venerdì 29 aprile 2016

UN CARISMA DA RISCOPRIRE

 “OCCORRE LA FORZA DI
METTERSI CONTRO”

Tratto da : NON POSSIAMO TACERE (pag. 74-76)
Di Mangiarotti –Graziola


(omissis) 

Si tratta di cogliere anzitutto lo spirito (di don Giussani) che lo ha mosso, per poter capire bene anche la lettera delle sue singole affermazioni. Tenendo presente questo spirito si evita l’errore di interpretare male certi suoi giudizi storici: essi infatti oggi si possono facilmente applicare ad un oggetto sbagliato, fraintendendo completamente il loro significato originale. Lo si visto sopra parlando della sua opposizione alla riduzione del Cristianesimo ai valori: egli parlava dei ‘valori comuni’ imposti dal potere e non intendeva in nessun modo negare la necessità per i cristiani di battersi per la difesa dei valori inalienabili della legge di Dio. Anzi, tutto il suo richiamo a costituire comunità cristiane di ambiente (scuola, università, lavoro, quartiere, città, nazione) era sempre collegato all’esortazione al coraggio dell’annuncio pubblico della verità.
Strasbourg, Saint-Pierre-le-Jeune,XIV secolo

Per questo esisteva il ‘raggio’, cioè il raduno pubblico e aperto a tutti della comunità di ambiente per sfidare ciascuno ad un paragone con l’ideale cristiano. Per questo esistevano le ‘iniziative’, cioè i gesti pubblici della comunità di ambiente, quali convegni, conferenze, testimonianze, viaggi, libri, per favorire al massimo l’incontro con la gente e aiutarla a conoscere in modo vivo e integrale l’annuncio cristiano e il suo giudizio sulla realtà.

Il Movimento è nato per realizzare questa presenza là dove essa non c’era o dormiva o taceva. Don Giussani lo racconta con le sue parole, tratte da uno dei testi fondativi della realtà di Comunione e Liberazione: Il cammino al vero è un'esperienza (ed. SEI, Torino 1995) è una testimonianza già a tutti nota, ma si provi a fare attenzione ai termini precisi che in essa vengono usati:

“Durante un viaggio in treno verso il litorale adriatico attaccai discorso per caso con un manipolo di studenti. Li trovai paurosamente ignoranti circa la natura e lo scopo della vita cristiana e della Chiesa.
Pensai allora di dedicarmi alla ricostituzione di una testimonianza cristiana nell’ambiente scolastico in cui risultava di fatto assente una presenza cristiana e dove si era fatta invece pressante la battaglia anticattolica dei professori e dei gruppi portatori di idee e valori laicisti. (p. VIII)”
Egli specifica che non si trattava solo di riscoprire l’essenziale ‘teologico’ del Cristianesimo, ma anche ciò che esso produce come impegno culturale dentro l’ambiente: “La nostra decisione per l’essenziale produsse, senza programmi ma come immediato sviluppo di cultura e di energia affettiva, le piccole e grandi battaglie culturali in cui i giovani di GS si coinvolsero con generosità e coraggio: prima fra tutte quella citata per la libertà di educazione in un contesto ideologico ed ecclesiastico insensibile quando non ostile a ogni contestazione di quel tipo di involuta libertà di coscienza, e quindi di educazione ed espressività culturale, di cui oggi vediamo le gravi conseguenze e le più subdole applicazioni. (p. X)”

Affermando che “il richiamo cristiano deve essere deciso come gesto”, specificava una serie incalzante di osservazioni che smascherano senza pietà tutte le nostre ipocrisie e indicano una strada inequivocabile:

