sabato 4 agosto 2012

LA CARCERAZIONE PREVENTIVA? MEGLIO PARLARE DEI CANI.

INSIPIENZA  E  MALAFEDE DELLA POLITICA  E DI CHI "AMMINISTRA " LA GIUSTIZIA

di Antonio Simone
Tratto da Tempi il 02-08-2012

«Mi permetto di fare alcune precisazioni (…) in merito alla carcerazione preventiva e all’istituto del giudizio immediato che moltiplica per due, per tre, per quattro il periodo di custodia cautelare in carcere prima di una condanna definitiva oppure prima dell’Assoluzione». Scrive così Antonio Simone – di cui tempi.it pubblica le lettere da San Vittore da mesi – in un articolo pubblicato oggi dal Foglio. «Eppure la Corte europea aveva sentenziato che “il termine tortura designa qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore e sofferenze acute, fisiche e psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla o esercitare pressioni su di lei”. Aggiungo facendo leva su affetti interrotti bruscamente fuori dalle mura carcerarie. È quanto succede nel nostro amato paese».

«La carcerazione preventiva – continua – è un rimedio primitivo che produce una condizione personale tremenda, talvolta orribile». Secondo Simone, sono due le patologie «gravi e inaccettabili» che spingono i magistrati ad abusare della custodia cautelare: «L’intento di “indurre” l’indagato a confessare, magari chiamando in correità altri soggetti, e quello di infliggergli di fatto una pena che probabilmente all’esito del giusto processo non sconterebbe. Ma dove è andato a finire l’articolo 13 della Carta costituzionale, sempre invocata dai moralisti giustizialisti? Lì viene proclamata l’intangibilità della libertà personale vietando ogni forma di violenza nei confronti dei detenuti, figuriamoci nei confronti di un presunto innocente in carcerazione preventiva, rinchiuso nelle fetide, maleodoranti patrie galere, tagliato dal mondo, cancellato dall’anagrafe, in attesa di un “giusto giudizio”, e rinchiuso in alcuni casi non rari, purtroppo, secondo schemi e teoremi accusatori partoriti da menti perverse, teoremi e schemi in alcuni casi fantasiosi, faziosi, colmi di preconcetti, di ideologia, di interpretazioni distorte della realtà».

La carcerazione preventiva, nata in origine «per essere applicata e richiesta dal pm entro e non oltre 90 giorni dall’iscrizione nel registro degli indagati della persona sottoposta a indagini quando esistevano gravi indizi anzi prove certe di colpevolezza, oggi, a far data dal 2008 per effetto di un emendamento stupido e atroce del Pdl e della Lega, si applica anche quando un individuo sotto indagine da mesi e mesi viene arrestato e qualche giorno prima rispetto alla scadenza dei termini di custodia cautelare viene richiesto dal pubblico ministero e avallato ovviamente dal gip il giudizio immediato, e così si raddoppiano i termini della custodia cautelare e della tortura. Si agisce così a consolidare il potere ricattatorio sugli indagati che non solo scontano una pena preventiva abnorme ma subiscono il raddoppio dei termini custoditali che normalmente comportano l’assurda situazione detentiva in carcere nella fase processuale e dibattimentale contro ogni norma».

E ancora: «Immaginiamo la lesione del diritto alla difesa dei casi di presunti reati finanziari dove necessita per l’indagato la consultazione, la ricerca di scritture contabili, atti giuridici, contabili, contratti di impossibile consultazione nelle tetre celle di 7 mq. condivise da 6 persone che devono “brandizzarsi” per poter coabitare ventiquattro ore al giorno contemporaneamente in tali angusti spazi, più angusti rispetto anche ai rapporti aereoilluminati minimi previsti per legge e per i maiali. Solamente l’insipienza politica circa i contenuti di una giustizia scandalosa e la malafede di taluni organi della magistratura, generano mostri giudiziari e giuridici degni delle peggiori dittature, altro che Stalin e Cina popolare degli anni di Mao!».

«Cari amici, (…) qui continuiamo a parlare giustamente di scudo anti spread, di euro, (…) però giustamente dimentichiamo di rendere coerenti le legislazioni nazionali ai dettami della Corte europea in materia di diritti minimi dell’uomo! Ma come facilmente e quotidianamente si può appurare tale problematica è inesistente sugli ordini del giorno del Parlamento italiano e del governo ed è inesistente sugli organi di stampa, dove invece abbondano pagine e pagine sulla situazione dei nostri amati cani».

COMUNIONE E LIBERAZIONE COME L’AZIONE CATTOLICA?


C’è chi sostiene che è lì che Julián Carrón, il prete spagnolo che ha le redini del movimento fondato da don Luigi Giussani, sta portando Cl. (…)

Un mutamento di rotta che porterebbe CL verso i lidi un tempo “maledetti” della cosiddetta scelta religiosa. Una scelta che portò negli anni Sessanta i cattolici ad abbandonare il collateralismo politico con il partito della Dc nel nome di un libero impegno dei laici e anche, di fatto, nel nome di una fuga dei cattolici nelle sagrestie che Cl non ha mai amato. (Una fuga che ha contribuito in modo determinante alla scristianizzazione dell’Italia. nota del Blog)

C’è chi dice che nei prossimi mesi Carrón sia pronto a ufficializzare il passo indietro. E’ così? Giancarlo Cesana, leader storico di Cl e già capo del defunto Movimento popolare, dice di “no”. (…)

Già, eppure la base non pare tranquilla. Da oltre tre mesi Antonio Simone è in carcere senza ancora una condanna. Gli organi ufficiali di Cl non ne parlano, seppure Simone non sia uno qualunque. Con Formigoni salì nel 1973 sul palco del Palalido di Milano per aprire la strada al Movimento popolare e fa parte del gruppo di responsabili di Cl della Lombardia.

