mercoledì 17 ottobre 2018

LA FALSA EUROPA, ARROGANTE E IMPOTENTE


 "SOLO LE DONNE IGNORANTI FANNO FIGLI"
L’ ENFANT PRODIGE MACRON, IDOLO DELLA SINISTRA ITALIANA AUSPICA LA SELEZIONE DELLA SPECIE.

MONICA MONDO
IL SUSSIDIARIO 17 OTTOBRE 2018 

Ci han messo un mese a tirar fuori dal cesto della vergogna le parole pronunciate da Emmanuel Macron a un evento benefico, e merci al Guardian che ha osato mostrare il re nudo. Monsieur le président ha ragionato sulla necessaria legge di pianificazione delle nascite in un paese moderno e progressista, con qualche anno di ritardo rispetto al modello Cina, dove infatti han capito che significava la débâcle, e sono tornati indietro.
foto La Presse
Invece, dopo anni in cui la Francia è stata per  l'Europa intera un esempio nel welfare a tutela delle madri, l'en marche diventa una marcia indietro, e l'invito dall'Eliseo è a fare meno figli, perché si sa, solo le donne ignoranti figliano, chi desidera un'educazione all'altezza e un lavoro di successo i figli li progetta al momento, secondo estro e tempo libero. Si fa prima a sposare una donna in menopausa, in modo da evitare di porsi il problema, in effetti. Ora, chi sono le famiglie numerose in Francia? Quelle dei Pieds-noirs, che intasano le banlieues parigine che al confronto Tor bella Monaca e Quarto Oggiaro sono Eden. Quelle che arrivano ai nostri confini e che i gendarmi francesi ricacciano sulle montagne, in mezzo alla neve, e se il morto che scappa è una donna incinta, abbiamo una nascita in meno. Africa, sprezzantemente Africa, che deve civilizzarsi e imparare e crescere in consapevolezza e istruzione; l'ultimo rampollo degli illuminati e liberali di Francia non si esime dall'umiliarla culturalmente, l'Africa: dopo averla colonizzata, depredata e devastata con guerre infinite e assurde a vantaggio della République, or s'ingegna a indicare uno sviluppo sostenibile selezionando la specie. "Presentatemi una ragazza che voglia sette o otto figli", ha sentenziato l'enfant prodige. "Una ragazza che decida di lasciare la scuola a 10 anni e sposarsi a 12". 
Incredibile. Caso imparagonabile. Nessuno decide di essere abusato, è un reato grave. A 12 anni se si fanno figli tocca arrestare chi te li ha fatti fare e strapparti alla famiglia che l'ha permesso. Ma se ne hai 25, 30, e decidi di avere sette figli, sono affari tuoi, e te lo puoi permettere se hai condizioni economiche dignitose. Ma evidentemente per un primo ministro sempre più isolato e odioso alla stessa gente che ne ha decretato il trionfo, i figli non sono una risorsa, un dono per tutta la società, ma un costo, peggio una segno di minorità culturale. 
In effetti, pochi ma buoni, e benestanti, è davvero un principio di eguaglianza, fraternità e libertà da siglare nella sacra costituzione che ha risvegliato i diritti nel mondo. Ci sono degli studiosi cattolici sicuramente codini che spiegavano come dai principi della Rivoluzione francese sono derivati tutti i totalitarismi dell'era contemporanea. Ci sono regimi culturali che non puoi neppure combattere con la dissidenza e la resistenza. Perché pervadono le scuole, le università, i media, le menti. Ti fanno credere di essere difensore delle libertà individuali se tratti le creature a tua immagine, se pretendi di plasmarle a tuo piacere, di ergere a pretesa ogni tuo desiderio, di considerare prioritarie le categorie economiche. Ti fanno anche credere di essere aperto, buono, gusto, morale e di sinistra se agisci così. 
Poi si stupiscono che il popolo bue non li vota più, i radical-chic, i gauchistes in cachemire che non perdono il vizio di spiegarti come devi essere per essere organico al potere. 
E pensare che Macron ha fatto commuovere Renzi e amici, che ancora lo cercano come leader sovranazionale per le prossime elezioni europee. Hanno scelto l'estinzione. Si fa prima che a ridurre le nascite.

COME SI LAVORA PER IL LAVORO? - Prof. Stefano Zamagni

 
1° incontro de "IL PERCORSO ELEMENTARE DI CULTURA" (quarto anno) dal titolo: "COME SI LAVORA PER IL LAVORO?". Giovedì 11 ottobre 2018, Sala Cacciaguerra Cesena.