1) La prima condizione per raggiungere tutti è una iniziativa chiara di fronte a chiunque.
2) Può essere illusione ambiguamente coltivata quella di introdursi nell’ambiente o di proporsi alle persone con una indecisione tale da sminuire il richiamo, nel timore che il suo urto contro la mentalità corrente indisponga gli altri verso di noi, e crei insormontabili incomprensioni e solitudini. Si possono così cercare, magari con ansiosa scaltrezza, accomodamenti e camuffamenti che rischiano troppo facilmente di
rappresentare dei compromessi dai quali è poi assai arduo liberarsi.
3) Non dobbiamo dimenticarci che questa «mentalità corrente» non esiste solo al di fuori di noi, ma ci permea fin nel profondo. Per cui l’indecisione nell’affrontarla può costituire una posizione rovinosa per noi stessi.
4) Per essere onesti, ad un certo momento occorre porsi di fronte ai problemi seri, non solo nell’ambito interiore della propria coscienza, ma anche nel dialogo con gli altri.
5) Per questo occorre la forza di mettersi contro, che è quanto Cristo ci ha chiesto per farci entrare nel Regno: «Chi avrà avuto vergogna di me di fronte agli uomini, anch’io avrò vergogna di lui di fronte al Padre mio».
6) Forza, cioè coraggio («virtus», in latino): in fondo ciò che occorre è un po’ di quella virtù con cui Matteo, Zaccheo e la Maddalena affermarono la loro scoperta cristiana di fronte all’ambiente in cui erano immersi. O, se si vuole, ciò che occorre è rinnovare la testimonianza di Stefano di fronte al Sinedrio: sfidare l’opinione di tutti per seguire Gesù (pp. 5-6).

Affermando poi che “il richiamo cristiano deve essere integrale nelle dimensioni”, spiegava proprio ciò che sopra abbiamo cercato di dimostrare con le nostre povere parole, cioè che è esattamente una autentica vita cristiana che per poter essere tale esige di non perdere la sua dimensione culturale, vale a dire la capacità di annunciare tutta la verità insegnata da Cristo.

Ecco alcuni dei punti del capitolo dedicato a questo argomento:
“3) Affinché un gesto sia completo occorre che abbia tutte le sue dimensioni fondamentali: quelle che definiscono con precisione e fedeltà il suo volto vero.
4) Oscurare o trascurare qualcuna delle dimensioni che il gesto deve avere come sua natura e suo destino, sarebbe fare di quel suo volto una maschera, cioè una illusione se non una menzogna. L’integralità delle dimensioni in un gesto non è semplicemente questione di ricchezza o di pienezza, ma è una questione addirittura di vita o di morte per il gesto stesso; poiché senza l’impostazione almeno implicita di tutte le sue fondamentali dimensioni, il gesto non è povero, ma addirittura manca di verità, è contraddittorio alla sua natura, è ingiusto.
5) Le dimensioni naturali di un gesto sono profondamente legate tra di loro. Così, quanto più intensamente se ne vive una, tanto più ci si rende disponibili a vivere le altre.
Le dimensioni del richiamo cristiano sono: - cultura – carità - cattolicità. (pp. 12-13)”

Occorre la forza di mettersi contro la mentalità corrente, di sfidare l’opinione di tutti per seguire Gesù, di non privare l’esperienza cristiana della sua dimensione culturale. E’ impossibile non cogliere la grandezza di questo carisma, sia in queste parole chiare e nette, sia nella storia che esse hanno generato dentro la società. Il Movimento non può rinnegare tutto questo: è per esso stesso una questione di vita o di morte.

E non è solo una questione ciellina. Ciò che don Giussani ha insegnato e testimoniato per poter vivere la presenza cristiana dentro il mondo di oggi è stato riconosciuto dalla Chiesa come un carisma donato dallo Spirito Santo per il bene di tutta la Chiesa medesima e dell’umanità. Eppure ancora oggi questo metodo viene rifiutato da moltissimi cristiani perché ‘ciellino’ o ‘integralista’, e si cerca di sostituire ad esso una serie interminabile di
piani e progetti umani il cui esito è sotto gli occhi di tutti.

Il mondo di oggi non può incontrare Cristo se i cristiani non accettano di mettersi insieme in ogni ambiente in cui si trovano per vivere la fede nella sua integralità e per fare tutto ciò pubblicamente. Gli uomini attendono disperatamente questa carità da parte nostra, anche quando sembrano odiarla: dovranno attendere ancora a lungo?
 Continueranno ancora per molto tempo i cristiani ad essere invisibili negli ambienti in cui l’uomo moderno forma se stesso, la sua cultura, la sua esistenza, la sua missione? Si rifiuteranno i discepoli di Cristo ancora per altri decenni di mettersi insieme e di proporre a tutti la vita nuova e la cultura nuova che a loro sono state donate?

Noi umilmente ma convintamente crediamo che don Giussani, il cui processo di beatificazione è in corso, un giorno giungerà agli onori degli altari: possa egli dal Cielo urgere perché i cristiani abbiano il coraggio di compiere al più presto la loro missione.

Tratto da : NON POSSIAMO TACERE (pag. 74-76)
Di Mangiarotti –Graziola

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