Non parlarne, far finta che in qualche modo non esista, non è un arretramento? Risponde per tutti un vescovo nato e cresciuto in Cl, Luigi Negri. Dice: “Non so cosa significhi esattamente non parlarne. Io ne parlo. Tanto che gli ho scritto una lettera pubblicata su Tempi in cui, poche ore dopo che aveva ventilato l’ipotesi del suicidio, gli ho detto testuale di stare dalla sua parte, che ‘le vicende possono essere complesse, contraddittorie, e si possono manifestare attorno a noi atteggiamenti ingiustificabili, ma sappi che, nel profondo di ogni fatica e di ogni ingiustizia, c’è un appello personale di Gesù Cristo ad amarlo e a seguirlo incondizionatamente’”.

Parole accorate che hanno sollevato un popolo: più di 4 mila persone hanno firmato la lettera, un atteggiamento in qualche modo diverso da quello più prudente della leadership ciellina. Sul tema è intervenuto anche l’ex presidente della regione Piero Bassetti (ha sostenuto Pisapia alle recenti amministrative) che ha difeso anche Formigoni dando dello “stronzo” a chi ne chiede le dimissioni.

Sostegni non secondari che probabilmente sono serviti anche a convincere gli organizzatori del Meeting di fine agosto a non avere paura e cioè a invitare Formigoni “nonostante tutto”.



Comunque sia, che si tratti di semplice prudenza o più propriamente di una scelta verso un arretramento dalle battaglie di sempre, un dato certo c’è: il dibattito interno è accorato. E la chiusura avvenuta in queste ore della rivista 30Giorni – mai riconosciuta come ufficiale da Cl seppure condotta da diversi ciellini vicini a Giulio Androtti, il principe della commistione tra fede e politica – altro non suona se non come un segno dei tempi.



da Paolo Rodari
Tratto da Il Foglio del 27 luglio 2012
Tramite il blog PalazzoApostolico.it

giovedì 2 agosto 2012

A DISPERATE NEED FOR TRUE EDUCATION


Again on Friday we witnessed another massacre, this time played out in a movie theater.

Much could be said of this latest of what are becoming “normal” tragedies, but one aspect particularly grabbed our attention. On July 20th, the Washington Post made this report of the perpetrator:

 Holmes, 24, had shown scholarly promise.… He’d earned a merit scholarship out of high school…. He had graduated from college with honors. …He’d gone to graduate school at the University of Colorado at Denver.



And on the same day the AP reported, “‘In academic achievement, he was at the top of the top,’ recalled [University of California] Riverside Chancellor Timothy P. White.”

In short, by most standards, Mr. Holmes would be considered a highly educated young man.



These facts, along with the memory of the shootings in Columbine High School and Virginia Tech, beg the questions: What does it mean to educate and what does it mean to be educated? Does attending top-notch schools, achieving outstanding test scores, participating in extra-curricular activities, and all that we commonly associate with a good education guarantee that one is educated?



We do not aim these questions first and foremost at educational institutions, or at the educational system. On the contrary, we hold that every American adult must face these questions, since the challenge of education regards the handing on of what a society holds to be most valuable to new generations.



We affirm that every educational endeavor has its foundation in the hypothesis it offers young people for the reason for their existence. It seems to us that almost universally we now offer young people the achievement of success as the most trusted hypothesis for the reason to live.



We find this hypothesis terribly insufficient for equipping young people adequately for life.



Real education means an introduction to all of reality and most importantly to its overall meaning, as Luigi Giussani points out in his book, The Risk of Education. Only by re-evaluating what we offer to young people regarding the meaning of all of reality, including the meaning of their own lives, can we begin to authentically face the root of such recurrent tragedies. For this reason, we urgently invite anyone of good will to engage with us in the attempt to rediscover the essence of a truly human education.



Communion and Liberation

Educazione: la vecchia, nuova sfida

lug 29, 2012 by MD

Parto da un volantino, che potrete leggere qui, http://www.clonline.us/flyer/Aurora%20CO%20shooting%20flyer.pdf scritto da amici Americani. Lo spunto da cui nasce il volantino è la tragedia verificatasi presso il cinema Aurora, alla prima del film Batman, dove il 24enne James Holmes, ha sparato alla cieca uccidendo 12 persone, compresi bambini, e ferendone più di 50. James era considerato un ragazzo educato, stava frequentando il dottorato alla University of Colorado, si era laureato a pieni voti e corrispondeva al prototipo del bravo ragazzo, conforme all’idea di riuscita della società.

E allora perché è arrivato a compiere un gesto così assurdo? Sorge una domanda: cos’é l’educazione e cosa vuol dire essere educati? Educare deriva dal verbo latino educere, che significa letteralmente tirare fuori, far emergere. L’uomo diventa uomo se viene educato al senso ultimo dell’esistenza, come ci ricorda Giussanni ne ‘Il rischio educativo’. Quello di cui l’uomo ha bisogno non può passare per un nozionismo ben strutturato o per un buon coinvolgimento alle attività extracurriculari. Ha bisogno di un maestro, di uno che abbia un’ ipotesi sulla propria vita.

Le scuole sono nate storicamente per questo motivo, ed è per la medesima ragione che continuano a nascere istituzioni private che accompagnano quelle statali statali in questo difficile e affascinate compito e lo fanno spesso in maniera brillante. Sono 1736 i bambini che, solo nel comune di Bologna, frequentano scuole materne private e paritarie. Perché esponenti della SEL e del movimento 5 stelle vogliono fare un referendum per abolire i finanziamenti a tali istituti, il che renderebbe ancora più difficile il protrarsi della loro esistenza? La libertà di educazione é un diritto e dobbiamo lottare perché non sia l’ideologia a prevalere, ma la decisione di perseguire il bene comune. La sfida purtroppo non è relegata al solo comune di Bologna, ma anche dal ministero della pubblica istruzione sono stati previsti tagli del 50% alle scuole paritarie, comunali e private. Come spiega nell’articolo l’Onorevole Toccafondi, questa scelta, non é solo sbagliata eticamente, ma priva di fondamento economico http://www.tracce.it/default.asp?id=345&id_n=29544.