Interviene il Prof. Stefano Zamagni: Economista, Ordinario all'università di Bologna e Professore alla John Hopkins University



venerdì 12 ottobre 2018

IL CROCEVIA : I NODI DELLO SVILUPPO SCUOLA ELEMENTARE DI CULTURA 2018


E’ INIZIATA IERI GIOVEDI’ 11 OTTOBRE CON LA PRIMA LEZIONE

LA SCUOLA ELEMENTARE DI CULTURA GIUNTA AL SUO QUARTO ANNO


INTRODUZIONE DI DON AGOSTINO TISSELLI

SCUOLA
La metodologia della scuola è l’insegnamento per l’apprendimento (v. prendere) di una res necessaria al vivere

Il contenuto, la sostanza di questa res si chiama verità. “Quid est veritas?” verità e realtà sono la stessa espressione.

La verità non è solo pensabile, frutto di logica, ipotizzabile, e tanto meno solo opinabile. La verità è umana: per l’uomo e attraverso le caratteristiche essenziali ed esistenziali dell’uomo = corporea, incontrabile, visibile, udibile, prendibile. La verità si pensa con la mente, si ascolta con le orecchie, ma soprattutto diventa la beatitudine della visione. Per questo usiamo dire che la verità è umana, una Persona Umana = Dio Verità, Dio Creatore e Signore di tutte le cosesi è fatto uomo. La Verità (Vir qui adest), una Presenza Umana che si rivela e sta davanti agli occhi = GESU’

ELEMENTARE
Semplice, non banale, ma chiara, esatta, espressiva di saggezza e di maturità.

Paziente, riparte sempre dal significato originario del linguaggio per liberarlo dalle incrostazione e dalle adulterazioni della “cultura dominante” = vengono eufemisticamente usati linguaggi, a primo acchito, molto convincenti per coprire e nascondere ingiustizie rovinose e disgreganti

Unificante = non è sul “compromesso” che si fonda la pace stabile, l’unità, l’amicizia, il popolo, la libertà, ma sulla verità.

CULTURA
         “Dio ci liberi dalla diabolica prepotente arroganza sogghignante degli intellettuali”. Grammaticamente il termine cultura è participio futuro del verbo “colo – is – colui – cultun - colere” (=coltivare). Il “participio futuro” indica una urgenza, una necessità: è urgente, necessaria l’arte dell’agricoltore:
Preparare e dissodare il terreno
Scegliere il seme e spargerlo sul terreno
Rispettare i tempi del germoglio, dello sviluppo per coglierne a suo tempo i frutti
Curarlo, innaffiandolo, potandolo, concimandolo … con simpatia, apprezzamento, e gratitudine

Questo seme eccellente è la Parola di Dio, il Verbum, il Logos = Gesù Cristo, che ha la pretesa di essere vero Dio e vero Uomo, e cioè colui che rigenera l’uomo e lo fa crescere fino ad una maturità che non si stabilizza, ma è feconda e sempre più rinnovatrice e famigliare con il “Mistero”.

I VIDEO SARANNO TUTTI PUBBLICATI SUL BLOG, LATO DESTRO, E SU YOU TUBE

AVVISO AGLI INTELLETTUALI ITALIANI: IL PAPA PARLA A TUTTO IL MONDO E NON SOLO ALL'ITALIA


PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro Mercoledì, 10 ottobre 2018
NON UCCIDERE

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La catechesi di oggi è dedicata alla Quinta Parola: non uccidere. Il quinto comandamento: non uccidere. Siamo già nella seconda parte del Decalogo, quella che riguarda i rapporti con il prossimo; e questo comandamento, con la sua formulazione concisa e categorica, si erge come una muraglia a difesa del valore basilare nei rapporti umani. E qual è il valore basilare nei rapporti umani? Il valore della vita.[1] Per questo, non uccidere.

Si potrebbe dire che tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita. La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l’uomo – leggiamo sui giornali o vediamo nei telegiornali tante cose –, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l’esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell’uomo. Questo è disprezzare la vita, cioè, in qualche modo, uccidere.
Giotto, Strage degli innocenti

Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto “fare fuori” una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. E’ come affittare un sicario per risolvere un problema.

Da dove viene tutto ciò? La violenza e il rifiuto della vita da dove nascono in fondo? Dalla paura. L’accoglienza dell’altro, infatti, è una sfida all’individualismo. Pensiamo, ad esempio, a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave. I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza, cioè è un modo di dire: “interrompere la gravidanza” significa “fare fuori uno”, direttamente.

