mercoledì 19 marzo 2014

FERMATEVI! IL CARDINAL CAFFARRA DOPO IL CONCISTORO

Perorazione del cardinal Caffarra dopo il concistoro e il rapporto Kasper. Non toccate il matrimonio di Cristo. Non si giudica caso per caso, non si benedice il divorzio. L’ipocrisia non è misericordiosa
Bologna. Due settimane dopo il concistoro sulla famiglia, il cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, affronta con il Foglio i temi all’ordine del giorno del Sinodo straordinario del prossimo ottobre e di quello ordinario del 2015: matrimonio, famiglia, dottrina dell’Humanae Vitae, penitenza.

La FamiliarisConsortio di Giovanni Paolo II è al centro di un fuoco incrociato. Da una parte si dice che è il fondamento del Vangelo della famiglia, dall’altra che è un testo superato. E’ pensabile un suo aggiornamento?
“Se si parla del gender e del cosiddetto matrimonio omosessuale, è vero che al tempo della FamiliarisConsortio non se ne parlava. Ma di tutti gli altri problemi, soprattutto dei divorziati risposati, se ne è parlato lungamente. Di questo sono un testimone diretto, perché ero uno dei consultori del Sinodo del 1980. Dire che la FamiliarisConsortio è nata in un contesto storico completamente diverso da quello di oggi, non  è vero. Fatta questa precisazione, dico che prima di tutto la FamiliarisConsortio ci ha insegnato un metodo con cui si deve affrontare le questioni del matrimonio e della famiglia.  Usando questo metodo è giunta a una dottrina che resta un punto di riferimento ineliminabile. Quale metodo? Quando a Gesù fu chiesto a quali condizioni era lecito il divorzio – della liceità come tale non si discuteva a quel tempo  –, Gesù non entra nella problematica casuistica da cui nasceva la domanda, ma indica in quale direzione si doveva guardare per capire che cosa è il matrimonio e di conseguenza quale è la verità dell’indissolubilità matrimoniale. Era come se Gesù dicesse: ‘Guardate che voi dovete uscire da questa logica casuistica e guardare in un’altra  direzione, quella del ‘Principio’. Cioè: dovete guardare là dove l’uomo e la donna vengono all’esistenza nella verità piena del loro essere uomo e donna chiamati a diventare una sola carne. In una catechesi, Giovanni Paolo II dice: ‘Sorge allora – cioè quando l’uomo è posto per la prima volta di fronte alla donna – la persona umana nella dimensione del dono reciproco la cui espressione (che è l’espressione anche della sua esistenza come persona) è il corpo umano in tutta la verità originaria della sua mascolinità e femminilità’. Questo è il metodo della FamiliarisConsortio”.

Qual è il significato più profondo e attuale della FamiliarisConsortio?

“Per avere occhi capaci di guardare dentro la luce del ‘Principio’,  FamiliarisConsortio afferma che la Chiesa ha un soprannaturale senso della fede, il quale  ‘non consiste solamente o necessariamente nel consenso dei fedeli. La Chiesa, seguendo Cristo, cerca la verità, che non sempre coincide con l’opinione della maggioranza. Ascolta la coscienza e non il potere. E in questo difende i poveri e i disprezzati. La Chiesa può apprezzare anche la ricerca sociologica e statistica, quando si rivela utile per cogliere il contesto storico. Tale ricerca per sé sola, però, non è da ritenersi espressione del senso della fede’ (FC 5). Ho parlato di verità del matrimonio. Vorrei precisare che questa espressione non denota una norma ideale del matrimonio. Denota  ciò che Dio con il suo atto creativo ha inscritto nella persona dell’uomo e della donna.   Cristo dice che prima di considerare  i casi, bisogna sapere di che cosa stiamo parlando. Non stiamo parlando di una norma che ammette o non eccezioni, di un ideale a cui tendere.  Stiamo parlando di ciò che sono il matrimonio e la famiglia. Attraverso questo metodo la Familiaris Consortio, individua  che cosa è il matrimonio e la famiglia e quale è il suo genoma – uso l’espressione del sociologo Donati –, che non è un genoma naturale, ma sociale e comunionale. E’ dentro questa prospettiva che  l’Esortazione individua il senso più profondo della indissolubilità matrimoniale (cf  FC 20). La Familiaris Consortio quindi ha rappresentato uno sviluppo dottrinale grandioso, reso possibile anche dal ciclo di catechesi di Giovanni Paolo II sull’amore umano. Nella prima di queste catechesi, il 3 settembre 1979, Giovanni Paolo II dice che intende accompagnare come da lontano i lavori preparatori del Sinodo che si sarebbe tenuto l’anno successivo. Non l’ha fatto affrontando direttamente temi dell’assise sinodale, ma dirigendo l’attenzione alle radici profonde. E’ come se avesse detto, ‘Io Giovanni Paolo II voglio aiutare i padri sinodali. Come li aiuto? Portandoli alla radice delle questioni’. E’ da questo ritorno alle radici che nasce la grande dottrina sul matrimonio e la famiglia data alla Chiesa dalla Familiaris Consortio. E non ha ignorato i problemi concreti. Ha parlato anche del divorzio, delle libere convivenze, del problema dell’ammissione dei divorziati risposati all’eucaristia.  L’immagine quindi di una Familiaris Consortio che appartiene al passato; che non ha più nulla da dire al presente, è caricaturale. Oppure è una considerazione fatta da persone che non l’hanno letta”.

Molte conferenze episcopali hanno sottolineato che dalle risposte ai questionari in preparazione dei prossimi due Sinodi, emerge che la dottrina della Humanae Vitae crea ormai solo confusione. E’ così, o è stato un testo profetico?
“Il 28 giugno 1978, poco più di un mese prima di morire, Paolo VI diceva: ‘Della Humanae Vitae, ringrazierete Dio e me’. Dopo ormai quarantasei anni, vediamo sinteticamente cosa è accaduto all’istituto matrimoniale e ci renderemo conto di come è stato profetico quel documento. Negando la connessione inscindibile tra la sessualità coniugale e la procreazione, cioè negando l’insegnamento della Humanae Vitae, si è aperta la strada alla reciproca sconnessione fra la procreazione e la sessualità coniugale: from sex withoutbabies to babieswithout sex. Si è andata oscurandosi progressivamente la fondazione della procreazione umana sul terreno dell’amore coniugale, e si è gradualmente costruita l’ideologia che chiunque può avere un figlio. Il single uomo o donna,  l’omosessuale, magari surrogando la maternità.  Quindi coerentemente si è passati dall’idea del figlio atteso come un dono al figlio programmato come un diritto: si dice che esiste il diritto ad avere un figlio. Si pensi alla recente sentenza del tribunale di Milano che ha affermato il diritto alla genitorialità, come dire il diritto ad avere una persona. Questo è incredibile. Io ho il diritto ad avere delle cose, non le persone. Si è andati progressivamente costruendo un codice simbolico, sia etico sia giuridico, che relega ormai la famiglia e il matrimonio nella pura affettività privata, indifferente agli effetti sulla vita sociale. Non c’è dubbio che quando l’Humanae Vitae è stata pubblicata, l’antropologia che la sosteneva era molto fragile e non era assente un certo biologismo nell’argomentazione. Il magistero di Giovanni Paolo II ha avuto il grande merito di costruire un’antropologia adeguata a base dell’Humanae Vitae. La domanda che bisogna porsi non è se l’Humanae Vitae sia applicabile oggi e in che misura, o se invece è fonte di confusione. A mio giudizio, la vera domanda da fare è un’altra”.