QUINDICI MINUTI CON UN PRETE



CULTURA E MISSIONE E IL CROCEVIA



DIECI LEZIONI DI DON AGOSTINO TISSELLI

Lezioni sul Catechismo della Chiesa Cattolica.

Nona  lezione

Parte IV sezione prima capitolo secondo


Vedi nei link in alto a destra

A PROPOSITO DI TRAPPOLONI


Leggo  le dichiarazioni dei politici dell’Udc, tutti d’accordo, senza eccezioni, con Pierferdinando Casini sul fatto che i temi etici devono rimanere fuori dalle alleanze elettorali.
Ma quello che propone l’UdC è altro: l’UdC vuole fare un accordo SOLO con il Pd per vincere le elezioni (accordo che potrebbe includere anche Vendola) e per farlo l’unico ostacolo sono i temi etici, che per questo Casini dice di voler tenere fuori dal programma governativo. Ma Bersani non esclude proprio niente: per esempio, ha già messo in programma il riconoscimento delle unioni omosessuali “alla tedesca”, quelle che piacciono tanto a Paola Concia, la deputata Pd omosessuale che proprio in Germania si è “sposata” con la sua convivente.
I cattolici dell’UdC quindi si stanno preparando a fare le foglie di fico: saranno liberi di fare invettive pazzesche contro il matrimonio gay (che non lo vuole neanche Bersani, perchè dovrebbe cambiare la costituzione per farlo), e magari voteranno pure contro il riconoscimento delle convivenze omosessuali, ma si troveranno in minoranza, e non metteranno mai in discussione la loro appartenenza alla maggioranza di governo, per questi temi, una maggioranza che loro stessi hanno contribuito a costruire e che avrà i numeri per approvare quel che vuole.
Non è comunque, una novità per l’UdC: già in Piemonte hanno tranquillamente appoggiato la Bresso (Pd area radicale), e in Lombardia Pisapia, a Napoli De Magistris … di che sorprendersi? Ma allora smettetela di porvi come riferimento per i cattolici.
Siete un partito di centro, punto e basta, senza più altre connotazioni. Un partito che fa l’interesse del suo leader e non dei cattolici italiani.
da Strano Cristiano

domenica 29 luglio 2012

ELIMINATE FORMIGONI


Di Gianfranco AMATO

Eliminate Formigoni! L’ordine è partito da tempo. Micidiale. Come quelli lanciati da Lavrentij Pavlovič Berija, il potentissimo capo della polizia segreta stalinista, un cinico e crudele confezionatore di falsi dossier, esperto nell’arte raffinatissima di rimestare nel fango, utilizzare il braccio armato dei pubblici ministeri e dirigere sapientemente l’informazione giornalistica.

Nonostante siano trascorsi più di settant’anni, i metodi, mutatis mutandis, non sembrano essere passati di moda. I mandanti, invece, non appaiono sempre facilmente identificabili, e amano agire nella penombra. Scherani e sicari, al contrario, non hanno paura di mostrarsi pubblicamente e di porre la propria firma sotto il corsivo di un quotidiano che conta.


Quattro sono i buoni motivi per eliminare il Presidente della Regione Lombardia.
1) Formigoni per ben quattro volte si è sottoposto al giudizio elettorale del popolo, e per tutte le quattro volte è stato acclamato vincitore con percentuali di consenso inossidabili. Tutto ciò appare inaudito e inconcepibile per chi, come ai tempi di Berija, nutre un profondo disprezzo per il popolo, salvo poi ergersi a suo paladino e tutore. Del resto, lo stesso Berija presiedeva il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni (NKVD), l’organismo che vigilava, sorvegliava e difendeva la sicurezza del popolo. Con i metodi ben noti.


2) Formigoni guida una Regione che è considerata, anche dai nemici, seppur obtorto collo, un modello d’eccellenza. E’ bravo, forse il migliore, e inattaccabile dal punto di vista della gestione amministrativa, brillando, tra l’altro, in uno dei settori più delicati e più importanti per il bene comune, qual è quello della sanità. Per questo è odiato. Evidenzia disfunzioni altrui, costituisce un parametro di valutazione, introduce criteri meritocratici nella pubblica amministrazione, in un ambito, cioè, in cui essi sono stati da sempre banditi per colpa di una cultura di sinistra egualitaria e stracciona. Anche in questo odio i nemici di Formigoni scimmiottano i metodi del loro antico maestro Berija, noto per il disprezzo nei confronti di tutti coloro che riuscivano ad emergere per intelligenza, carattere, cultura.
Al momento giusto arrivava sempre un dossier, un pubblico ministero, la Pravda, un processo farsa e, olé, il gioco era fatto. Una vittima illustre fu Grigory Ordzhonikidze, dirigente che si distinse dagli altri leader del Cremlino, ridotti a grigi burocrati e meri esecutori degli ordini di Stalin, perché intelligente, sincero, con tendenze democratiche, leale verso i compagni e avversario feroce di ogni forma di menzogna l’ipocrisia. E’ finito stritolato dagli intrighi e le macchinazioni del NKVD.


3) Formigoni ha tutti i numeri per assumere un ruolo politico preminente a livello nazionale. E ciò è ritenuto pericolosissimo dai suoi nemici, perché il Presidente della Lombardia sarebbe perfettamente in grado di interpretare e rappresentare quel Volksgeist cattolico, mortalmente inviso alle potentissime lobby del politically correct. Per questo deve fare la fine che Lavrentij Pavlovič Berija destinava a tutti coloro che minacciavano di fare ombra al Capo.