Un bimbo malato è come ogni bisognoso della terra, come un anziano che necessita di assistenza, come tanti poveri che stentano a tirare avanti: colui, colei che si presenta come un problema, in realtà è un dono di Dio che può tirarmi fuori dall’egocentrismo e farmi crescere nell’amore. La vita vulnerabile ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un’esistenza ripiegata su sé stessa e scoprire la gioia dell’amore. E qui vorrei fermarmi per ringraziare, ringraziare tanti volontari, ringraziare il forte volontariato italiano che è il più forte che io abbia conosciuto. Grazie.
E che cosa conduce l’uomo a rifiutare la vita? Sono gli idoli di questo mondo: il denaro – meglio togliere di mezzo questo, perché costerà –, il potere, il successo. Questi sono parametri errati per valutare la vita. L’unica misura autentica della vita qual è? E’ l’amore, l’amore con cui Dio la ama! L’amore con cui Dio ama la vita: questa è la misura. L’amore con cui Dio ama ogni vita umana.
Infatti, qual è il senso positivo della Parola «Non uccidere»? Che Dio è «amante della vita», come abbiamo ascoltato poco fa dalla Lettura biblica.

Il segreto della vita ci è svelato da come l’ha trattata il Figlio di Dio che si è fatto uomo fino ad assumere, sulla croce, il rifiuto, la debolezza, la povertà e il dolore (cfr Gv 13,1). In ogni bambino malato, in ogni anziano debole, in ogni migrante disperato, in ogni vita fragile e minacciata, Cristo ci sta cercando (cfr Mt 25,34-46), sta cercando il nostro cuore, per dischiuderci la gioia dell’amore.
Vale la pena di accogliere ogni vita perché ogni uomo vale il sangue di Cristo stesso (cfr 1 Pt 1,18-19). Non si può disprezzare ciò che Dio ha tanto amato!

Dobbiamo dire agli uomini e alle donne del mondo: non disprezzate la vita! La vita altrui, ma anche la propria, perché anche per essa vale il comando: «Non uccidere». A tanti giovani va detto: non disprezzare la tua esistenza! Smetti di rifiutare l’opera di Dio! Tu sei un’opera di Dio! Non sottovalutarti, non disprezzarti con le dipendenze che ti rovineranno e ti porteranno alla morte!
Nessuno misuri la vita secondo gli inganni di questo mondo, ma ognuno accolga sé stesso e gli altri in nome del Padre che ci ha creati. Lui è «amante della vita»: è bello questo, “Dio è amante della vita”. E noi tutti gli siamo così cari, che ha inviato il suo Figlio per noi. «Dio infatti – dice il Vangelo – ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

leggi anche 
Rusconi su la Stampa 11/10 "la scelta di un Papa inquieto"
Luca Cocci su Il Manifesto 11/10 " Il Papa fa il Papa"
Maria Novella Deluca La Repubblica 11/10 "Quelle parole offendono"
Maddalena Oliva Il Fatto 11/10 "Assedio alla 194!"


martedì 9 ottobre 2018

LA NUOVA INSORGENZA



Robi Ronza 8 ottobre 2018

La vittoria del liberale Jair Bolsonaro sul laburista Fernando Haddad al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile conferma che l’ondata internazionale di risentimento contro la sinistra storica continua la sua corsa. Ormai da qualche anno nelle democrazie dei più diversi Paesi del  mondo gli elettori puniscono sistematicamente i partiti in vario modo eredi del socialismo marxista e/o del progressismo borghese del secolo XX. Il processo è iniziato già prima della vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton, ma ovviamente  da tale episodio ha ricevuto una spinta potente.

Andreas Hofer insorgenza antifrancese nel 1809
Ogni volta e in ogni Paese i buoni motivi specifici non mancano. Non riescono però a spiegare come mai nei più differenti contesti, dalle Filippine all’India, dalla Polonia all’Ungheria, dall’Italia alla Svezia, dagli Stati Uniti al Brasile, escono battuti i candidati suggeriti e sostenuti dall’ordine costituito mass-mediatico, dall’intellighenzija e dalle nuove gigantesche  multinazionali dell’epoca del web.

E viceversa gli “impresentabili” vanno al governo. Di fronte a quanto sta accadendo il disorientamento dei giganti sconfitti è quasi patetico.
Si veda, tanto per restare sotto casa, il vano agitarsi dell’imponente flotta di mass media schierata in Italia contro l’attuale governo: da La Repubblica e dalla vasta corona dei giornali suoi satelliti fino a SkyTv e alla rete televisiva La7 passando per la miriade dei conduttori di trasmissioni meridiane e pomeridiane sia della Rai che della quasi totalità delle radio private. Come un pugile “suonato” questo pur così imponente coacervo di forze tira ormai pugni nel vuoto. Più spara a palle incatenate contro Di Maio e Salvini, cogliendo al volo ognuna delle loro quotidiane smargiassate e impertinenze, e più i sondaggi registrano la crescita del consenso popolare al loro governo e ai loro partiti.

Se, come oggi appare probabile, il fenomeno verrà confermato alla scala continentale dall’esito delle elezioni europee della prossima primavera questa svolta — di cui già in precedenti occasioni abbiamo parlato come di una specie di insorgenza anti-giacobina alla scala planetaria — segnerà definitivamente il ribaltamento della geografia politica delle democrazie così come si era definita al compiersi della rivoluzione industriale. Volendo per una volta ancora usare la vecchia e superata terminologia di un tempo diremo che in sostanza il popolo va a destra e le élites vanno a sinistra.