Quale?
“L’Humanae Vitae dice la verità circa il bene insito nella relazione coniugale? Dice la verità circa il bene che è presente nell’unione delle persone dei due coniugi nell’atto sessuale? Infatti, l’essenza delle proposizioni normative della morale e del diritto si trova nella verità del bene che in esse è oggettivata. Se non ci si mette in questa prospettiva, si cade nella casuistica dei farisei. E non se ne esce più, perché ci si infila in un vicolo alla fine del quale si è costretti a scegliere tra la norma morale e la persona. Se si salva l’una, non si salva l’altra. La domanda del pastore è dunque la seguente: come posso guidare i coniugi a vivere il loro amore coniugale nella verità? Il problema non è di verificare se i coniugi si trovano in una situazione che li esime da una norma, ma,  qual è il bene del rapporto coniugale. Qual è la sua verità intima. Mi stupisce che qualcuno dica che l’Humanae Vitae crea confusione. Che vuol dire? Ma conoscono la fondazione che dell’Humanae Vitae ha fatto Giovanni Paolo II? Aggiungo una considerazione. Mi meraviglia profondamente il fatto che, in questo dibattito, anche eminentissimi cardinali non tengano in conto le centotrentaquattro catechesi sull’amore umano. Mai nessun Papa aveva parlato tanto di questo. Quel Magistero è disatteso, come se non esistesse. Crea confusione? Ma chi afferma questo è al corrente di quanto si è fatto sul piano scientifico a base di una naturale regolazione dei concepimenti? E’ al corrente di innumerevoli coppie che nel mondo vivono con gioia la verità di Humanae Vitae?”.

Anche il cardinale Kasper sottolinea che ci sono grandi aspettative nella chiesa in vista del Sinodo e che si corre il rischio di “una pessima delusione” se quete fossero disattese. Un rischio concreto, a suo giudizio?

“Non sono un profeta né sono figlio di profeti. Accade un evento mirabile. Quando il pastore non predica opinioni sue o del mondo, ma il Vangelo del matrimonio, le sue parole colpiscono le orecchie degli uditori, ma nel loro cuore entra in azione lo Spirito Santo che lo apre alle parole del pastore. Mi domando poi delle attese di chi stiamo parlando. Una grande rete televisiva statunitense ha compiuto un’inchiesta su comunità cattoliche sparse in tutto il mondo. Essa fotografa una realtà molto diversa dalle risposte al questionario registrate in Germania, Svizzera e Austria. Un solo esempio. Il 75 per cento della maggior parte dei paesi africani è contrario all’ammissione dei divorziati risposati all’eucaristia.  Ripeto ancora: di quali attese stiamo parlando? Di quelle dell’ occidente? E’ dunque l’occidente il paradigma fondamentale in base al quale la Chiesa deve annunciare? Siamo ancora a questo punto? Andiamo ad ascoltare un po’ anche i poveri. Sono molto perplesso e pensoso quando si dice che o si va in una certa direzione altrimenti sarebbe stato meglio non fare il Sinodo. Quale direzione? La direzione che, si dice, hanno indicato le comunità mitteleuropee? E perché non la direzione indicata dalle comunità africane?”.

OBAMA THE WORST

LE SANZIONI E L'IDEOLOGIA
OBAMA COLPISCE MIZULINA LA POLITICA CHE HA FIRMATO LEGGI PRO FAMIGLIA

Gli Stati Uniti, come promesso, hanno reagito approvando sanzioni economiche nei confronti di 10 importanti figure politiche, sette russe e tre ucraine (tra cui l’ex presidente Yanukovich). Se tra i politici colpiti mancano i nomi che contano, come quelli di Putin (presidente), Medvedev (premier), Lavrov (ministero degli Esteri), Miller (ad Gazprom), ne compare uno che sembra non c’entrare niente con lo scopo delle sanzioni: Yelena Mizulina. 

L’obiettivo  è quello di colpire tutti i principali personaggi collegati in qualche modo con il tentativo di annettere la Crimea alla Russia, congelando i loro conti in banca (o altri asset) all’estero e proibendo il rilascio di visti. Tra le persone inserite nella lista nera ci sono Vladislav Surkov, considerato l’eminenza grigia della presidenza e incaricato di favorire un accordo con la Crimea; Sergei Glazyev, consigliere personale di Putin con il compito di sponsorizzare l’Unione Euroasiatica; Leonid Slutsky, membro della Duma con l’incarico di valutare come vengono trattati i russi che vivono all’estero (Ucraina compresa); Andrei Klishas, che aveva proposto in caso di sanzioni da parte dell’Occidente di sequestrare i beni degli stranieri; Valentina Matviyenko, a capo del Consiglio della federazione e importante alleata di Putin; Dmitry Rogozin, viceprimo ministro della federazione, potente politico e fiero nazionalista. E infine, Yelena Mizulina.

Yelena Mizulina è un membro della Duma e c’entra poco o niente con l’Ucraina. Non è un potente politico, non è un alleato chiave di Putin né una mente strategica che ha collaborato con il dispiegamento di forze in Crimea. Ecco perché, mentre tutte le altre persone hanno rilasciato dichiarazioni di questo calibro: «Sono piuttosto felice di ritrovarmi in questa lista di persone», lei ha affermato: «Sono sconcertata, perché mi hanno inclusa? Io non ho conti in banca o asset all’estero e neanche i membri della mia famiglia». Forse però un motivo per colpire Yelena Mizulina nell’ottica dell’amministrazione Obama c’è: lei è la parlamentare che ha sponsorizzato le cosiddette leggi che proibiscono la propaganda Lgbt ai minori e le adozioni agli americani, dopo la legalizzazione da parte di alcuni Stati delle nozze tra persone dello stesso sesso. Mizulina è nota per le sue campagne contro l'aborto, che con un milione di interventi è fra le cause del drammatico tasso di natalità in Russia.

Secondo la stessa Mizulina, è stata inserita tra i sanzionati come forma di «vendetta per le mie idee. Quello che è appena successo è una violazione dei miei diritti come cittadina e politica».
sarebbe come se la Russia avesse messo sotto sanzione un legislatore del Vermont per aver introdotto il matrimonio gay. Barack Obama il peggior presidente USA vuole continuare ad appoggiare le lobby Lgbt anche attraverso le sanzioni alla Russia!
the first-gay black president

domenica 16 marzo 2014

UNA GRAMMATICA DI FEDE E RAGIONE

STEFANO FONTANA
da CulturaCattolica.it

Spesso si parla di “valori” non negoziabili anziché di “principi” non negoziabili, ma si tratta di un errore di impostazione.

Principio vuol dire fondamento e criterio. Il principio è l’elemento che regge e illumina un certo ambito. Il principio tiene insieme le cose e le indirizza, le orienta al loro fine. Ne consegue che il principio non può essere un elemento della serie, nemmeno il primo. Essere un principio non vuol dire stare cronologicamente all’inizio, come il primo gennaio sta al principio dell’anno. Il principio ha un primato: viene prima, ove l’avverbio prima non è solo temporale.

Cos’è, invece un valore? Una cosa ha valore quando è apprezzabile. Ora, la vita o la famiglia o la libertà di educazione – per citare i principali tra i principi non negoziabili – sono certamente dei valori, sono degni di apprezzamento e di promozione. Come tanti altri aspetti della vita umana e sociale, del resto. Come l’arte, la solidarietà, la conoscenza, la salute, la buona cucina.

Come si vede essere un valore non vuol dire anche essere un principio. La casa in proprietà è un valore ma non è un principio ordinatore della vita sociale. Ciò non toglie che un valore possa essere anche un principio. La vita umana, per esempio, è un valore ma è anche un principio, in quanto è in grado di illuminare con la sua luce l’intera vita sociale e politica. Se si offusca il rispetto della vita non si offusca solo un valore, ma anche altri valori ed altri aspetti della vita che quel principio illumina.

