Nel 1955
Vassilij Grossman, come tanti altri moscoviti, poté ammirare nel Museo Puskin
la Madonna Sistina, il celebre dipinto di Raffaello che era stato razziato
durante la guerra. Grossman era stato, in quegli anni, fra i più attenti
corrispondenti dal fronte russo tedesco; aveva visto le più terribili atrocità,
dai campi di concentramento nazisti ai gulag sovietici della Kolyma. La visione
di quel quadro lo turbò profondamente e gli ispirò un breve racconto, di
intensissima profondità, che è per tutti una
meditazione preziosa: "La Madonna a Treblinka".
Il titolo fu poi modificato in quello attuale: “La Madonna Sistina” pubblicato
nel volume: “Il bene sia con voi”, Adelphi.
Una
sola cosa mi preme dire: leggete e rileggete La
Madonna Sistina.
È UN DONO, UNA GRAZIA INEFFABILE E
MISTERIOSA.
LA MADONNA SISTINA
Dopo aver schiacciato e annientato l’esercito della Germania fascista, le
vittoriose truppe sovietiche hanno portato a Mosca alcuni quadri del museo di
Dresda. Questi quadri sono stati conservati sotto chiave per quasi dieci anni.
Nella primavera del 1955, il governo sovietico ha deciso di rimandare i quadri
a Dresda. Prima di rispedirli in Germania, si è deciso di mostrarli al pubblico
per novanta giorni.
E fu così che il 30 maggio 1955, di buon’ora in una fredda mattina, dopo aver
risalito la via Volkhonka lungo i cordoni con cui la milizia moscovita
convogliava le migliaia di persone che volevano vedere i quadri dei grandi
maestri, sono entrato nel museo Puskin, sono salito al primo piano e mi sono
avvicinato alla Madonna Sistina.
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Raffaello, La Madonna Sistina Dresda |
Fin dal primo sguardo c'è una cosa che si impone, immediatamente, prima di
tutto: è immortale. Ho compreso allora che prima di aver visto la Madonna
Sistina avevo usato con leggerezza una parola dal potere terribile, la parola
“immortalità”, ho capito che avevo confuso con l’immortalità la potente vita di
alcune, particolarmente sublimi, opere umane. E pieno di venerazione per
Rembrandt, per Beethoven e Tolstoji, ho capito che fra tutte le creazioni di
pennello, bulino o penna che avevano stupito il mio cuore e il mio spirito,
solo questo quadro di Raffaello non sarebbe morto, finché non fossero scomparsi
gli uomini. E che forse, fossero scomparsi loro, le altre creature che ne
avessero preso il loro posto sulla faccia della terra, lupi, ratti, orsi o
rondini, si sarebbero precipitati a quattro zampe o a colpi d’ala per venire a
vedere la Madonna…
Dodici generazioni hanno guardato questo quadro, un quinto dell’umanità vissuta
sulla terra a partire dall’inizio dei tempi storici fino ai giorni nostri.
È stato guardato da vecchi mendicanti e da imperatori d’Europa, da studenti, da
miliardari venuti da oltre gli oceani, da papi e da principi russi, è stato
guardato da vergini pure e da prostitute, da colonnelli di stato maggiore, da
ladri, da geni, da tessitori, da piloti di aeri da guerra e da istitutori, è
stato guardato dai buoni e dai cattivi.
Da quando questo quadro esiste, sono stati fondati imperi europei e coloniali e
sono crollati, è sorto il popolo americano, le fabbriche di Pittsburgh e di
Detroit, ci sono state rivoluzioni, e la struttura sociale del mondo è stata
trasformata… Da allora, l’umanità ha lasciato alle sue spalle le superstizioni
degli alchimisti, i telai dei tessitori; i bastimenti a vela e le diligenze, i
moschetti e le alabarde; è entrata nel secolo dei motori elettrici e delle
turbine, il secolo dei reattori atomici e delle reazioni termonucleari.Da
allora, Galileo ha scritto i sui Discorsi formulando la conoscenza dell’universo,
Newton ha scritto i Principia, Einstein Sull’elettrodinamica dei corpi in
movimento. Da allora, Rembrandt, Goethe, Beethoven, Dostoevskij e Tolstojhanno
reso più profonda la nostra anima e più bella la vita.
Ho visto una giovane madre tenere un bambino fra le sue braccia. Come posso
rendere la grazia squisita d’un melo, esile e delicato, che abbia appena dato
la sua prima mela, piena e bianca; la grazia d’un uccellino coi suoi pulcini
appena nati, o di una cerbiatta appena diventata madre…
La maternità e la
grazia di una ragazzina, quasi ancora bambina.
Questa grazia, dopo aver visto la Madonna Sistina, non si può più dire che sia
ineffabile o che sia misteriosa.
Nella sua Madonna Raffaello ha svelato il mistero della maternità e della sua
bellezza. Ma non è da questo che dipende l’inesauribile vitalità del suo
quadro. Dipende invece dal fatto che il corpo e il volto di questa giovane
donna sono la sua anima, ed è questa la ragione per cui la Madonna è così
bella. C’è in questa rappresentazione visiva dell’anima materna qualcosa di
inaccessibile alla consapevolezza umana.