E’ un processo storico a ben vedere tanto positivo quanto preoccupante.
E’ positivo nella misura in cui ci libera dall’egemonia di quel progressismo astratto, radicale e in sostanza autoritario di cui, ad esempio in Italia, La Repubblica è la nave ammiraglia.
E’ preoccupante nella misura in cui  i suoi antesignani, ubriacati dal loro successo politico, cessano o non iniziano tutto il lavoro di raccolta e di approfondimento di idee e di studi, nonché di mobilitazione di competenze e di alleanze culturali, mancando il quale il consenso che hanno raccolto non può che finire sprecato e disperso.

E’ invece proprio questo il rischio che sta correndo in Italia l’attuale governo. Da un lato senza raccogliere adeguate competenze e senza un conseguente poderoso lavoro di analisi e poi di riorganizzazione dello Stato diventa impossibile trasformare in fatti concreti delle promesse elettorali radicalmente innovative come quelle  in base alle quali Lega e 5 Stelle hanno vinto le elezioni della primavera scorsa.  Per un po’ si può andare avanti a colpi di “twitter”,  ma poi la realtà presenta il conto.  E’ istruttivo il caso del  viadotto Morandi a Genova, che rischia di diventare ogni giorno di più il segno premonitore di un fallimento politico alla scala nazionale.
Dall’ altro lato poi, come le insorgenze anti-giacobine di oltre due secoli fa, anche questa è una rivolta dove c’è di tutto; non solo il limpido ma anche il torbido, non solo il popolare ma anche il reazionario. Un processo storico è appunto un processo, ossia innanzitutto qualcosa che accade,  non qualcosa che viene posto in moto e tenuto in movimento da qualche singolo soggetto per potente che sia. Se però all’ interno di esso non si pone mano a una purificazione delle idee e degli obiettivi diventa molto probabile che anche  il movimento anti-giacobino di oggi faccia la fine di quello di un tempo: finisca cioè non di mettere fuori gioco il suo avversario bensì di aprigli la strada a una sua continuazione in nuove forme.


domenica 7 ottobre 2018

KAVANAUGH FINAL CONTDOWN


Brett Kavanaugh è il giudice americano nominato da Trump alla Corte Suprema.

Poiché in generale all’italiano medio non può fregar di meno della faccenda, la ricapitolo: il giudice Kavanaugh aveva un curriculum spettacolare fino a due settimane prima della sua conferma a Giudice delle Corte Suprema degli Stati Uniti – una carica a vita. Il giudice Kavanaugh è anche la persona che può rovesciare gli equilibri in detta corte, mettendo in minoranza quella sua visione “progressista” che ha dato all’America sentenze tipo il “diritto all’aborto”, i matrimoni gay e altro. Sentenze che potrebbero ora essere rovesciate.
Si capisce quindi che una certa parte politica e tutti quelli che campano con determinati business di morte vedono quella nomina come il preludio all’apocalisse.
Curriculum spettacolare, dicevamo; senonché a ridosso della conferma arriva per Kavanaugh un’accusa di molestie sessuali. Chi la porta avanti? Una sua coetanea, che asserisce che, durante una festa ai tempi del college, quando lui aveva diciannove anni, da ubriaco fradicio lui aveva tentato di molestarla.
Secondo l’accusatrice stessa il tutto si era risolto rapidamente in un niente di fatto in quanto l’assalitore sarebbe stato troppo sbronzo persino per stare in piedi. Ma tant’è. Un bruto, indegno di cotanta carica.
Ora, questa testimonianza ha certamente dei problemi. Intanto la donna che muove le accuse dice di non rammentare quando sia stato, e dove sia stato; il suo ricordo è indubbiamente a scoppio ritardato; la vittima cita testimoni che dicono di non sapere che una cosa del genere sia mai accaduta; lei ha poi ha connessioni piuttosto strette con ex-agenti FBI, con avvocati e altri personaggi legati alla Clinton. Non ha uno straccio di prova per le sue asserzioni, anzi.
Resta il fatto che il fatto, vero o immaginario, colpisce un nervo americano parecchio scoperto: quello cominciato con denunce di molestie a potenti e sfociato nel #metoo, nelle accuse di stupro a qualunque maschio abbia tentato anche solo un approccio insistente, nella presunzione di colpevolezza per tutti i reati sessuali. Leggendo le discussioni online colpisce il fatto che moltissimi commentatori sembrano non interessarsi della realtà: qualunque fatto non corrobori la loro teoria preferita è un complotto del nemico, in un dualismo manicheo e ideologico.
Di questa vicenda in Italia è arrivata nei media principali solo l’eco compiaciuta dei soliti inviati ancora con il lutto al braccio per la sconfitta della Clinton, che leggono la realtà attraverso il New York Times e che vedono ogni accidente a Trump come un indizio che #avevanoragioneloro. Ma tant’è.
In conclusione: il Senato degli Stati Uniti ha confermato la nomina del giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. Ieri, con un voto che è stato una battaglia, è finita 50 a 48. Gli interventi in aula hanno mostrato, ancora una volta, le profonde divisioni della politica americana.  
Con il via libera alla nomina, i Democratici hanno messo a segno... una bruciante sconfitta. I repubblicani consolidano la maggioranza alla Corte Suprema (5 contro 4),  ma in questo momento è più importante l'effetto sul corpo elettorale, perché cominciano infatti ad affluire dati che si proiettano sulle sfide per il mid-term dove i repubblicani tradizionalmente restii ad andare a votare, si sono risvegliati e si stanno avvicinando di nuovo ai Democratici che erano dati in vantaggio (come quasi sempre accade in queste elezioni il partito al potere perde significativamente, tranne rare eccezioni).
 La vicenda si è trasformata in un boomerang per i Democratici, che, usando le armi della “dirty politics” hanno cavalcato l’attacco senza alcuna prudenza e rispetto per entrambe le parti in causa. Hanno usato la signora Ford per lanciare l'assalto all'amministrazione Trump e non hanno esitato a emettere un pre-giudizio sull'integrità di Kavanaugh prima che emergessero fatti concreti a sostegno dell'accusa.