Il bene comune non è un insieme di valori aventi tutti lo stesso peso, ma è un insieme ordinato. Per essere ordinato vuol dire che qualche valore ha una funzione architettonica, ossia indica i fondamenti del bene comune e, così facendo, illumina di senso anche tutti gli altri. Senza un criterio non c’è bene comune ma somma di beni particolari e questo criterio ci proviene dai principi non negoziabili.

Abbiamo allora stabilito cosa voglia dire la parola principio. Vediamo adesso cosa voglia dire l’espressione “non negoziabile”. Se si tratta di principi, ossia se sono qualcosa che viene prima e che fonda, essi non dipendono da quanto viene dopo ed hanno valore di assolutezza, non sono disponibili. Non sono negoziabili perché assoluti e sono assoluti perché sono dei principi. Se fossero relativi non potrebbero essere principi, non starebbero prima, sarebbero uno dei tanti elementi della serie. O si nega l’esistenza di principi, oppure se si ammette la loro esistenza essi devono essere assoluti ossia non negoziabili. Tale valore di assolutezza risulta anche dall’esperienza della loro mancanza. Quando manca il riferimento ad essi una società perde la bussola e subisce una involuzione. Questo vuol dire che non sono essi ad essere relativi alla società ma è la società ad essere relativa ad essi. Ecco quindi il motivo ultimo del perché non possono essere negoziabili: perché non sono stati negoziati. Se una cosa viene negoziata, allora vuol dire che è negoziabile. Altrimenti che principio sarebbe? In una società senza principi non negoziabili tutto è negoziabile, compresa la negoziabilità.

I principi non negoziabili, quindi, sono tali in quanto precedono la società. E da dove derivano? Essi sono non negoziabili perché radicati nella natura umana. Proprio perché fanno un tutt’uno con la natura umana, non possono essere presi a certe dosi, un po’ sì e un po’ no: o si prendono o si lasciano. Questa è vita umana o non lo è. Questa è famiglia o non lo è. I principi non negoziabili demarcano l’umano dal non umano e quindi sono criterio per una convivenza umana.

Da un altro punto di vista, però, essi non sono propriamente dei principi primi, perché non sono capaci di fondarsi da soli. Come abbiamo visto, essi si basano sulla natura umana, ma la natura umana su cosa si fonda? I principi non negoziabili esprimono un ordine che rimanda al Creatore.

Se non esistono principi non negoziabili la ragione non trova un ordine che rinvia al Creatore. Essa non incontra più la fede e la fede non incontra più la ragione. Ciò significa l’espulsione della religione dall’ambito pubblico. La vita sociale e politica sarebbe solo il regno del relativo. Cosa ci sarebbe a fare la fede in un simile contesto? Dio si sarebbe scomodato a parlarci per aggiungere la sua opinione alle nostre?

Quali sono

EDUCAZIONE ALLA SESSUALITA'

GABRIELE TOCCAFONDI 
IL COMPITO PRIMARIO TOCCA ALLA FAMIGLIA

Caro Direttore 
dopo aver letto con attenzione l'articolo di Vincenzo Luna, "Nuovo Centro Destra, contraddittorio sui temi etici", (la nuova Bussola quotidiana) vorrei intervenire nel dibattito suscitato dalla Nuova Bussola Quotidiana, puntualizzando alcune questioni di primaria importanza. Vorrei, in primis, ricordare che è stata proprio un'interpellanza del gruppo Ncd al Senato a portare all'attenzione dell'opinione pubblica e del mondo politico la vicenda dell'introduzione nelle scuole dei manuali di educazione alla diversità, curati dall'Unar, di cui come Ministero eravamo stati tenuti all'oscuro.


Noi siamo fermamente convinti della necessità di una lotta a ogni tipo di discriminazione, sia essa basata sul genere, la razza, la religione o le opinioni politiche. Siamo contro il bullismo e l'omofobia. Allo stesso tempo, siamo altrettanto fermamente convinti che su temi delicati come l'educazione sessuale e l'ideologia del genere, sia un grave errore la diffusione nelle scuole di opuscoli come quello voluto da Unar, che sembrava avere l'intendo di imporre un'impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione nel sistema educativo. 

Una materia così delicata richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio utilizzati, a maggior ragione visto che si rivolge a ragazzi di tutte le fasce di età. L'educazione alla diversità e al rispetto è importante, ma non è pensabile farlo imponendo una visione unilaterale che capovolge valori e tradizioni su cui si fonda la nostra civiltà.

Su questi temi - l'educazione alla sessualità e all'identità - il compito primario spetta alla famiglia, e non può essere nessun altro istituto educativo, neppure la scuola, a imporre una sua visione, a maggior ragione se orientata in senso ideologico e unilaterale, come i libri più volte richiamati, i quali oltre a presentare una lettura 'partigiana' della realtà, discriminano, come più associazioni hanno sottolineato, a loro volta le persone 'religiose' e 'credenti', considerate più propense all'omofobia proprio in ragione della loro religiosità. Dal mio canto, come sottosegretario all'Istruzione, vigilerò affinché libri e opuscoli non concordati con il Miur non vengano imposti nelle scuole, come da qualche parte sembra stia continuando ad avvenire, nonostante il mio intervento in senso contrario di alcune settimane fa. 
Non è accettabile, e spero non si ripeta più in futuro, che venga prodotto materiale per le scuole, per gli studenti e gli insegnanti, con un'impronta culturale a senso unico, senza nemmeno avvertire o coinvolgere il Ministero dell'Istruzione. Più in generale la speranza, e l'appello a tutti, è quello di non utilizzare la scuola come un campo di battaglia ideologico.
Cordiali saluti,
Gabriele Toccafondi (Ncd), 
sottosegretario di Stato all'Istruzione

MANIFESTO PER LA FAMIGLIA

MANIF POUR TOUS
di Massimo Introvigne da “la nuova bussola quotidiana”

Dopo il milione di persone in piazza contro il «matrimonio» omosessuale il 13 gennaio 2013, e le manifestazioni successive che hanno impedito al governo di legalizzare l’«utero in affitto», molti si attendevano che la Manif pour Tous francese presentasse liste alle elezioni. Non è un mistero che all’interno del movimento ci sia stato un dibattito sul punto. Ma alla fine si è deciso di non presentare liste di scopo – che in Francia, come in Italia, di rado hanno successo –, di concentrarsi sulle elezioni comunali, secondo una tesi cara alla scienza politica francese che vede negli «élus locaux», i consiglieri comunali e i sindaci, la spina dorsale della vita civile, e di proporre la firma via Internet a una Carta della famiglia, che comporta impegni molto precisi per i candidati.

La campagna è appena iniziata, e le firme sono già centinaia. Proponiamo la traduzione italiana dell’interessante documento, che nel nostro Paese è stato citato da qualche quotidiano, ma mai tradotto.

«Preambolo
Convinto che la famiglia, luogo principale dell’educazione e della solidarietà, è la cellula di base della società e garantisce il suo avvenire e progresso;
Consapevole che il contesto attuale, sociale, legislativo ed economico, richiede un rinnovamento della politica intorno ai valori della famiglia;
Consapevole che, di fronte a queste attese, è opportuno affermare le mie posizioni come candidato alle elezioni, come candidato alla carica di sindaco, assessore o consigliere comunale;

Aderisco alla Carta che comporta gli impegni seguenti:
Impegni
Politica familiare
La famiglia, cellula di base della società

Se sarò eletto/a, mi batterò per una politica comunale che tenga conto della famiglia e della sua composizione:
• In materia sociale, sportiva e culturale (trasporti, asili nido, mense e altri servizi comunali),
• In materia fiscale, per quanto di competenza del Comune.
Eletto/a, sapendo che il Comune è il primo luogo delle iniziative di coesione sociale e familiare:
• Cercherò di creare un ambiente favorevole alle famiglie,
• Orienterò in questo senso i progetti e i contributi del Comune,
• Favorirò la solidarietà tra le generazioni.
Eletto/a, deciderò e chiederò:
• Che sia nominato un assessore subito dopo le elezioni che si consacri specificamente alla messa in opera degli impegni di questa Carta,
• Che sia pubblicato ogni anno un rapporto sulla politica familiare del Comune.