4) Formigoni è un cattolico in fasce, anzi un embrione di cattolico, se il parametro dell’essere “adulti” è costituito dal soi-disant cattolicesimo democratico in salsa prodiana dell’onorevole Rosy Bindi. Formigoni è un papista, uno che crede davvero nei ratzingeriani valori non negoziabili, uno che prende sul serio il Magistero della Chiesa Cattolica, uno capace di difendere la vita, la famiglia e la libertà d’educazione, uno che ha ripescato il concetto di sussidiarietà dal vocabolario ottocentesco di Leone XIII, uno che ha attaccato le unioni gay invitando i cattolici del PD ad uscire dal partito, uno che ha pensato di vivere la propria fede in modo integrale e totalizzante al punto di far parte dei memores Domini. Insomma, una bestemmia per quel groviglio di interessi e poteri che va dal mondialismo economico all’europeismo massonico, dal radicalismo chic all’anticlericalismo politicamente corretto, dallo statalismo accentratore all’assistenzialismo paternalista, dalle lobby eugenetiche agli interessati imprenditori della dolce morte, dai potentissimi gruppi omosessuali alle consorterie libertarie anticristiane. Tutti uniti da un unico comune denominatore: l’odio viscerale verso tutto ciò ha il vago sentore di cattolico. Del resto, per tornare al passato, nella sistematica persecuzione della religione come “oppio dei popoli”, il nostro Berija si distinse per il particolare accanimento contro «il cattolicesimo romano papista». La lotta contro la Santa Sede divenne oggetto di un vero e proprio piano strategico del NKVD, in cui si evidenziava il «carattere reazionario, antipopolare dei Vescovi romani», bollati come «anticristiani, antidemocratici e antinazionali». Stalin in persona, nel dicembre 1943, chiese a Berija un rapporto dettagliato sulla «situazione delle Chiese cattolico-romane» nel territorio sovietico, stabilendo che di esse avrebbero dovuto occuparsi gli Agenti dei Servizi di sicurezza e il Soviet per gli Affari dei culti religiosi, appositamente costituito nella successiva estate del 1944.

Quello che sta accadendo oggi a Roberto Formigoni non può non interrogare la coscienza di tutti i cattolici italiani.

Sta a loro scegliere. Possono decidere di difendere l’unica esperienza politico-istituzionale del nostro Paese in cui si opera con successo per il bene comune, e si consente uno spazio culturale a quei principi e a quei valori in cui gli stessi cattolici si riconoscono. Oppure, possono decidere di capitolare, consegnando quell’esperienza a chi fino ad oggi ha dimostrato una disastrosa capacità di gestione, ma soprattutto a chi oggi sta attuando a tappe forzate una vera e propria kulturkampf contro quei principi e quei valori in cui gli stessi cattolici si riconoscono. Non c’è molto tempo per reagire, e questo è uno di quei momenti storici in cui tutti sono chiamati a fare una chiara e netta scelta di campo. Ciò che è in gioco è infinitamente più grande del destino personale e politico di Roberto Formigoni.


Chiudo con un’esperienza personale. Nel 2007 mi trovavo a Londra invitato ad un convegno pro-life in cui vi erano persone provenienti da varie parti d’Europa. Con mia somma sorpresa, molti dei presenti cominciarono a chiedermi di Mister Formigoni. Lì per lì non riuscivo a comprendere il motivo della notorietà internazionale del Presidente della Lombardia in quel contesto, fino a quando qualcuno cominciò ad esternarmi la sua piena ammirazione nei confronti di un governatore che era riuscito a far approvare un regolamento per dare sepoltura e funerale ai corpi straziati dei bimbi abortiti. Per loro una tale idea era fantapolitica. Continuavano a ripetermi: «How lucky you are to have such nice politicians», come siete fortunati ad avere simili politici in Italia. Simon Calvert del Christian Institute mi confessò che da loro, in Gran Bretagna, uno come Formigoni non avrebbe potuto sopravvivere politicamente più di un quarto d’ora. Da noi ha resistito per quasi vent’anni, e ora vorrebbero farlo uscire di scena, senza la fisiologia del voto democratico, ma semplicemente con un golpe mediatico-giudiziario a suon di dossier appositamente confezionati, nel miglior stile di Lavrentij Pavlovič Berija.


Non consentiamoglielo. Anche perché i cristiani d’Europa ci guardano, e non meritano di essere delusi.

L'IDEOLOGIA DEL GENDER FARA' PIU' DANNI DEL MARXISMO

L’ideologia del “gender” «farà sicuramente più danni del marxismo».

 Lo ha messo nero su bianco monsignor Tony Anatrella, psicanalista di fama internazionale, specialista in psichiatria sociale, docente alle libere Facoltà di filosofia e psicologia di Parigi e al Collège des Bernardins, oltre che consultore del Pontificio consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute. Il suo ultimo libro, La teoria del “gender” e l’origine dell’omosessualità, appena pubblicato da San Paolo, Anatrella lo ha scritto proprio per mettere in guardia dalle conseguenze – esistenziali e sociali – della teoria che nega la differenza sessuale fra l’uomo e la donna.
Monsignore, cosa può accadere a uomini che crescono incerti delle differenze che vedono
Ora non si vedono ancora le conseguenze della negazione della differenza sessuale, ma tra una ventina d’anni sarà chiaro: se si va avanti così assisteremo a crisi identitarie gravi, al diffondersi di problemi mentali. La realtà sarà confusa con l’immaginazione e niente verrà più percepito come stabile. Un’incertezza cronica è poi la madre di comportamenti violenti. Il bambino cresce sano e sicuro quando interiorizza la differenza sessuale. Ma è un conflitto accettarla. Se la mentalità lo spinge a non accettare la differenza è più facile che, come accade all’omosessuale, questo cresca depresso, insicuro e incapace di accettare la diversità. I gravi danni psicologici provocati dai divorzi che oggi constatiamo non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia del gender sulle generazioni future.
Lei parla di una crescente diffusione di comportamenti omosessuali. È dovuta solo all’accettazione di questo modello come normale o anche alla prevalenza di una mentalità narcisistica?
Diciamo che la mentalità narcisistica, che rifiuta l’alterità come elemento necessario al compimento dell’uomo, favorisce l’omosessualità. Aumentano i comportamenti omosessuali perché la società, anziché favorire l’accettazione umana del proprio sesso prima e di quello opposto poi, favorisce la regressione alla fase infantile della sessualità in cui non si riconosce l’alterità come positiva. Ma se il bambino non è aiutato a uscire da se stesso e a superare le fasi infantili, come quella anale ad esempio, può incorrere in problemi molto seri: oltre a quello dell’omosessualità ci sono l’alcol, la droga, la bulimia e molti altri.