Ora che Trump ha vinto, siamo alla mano finale della partita. I Democratici rischiano il crash elettorale. Le probabilità che Trump perda le elezioni sono sempre elevate - e in linea con la tradizione del voto di mid-term - ma sta succedendo qualcosa che non era previsto. L'esito del caso Kavanaugh è tra le conseguenze inattese.
Si gioca sul terreno dell'identità politica, gli analisti rilevano la materializzazione di un fronte dell'America conservatrice contro il #MeToo. Siamo di fronte alla tipica battaglia elettorale americana. Una sfida senza esclusione di colpi. Alti e bassi. 


sabato 6 ottobre 2018

EUROPA: NON C’E’ SOLO LO SPREAD


Oggi a Roma,  viene presentato in Italia il “MANIFESTO PER L’EUROPA” un anno dopo la prima presentazione a Parigi
Quadriga sulla porta di Brandeburgo (Berlino)

«A Europe we can believe it»: si intitola così il manifesto-dichiarazione sull’Europa da riscoprire e rinnovare, firmato da un gruppo di intellettuali che alle soglie della crisi profonda in cui versa il nostro Continente ancora credono in una possibilità concreta di “nuovo inizio”. L’inglese Roger Scruton, il polacco ed ex responsabile culturale di Solidarnosc Ryszard Legutko, il francese Remi Brague, il tedesco Robert Spaemann e tanti altri ancora (spicca la mancanza di un italiano nel gruppo, ndr): si potrebbero chiamare i “nuovi” conservatori contro l’Europa dei progressisti che ha definitivamente fallito, ma sono ovviamente molto di più e offrono molti spunti interessanti per provare ad entrare per una volta nelle viscere della crisi e non limitarsi a dire, “siamo in crisi, ma con l’unione si andrà più lontano”.
DAL ’68 AL POPULISMO
Un’Europa senza anima e un’Europa da comprendere prima di poterla riformare: il manifesto scritto dai “nuovi” conservatori esprime tutta la critica per le debolezze insite in anni e anni di storia europea, e individua nel 1968 un anno decisivo per le sorti dell’Europa ancora contemporanea.
«Nel ’68 abbiamo assistito all’invasione dei barbari nelle università diventate agenzie con lo scopo di cambiare il mondo. Prof e studenti diventati attivisti politici per proclamare che è politicamente ammissibile solo ciò che serve la causa del progresso», denuncia il polacco ex responsabile culturale del sindacato cattolico. Il risultato di questo fattore decisivo del ’68, scritto all’interno del Manifesto, ha portato il moderno europeo ad essere de-culturato e sempre più indottrinato, l’esatto contrario della liberazione culturale e sociale.
«Il politically correct può esistere solo nelle società che subiscono un processo di de-culturazione». Si sono confuse le “libertà” umane e il risultato è stato che «la libertà di indulgere verso qualunque brama, di appagare qualsiasi appetito, compreso ogni tipo di esperimento sessuale, ogni droga, di sfidare ogni convenzione o autorità che viene contestata e messa a tacere. Questo è successo», replica Scruton.
Conservatori che diventano populisti? L’accostamento viene “allontanato” dagli intellettuali, che però riconoscono un fondamentale distinguo: «non so cosa significhi nel merito, so che viene usato contro ogni persona, ogni movimento e ogni idea che si discosta dal mainstream politico. Accadeva la stessa cosa durante il comunismo, quando quelli che avevano una diversa opinione erano accusati di revisionismo e denigrati senza possibilità di esporre le proprie ragioni».
L’UNITÀ DELLA FEDE CRISTIANA
Ma dunque cosa potrebbe “curare” questa anima europea in profonda crisi? Secondo gli intellettuali intervistati, e come si vede scritto nel lungo manifesto da poco pubblicato, va di nuovo immaginata un’Europa con Stati Nazionali uniti in una Europa Cosmopolita tenuta insieme dalla fede cristiana e dalle tradizione di lealtà civica. È una speranza, quella espressa da Scruton, con un’analisi molto lucida: «magari fosse subito possibile, ma la fede cristiana si sta indebolendo e non viene riconosciuta in nessuno dei pronunciamenti ufficiali della classe dirigente europea. La visione del mondo dell’UE resta secolare e nega ogni dimensione di tipo spirituale».