Politica educativa: I genitori, primi e principali educatori dei loro figli
Eletto/a, opererò nel mio Comune e nell’esercizio delle mie funzioni per:
• Rispettare il ruolo dei genitori,
• Preservare i bambini e i ragazzi da qualunque iniziativa e sperimentazione ispirata all’ideologia di genere, diffusa con il pretesto della lotta contro gli stereotipi e dell’uguaglianza fra uomini e donne, in particolare nelle scuole materne, negli asili-nido e nelle attività extra-curricolari delle scuole.
Eletto/a, nominerò una persona per vigilare sui principi di questa Carta nei consigli di amministrazione delle scuole, asili, collegi e licei del Comune, per quanto di competenza comunale.
Eletto/a, utilizzerò tutti i miei poteri di polizia amministrativa per preservare i giovani dal traffico e consumo di droga e lottare contro la pornografia in tutte le sue forme.

Rappresentazione dei miei amministrati. La mia responsabilità politica nelle elezioni presidenziali e senatoriali
Eletto/a, m’impegnerò per le elezioni al Senato e darò al mio sostegno alle elezioni presidenziali ai candidati che s’impegneranno sul programma legislativo seguente:
• Abrogare la legge sul matrimonio e l’adozione per tutti, senza retroattività, per preservare e restaurare il rapporto padre-madre-bambino e favorire l’educazione dei figli da parte dei loro genitori,
• Rifiutare la commercializzazione dei corpi, in particolare rifiutando l’apertura della fecondazione assistita alle coppie di donne e ai celibi, e la legalizzazione dell’utero in affitto in qualunque caso,
• Con apposita legge permettere l’obiezione di coscienza nell’applicazione della legge sul matrimonio e l’adozione per tutti».

Come si vede, ci sono punti specificamente francesi. Ma il grande successo dell’iniziativa mostra come forme di «buona politica» per la famiglia possano battere strade diverse da quella della presentazione di liste e del negoziato con i partiti.
Chissà che l’iniziativa francese non possa ispirare qualcuno anche in Italia.


GLI SPOSI DI SANTAREM

SUOR MARIA GLORIA RIVA
da la nuova bussola quotidiana

L’Eucaristia è il sacramento della fedeltà. Nel rito del matrimonio, che i due sposi compiono quali ministri, la domanda che viene rivolta loro non è: «Sei tu innamorato o innamorata di…», bensì: «Vuoi tu la o il qui presente ecc..! » Il matrimonio cattolico esprime la volontà di unirsi e di stringere, grazie alla Presenza di Cristo, un’alleanza perenne che il Sacramento dell’Eucaristia certifica e rinsalda.
Lo testimonia un miracolo Eucaristico fra i meno noti, ma di grande interesse. Siamo a Santarem, in Portogallo, tra il 1246 e il 1247. La storia è una tra le molte. Una giovane sposa è tormentata dall’infedeltà del marito. Nell’estremo tentativo di riconquistare l’amore di lui, si rivolge a una fattucchiera. Sembrerebbe un gesto d’altri tempi mentre invece è, ahimè, triste realtà quotidiana anche nel supertecnologico anno 2014. La maga assicura la riuscita della pozione a patto che questa donna si procuri un’ostia consacrata. Il filtro d’amore allora sarebbe stato efficacissimo.

Pur conoscendo l’aspetto sacrilego del gesto, la sposa si recò nella sua parrocchia, dedicata a Santo Stefano, e si comunicò nascondendo però furtivamente l’Eucaristia in un fazzoletto.
Una volta uscita si diresse velocemente verso casa, ma alcune persone la fermarono chiedendole se si fosse ferita perché vistose gocce di sangue segnavano il suo cammino. La donna capì all’istante da dove venisse il sangue e col fiato in gola corse a casa, nascondendo rapidamente la particola - avvolta in un panno - dentro a un baule di cedro.
Tutto parve tornare alla normalità senonché, nella notte, dopo che il marito era rientrato dal lavoro, avevano cenato e si erano coricati, accadde qualcosa di misterioso. I due sposi furono svegliati da un bagliore di luce che proveniva dal baule della camera.
La giovane fu costretta allora a raccontare al marito l’accaduto e, aperto il baule, rimasero entrambi tutta la notte in adorazione di quell’ostia, sanguinante e luminosa.
La leggenda racconta che godettero anche della visione di angeli che adoravano con loro il Mistero. Vero o no, certo è che il mattino si sparse ovunque la notizia del miracolo e l’ostia per intervento del Parroco fu solennemente riportata in Chiesa. La sanguinazione della particola continuò per vari giorni sotto gli occhi di tutti.
I due sposi si riconciliarono e ritrovarono, grazie a quella Presenza efficace, l’unità e l’amore perduto. La fattucchiera di Santarem, suo malgrado, disse alla giovane donna una grande verità: davvero l’Eucaristia è un cibo potente capace di far tornare l’uomo alla fedeltà e all’amore originario. Di fatto i due sposi di Santarém risolsero il loro problema familiare grazie alla presenza viva e operante di Cristo che li riconciliò con Dio e fra di loro.
Oggi l’Eucaristia, come del resto i sacramenti in generale, vengono recepiti come un diritto da parte dei cristiani, mentre sono un dono da meritare. Sono un mezzo potente per rendere più certo e sicuro il cammino verso la santità. Per questo il problema della comunione ai divorziati tocca molteplici aspetti e non semplicemente quello dell’indissolubilità del matrimonio. Tocca, ad esempio, il problema fondamentale della fede e dell’educazione alla fede.

L’Eucaristia è un cibo che conserva l’anima -come il sale conserva il cibo -, nella condizione in cui lo trova. Se il cibo è guasto il sale aumenta il processo di putrefazione, così se l’anima è malata l’Eucaristia è sacrilega. La comunione sacrilega della donna di Santarem fece sanguinare il  cuore di Cristo, ma la luce di quel sangue versato anche per le infedeltà coniugali, ricompose il matrimonio educando i due alla verità del Mistero.

lunedì 10 marzo 2014

CRIMEA : DA COSA NASCE L'OCCUPAZIONE

Gli editoriali di SamizdatOnLine

Il pasticcio di piazza Maidan


Per USA  e UE, p.zza Maidan è simbolo di rivolta pro-democrazia. Ma per la Crimea russofona, è solo un simbolo di arroganza anti-russa.
La Crimea non è la Cecoslovacchia nel 1968 e non c’è nessun Jan Palach a immolarsi.
  La presenza dei russi è stata richiesta dalla Regione Autonoma dopo l’occupazione del Parlamento ucraino. La popolazione filo-russa era decisa ad opporsi  autonomamente con tutti i mezzi al nuovo governo centrale. Già prima dell’intervento russo,  aveva formato i comitati di autodifesa popolare per organizzare una resistenza contro la destituzione del presidente Yanukovich , che tuttora considerano illegale. L’Ucraina ha due problemi: è sull’orlo della bancarotta ed è contesa da est ed ovest.Sempre alle prese con problemi economici e da aspri contrasti interni, l’Ucraina è stata sempre corteggiata dall’occidente per farla gravitare dentro la propria orbita d’influenza atlantica: tutto ciò, se l’occidente avesse semplicemente fatto ricorso al commercio  ed alla diplomazia sarebbe stato corretto, ma non è andata così.

