lasciata in eredità da Obama, gli errori enormi della politica estera del presidente Premio Nobel per la Pace. 

Alla fine però tutto torna, la Costituzione americana riesce a mettere insieme i pezzi del puzzle, la forza della Casa Bianca si impone nonostante un Presidente sopra e sotto le righe, il Congresso diventa improvvisamente realista, la Federal Reserve trova un successore che è nella continuità e autonomia della banca centrale, Wall Street compra, vende e incassa, i grattacieli di New York restano un'eccezione, il ranch è il cuore del paese, il ritmo e la lingua sono sempre quelli di Herman Melville, l'America. 

Una fonte parlamentare  una persona seria, lontanissima da Trump e dai repubblicani, dopo un viaggio a Washington, pochi giorni fa, in una di quelle chiacchierate freestyle dove di solito viene fuori una notizia, ha detto: "Quello che dipingono qui in Italia e in Europa sull'America e Trump è completamente falso". 

Welcome on board. Mai scambiare i desideri per la realtà. 
da LIST di MARIO SECHI 


lunedì 4 dicembre 2017

RICOLFI: LA PAURA NON E' UN REATO

Luca Ricolfi, sociologo, insegna Analisi dei dati all’Università di Torino, ha appena pubblicato per Longanesi un libro dal titolo evocativo, Sinistra e popolo 
Intervista di Nino Femiani da Il Resto del Carlino 30/11/2017

Un prete sardo solleva il velo sul conformismo: l’accoglienza non funziona, è senza regole. Migranti che fanno i vagabondi per la strada, accattoni maneschi e fastidiosi, rom che creano caos. Un intervento spiazzante?
«Solo buonsenso, niente di più e niente di meno»..
Sulla rete il 93% è d’accordo con il prete di Nuoro. Significa che l’opinione pubblica vede più lontano dei partiti della sinistra e dei cardinali?
«Non direi che l’opinione pubblica vede ‘più lontano’. Direi semplicemente che vede. Il fatto è che, negli ultimi tempi, l’opinione pubblica è sempre più spaccata: c’è chi vede, perché utilizza il senso comune; e c’è chi non vede, perché usa le lenti dell’ideologia».
Turner Tempesta di neve
Lei dice: per la cultura progressista, la paura non è semplicemente infondata, è una colpa. Cosa significa, colpa nostra?
«Sì, molti sedicenti progressisti usano l’espressione xenofobia (che viene dal greco, e significa solo paura dello straniero), come sinonimo di razzismo. Di qui il sillogismo: hai paura dello straniero, dunque sei razzista. Ma il razzismo è una colpa, quindi devi vergognarti dei tuoi sentimenti. È triste, perché significa che non siamo in tempi di libertà. In una società libera si possono discutere o stigmatizzare i comportamenti, non i sentimenti. Per questo, per sottolineare quanto sia importante la libertà di sentire, come Fondazione David Hume, un ente di ricerca che tra le altre cose si occupa di criminalità e immigrazione: www.fondazionehume.it, abbiamo adottato come motto una frase di Tacito. E cioè: ‘Felici i tempi in cui puoi provare i sentimenti che vuoi, e ti è lecito dire i sentimenti che provi’».
Come si può offrire protezione a chi teme di essere aggredito dall’immigrato, di perdere il lavoro perché ci sono loro che lo offrono a basso prezzo, di subire attentati da islamici radicali?
«Distinguerei. Sugli attentati, islamici o no, non ci sono rimedi sicuri: fornire protezione è praticamente impossibile. Diverso il discorso sulla concorrenza lavorativa e sui rischi di aggressione. In questi campi fornire protezione sarebbe possibile, ma è politicamente difficile».
Perché?
«Per ridurre le aggressioni, sarebbe indispensabile cambiare le norme che consentono ai giudici di rimettere rapidamente in libertà chi commette reati predatori. Per ridurre la concorrenza dei lavoratori stranieri si dovrebbe sradicare il lavoro nero, una realtà che è sotto gli occhi di tutti ma che né le forze dell’ordine né la politica intendono combattere. Ed è un peccato, perché sarebbe un modo di ridare dignità a tutti i lavoratori, senza distinzione fra italiani e stranieri».
Nel suo libro ‘Sinistra e popolo’ lei parla di un divorzio in corso tra la sinistra e il suo elettorato. Non è troppo severo, non crede che gli elettori del Pd, invece, vogliano lo Ius Soli o l’accoglienza diffusa?
«Certo, la maggioranza degli elettori del Pd vuole lo Ius Soli, e spesso anche l’accoglienza. Il problema è che queste due cose non le vogliono i ceti popolari. Che, infatti, preferiscono guardare ai partiti del Centrodestra e al Movimento Cinque Stelle».
Professore, lei dice di aver stima di Minniti. Non crede che la sua azione contro l’immigrazione disordinata possa far recuperare voti al Pd e alla sinistra?
«Sì e no. Certo, la politica di Minniti può frenare la fuga dei ceti popolari dal Pd, ma può anche convincere una parte dei ceti medi e della sinistra radical chic a votare la Sinistra purosangue, ovvero uno degli innumerevoli cespugli alla sinistra del Pd».