Come scrivono tutti gli intellettuali in un passaggio della Dichiarazione d’Europa, «L’Europa vera è stata segnata dal cristianesimo. L’impero spirituale universale della Chiesa ha portato l’unità culturale all’Europa, ma lo ha fatto senza un impero politico. Questo ha permesso che entro una cultura europea condivisa fiorissero lealtà civiche particolari. L’autonomia di ciò che chiamiamo società civile è dunque diventata una peculiarità della vita europea. Non è un caso che il declino della fede cristiana in Europa sia stato accompagnato da sforzi sempre maggiori per raggiugerne l’unità politica: ovvero l’impero monetario e regolatorio, ammantato dai sentimenti di universalismo pseudoreligioso, che l’Unione europea sta costruendo».
Un progetto culturale che fa fede ad una esperienza bimillenaria sociale, politica e soprattuto religiosa: «Solo riscoprendo la vera Europa sarà possibile sconfiggere un materialismo privo di obiettivi e incapace di motivare gli uomini e le donne a generare figli e a formare famiglie», spiega ancora il Manifesto “contro le superstizioni del progresso”.Indicano la crisi demografica come una fonte di destabilizzazione interna alla Ue: “Una società che non accoglie i figli non ha futuro”. Denunciano (molti di loro sono cattolici) la “finta cristianità dei diritti umani universali”, assieme alla “crociata utopico pseudo-religiosa per un mondo senza confini”. E ricordano ai governanti che “la dignità di ogni individuo, indipendentemente dal sesso o dalla razza deriva dalle nostre radici cristiane” e che è necessario trarre “ispirazione dalla tradizione classica, la letteratura dell’antica Grecia e di Roma”. Puntano il dito contro un “edonismo libertino che porta alla noia e a un profondo senso di inutilità”, così che “invece della libertà siamo condannati alla vuota conformità della cultura guidata dai media”.

La generazione del Sessantotto ha distrutto ma non ha costruito”. Si parla anche di islam: “Riecheggiando ironicamente l’antica idea imperialista, le classi dirigenti dell’Europa ritengono che i musulmani diventeranno necessariamente come noi. Il multiculturalismo ufficiale è stato dispiegato come uno strumento terapeutico per la gestione delle tensioni culturali temporanee”. Ma “i discorsi sulla diversità, l’inclusione e il multiculturalismo sono vuoti”. Tutti i firmatari vengono da prestigiose università e spiegano che queste “una volta cercavano di trasmettere ad ogni nuova generazione la saggezza delle epoche passate, mentre oggi sono agenti della distruzione culturale”.
  
È il grande valore di questo manifesto, indicare nel fronte interno culturale quello più esposto dell’Europa, la sua “tirannia morbida” esercitata dagli “stregoni del progresso inevitabile”.
Ecco il testo completo




SINODO DEI VESCOVI : OMELIA DI PAPA FRANCESCO


Parte finale dell’omelia di Papa Francesco in occasione dell’apertura del Sinodo dei Vescovo, 3 ottobre 2018

(…) “Fratelli, sorelle, poniamo questo tempo sotto la materna protezione della Vergine Maria. Che lei, donna dell’ascolto e della memoria, ci accompagni a riconoscere le tracce dello Spirito affinché con premura (cfr Lc 1,39), tra i sogni e speranze, accompagniamo e stimoliamo i nostri giovani perché non smettano di profetizzare.

Padri sinodali,
molti di noi eravamo giovani o muovevamo i primi passi nella vita religiosa mentre terminava il Concilio Vaticano II. Ai giovani di allora venne indirizzato l’ultimo messaggio dei Padri conciliari. Ciò che abbiamo ascoltato da giovani ci farà bene ripassarlo di nuovo con il cuore ricordando le parole del poeta: «L’uomo mantenga quello che da bambino ha promesso» (F. Hölderlin).