Gli Stati Uniti, appoggiati dalla UE, hanno agito in maniera disonesta:  gli USA hanno speso, 5 miliardi di dollari per sostenere le opposizioni interne, fomentare le agitazioni e trascinare l’Ucraina nella UE (lo ha rivelato l’assistente al segretario di stato USA Victoria Nuland al National Press Club sponsorizzato da US-Ukraine Foundation, Chevron e Ukraine-in-Washington Lobby Group). E giacché lo scopo era allontanare l’Ucraina dalla Russia, si sono cavalcate le conflittualità esistenti tra le diverse etnie:  gli interlocutori privilegiati sono diventati  le formazioni politiche antirusse, cioè quelle più sovversive e radicali nazionaliste.
Così influenzata, la piazza ha fortemente contestato la scelta  del presidente filo-russoYanukovich di accettare i più congrui aiuti economici russi (l’accordo prevedeva anche una serie di reciproci vantaggi ma bisognava rinunciare all’integrazione europea).  Nonostante le proteste,  Yanukovich non desisteva dagli accordi con la Russia, è così che con l’appoggio politico occidentale (abbiamo pubblicato la settimana scorsa la telefonata dell’assistente del segretario di Stato USA, Victoria Nuland che diceva chiaramente che bisognava bloccare l’accordo) accompagnate da una sapiente campagna mediatica, le proteste sono degenerate in sommossa.  L’epilogo, la nascita di un nuovo esecutivo anti-russo, nato dalla rivolta e non legittimato da libere elezioni, coincide con l’obiettivo occidentale di  strappare definitivamente l’Ucraina dalla sfera d’influenza di Mosca, costruire basi Nato a ridosso dei suoi confini, privare la Russia dell’importante porto militare di Sebastopoli.
Il resto è cronaca, le immagini della piazza Maidan sono state diffuse dai maggiori network televisivi, lasciando però passare solo la ‘pacifica rivolta di piazza degenerata per la violenza della polizia’. Invece la violenza era generalizzata e diffusa in tutta Kiev e seguiva un’agenda precisa: l’occupazione di tutti i palazzi di potere.  Anche in questi giorni, a moti di piazza terminati, la situazione non si può definire normale: la BBC riferisce che Kiev è pattugliata ogni giorno da gruppi neonazisti governativi.

Si tratta dei militanti del ‘Partito nazionalsocialista dell’Ucraina’ (si chiamava così fino al 1991), oggi Svoboda. Senza di loro la rivolta non avrebbe avuto successo. L’ aggressività di questa organizzazione, è stato il punto di svolta dell’insurrezione: la folla li ha accettati a migliaia tra le proprie fila. Così i militanti di Svoboda hanno risolto la cosa a’modo loro’: durante gli scontri hanno usato pistole, fucili di precisione, bombe molotov ed hanno trasformato la protesta in guerriglia urbana.  L’occidente non accetterebbe mai  una simile violenza contro le proprie istituzioni, ma fuori dal proprio territorio ha tollerato questo tipo di destabilizzazione perché utile ai propri fini.
Allo stesso modo, nessun paese occidentale accetterebbe neonazisti nei propri governi. Invece in Ucraina si è lasciato fare. Alla fine,  gli esponenti delle forze di estrema destra,  hanno chiesto ‘il conto’ ad un parlamento, assediato dalla piazza, ed il parlamento ha firmato ogni cosa gli si sottoponesse.
Così il primo provvedimento adottato (insolito per un governo di transizione) è stato l’abolizione della Costituzione ed il ritorno a quella del 2007 (quella che dava più poteri al Presidente).
Ma più di tutto, quello che ha scatenato il risentimento della popolazione russofona,  è stata l’abolizione della lingua russa tra quelle ufficialmente parlate.
L’orizzonte futuro non riserva buoni auspici. Gli uomini di Svoboda hanno assunto incarichi chiave nel nuovo governo. Se Oleh Tyahnybo (il leader del partito filo-nazista Svoboda)si presentasse alle prossime elezioni , potrebbe vincere: un sondaggio di dicembre lo vuole come il favorito subito dopo l’ex-presidente Yanukovich.  Particolarmente sconcertante è che  Andriy Parubiy  comandante delle milizie nazionaliste che hanno condotto gli assalti alle forze di sicurezza ucraine e co-fondatore dell’antenato di Svoboda, il Partito Nazional-Socialista d’Ucraina,  è stato nominato capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza.  Parubiy, secondo il giornale Libération avrà un vice: è  Dimitri Yarosh, il leader del gruppo pro-nazista ‘Rigth Sector’.
Non ci vuole molto a capire che l’occidente ha scelto di privilegiare solo una parte del  popolo ucraino: quello più funzionale ai propri interessi.  Si parla sempre di una sola Ucraina, invece ci sono due Ucraine: una,  russa,  è stata ‘regalata’ all’Ucraina da Chruščëv nel 1954. Ed ora che le cose si mettono male,  i russi la rivogliono: certo non è elegante chiedere indietro un regalo, ma in alcune situazioni ci sta.
Intanto i toni sono insolitamente accesi, mentre la situazione consiglierebbe il dialogo, sentire le ragioni altrui, la calma. Purtroppo, i vari leader mondiali non accettano le ragioni altrui, come se non esistesse nessun problema, se non quella delle uova rotte nel paniere.
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ABOLIRE LE REGIONI

Il governo aveva cercato di reagire agli abusi vergognosi commessi in quasi tutte le Regioni italiane nella gestione dei fondi relativi al costo della politica, redigendo una legge che attribuiva alla Corte dei conti il potere di intervenire, in via preventiva, sulla spesa regionale. 

Tale disposizione si proponeva di impedire che questi abusi si ripetessero. E ciò al fine di cercare di tamponare i crescenti buchi di bilancio prodotti dalla finanza allegra regionale.
Il principio dell'intervento preventivo obbediva all'antica cautela, conosciuta da tutti, che «non si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati». Infatti, se si tiene ad avere i propri animali, bisogna custodirli con grande attenzione, chiudendo, appunto, la stalla nella quale essi si trovano. Come dimostra anche il recentissimo piano Salva-Roma (e gli altri interventi trasfusionali a danno dell'erario e a favore di altri enti locali spensieratamente dissipatori), se se ne vuole impedire l'ulteriore necessità in futuro, ci deve essere un ente di controllo che, prima di impegnare una spesa, ne verifichi la congruità rispetto alle risorse disponibili.

Quando questo controllo (c'era negli anni del boom economico italiano, sarà un caso?) veniva svolto dalle giunte provinciali amministrative, le spese degli enti locali erano distinte in: fondamentali e facoltative. Con questo criterio, era facile fare una prima scelta. Alla prima difficoltà di bilancio, le spese facoltative venivano tagliate in automatico. Il sindaco vuol fare un giro in Palestina coi suoi amici? Certo, ma solo se lo paga lui. Si vuol organizzare un spettacolo gratis? Ok, ma se lo pagano chi li vede, come paga la birra chi se la beve.

Adesso la Corte costituzionale ha detto (con sentenza depositata giovedì 6 marzo) che le Regioni non possono essere condizionate nella loro autonomia. 