L’omosessualità dunque non ha un’origine fisiologica, neurologica o genetica?
Ormai tutti gli studi concordano nell’affermare che è un disturbo della psiche, come già sosteneva Sigmund Freud. L’uomo e la donna sviluppano la propria psicologia interiorizzando il proprio corpo sessuato durante l’infanzia e l’adolescenza. Quando questo non accade, i soggetti non accettano il proprio corpo reale rappresentandone uno che non corrisponde alla loro realtà personale: il corpo immaginato è diverso dal corpo reale.
L’omosessuale, si legge nel suo libro, è possessivo, nel rapporto con l’altro cerca di riempire una mancanza ed è incapace di donarsi. Come può allora la Chiesa chiedergli di vivere nella castità?
La Chiesa afferma che le pratiche sessuali tra persone dello stesso sesso sono atti intrinsecamente disordinati perché l’omosessuale non riesce ad arginare la frustrazione che vive unendosi a chi è uguale a lui. Tanto che, pur vivendo queste relazioni, resta insoddisfatto. Perciò la Chiesa propone alle persone veramente omosessuali (altre possono invece intraprendere un percorso terapeutico che le porti all’eterosessualità) di astenersi dal praticare e di cercare di guardarsi dentro per fondare le loro relazioni su un altro amore che può colmare la ferita, quello di Cristo nella Chiesa. È un cammino difficile, ma è l’unico che permette di vivere in questa condizione serenamente. Ci sono cristiani che hanno questa tendenza e la assumono senza cercare di esprimerla o di praticarla. Alcuni possono avere esperienze, dispiacersene e avere voglia di cambiare, trovando nella fede in Cristo la risorsa per fare il proprio cammino di felicità: all’interno dell’amore della Chiesa ogni uomo può trovare il proprio posto.

Che rapporto c’è tra le lobby Lgbt e la popolazione che dicono di rappresentare? Questi gruppi di pressione rappresentano davvero tutti gli omosessuali?
Le lobby omosessuali fanno molto rumore. Lo si vede chiaramente quando organizzano manifestazioni come i Gay Pride, aperti anche agli eterosessuali per fare numero. Resta il fatto che gli omosessuali rappresentano una percentuale molto bassa della popolazione totale. In Francia un’inchiesta ha dimostrato che nel 2008 solo l’1,1 per cento degli uomini e lo 0,3 per cento delle donne hanno avuto contatti sessuali con persone dello stesso sesso, il che non vuol dire necessariamente che questi siano tutti realmente omosessuali. Parliamo quindi di un’esigua minoranza, con un grande potere nel settore politico e mediatico, che vuole imporre il proprio stile di vita alla maggioranza della popolazione ignara di quello che sta accadendo davvero: i media hanno un potere d’influenza psicologica tale da far passare per cattivo chi solo domanda di capire. Abituano ad accettare come normale anche quello che da sempre l’uomo percepisce come evidentemente problematico. Sono bandite dal dibattito perfino le domande circa l’origine dell’omosessualità.
Insomma un problema che tocca poche persone viene trasformato in una questione epocale. Come è possibile che una lobby che rappresenta una parte minima della popolazione abbia tanto potere?
Per comprendere questo fenomeno bisogna inserirlo in un quadro storico che si evolve a partire dagli anni Cinquanta, quando iniziò a svilupparsi l’ideologia della liberazione sessuale che voleva ridurre la sessualità al suo aspetto infantile e ludico. In seguito, all’inizio degli anni Settanta, si cominciò ad affermare che il piacere sessuale era un diritto primario della persona, quindi anche del bambino. Di qui la diffusione della pederastia e la legittimazione dell’omosessualità. Oggi siamo al punto in cui l’omosessualità viene considerata un’identità grazie al lavoro incessante degli attivisti gay all’interno di tutte le istituzioni più importanti. Come l’Onu e l’Unione Europea, che ora hanno ridefinito l’omosessualità. All’inizio degli anni Settanta gli attivisti gay per imporsi sono arrivati a usare la violenza verbale e fisica: le associazioni omosessuali intervenivano in tutti i congressi medici con metodi anche brutali, strappando il microfono a chi osava sollevare dubbi. E attraverso l’occupazione di posti strategici si sono infiltrati anche nel consiglio di amministrazione dell’Associazione degli psichiatri americani. Così hanno potuto imporre la cancellazione dell’omosessualità dal manuale delle malattie, una risoluzione raggiunta per alzata di mano dopo che a tutti i membri erano state inviate lettere personali: non era mai successo che si prendesse una decisione scientifica per alzata di mano. Da allora è diventato quasi impossibile per i medici affrontare l’omosessualità anche da un punto di vista scientifico. E dopo l’Organizzazione mondiale della sanità, le legislazioni statali hanno cominciato a negare l’esistenza della diversità sessuale, prima accettando l’omosessualità come normale, poi permettendo i matrimoni fra persone dello stesso sesso e infine aprendo all’adozione.

Lei sostiene che gli omosessuali vivono una sofferenza. Se è così, perché nessuno si ribella e chiede di essere aiutato?
Chi ammette il disagio e capisce che non è dovuto dalla società su cui proietta le proprie manie di persecuzione e da cui cerca una conferma che non ha trovato nel genitore, spesso cerca di farsi aiutare. Ma gli attivisti evidentemente o non se ne rendono conto o non vogliono uscirne: dicono di non soffrire, anche se c’è sempre un problema depressivo, di isolamento e di instabilità nei rapporti che si riversa all’esterno con rabbia. Perciò chi si fa aiutare ha spesso paura di dire le cose come stanno: siamo alla follia per cui se un eterosessuale diventa omosessuale gli si fanno congratulazioni, nel caso contrario c’è il disprezzo.