Così ci parlarono i Padri conciliari:
«La Chiesa, durante quattro anni, ha lavorato per ringiovanire il proprio volto, per meglio corrispondere al disegno del proprio Fondatore, il grande Vivente, il Cristo eternamente giovane. E al termine di questa imponente “revisione di vita”, essa si volge a voi: è per voi giovani, per voi soprattutto, che essa con il suo Concilio ha acceso una luce, quella che rischiara l’avvenire, il vostro avvenire. La Chiesa è desiderosa che la società che voi vi accingete a costruire rispetti la dignità, la libertà, il diritto delle persone: e queste persone siete voi. […] Essa ha fiducia […] che voi saprete affermare la vostra fede nella vita e in quanto dà un senso alla vita: la certezza della esistenza di un Dio giusto e buono.
È a nome di questo Dio e del suo Figlio Gesù che noi vi esortiamo ad ampliare i vostri cuori secondo le dimensioni del mondo, ad intendere l’appello dei vostri fratelli, e a mettere arditamente le vostre giovani energie al loro servizio. Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di dare libero corso agli istinti della violenza e dell’odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!» (Paolo VI, Messaggio ai giovani al termine del Concilio Vaticano II, 8 dicembre 1965).
Padri sinodali, la Chiesa vi guarda con fiducia e amore.”

leggi tutta l'omelia

leggi anche il discorso di apertura del sinodo

PER NON INDEBOLIRE LA LOTTA PER LA VITA


Venerdì 27 settembre scorso, l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi ha tenuto la Prolusione al 51mo Convegno sui problemi internazionali dell’Istituto Nicolò Rezzara di Vicenza sul tema del diritto alla vita.
 In un passaggio della sua lezione, ha toccato tre atteggiamenti oggi molto diffusi tra i cattolici e nella Chiesa che, secondo lui, non favoriscono l’impegno cristiano per la difesa della vita, ma lo impediscono o ne stemperano l’intensità.


I tre atteggiamenti denunciati sono i seguenti:
1.       Pensare che i cattolici debbano proporre valori e non impegnarsi nel campo delle leggi perché sarebbe ideologia;
2.      Pensare che l’impegno pro-life visibile in piazza e organizzato  sia una prova di forza non cristiana;
3.      Pensare che la biopolitica e la bioetica debbano allargarsi alla difesa dell’ambiente e ad altri ambiti oltre aborto, eutanasia, procreazione.
Ecco  il passaggio in questione
.
“Oggi, da molte parti nel mondo cattolico si pensa che le comunità cristiane e soprattutto i laici debbano limitarsi a seminare valori piuttosto che impegnarsi nel campo delle leggi a favore della vita o delle politiche governative pro-life.

Si ritiene che un impegno pubblico pro-life “visibile” e organizzato costituisca una prova di forza che trasforma la fede cristiana in una ideologia politica. Inoltre si pensa che sia venuto il momento di espandere il tema della vita al di là dei due momenti della nascita e della morte (aborto ed eutanasia) per affrontare il tema della vita in tutti i suoi aspetti. La bioetica e la biopolitica dovrebbero allargare il proprio orizzonte.

A questo proposito vorrei fare due  brevi osservazioni.
L’idea che affermare la verità in pubblico, compresi i livelli politico e giuridico, sia un atto di forza che trasforma la fede in ideologia risente dell’influenza del moderno pensiero debole secondo cui l’affermazione della verità è una sostanziale arroganza.
Noi pensiamo invece che sia un dovere morale e un atto di carità.

Quanto all’allargamento del tema della vita oltre i temi, diciamo così, classici, per comprendere anche gli immigrati, i disoccupati o la difesa dell’ambiente dal riscaldamento globale, segnalo il pericolo che, aumentando l’estensione diminuisca la comprensione, e si perda di vista la particolare e tragica gravità dell’aborto, dell’eutanasia o del sacrificio di embrioni umani con la fecondazione artificiale, mettendo tutto sullo stesso piano. Ne risulterebbe un cambiamento inaccettabile dell’agenda della lotta per la vita”. 

l diritto alla vita. Prolusione di Mons. Crepaldi.

giovedì 4 ottobre 2018

SE NON PREDICHIAMO GESÙ CRISTO, ALLORA LA CHIESA È SOLO UN ALTRO FORNITORE DI DEVOZIONI ETICHE



 DAL SINODO DEI VESCOVI
INTERVENTO DEL CARDINALE CHARLES J. CHAPUT AL SINODO DEI VESCOVI OGGI, 4 OTTOBRE 2018
Fratelli,
Sono stato eletto al Consiglio permanente del Sinodo tre anni fa. All’epoca mi fu chiesto, insieme ad altri membri, di suggerire temi per questo Sinodo. Il mio consiglio fu allora di concentrarsi sul Salmo 8. Tutti conosciamo il testo:
“Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
*la luna e le stelle che tu hai fissate, 
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, *
il figlio dell’uomo perché te ne curi?”