Non è la Consulta che sta dando i numeri. È la Costituzione che li ha dati dopo le allucinanti modifiche del titolo V. Ecco perché ha ragione Tino Oldani, in questo numero, e l'economista Mario Baldassarre nell'intervista concessa a ItaliaOggi il mercoledì 5 marzo nel dire che la soluzione, a questo punto, è, molto semplicemente, quella di abolire le Regioni.
feste in maschera a spese dei contribuenti


Da Italia Oggi

SIRACUSA, COREA DEL NORD

marzo 6, 2014politica
Ha torto, Beppe Grillo, quando paragona il coretto in onore di Matteo Renzi cantato dai bambini di una scuola elementare di Siracusa agli incontri di Benito Mussolini con i “figli della lupa”. Al Duce, infatti, non sarebbe affatto piaciuto quel “clap and jump” scoordinato e dissonante, mal diretto dall’attentissimo maestrino post-marxista con toppe incorporate sul maglioncino avana, calvizie incipiente e simil-Clarks d’ordinanza.



Non solo: il dittatore che fece e disfò l’Italia per un Ventennio, a differenza del buon Renzi, arrivò a Palazzo Chigi sull’onda di una straordinaria vittoria elettorale, raccogliendo quasi cinque milioni di voti (su sette e mezzo). Non grazie al voto dei simpatizzanti del suo stesso partito, al secondo tentativo, in una dubbia rappresentazione all’italiana di quelle che, altrove, sono una cosa seria (le primarie).
Mussolini il potere l’ha conquistato con il consenso degli italiani, anche se poi ha deciso di utilizzarlo per distruggere quel poco di democrazia liberale che lo Statuto Albertino aveva concesso al popolo. 
Non è una differenza di piccolo conto.
La messa in scena organizzata per compiacere Renzi (e fotografi al seguito), più che le occasioni di propaganda tanto care al fascismo nostrano ricordano le tristi sfilate dell’esercito nordcoreano sotto il cielo plumbeo di Pyongyang. Con la folla costretta a sventolare vessilli tutti uguali, se non vuole rinunciare alla razione di cibo quotidiana elargita dal regime. L’unica concessione allo spirito latino è la scenografia dello sfondo, vagamente castrista, con i murales “multikulti” e finto-pacifisti decorati dalle bandiere arcobaleno. Le stesse bandiere che affollavano le finestre del nostro sventurato paese quando i malvagi statunitensi invadevano l’Afghanistan e l’Iraq. E che oggi sono misteriosamente scomparse con l’Armata Rossa alle porte dell’Unione Europea e gli chavisti che sparano sulla folla in Venezuela. Quell’arcobaleno, simbolo della viltà dell’Occidente, è l’unico tocco di colore in un allestimento scenico monocromatico e opprimente.
Il coro dei bambini di Siracusa, insomma, è una rappresentazione plastica e sconcertante di quel conformismo piatto e incolore tipico dei regimi totalitari. Nei video che girano in rete, guardate le facce svogliate degli alunni e mettetele a confronto con la postura sovraeccitata degli insegnanti (c’è n’è una con un improponibile golf blu-elettrico, proprio alla destra del sindaco, che accenna addirittura a qualche mossa da balera). Sono loro che hanno organizzato tutto, sono loro che si sentono onorati dalla visita del Caro Leader e vogliono rendergli omaggio. 
E sono loro, putroppo, che hanno in mano il futuro dei nostri figli. Che, come sempre accade, sono le prime vittime delle dittature.

ERRANI E COMPANY SCIVOLANO SULLE DONNE

 9 marzo 2014

Da che mondo è mondo la festa della donna si celebra l’8 marzo. Si fa così in America dal 1909 e in alcuni paesi europei dal 1911: l’Italia si è adattata nel 1922.
Sempre l’otto marzo, non il sette. Solo la Regione Emilia Romagna ha sbagliato calendario e ha voluto festeggiare il gentil sesso regalando a tutti i suoi dipendenti (centinaia) un paio d’ore di uno spettacolino teatrale venerdì mattina, sette marzo. Lasciamo a politici le polemiche e le guerre di religioni sulla presunta blasfemità dell’opera e sull’opportunità di mandare in scena Marinella Manicardi con i suoi «Corpi impuri», pièce che a un certo punto propone un più o meno spericolato parallelo fa le mestruazioni femminili e il costato sanguinante di Cristo. Su questo punto laici e cattolici si stanno scannando.
Andiamo oltre, andiamo al sodo: anzi, al soldo.

Punto primo: per due ore i dipendenti della Regione venerdì non hanno lavorato perchè hanno usufruito di un permesso retribuito. Giusto? No. Visti i tempi, è bene che gli enti pubblici risparmino, i dipendenti sgobbino e non vengano gettate alle ortiche migliaia di ore che in qualche modo paghiamo anche noi.

Punto secondo: ma perchè questo spettacolo non è stato messo in scena nel giorno giusto, cioè ieri, 8 marzo? La risposta è facile facile: ieri era sabato, la Regione era chiusa e quindi... E quindi cosa, scusate tanto? Chi era interessato sarebbe comunque potuto andare. Stop.

La Regione, arrrampicandosi un po’ sugli specchi e un po’ sulle leggi, ha dimostrato la sua ‘innocenza’. «Il contratto di lavoro consente permessi retribuiti per due celebrazioni annuali. Noi abbiamo scelto il 2 agosto e l’8 marzo» (che poi è diventato 7; ndr). ‘Assoluzione’ giuridica accordata, ok: ma il nodo non è questo perchè l’assoluzione giuridica, vedrete, verrà data (esempio) anche a quei consiglieri regionali che si facevano rimborsare di tutto e di più, pure i 50 centesimi della toilette pubblica.

Il problema, e molti di questi signori che vivono ancora sulla luna e sulla bambagia, non l’hanno capito, è un altro. Ci sono di mezzo il rispetto per il paese reale, l’etica, il buonsenso, la morale, magari anche una faccia. Una faccia da salvare.


UTERI IN AFFITTO

 Scandalosa sentenza a Milano

domenica 9 marzo 2014


E’ di qualche giorno fa una scandalosa sentenza del tribunale di Milano.
I fatti. Una coppia che non riesce ad avere figli si rivolge a una clinica di Kiev perché proceda alla maternità surrogata (o utero in affitto). Dopo 9 mesi e 30mila euro di onorari devoluti alla struttura sanitaria e alla gestante ucraina, il bimbo nasce. La donna che ha portato in grembo il bimbo lo cede, non lo vedrà mai più e rinuncerà ad ogni pretesa su di esso. La coppia italiana rientra in Italia col bambino dichiarando che è figlio loro e chiedendo di trascrivere l’atto di nascita nell’anagrafe italiana, facendo quindi un reato di alterazione dello stato civile, reato grave, previsto in Italia allo scopo di impedire quelle pratiche commerciali che un tempo erano abbastanza diffuse, cioè far passare per proprio il figlio altrui.

I giudici affermano che il reato non sussiste perché la pratica della maternità surrogata è consentita in Ucraina, ma se la legge ucraina contrasta con quella italiana non può essere applicata. Inoltre in tale materia la legge italiana è chiara. La pratica in Italia è vietata dalla legge 40 del 2004. Art. 4 comma 3 : “È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo”. Inoltre l’Art. 12 comma 6 stabilisce che “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro”.

Scandalose alcune delle affermazioni addotte nelle motivazioni della sentenza; i giudici affermano che la fecondazione eterologa è una «terapia dell’infertilità» ricompresa nel «diritto alla salute». Vorremmo ricordare che la fecondazione eterologa non cura affatto l’infertilità e che anzi la legge 40 raccomanda il ricorso alle tecniche di fecondazione assistita proprio quando non è stato possibile risolvere altrimenti i problemi di sterilità, con un approccio che è raccomandato essere di gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnica e psicologica più pesante per i destinatari, ispirandosi quindi al principio della minore invasività (art.1 comma b).