Come giudica la ritrattazione di Robert Spitzer, lo psichiatra più influente dello scorso secolo, che recentemente si è scusato con gli omosessuali per aver constatato l’efficacia della terapia riparativa del dottor Nicolosi?
Ci sono forme di omosessualità che non possono cambiare, altre che possono evolvere e incamminarsi verso l’eterosessualità. Ma se bisogna sempre evitare le terapie repressive, si può anche aiutare a superare la fase infantile della sessualità per correggere l’orientamento di chi intimamente lo desidera e sia quindi disposto a collaborare. Chi afferma questo, però, è perseguitato, compreso Spitzer.

Ha mai ricevuto minacce?
Mi capita di continuo, come a tutti quelli che sostengono quanto argomento io. Per ora non mi hanno ancora denunciato, sebbene in Francia una legge contro l’omofobia ci sia già: un deputato che si è permesso di dire che la famiglia ha un valore superiore a tutte le altre unioni è stato condannato in primo e secondo appello. La Cassazione si è pronunciata per la libertà di pensiero, ma mi domando: quanto durerà questa tregua? C’è una polizia delle idee che si sta sviluppando. E quando un’ideologia ha bisogno del potere della polizia e dei giudici per imporsi, significa che stiamo andando verso uno Stato totalitario. Il problema è che i cittadini non si stanno davvero accorgendo della gravità della situazione, anche perché i problemi che riguardano l’omosessualità sono sconosciuti e trattati come tabù.
Quale può essere la via per contrastare questa ideologia e fermarne la deriva totalitaria?
Bisogna dire la verità. La Chiesa è rimasta l’unica istituzione a difendere la salute dell’uomo. Ma occorre un maggiore impegno per educare la gente: molti sono complici e giustificano questa ideologia per ignoranza. Spesso anche i preti parlano senza conoscere il vissuto reale degli omosessuali. Bisogna leggere la Bibbia e poi san Paolo che descrive le conseguenze orribili di una società che valorizza l’omosessualità. Sopratutto bisogna coltivare il rapporto con Dio. Infatti, il narcisismo in cui ci troviamo è frutto del rifiuto di Dio. E quindi dell’alterità che sola ci può compiere. Non a caso, in questo mondo che ha dimenticato l’alterità e non conosce il Suo amore, l’uomo non sa più chi è e non ha più un volto, se non quello uniforme della massa che lo plasma. Da qui l’importanza della nuova evangelizzazione di cui parla il Papa, che passa dall’annuncio dell’amore di Cristo all’uomo, sperimentabile nella Chiesa e nella famiglia. E l’importanza dell’educazione a uscire da se stessi per compiersi. Non a caso il Papa continua a parlare della famiglia naturale nonostante gli attacchi. E l’allora cardinal Ratzinger, con cui ho lavorato per anni come membro della Congregazione per l’educazione cattolica, chiese di produrre un documento molto importante in merito all’educazione e all’omosessualità e alla necessaria collaborazione fra uomo e donna. È poi fondamentale l’azione pastorale in sostegno delle famiglie e un impegno maggiore dei cattolici nella difesa delle istanze familiari ed educative anche in politica.

CHE COSA ASPETTANO I CATTOLICI A DIFENDERE FORMIGONI


La lettera inviata dalla saggista e professoressa Angela Pellicciari al direttore di Tempi Luigi Amicone.

Non sono ciellina e non conosco Formigoni. Da mesi assisto con crescente sgomento alle accuse echeggiate da tutti (praticamente tutti) i giornali contro il governatore della Lombardia. Mentre parte della magistratura milanese gioca al gatto e al topo, il popolo dei giornalisti ha da tempo emesso la sentenza di colpevolezza nei suoi confronti. Cosa sta a fare ancora Formigoni ai piani alti del Pirellone? Perché non ha avuto il buon gusto di dimettersi? E perché non ha ancora risposto alle domande di Repubblica, secondo lo stile ormai collaudato del giornale?

Presentatori televisivi e commentatori radio lo ricordano in ogni possibile occasione: Formigoni è colpevole. È l’unica cosa che non si discute. Che è assodata. Ieri poco prima delle 19 su Sky un esperto che non so chi sia, sornione, alludeva scherzoso alla necessità che i siciliani adottino un comportamento lombardo. Escludendo, come ovvio, il governatore… Rispetto all’ammiccante sorriso Sarkozy-Merkel ai danni di Berlusconi qui c’è di più. Qui c’è molto di più. Qui non c’è ombra di sorriso. C’è sprezzo.

Quando capita, perché capita, di fare il raffronto fra le varie regioni italiane, la Lombardia risulta sempre in testa. In testa a tutti i possibili test. Naturalmente perché in Lombardia c’è una terra che produce da sola buon governo, perché in quei casi la persona che da diciassette anni la governa non viene mai citata! Formigoni è cattolico. E come cattolico sa che la persecuzione suole accompagnare i seguaci di Gesù. Insieme al cento per uno e alla vita eterna.

Il problema al di là di tutto non è Formigoni. A rendergli giustizia e a consolarlo penserà lo Spirito Santo. Il problema siamo noi. Noi cattolici italiani. Non cattolici liberali, né democratici, né sociali, né progressisti. Cattolici e basta. Abbiamo lasciato Formigoni solo. Completamente solo. Todi uno, Todi due, Todi tre: dove stanno i cattolici, quando il più importante di loro, l’unico di loro che in politica conti qualcosa, il governatore della regione Lombardia, viene fatto a pezzi?