Chi siamo come creature, cosa significa essere umani, perché dovremmo immaginare di avere una dignità speciale – queste sono le domande eterne che stanno alla base di tutte le nostre ansie e conflitti. E la risposta a tutte queste domande non si troverà nelle ideologie o nelle scienze sociali, ma solo nella persona di Gesù Cristo, redentore dell’uomo. Il che naturalmente significa che dobbiamo capire, nel più profondo, perché dobbiamo essere redenti in primo luogo.

Se ci manca la fiducia per predicare Gesù Cristo senza esitazioni o scuse ad ogni generazione, specialmente ai giovani, allora la Chiesa è solo un altro fornitore di devozioni etiche di cui il mondo non ha bisogno.

In questa luce, ho letto il capitolo IV dello Instrumentum, paragrafi 51-63, con vivo interesse. Il capitolo fa un buon lavoro di descrizione delle sfide antropologiche e culturali che i nostri giovani affrontano. Infatti, la descrizione dei problemi di oggi, e la necessità di accompagnare i giovani nell’affrontare questi problemi, sono i punti di forza dello Instrumentum nel suo complesso. Ma credo che il paragrafo 51 sia fuorviante quando parla dei giovani come “guardiani e sismografi di ogni età”. Si tratta di false lusinghe, e maschera una perdita di fiducia degli adulti nella continua bellezza e potenza delle credenze che abbiamo ricevuto.

In realtà, i giovani sono troppo spesso prodotti dell’epoca, formati in parte dalle parole, dall’amore, dalla fiducia e dalla testimonianza dei genitori e degli insegnanti, ma più profondamente oggi da una cultura che è allo stesso tempo profondamente attraente ed essenzialmente atea.

Gli anziani della comunità di fede hanno il compito di trasmettere la verità del Vangelo di età in età, senza che sia danneggiata da compromessi o deformazioni.  Eppure troppo spesso la mia generazione di leaders, nelle nostre famiglie e nella Chiesa, ha abdicato a questa responsabilità per una combinazione di ignoranza, codardia e pigrizia nel formare i giovani per portare la fede nel futuro. Dare forma alle giovani vite è un duro lavoro di fronte a una cultura ostile. La crisi degli abusi sessuali del clero è proprio il risultato dell’autoindulgenza e della confusione introdotta nella Chiesa lungo la mia vita, anche tra coloro che hanno il compito di insegnare e guidare. E i minori – i nostri giovani – ne hanno pagato il prezzo.

Infine, ciò che la Chiesa ritiene vero sulla sessualità umana non è un ostacolo. È l’unico vero cammino verso la gioia e l’integrità. Non esiste una cosa come un “Cattolico LGBTQ” o un “Cattolico transgender” o un “Cattolico eterosessuale”, come se i nostri appetiti sessuali definissero chi siamo; come se queste denominazioni descrivessero comunità distinte di diversa ma uguale integrità all’interno della vera comunità ecclesiale, il corpo di Gesù Cristo. Questo non è mai stato vero nella vita della Chiesa, e non è vero ora. Ne consegue che “LGBTQ” e linguaggi simili non dovrebbero essere usati nei documenti della Chiesa, perché il suo uso suggerisce che si tratta di veri e propri gruppi autonomi, e la Chiesa semplicemente non classifica le persone in questo modo.

Spiegare perché l’insegnamento cattolico sulla sessualità umana è vero, e perché è nobilitante e misericordioso, sembra cruciale per qualsiasi discussione su questioni antropologiche. Ma purtroppo in maniera deplorevole manca in questo capitolo e in questo documento. Spero che le revisioni dei Padri sinodali possano affrontare questo aspetto.

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 Nota bene

 Splendido e condivisibile in ogni parola l’intervento che mons. Charles J. Chaput ha tenuto al Sinodo dei giovani oggi. Ammirabile quando dice: “Se ci manca la fiducia per predicare Gesù Cristo senza esitazioni, allora la Chiesa è solo un altro fornitore di devozioni etiche di cui il mondo non ha bisogno.”

Come riferisce Edward Pentin sul National Catholic Register, Nessuna menzione specifica dell’intervento è stata fatta oggi alla conferenza stampa, né da padre Thomas Rosica, l’addetto ai media di lingua inglese al Sinodo, che ha parlato anche con i giornalisti.

Padre Rosica ha detto che povertà, guerra, disperazione e disoccupazione sono “grandi temi”. Alla domanda se l’omosessualità e le relazioni omosessuali fanno parte degli interventi, padre Rosica risponde: “Non quelle parole esatte, la questione era presente, ma non c’era nessuna questione dominante“.