Vogliamo inoltre ricordare che la maternità surrogata è un procedimento per il quale un ovulo fecondato in vitro viene impiantato per una gestazione in affitto nell’utero di un’altra donna al di fuori della coppia. L’utero in affitto è una pratica degradante per la donna. La donna, in questa pratica, viene ridotta a un mero “utero da affittare”. Si approfitta della debolezza di donne bisognose in paesi poveri per ottenere a tutti i costi un figlio, disinteressandosi delle conseguenze etiche ma anche psicologiche sulla donna che ha portato in grembo un bambino, che poi, nei fatti viene venduto alla coppia che ha pagato per la pratica di fecondazione eterologa tramite utero in affitto.
Inoltre anche le normali adozioni sono sottoposte a garanzie forti e alla valutazione di idoneità dei genitori. Invece con la maternità surrogata in nessun modo viene tutelato il diritto del bambino. Si fa prevalere Il desiderio di genitorialità che però non può mai prevalere sull’interesse del nascituro.

Il giudice di Milano arriva perfino a dichiarare nella sentenza che per quanto riguarda l’Italia «il concetto di genitorialità» si fonda ormai «sull’assunzione di responsabilità» e non più sull’essere padre e madre naturali.

Ancora una volta si cerca di affermare il “diritto” di avere un figlio costi quello che costi. Il desiderio giusto di un figlio non può diventare un diritto che calpesta quello del nascituro ad essere protetto e a vedere riconosciuto il suo diritto a vivere coi genitori biologici.

Con la fecondazione eterologa non si va a colmare un vuoto non voluto di un bambino orfano, come nelle adozioni; si crea invece un orfano in quanto si impedisce al bambino di conoscere e vivere con i genitori biologici che comunque esistono: il diritto del bambino è completamente scavalcato.

Ricordiamo che la grande novità della legge 40 è rappresentata proprio dal diritto riconosciuto del nascituro. Articolo 1: “Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”.
Ma nonostante una legge approvata dal parlamento italiano, istituzione a cui è affidato il ruolo legislativo, il giudice si è sentito autorizzato di cambiarne l’applicazione, violando il volere del legislatore che sarebbe invece chiamato a difendere e a far rispettare. Insomma l’ennesima dimostrazione della tentazione di certi magistrati di legiferare tramite sentenze creative.

Chi oggi continua ad attaccare per via giudiziaria questa legge vuole negare questo diritto di uguaglianza; sorprende ancora di più in un tale contesto anche la posizione di quei pro-life che attaccano la legge 40 che permette la pratica della fecondazione assistita, certo eticamente non accettabile, ma che al contempo ha salvato l’Italia da una deriva etica e nei fatti da una manipolazione assoluta della vita nascente, senza alcuna regola, senza alcun limite e senza tutela anche per la salute della donna. E’ facile verificare questa deriva dove i divieti imposti dalla legge 40 non ci sono: questo emerge anche da notizie come quella che stiamo commentando.

Rimaniamo in ogni caso contrari e consideriamo inaccettabile la compravendita di un bambino: preoccupa il sostanziale silenzio della società civile di fronte a violazioni così gravi delle nostre leggi e dei diritti dei bambini.


Cultura cattolica

giovedì 6 marzo 2014

LA NATURA PUBBLICA DELLA CHIESA

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA DEI
VESCOVI CATTOLICI DEGLI STATI UNITI D’AMERICA IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"
Sala del Concistoro Giovedì, 19 gennaio 2012

Cari Fratelli Vescovi,

       (...)             La testimonianza della Chiesa, dunque, è per sua natura pubblica: essa cerca di convincere proponendo argomenti razionali nella pubblica piazza. La legittima separazione tra Chiesa e Stato non può essere interpretata come se la Chiesa dovesse tacere su certe questioni, né come se lo Stato potesse scegliere di non coinvolgere, o essere coinvolto, dalla voce di credenti impegnati nel determinare i valori che dovranno forgiare il futuro della nazione.


Alla luce di queste considerazioni, è fondamentale che l’intera comunità cattolica negli Stati Uniti riesca a comprendere le gravi minacce alla testimonianza morale pubblica della Chiesa che presenta un secolarismo radicale, che trova sempre più espressione nelle sfere politiche e culturali. La gravità di tali minacce deve essere compresa con chiarezza a ogni livello della vita ecclesiale. 

Particolarmente preoccupanti sono certi tentativi fatti per limitare la libertà più apprezzata in America, la libertà di religione. Molti di voi hanno sottolineato che sono stati compiuti sforzi concertati per negare il diritto di obiezione di coscienza degli individui e delle istituzioni cattolici per quanto riguarda la cooperazione a pratiche intrinsecamente cattive. Altri mi hanno parlato di una preoccupante tendenza a ridurre la libertà di religione a una mera libertà di culto, senza garanzie per il rispetto della libertà di coscienza.

Qui, ancora una volta, vediamo la necessità di un laicato cattolico impegnato, articolato e ben preparato, dotato di un senso critico forte dinanzi alla cultura dominante e del coraggio di contrastare un secolarismo riduttivo che vorrebbe delegittimare la partecipazione della Chiesa al dibattito pubblico sulle questioni che determineranno la futura società americana. La preparazione di leader laici impegnati e la presentazione di un’articolazione convincente della visione cristiana dell’uomo e della società continuano a essere il compito principale della Chiesa nel vostro Paese; quali componenti essenziali della nuova evangelizzazione, queste preoccupazioni devono modellare la visione e gli obiettivi dei programmi catechetici a ogni livello. (...) 

CONVERTIRSI, NON CAMBIARE LA DOTTRINA

L’udienza generale del 5 marzo 2014 è caduta in una giornata dominata dalla pubblicazione simultanea sul Corriere della Sera e su La Nación di Buenos Aires di un’intervista a Papa Francesco di Ferruccio de Bortoli dove, più che trarre il bilancio di un anno di pontificato, il Pontefice risponde alle domande del giornalista su diverse questioni importanti e controverse. Ne emergono affermazioni molto importanti sulla necessità, quando si affrontano temi morali delicati, di schierarsi talora «contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale», esercitando la misericordia nelle situazioni concrete ma pensando più a convertirsi che a «cambiare la dottrina».