A cosa servono cattolici come questi? Che vengano i matrimoni omosessuali, le adozioni omosessuali, le sperimentazioni genetiche di ogni tipo! Noi che siamo puri e in grado di giudicare le persone (non gli atti di un governo, non i risultati di un governo), passiamo evidentemente il tempo a baloccarci con le camicie a fiori o con qualche giorno di vacanza ai Caraibi. Se le cose stanno così, è giusto che venga la fine della civiltà cristiana e, con essa, la fine del rispetto per l’uomo, per i figli, per la famiglia: ce lo meritiamo.


sabato 21 luglio 2012

ALLA LARGA DA CASINI





di Assuntina Morresi
Tratto da Stranocristiano il 18-07-2012
Dopo l’assemblea del Pd in cui sono volati gli stracci perché Rosi Bindi non ha fatto votare il documento di chi nel partito vuole il matrimonio omosessuale nel programma politico, Pierferdinando Casini ha rilasciato un’intervista al Quotidiano Nazionale in cui dice, testualmente “E’ giusto riconoscere diritti alle coppie conviventi ma per noi è impossibile parlare di matrimoni gay. Su questo non sono previsti cambi di rotta né oggi né domani. Comunque sui temi eticamente sensibili non si creeranno alleanze politiche: i parlamentari devono essere liberi di esprimersi secondo coscienza». (il neretto è mio).

E’ importante capire bene quel che ha detto Casini, per non farsi imbrogliare: è chiaro che su certi temi i parlamentari devono essere liberi di votare secondo coscienza. Ma questo non significa che il partito non debba avere una posizione. Per spiegarsi: è chiaro che sul fine vita e sulla legge in discussione in parlamento, per esempio, ogni parlamentare debba avere il diritto di votare secondo coscienza. Ma in merito alla legge in discussione il partito deve avere un’idea propria, non è possibile che rimanga muto senza dire quel che pensa. In altre parole, non è possibile che di fronte a certi temi, che sono dirimenti per capire quale società si vuole costruire, un partito non abbia una posizione. Nella stessa intervista, tra l’altro, Casini dice di essere a favore dei diritti delle coppie conviventi (lasciando intendere anche quelle omosessuali) e contro il matrimonio gay, e spiega che “non sono previsti cambi di rotta”. Ma questa è una sua posizione personale o di partito? Perché, da quel che dice poi, pare proprio che su questo il partito che lui guida non sia impegnato.
E allora io perché lo dovrei votare?
Nel PdL, per esempio, nel caso di Eluana Englaro, anche ministri notoriamente su posizioni laiche – come la Prestigiacomo e Brunetta – hanno seguito la linea del partito, quando si è trattato di votare il decreto che avrebbe salvato Eluana, se il compagno Napolitano non avesse negato la sua firma.
E sempre il PdL, pur lasciando libertà di coscienza ai suoi, ha appoggiato – e votato in stragrande maggioranza – la legge sul fine vita attualmente ferma al Senato. E l’Udc finora l’ha votata compatta: ma era la linea del partito o casualmente pensavano tutti allo stesso modo?
Non solo. Secondo Casini, su questi temi non si dovrebbero neppure decidere le alleanze fra partiti. Per esempio: Bersani e Vendola sono a favore del divorzio breve e del riconoscimento delle coppie omosessuali (e Vendola pure del matrimonio omo e dell’adozione di figli), e Casini, a prescindere, fa comunque il governo insieme a loro. E’ possibile, secondo voi?
L’errore sta proprio qui: i valori non negoziabili non sono un qualcosa di giustapposto, un’introduzione doverosa al discorso generale che un politico cattolico sente il dovere di fare, un qualcosa in più oltre alle questioni politiche “vere” come l’economia, il welfare, etc.
E’ dai valori non negoziabili che si capisce quale economia, quale welfare, quali politiche si vogliono portare avanti, perché è su una visione della vita e dei valori fondanti che si costruisce tutto il resto.
Un esempio: la Francia e la Svezia hanno politiche per la natalità molto forti, ma la famiglia in questi paesi è distrutta. Questo perché in quei paesi non si sono premiate le persone impegnate pubblicamente ad una stabilità di legami con il matrimonio, ma si sono premiati unicamente e indistintamente quelli che hanno figli, pure i single. In Francia e Svezia quindi, non ci sono politiche per la difesa della famiglia come descritta dalla nostra costituzione, ma solo sostegno alla natalità.
Di esempi come questi potremmo farne molti. Per questo è importante essere consapevoli di quel che vuole dire, utilizzare come criteri di scelta e di giudizio, in politica, i valori non negoziabili.
E sicuramente sono valori divisivi, che tagliano e spaccano nel momento in cui si pongono, inutile farsi illusioni. Non è la politica a renderli tali, sono le questioni in sé a essere divisive, come è evidente. Ma non bisogna, in questo caso, avere paura della divisione, perché sono in gioco le verità ultime, che entrano nelle decisioni del governo del paese.

sabato 14 luglio 2012

SETTANTAMILA COME LUI

LETTERA DI MONSIGNOR LUIGI NEGRI ARCIVESCOVO DI SAN MARINO

Carissimo Antonio,

il tuo intervento su Tempi mi ha riempito di sgomento. Abbiamo avuto la grande ventura di partecipare alla straordinaria amicizia scaturita dalla fede e dal cuore di monsignor Giussani; ed in questa amicizia e per questa amicizia ciascuno di noi ha percorso il cammino per l’attuazione della propria vocazione e per il servizio alla Chiesa e al mondo.

Non posso certo dimenticare che, nei primi anni del mio insegnamento in Cattolica, ti ho visto partecipare con grande intelligenza e cordialità a quella “ripresa” del movimento in Cattolica sotto la guida paterna di monsignor Giussani. Un gruppo di voi fu protagonista, con lui, di una ripresa umanissima della nostra esperienza di Chiesa. Tale esperienza fu seguita, nel movimento, da moltissimi gruppi e comunità e divenne, pertanto, un grande fattore di rinnovamento. Di questo tutti noi ti siamo grati.

Ma l’amarezza e il dolore di questi tempi mi costringono a dirti, in maniera esplicita, tutta la mia affettuosa partecipazione al tuo dolore. Violaine, l’indimenticabile protagonista del “nostro” Annuncio a Maria di Paul Claudel, dice a Pietro di Craon, che le ha appena confidato la sua malattia, «voi non avete bisogno di parole di consolazione, vi dico una cosa sola: soffrite con Gesù Cristo».

