lunedì 30 maggio 2022

COME BRUXELLES TRATTA LA POLONIA: ESEMPIO DI (DIS)UNIONE EUROPEA

Perfino in tempo di guerra le imposizioni del cosiddetto” stato di diritto” agli Stati europei dell’Est prevalgono sulla straordinaria generosità che Varsavia ha mostrato nell’accogliere più della metà degli ucraini in fuga dall’invasione russa.  

(…) Dalla ‘famiglia europea’ si vorrebbe estromettere anche la Polonia, privata dei soldi del Next Generation EU perché colpevole anche lei (come l’Ungheria) di ‘leso stato di diritto’ a causa della sua riforma dell’ordinamento giudiziario.).

È la stessa Polonia che Federico Fubini, alieno da simpatie ‘sovraniste’, sull’ancor meno ‘sovranista’ Corriere della Sera dell’11 maggio scorso, ha indicato quale esempio di accoglienza e generosità: 3,2 milioni di profughi ucraini accolti, curati, nutriti e alloggiati sul territorio polacco nel giro di poche settimane (come se è in Italia fosse accaduto lo stesso con 5 milioni di persone); tre polacchi su quattro hanno donato beni ai rifugiati, due su tre denaro, e il 40% è consapevole che i rifugiati resteranno sul suolo della Polonia.

Il tutto accade senza che Varsavia riceva alcun sostegno economico dalla UE: quel’Unione che, come ricorda il premier polacco Morawiecki, ha corrisposto 6 miliardi di euro a Erdogan perché trattenesse nei confini turchi i profughi siriani, poi nega qualsiasi aiuto a chi subisce un impatto più grave e pesante, all’interno dei confini europei.

La Polonia è rimasta senza il gas russo perché non intende pagarlo in rubli, nel rispetto delle sanzioni UE in materia bancaria contro la Federazione Russa, mentre l’ostruzionismo di Francia, Germania ed Italia non fa neppure porre all’ordine del giorno la sua (della Polonia) richiesta di estendere tali sanzioni sulle forniture energetiche non solo al petrolio ma anche al gas.

Qual è, dunque, il criterio per giudicare europeo uno Stato membro, meritevole di rimanerlo, o che voglia diventarlo?

Siamo sicuri che faccia parte dello stato di diritto la pretesa di svincolarsi dalla pari considerazione della sovranità di tutti gli Stati membri per “sottrarsi alla schiavitù della unanimità”, che altro non è se non l’altra faccia della democrazia fra gli Stati, e che per farlo si possa ricorrere anche all’aggiramento dei Trattati, che sono invece il fondamento dell’Unione e la garanzia del patto fondativo della solidarietà fra i suoi aderenti?

Anche così si induce Putin a trovare argomenti che nella sua prospettiva giustifichino l’‘operazione militare speciale’, come conseguenza dell’aggressione dell’Occidente, inteso come liberaldemocrazia postmoderna, frutto decomposto della crisi della civiltà cristiana, che a suo tempo aveva trasformato una penisola asiatica nel continente europeo, e poi animato e costituito la ‘Magna Europa’ in tutti i luoghi in cui l’uomo europeo ‘occidentale’ l’aveva esportata.

La guerra in Ucraina ci impone di interrogarci, prima di tutto, su chi siamo e, solo dopo, sul che fare.    

 

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