L’udienza del mercoledì delle ceneri è stata dedicata alla Quaresima, che può e deve diventare «un punto di svolta che può favorire in ciascuno di noi il cambiamento, la conversione: tutti noi abbiamo bisogno di migliorare … di cambiare per il bene e la Quaresima ci aiuta. E così, usciamo dalle abitudini stanche e dalla pigra assuefazione al male che ci insidia». Nel tempo di Quaresima la Chiesa ci rivolge due importanti inviti: «prendere più viva consapevolezza dell’opera redentrice di Cristo; vivere con più impegno il proprio Battesimo». «Da qui parte la nostra conversione: essa è la risposta riconoscente al mistero stupendo dell’amore di Dio. Quando noi vediamo questo amore che Dio ha per noi, sentiamo la voglia di avvicinarci a Lui e questa è la conversione».
Sì: dobbiamo convertirci, perché oggi ci abituiamo lentamente alla violenza, all’ingiustizia, «ci abituiamo a vivere in una società che pretende di fare a meno di Dio, nella quale i genitori non insegnano più ai figli a pregare né a farsi il segno della croce». «Questa assuefazione a comportamenti non cristiani e di comodo ci narcotizza il cuore!». Dunque, «la Quaresima giunge a noi come tempo provvidenziale per cambiare rotta, per recuperare la capacità di reagire di fronte alla realtà del male che sempre ci sfida. La Quaresima va vissuta come tempo di conversione».
Il tema della conversione emerge anche nell’intervista a de Bortoli, dove il Pontefice risponde a domande su molti e diversi argomenti. Anzitutto, Francesco affronta il ruolo del Papa emerito, Benedetto XVI. Ammette che si tratta di una situazione inedita, cui «non eravamo abituati». Tuttavia afferma con forza che «il Papa emerito non è una statua in un museo. È un’istituzione». Rivela che i due Papi si sono parlati, e «abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa». Papa Francesco vuole che Benedetto XVI lo consigli: come «i nonni, che con la loro sapienza, i loro consigli danno forza alla famiglia e non meritano di finire in una casa di riposo».
Naturalmente, alla fine – per quanto si consulti non solo con il Pontefice emerito, ma con i cardinali e i vescovi – «c’è un momento, quando si tratta di decidere, di mettere una firma, nel quale il Papa è solo con il suo senso di responsabilità». Collegialità non significa eversione dell’autorità del Papa. Francesco non ama le mitologie che lo dipingono «come una sorta di superman, una sorta di star», e alle «accuse di marxismo» di ambienti americani per certi passaggi della Evangelii gaudium risponde: «Non ho mai condiviso l’ideologia marxista, perché non è vera», pur affermando di avere conosciuto «brave persone» che si dicevano marxiste. Con riferimento all’iniziativa promossa da alcuni intellettuali che lo invitavano a rispondere alle accuse strumentali alla Chiesa in tema di preti pedofili, afferma con chiarezza che la Chiesa, in materia di lotta alla pedofilia «ha fatto tanto. Forse più di tutti». «Le statistiche sul fenomeno» mostrano che ci sono più abusi altrove. «La Chiesa cattolica è forse la sola istituzione pubblica a essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola a essere attaccata». Parole molto importanti, in perfetta sintonia con le ricerche e i dati dei sociologi che hanno studiato seriamente il tema.
Sulla povertà e la globalizzazione, Francesco rimanda alla Evangelii gaudium, e alla difesa delle radici di ogni popolo che deve conservare «la propria cultura» e non essere omologato in «un pensiero unico, un pensiero debole» universale, dominato e manipolato dal denaro e dai poteri forti. Il mondo, ripete dall’esortazione apostolica, non dev’essere una sfera, «nella quale ogni punto è equidistante dal centro e in cui quindi si perde la peculiarità dei popoli», ma un poliedro, con le sue facce tutte diverse, dove ogni popolo mantiene la sua identità. Sull’ecumenismo – forse con un occhio rivolto anche all’Ucraina – il Pontefice ribadisce la simpatia per le Chiese Ortodosse, con cui si può «camminare e lavorare insieme».
Sul tema delicato delle «molte famiglie separate in cui il progetto di vita comune è fallito», il Papa parla di «un lungo cammino» dove non ci si devono attendere soluzioni o svolte immediate, e dove – lo ha detto altre volte – si deve evitare di scadere nella «casistica». Ripete l’elogio alla relazione del cardinale Kasper al Concistoro straordinario sulla famiglia, ma invita a riflettere sul fatto che consta di cinque punti e tutti hanno parlato solo del quinto, sui secondi matrimoni, oggetto allo stesso Concistoro di una «discussione intensa» che non è certo terminata.
Stupirà qualcuno l’affermazione: «Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili», perché si tratta di un’espressione tipica di Benedetto XVI, con cui Francesco afferma di avere un dialogo continuo. Attenzione, però: Papa Francesco non ama questa espressione – ne aveva già fatto cenno in un’omelia di Santa Marta, il 18 novembre 2013 – non perché per lui i valori cari a Benedetto XVI siano negoziabili, ma perché pensa che nessun valore sia negoziabile. «I valori – afferma – sono valori e basta»: «per cui non capisco in che senso vi possano esser valori negoziabili». Il timore del Papa è che, una volta definiti alcuni valori come non negoziabili, gli altri siano considerati negoziabili e quindi di fatto abbandonati. Certamente non era questo l’intento di Benedetto XVI, ma le interpretazioni pretestuose ed erronee sono sempre possibili.
Il Papa afferma con franchezza: «Io non sono uno specialista negli argomenti bioetici. E temo che ogni mia frase possa essere equivocata». Si muove, quindi, con una certa abilità tra le domande insidiose del giornalista. Sulle unioni civili care a Matteo Renzi, afferma anzitutto con chiarezza che «il matrimonio è tra un uomo e una donna». Se poi gli «Stati laici» vogliono «regolare aspetti economici fra le persone, come ad esempio assicurare l’assistenza sanitaria» con «patti di convivenza di varia natura», allora «bisogna vedere i diversi casi e valutali nella loro varietà». La posizione sembra analoga a quella espressa ripetutamente per l’Italia dal cardinale Bagnasco: no a qualunque forma di simil-matrimonio, comunque chiamato, disponibilità a valutare caso per caso proposte relative ai diritti dei conviventi, che comunque nel nostro Paese – a differenza di altri, e il Papa non parla solo per l’Italia – sono in gran parte già garantiti.
A una domanda sul testamento biologico, il Papa risponde affermando di avere sempre consigliato «le cure palliative» e ricordando la dottrina della Chiesa sull’accanimento terapeutico. E quando il giornalista gli ricorda che il cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012) affermava che era venuto il momento di sbarazzarsi della Humanae vitae e aprire al controllo delle nascite, Francesco replica che, al contrario, di quell’enciclica «la genialità fu profetica: ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale, di opporsi al neo-malthusianesimo presente e futuro». Già il venerabile Paolo VI (1897-1978) «raccomandava ai confessori molta misericordia, attenzione alle situazioni concrete». Ma «la questione non è quella di cambiare la dottrina». Parole anche queste importanti, che valgono evidentemente per tutto il campo della morale, al di là della questione degli anticoncezionali. Parole che fanno bene alla Chiesa: ce n’era bisogno.

 Massimo Introvigne 
da lanuovabq

mercoledì 5 marzo 2014

MONDO PRO VITA: STRATEGIE CHIARE

Si avvicina la data del 3 maggio, giorno in cui al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum anche quest’anno si svolgerà il consueto convegno multidisciplinare che precede la Marcia Nazionale per la Vita. Se la difesa della vita umana, anche volendola limitare alla sola difesa della vita umana innocente, è tema che supera quello dell’aborto, è indubbio che l’aborto ne costituisca l'elemento centrale. La rinnovata vitalità delle istanze antiabortiste rende oggi più che mai necessario fare chiarezza su alcuni aspetti controversi.

UNA DOVEROSA E PRUDENTE PREMESSA
L’ideologo si accosta alla conoscenza del reale con la lente deformata della propria ideologia. E se il reale è discordante con le aspettative imposte dall’ideologia, non ha scrupoli a modificare i fatti. Il realista, invece, si accosta alla conoscenza della realtà così com’è. Noi vogliamo sforzarci di essere realisti, a tutti i costi. Il premio Nobel Alexis Carrel, convertito al cattolicesimo dopo avere assistito con i suoi occhi a Lourdes alla guarigione in pochi attimi di una giovane donna in fin di vita per una peritonite tubercolare, scrisse: «Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità; poca osservazione e molto ragionamento portano all'errore». Se si ragiona molto, ma conoscendo poco i dati, cioè con poca osservazione, è facile giungere all’errore.

Il 22 Maggio 1978 fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 194. Oltre a quella dell’onorevole Andreotti, tutte le firme apposte a quella legge sono di politici democristiani. Quella legge era stata preceduta da una esiziale sentenza (n. 27/1975) della Corte Costituzionale presieduta dal democristiano professor Bonifacio che recitava: «Non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi é già persona, come la madre, e la salvaguardia dell'embrione che persona deve ancora diventare».