Noi sappiamo che le reazioni termonucleari trasformano la materia in una
quantità di energia potentissima, ma non sappiamo rappresentarci il processo
inverso, come cioè avvenga che l’energia si trasformi in materia; e qui, ecco
la forza dello spirito, la maternità, cristallizzata e trasmutata in un’umile
Madonna.
La sua bellezza è strettamente connessa alla vita su questa terra. Lei è
democratica, umana; lei è inerente alla massa degli esseri umani – quelli dalla
pelle gialla, gli strabici, i gobbi dai lunghi nasi pallidi, i neri dai capelli
ricci e dalle grosse labbra – lei è universale. Lei è l’anima e lo specchio
dell’umano, e tutti quelli che la guardano vedono in lei l’umano: lei è
l’immagine dell’anima materna, ed è per questo che la sua bellezza è mista in
modo inestricabile, si confonde con la bellezza nascosta, indistruttibile e
profonda della vita che nasce all’essere – nelle cantine, nei granai, nei
palazzi e nei bassifondi.
A me pare che questa Madonna sia l’espressione più atea possibile della vita,
dell’umano senza alcuna partecipazione del divino.
C’erano istanti in cui mi è parso che esprimesse non solo l’umano, ma anche
qualcosa di inerente alla vita terrestre nel suo senso più ampio, il mondo
animale là dove negli occhi scuri della giumenta, della mucca o della cagna che
nutrono i loro piccoli si può vedere, o indovinare, l’ombra prodigiosa della
Madonna.

E più terrestre ancora mia pare sia il bambino che tiene fra le braccia. Il suo
viso sembra più adulto di quello di sua madre. Uno sguardo che è ad un tempo
triste e serio, si dirige ad un tempo diritto davanti a sé e dentro di sé, uno
sguardo capace di conoscere, di vedere il destino.
I loro volti sono tranquilli e tristi. Forse vedono il Golgota, la via di
polvere e sassi che vi conduce, e la croce, mostruosa, tozza e pesante, di
legno grezzo, che è destinata ad appoggiarsi a questa piccola spalla che per
ora non sente altro che il calore del seno materno…
Ed ecco che il cuore si serra, ma non è per l’angoscia, e non è per il dolore.
È afferrato da un sentimento nuovo, mai provato prima. È umano, eppure è nuovo,
questo sentimento è come se emergesse dalle salate e amare profondità
oceaniche, ed è talmente insolito che la sua novità fa venire il batticuore.
È ancora una volta una caratteristica unica di questo quadro.
Suscita qualcosa di nuovo, come se ai sette colori dello spettro se ne
aggiungesse un ottavo, ancora sconosciuto alla vista.
Perché non c’è paura sul viso della madre, e perché le sue dita non si
intrecciano intorno al corpo di suo figlio con una forza tale da impedire che
la morte le disserri; perché non vuole sottrarlo al suo destino?
Lei offre suo figlio al destino, non cerca di nasconderlo.
E il bambino non nasconde la faccia nel seno della madre. Anzi, è sul punto di
strapparsi alla sua stretta per andare incontro al suo destino sui suoi piccoli
piedi nudi.
Come spiegarlo, e come comprenderlo?
Sono un’unica cosa, e sono distinti. Vedono, sentono e pensano insieme, si
fondono l’uno nell’altra, ma tutto indica che si separeranno, che l’essenza
della loro comunione, della loro fusione è che si separeranno.
Succede che in certi momenti difficili siano proprio i bambini a sorprendere
gli adulti con il loro buon senso, la loro tranquillità, la loro
arrendevolezza. Di queste qualità bambini cristiani hanno dato prova nel corso
di carestie, figli di negozianti e di artigiani ebrei durante i pogrom di
Kichinev, figli di minatori, quando l’urlo della sirena annuncia che c'è stata
un’esplosione sotterranea.
Ciò che nell’uomo vi è di umano, va incontro al suo destino, e in ogni epoca
questo destino è particolare, è diverso da quello dell’epoca precedente. Ciò
che accomuna questi diversi destini è il fatto di essere tutti ugualmente
difficili…
Ma ciò che nell’uomo vi è di umano, ha continuato ad essere anche quando lo si
inchiodava alla croce, anche quando lo si torturava in prigione.
Continua a vivere, questo qualcosa, nelle cave di pietra, nel freddo a meno
cinquanta gradi, sui cantieri da macello della taiga, nelle trincee allagate di
Przemysl e di Verdun. Continua a vivere nell’esistenza monotona dei servi,
nella miseria delle lavandaie e delle donne di servizio, nella vana lotta
condotta contro il bisogno, fino all’esaurimento, nella fatica senza gioia
degli operai in fabbrica.
La Madonna con suo figlio fra le braccia, è ciò che c’è di umano nell’uomo, e
sta in questo la sua immortalità.
Guardando la Madonna Sistina, la nostra epoca prende coscienza del proprio
destino. Ogni epoca ha guardato questa donna con suo figlio nelle braccia, e
fra uomini di generazioni diverse, di popoli, razze e tempi diversi, nasce una
fraternità di una tenerezza commovente e dolorosa. L’uomo prende coscienza di
se stesso, della sua croce, e comprende improvvisamente il meraviglioso legame
che unisce tutte le epoche, il legame fra ciò che vive ora, e ciò che è stato,
e tutto ciò che sarà.