Antonio, le vicende possono essere complesse, contraddittorie, si possono manifestare attorno a noi atteggiamenti ingiustificabili, ma sappi che, nel profondo di ogni fatica e di ogni ingiustizia, c’è un appello personale di Gesù Cristo ad amarlo e a seguirlo incondizionatamente. Ritrova ed approfondisci, amico mio, il livello profondo della tua fede e della tua confidenza con il Signore: allora le prove si riveleranno fattori di crescita della tua personalità, umana e cristiana.

Abbandonati a Cristo, e sentiti sostenuto da quella moltitudine di amici che, lontani e in silenzio, pregano per te.

Ti benedico di cuore

+ Luigi Negri, Vescovo di San Marino – Montefeltro

venerdì 13 luglio 2012

QUINDICI MINUTI CON UN PRETE



CULTURA E MISSIONE E IL CROCEVIA



DIECI LEZIONI DI DON AGOSTINO TISSELLI

Lezioni sul Catechismo della Chiesa Cattolica.

Ottava  lezione

Parte IV sezione prima capitolo secondo


Vedi nei link in alto a destra


sabato 30 giugno 2012

UNIVERSITA' DI AUSTIN: UNO STUDIO SUI FIGLI DEI GAY


L’Università di Austin ha pubblicato lo studio più completo mai realizzato sui bambini cresciuti dagli omosessuali: «Hanno molte più difficoltà degli altri».

Sono più incerti, più instabili, di salute mentale e fisica più cagionevole, e guadagnano meno. Questo è quello che sostiene una ricerca texana (How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study) che sta facendo discutere tutta l’America, il paese dove si sta verificando un’accelerazione legislativa verso la legalizzazione del matrimonio omosessuale e delle adozioni concesse alle coppie gay.

La ricerca è stata condotta da Mark Regnerus, professore di sociologia presso l’Università di Austin. E ha due caratteristiche nuove: è la prima condotta su un campione molto numeroso e, in secondo luogo, è stato redatto da un istituto laico e da un professore che non avrebbe mai pensato di arrivare a tali conclusioni. Anzi. Regnerus si era sempre espresso a favore dei «gay e delle lesbiche che non penso assolutamente siano cattivi genitori». I ricercatori, analizzando 15 mila casi e intervistando 3 mila persone, tutti compresi tra i 18 e i 39 anni, hanno messo in crisi il consenso scientifico precedente, basato su dati assai più carenti.

Dal nuovo studio risulta che quanti sono cresciuti in famiglie omosessuali sono dalle 25 alle 40 volte più svantaggiati dei loro coetanei cresciuti in famiglie normali. I primi, infatti, sono risultati tre volte più soggetti alla disoccupazione (solo il 26 per cento dei ragazzi cresciuti all’interno delle coppie omosessuali ha un lavoro fisso contro il 60 per cento della media); quattro volte più soggetti a ricevere assistenza pubblica (il 69 per cento dei ragazzi cresciuti da genitori omosessuali sono stati supportati dai servizi sociali, mentre i loro coetanei sono supportati nel 17 per cento dei casi); e sono molto più inclini ad essere arrestati, a dichiararsi colpevoli di atti criminali, a drogarsi, a pensare al suicidio.

La cosiddetta teoria della “non differenza”, che va per la maggiore negli Stati Uniti, si basa invece su una mancanza di dati. Pur in mancanza di studi approfonditi, tuttavia nel 2005 l’Associazione degli psicologi e psichiatri americana si era espressa con una formula volutamente ambigua («Non esiste un singolo studio che dimostri che i figli dei gay e delle lesbiche siano più svantaggiati di quelli degli eterosessuali») e tale proposizione era diventata la “base scientifica” su cui appoggiare le leggi più aperte in materia. Con un paradosso: mentre le ricerche che segnalavano le storture di un’educazione che elimina la differenza sessuale erano tacciate di inattendibilità a causa dell’esiguità del campione, quelle favorevoli, a parità di campione, divenivano in breve le basi su cui legiferare. Per fare un esempio: i legislatori dell’Iowa utilizzarono uno studio che comprendeva solo cinque casi.
La ricerca texana, quindi, a causa dei suoi numeri importanti, mina tali certezze. Non solo: è da considerasi scientificamente valida perché condotta solo su persone ormai “indipendenti”, che cioè non vivono più nelle case di chi li ha cresciuti.

Il professore Regnerus ha dovuto subire le critiche di molti esponenti del mondo omosessuale. Il ricercatore ha così risposto: «Molti di loro sono così perché, cresciuti in famiglie omosessuali, hanno sperimentato abbandoni, divisioni, ed è impossibile dire se la causa delle differenze sia l’omosessualità o solo l’instabilità dei legami. Quel che è certo, infatti, è solo che i bambini sono molto più inclini a crescere bene quando vivono con i loro genitori naturali. Il matrimonio tra loro fornisce un legame biologico che dà una grande influenza benefica ai bambini». Regnerus si è detto convinto che «i nuclei familiari biologici e stabili, anche se considerati erroneamente come una specie in via di estinzione, rimangono gli ambienti più sicuri per la buona crescita dei figli». Perciò se «mi fosse richiesto di pensare a un modello ideale dovrei per forza avvicinarmi a quello di una famiglia tradizionale».

Sebbene Regnerus abbia specificato di «non voler assolutamente dare colpe agli omosessuali» né di voler «dire che il problema stia nel loro comportamento sessuale», il suo studio ha generato un uragano. I blogger e le associazioni Gay l’hanno accusato di essere “bigotto” e “retrogrado”. La sua ricerca, costata più di 800 mila dollari e pubblicata su una rivista scientifica rinomata (Social science research), è stata definita “spazzatura”. Il professore ha sottolineato che il suo approccio «è quello di qualunque scienziato professionista: qualunque statistico ed elaboratore di dati li assemblerebbe così, arrivando alle stesse mie conclusioni». Infine, Regnerus è arrivato a scusarsi di aver solo voluto «colmare un vuoto scientifico per un approccio più serio». Spiace, ha dichiarato, perché «non avevamo davvero nessun obiettivo precostituito».